Salvo D’Agostino
http://www.matematicamente.it/arche/volume4art08.pdf
ESPERIMENTO E TEORIA IN HEINRICH HERTZ
I contributi che Heinrich Hertz (1857-1894) diede alla fisica lo pongono
come una delle più originali figure di scienziato dell’Ottocento, uno dei
maggiori fisici sperimentali di quel secolo e, nello stesso tempo, un grande
fisico teorico (Baird et altri, 1998).
Non altrettanto conosciuti come i suoi esperimenti sulla propagazione
delle onde elettromagnetiche sono i suoi contributi teorici. Egli diede un
aspetto moderno alla teoria del campo elettromagnetico di Maxwell; non
solo, ma la sua concezione di teoria quale Rappresentazione (Bild o
Scheinbild) improntò il pensiero di molti fisici teorici della fine
dell’Ottocento e dei primi decenni del nuovo secolo (O’Hara e Prisha,
1990; Baird et altri, 1998, specialmente Sezione IV, p. 173 passim). Il suo
pensiero è noto anche a filosofi come Cassirer e Wittgenstein ed è oggi
considerato con la massima attenzione specie alla luce del rinnovato interesse
per la storia e la filosofia della scienza (Janik e Toulmin, 1973).
È stato poi osservato che le idee di Hertz sulla fisica si differenziano da
quelle del suo grande maestro, Hermann von Helmholtz (Heidelberg,
1994; D’Agostino, 1993). Questa differenza è di grande importanza per la
costituzione di quella che si avvia a diventare, con Hertz e Planck, la fisica
teorica del Novecento. Ne darò un breve cenno, rimandando per una più
completa analisi alla bibliografia.
Pluralismo teorico e crucialità degli esperimenti
Prima di proporre le sue preferenze per una nuova rappresentazione
della meccanica nella sua classica opera Prinzipien der Mechanik in neuen
Zusammenhang Dargestellt, (Hertz, 1894; Hertz, 1956 a; trad. italiana:
Gottardi, 1996), Hertz riprende il tema helmoltziano del parallelismo fra
le nostre osservazioni e le nostre rappresentazioni, il cosiddetto parallelismo
delle legalità. Semplificando, se nella teoria alla nostra rappresentazione della corrente è connesso un campo magnetico, anche alla nostra
osservazione (rilevamento strumentale) della corrente deve seguire il
rilevamento
di un campo magnetico. Questo parallelismo è un requisito
necessario della teoria, ma non è sufficiente, e proprio su questo il pensiero
di Hertz differisce da Helmholtz:
Le rappresentazioni (Bilder) che ci formiamo delle cose non sono determinate univocamente (senza ambiguità) dal requisito che i conseguenti delle rappresentazioni devono essere le rappresentazioni dei conseguenti (Hertz, 1956 b).
Infatti, secondo Hertz, vi possono essere diverse rappresentazioni che
soddisfano il requisito del parallelismo della legalità: il legame corrente campo
magnetico è dato sia dalla teoria di Ampére che da quella di
Maxwell, ma questa ultima postula appunto meccanismi nascosti,
sottostanti alle grandezze osservabili (anche se non determinabili
univocamente).
Se ciò può sembrare strano, osserva Hertz, occorre pur considerare che
la postulazione di ”entità nascoste” era proprio ciò che la meccanica aveva
fatto, ricorrendo al concetto di forza. Il vantaggio nel postulare, invece,
forze, “vincoli rigidi nascosti” o “masse nascoste” è che, così facendo, la
teoria non aggiunge altre rappresentazioni oltre quelle di massa, spazio e
tempo, a lei necessarie. Ne consegue una semplicità e consistenza interna
che la teoria non aveva. Nel caso dei fenomeni del magnetismo, in cui l’energia
magnetica si manifesta come energia cinetica di “qualcosa” in
moto, nello spazio o intorno a un filo (con riferimento alle concezioni del
campo magnetico di Maxwell), essa rappresenta una “massa nascosta” non
accessibile all’osservazione diretta.
Da qui l’esigenza di una nuova codificazione del rapporto fra ente teorico
e osservabile, in quanto, oltre alle grandezze osservabili, occorre
postulare appunto “masse nascoste” che sono entità non osservabili e che
entrano, così, di diritto nella “scienza empirica” di Hertz. I termini teorici
non sono ora più vincolati con un rapporto di termine a termine alle entità
osservabili, e la teoria acquista “di diritto” una sua libertà rispetto alle
osservazioni, che si traduce in una sua maggiore potenza.
L’esigenza di postulare entità nascoste è, d’altra parte, secondo Hertz,
una caratteristica generale di ogni teorizzazione fisica:
Se cerchiamo di comprendere il moto dei corpi che ci circondano, e riferirlo a regole semplici e chiare, tenendo presente soltanto ciò che è direttamente osservabile, il nostro tentativo sarà molto spesso fallimentare. Ci rendiamo presto conto che la totalità di ciò che è visibile e tangibile non costituisce un universo che si possa mettere in accordo con le leggi, i cui risultati seguono sempre dalle stesse condizioni. Ci convinciamo ben presto che la struttura reale dell’universo deve essere più ampia di quella che ci è direttamente rivelata dai sensi. Se vogliamo ottenere un’immagine dell’universo che sia ben fatta, completa e in perfetto accordo con la legge (regolare) dobbiamo presupporre, dietro le cose che vediamo, altre cose invisibili - immaginare alleati nascosti -, a causa delle limitazioni
dei nostri sensi. Per denominare queste immagini, nel nostro linguaggio, sono stati creati i concetti di forza e di energia (Hertz, 1956 b).
Ma, continua Hertz, un’altra cosa è ancora possibile, cioè la rappresentazione
in termini di spazio, tempo e massa. Questa rappresentazione
risponde meglio ai requisiti a-priori che Hertz elenca nella celebre
“Introduzione” ai Prinzipien, che sono quelli della accettabilità logica
(Zulaessigkeit), della giustezza (Richtigkeit) e dell’appropriatezza
(Zwegmassigkeit) (Hertz, 1956 a).
Nel caso particolare della scelta della teoria di Maxwell, invece di quella
di Ampére, in osservanza ai detti criteri a-priori, l’appropriatezza
(Zwegmassigkeit) della scelta verrebbe anche confermata dalla sua maggiore
capacità euristica, in particolare, nella previsione delle onde
elettromagnetiche.
A proposito di questi criteri si è parlato (Chevalley, 1991) di una “grammatica
logica generale”, proposta dal pensatore tedesco, come criterio
selettivo a priori delle teorie. Fra tutte le “rappresentazioni” (Bilder)
possibili
della teoria viene scelta quella che piú risponde ai predetti criteri di
giudizio, uno dei quali - l’accettabilità logica (Zulaessigkeit) - ha una
funzione
particolarmente importante: essa spiega, ad esempio, la fecondità
della matematica nella formulazione della teoria, perché in essa la correlazione
logica delle leggi particolari viene evidenziata. Hertz aveva scritto: la teoria di Maxwell sono le equazioni di Maxwell (Hertz, 1962).
Inoltre, è da notare che questo criterio di scelta è interno al contesto teorico
stesso, cioè rappresenta un a-priori logico. In questo senso è stato
osservato che le idee di Hertz si ispirano alla filosofia dell’a priori kantiano
ancora più di quelle del suo grande maestro Helmholtz (Lutzen,
1998; Chevalley, 1991; D’Agostino, 1990).
Hertz propone in definitiva una rappresentazione della meccanica in termini
di massa, spazio e tempo, in cui si evita ogni riferimento alla forza o
all’energia; essa costituisce, nella convinzione del fisico tedesco, un sistema
di idee semplice, appropriato e logicamente consistente, in accordo
cioè con le regole della grammatica logica (Hertz, 1956 a).
È interessante notare che le idee espresse nei Prinzipien rappresentano
le elaborazioni filosofiche delle “esperienze” operative e concettuali a cui
egli fu esposto nei mesi (fine del 1887-inizi del 1888), durante i quali si
dedicò ai celebri esperimenti sulle onde, che rappresentarono un vero e
proprio sconvolgimento delle sue precedenti convinzioni (Buchvald,
1992; 1994).
Gli esperimenti con le onde elettromagnetiche (Hertz, 1891; 1962 a;
D’Agostino, 1975) avevano infatti contribuito a trascinare Hertz verso una
nuova concezione dell’osservazione fisica, nella quale la relazione osservabile-termine teorico era stata profondamente modificata sino a quasi
sconvolgere l’accezione ottocentesca di oggetto osservabile, come oggetto
che si percepisce o si misura più o meno direttamente. Di conseguenza
anche l’idea di teoria, come assieme di relazioni fra proprietà di enti
osservabili,
ne era uscita profondamente modificata (D’Agostino, 1989). È
quindi comprensibile che Hertz sentisse l’esigenza di una nuova codificazione
del rapporto fra ente teorico e osservabile, cioè una nuova concezione
di teoria fisica.
L’affermazione di una maggiore autonomia della teoria nei riguardi
dell’esperimento
(che non è certamente indipendenza dall’esperimento) viene
formulata in modo esplicito da Hertz nei Prinzipien (D’Agostino, 1998).
Qualche considerazione generale
La maggiore autonomia della teoria rispetto al piano empirico si tradurrà
poco dopo, con Poincaré e le correnti del convenzionalismo francese, in
libertà di scelta fra formulazioni differenti, fra teorie diverse, a cui possono
corrispondere differenti scelte di concetti primitivi. In questo caso la
scelta è motivata, secondo il convenzionalismo, da motivi di comodità e di
continuità rispetto alla tradizione. In Hertz, invece, la scelta fra le varie
possibili rappresentazioni (Bilder) della teoria è guidata dai criteri della
sua grammatica logica.
La nuova idea di teoria, proposta da Hertz, esclude che si possa considerare
vera o errata una teoria su basi puramente empiriche o, tanto meno,
“di senso comune”: è chiaro che mi riferisco agli “apparenti paradossi” del
senso comune nella formulazione relativistica einsteiniana, come nel caso
del problema della relatività della simultaneità, che sarà formulato dieci
anni dopo i Prinzipien.
Si comprende ancora come il sopra accennato svincolamento della teoria
dalla ricerca di un semplice accordo con gli “osservabili”, le conferisca
una maggiore libertà di organizzazione dei concetti, di cui essa si avvantaggerà
nella fisica moderna. Einstein leggerà i Prinzipien con grande interesse.
La libertà raggiunta dalla costruzione teorica nei riguardi degli
osservabili, sarà proprio quella di cui egli saprà approfittare nella
formulazione
della teoria relativistica. Ho già osservato che sotto questo aspetto
l’epistemologia di Hertz si differenzia da quella del suo grande maestro
Helmholtz, il quale nel penultimo passo della sua Prefazione ai Prinzipien
parla chiaramente della differenza fra una posizione di fenomenologia
matematica e una concezione dei modelli interpretativi che accomunerebbe
Hertz a Kelvin e a Maxwell (Helmholtz, 1910, p. XXVII; Gottardi,
1996, p. XI).
Gli esperimenti e le idee di Hertz ebbero così un’incisiva ripercussione
nel modificare il contesto di idee su cui si reggeva una parte della fisica
ottocentesca. Se pure la sua particolare proposta di meccanica non ebbe
seguito nella fisica moderna, la quale seguì invece un’altra possente svolta
con le teorie di Planck e di Einstein - e sarebbe di grande interesse un’analisi
delle ragioni che la produssero e la orientarono - le idee ispiratrici
che Hertz derivò dai suoi esperimenti influenzarono i successivi sviluppi
sino a produrre quelle posizioni che sono oggi accettate dalla maggioranza
dei fisici teorici.
L’analisi storica della fisica ha mostrato ancora una volta come essa sia
indispensabile per la stessa intelligibilità della fisica di oggi.
___________________________________
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Baird D., Hughes R.I.G. and Nordmann A. (Edits)
1998: Heinrich Hertz: Classical Physicist, Modern Philosopher, Boston Studie in
the Philosophy of Science, Kluwer Ac. Pbl.
Boltzmann L.
1974: Theoretical Physics and Philosophical Problems Mc Guinness Edit., Reidel
Pbl.Co. (A collection of Boltzmann’s Essays from Populäre Schriften 1892-1905
and Vorlesungen über die Principe der Mechanik, 1897-1904).
Buchwald J. Z.
1992: “The training of German Research Physicist Heinrich Hertz”, in N. J. Nye
et altri (Edits), The Invention of Physical Science, Kluwer.
1994: The Creation of Scientific Effects. Heinrich Hertz and Electric Waves, The
University of Chicago Press.
Bevilacqua F.
1984: “H.Hertz’s Experiments and the Shift towards Contiguous Propagation in
the Early Nineties”, Rivista di Storia della Scienza, vol. 1, n. 2, pp. 239-256.
Cazenobe J.
“Comment Hertz a-t-il eu l’idée des ondes Hertziennes?”, Revue de Synthèse, 111
(1980), n. 89-I00, pp. 345-373.
Chevalley C.
Annexes, in Niels Bohr, Physique atomique et connaissance humaine, Paris,
Gallimard, 1991, pp. 309-627.
Cohen R.
Hertz’s Philosophy of Science, an Introductory Essay, in: Hertz, 1956, not
numbered,
1956.
D’Agostino S.
I975: “Hertz’s Researches on Electromagnetic Waves”, HSPS, 6, pp. 261-323.
1986: “Maxwell’s dimensional Approach to the Theory of Light” Centaurus, 29,
223
Esperimento e teoria in Hertz
pp. 178-204.
1989: “Pourquoi Hertz et non pas Maxwell, a-t-il- découvert les ondes
électrique?”,
Centaurus, 32, pp. 66-76.
1990: “Boltzmann and Hertz on the Bild-Conception of Physical Theory”, History
of Science, 28, pp. 380-398.
1993: “Hertz’s Reseaches and their Place in Nineteenth Century Theoretical
Physics”, Centaurus, 36, pp. 46-82.
1998: “Hertz’s Wiew on the Method of Physics: Expriment and Theory
Reconcilied?”, in: Baird D., Hughes R.I.G. and Nordmann A. (Edits), 1998,
pp. 89-102.
Darrigol O.
1993: “The Electrodynamic Revolution in Germany as Documented by Early
German Exposition of Maxwell’s Theory”, Archive for History of Exact Sciences,
vol. 45, Number 3, pp. 189-280.
Doncel M. G.
1991: “On the process of Hertz’s Conversion to Hertzian Waves”, Archive for
History of Exact Sciences, vol. 43, n. I, pp. 1-27.
Duhem P.
1905: L’Evolution de la Mécanique, Part One, Ch. 13, Paris.
Einstein A.
1933: “On the Methods of Theoretical Physics”, A Herbert Spenser Lecture, in
Einstein, Ideas and Opinions, New York.
Feynmann R. P. & Leighton R. B., Sands M.
I965: The Feynman Lectures on Physics, Addyson-Wesley Pbl. Co.
Galison P.
1987: How Experiments End, The Univ. of Chicago Press.
Gottardi G.
1996: “Introduzione alla traduzione italiana dei Prinzipien”, Hertz, 1996.
Heidelberger M.
1994: “From Helmohltz Philosophy of Science to Hertz’s Picture Theory”, in:
Baird D., Hughes R. I. G. and Nordmann A. (Edits), 1998.
Helmholtz H.
1870: “Über die Bewegungsgleichungen der Elektricität für ruhende leitende
Körper”, in Helmholtz, 1882, pp. 545-628.
1878: “Die Tatsachen in der Waharnehmung” in: Helmholtz, Pop. wissen.
Vorträge, 2 voll. 1865 and 1871.
1881: “Über die auf das Innere magnetisch oder diëlektrisch polarisirter Körper
wirkenden Kräfte”, in Helmholtz 1882, pp. 798-822; See also papers XXXII-XLI.
1882: Wissenschaftliche Abhandlungen, Erster Band, Leipzig.
1977 a: Epistemological Writings, The Paul Hertz: Moritz Schlick Centenary
Edition of 1921, with Notes and Commentary by the Editors. Edited, with an
Introduction and Bibliography, by R. S. Cohen and Y. Elkana. BSPS, vol.
XXXVII, Reidel Pbl. Co.
1977 b: “The facts in Perception”, in Helmholtz, 1977 a, pp. 115-163.
1910: Vorwort, in Hertz, 1910, pp. XIX-XXII.
Hertz H.
1895: Gesammelte Werke, Band I, Schriften Vermischten Inhalts, Leipzig.
1896: Miscellaneous Papers, London (An English transl. of Hertz 1895).
1910: Prinzipien der Mechanik in neuem Zusammenhange Dargestellt, Zweite
Auflage, Leipzig.
1956 a: The Principles of Mechanics Presented In A New Form, Dover Repr. (An
English transl. of Hertz 1894).
1956 b: Introduction to 1956 a, pp. 1-41.
1962 a: Electric Waves, being researches on the propagation of electric action
with
finite velocity through space, Dover Repr. New York (An English transl. of Hertz
1891).
1962 b: Introduction to 1962 a, pp. 1-28.
1996: trad. it. di Hertz, 1894, a cura di Gottardi G., Univ. degli Studi di
Pavia.
Holton G.
1973: Thematic Origins of Scientific Thought, Kepler to Einstein, Harvard
University Press.
Janik A., Toulmin S.
1973: Wittgenstein’s Vienna, New York.
Jungnickel C.& McCormmach R.
1986: Intellectual Mastery of Nature. Theor. Phys. froma Ohm to Einstein, 2
vols,
The Univ. of Chicago Press, vol. two.
Luetzen J.
1998: “Heinrich Hertz and the Geometrization of Mechanics” in: Baird D., Hughes
R. I. G. and Nordmann A. (Edits) 1998, pp. 103-121.
Mulligan J.F.
1987: “The influence of H.von Helmholtz on Hertz’s contributions to physics”,Am. J .Phys. 55 (8), pp. 711-719.
1994: H. R. Hertz (1857-1894): A Collection of Articles and Addresses, Garland,
N.Y.
O’Hara and Pricha W.
I990: Hertz and the Maxwellians, P. Peregrinus.
Planck M.
1894 a: “Heinrich Rudolf Hertz: Rde. zu seinem Gedaechtniss am 16 Februar”;
Engl. Trans in Mulligan, 1984.
1931: “J. C. Maxwell in seiner Bedeutung für die theoretische Physik in
Deutschland”, Naturwiss., 19, pp. 889-94. Repr. Phys. Abhandl. 3, pp. 352-57;
Engl. Transl. “Maxwell’s Influence on Theoretical Physics in Germany”, in:
J.C.Maxwell; A Commemorative Volume, 1831-1931, MCMillan, N.Y., pp. 45-65.
Schiemann G.
1998: “The Loss of World in the Image”, in: Baird D., Hughes R.I.G. and
Nordmann A. (Edits) 1998.