FISICA/MENTE

 

 

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Commentario di Luigi Galvani sulle forze dell'elettricità nel movimento muscolare
 

Parte prima

Le forze dell’elettricità artificiale nel movimento muscolare

 

Volendo rendere utili le cose che mi capitò di scoprire, dopo molti esperimenti e non lievi fatiche, sui nervi e sui muscoli, affinché le proprietà nascoste dei muscoli e dei nervi fossero, se possibile, chiarite, e noi ne potessimo con più sicurezza curare le malattie, niente mi sembrò più adatto, per realizzare un desiderio di questo genere, che divulgare queste stesse scoperte, di qualunque valore esse fossero.
Infatti gli uomini dotti e saggi potranno, leggendo i nostri scritti, non solo sviluppare queste scoperte con le loro meditazioni e i loro esperimenti, ma anche raggiungere quei risultati che noi tentammo e forse non riuscimmo a raggiungere.
Eppure desideravo pubblicare un´opera, se non perfetta e di valore assoluto, cosa che forse non avrei mai potuto fare, almeno non rozza e incompiuta; ma poiché capivo che né tempo, né studi, ne forze d´ingegno mi soccorrevano per assolvere tale compito, preferii venir meno al mio pur giustissimo desiderio piuttosto che rinunciare all´utilità che avrebbe potuto derivare dalla pubblicazione delle mie osservazioni.
E così mi sembrò che avrei fatto un´opera di un qualche valore se avessi esposto una storia breve ed accurata delle mie scoperte, nell´ordine e nel modo in cui in parte me le offrirono il caso e la fortuna, in parte me le svelarono lo zelo e la scrupolosità, non tanto perché fosse attribuito più merito a me che alla fortuna, o alla fortuna più che a me, ma per fare un po´ di luce a coloro che volessero proseguire per questa via di sperimentazione, o almeno per soddisfare un onesto desiderio dei dotti, che sono soliti dilettarsi dell´origine e del fondamento di quei fenomeni che nascondono in sé qualche novità.
Aggiungerò alla descrizione degli esperimenti alcuni corollari, alcune congetture e alcune ipotesi, con l´intenzione di spianare la strada a chi volesse intraprendere nuovi esperimenti; se non possiamo giungere alla verità, almeno si apra un qualche spiraglio verso di essa.
Tutto cominciò così.

Dissecai una rana e la preparai come nella figura W Tav. 1 e la collocai, avendo in mente tutt´altra cosa, su un tavolo sul quale era posata una macchina elettrica (Fig. I, tav. 1); la rana non era in contatto col conduttore della macchina, anzi, ne era separata da una distanza non piccola. Mentre uno dei miei collaboratori per caso accostava (molto leggermente) la punta di una lancetta ai nervi interni crurali di quella rana (DD) subito si videro contrarsi tutti i muscoli dell´arto, cosicché sembravano essere caduti in violente convulsioni toniche. Ad un altro, che ci aiutava quando facevamo esperimenti sull´elettricità, sembrò che questo accadesse quando scoccava la scintilla dal conduttore della macchina (Fig. 1 B). Mentre io preparavo altri esperimenti e riflettevo tra me, egli, stupito per la novità, mi avvertì della cosa. Allora io fui preso dal vivo desiderio di ripetere l´esperimento e di scoprire la causa nascosta del fenomeno.
Perciò avvicinai io stesso la punta della lancetta all´uno o all´altro nervo crurale, mentre uno dei presenti faceva scoccare la scintilla. Il fenomeno si verificò esattamente nello stesso modo. Esattamente nello stesso momento in cui scoccavano le scintille, si manifestavano contrazioni fortissime in tutti i muscoli degli arti, proprio come se l´animale preparato fosse stato colpito dal tetano.
Ma temendo che quegli stessi movimenti nascessero dal contatto della punta, che poteva agire come stimolo, più che dalla scintilla, toccai di nuovo con lo stesso sistema gli stessi nervi in altre rane, ed anche con più forza, senza che qualcuno in quel momento suscitasse alcuna scintilla: non fu osservato alcun moto. Quindi pensai tra me che forse, per provocare il fenomeno, erano necessari sia il contatto di un qualche corpo sia lo scoccare della scintilla. Per questo accostai di nuovo ai nervi la punta della lancetta, e la tenni ferma, sia quando scoccava la scintilla sia quando la macchina era completamente ferma. Il fenomeno si manifestò solamente allo scoccare della scintilla.
Ripetemmo l´esperimento, usando sempre la stessa lancetta: però, non senza nostra meraviglia, qualche volta, allo scoccare della scintilla, i movimenti che avevamo osservato si manifestavano, qualche volta mancavano.
Colpiti dalla stranezza della cosa, decidemmo di tentare l´esperimento con metodi sempre diversi, continuando ad usare la stessa lancetta, per trovare, se era possibile, la causa di quella inaspettata differenza; e questa nuova fatica non fu inutile; scoprimmo infatti che la cosa era da attribuirsi alla parte per la quale tenevamo la lancetta tra le dita: infatti, avendo la lancetta un manico d´osso, mentre si teneva in mano quel manico, pur scoccando la scintilla, non si verificava alcun movimento; i movimenti invece si verificavano se si appoggiavano le dita o alla lamina metallica o ai chiodini di ferro che fissavano la lamina della lancetta.
E così, poiché le ossa (quando sono asciutte) hanno una natura idioelettrica mentre le lamine metalliche e i chiodi di ferro hanno una natura conduttrice o, come dicono, anelettrica, cominciammo a sospettare che accadesse che quando toccavamo con le dita il manico d´osso fosse chiusa ogni via al fluido elettrico, in qualunque modo esso agisse nella rana, e fosse invece aperta quando toccavamo la lamina o i chiodi che erano a contatto con essa.
Per eliminare ogni dubbio, usammo ora una bacchetta di vetro (H, fig. 2)completamente asciutta e pulita da ogni pulviscolo, ora una bacchetta di ferro G; con la bacchetta di vetro non solo toccavamo i nervi crurali, ma quasi li sfregavamo nel momento in cui scoccava la scintilla: il fenomeno, nonostante il nostro zelo, non si verificò mai, anche se si facevano scoccare dal conduttore della macchina, a poca distanza dall´animale, scintille frequenti e forti; il fenomeno si verificò, invece, quando si usava la bacchetta di ferro, appoggiandola anche leggermente agli stessi nervi, anche se si facevano scoccare scintille di piccola entità.
Risultò quindi evidente che erano vere le cose che avevamo sospettato e che era necessario che, perché si verificasse il fenomeno, venisse a contatto con i nervi un corpo conduttore. Tuttavia, poiché nel nostro esperimento erano implicati sia il corpo conduttore con il quale i nervi erano toccati, sia l´uomo che li toccava, accostammo agli stessi nervi la bacchetta di ferro G, senza però tenerla tra le mani, affinché risultasse evidente, in questo modo, se il fenomeno fosse da ascrivere all´uomo e alla bacchetta di ferro o a questa soltanto. Disposte così le cose, allo scoccare della scintilla, non si verificò alcun moto muscolare. Usammo poi un filo molto lungo (KK, fig. 2) al posto della bacchetta, per vedere se quello suppliva in qualche modo alla mancanza dell´uomo oppure no: ed ecco di nuovo le contrazioni muscolari allo scoccare della scintilla. Osservato ciò ci fu chiaro che il manifestarsi del fenomeno richiedeva non solo che fosse appoggiato ai nervi un corpo conduttore ma anche che esso avesse una certa grandezza ed estensione.
Ci sia concesso chiamare, d´ora in poi, non per brevità ma per chiarezza, "conduttore dei nervi" un conduttore di questo tipo.
Collegavamo poi ad una estremità di questo conduttore una rana, attraverso un piccolo uncino infisso nel midollo spinale di questa (fig. 2) e collocavamo in direzione della macchina ora la rana, ora il conduttore, cosicché la rana fosse ora vicina, ora lontana dalla macchina e soprattutto in modo che ora le zampe ora i nervi preparati fossero rivolti verso la macchina e il conduttore fosse ora davanti ora dietro: nondimeno le contrazioni si manifestavano sempre nello stesso modo.
Indagammo poi se il fenomeno si ottenesse in animali preparati, posti in un luogo lontano dalla macchina, usando a questo scopo lunghissimi conduttori dei nervi. Si dedusse che, usando un filo di ferro lungo cento o più braccia, benché l´animale si trovasse a tanta distanza dalla macchina, tuttavia, allo scoccare della scintilla, le contrazioni muscolari si manifestavano. Facemmo la prova in questo modo. Sospendemmo il filo di Ferro EE (fig. 3) con dei fili di seta e, come dicono i fisici, lo isolammo. Legammo, sempre con fili serici, una delle estremità ad un chiodo F infisso nel muro e portammo l´altra estremità in diverse stanze, lontano dalla macchina per quanto lo consentiva la lunghezza del filo; unimmo a questa estremità, nel punto C, un altro filo di ferro B , all´estremità del quale era appesa la rana; per comodità chiudemmo la rana in un vaso di vetro A, il fondo del quale era riempito con una materia conduttrice, come per esempio acqua o pallini di piombo da caccia (con i quali l´esperimento aveva miglior successo). Fatta poi scoccare la scintilla dal conduttore della macchina, la rana sezionata, pur a così grande distanza, mirabilmente si muoveva e quasi saltava. Lo stesso accadeva se la rana, tirata fuori dal vaso di vetro, veniva appesa nello stesso modo al conduttore EE e lo stesso fenomeno si manifestava più prontamente se si accostava alle zampe della rana un corpo conduttore che toccasse terra.
Condotto l´esperimento con un conduttore isolato, sperimentammo che cosa accadeva con un conduttore non isolato. Per questo legammo lo stesso filo di ferro EE a diversi cardini delle porte delle stanze della nostra casa, che erano sei, avendo allestito le altre cose come prima. Allo scoccare della scintilla si verificarono nella rana preparata delle contrazioni, minori, ma di una certa entità.
Viste queste cose, ci piacque anche sperimentare se la forza di quell´elettricità agisse in tutte le direzioni, e circolarmente, come era probabile credere.
Disposti diversi conduttori dei nervi in circolo intorno al conduttore della macchina, a non poca distanza da quella, appesa una rana preparata a ciascun conduttore e fatta scoccare la scintilla, non di rado, con uno spettacolo davvero divertente, le rane si muovevano tutte nello stesso istante, soprattutto quando un corpo conduttore, come nell´esperimento precedente, era accostato alle zampe di ogni rana e particolarmente se questo corpo conduttore era in contatto con la terra, cosa che si otteneva facilmente se si attaccava alle zampe di ogni rana un lungo filo metallico, o se le rane erano toccate con le dita.
Inoltre, l´avere scoperto la necessità o l´utilità di corpi conduttori che toccassero le zampe delle rane, fece nascere in noi il desiderio di intraprendere altri esperimenti su questo fatto: al termine di questi esperimenti risultò che, per suscitare le contrazioni, corpi conduttori accostati ai muscoli delle rane talvolta bastavano addirittura da soli, senza l´impiego di conduttori dei nervi, e di certo giovavano non poco, e la loro utilità era tanto più grande quanto più essi erano grandi, quanto più potere conduttore avevano, e soprattutto se erano in comunicazione con la terra; avevano però pochissimo potere in confronto ai conduttori che eravamo soliti accostare ai nervi. Chiameremo d´ora in poi questi conduttori "conduttori dei muscoli" per distinguerli facilmente dai conduttori che abbiamo detto "dei nervi".
Vedemmo poi che nessuna contrazione si manifestava allo scoccare della scintilla, benché avessimo collegato il conduttore ai muscoli, se il conduttore dei nervi, portato lontano dalla macchina, era interrotto da un qualche corpo coibente, ad esempio se era appositamente fatto in parte da una sostanza conduttrice, per esempio metallica, in parte da una sostanza coibente, ad esempio vitrea o resinosa, o serica; lo stesso accadeva se il conduttore B (fig. 3) non era unito al conduttore EE nel punto C ma era sospeso al laccio di seta D; prova nuova, certamente e non dubbia, dell´elettricità che scorre attraverso conduttori di questo tipo. Tentammo l´esperimento con il conduttore non solo intercettato ma anche del tutto interrotto, pur avendo collocato le estremità del conduttore interrotto ad una distanza minima fra loro. Il fenomeno fu assolutamente assente. Ma volemmo intercettare con un altro sistema il percorso libero dell´elettricità attraverso un conduttore: ponemmo cioè su un piano coibente un animale preparato; non unimmo, però, il suo conduttore dei nervi con i nervi o con il midollo spinale, come facevamo prima, ma lo disponemmo sullo stesso piano cosicché la sua estremità fosse distante da nervi e midollo un certo numero di linee, talvolta addirittura un pollice; allo scoccare della scintilla le contrazioni si manifestarono, e si manifestarono anche quando gli arti erano posti su un piano conduttore e i nervi invece su un piano coibente alla stessa distanza, o quando questi stessi nervi erano tenuti sospesi tra le mani o infine quando si usava un conduttore dei nervi corto o lungo e di conseguenza l´animale era vicino o lontano dalla macchina; invece le contrazioni mancavano del tutto se i nervi e il loro conduttore (da essi separato, come prima) si trovavano su un piano conduttore.
Né tralasciammo di indagare se questa stessa elettricità, di qualunque natura essa fosse, pervadendo liberamente non la superficie dei conduttori ma soltanto la sostanza, suscitasse ugualmente le contrazioni delle quali abbiamo spesso parlato. Perciò coprimmo e avvolgemmo per bene di materia coibente, ad esempio di cera normale o per sigilli o di pece, un filo di ferro, che faceva da conduttore dei nervi, tralasciando solo le estremità. Allo scoccare della scintilla le contrazioni si manifestarono come in un conduttore libero.
Studiati questi fenomeni con una lunga serie di esperimenti in modo da avere conferma dei risultati, potemmo non solo ascrivere all´elettricità il fenomeno di queste contrazioni, ma potemmo anche determinare le condizioni e quasi le leggi alle quali il fenomeno era legato. Così ci sembrò che le contrazioni muscolari di questo tipo, entro certi limiti, siano direttamente proporzionali da una parte all´intensità della scintilla e alla forza dell´animale, dall´altra all´estensione dei conduttori, soprattutto di quelli dei nervi, e siano invece inversamente proporzionali alla distanza dal conduttore della macchina.
Parimenti le stesse contrazioni ci sembrarono per lo più maggiori quando l´animale era collocato sullo stesso tavolo sul quale si trovava la macchina e quando il tavolo era coperto da una materia oleosa, oppure quando l´animale, lontano dal tavolo, si trovava su una sostanza coibente piuttosto che conduttrice.
Ho detto che mi sembrava che ci fosse nelle contrazioni una proporzionalità diretta, ma entro certi limiti. Infatti, ad esempio, trovata una certa lunghezza del conduttore dei nervi che sia sufficiente ad ottenere le contrazioni, se si diminuisce questa lunghezza, le contrazioni non si affievoliscono ma cessano del tutto; se invece la si aumenta, le contrazioni divengono sì più forti ma [solo] fino a quando non si giunge ad una certa estensione, oltre la quale, per quanto si allunghi il conduttore dei nervi, le contrazioni non aumentano più. Lo stesso può dirsi degli altri elementi del sistema esposto.
Poi, osservata la capacità così grande della scintilla scoccata dal conduttore della macchina di suscitare movimenti muscolari, ci aspettavamo che si sarebbero manifestate contrazioni di gran lunga più intense con l´utilizzo di quella fiamma elettrica che erompe quando si scarica il quadrato magico. L´esperimento, invece, riuscì male; infatti, con nostro grande stupore, nessun movimento si manifestò nell´animale preparato alla solita maniera.
Poi, fatti questi esperimenti con l´elettricità, come dicono, positiva, ci sembrò che ci restasse da tentare esperimenti simili con quella negativa. Dapprima quindi isolammo la macchina elettrica e colui che la faceva girare. Questi teneva in mano una bacchetta di ferro a cui noi avvicinavamo, come era necessario, le rane munite dei loro conduttori; le rane erano poste su un piano di vetro, affinché i corpi vicini non comunicassero ad esse nessuna elettricità. Allora quello che faceva girare la macchina, con la bacchetta di ferro di cui abbiamo parlato faceva scoccare le scintille dai corpi che erano stati appositamente collocati vicino: constatammo che nelle rane preparate si avevano contrazioni come si avevano quando si facevano scoccare le scintille dal conduttore della macchina non isolata.
Inoltre provammo l´elettricità negativa con un altro sistema che fu questo: collocammo il conduttore dei nervi C (fig. 3) ad una certa distanza dalla superficie negativa di una bottiglia di Leida, poi facevamo scoccare la scintilla dalla superficie caricata, come dicono i Fisici, o, per meglio dire, da quella che era caricata di elettricità positiva (fig. 5). Le rane si muovevano come quando si usava elettricità positiva; si muovevano pure, benché il filo di ferro che faceva da conduttore dei nervi fosse ad una certa distanza dalla superficie esterna della bottiglia e benché fosse tutto incluso all´interno di un lungo tubo di vetro (e benché anche la rana stessa fosse chiusa in un vaso di vetro), se l´estremità aperta di quel tubo era posta sulla superficie esterna della bottiglia suddetta. Si ottenevano sempre le stesse contrazioni sia che la scintilla si facesse scoccare dall´uncino della bottiglia di Leida, nel momento in cui la bottiglia stessa si caricava, come dicono, di elettricità, sia che si facesse scoccare poco dopo; sia che la scintilla si facesse scoccare in quello stesso luogo in cui la bottiglia si caricava, sia in un altro luogo, anche se questa era portata lontano dalla macchina.
Queste cose stupefacenti accadevano non solo quando le rane erano fornite dei conduttori dei nervi ma anche quando erano fornite soltanto dei conduttori dei muscoli; in una parola, in questo esperimento della bottiglia tutto accadeva come in quello della macchina, benché l´animale preparato non potesse ricevere elettricità né dalla superficie esterna della bottiglia stessa, né da corpi vicini né da un´altra fonte idonea.
Ma ci piacque anche saggiare con un altro sistema le superfici negativamente elettriche e, suscitando da queste piccole scintille, esaminare le contrazioni che si ottenevano; perciò collocai sulla superficie superiore di un quadrato magico una rana preparata alla quale appositamente affluiva l´elettricità dalla macchina; facevo poi scoccare la scintilla dalla superficie inferiore, ora quando la macchina era ferma, ora quando era in rotazione.
Quando la macchina era ferma le contrazioni si manifestavano raramente, (però qualche volta si manifestavano) ma solo subito dopo l´arrestarsi della macchina, invece, quando la macchina ruotava non si manifestarono mai le contrazioni muscolari.
Fatti questi tentativi con l´aiuto della macchina elettrica, introducemmo nell´esperimento anche l´elettricità dell´elettroforo, per non tralasciare alcun genere di elettricità che produca scintille. Quindi facemmo scoccare la scintilla dallo scudo dell´elettroforo e si presentò il consueto fenomeno delle contrazioni muscolari, ma non a grande distanza, come quando la scintilla era fatta scoccare dal conduttore della macchina, ma a distanze molto piccole: le contrazioni stesse, poi, furono molto deboli.
Benché poi, fatte tante prove circa la forza dell´elettricità, non ci sembrasse di poter dubitare della causa del fenomeno, tuttavia, per comprovare sempre più la cosa, non ci si presentava nulla di più adatto che applicare ai conduttori dell´animale elettrometri molto precisi. Così adattammo ad essi il piccolo elettrometro costruito in base al sistema dell´illustrissimo Volta, le paglie del quale rivestimmo con una sottilissima lamina di stagno, perché fossero più adatte all´esperimento; fatta la prova con i conduttori isolati e la macchina in rotazione, le paglie non di rado si divaricavano alternativamente, ma spesso stavano ferme allo scoccare della scintilla; quando invece i conduttori non erano isolati le paglie non si staccavano le une dalle altre neppure pochissimo quando la macchina girava, invece allo scoccare della scintilla presentavano piccoli sussulti e minime vibrazioni che senza dubbio sembravano indicare un certo scorrere dell´elettricità attraverso i conduttori dell´animale nel momento in cui, scoccata la scintilla, venivano provocate le contrazioni. Poi, per porre la cosa al di fuori di ogni dubbio, ci accingemmo con vari sistemi a ostruire e chiudere ogni strada al fluido elettrico della macchina, in qualunque modo esso agisse nell´animale e nei suoi conduttori. Quindi dapprima io chiusi l´animale in un vaso di vetro, poi, avendo perforato la parete vicino alla quale stava la macchina elettrica e avendo inserito un tubo di vetro nel foro che attraversava tutta la larghezza del muro, adattai , con l´aiuto di un po´ di glutine, l´orifizio del vaso al foro praticato nel muro, cosicché il conduttore dei nervi, passando per il tubo inserito nel muro, pendesse dall´altra parte del muro nella stanza vicina. Fatta scoccare la scintilla dalla macchina, ecco i movimenti muscolari.
Collocai l´animale e il suo conduttore anche nel modo inverso, invertendone le posizioni: cioè il conduttore nel vaso in cui prima era l´animale, e l´animale dove prima pendeva il conduttore; poi disposi tutto nello stesso modo di prima e feci scoccare la scintilla: si manifestarono gli stessi movimenti.
Però, sebbene sembrasse che in questo genere di esperimento fosse chiusa ogni via al fluido elettrico della macchina, nondimeno progettai e costruii una piccola macchina (fig. 6) che era molto più semplice e comoda dell´apparato descritto finora e che poteva facilmente essere collocata a varie distanze dalla macchina e all´interno della quale si potevano riporre e chiudere non solo l´animale ma anche il conduttore dei nervi o quello dei muscoli. La piccola macchina è fatta così: è composta da due vasi di vetro, uno dei quali è appoggiato capovolto sopra l´altro. Nel vaso superiore è posto il conduttore dei nervi che per comodità può essere costituito da piccoli pallini da caccia di piombo; nel vaso inferiore è posto l´animale, insieme ad altri pallini simili che possono fare le veci del conduttore dei muscoli, poiché l´animale, poggiando con le zampe su di essi, li ha come collegati ai muscoli. L´animale si mantiene facilmente in quella posizione ed è in comunicazione con il conduttore, che si trova nel vaso superiore, per mezzo di un filo di ferro al quale è appeso per il midollo spinale e che è infilato nel tappo (fatto di sughero) del vaso stesso, sporge nella cavità di questo e facilmente è circondato e ricoperto dai pallini di piombo. Inoltre, con una chiusura di questo tipo si impedisce che, quando il vaso superiore viene capovolto per porlo sopra l´altro, le sfere di piombo cadano in questo; però, affinché lo stesso vaso non si possa facilmente staccare da quello inferiore e affinché il fluido elettrico non possa trovare una qualche via attraverso le fessure che facilmente possono esserci tra gli orifizi dell´uno e dell´altro vaso, si uniscono gli orli dei vasi con una colla particolare, fatta di cera e trementina, per cui i vasi sono uniti saldamente ma anche in modo che possano a piacere e all´occorrenza essere separati e uniti di nuovo. Collocata poi questa piccola macchina sulla tavola su cui è poggiata la macchina elettrica, ad una certa distanza dal conduttore della macchina, e fatta scoccare la scintilla, si manifestarono non solo gli stessi movimenti, ma essi furono più violenti rispetto a quando l´animale e i suoi conduttori erano esposti all´aria libera; si conservavano inoltre, nella proporzione data, le leggi indicate sopra.
Visti questi fenomeni, facilmente mi sarei allontanato dalla conclusione che avevo tratto prima, che cioè la causa e l´origine di quei movimenti muscolari fosse l´elettricità suscitata dal conduttore della macchina che agiva, per qualunque motivo e via, allo scoccare della scintilla, se a quella conclusione non mi avessero richiamato sia le prove fatte prima sia , e in special modo, un certo sospetto nato in me che il fenomeno fosse soprattutto da ascriversi ad una elettricità della superficie interna del vetro che agiva sull´animale e sui suoi conduttori nel momento in cui scoccava la scintilla. E in questo sospetto mi confermarono sia altre prove fatte in seguito, sia soprattutto l´osservazione dei movimenti dell´elettrometro collocato nella stessa macchinetta. Infatti le palline leggerissime e i fili dei quali era composto l´elettrometro si spostavano immediatamente e si allontanavano gli uni dagli altri mentre la macchina girava, quando invece scoccava la scintilla tornavano vicini gli uni agli altri come erano in origine.
Quindi, ultimati questi ed altri esperimenti ed appurate queste ed altre cose, ci sembrava che, per trarre maggiore utilità dai nostri esperimenti, ci restasse da fare le stesse prove anche su animali vivi.
Facemmo ciò, però, non sul nervo crurale posto nel ventre, per non uccidere gli animali, ma su quello posto nella coscia, dissecato, separato dalle parti vicine, estratto dai muscoli e munito di un conduttore: le contrazioni, conseguentemente allo scoccare della scintilla, si manifestarono nella zampa corrispondente, ma minori, come ci sembrò, che nell´animale morto. Ma poiché, nei singoli esperimenti esposti fin qui, per l´aria interposta, l´animale, la macchina e il loro conduttori comunicavano tra loro, piacque sperimentare che cosa accadeva in primo luogo se si interrompeva la comunicazione, poi se si eliminava del tutto.
Dapprima feci così: collocai la piccola macchina, insieme all´animale preparato, munito dei suoi conduttori, sotto un vaso di vetro, in posizione un po´ discosta dalla macchina elettrica; feci scoccare la scintilla e i movimenti si manifestarono secondo il solito.
Posi questo stesso vaso, con la piccola macchina in esso inclusa, sotto un altro vaso molto più grande, e questo sotto un altro ancora maggiore: di nuovo, allo scoccare della scintilla si manifestarono simili movimenti, ma più deboli, quanto maggiore era il numero dei recipienti e lo spessore delle loro pareti. Dopo di ciò tolsi ogni comunicazione d´aria tra l´animale, e la macchina elettrica. Posta perciò la piccola macchina nella quale era l´animale, sotto la campana della macchina pneumatica, ad una certa distanza dal conduttore della macchina elettrica, e perforato il vaso superiore della piccola macchina, perché l´aria potesse essere tirata fuori da questa attraverso ripetute aspirazioni, facevo scoccare la scintilla sia dopo aver aspirato l´aria, sia lasciandola all´interno del vaso: in entrambi i casi si ebbero le contrazioni, in nessun modo diverse, come mi parve.
Orbene, sperimentata in tanti modi l´elettricità che agiva per mezzo della scintilla, non senza diligenza e fatica indagammo se questa esercitasse la sua influenza sul movimento dei muscoli con altre forze e modi. Invero si poterono talvolta osservare contrazioni muscolari se il conduttore dei nervi B (fig. 3) era collocato vicinissimo al conduttore della macchina elettrica (C, fig. 1) mentre lo scudo dell´elettroforo era sollevato dal piano resinoso o se lo scudo era portato vicino allo stesso conduttore mentre l´elettroforo era abbastanza distante dal conduttore, senza che tuttavia si facesse scoccare alcuna scintilla.
Osservammo queste cose negli animali che sono detti a sangue freddo. Dopo aver condotto questi esperimenti e aver fatto queste scoperte, il nostro desiderio più grande fu di condurre questi stessi esperimenti o esperimenti simili in animali a sangue caldo, per es. polli o pecore. Fatta la prova si ebbe lo stesso risultato in questi e in quelli. Ma fu necessaria per questi animali un´altra preparazione; cioè fu opportuno tagliare il nervo crurale non all´interno dell´addome ma al di fuori di questo e specialmente nella coscia, separarlo dalle altre parti ed estrarlo, poi attaccare a questo il conduttore e quindi far scoccare la scintilla dal conduttore della macchina, essendo la zampa unita all´animale vivo o appena amputata; diversamente, infatti, seguendo il solito modo nel quale preparavamo le rane, il fenomeno mancava del tutto, forse venendo meno la facoltà dei muscoli di contrarsi prima che potesse essere terminata quella lunga e complessa preparazione. Ma invero bisogna osservare alcune cose, in questo genere di esperimenti, condotti sia sugli animali a sangue caldo sia su quelli a sangue freddo, peculiari, e come credo non inutili, che sempre ci si presentarono. Una prima osservazione è che gli animali preparati erano più adatti al manifestarsi del fenomeno quanto più erano vecchi, quanto più i muscoli erano bianchi e privi di sangue; per questo forse le contrazioni muscolari si ottenevano più prontamente e più facilmente e duravano di più negli animali a sangue freddo che in quelli a sangue caldo; infatti quelli hanno, rispetto a questi, il sangue più diluito, che più difficilmente si coagula e di gran lunga più facilmente defluisce dai muscoli. Un´altra osservazione è che gli animali preparati nei quali furono fatti questi esperimenti dell´elettricità si corrompevano e imputridivano molto più velocemente di quelli che non erano stati sottoposti a nessuna forza elettrica. L´ultima è che i fenomeni descritti fino ad ora si manifestavano se gli animali erano preparati per l´esperimento nel modo che abbiamo descritto, diversamente mancavano. Se infatti i conduttori erano apposti, o anche infissi, non al midollo spinale dissecato o ai nervi, come era consuetudine, ma al cervello o ai muscoli, oppure se i conduttori dei nervi si portavano fino ai muscoli o se i nervi non si separavano dalle parti circostanti, come eravamo soliti fare, le contrazioni erano o assenti o molto piccole. Riconduciamo la maggior parte dei risultati che scoprimmo da queste prove a questo modo di preparare e isolare i nervi.
 

Parte seconda

Le forze dell’elettricità atmosferica nel movimento muscolare

 

Scoperte le cose che abbiamo sopra esposto circa le forze dell´elettricità artificiale nelle contrazioni muscolari, ci sembrò la cosa migliore indagare se l´elettricità che è detta atmosferica producesse gli stessi fenomeni o no: se cioè, usati gli stessi accorgimenti, come le scintille così anche le folgori suscitassero contrazioni muscolari. Innalzammo quindi all´aria aperta un lungo conduttore adatto allo scopo, cioè un filo di ferro, nel luogo più alto della casa, e lo isolammo (fig. 7, tav. 2). A questo, allo scoppiare del temporale, appendemmo per i nervi o rane preparate o arti di animali a sangue caldo, come nelle fig. 20, 21 tav. 4. Collegammo anche un altro conduttore, cioè un altro filo di ferro alle loro zampe, e questo era lunghissimo e arrivava a toccare l´acqua del pozzo indicato nella figura. La cosa si svolse, come speravamo, proprio come con l´elettricità artificiale; tutte le volte che balenavano i fulmini, nello stesso momento tutti i muscoli cadevano in contrazioni veementi e molteplici, cosicché proprio come il balenare e la luce dei lampi, i movimenti e le contrazioni muscolari di quegli animali solevano precedere i tuoni e quasi annunciarli. Fu anzi così grande la risposta del fenomeno che le contrazioni si manifestavano sia quando nessun conduttore era applicato ai muscoli, sia quando il conduttore dei nervi non era isolato, anzi, al di là di ogni speranza e opinione, si poterono osservare le stesse cose anche avendo collocato il conduttore in luoghi più bassi (fig. 8, tav. 2), soprattutto se era stata grande la forza dei fulmini e se essi erompevano da nubi più vicine al luogo dell´esperimento, oppure se qualcuno teneva in mano il filo di ferro F nel momento in cui i fulmini balenavano.
Il fenomeno poi si verificava sia che l´animale fosse esposto all´aria aperta, sia che per comodità fosse chiuso in un vaso adatto, come nella fig. 7 o tenuto dentro la stanza. Accadeva altresì, anche se il conduttore dei nervi era ad una certa distanza dai nervi stessi, soprattutto se i fulmini erano più forti o più vicini, nel modo in cui dicemmo che ciò avveniva nell´elettricità artificiale, con scintille più forti o scoccate più vicino all´animale. Infine si verificava questo fenomeno degno di nota: nel caso del fulmine, la cosa non si risolveva con una contrazione dei muscoli soltanto come nel caso della scintilla, ma con più contrazioni che si susseguivano uno dopo l´altra quasi ad ogni istante, il numero delle quali sembrava corrispondere al numero di fragori che suole produrre il tuono. Però tali contrazioni non si manifestavano soltanto in conseguenza delle folgori ma si manifestavano quasi spontaneamente anche quando il cielo era minaccioso e le nubi passavano vicino ai conduttori dei nervi che avevamo innalzato; quando ciò succedeva gli elettrometri davano segnali non lievi di elettricità e non di rado alcune scintille potevano scoccare dagli stessi conduttori collocati in alto; diversamente, quando le contrazioni si ottenevano dallo scagliarsi dei fulmini, era più probabile che non scoccasse nessuna scintilla e gli elettrometri più precisi a stento davano un qualche indizio di elettricità.
Prove di questo genere furono fatte non soltanto su animali morti ma anche su animali vivi e il fenomeno si manifestò in entrambi i casi. Non tralasciammo nessuna delle cose che avevamo sperimentato con l´elettricità artificiale e tutto avvenne nello stesso modo. Ad una prima osservazione fu notata invero questa differenza di non lieve interesse, cioè che le rane preparate che erano chiuse insieme a un conduttore adatto nella macchinetta di vetro (fig. 6, tav. 1), separate da una certa distanza dal conduttore della macchina elettrica, allo scoccare della scintilla, come abbiamo detto, si muovevano violentemente, mentre quando il fulmine erompeva dalle nubi, stavano assolutamente ferme; forse perché, se una qualche elettricità giungeva alla macchinetta dalla nube elettrica per mezzo del conduttore, essa era troppo esigua ed occupava una parte troppo esigua della superficie esterna di quella, cosicché non bastava a produrre le contrazioni, oppure perché nessuna elettricità arrivava alla macchinetta; nel modo in cui forse per lo stesso motivo mancano le contrazioni, allo scoccare della scintilla, se la macchinetta non è vicina alla macchina elettrica ma è collocata vicino a quell´estremità del conduttore EE (fig. 3, tav. 1) che è lontana dalla macchina stessa.
Quindi, ad una attenta osservazione del fenomeno, il modo di agire dell´elettricità artificiale e di quella atmosferica appare simile. Per ottenere quelle contrazioni all´interno della macchinetta di vetro, sarebbe forse necessario che l´atmosfera elettrica circondasse la macchinetta completamente o in gran parte, cosa che sembra non accadere per il luogo in cui è posta la macchinetta e per le modalità dell´esperimento suesposti. Analizzato il fenomeno ed esaminatene anche le leggi, scoprimmo che esse si conservano in modo non dissimile sia nell´elettricità atmosferica che in quella artificiale. Poi, avendo indagato le forze dell´elettricità, come dicono, tempestosa e delle folgori e dei fulmini, ci venne in mente di sperimentare anche che cosa facessero i lampi estivi e serotini sugli animali preparati alla solita maniera. Perciò adattammo gli stessi animali al nostro conduttore atmosferico, non solo quando in cielo c´erano i fulmini del temporale ma anche quando il cielo lampeggiava per i lampi estivi e serotini. Non si ebbe però mai alcuna contrazione forse perché i bagliori di quel tipo non dipendono dall´elettricità o se dipendono da essa, o perché sono troppo lontani o per un´altra ragione, si comportano diversamente dalle folgori. Ma queste cose le vedranno soprattutto i fisici.
 
 

Parte terza

Le forze dell’elettricità animale nel movimento muscolare

 

Sondate le forze dell´elettricità dell´atmosfera tempestosa fui impaziente di sperimentare anche il potere dell´elettricità diurna e placida. Per questo motivo, poiché talvolta avevo visto che le rane preparate, collocate sulle inferriate che circondavano un giardino pensile della nostra casa, e provviste di uncini di rame nel midollo spinale, erano incorse nelle consuete contrazioni, non solo quando in cielo c´erano i lampi ma talvolta anche quando il cielo era tranquillo e sereno, pensai che quelle contrazioni derivassero dalle mutazioni che durante il giorno avvengono nell´elettricità atmosferica. Da questo momento non senza speranza cominciai ad indagare diligentemente gli effetti di queste mutazioni sui moti muscolari di questo tipo, e a fare esperimenti con modalità sempre diverse. Perciò, per diverse ore (e questo per molti giorni), osservai animali appositamente preparati allo scopo; ma ci fu appena qualche movimento nei loro muscoli. Infine, stanco per la vana attesa, cominciai a spingere e premere contro l´inferriata gli uncini di rame con i quali avevo trafitto il midollo spinale delle rane, per vedere se con questo sistema si potessero provocare le contrazioni muscolari, e se ci fosse qualche cambiamento in rapporto alle differenze atmosferiche e allo stato dell´elettricità. In effetti non di rado osservai delle contrazioni, ma nessuna che fosse in rapporto con il variare dell´atmosfera e dell´elettricità.
Tuttavia, poiché non avevo visto queste contrazioni se non all´aperto (infatti non avevo ancora tentato l´esperimento in altri luoghi) fui sul punto di ricondurre tali contrazioni all´elettricità dell´atmosfera che, introdottasi nell´animale e accumulatasi in esso, usciva rapidamente da questo al contatto dell´uncino con l´inferriata; infatti, quando si fanno gli esperimenti, è facile ingannarsi e credere di aver visto e trovato ciò che desideriamo vedere e trovare.
Avendo però portato l´animale in una stanza chiusa e collocatolo sopra un piano di ferro e avendo cominciato a spingere verso il ferro l´uncino infisso nel midollo spinale, ecco le stesse contrazioni e lo stesso movimento. Osservai sempre lo stesso fenomeno usando altri metalli, in altri luoghi, ad altre ore e in altri giorni: il risultato era sempre lo stesso; se non che le contrazioni erano diverse a seconda della diversità dei metalli, cioè più forti in alcuni, più deboli in altri. Quindi mi venne subito in mente di impiegare nello stesso esperimento altri corpi che fossero scarsamente o per nulla conduttori di elettricità, come vetro, gomma, resina, pietra, legno, badando che fossero asciutti; non accadde nulla di simile agli esperimenti precedenti e non si poté osservare alcuna contrazione o moto muscolare. Un risultato di questo tipo certamente ci procurò non poca meraviglia e cominciò a far nascere il sospetto di un´elettricità insita nell´animale stesso. Meraviglia e sospetto che aumentarono ulteriormente per il fatto che scoprimmo per caso che, mentre avveniva il fenomeno, si svolgeva per così dire un circuito di un tenuissimo fluido nervoso dai nervi ai muscoli, simile al circuito elettrico che si svolge nella bottiglia di Leida.
Infatti mentre io stesso avevo in una mano una rana, tenendola per l´uncino infisso nel midollo spinale, e facendo in modo che stesse con le zampe su una capsula d´argento, e con l´altra mano percuotevo con un corpo metallico il fondo della capsula stessa (sulla quale la rana appoggiava con le zampe o con i fianchi), fuor di speranza vidi che la rana manifestava delle contrazioni non lievi e questo tutte le volte che io usavo lo stesso accorgimento.
Fatte queste osservazioni, chiesi a Rialpo, spagnolo dottissimo, un tempo membro della compagnia di Gesù, che allora villeggiava con me nella casa dell´ottimo e nobilissimo Jacopo Zambeccari, gli chiesi, dico, che mi aiutasse, dandomi una mano in questo esperimento, così come era solito fare, con grande gentilezza, in altri esperimenti, e che tenesse la rana come io avevo fatto prima, mentre io percuotevo di nuovo la capsula: ciò sia per comodità, sia per cambiare un po´ le modalità dell´esperimento. Contrariamente a ciò che mi aspettavo non ci furono contrazioni. Subito ripetei l´esperimento da solo, come avevo fatto prima: le contrazioni si manifestarono subito.
Questo mi spinse a tenere con una mano l´animale, come avevo fatto prima, con l´altra la mano di Rialpo, e a chiedergli di toccare o percuotere con l´altra mano la capsula, perché si formasse in qualche modo una specie di catena elettrica: subito, con nostra soddisfazione e ammirazione, si manifestò lo stesso fenomeno delle contrazioni che veniva nuovamente meno se disgiungevamo le mani, e riappariva se le ricongiungevamo.
Benché questi fenomeni sembrassero sufficienti per dimostrare una specie di corrente elettrica di fluido nervoso attraverso una catena umana, per convalidare una scoperta così importante e ricca di novità, decidemmo di formare la catena, io e Rialpo, non attraverso il congiungimento delle mani ma utilizzando un corpo intermedio, ora coibente, come una bacchetta di vetro, ora conduttore, come una bacchetta metallica; fatta la prova, vedemmo non senza soddisfazione che il fenomeno avveniva usando la bacchetta metallica, se invece si usava quella di vetro cessava del tutto e inutilmente si toccava o si colpiva più energicamente la capsula con un corpo conduttore; cosicché pensavamo per questo di avere appurato che era l´elettricità a suscitare contrazioni di questo genere, in qualunque modo ciò avvenisse.
Però, per rendere più chiara la cosa, mi fu molto utile porre la rana sopra un piano coibente, per esempio di vetro o di resina, ed usare poi un arco, ora conduttore, ora o in tutto o in parte coibente, e avvicinare un´estremità di questo all´uncino infisso nel midollo spinale e l´altra estremità ai muscoli delle cosce o alle zampe. Fatto l´esperimento vedemmo che le contrazioni si manifestavano se si usava un arco conduttore (fig. 9, tav. 3), mancavano invece del tutto se si usava un arco in parte conduttore e in parte coibente, come nella fig. 10. L´arco conduttore era di filo di ferro, l´uncino invece di filo di rame.
Scoperte queste cose ci sembrò che le contrazioni, che abbiamo detto si manifestavano in rane collocate su un piano metallico, quando l´uncino infisso nel midollo spinale toccava il piano medesimo, si dovessero ricondurre ad un arco simile, del quale il piano metallico faceva in qualche modo le veci; e ci sembrò che da ciò derivasse il fatto che le contrazioni non si manifestavano nelle rane poste sopra un piano coibente, anche se si procedeva nella medesima maniera.
Confermò del tutto questa nostra opinione - a mio parere - un fenomeno, piuttosto divertente, osservato per caso: se infatti una rana è tenuta sospesa per una zampa tra le dita di una mano cosicché l´uncino infisso nel midollo spinale tocchi un piano d´argento e l´altra zampa scorra liberamente sullo stesso piano (fig. 11, tav. 3): appena la zampa tocca il piano i muscoli si contraggono cosicché la zampa si drizza e si solleva, poi si rilassa spontaneamente e ricade di nuovo sul piano; non appena tocca nuovamente il piano, per lo stesso motivo si solleva un´altra volta e così alternativamente continua a sollevarsi e a ricadere di nuovo, cosicché la zampa sembra emulare, non senza ammirazione e divertimento di chi osserva, un pendolo elettrico.
E´ facile vedere quanto agevolmente e opportunamente questo fenomeno possa essere attribuito al piano che, come dicevamo prima, fa le veci di un arco, ben connesso al circuito quando la zampa libera tocca il piano medesimo, ma del tutto insufficiente al circuito non appena la zampa si allontani da questo. Questi sono indizi indubbi e chiari del fatto che il piano metallico fa le veci di un arco.
Si fa però fatica a dire quale sia la capacità e l´attitudine di questo piano a produrre contrazioni muscolari: quelle appunto per cui si ottengono contrazioni forti e frequenti , talora anche costanti per un po´ di tempo, non solo se l´uncino infisso nel midollo spinale sia premuto contro il piano di metallo o sfregato contro di esso, ma anche non appena l´uncino tocchi il piano; e così pure se, dopo averlo toccato, il suo contatto col piano venga un po´ mutato, come per esempio se si scuotesse lievemente il piano, sopra il quale si trova l´animale, o i sostegni, sui quali poggia il piano stesso. Ma basti quello che finora si è detto riguardo a questa specie di arco che è da ascriversi ad un piano metallico.
Prima di concludere il nostro discorso sull´impiego e le forze dell´arco, non vogliamo tralasciare un´ultima osservazione, particolarmente appropriata per dimostrare la capacità dell´arco stesso, e direi quasi la sua necessità, nelle contrazioni muscolari di questo genere, e cioè che esse si ottengono (e spesso con maggiore evidenza e rapidità), non soltanto usando un arco ma anche usandone due, disposti e usati in modo che un´estremità di un arco sia accostata ai muscoli, un´estremità dell´altro ai nervi e le altre due vengano messe in contatto tra loro o, se necessario, siano sfregate una con l´altra (fig. 12). In questa operazione si nota chiaramente questa peculiarità, che l´elettricità che provoca contrazioni di questo tipo non si disperde e non viene meno attraverso il contatto delle mani con l´uno o con l´altro arco né attraverso ripetuti contatti degli archi con le parti dell´animale.
Poi ci capitò spessissimo di osservare, soprattutto quando erano deboli le forze degli animali preparati, un fenomeno particolare e degno di nota riguardante gli archi e i piani conduttori: cioè che era determinante, al fine di ottenere o aumentare le contrazioni muscolari, l´impiego di molti differenti metalli che si rivelavano di gran lunga più efficaci dell´uso di una sola sostanza metallica. Così, per esempio, se saranno interamente di ferro, l´arco o l´uncino e anche il piano conduttore, spesso le contrazioni verranno meno o saranno molto deboli. Se invece uno di questi sarà di ferro, l´altro di rame o, meglio, di argento (l´argento infatti, rispetto agli altri metalli, ci è sembrato più adatto a condurre l´elettricità animale), le contrazioni si manifesteranno subito più forti e più durature.
La stessa cosa capita con una stessa superficie di piano coibente, divisa in due parti, entrambe avvolte da un foglio metallico di materia diversa: così, per esempio, se si usa per una parte un foglio di stagno e per l´altra di oricalco, le contrazioni sono molto più forti che se entrambe le parti fossero avvolte, o, come si dice, armate, da un foglio dello stesso metallo, sia pure d´argento.
Scoperto dunque un circuito di fluido nervoso di questo genere, una specie di fuoco elettrico, ci sembrava logica conseguenza che quel fenomeno producesse un´elettricità duplice, e cioè di due qualità dissimili, o meglio contrarie, come è duplice l´elettricità nella bottiglia di Leida o nel quadrato magico, a causa della quale duplicità appunto si svolge in essi il circuito di fluido elettrico; infatti, lo scorrere dell´elettricità e i circuiti elettrici non possono essere ottenuti dai fisici che fanno dimostrazioni, se non nel ristabilimento di un equilibrio, e solo o soprattutto tra elettricità contrarie. Sembrava poi lontano dalla natura, e contrario alle osservazioni, che queste elettricità si nascondessero in un solo metallo: ne derivava che entrambe si trovassero nell´animale. Ma, affinché non ci fosse alcun sospetto che io, nell´eseguire l´esperienza, avessi potuto trasmettere una certa quantità di elettricità agli animali, fissai un arco di rame, avvolto in un foglio di argento, a una bacchetta di vetro che reggevo tra le mani, mentre ponevo l´arco sugli animali: pur avendo usato questa precauzione, nondimeno le contrazioni si manifestarono subito.
Fatti questi esperimenti all´aperto, mi venne la curiosità di sapere che cosa capitasse all´elettricità animale se avessi immerso lo stesso animale sott´acqua: feci così e avvicinai le estremità dell´arco secondo il solito sistema, cioè una all´uncino di ferro infisso nel midollo spinale e l´altra alle zampe. Le contrazioni si manifestarono così come si erano manifestate all´aria aperta.
In questo esperimento notai questa particolarità: se toccavo, o con lo stesso arco o con un qualunque altro corpo conduttore, soltanto l´uncino del midollo spinale dell´animale immerso sott´acqua, subito si manifestavano le contrazioni; non ebbi dubbi a ricondurre questo fenomeno all´acqua che faceva le veci dell´arco. Perciò immersi l´animale non nell´acqua, come avevo fatto prima, ma nell´olio per vedere se le contrazioni si manifestavano come sott´acqua o se mancavano del tutto. Così accostai lo stesso corpo conduttore all´uncino del midollo spinale: le contrazioni mancarono del tutto, poiché l´olio naturalmente è insufficiente a fare le veci di un arco conduttore: ciò, sicuramente fu per me una conferma non piccola dell´opinione che mi ero fatto prima.
Scoperte e capite queste cose, mi sembrò di poter inferire senza alcuna esitazione che quella elettricità duplice e contraria si trovava nello stesso animale preparato e che o una di queste elettricità aveva sede nei muscoli e l´altra nei nervi oppure l´una e l´altra avevano sede o nei muscoli o nei nervi, come secondo i fisici avviene nella pietra tormalina. Perciò cominciai con ogni attenzione a ricercare questa sede, a fare indagini, in un primo tempo cercando di capire quale tipo di elettricità presentino i nervi. E così avvicinai una bacchetta ora di vetro, ora di ceralacca [elettrizzate per strofinio] al midollo spinale sezionato di rane che, uccise quanto più possibile di fresco, avevo preparato per l´esperimento; usando la bacchetta di vetro non si manifestavano mai moti muscolari, che invece si potevano osservare quando si usava l´altra bacchetta, anzi per lo più fino ad una distanza di quattro o più linee, purché la colonna vertebrale fosse rivestita di un foglio di stagno, come diremo fra poco.
Al posto della bacchetta di vetro usammo spesso il disco di una macchina elettrica, fatto girare più volte, per vedere se la maggiore abbondanza di elettricità che era raccolta nel disco suscitasse quelle contrazioni muscolari che la bacchetta non poteva suscitare, ma l´esperimento ebbe lo stesso esito: non si manifestarono nei muscoli neppure movimenti minimi.
L´elettricità dei nervi, dunque, in base agli esperimenti, sarebbe positiva, dal momento che i fisici dimostrano che solo tra elettricità contrarie si possono ottenere i noti effetti e i movimenti.
Quindi ci dedicammo ad indagare l´elettricità dei muscoli: perciò facemmo gli stessi esperimenti; ma non potemmo osservare alcun movimento nei muscoli, né usando l´elettricità positiva, né quella negativa .
Quindi ritornammo all´elettricità dei nervi, che si palesava nei nostri esperimenti; e, studiandone le manifestazioni con la ceralacca, usavamo gli stessi artifici che usavamo quando le provocavamo con la scintilla. Si manifestarono quasi gli stessi fenomeni di contrazioni, sennonché erano di gran lunga minori quelle che si ottenevano con la ceralacca di quelle che si ottenevano con la scintilla, corrispondendo appunto alla forza dell´elettricità. Le stesse furono anche l´utilità dei conduttori e le leggi, e i movimenti muscolari si manifestarono del tutto nello stesso modo.
Poi, dal momento che mi sembrava che, per scoprire una cosa tanto nascosta e difficile come la sede dell´una e dell´altra elettricità, non ci fosse niente di meglio che aumentare e rendere più evidente l´elettricità, cominciai a riflettere assiduamente sul modo per fare ciò, e mi si presentò l´idea, per analogia, di avvolgere i nervi nei quali l´elettricità sembrava più forte in un foglio metallico, specialmente di stagno, non diversamente da quello che fanno i fisici nel loro quadrato magico e nella bottiglia di Leida (fig. 9, tav. 3).
Con un artificio di questo genere le contrazioni muscolari presero vigore in modo straordinario. In conseguenza di ciò anche senz´arco, con il contatto di un corpo conduttore di qualunque natura, o anche coibente con i nervi armati, si manifestavano le contrazioni, purché gli animali fossero preparati di recente e fossero vigorosi; inoltre la forza e l´utilità dell´arco e degli altri artifici risultava molto maggiore; infine le contrazioni si manifestavano molto violentemente e in modo continuo e quasi costante negli animali che erano vegeti prima di sezionarli, anche quando si allontanavano o l´arco o il corpo col quale si toccavano i nervi armati.
Che dire di più? La virtù e la potenza di questo accorgimento accrebbe a tal punto la forza di questa elettricità che quel circuito, che a stento e a volte neppure a stento appariva con gli uncini e l´arco, riusciva tanto felicemente e prontamente da chiudersi nella piccola rana attraverso una catena elettrica costituita non solo da due ma talvolta anche da tre o più persone, e come al solito suscitava contrazioni muscolari, soprattutto in estate, con animali vecchi che avessero muscoli bianchi, e quando si approssimava un temporale.
Se poi si avvolgevano con lo stesso foglio metallico il cervello o il midollo spinale messo a nudo degli animali preparati, usando come al solito l´arco, cominciavano a manifestarsi forti e pronte le contrazioni che, senza quell´espediente, avevo tentato invano di suscitare con l´arco o con qualunque altro mezzo.
Scoperta la forza così grande del foglio di stagno applicato ai nervi, nell´accrescere l´elettricità animale, stabilii anche di sperimentare quale fosse la forza dello stesso foglio sui muscoli; ma mi sembrò che le contrazioni non si accrescessero molto usando questo artificio. Infatti ci accorgemmo, avendo ripetuto più volte l´esperimento, che le contrazioni, avvicinando l´arco agli organi armati, avevano un qualche incremento se soltanto i muscoli erano ricoperti d´un foglio di stagno, ne avevano uno grandissimo se erano ricoperti soltanto i nervi o il midollo spinale o il cervello, avevano a mala pena un incremento se sia queste parti sia i muscoli erano ricoperti dal solito foglio di stagno. E non soltanto si intensificavano le contrazioni attraverso un foglio metallico applicato al midollo spinale messo a nudo, ma anche quando si ricopriva con lo stesso foglio la spina vertebrale, fornita ancora dei propri muscoli, sia fuori, sul dorso, sia internamente, nel ventre, specialmente nella parte da cui escono i nervi. Né aveva importanza se quelle parti, e soprattutto i nervi, fossero ricoperti da un foglio spesso o sottile; era sufficiente che questo ci fosse e si avvicinasse ad esso un´estremità dell´arco e l´altra ai muscoli. Al posto del foglio metallico usammo, con pari utilità, un´amalgama elettrica, aspergendola sul nervo sotto forma di polvere, oppure spalmando su questo una pasta formata dalla stessa polvere amalgamata a dell´olio. Se invece usavamo un´altra polvere metallica, per esempio di ferro o di rame, anche con lo stesso sistema, a malapena c´era un qualche incremento di movimenti muscolari.
Scoperto il sistema col quale l´elettricità di questo genere aveva un così grande incremento, cercammo poi con maggiore alacrità e fiducia la sua sede. Quindi, ricoperto con lo stesso foglio ora un nervo ora un muscolo, dapprima asportammo dall´animale un muscolo col nervo corrispondente, lo collocammo sopra un piano coibente, poi avvicinammo ad esso l´arco secondo il solito sistema; facemmo lo stesso in un muscolo intatto e in un muscolo tagliato, cioè avvolgemmo una parte di esso in un foglio metallico, poi avvicinammo un´estremità dell´arco alla parte armata del muscolo e l´altra al muscolo nudo; ma poco o nulla di ciò che cercavamo potemmo ottenere con questi tentativi. Ci accorgemmo soltanto di questo: in un muscolo estratto dall´animale insieme col nervo, si manifestavano contrazioni di gran lunga minori che se muscolo e nervo rimanevano nell´animale al loro posto naturale. In un muscolo intatto poi esse erano ancor più piccole e più deboli, e anzi difficilmente si manifestavano: tuttavia non di rado si manifestava qualche contrazione se si avvicinava un´estremità dell´arco alla parte armata del muscolo, l´altra alla parte vicina e nuda del muscolo stesso; avendo poi tentato l´esperimento con altre modalità, non se ne manifestavano affatto. Lo stesso avveniva anche, ma più difficilmente, nella sostanza interna del muscolo; però le contrazioni scaturivano molto più facilmente e rapidamente se l´arco, con lo stesso sistema, si accostava al nervo armato, meglio ancora se al posto dell´arco si usava l´estremità anche piccola di un corpo conduttore e si toccava con essa in parte il lembo del foglio metallico, in parte il nervo nudo.
Questi sono gli esperimenti che tentammo per indagare la sede dell´elettricità animale: da essi la cosa non poté essere sufficientemente chiarita e dovette essere affidata soltanto a congetture. Ma di ciò parleremo fra poco.
Aggiungiamo ora alcune cose che si presentarono come degne di nota a noi che indagavamo scrupolosamente sull´elettricità di questo genere; tra queste in primo luogo il fatto che tale elettricità, se eccitata dall´elettricità comune, agisce, come dicemmo, alla distanza di diverse linee, mentre da sola non agisce neppure a una minima distanza, ma richiede sempre il contatto per esercitare la sua forza; nondimeno notammo che le contrazioni si ottenevano con più sicurezza, prontezza e forza, se l´estremità dell´arco si avvicinava ad un lembo della lamina metallica che avvolgeva i nervi o i muscoli, che non se si avvicinava alla superficie piana di quella; e così pure se essa si avvicinava alla punta dell´uncino, piuttosto che alle altre parti di esso: dalle quali cose appare chiaramente che l´elettricità animale ha un comportamento analogo a quella per così dire comune e volgare, una caratteristica peculiare della quale è quella di prediligere e seguire gli angoli e le punte.
Questi indizi così perspicui e così chiari - a mio parere - della presenza di elettricità nei muscoli e nei nervi, ci spinsero a fare ricerche sempre più numerose e accurate riguardo a questa. Quindi dapprima, al posto del suddetto foglio metallico, rivestimmo una parte dei muscoli e dei nervi d´una materia coibente, per esempio di seta imbevuta completamente di olio in cui era stata sciolta della pece, per vedere se, adoperando l´arco, le contrazioni mancassero del tutto, oppure no: mancarono del tutto. Però, fu necessario sia usare la seta sia prepararla in quel modo perché le contrazioni fossero impedite; infatti né la seta da sola era sufficiente ad impedire le contrazioni, poiché essa facilmente si bagnava e si imbeveva della linfa dell´animale, che è conduttrice, né bastava l´olio da solo, poiché esso dava luogo alla punta dell´arco di venire a contatto colla parte sottostante.
Cercammo poi di scoprire se l´elettricità di questo tipo si comportasse nello stesso modo anche nello scorrere più facilmente attraverso certi corpi conduttori e più difficilmente attraverso altri. Vedemmo così che le due elettricità seguono quasi le stesse regole e in primo luogo che quella scoperta nei corpi animali, come quella comune, scorre più facilmente attraverso i metalli che attraverso il legno, e tra i metalli più facilmente scorre attraverso l´oro e l´argento e più difficilmente attraverso il piombo e il ferro, soprattutto se è arrugginito, cosicché se l´arco o il piano che fa le veci dell´arco erano fatti di metallo, e soprattutto d´argento, oppure, cosa che fu realizzata più facilmente, erano ricoperti di sottilissimi fogli d´argento, i fenomeni delle contrazioni si manifestavano molto più chiaramente e prontamente che se arco e piano fossero stati fatti per esempio di piombo o anche di ferro.
Esplorata la capacità conduttrice nei corpi solidi, la ricercammo anche nei fluidi e si ottenne lo stesso risultato; scoprimmo che l´elettricità di questo genere scorreva molto facilmente attraverso liquidi acquosi ed era invece trattenuta e ostacolata da quelli oleosi. Per sperimentare questo, usammo piccoli tubi di vetro che chiudevamo ad una estremità con una qualche materia, attraverso la quale facevamo passare un filo metallico, per esempio d´argento o di rame, rivestito da un foglio di stagno, in modo che una delle sue estremità fosse libera entro la cavità del tubo e l´altra fosse portata lontano da esso; riempivamo poi il tubo con una materia adatta all´esperimento, cioè ora acquosa, ora oleosa e chiudevamo l´altra estremità del tubo in modo simile, inserendo anche da questa parte un filo metallico. Disposte così le cose usavamo i tubi in modo che essi formassero, con i fili metallici piegati, l´arco intero o parte dell´arco, le estremità del quale erano applicate, secondo il solito, all´animale.
Con l´impiego di questi tubi (fig. 14, tav. 3), non si manifestava nessuna contrazione quando i tubi erano pieni d´olio, si manifestavano invece assolutamente quando erano pieni d´acqua.
Sembrava però che nulla ci avrebbe fatto ottenere una maggiore utilità da prove di questo genere che cercare di scoprire la facoltà coibente o conduttrice anche delle diverse parti dell´animale. Fatta dunque la prova, scoprimmo che tutte le parti dissecate dell´animale conducevano liberamente e adeguatamente l´elettricità di questo genere, forse per l´umidità dalla quale sono bagnate o per natura o in seguito alle sezioni e preparazioni: infatti se si accostavano e adattavano ai nervi preparati, e soprattutto armati, varie parti solide, dissecate di recente, come fibre muscolari, cartilagini, nervi, ossa, membrane, oppure parti fluide come sangue, linfa, siero, urina, poste su un piano di vetro, o chiuse nei detti tubi, e poi a queste parti si accostava una estremità dell´arco, mentre l´altra estremità dell´arco si accostava ai muscoli, le contrazioni si manifestavano proprio come se l´estremità dell´arco fosse stata accostata ai nervi stessi. Scoprimmo poi che lo stesso avveniva se si disponevano le cose nel modo inverso, e si faceva cioè l´esperimento accostando le dette parti non ai nervi ma ai muscoli e accostando poi un´estremità dell´arco a queste parti e l´altra ai nervi armati.
Vedemmo invece che le cose andavano diversamente soprattutto se quelle parti solide non erano state tagliate di recente ma erano asciutte o per natura o per arte.
Inoltre il fenomeno non si manifestò soltanto quando queste parti erano disposte ad arte, ma anche quando esse erano ancora collocate nell´animale secondo natura o in modo poco discosto da quello naturale; infatti se si avvicina un´estremità dell´arco ai nervi isolati e soprattutto armati, e l´altra ad una qualunque altra parte del corpo intatta e che sia in comunicazione con i muscoli collegati a quei nervi, il fenomeno accade come se l´estremità dell´arco fosse accostata ai muscoli stessi; vedemmo poi, non senza un qualche stupore, che lo stesso avveniva con i nervi e con i muscoli prima tagliati e separati e poi di nuovo uniti artificialmente. Se infatti, preparate le rane alla solita maniera e avvolto il loro tubo vertebrale in un foglio di stagno, si dividono tra loro gli arti con il coltello cosicché ogni arto resti unito soltanto al suo nervo corrispondente e ciascun arto sia allontanato dall´altro (fig. 15, tav. 3), e poi si accosti un´estremità dell´arco al tubo vertebrale e l´altra ai muscoli, o soltanto alla zampa di un arto, allora si muovono e si contraggono soltanto i muscoli di quella zampa. Se invece gli stessi arti si uniscono appositamente di nuovo in modo che vengano a contatto tra loro e si usi l´arco nello stesso modo, appoggiandolo alla zampa di prima, allora i muscoli di entrambe le zampe si muovono e si contraggono. Lo stesso d´altra parte avviene avendo tagliato, lungo l´asse, il tubo vertebrale in due parti, insieme al midollo spinale e separate le due parti del tubo, insieme ai corrispondenti nervi, lasciando invece unite le zampe, come sono unite in natura, quando un´estremità dell´arco è apposta soltanto ad una delle parti del detto tubo vertebrale e l´altra estremità alla zampa corrispondente, cadono nelle contrazioni i muscoli di un solo arto. Le contrazioni si manifestano invece nel muscolo di entrambe le zampe quando le parti separate del midollo spinale sono di nuovo unite artificialmente e un´estremità dell´arco sia accostata ad uno qualsiasi degli arti e l´altra estremità alle parti congiunte. Infine avvengono del tutto gli stessi fenomeni, sia nel tronco integro dell´animale preparato, sia in un tronco diviso a metà da cima a fondo, purché le parti divise siano di nuovo unite artificialmente e siano messe a contatto (fig. 16, tav. 3).
Sembra senza dubbio che questi fenomeni non possano essere spiegati abbastanza convenientemente se non per un´umidità che si frappone tra le parti dell´animale e offre una strada da percorrere all´elettricità animale. Potranno forse queste scoperte portare un qualche lume alle cause fino ad ora oscure del consenso dei nervi? Ci auguriamo che fisiologi più sapienti possano un giorno scoprirla.
Ma nessun esperimento è più adatto per dimostrare le forze del consenso che preparare i nervi crurali delle rane nel solito modo e lasciare integri il midollo spinale, il capo e gli arti superiori nella loro posizione naturale; quindi, armato il nervo crurale o il tubo vertebrale e accostato l´arco in parte al punto armato del nervo crurale, in parte all´arto corrispondente, non soltanto si contraggono gli arti inferiori ma anche quelli superiori, si muovono le palpebre e alcune parti del capo cosicché il fluido neuro-elettrico, mosso al contatto dell´arco, sembra confluire dall´indicato luogo dei nervi per la maggior parte fino ai muscoli e in parte sembra arrivare attraverso i nervi anche alla parte superiore del corpo, fino al cervello e sembra che produca in esso una forza tale da suscitare da qui, qualunque sia la causa di ciò, i movimenti degli altri muscoli.
Però, benché non ci sembrasse lecito dubitare della forza dell´elettricità animale, confermata dagli esperimenti, dall´analogia e dal peso dei ragionamenti o della presenza e movimento di questa forza nei nervi e nei muscoli o dell´uscita di questa forza da quelli, da questi o da entrambi e del suo libero corso attraverso corpi conduttori che vi fossero apposti; e benché capissimo che la fortuna e il nostro impegno non ci avevano concesso un piccolo frutto dei nostri esperimenti, avendo svelato forse a noi per primi il modo in cui porre questa elettricità quasi sotto gli occhi e tirarla fuori dall´animale e quasi maneggiarla e toccarla con le mani, nondimeno, per dire il vero, ci sembrava che la cosa non fosse dimostrata fino in fondo e sciolta in tutti i suoi punti né abbastanza chiara, se non avessimo potuto trovare anche il modo e la ragione per la quale si potessero ottenere gli stessi fenomeni di contrazione senza che i muscoli o i nervi fossero toccati in nessun modo o da nessun corpo. Temevamo cioè che forse quei fenomeni potessero essere ascritti, in qualche modo, a una qualche irritazione meccanica provocata o dall´arco o dagli altri strumenti e che perciò non fosse sufficientemente comprovata, in base a queste prove, la presenza di questo sottilissimo fluido elettrico che scorre attraverso i nervi e induce le contrazioni muscolari. Nacque quindi l´intenzione di sperimentare se, collegati i nervi a una superficie del quadrato magico, per esempio la superiore, e i muscoli a quella inferiore (fig. 20, tav. 4) o al contrario (fig. 13, tav. 3) e apponendo un´estremità dell´arco a quella e l´altra a questa superficie, in un punto molto discosto dalle parti dell´animale che vi erano disposte sopra, si verificassero le contrazioni oppure no. Infatti con questo genere di esperimento facilmente capivo che se era elettrico il fluido che scorreva lungo i nervi e dal suo scorrere nascevano le contrazioni, con questo esperimento sarebbe stato come se si toccassero con l´arco sia i muscoli che i nervi stessi, senza che tuttavia potesse nascere alcun sospetto di un qualche stimolo meccanico applicato ad essi. Fatta la prova, non senza soddisfazione vedemmo che le contrazioni si manifestavano. Anzi le contrazioni si ebbero anche, con lo stesso metodo, avendo disposto sullo stesso piano due superfici vitree o resinose, armate alla maniera dei fisici, separate l´una dall´altra da un certo spazio, in modo che i nervi fossero posti su una delle superfici e i muscoli sull´altra e in modo che tra questi non ci fosse alcuna comunicazione attraverso un corpo conduttore interposto (fig. 18, tav. 4). Osservammo inoltre che con questo sistema le contrazioni si ottenevano senza che o i nervi o i muscoli fossero ricoperti come al solito con un foglio metallico. Infine ci accorgemmo che le contrazioni si ottenevano anche se il midollo spinale o i nervi erano posti nell´acqua, per esempio in un vaso di vetro, ed in un altro vaso di vetro pieno d´acqua erano poste le zampe e poi si toccavano entrambe le superfici dell´acqua come al solito con l´arco (fig. 19, tav. 4).
D´altra parte ciò ci offrì l´occasione di cercare che cosa accadesse se i muscoli erano collocati su un piano di vetro armato, e il midollo spinale, chiuso nella sua copertura ossea, e unito ai suoi nervi, munito di uncino o armato alla solita maniera, su un piano conduttore. Ci offrì inoltre l´occasione di cercare che cosa accadeva se si faceva l´esperimento nel modo opposto, cioè disponendo il midollo spinale su un piano di vetro, i muscoli su un piano conduttore, e l´arco, come nel precedente esperimento, si apponeva alle due superfici, su una delle quali si trovava il midollo spinale e sull´altra i muscoli. Infine l´occasione di cercare che cosa accadeva se sia il midollo spinale sia i muscoli erano posti su uno stesso piano di vetro armato. Ma invero le contrazioni erano più deboli e si suscitavano più difficilmente quando i muscoli si trovavano su un piano di vetro e il midollo spinale su un piano conduttore; al contrario erano più forti quando il midollo spinale era collocato su un piano di vetro e i muscoli su un piano conduttore; erano poi di gran lunga più forti e durature e talvolta si manifestavano anche spontaneamente e quasi si ripetevano anche senza alcun uso dell´arco se sia i muscoli che i nervi erano posti sullo stesso piano di vetro armato, soprattutto se questo era sottoposto ad una lieve percussione o movimento, cosicché sembrava che quei tronchi di animali fossero quasi caduti in una forma gravissima di tetano. E se qualcuno paragonasse queste contrazioni a quelle che all´inizio dicemmo che avvengono collocando su uno stesso piano conduttore i muscoli e il midollo spinale e suscitando le contrazioni stesse o con la pressione dell´uncino sullo stesso piano o con gli altri modi indicati, facilmente si capisce che quelle erano di gran lunga minori che quando si procedeva nello stesso modo su un piano di vetro armato. Questo è certamente un argomento non lieve del fatto che l´elettricità animale si disperde attraverso corpi conduttori meno di quella comune e volgare, tuttavia si disperde, e non diversamente da quella è trattenuta dai corpi coibenti e vi si accumula. Ciò apparirà negli esperimenti che seguiranno più chiaramente di quanto sia apparso fino ad ora.
Infatti prima di abbandonare questi esperimenti, volli provare se questo fenomeno delle contrazioni avvenisse non soltanto su superfici vitree e resinose ma anche usando superfici marmoree ben levigate, per togliermi il dubbio, che spesso mi si affacciava, che le contrazioni che io stesso attribuivo all´elettricità animale, derivassero piuttosto dall´elettricità del piano di vetro o resinoso armato. Armate quindi le superfici marmoree e fatte in queste tutte le prove che avevo fatto sulle superfici di vetro e di resina, tutto avvenne nello stesso modo, ma le contrazioni furono più deboli, cosicché si dovettero usare quegli artifici con i quali si aumenta le forze dell´elettricità animale responsabile delle contrazioni. Fu quindi spesso opportuno munire la superficie di un piano marmoreo o una parte della stessa (infatti è lo stesso sia che tu usi due piani sia un solo piano diviso in due parti attraverso le armature) con un metallo, per esempio stagno o argento, e armare invece l´altra di rame o oricalco, perché si verificassero le contrazioni, forse perché l´elettricità animale, come quella comune e volgare, è solita essere trattenuta meno dalle sostanze marmoree che da quelle vitree o resinose. Non si deve però tralasciare il fatto che se una estremità dell´arco è fatta di materia coibente, allora, avvicinandolo ai piani armati, questo non eccita affatto le contrazioni; queste invece vengono eccitate se quella estremità, o un qualunque altro corpo coibente, è avvicinata, come già abbiamo detto, ai nervi armati o al midollo spinale.
Avendo però osservato il fenomeno in rane morte o su nervi dissecati, ci affrettammo a sperimentare la stessa cosa anche in animali vivi e con i nervi sia integri sia dissecati. Quindi, avendo aperto i tegumenti e scoperto e armato il nervo crurale, nel punto in cui esso si trova nudo, pressappoco in quella parte della zampa che si può paragonare al poplite, accostammo l´arco, come al solito, ora a quel nervo, ora ai muscoli dell´arto. Non di rado si manifestarono le contrazioni; le contrazioni si manifestarono poi sempre quando si portava il nervo dissecato e armato su un piano di vetro armato, e poi si accostava l´arco sia al nervo e ai muscoli sia al solo piano e ai muscoli con lo stesso sistema di prima. Le contrazioni mancavano invece anche del tutto, o in gran parte, se il piano sopra il quale era steso il nervo era conduttore e non isolato in alcun modo: cosicché sembrava quindi risultare che il modo di agire dell´elettricità animale sia quasi lo stesso negli animali vivi e in quelli morti. Ottenuti tanti indizi che non erano, come penso, oscuri, delle forze dell´elettricità animale, volli sperimentare se per raccogliere le forze di questa e renderla evidente fosse importante, come abbiamo detto è importante anche nell´elettricità estrinseca e volgare, la consueta preparazione dei nervi e la loro diligente separazione dalle altre parti. Trovai che è importantissima. Infatti se, dopo aver aperto soltanto il cranio o il tubo vertebrale lasciando integro il resto dell´animale, si avvolgeva il cervello o il midollo spinale con un foglio di stagno e poi un´estremità dell´arco si accostava alla parte armata e l´altra alla zampa, si manifestavano alcune contrazioni negli arti superiori, nessuna o a mala pena qualcuna in quelli inferiori; alcune contrazioni poi si manifestavano, sensibilmente e gradatamente, man mano che, nell´animale scorticato e sventrato, i nervi erano sempre più dissecati dalle parti vicine, finché alla fine, quando i nervi erano separati completamente da queste ed erano liberi e circondati soltanto dall´aria, le contrazioni erano più violente, continuando ad usare lo stesso arco e seguendo lo stesso procedimento. Ci sembra quindi che risulti che l´elettricità animale si apra forse una via e un passaggio dai nervi alle parti vicine sia per l´umidità, sia per i vasi linfatici o sanguigni inseriti nei nervi, dissecati i quali, quando i nervi sono liberi e isolati, l´elettricità pronta al movimento, confluendo tutta o in gran parte al punto armato e chiudendo il circuito, con l´aiuto dell´arco, attraverso i muscoli e i nervi, provoca le contrazioni e queste sono di gran lunga maggiori di quelle che scaturivano prima di una preparazione di questo tipo.
Un fenomeno di questo genare sembra fornire una nuova prova, e non lieve, dell´esistenza dell´elettricità animale, e da qui può forse sorgere un certo sospetto che l´accelerazione del sangue e il moto degli umori nel movimento muscolare dipenda, o in grande o in piccola parte, dalla stessa elettricità che affluisce dai nervi ai vasi e dà impulso a questi umori. Certamente, se ci sarà spazio per questa congettura, forse di qui verrà fuori una qualche spiegazione del perché nei vecchi, nei quali molti vasi sono ostruiti, l´elettricità, più abbondante, andando direttamente dai nervi al cervello, non di rado lo danneggi gravemente e renda l´età senile, anche per questo motivo, più soggetta alla paralisi, all´apoplessia e ad altre malattie di questo genere. Ma di questo si parlerà un´altra volta.
Ci sembrava bene, però, che per trarre una qualche utilità dai nostri esperimenti, ripetessimo anche sugli animali a sangue caldo le prove tentate fino a quel momento sugli animali a sangue freddo. Infatti capivo facilmente che se le cose che avevo scoperto riguardavano solo gli animali a sangue freddo, io avevo individuato soltanto alcune proprietà di quegli animali, e questo difficilmente poteva risultare di una qualche utilità. Se invece fossimo riusciti a trovare le stesse caratteristiche anche negli animali a sangue caldo, mi si sarebbe aperta una grande speranza di giovare non poco ad aprire uno spiraglio, se non a spiegare del tutto, sull´indole e la natura delle forze muscolari e nervose: e questo non poteva non apportare un incremento alla fisiologia e utilità alla medicina.
Fatte poi le prove su volatili e su quadrupedi non una ma più e più volte, non solo i principali fenomeni si verificarono, come ci aspettavamo, come negli animali freddi, per esempio rane e testuggini, ma si manifestarono anche più facilmente e furono di gran lunga più evidenti. Si poté anche notare questa peculiarità: se in un animale vivo, ad esempio in un agnello o in un pollo, si dissecava il nervo crurale e lo si avvolgeva con un foglio metallico e lo si posava sopra un piano di vetro armato, si ottenevano le contrazioni senza l´impiego dell´arco, e al solito contatto di un corpo conduttore con il piano stesso, mentre, se si portava il nervo sopra un piano metallico, le contrazioni non potevano mai essere suscitate se l´arco non veniva collegato come al solito all´animale.
Perciò senza dubbio che cosa c´è di più adatto e determinante per dimostrare che l´elettricità animale si diffonde dai nervi ai corpi contigui (non diversamente da come è solita fare l´elettricità comune e volgare) è raccolta dai corpi coibenti ed è dispersa dalle sostanze conduttrici?
Queste sono le cose che scoprimmo nei nostri esperimenti. Ma vogliamo infine avvertire il lettore che l´elettricità animale da noi scoperta, così come in molte altre proprietà, così soprattutto per l´incostanza, la varietà e quasi una sua ripresa dopo un certo tempo, concorda non poco con l´elettricità comune.
Infatti le contrazioni (soprattutto quelle ottenute in quest´ultima parte degli esperimenti) differiscono molto non solo in base al vario genere degli animali, ma anche in base alla varia natura di ciascuno di quelli, all´età, e alle condizioni e forza. Così in alcuni le contrazioni si manifestano subito e sono violente, in altri si manifestano difficilmente e sono a malapena sensibili; parimenti differiscono secondo le varie stagioni dell´anno e la condizione stessa del cielo.
Infatti in estate e quando il cielo minacciava grande tempesta, le contrazioni erano solite manifestarsi più tempestivamente che in inverno e con il cielo sereno; osservammo però che allora la forza dalla quale erano provocate le contrazioni si estingueva più velocemente nell´animale; parimenti sono maggiori e più tempestive negli animali vecchi che in quelli giovani, in quelli vigorosi che in quelli deboli, infine nei muscoli esangui e pallidi che in quelli pieni di sangue e rossi. Inoltre le contrazioni in uno stesso animale reparato sono ora deboli ora forti, talvolta anche nulle, qualche volta si manifestano ai primi tentativi, talvolta dopo diversi tentativi. Infine questa così grande varietà di effetti, ovvero di contrazioni, si presenta non soltanto dopo lunghi intervalli di tempo ma anche a brevi intervalli. Infine le contrazioni, dopo essere diminuite, dopo un po´ di tempo e un po´ di quiete, prendono di nuovo vigore e forza, talvolta anche spontaneamente; anzi, quelle venute meno si rinnovano quasi spontaneamente, pur rimanendo immutate, almeno in apparenza, le altre cause esterne e le circostanze, non diversamente da come l´elettricità del quadrato magico o della bottiglia di Leida dispersa nel ripetere gli esperimenti sembra rifarsi e rinnovarsi ad un certo punto con la quiete e il riposo.
Affinché coloro che si dedicheranno a questo tipo di esperimenti meglio conoscano l´uso e l´utilità dell´arco, giova notare che quando sono venute meno le contrazioni che si manifestano, soprattutto quando i nervi sono armati, talvolta all´inizio solo con il contatto di un qualsiasi corpo conduttore, se ricorreranno all´uso dell´arco, le vedranno riapparire. Se invece vorranno applicare lo stesso arco alle superfici di un piano armato, allora è bene che lo usino appena l´animale è stato preparato o poco dopo.
Diamo questi avvertimenti, affinché qualcuno, ripetendo questi nostri esperimenti, non si inganni nello stimare la forza delle contrazioni e dell´elettricità o non pensi che ci siamo ingannati noi.
Infatti se farà più volte questi stessi esperimenti, più volte anche scoprirà, con la pratica e l´esperienza, i fenomeni che abbiamo descritto.
 

Parte quarta

Alcune congetture e corollari

 

Dalle cose comprese ed esplorate fin qui, mi pare che risulti abbastanza chiaramente che negli animali è presente un´elettricità, che ci sembra di poter chiamare, col Bartholon e con altri, col nome generico di elettricità animale. Questa è contenuta, se non in tutte, nella maggior parte delle membra degli animali; ma si manifesta nel modo più vistoso nei muscoli e nei nervi. Sembra che questa abbia una caratteristica peculiare, non conosciuta prima, di passare con forza dai muscoli ai nervi, o piuttosto da questi a quelli, di permeare immediatamente l´arco, o una catena d´uomini, o qualunque altro corpo conduttore, che conduca attraverso la via più breve e spedita dai nervi ai muscoli, e di scorrere per questo con grande velocità da questi a quelli.
Da ciò sembrano derivare soprattutto due conclusioni: cioè che l´elettricità in queste parti è duplice, una positiva, come sembra di dover credere, l´altra negativa, e che l´una sia completamente separata dall´altra per natura: diversamente, infatti, stabilitosi un equilibrio non ci sarebbe nessun movimento, nessun passaggio di elettricità, e nessun fenomeno di contrazioni muscolari.
Però, in quale tra dette parti si trovi una elettricità, in quale l´altra; se cioè una sia nei muscoli, l´altra nei nervi, o se entrambe siano in uno stesso muscolo, e da quale parte fluisca, certamente è difficile a definirsi. In questa oscurità di cose, tuttavia, se mi è lecito fare un´ipotesi, l´animo inclina a collocare la sede di entrambe le elettricità nei muscoli.
Infatti, anche se è per lo più necessario per ottenere le contrazioni muscolari che si apponga un´estremità dell´arco ai nervi, separati dai muscoli, e l´altra, come abbiamo detto, ai muscoli, tuttavia non ne consegue che i nervi spicchino per una loro propria elettricità, cosicché una abbia sede in questi, e l´altra nei muscoli; allo stesso modo nella bottiglia di Leida, anche se un´estremità dell´arco suole essere applicata alla superficie esterna della stessa bottiglia e l´altra al suo conduttore, affinché lo scorrere dell´elettricità si svolga da una superficie all´altra, tuttavia non si può inferire che l´elettricità, che si manifesta nel conduttore, sia peculiare e dissimile da quella che è raccolta nel fondo della bottiglia; anzi consta che essa spetta del tutto alla superficie interna e carica e che entrambe le elettricità, anche se contrarie, sono contenute nella stessa bottiglia.
Perciò, se si guarda il grande numero di contrazioni che si ottengono in un animale preparato, numero al quale non sembra possa corrispondere quella piccola quantità di elettricità che è contenuta nella piccola parte di nervo superstite, dopo la separazione, nei muscoli preparati; se inoltre si considerano quelle molte prove, fornite dalle funzioni animali, che dimostrano chiaramente che il fluido nervoso, che abbiamo già dimostrato essere elettrico, scorre liberamente e velocemente per i nervi; se infine si ha una spiegazione non oscura e difficile dei fenomeni, facendoli derivare dall´una e dall´altra elettricità, che si trovano nel muscolo, come poi dimostreremo, non sembrerà lontano dal vero che la sede dell´elettricità da noi esplorata sia il muscolo e che il nervo invece funga da conduttore.
Ammesso questo, non sarebbe forse inopportuna, né del tutto lontana dalla verità l´ipotesi o congettura, che paragonasse in qualche modo la fibra muscolare ad una piccola bottiglia di Leida o ad altro simile apparecchio elettrico, munito di una elettricità duplice e contraria; e paragonasse in qualche modo il nervo al conduttore della bottiglia e il muscolo intero ad un insieme di bottiglie di Leida. Facilmente ammetterebbe, poi, che non è lontano dalla verità che una elettricità duplice e contraria possa stare in uno stesso muscolo, chi consideri che la fibra muscolare, benché sembri semplicissima ad una prima osservazione, tuttavia è composta da diverse parti, ora solide, ora fluide, che portano in essa una grande varietà di sostanze. La sensibilità, che si trova in qualunque punto della fibra muscolare ammonisce non oscuramente della presenza in essa di sostanza nervosa, del tutto dissimile dalla muscolare. Poiché questa sostanza nervosa, che è in ogni punto della fibra, non ha niente a che fare coi nervi, né si può vedere, ma si conosce solo per la sensibilità, che cosa ci impedisce di congetturare che questa sia dissimile almeno in parte dalla sostanza dei nervi visibili, o disposta in altro modo, e perciò abbia forse natura elettrica, e che invece il nervo sia condotto fuori dalla fibra muscolare come conduttore? Ma questo risulterà più chiaro forse da quelle cose che fra poco diremo sui nervi.
Però molto più difficilmente potrà negare la presenza di una duplice elettricità in una stessa fibra muscolare chi avrà giudicato non difficile e lontano dal vero che la fibra muscolare abbia due superfici opposte tra loro, cioè una esterna ed una interna sia per la cavità, che alcuni attribuiscono alla fibra muscolare, sia per la diversità delle sostanze, di cui abbiamo detto essere composta, che non consente alla sostanza muscolare di essere senza cavità e superfici.
Infine, se qualcuno penserà per un momento alla pietra tormalina, nella quale le più recenti scoperte sembrano far credere che si trovi una elettricità duplice e contraria, quello vedrà una nuova prova, desunta dall´analogia, per la quale una ipotesi di questo tipo non sarà infondata. Ma, comunque sia, ci è sembrato di constatare fra le scarica del fluido elettrico della bottiglia di Leida e le nostre contrazioni tanta somiglianza di cause e di fenomeni, che non potemmo allontanare il pensiero da questa ipotesi e comparazione, e impedirci di attribuire ad una causa simile sia quella sia queste.
Infatti, soprattutto con tre sistemi l´elettricità erompe dalla superficie interna della bottiglia di Leida: cioè col contatto del suo conduttore con un corpo che sia un buon conduttore, con l´avvicinamento dell´arco, e infine col fare scoccare la scintilla dal conduttore di una macchina elettrica, come noi abbiamo ora osservato. Ora, proprio con questi tre metodi abbiamo visto che si ottengono le contrazioni dei muscoli: cioè col contatto del nervo armato, che considerammo conduttore del muscolo, coll´avvicinare l´arco sia al nervo sia al muscolo con le sue estremità, infine con lo scoccare della scintilla.
E tra quegli artifici, come quello che tra tutti è il più adatto e valido per provocare l´erompere dell´elettricità dalla bottiglia di Leida è l´arco, così abbiamo già visto che questo è anche il più idoneo tra tutti a suscitare le contrazioni muscolari; parimenti abbiamo già dimostrato che, come l´uso dell´arco a malapena riesce a provocare l´erompere dell´elettricità, a meno che il conduttore non sporga fuori dall´apertura della bottiglia, e soprattutto non sporga e sia distante da quella parte di essa in cui (all´interno della bottiglia) è contenuta la materia conduttrice, così lo stesso arco a malapena serve a provocare le contrazioni se i nervi siano stati tagliati vicino ai muscoli.
Ma per quel che riguarda lo scoccare della scintilla, la somiglianza è di gran lunga maggiore di quanto abbiamo detto finora: e per comprendere meglio ciò, avvertiamo che per caso osservammo che, scese le tenebre, subito una fiammella luminosa brillava sul conduttore acuminato della bottiglia di Leida carica, e, dopo un po´ di tempo veniva meno spontaneamente. Poi, dopo che quella vien meno, se la bottiglia è stata collocata ad una certa distanza dal conduttore della macchina, e dallo stesso conduttore si fa scoccare una scintilla, la fiammella riappare di nuovo, proprio nel momento in cui scocca la scintilla, e subito dopo svanisce; e così, scoccata la scintilla, alternativamente sorge e si spegne. Una fiammella di questo genere offre una prova nuova e non di poco peso, che noi tentammo in vario modo di sperimentare con le nostre indagini, dell´analogia già proposta. Infatti come quella fiammella si presenta allo scoccare della scintilla, così, come abbiamo detto, le contrazioni vengono suscitate allo scoccare della scintilla. Inoltre, nel modo in cui, se alla superficie esterna della bottiglia si applica un conduttore (specialmente se questo è in comunicazione con la terra), nel momento in cui la fiammella provocata dalla scintilla vien meno o langue, subito, ad un nuovo scoccare della scintilla quella luminosità riappare e si rinnova, così, abbiamo già avvertito, accostato il medesimo corpo conduttore ai muscoli mentre scoccano le scintille, si rinnovano le contrazioni che erano venute meno e riprendono forza quelle che languivano. Parimenti, come la fiammella riappare allo scoccare della scintilla, sia che il conduttore della bottiglia sia rivolto alla macchina sia che si trovi dall´altra parte, così anche le contrazioni si manifestano, come abbiamo detto, sia che i nervi e il loro conduttore siano dalla parte della macchina, sia che siano dalla parte opposta. Se poi si chiude quella parte del conduttore che sporge dall´apertura della bottiglia in un tubo di vetro o di resina, allo scoccare della scintilla la fiammella vien meno, non diversamente da come le contrazioni non si manifestano se i nervi siano chiusi nello stesso tubo, anche se tutto il resto dell´animale è esposto all´aria libera.
Inoltre nel modo in cui, se la bottiglia è posta entro un altro vaso di vetro avvolto in un foglio metallico, per il solo contatto di quel vaso esterno, mentre scocca la scintilla, la fiammella che langue rinasce e quella che vien meno si riprende, così se il vaso in cui si trova l´animale è posto entro lo stesso vaso come nella figura 3, tav. 1, per il contatto del vaso stesso, allo scoccare della scintilla, si rinvigoriscono le contrazioni che languivano e riappaiono quelle che erano venute meno.
Come però svanisce ogni presenza di quella fiammella elettrica, allo scoccare della scintilla, se il conduttore della superficie interna non sporge fuori dell´apertura della bottiglia o se, pur sporgendo, si congiunge ad esso un altro conduttore e si porta quest´ultimo fino alla superficie esterna della bottiglia, così, allo scoccare della scintilla, cessano le contrazioni, come abbiamo detto, se il nervo non sporge dai suoi muscoli corrispondenti e dalle parti contigue o se, pur sporgendo, un altro conduttore sia congiunto a quello e sia portato fino ai muscoli o ai loro conduttori.
Ma, anche se questa ipotesi e questo paragone presentano una verosimiglianza non trascurabile, tuttavia ci sono alcune cose che sembrano essere in grande contrasto con essi. Infatti, o i nervi sono di natura idioelettrica, come alcuni ammettono, e allora non potranno fungere da conduttori; oppure sono conduttori, e come potrà dunque accadere che sia contenuto in essi un fluido elettrico animale e che questo non vaghi e si diffonda alle parti vicine, certamente a grande discapito delle contrazioni muscolari? Ma a questa difficoltà facilmente soccorre chi immagini che i nervi siano cavi all´interno, o almeno siano composti di una qualche materia adatta allo scorrere del fluido elettrico, e siano invece composti all´esterno di una sostanza oleosa o di un´altra materia che impedisca la dispersione e il diffondersi del fluido elettrico che scorre in essi. Tale struttura e compagine dei nervi, invero, farà sì che essi possano adempiere ad entrambe le funzioni, cioè di condurre il fluido neuro-elettrico e insieme di evitare una dispersione di questo, e corrisponderà sia all´economia animale sia agli esperimenti; poiché l´economia animale sempre sembra postulare spiriti animali chiusi entro i nervi; mentre gli esperimenti ci dimostrano che i nervi sono fatti soprattutto di sostanza oleosa: infatti non soltanto dai nervi, per distillazione si ottiene una ingente quantità di olio, e di gran lunga maggiore di quella che si ottiene dai muscoli, ma la quantità di gas infiammabile che noi ottenemmo da questi, coi metodi recenti, fu maggiore di quella che mai si poté trarre da qualunque altra parte dell´animale, e questo gas fu di tale natura che , acceso, emise una fiamma più viva e più pura e di gran lunga più duratura di quella che è solito produrre lo stesso gas infiammabile tratto dalle altre parti, indizio certamente non di poco conto di una maggiore abbondanza di sostanza oleosa nei nervi.
Né invero questa sostanza idioelettrica che si trova nei nervi che sembra impedire che il fluido neuro-elettrico si disperda (non senza grave danno), impedirà che lo stesso fluido, scorrendo per l´intima sostanza conduttrice dei nervi, all´occorrenza esca dai nervi, per provocare le contrazioni, e attraverso l´arco si trasferisca ai muscoli con grande velocità, conformemente al suo comportamento e alla sua natura. Come infatti, anche se il conduttore di una bottiglia di Leida è rivestito di cera (se lo strato di cera è sottile o anche se è piuttosto spesso ma è rivestito da un sottile foglio metallico - purché non superi certi limiti di spessore, come noi piuttosto spesso sperimentammo), si ottiene tuttavia la scarica avvicinando l´arco, così il fluido elettrico potrà defluire dal nervo, forse costruito dalla natura in modo simile, e soprattutto se è armato ad arte, e provocare le contrazioni.
Ci sia dunque lecito seguire una ipotesi di questo genere, forse non improbabile, che tuttavia abbandoneremo subito non appena i dotti dissentiranno da questa o dimostreranno che ce n´è un´altra più opportuna, per le scoperte dei fisici o per i nuovi esperimenti svolti in materia.
Poche cose ora sulla natura di questa elettricità animale, che fu lecito inferire in base agli esperimenti narrati. Ci sono quindi alcuni punti in comune con l´elettricità artificiale e volgare, altri con l´elettricità della torpedine e di altri animali i questo genere. Sono punti in comune con l´elettricità volgare le seguenti caratteristiche.
In primo luogo essa trova una via libera e facile attraverso quei corpi per i quali l´elettricità comune è solita scorrere cioè prima di tutto attraverso i metalli, e tra questi attraverso i metalli più perfetti e nobili, come oro e l´argento, poi attraverso quelli meno nobili, come il rame, il ferro, lo stagno, il piombo, poi attraverso quelli imperfetti, del qual genere è l´antimonio, e infine attraverso le minere; parimenti trova una strada facile e libera attraverso l´acqua e i corpi umidi, più difficile attraverso le pietre, le terre, i legni; ha infine la via ostruita e del tutto bloccata attraverso corpi vitrei, resinosi, oleosi, per cui accade che se i metalli sono stati stratificati su un piano coibete, non diversamente dall´elettricità comune e artificiale, questa elettricità è solita accumularsi in essi e provocare effetti di gran lunga maggiori, cioè è solita suscitare contrazioni più intense e durature che se gli stessi metalli comunicassero liberamente con altri corpi conduttori. In secondo luogo la scelta, nel suo scorrere, della via più libera e più spedita, come gli archi, gli angoli, le punte. In terzo luogo ha natura duplice e contraria, cioè positiva e negativa. In quarto luogo una adesione continua, costante per ore, ai muscoli, non diversamente da come l´elettricità è solita aderire a lungo ai corpi elettrici per natura. In quinto luogo essa si rinnova spontaneamente e mantiene a lungo questa capacità. In sesto luogo l´insigne incremento delle forze di questa quando si usa l´artificio, come dicono, dell´armatura, fatta di quello stesso metallo con cui i fisici hanno l´abitudine di armare i corpi vitrei e resinosi.
Sono poi soprattutto queste le proprietà comuni con l´elettricità della torpedine e di animali di questo genere. Una sorta di circuito elettrico da una parte all´altra dell´animale e questo attraverso l´arco o traverso l´acqua che fa le veci dell´arco, come capirono i fisici. Perciò appare chiaramente che tale circuito non è proprio solo della torpedine o di animali simili ma forse della maggior parte degli animali, se si usano i nostri artifici. Inoltre come in quella elettricità, così in questa mancano la sensazione quasi di una leggera aura e l´attrazione o la repulsione di corpi leggerissimi e infine gli indizi del più piccolo movimento negli elettrometri fino ad ora inventati.
Ma la nostra elettricità animale ha anche in comune con l´elettricità di questo tipo che, senza alcun artificio, né frizione, né calore né altre cose di questo genere dalle qual sia suscitata, è quasi preparate dalla natura e subito pronta e si manifesta al solo contatto. Anzi è tanta la prontezza ad agire in questa elettricità degli animali che noi sperimentammo, che, se si tocca il tubo vertebrale, nel punto in cui è armato, anche solo con un corpo coibente, nondimeno non di rado si manifestano le contrazioni, soprattutto in un animale ucciso di recente e preparato; spesso poi si manifestano se lo stesso corpo coibente è spinto contro il foglio metallico così che il contatto del foglio col nervo che esce dal tubo vertebrale o aumenti o muti, cosa che non so se si possa affermare della torpedine.
Al contrario questo solo sembra essere proprio della torpedine e degli animali affini, cioè il fatto che siano in grado a loro arbitrio e volontà di indirizzare ed emettere fuori dalla cute l´elettricità cosicché essa compia al di fuori del corpo il suo circuito e con tanta abbondanza e forza da produrre, per ascoltare i fisici, una scintilla, così da provocare una scossa e una forte sensazione dolorosa e da colpire talvolta i piccoli animali che si imbattono in questo circuito tanto da ucciderli o stordirli e spaventarli. Ma queste cose forse indicano una presenza più abbondante di elettricità negli animali di questo genere e una forza maggiore, non un tipo di elettricità diversa; e forse un giorno si potranno trovare artifici con i quali ottenere effetti di questo genere anche in altri animali.
Ciò che abbiamo scoperto negli altri animali circa le forze e il comportamento di un circuito elettrico di questo genere e la via e mezzi attraverso i quali scorre, potrà forse fare un po´ di luce sullo stesso circuito nella torpedine e negli animali affini e ancora da una più diligente analisi e osservazione degli organi adatti a questa funzione di questi animali queste nostre scoperte potranno ricevere luce. Gli strumenti forse saranno simili e saranno gli stessi i termini del circuito elettrico, i muscoli e i nervi.
Questo riguardo all´indole e natura dell´elettricità animale. Ora poche cose circa la sua origine. Non mi sembra che questa sia diversa da quello che i fisiologi fino a questo momento hanno indicato per gli spiriti animali, cioè il cervello. Infatti, benché abbiamo indicato l´elettricità come inerente ai muscoli, tuttavia non pensiamo che essa emani da questi come dalla propria fonte naturale. Infatti poiché tutti i nervi, sia quelli che vanno ai muscoli sia quelli che arrivano alle altre parti del corpo, sembrano essere del tutto gli stessi come per l´aspetto così per la natura, chi negherà a buon diritto che tutti portino un fluido dello stesso tipo? Ma abbiamo già mostrato precedentemente che il fluido elettrico scorre attraverso i nervi dei muscoli, quindi scorre attraverso tutti i nervi, Quindi attingeranno lo stesso fluido da una fonte unica e comune, cioè dal cervello, dal quale tutti i nervi si originano. Diversamente infatti ci sarebbero tante fonti quante sono le parti in cui terminano i nervi ed essendo queste molto diverse per natura e costruzione non sembrano adatte ad elaborare e secernere, come è opportuno, uno stesso fluido.
Quindi crediamo verosimile che il fluido elettrico sia preparato dall´essenza del cervello, che sia liberato dal sangue, e che penetri nei nervi e scorra all´interno di questi, sia che essi siano cavi e vuoti, sia che, come sembra probabile, portino una linfa leggerissima o un altro particolare fluido leggerissimo, secreto, come ritiene la maggior parte [degli studiosi], dalla corteccia cerebrale. E se sarà dimostrato questo, finalmente, la recondita natura degli spiriti animali, sulla quale si è a lungo inutilmente indagato, forse ci si presenterà sotto una luce più chiara. Ma certamente, comunque stiano le cose, dopo questi nostri esperimenti, nessuno in futuro metterà, come penso, in dubbio, la natura elettrica degli spiriti animali. E anche se noi, forse per primi, mostrammo questa elettricità nel nostro pubblico Teatro Anatomico, basandoci sul ragionamento e soltanto su alcune osservazioni, e numerosi uomini celeberrimi già da tempo ne hanno parlato, tuttavia non avrei mai pensato che la fortuna ci fosse tanto amica da concedere forse a noi per primi di toccare quasi con mano questa elettricità nascosta nei nervi, di tirarla fuori da essi e quasi di porla sotto gli occhi.
Premesso ciò e date queste indicazioni, ora per prima cosa mi rivolgo a ciò che riguarda una spiegazione particolarmente di quelle contrazioni muscolari che si ottengono dai nostri esperimenti, per trattare infine di ciò che riguarda sia i movimenti naturali e volontari, sia quelli involontari e morbosi, affinché si apra una qualche prospettiva di utilità delle nostre osservazioni, se in qualche modo, come abbiamo ragione di credere, è lecito, trasferire queste nostre osservazioni dagli animali, e soprattutto da quelli a sangue caldo, all´uomo.
E così dagli esperimenti fatti deriva non difficilmente che quello scorrere veloce e violento del fluido neuro-elettrico attraverso i muscoli fino ai nervi è quello dal quale le contrazioni e i movimenti muscolari sono soprattutto suscitati.
In qual modo invece lo scorrere di questa elettricità provochi le contrazioni, se per esempio agisca per una irritazione e uno stimolo meccanici, colpendo i nervi o la fibra muscolare e suscitandone, come dicono, l´irritabilità, o se, comportandosi come il fluido elettrico comune, provochi, per esempio tra le particelle che compongono la fibra muscolare, con il suo velocissimo scorrere attraverso questa, una forte e particolare attrazione, cosicché, avvicinandosi queste particelle l´una all´altra, la fibra muscolare si accorcia, o infine se, come si è più inclini a credere, agisca in un altro modo non ancora conosciuto, è ancora troppo difficile da capire ed è ancora troppo avvolto nelle tenebre. Forse si potrà in futuro fare un po´ di luce continuando a condurre esperimenti su questo fenomeno. Ma ora, per prima cosa bisogna cercare questo, cioè per quale ragione e per quali cause, negli esperimenti descritti, avvenga tale passaggio di elettricità dai muscoli ai nervi, cosa che non sarà difficile da trovare nell´ipotesi sopra riportata.
Vorrei quindi prima di tutto che fosse ben chiaro che soprattutto due cose sono richieste o certamente con maggior efficacia permettono di suscitare le contrazioni muscolari di cui abbiamo parlato prima. In primo luogo, cioè, serve qualcosa che richiami il fluido neuro-elettrico dal muscolo al nervo, lo faccia uscire, lo raccolga in sé, una volta che è uscito dal nervo, e lo porti ai muscoli, quasi glielo restituisca, o lo porti ad un´altra parte e lo disperda. Mancando l´una o l´altra di queste condizioni, manca anche il fenomeno delle contrazioni. Le cose che attirano il fluido neuro-elettrico dal muscolo al nervo e quasi lo spingono, sembrano soprattutto queste: l´improvviso venir meno dell´equilibrio tra l´elettricità interna dei muscoli e dei nervi e quella esterna dei corpi che comunicano (particolarmente) coi nervi; inoltre l´irritazione dei nervi stessi; il contatto di un qualche corpo, soprattutto conduttore, o con i nervi stessi o con corpi conduttori che comunicano con i nervi; infine una qualche commozione della sostanza nervosa o un leggerissimo sfregamento, come quando si suscitano le contrazioni con la semplice percussione del piano sul quale giace l´animale preparato. E´ chiaro però che sollecitazioni di questo genere possono ricondursi in parte al venir meno dell´equilibrio, in parte ad un certo tipo di impulso, anche se minimo, sui nervi. Poi il fluido elettrico, che per questi motivi si sposta nei nervi, sarà raccolto da un qualunque corpo conduttore che trasferirà questo fluido dai nervi ai muscoli, se sarà stato condotto, come un arco elettrico, da questi a quelli; se invece sarà stato messo in comunicazione soltanto con i nervi o con corpi che toccano i nervi e avrà una certa grandezza, porterà questo fluido altrove.
Ora però, notate e stabilite queste cose, vengo a spiegare i movimenti muscolari che abbiamo osservato, e in primo luogo quelli che si ottengono facendo scoccare la scintilla. Infatti, con lo scoccare della scintilla si sottrae elettricità sia agli strati di aria che circondano il conduttore della macchina, sia ai conduttori dei nervi che comunicano con essi, e per questo motivo la loro elettricità diventa negativa. Quindi l´elettricità positiva all´interno dei muscoli accorrerà più abbondante ai nervi, sia con forze proprie, sia con forze mutuate dall´elettricità esterna, artificiale o naturale, affinché, raccolta dai conduttori dei nervi e diffondendosi in essi e negli strati d´aria di cui abbiamo parlato sopra, rinnovi l´elettricità che era venuta meno e ricomponga l´equilibrio, non diversamente da come nella bottiglia di Leida l´elettricità positiva della superficie interna, per lo stesso motivo, affluisce più abbondante al suo conduttore ed esce da questo, come mostra chiaramente l´apparizione della luminosa fiammella elettrica.
Di certo, quindi, non difficilmente si capisce l´utilità o la necessità dei conduttori nel raccogliere e trasferire l´elettricità e la loro proporzionalità costante con le contrazioni muscolari.
Sembra simile la causa e la modalità delle contrazioni muscolari che si ottengono, allo scoccare della scintilla, in un animale chiuso all´interno della nostra piccola macchina di vetro: infatti l´elettricità interna dei muscoli sembra affluire alla superficie interna del vetro attraverso i nervi e i loro conduttori per la stessa legge di equilibrio cosicché alla superficie interna del vetro affluisce tanta elettricità quanta ne è stata tolta, attraverso lo scoccare della scintilla, dalla superficie esterna.
Le stesse sembrano la spiegazione del fenomeno e la causa delle contrazioni che si manifestano quando i conduttori degli animali preparati sono apposti alla superficie esterna della bottiglia di Leida o vicino ad essa, mentre la scintilla scocca dal conduttore della superficie interna. Anzi il fenomeno si spiega tanto bene e chiaramente con questa legge delle superfici e dell´equilibrio che non criticherei facilmente chi spiegasse con la stessa legge anche quelle contrazioni che si ottengono quando si fa scoccare la scintilla dal conduttore di una macchina elettrica e postulasse quasi l´esistenza di una doppia superficie negli strati d´aria che circondano quel conduttore, una interna riguardante il conduttore e una esterna riguardante l´animale.
Ma sia che il fenomeno accada per questa ragione, sia che accada per un´altra ragione non ancora conosciuta, nessuno dubiterà che le cause e le ragioni del fenomeno siano le stesse in quelle contrazioni che abbiamo detto avvengono quando in cielo ci sono i lampi. Infatti, al balenare dei fulmini, sembra accadere agli strati d´aria intorno alla nube elettrica ciò che accade a quelli che circondano la macchina elettrica.
Infine tutti vedranno che dalla stessa legge di equilibrio tra l´elettricità positiva dei muscoli e negativa della ceralacca derivano quelle contrazioni che abbiamo detto derivare dalla stessa cera elettrizzata per strofinio avvicinata ai nervi e mancare quando di avvicina ai nervi un vetro, anche se questo viene sottoposto a sfregamento.
Ma vengo ora a quelle contrazioni che si ottengono sia con l´arco, sia col contatto di corpi conduttori coi nervi, sia con la stimolazione dei nervi stessi, sia con altri modi che abbiamo indicato sopra; per ciò che riguarda queste, chi osserverà anche per poco l´indole e le qualità dell´elettricità animale che abbiamo esposto, capirà facilmente quanto questi siano artifici atti e appropriati per attirare l´elettricità positiva interna dei muscoli fino ai nervi, a raccoglierla e a trasferirla alla parte esterna dei muscoli, negativamente elettrica, come abbiamo supposto.
Ma ammesse queste cose una volta per tutte, ci si potrebbe chiedere perché se il nervo viene anche solo toccato da un qualche corpo coibente, come talvolta accade se esso è stato armato, o se viene stimolato da questo (o, se si preferisce, dall´elettricità artificiale), si manifestino ugualmente le contrazioni. Infatti c´è un contatto e un impulso che, anche se lieve, forse potrebbe richiamare il fluido neuro-elettrico fuori dal nervo, ma sembra mancare del tutto un corpo che raccolga quello stesso fluido e lo porti altrove per ristabilire un equilibrio o, molto meglio, lo restituisca ai muscoli.
Ma avendo accuratamente soppesato i fenomeni esposti e l´indole e le qualità del fluido neuro-elettrico, che è solito trovare un libero adito e una via pronta e andare con forza dai nervi ai muscoli soltanto attraverso corpi conduttori, forse si vedrà che neppure in questo caso manca un corpo conduttore che faccia quasi le veci dell´arco; possono cioè assolvere questo compito le parti esterne dei nervi, umide e fluide, o ancor meglio le loro membrane spesse e dure, o entrambe.
Quindi forse, aperta la calotta cranica, messo a nudo il cervello e tirato fuori il midollo spinale dalla colonna vertebrale e messa a nudo, le contrazioni muscolari, come abbiamo detto, non si ottengono, anche se si accosti al midollo l´arco; si ottengono invece se lo si arma con un foglio metallico che espleta la funzione della membrana che è venuta a mancare. Diversamente però, come abbiamo detto, avviene nei nervi che, per lo spessore delle membrane di cui la natura li ha dotati fuori dal cervello, è sempre molto utile, ma non necessario, munire di un foglio metallico. Se si considera il foglio metallico col quale eravamo soliti avvolgere i nervi, come una parte di arco e si richiama alla mente che cosa abbiamo detto dell´utilità di molteplici sostanze che formino l´arco per aumentare le contrazioni, forse anche la maggior parte di quelle contrazioni che ci sembravano avvenire solo per un contatto, come già abbiamo detto, si potranno attribuire agli effetti di un arco, che formano in parte il foglio metallico, in parte le già nominate sostanze conduttrici dei nervi.
Ma se si ammettessero queste cose, forse si aprirebbe un qualche varco per spiegare i movimenti muscolari che si manifestano negli animali vivi, e che ora passiamo a considerare. Infatti per quello che riguarda i movimenti volontari, forse l´anima potrà agire con la sua forza straordinaria, o nel cervello, come si è più inclini a credere, o fuori di esso, su quel nervo che più le piaccia e per questo accade che il fluido neuro elettrico affluirà subito dal muscolo corrispondente a quella parte del nervo alla quale sarà stato richiamato tramite l´impulso, ed essendovi giunto, superata la parte coibente della sostanza nervosa, con le forze allora accresciute, e uscendo da essa sarà raccolto o dall´umidità esterna dei nervi o dalle membrane o da altre parti conduttrici vicine, e attraverso queste, come attraverso un arco, sarà restituito al muscolo dal quale è uscito, cosicché, per la legge dell´equilibrio, l´elettricità affluirà alla parte delle fibre muscolari carica di elettricità negativa nella quantità in cui era defluita dalla parte delle fibre muscolari elettricamente positiva, come ci sembrò di poter credere, per l´impulso del nervo.
Forse, se giudico bene, la cosa potrà essere spiegata con un ragionamento non dissimile, e addirittura meno difficile, nei movimenti involontari e innaturali, cioè con principi acri e stimolanti che irritino i nervi, o il midollo spinale, o il cervello, e che parimenti richiamino il fluido nervoso, cosicché infine, raccolto dalle parti conduttrici, come attraverso un arco venga restituito ai muscoli. A seconda poi della capacità di stimolare gli umori acri e di trasportarli, anche le contrazioni saranno diverse; nello stesso modo saranno diverse a seconda della posizione che questi umori occuperanno nelle parti nervose.
Infatti è facile capire che quando gli umori di questo tipo, diffusi fuori dei vasi, si trovano tra la superficie della sostanza nervosa e il suo involucro, le contrazioni debbono essere più forti e durature, poiché senza dubbio allora gli umori acri effusi e stagnanti non solo irriteranno il nervo con più forza ma offriranno anche al fluido neuro-elettrico una armatura più adatta ed una specie di arco. Di qui, nelle afflizioni reumatiche più gravi e soprattutto nella sciatica nervosa, in cui, come ammonisce Cotugno, l´umore ristagna tra l´involucro e la superficie del nervo, non solo i dolori sono più forti, ma sono anche solite manifestarsi contrazioni muscolari dell´arto malato a tal punto gravi e costanti che spesso lo stesso arto rimane contratto a lungo o perpetuamente. Per questo forse insorgono anche contrazioni muscolari che sono tanto forti, durature, che ritornano tanto facilmente e a brevi intervalli, e che sono più letali, quando gli umori acri e maligni ristagnano o tra il cervello e la pia madre, o tra la pia e la dura madre, o tra le circonvoluzioni del cervello, o tra la superficie del midollo spinale o dei nervi e il loro involucro, come per lo più accade nel tetano, malattia nella quale avviene soprattutto questo di straordinario, che in primo luogo quasi tutti i muscoli cadono in gravissime contrazioni toniche, anche se talvolta è affetto soltanto un nervo (come nel tetano che qualche volta si manifesta per la puntura di un nervo), poi i muscoli ricadono spontaneamente e frequentemente nelle stesse contrazioni, qualche volta solo per un lieve tremore, o uno scuotimento del letto o del piano sul quale si trova il letto dell´ammalato. Ma vedemmo che accadeva qualcosa di simile negli animali preparati e armati: in essi anche se l´arco era applicato soltanto ad un nervo crurale, tuttavia tutti i muscoli, non di un solo arto ma di entrambi, cadevano in contrazioni toniche e vi ricadevano talvolta spontaneamente solo per un tremore o una percussione del piano sul quale giacevano gli animali, cosicché sembra che questi nostri esperimenti se non hanno svelato la causa e la ragione di questa malattia e dei suoi sintomi peculiari, almeno abbiano istillato nei medici un qualche sospetto.
Ma ormai, poste ed esaminate queste cose sulle contrazioni muscolari sia leggere e naturali, sia più violente e derivanti da malattia, era facile che ci si presentasse quasi una nuova causa e ragione delle afflizioni contrarie, come per esempio la paralisi ecc., cioè che sia bloccato il circuito già esposto di fluido neuro-elettrico o dal muscolo al nervo o dal nervo al muscolo. In primo luogo forse ciò potrebbe accadere se una sostanza oleosa o di un´altra natura coibente bloccasse l´intima parte del nervo, secondariamente se una materia simile distruggesse o l´intima umidità del nervo o le membrane stesse o qualunque altra parte attraverso la quale il fluido neuro-elettrico di cui abbiamo già parlato chiude il circuito; d´altra parte ciò potrebbe accadere per entrambe le ragioni se lo spargimento della stessa materia e la congestione di esse fosse causato da principi acri e corrodenti e fossero lese la sostanza e la trama dei nervi o del cervello. Ma anche se forse queste cose sembrano poter avere una qualche parvenza di verità soprattutto in quei tipi di paralisi e apoplessia che invadono i malati lentamente e gradatamente, tuttavia in quelle che colpiscono i miseri improvvisamente, sembra di dover cercare una causa del tutto diversa.
Mentre meditavo su queste e simili cose, pensavo quasi ad una nuova causa non solo dell´apoplessia ma anche dell´epilessia, desunta soprattutto da ciò che capita spesso di osservare usando l´elettricità artificiale sugli animali.
Infatti se l´elettricità artificiale, quando è appositamente diretta o contro il cervello o contro i nervi o contro il midollo spinale (per esempio con l´aiuto del conduttore di una bottiglia di Leida), irrompe in quelle parti con una certa abbondanza e forza, le irrita e fa cadere gli animali quasi in violente convulsioni; se però una quantità di gran lunga maggiore di elettricità lede la sostanza di queste e le danneggia fortemente, rende gli stessi animali paralitici e apoplettici o, se è stata ancora maggiore, li uccide. Nello stesso modo io pensavo che l´elettricità animale nell´uomo potesse provocare gli stessi effetti o effetti simili, soprattutto se, come suole fare l´elettricità comune, quella attraesse e unisse a sé molto prontamente dei tenuissimi principi con i quali la sua forza divenisse di gran lunga maggiore; di questo genere sarebbe ciò che va sotto il nome di "principi acri", di qualunque natura poi sia. E così pensavo che l´elettricità animale così inquinata, dirigendosi al cervello dai muscoli o da altre parti attraverso i nervi e irrompendo in quello, ora potesse causare l´epilessia, ora l´apoplessia, secondo che maggiore o minore sia la forza e l´impeto sulla sostanza del cervello o dei nervi e più grave o più lieve l´inquinamento.
Infatti sembra di poter ricondurre il forte passaggio di elettricità al cervello attraverso i nervi all´abbondanza e qualità di umori maligni che ristagnano nel cervello e stimolano o colpiscono il cervello stesso o i nervi, oppure, infine, per lasciar perdere altre cose, ad una forte e improvvisa mutazione dell´elettricità atmosferica, soprattutto se avviene un improvviso mutamento di questa da positiva a negativa, mutamento che forse non è dissimile da quello che avviene negli strati d´aria che circondano ora il conduttore della macchina elettrica, ora la nube elettrica, allo scoccare della scintilla o al lampeggiare del fulmine. Pensavo poi che fosse chiaro a tutti quanto le cause fin qui descritte potessero esercitare la loro azione con più forza, prontezza e facilità se le sostanze acri e stimolanti si trovassero nel cervello piuttosto che nei nervi: infatti [si] potranno chiamare idiopatiche le malattie in quello e simpatiche le malattie in questi; ma le malattie di questo tipo saranno molto più gravi e si manifesteranno più facilmente se l´elettricità animale viziata abbonderà nel corpo e soprattutto nelle parti muscolari e nervose. Di qui forse, pensavo tra me, le malattie di questo tipo colpiscono soprattutto i vecchi, poiché in essi, o per l´astensione dalle fatiche e dagli esercizi o per l´aridità degli organi portata dalla vecchiaia e per la densità della sostanza oleosa soprattutto nei nervi o infine per la diminuzione della traspirazione insensibile per mezzo della quale è portata fuori dal corpo tanta abbondanza di elettricità e di elementi acri leggerissimi, sembra che si accumuli una maggiore quantità di elettricità animale viziata. Così pure congetturavo che queste malattie fatali colpiscano quando stiano per scoppiare maggiori tempeste atmosferiche e siano imminenti mutazioni per le quali suole esserci una maggiore quantità di elettricità nell´atmosfera, o poco dopo; infatti in queste circostanze si trova negli animali una maggiore quantità di elettricità, come sembrano indicare chiaramente le contrazioni che si manifestano allora più spesso e più prontamente e fortemente.
Quindi l´elettricità animale, aumentata oltre misura per queste e per altre cause, e viziata, sembra poter irrompere in un istante nella sostanza cerebrale con tale forza ed impeto da ledere fortemente nello stesso istante la sua struttura e rompere i vasi; donde conseguono subito facilmente le paralisi e gli umori si diffondono e, effusi e stagnanti, come spesso accade, si trovano nelle sezioni dei cadaveri.
Queste cose, poi, e altre, mi venivano in mente circa la causa di quelle malattie e il modo di colpire che esse hanno: nello stesso tempo, però, capivo che ipotesi di questo tipo potevano per molti motivi incontrare molte e gravissime difficoltà presso gli uomini dotti e forse la loro disapprovazione, e soprattutto poiché vanno contro l´opinione comune e accolta nelle scuole, cioè che i movimenti muscolari sono causati dal passaggio del fluido nervoso dal cervello alle parti muscolari, non da queste a quello. Ma se qualcuno, tra le altre cose, richiamasse alla mente quella sensazione come di un´aura che, o dagli arti inferiori, o dallo stomaco, o da basso ventre, gli epilettici sentono facilmente e spessissimo salire al cervello, ed accusano nel momento in cui sono colpiti dalle convulsioni, se considererà poi che il progredire di quelle crisi qualche volta è arrestato se si lega a una gamba un laccio che quasi impedisca la strada all´aura e la intercetti; se qualcuno, dico, rivolgesse l´attenzione a tutte queste cose e ai nostri esperimenti, facilmente ci perdonerebbe se siamo giunti a queste congetture. Ma, come dicevo, facevo queste ipotesi soprattutto con l´intento di farle soppesare dagli uomini più dotti.
Avendo proposto una causa non solo delle contrazioni naturali ma anche di quelle morbose e della paralisi, attribuita soprattutto al comportamento dell´elettricità animale, mi sembra che resti da dire alcune cose circa la cura di quelle malattie. E sembra prima di tutto che dai nostri esperimenti possa essere ricavato questo, che qualunque rimedio si usi per eliminare queste afflizioni, e anche la stessa elettricità amministrata esternamente, perché questi rimedi possano portare qualcosa di buono è opportuno che esercitino la loro forza soprattutto sull´elettricità animale, ed aumentino questa e il suo circuito, o li diminuiscano, o in un altro modo li cambino.
Perciò è necessario che il medico, soprattutto nella cura, abbia sotto gli occhi questa elettricità e il suo stato. E così, lasciando perdere gli altri rimedi, la forza dei quali sull´elettricità degli animali potranno chiarire soprattutto una diligente indagine e la pratica condotta di giorno in giorno, mi dedico subito all´uso dell´elettricità esterna e, perché la cosa proceda più chiaramente, considererò un primo luogo l´effetto di questa nelle contrazioni dei muscoli convulsive e reumatiche, e poi nella paralisi. Ma prima di tutto, a mio giudizio, deve essere considerato il triplice modo di agire dell´elettricità artificiale applicata al corpo umano, quello cioè che può dirsi estemporaneo ed esercita immediatamente la sua forza sulle parti del corpo umano sottoposte ad essa, come quando l´elettricità agisce attraverso una scintilla e soprattutto attraverso quella specie di fulmine elettrico, quando si fa scaricare la bottiglia di Leida; l´altro è quello che esercita la sua azione non improvvisamente ma in momenti successivi e in un certo tratto di tempo, congiunta, forse, e quasi, direi con i chimici, combinata, soprattutto con le parti fluide del corpo animale, come quella elettricità che i fisici più moderni chiamano per bagno; infine l´ultimo è quello che toglie elettricità all´animale, come quando si usa l´elettricità negativa, come la chiamano i fisici stessi.
Consideriamo ora brevemente queste singole facoltà nelle malattie di cui abbiamo parlato. Per quello che riguarda le contrazioni convulsive dei muscoli, ciascuno vede facilmente che queste, nella nostra ipotesi, dipendono per lo più dall´elettricità animale in eccesso, o dall´elettricità viziata nei muscoli, che per cause lievissime è richiamata dai muscoli ai nervi e al cervello, o soprattutto da sostanze acri e irritanti che colpiscono il cervello o i nervi o, come spesso accade, da entrambe le cause.
Nel primo caso, l´elettricità, come dicono, positiva sembra che non possa portare nessuna utilità e anzi che possa portare un grave danno, in qualunque modo sia somministrata; sembra invece che l´elettricità negativa potrà, come è chiaro, giovare non poco. Se invece si tratterà del secondo caso, sarà lecito al medico aspettarsi una qualche utilità dall´elettricità positiva, dirigendola artificialmente ai nervi affetti; infatti questa potrà con la sua forza allontanare e rimuovere dai nervi le sostanze acri.
Perciò i medici con grande cura dovranno badare a queste differenze di convulsioni e delle loro cause e dovranno indagare su di esse: e benché spesso siano forse presenti l´una e l´altra causa, tuttavia bisogna vedere con attenzione quale delle due sia quella prevalente; e anche se questo è difficile tuttavia non bisogna abbandonare del tutto la speranza di potervi finalmente riuscire qualche volta. Infatti potranno essere per esempio alcuni indizi, e forse non lievi, di elettricità in eccesso la presenza di una certa quantità di elettricità nell´atmosfera, o il fatto che ci sia stata fino a poco tempo prima; e quanto questa aumenti le forze dell´elettricità animale lo provano anche i nostri esperimenti. Si può poi ricercare e verificare la presenza di una quantità di questa elettricità per mezzo di un elettrometro atmosferico, ed anche in base all´aspetto delle nubi, alla stagione, alla tempestosità del cielo, alla qualità dei venti, alle fasi lunari e ad altri segni tramandati dai fisici più insigni e soprattutto da Bartholon e Gardini.
Oltre a queste cose potranno indicare in noi abbondanza di elettricità un´insolita alacrità e velocità dei movimenti, e soprattutto degli occhi, non dipendente da nessun´altra causa, congiunta ad una grande varietà e incostanza.
Parimenti potranno forse indurre allo stesso sospetto quegli stessi cambiamenti che è solita generare in noi l´elettricità artificiale; cioè un insolito calore interno, un aumento di secrezioni ed escrezioni, come di alvo, urina, saliva, sudore, traspirazione insensibile, la velocità, grandezza e vibrazione delle pulsazioni, inoltre l´uso di alimenti in cui siano contenuti principi idioelettrici, come aromi, liquidi oleosi e spiritosi, soprattutto se per caso non appaiano altre cause di queste mutazioni.
Senza dubbio la maggior parte di queste condizioni è solita precedere convulsioni più gravi ed altre affezioni nervose, come l´epilessia, la mania ed altre simili.
Segni contrari, invece, ci potranno avvertire in modo chiaro della presenza di elettricità negativa o di una mancanza di elettricità. Invece dell´elettricità cattiva e inquinata, offriranno forse qualche indizio quegli stessi disturbi degli ammalati e sintomi di malattie che di solito indicano ai medici la presenza e il sopravvento di sostanze acri.
Ma sia sufficiente aver toccato questi punti perché si apra una qualche via ad indagare e riconoscere il vario stato dell´elettricità animale.
Per quello che riguarda poi le contrazioni reumatiche dei muscoli, poiché queste traggono soprattutto origine da una materia acre e irritante che si trovi nei nervi, è facile presumere che si possono usare per queste quasi tutti i metodi di somministrare elettricità positiva, usati tuttavia in questo ordine e con questo sistema, che cioè per primo si usi il metodo che è denominato "per bagno" per raccogliere nei muscoli una quantità maggiore di elettricità, poi si somministri elettricità "per scintille", infine "per scossa", affinché dapprima gli umori stagnanti siano attenuati dalla forza meccanica e repellente dell´elettricità e poi più facilmente, aumentando l´impulso, possano essere rimossi dalla parte affetta.
Né, per lo stesso motivo potrà giovare di meno anche l´elettricità negativa soprattutto applicata sulla parte affetta con il nostro metodo, cioè con il far scoccare la scintilla dal conduttore della macchina o dalla bottiglia di Leida, soprattutto se la parte sia munita dei suoi conduttori, alcuni dei quali siano rivolti alla macchina e altri comunichino con la terra; e questo metodo potrà forse essere reso più utile se si usino o grandi bottiglie di Leida o molte di queste congiunte ad uno stesso comune conduttore o macchine elettriche più grandi, quali non difficilmente si costruiscono ai nostri tempi o molto più se si trovi il modo di dirigere e spingere l´elettricità animale da certi muscoli a certi nervi.
A nessuno infatti sfugge che con questo metodo, tra quelli che abbiamo indicato, è promosso uno scorrere più violento dell´elettricità animale, soprattutto attraverso i nervi affetti, che è un rimedio adattissimo, come sembra, a distruggere, sciogliere ed espellere dagli stessi le sostanze stagnanti e che sono attaccate ai nervi. Di qui forse i movimenti muscolari che, come abbiamo detto, forse derivano dallo scorrere dell´elettricità dal muscolo ai nervi, sogliono portare non poco beneficio e sollievo nelle affezioni reumatiche, tanto più quanto più le parti affette, anche se con qualche incomodo e dolore si muovono violentemente.
Che se questo nuovo metodo di somministrare l´elettricità negativa potrà essere congiunto ad una qualche utilità o in queste malattie o in altre, quanto maggiore aiuto è lecito aspettarci dall´elettricità atmosferica, se per esempio muniamo con cautela e previdenza le parti malate di loro conduttori, come abbiamo avvertito che facciamo con l´elettricità artificiale, quando in cielo ci sono tuoni e fulmini.
Forse fu questa la causa per cui membra contrattesi dalla prima età o paralitiche per malattia recuperarono la naturale flessibilità, forza, capacità di muoversi, come dice Bartholon, dopo che un fulmine si abbatté non lontano dai malati?
Per quello invece che riguarda la cura della paralisi, vedo la cosa piena di difficoltà e di pericolo. Infatti è difficile riconoscere se la malattia derivi da una struttura viziata dei nervi o del cervello o da una materia coibente che occupi le parti interne dei nervi o del cervello o altre parti per le quali pensiamo che si compia in noi il circuito.
Nel primo caso l´elettricità artificiale, in qualunque modo somministrata, può giovare poco e forse essere di molto danno, nel secondo sembra di poter ricavare una qualche utilità o con lo sciogliere la materia coibente o con l´aumentare le forze dell´elettricità animale. Ma la pratica e l´esperienza potranno forse un giorno rendere la cosa più chiara.
Infine trarremo dai nostri esperimenti alcuni corollari non di poco conto né inutili.
Da queste cose, quindi, sembra constare che sia l´elettricità artificiale, sia quella atmosferica ha sui muscoli e sui nervi un potere di gran lunga maggiore di quello conosciuto fino ad ora e che dalla forza di questa deriva tanta potenza all´elettricità animale quanta, nei nostri esperimenti vedemmo che poteva spingere l´elettricità animale a muoversi, a uscire dai muscoli, a passare velocemente attraverso i nervi e a suscitare forti contrazioni muscolari.
Constatate queste cose sembra che si possa aprire una strada forse maggiore di prima per trovare nuovi modi di usare l´elettricità e metodi più utili di quelli usati prima per scoprire le cause del consenso tra l´elettricità atmosferica e le vicissitudini della nostra salute e tra le improvvise mutazioni di quella e l´insorgere di alcune malattie.
Questi esperimenti sembrano inoltre indicare che allo scoccare dei fulmini e delle scintille non solo l´elettricità atmosferica ma forse anche quella terrestre affluisce verso il cielo.
Ci si chiede poi se da questo reflusso avvenga che, sorte in cielo grandi tempeste, nell´atmosfera avvengano mutazioni e vicissitudini non solo per i principi di diverso genere che dalle varie regioni del cielo porta con sé ma anche per quelli che porta con sé dalla terra nell´aria, se questo fluido elettrico abbia la proprietà, che molti fisici ammettono, di espellere e dissipare alcune delle sottili sostanze dei corpi che attraversa e di assorbire e congiungere a sé altre sostanze. Ma questo lo vedranno soprattutto i fisici.
Tale reflusso di elettricità terrestre nell´atmosfera, quando avvenga, potrà rivendicare una parte importante o certamente non mediocre in quella crescita più veloce e grande delle piante che l´illustrissimo Gardini osservò dopo le folgori e i tuoni ed ascrisse soprattutto all´elettricità atmosferica congiunta ai vapori.
Infine poiché le contrazioni muscolari di questo genere, che abbiamo detto si manifestano durante i temporali, offrono una prova nuova e indubbia dell´elettricità atmosferica e dei suoi effetti sull´economia animale, queste potranno forse, sia pure non facilmente condurre non tanto alle cause del terremoto quanto a chiarire i suoi effetti sull´economia animale, cosicché non sembrerà inutile sperimentare queste stesse cose quando infuriano i terremoti.
Ma interrompiamo ora, anzi poniamo ora fine alle congetture. Questo erano soprattutto ciò che si è scoperto circa le forze dell´elettricità artificiale, atmosferica e tempestosa, e naturale nel movimento muscolare, che sottostà al comando dell´anima, che volevo comunicare agli uomini più dotti, affinché ciò potesse avere in futuro una qualche utilità, cosa che è soprattutto nei nostri desideri.
Ciò che invece riguarda le forze di quelle elettricità nei movimenti naturali, nella circolazione del sangue e nella secrezione degli umori, quanto prima lo porteremo alla luce con un altro commentario, non appena avremo un po´ di tempo a disposizione.
 

Descrizione delle tavole

 


Tav. 1
 

Fig. W Rana preparata per l'esperimento
CC zampe
DD nervi sacrali che terminano nei nervi crurali, che piace chiamare crurali interni
F filo metallico, che perfora il midollo spinale, condotto attraverso i fori della spina dorsale
G bacchetta di ferro
M spina dorsale
Fig. 1 Macchina elettrica
A disco
B bacchetta di ferro, con la quale si fa scoccare la scintilla
C conduttore
Fig. 2
CC zampe
DD nervi interni crurali
E filo di ferro portato attraverso il midollo F
G bacchetta di ferro, con la quale di tocca il filo di ferro, mentre scocca la scintilla dal conduttore della macchina
H bacchetta di vetro, con la quale si tocca il filo di ferro E, mentre scocca la scintilla
KK conduttori dei nervi
Fig. 3
A bottiglia di vetro, all'interno della quale è chiusa la rana preparata
B filo di ferro unito con l'uncino della rana
C estremità del filo di ferro sospeso, alla quale è collegato il filo di ferro B
D laccio di seta
EEE filo di ferro che, congiunto con il filo di ferro B, fa da conduttore dei nervi, ed è lunghissimo
F uncino di ferro, al quale è collegato il filo di ferro E
Fig. 4
C conduttore dei nervi
D conduttore dei muscoli
Fig. 5 bottiglia di Leida
A piccoli pallini da caccia contenuti all'interno della bottiglia
B conduttore della bottiglia
C mano di chi fa scoccare la scintilla dal conduttore B
Fig. 6
A bottiglia rovesciata all'interno della quale sono contenuti i pallini da caccia
B bottiglia simile, all'interno della quale si trovano sia l'animale sia i pallini da caccia che fanno da conduttori dei muscoli
 


Tav. 2
 

AA filo di ferro isolato, o conduttore dei nervi
BBB bacchette di vetro all'interno dei quali è chiuso il filo di ferro perché sia isolato
C vaso di vetro all'interno del quale è contenuta la rana preparata secondo il solito
D filo di ferro, o conduttore dei muscoli, una estremità del quale tocca l'arto, e l'altra è portata all'acqua del pozzo
Fig. 8
E rana preparata come al solito sopra una tavola ricoperta di pigmento oleoso
F conduttore dei nervi non isolato che con una delle sue estremità è infisso nel midollo spinale e con l'altra è collegato all'uncino di ferro infisso nel muro
 


Tav. 3
 

Fig. 9
A foglio metallico di stagno apposto sulla colonna vertebrale della rana preparata
BB zampe
C altro foglio metallico di oricalco
D arco di bronzo ricoperto da un foglio di argento
F piano di vetro sopra il quale è posto l'animale
Fig. 10
AA due archi che sono inseriti in una bacchetta B di vetro o di resina
C uncino infisso nel midollo spinale
Fig. 11 rana preparata della quale una zampa è tenuta sospesa e l'altra tocca il piano della capsula d'argento E con l'uncino infisso nel suo tubo vertebrale
Fig. 12
FF due archi metallici, dei quali uno è fatto di bronzo e l'altro di argento
Fig. 13
GG conduttori metallici dei quali uno è apposto alla parte superiore e l'altro all'inferiore della superficie armata del quadrato magico
H nervi così ripiegati verso l'orlo del quadrato magico da toccare la superficie inferiore, insieme al midollo spinale
Fig. 14
K bacchetta di vetro che è riempita di diversi fluidi
Fig. 15 zampe separate l'una dall'altra
Fig. 16 zampe separate l'una dall'altra e colonna vertebrale separata
 


Tav. 4
 

Fig. 17 rana collocata sopra un piano di vetro e armata nel midollo spinale con il foglio metallico E
Fig. 18 rana sopra un piano di vetro armato dalle due parti con fogli di diverso metallo
F foglio d'argento
G foglio di bronzo
Fig. 19
AA arco metallico
BB vasi di vetro pieno d'acqua, in uno dei quali sono immerse le zampe della rana C, nell'altro i nervi D
Fig. 20
A conduttore metallico apposto alla superficie inferiore armata del quadrato magico, che è posta sopra i muscoli della zampa messi a nudo
B altro conduttore metallico che tocca la superficie superiore del quadrato magico armata, sopra la quale è disteso il nervo crurale armato
CC superficie libera del quadrato magico
Fig. 12
AA arco metallico
B nervo crurale
C foglio di stagno
D muscolo dissecato del femore


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