AVVERTIMENTO.
Per quanto lunga e diligente sia stata la preparazione con la quale siamo andati raccogliendo i materiali del Carteggio Galileiano, e per quante sollecitudini abbiamo adoperate nell'atto di curarne la stampa, era impossibile che non sorgesse a poco a poco la necessità di un'appendice o supplemento; e crediamo anzi di poterci rallegrare se, massime in confronto d'altre edizioni consimili, le lettere da aggiungersi a pubblicazione compiuta sono in numero relativamente esiguo.
A ciascuna di esse abbiamo apposto un numero, che indica dove debbono intercalarsi per seguire l'ordine cronologico. Non tutte però ci sopraggiunsero dopochè avevamo oltrepassato il luogo che avrebbero dovuto occupare: alcune ci erano già note per altrui pubblicazione; ma quando, al momento di ripubblicarle, dovemmo riconoscere che la data ad esse attribuita dai precedenti editori era posteriore alla vera, non ci rimase altro espediente, avendo noi oltrepassato con la stampa il luogo loro proprio, che rimandarle al Supplemento.
In questo abbiamo poi raccolto altresì alcune rettificazioni e aggiunte alle informazioni e al testo di lettere già da noi pubblicate, delle quali abbiamo potuto conoscere nuove fonti: e così le nuove lettere, come le rettificazioni alle lettere già pubblicate, sono registrate ai loro luoghi nei due Indici generali, cronologico e alfabetico, che tengono dietro al presente Supplemento.
Col quale noi non crediamo aver fatto opera compiuta. Altre lettere, e di Galileo, e a Galileo, e fra terzi a lui relative, che abbiamo fin ora inutilmente cercato, o di cui, non ostante le più vive istanze, non abbiamo potuto ottenere comunicazione, verranno probabilmente alla luce: a noi basti potere con piena coscienza affermare, che nessuna cura fu tralasciata perchè di tali difetti andasse scevra l'edizione Nazionale.
Al n.° 37.
GIO. VINCENZO PINELLI a GALILEO in Venezia.
Padova, 9 settembre 1592.
L'autografo della lettera che abbiamo pubblicato sotto il n.° 37 (cfr. Vol. X, pag. 48-49 [Edizione Nazionale]) è presentemente nella Raccolta Lozzi in Roma; e confrontato con la nostra edizione, oltre ad offrire alcune varietà([1]) di lieve importanza, contiene l'indirizzo esterno:
Al molto Mag.co et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il Sig.re Galileo Galilei.
Vinetia.
287bis.**.
RAFFAELLO GUALTEROTTI a COSIMO II, Granduca di Toscana, [in Pisa([2])].
Firenze, 6 aprile 1610.
Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Cimento, Tomo 27, car. 11. – Originale, non autografa.
Ser.mo Gran Duca di Toscana,
Con umiltà ed affetto fo
reverenza a V. A. Ser.ma, e le bacio la veste. Io ho letto il
Messaggiero Stellato di Galileo, dal qual si comprendono tre nobili cose. Il
primo, che Galileo ha nobilitato uno strumento debile e che nel principio io
stimai pochissimo, come quegli che havevo tra le mie bagattelle([3])
due o tre cose che tendevono a quel medesimo fine; ma hora la perfizione che
gli ha dato Galileo è sua propria, cosa invero mirabilissima. La seconda, le
molte belle cose ch'egli ha ritrovato con esso, e sopratutto che Giove sia
centro a quattro pianeti non più veduti; cosa che mi porge tanta meraviglia,
che havendo già finito il Polemidoro([4]),
che è poema poco minor di quel del'Ariosto, o più presto, per dir meglio,
dugento stanze maggiore, e così havendo a qualche buon termine la America([5]),
che sarà d'una simile grandezza del'opra del Tasso, io mi son messo a comporre
il terzo poema eroico sopra il ritrovamento dele nuove stelle e de i quattro
nuovi pianeti. Nel terzo luogo è la considerazione che il Galilei habbia
chiamate le quattro nuove stelle erranti Medicee, o vero Pianeti Cosmirai, che
oltre ad ogni altra cosa mi porge diletto grandissimo; però io con ogni amore e
con ogni diligenza seguiterò ancora questo nuovo poema de' nuovamente ritrovati
Cosmirai, del quale sarà il principio con questa([6]).
Ma ricordisi V. A. Ser.ma di darmi altro soccorso di quello ch'ella
mi dà, se la vuol ch'io viva e tiri inanzi le mie opere; e prego V. A. Ser.ma
che quanto prima si parta di cotesti paesi, perchè l'aria non vi è più buona, e
V. A. Ser.ma intorno a questo Maggio porta alcuno pericoletto. Ma io
prego il grandissimo Dio che la conservi sana e felice lungamente, e di nuovo
le fo reverenza e le bacio la veste.
Di
Firenze, li 6 di Aprile 1610.
|
Di V. A. Ser.ma |
Umilissimo Servitore Raffael
Gualterotti. |
Fuori:
Al Ser.mo Don Cosimo Medici,
Gran Duca di Toscana, mio S.re
328bis**.
GIULIANO DE' MEDICI a BELISARIO VINTA [in Firenze].
Praga, 7 giugno 1610.
Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4365, car. 169. – Autografa la sottoscrizione.
Ill.mo Sig.or mio Oss.mo
Con le due benignissime del
Ser.mo Padrone delli 22 del passato mi trovo l'una di V. S. del
medesimo giorno et l'altra delli 24....
Et se il Sig.or
Galilei mi manderà cosa nessuna per la quale mi possa impiegare per servitio
suo, eseguirò con ogni diligenza l'ordine datemene da V. S.([7])....
362bis**.
GALILEO a [MASSIMILIANO DI BAVIERA in Monaco].
Padova, 22 luglio 1610.
R. Archivio segreto di Stato in Monaco. Kasten schw. 238/2 X. –
Autografa.
Ser.mo Sig.re
Era premio
soprabbondantissimo al picciol merito mio il farmi per uno de' suoi minimi
servitori intendere che il vetro mandatogli da me fosse di sua satisfazione; ma
hora che l'A. V. S.ma per sua infinità benignità ha voluto così
trabocchevolmente honorarmi col darmene conto ella stessa([8]),
questo sì che mi ha tanto strettamente legato, che altra catena non faceva
mestiero per stringermi in uno indissolubil nodo di devotissima et perpetua
servitù: onde della collana d'oro mandatami con la medaglia della sua effigie
io tanto più ne devo ringraziare l'A. V. S., quanto, non havendo io merito
alcuno, dalla mera sua cortesia la ricevo. Rendendole dunque della prima et
della seconda grazia grazie infinite, con ogni humiltà me gl'inchino, et
reverente gli bacio la vesta, augurandogli dal S. Dio il colmo di felicità.
Di
Pad.a, li 22 di Luglio 1610.
|
Di V. A S. |
Hum.mo
et Oblig.mo Servo Galileo
Galilei. |
Al n.° 396.
LUCA VALERIO a GALILEO in Firenze.
Roma, 24 settembre 1610.
L'autografo della lettera che abbiamo pubblicato sotto il n.° 396 (cfr. Vol. X, pag. 434-435 [Edizione Nazionale]) è presentemente nella Raccolta Lozzi in Roma; e confrontato con la nostra edizione, oltre ad offrire alcune varietà([9]) di lieve importanza, contiene l'indirizzo esterno:
Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.
Al n.° 555.
GALILEO a [GALLANZONE GALLANZONI in Roma].
Firenze, 16 luglio 1611.
Della lettera pubblicata sotto il n.° 555 (cfr. Vol. XI, pag. 141-155 [Edizione Nazionale]) abbiamo potuto vedere una copia di mano sincrona, che probabilmente era appartenuta a Gilberto Govi. Questa copia presenta, a confronto del testo che abbiamo ricavato dalla minuta autografa, molte varietà, com'è naturale trattandosi di scrittura che fu ricorretta dall'autore fors'anche in un tempo alquanto posteriore a quello della prima stesura (cfr. l'informazione del n.° 555), e che fu diffusa manoscritta; varietà però che sono di scarsa importanza([10]), tanto più che non sapremmo assegnarne con sicurezza l'origine. Mentre giudichiamo pertanto superfluo il registrare tali differenze, approfittiamo invece della copia in quanto ha conservato quel brano che nell'autografo si desidera, perchè vi è stata tagliata la carta([11]); il qual brano, che cade tra la lin. 407 e la lin. 408 [Edizione Nazionale], è del seguente tenore:
«Sento che i Copernici, in
guisa d'huomo che sogna, prestamente spacciandosene, rispondono che il primo
mobile, volgendo seco in giro col moto del ratto tutto questo universo
inferiore a lui, porta seco uniformemente l'aria, la terra e tutti gl'altri
elementi, etc.([12])»:
e poco sotto replica il medesimo. Altrove poi, più da basso, mette più d'una
sciocchezza impossibile in poche parole, replicando la costitutione
dell'universo, secondo che egli ha sognato che il Copernico la ponga, e scrive([13]):
«La situatione è questa. La terra e tutti gl'altri elementi circondati dal
cielo della sono eccentrici al centro del mondo, nel quale è locato il sole,
immobile e fisso. Dopo il sole, Venere, secondo la comune: sebene, secondo il
Copernico, è Mercurio; ma, perchè non varia il concetto, mi piace non partire
dalla più riceuta opinione. Però a Venere facciamo seguir Mercurio, quindi la
luna, nel concavo del cui cielo sono tutti gl'ele.....
Nella copia si ha pure la sottoscrizione:
|
Di V.S. molt'Ill.re |
Se.re Aff.mo Galileo
Galilei. |
che nell'autografo manca([14]).
Al n.° 559.
GIO. BATTISTA DELLA PORTA a FEDERICO CESI in Roma.
[Napoli, luglio 1611].
Il capitolo di lettera, che abbiamo pubblicato sotto il n.° 559 (cfr. Vol. XI, pag. 157 [Edizione Nazionale]) si legge, in copia di mano di Federico Cesi, nella Bibl. Naz. Fir., Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 29, nella seguente forma:
Ho riceuto il libro contro
il S.r Galileo, del quale non ho visto cosa più spropositata al mondo.
In esso si sforza l'autore con tanti argomenti provar il contrario, e non ne
val niuno; e mentre ha pensato torgli l'autorità, ce l'ha più confirmata.
Attesta me nella prospettiva molte volte, e mai a proposito: conoscesi, non
saper prospettiva.
A poco a poco
restaranno capaci che i Lincei non sogliono allucinarsi.
613bis**.
FEDERICO CESI a GIOVANNI FABER [in Roma].
Roma, 11 dicembre 1611.
Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber, Filza 423, car. 63.– Autografa.
Doctiss.e ac Chariss.e Frater
S. P.
Libros caelestium rumorum, a
Galilaeo nostro excitatorum, D. V. mitto, ut in epistola conscribenda([15])
illis uti possit, simul et quae adnotavi loca ad eamdem opportuna, ut memoriae
loco inserviant. Optarem quam primum exararet, nec unicam; non
parum quippe rebus nostris profuerit, ut dixi et dicam. Normulam praeterea
exhibeo titulorum et inscriptionum Lyncaearum, in quibus tum dignitatem tum
puritatem philosophicam servatam arbitror.
Dies D.
Teophili([16]) Lynceaturae decreta erit ab hac prima vel secunda. Indicam tamen statim ac
parata res erit. Valeat D. T., et salutem meo nomine D. Theophilo, candidato
nostro, impertiatur.
Ex
Lycaeo, die xbris undecimo 1611.
|
D. V.e |
Frater
qui ex corde amat F.
Caes.,
Princeps Lyn. |
Fuori: Doctiss.o ac Chariss.o Fratri
Domino Ioanni Fabro Lyncaeo.
613ter**.
FEDERICO CESI a GIOVANNI FABER [in Roma].
Roma, 12 dicembre 1611.
Arch. dell'Ospizio di S. Marla in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber, Filza 423, car. 141 – Autografa.
Doctiss.e ac
Chariss.e Fr. S. P.
Epistolas
a Galileo et ad Galileum caelestium novitatum occasione scriptas, Mantuanumque
eiusdem generis problema([17]),
transmitto, ut perlegere possit antequam epistolicas aggrediatur
conscriptiones. Nec omnes, quae ad hanc usque emissae sunt diem, esse
suspicetur, sed quae meis oculis oblatae.
Crastina
die D. T. cum D. Theophilo([18])
expecto, paulo ante horam prandii; primum enim Lyncaea actione, mox simplici ac
philosophico excipiam convivio. Festino namque ab urbe discessum ad agrestia
negocia. Valeat D. T. D.s que Theophilus.
Ex Lycaeo, die xbris 12 1611.
|
D. T. |
Frater
ex corde amans F. Caes., Lync. Prin. |
Fuori:
D. Ioanni Fabro Lyncaeo,
Doctiss.o et Chariss.o
Fratri.
842bis**.
GIO. BATTISTA AMADORI a [LODOVICO CARDI DA CIGOLI (?) in Roma].
Firenze, 2 febbraio [1613].
Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XII, car. 19. – Copia di mano sincrona.
Sebene per lungo spatio di
tempo non ho mai scritto a V. S., mi sono persuaso di scusarmi con le
raccomandationi fatte in mio nome dal Sig.r Galileo, per non
l'infastidire col'obbligo del rispondere, essendo occupata in cose così
importanti della sua professione: del che mi rallegro infinitamente, sentendo
dall'universale che ella tiene il primo luogo in cotesta città, ricetto di
tutti i virtuosi; e spero che se la fortuna non si ferma nel corso de' suoi
honori, di vedere la virtù sua giunta a quel colmo e la mia allegrezza a quel
grado, che all'uno e all'altro non resterà più che desiderare, sapendo quanto
per i tempi passati in che stima io l'habbia sempre tenuta. Hora mi risolvo a
scriverle per un favore che io desidero da lei, il quale è questo: se è
possibile, ella mi faccia haver gratia di poter tenere e leggere l'infrascritte
opere, a me necessarie, non li mancando occasione con cotesti principali
appresso l'Ill.mo Sig.r Borghesi([19]),
che così mi ha persuaso il Sig.r Galileo, il quale
cordialissimamente se li raccomanda; e spero che fra poche settimane harete
costì il suo ritratto di marmo, il quale io fo tirare a fine per hordine del
Sig.r Filippo Salviati, il quale, per quanto mi ha detto, lo volea
presentare al Sig.r Principe Cesi. Io ne fo fare due, uno al Caccini([20]),
l'altro a Oratio Mochi; et il Sig.r Galileo resta assai appagato
della somiglianza....
E non mi rispiar[mi] in cosa
alcuna, e si degni, quando la viene a Firenze, di scav[al]care a casa mia sula
Piaza di S.a Maria Novella, perchè ho capacissima da poterla
ricevere, come li può far fede il molto R.mo P. Marraffi([21]),
al quale V. S. si degnerà fare un baciamano. Dio la feliciti.
Di Fiorenza, il dì 2 di Febb. 16[...].
-------------
Gio. Bat.a
Amadori physico desidera di poter tenere e leggere l'infrascritte opere, cioè:
Opera
|
Corradi Gesneri, medici; Hyeronimi Cardani, medici; Leonharti Fuchsii, medici; Theophrasti Paracelsi,
medici. |
Corradi Gesneri. Hyeronimi C. Leonharti F. Theophrasti |
E se fussi
possibile ancora aggiugnerci l'opere di questi nostri dui Fiorentini, cioè;
l'opere di Niccolò
Macchiavelli;
l'opere di Mess. Gio. Boccaccio([22]).
942bis*.
STEFANO PEROZZI a GALILEO in Firenze.
Camerino, 7 novembre 1613.
Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 95. – Autografa.
Molt'Ill.re Sig.r
e mio P.ron Oss.mo
Vorrei che questi giorni, ch'io ho da fermarmi qua, se ne volassero in un batter d'occhio per tornarmene tanto più presto([23]) a Fiorenza, dove ho lasciato la miglior parte di me stesso, talchè hora mi pare d'essere non quel di prima, m'una fantasma, e ciò perchè mi trovo lontano da V. S., nella quale io penzo a tutte l'hore: cosi fuss'io in memoria sua, che quest'assenza mi sarrebbe men dura. Ma, benchè poco degno mi conosca di tanto favore, pur lo spero; et a V. S. bacio humilmente la mano.
Di Cam.no, li 7 di Novembre 1613.
|
Di V. S.
molt'Ill.re et Ecc.ma |
|
|
Piacesse a Dio che il Sig.r Car.le di Cosenza([24]) potesse servirla in qualche cosa, perchè vedrebbe quanta stima facci della sua virtù e valore; e spesso parliamo di V. S. con quell'affetto et amirazione che si deve. Mi favorisca riverire per mia parte l'Ill.mi SS.ri Filippo Salviati e Gio. Battista Strozzi, e senza fine il Sig.r Iacopo Soldani, ch'io alla fine di questo sarrò a servirle. Se V. S. giudicasse bene ricordarme a cotest'AA. SS.me per quel divotissimo et obligatissimo servitore che le vivo, io ne restarei a V. S. tenutissimo. |
|
|
|
Ser.re
Aff.mo D. Stefano Perozzi. |
Fuori: Al molt'Ill.re
et Eccel.mo Sig.r e mio P.ron Oss.mo
Il Sig.r Gallileo Gallilei.
Foligno per Firenze.
1067bis*.
MATTEO CACCINI ad ALESSANDRO CACCINI in Firenze.
Roma, 2 gennaio 1615.
Arch. Ricci Riccardi in Carmignano. Carte Caccini. – Autografa.
Adì 2 di Gennaio
1615, in Roma.
Ho ricevuto due vostre de'
27 passato, et mi dispiace il poco cervello che ha havuto quel frate già Cosimo([25]);
et sappiate che lui è in concetto de' frati di essere più levaticcio di una
foglia. Io sono stato a proccurare di sapere se qua in un luogho ne sia stato
fatto romore, ma non posso per ora saperlo: et sappiate che non è cosa più
odiosa a questi superiori che queste stravaganze sopra li pulpiti([26]),
perchè causano mille mali effetti; et se ne è fatto capo, gl'interverrà
ricevere qualche duro incontro. Et sono materie odiosissime et
stravagantissime; et già mi è stato detto che la sua è stata una carriera
fattali fare da que' colombi, et io la tengo per verissima. Io gli scrivo una lettera([27])
un poco meno rigida di quello che ci andrebbe; ma io non voglio che lui
l'habbia, per diversi rispetti. La mando aperta al Cav.r([28])
et disigillata, acciò mandi per lui et gne ne lassi leggere, et poi la renda a
voi, et voi poi la stracciate, per diversi rispetti che non si possono dire; et
avvisatemi il seguito, et in tutte le maniere fate che lui la legga et la
renda: et questo vi basti. Et il manco male che ne possa seguire è di farsi
tenere leggiero: ora pensate se queste sono le strade da venire innanzi. Et
quando sento queste cose, mi cascano le braccia, et sono in dubbio se è bene
che habbia quel grado([29])
o no, perchè se viene qua farà male a me, et lui se lo fo mandare in qualche
pazzo luogho, non farà male a nessuno: et crediatemi che gne ne attaccherò; et
non so ancora quello mi farò.
La lettera è rigida; però
fate poi, come da voi, che il Cav.r gli dia un poco d'animo, acciò
non facesse qualch'altra stravaganza fratesca, perchè è bene che lui non facci
cosa alcuna. Che vi serva per avviso....
Et se Fra Tommaso vi dà
fastidio costà, avvisatemelo, che lo farò mandare via, che non so quello che
lui si habbia ad impacciare di quelle cose che non sa. Io giudicherei bene che
per diversi rispetti che passano, fusse bene che voi gli parlasse....
Vi mando la lettera del Cav.r aperta et quella di Cosimo: leggetele tutte due, poi rimettete la nizza et sigillatela, che basterà solo bagnare l'ostia. Et potrete, se vi pare, fare che il Cav.r raddolcisca il frate, come da sé, meglio che può; ma la lettera è bene che la legga. Ma operate in tutti modi che non gli resti in mano, et che non mi risponda([30]).
1067ter*.
MATTEO CACCINI a TOMMASO CACCINI [in Firenze].
Roma, 2 gennaio 1615.
Arch. Ricci Riccardi in Carmignano. Carte Caccini. – Autografa. La lettera occupa le prime due pagine del foglio; sulla terza pagina si legge, di mano probabilmente di Francesco Baroncelli: «fino domenica passata liene detti a leggiere», e sulla quarta, della stessa mano: «Al S. Aless.ro Caccini»: cfr. n.° 1067 bis.
Molto Rev. Sig. mio Oss.mo
Io sento dire di V. Rev. una
stravaganza tanto grande, che io et me ne maraviglio et ne resto
disgustatissimo. Sappiate che se qua ne è fatto romore, voi riceverete tal
incontro che vi pentirete di havere imparato a leggere; et sappiate di più che
non si può fare cosa che sia qua dal supremo superiore sentita peggio che
quella che havete fatta voi, et non solo lui, ma a tutti questi superiori([31]):
et Dio voglia che non haviate a conoscerlo per prova! Nè bisogna vi andiate
coprendo con il manto della religione et dello zelo, perchè qua molto bene
sanno conoscere che voi altri frati vi solete servire di queste coperte per
ricoprire li vostri mali humori, et in cambio di credervi vi scuoprono per
quello che occorre di conoscervi. Pare una impertinenza troppo grande, che
quelle materie che sono state viste da' superiori, a chi tocca et dove sono
huomini di tanto sapere et autorità, et che dove loro tacciono, l'impertinenza
di un frate habbia a volere metterci la bocca. Crediate che se non mutate modo,
vi potrebbe intervenire cosa da piangere sempre: et questo vi basti. Ma che
leggierezza è stata la vostra, lasciarvi mettere su, da piccione o da coglione,
a certi colombi! Che havete a pigliarvi gl'impicci d'altri? Et che concetto
resterà di voi al mondo et alla vostra religione? Et pure altra volta havete
urtato in questi incontri([32]), et
non vi basta. Fra Tommaso, sappiate che la reputazione governa il mondo, et chi
fa di queste coglionerie la perde; et in questa vostra scappata non ci è nè
ragione divina nè humana che la voglia, et segno ve ne sia che qua sarà
malissimo sentita: et io ve lo dico, che lo so di certo([33]).
Non vi lasciate più mettere a cavallo per fare poi carriere tanto brutte. Io vi
prego a non volere più predicare, et vi dico che se non mi farete questo
servizio per amore, io proccurerò che me lo facciate a due partiti, et forse
che ne potrei trovare la strada: et vi serva per avviso.
Andate pensando dove
anderesti a stare più volentieri, perchè costà a me non piace, nè meno qua; et se
non la troverete voi la strada, la cercherò io: non mi curo così ora, acciò non
paia; ma a suo tempo habbiateci il pensiero.
Haverei da dirvi molte altre
cose, ma questo vi basti per ora, con dirvi solo che sebene io non sono
teologo, posso dirvi quanto vi dico, che è che havete fatto un grandissimo
errore et una grandissima scioccheria et leggierezza. Et per fine vi prego
bene.
Di
Roma, li 2 Gen.o 1615.
|
Di V. Rev. Fra
Tom.o |
Aff. Fr. M. C. |
1069bis*.
MATTEO CACCINI ad ALESSANDRO CACCINI in Firenze.
Roma, 9 gennaio 1615.
Arch. Ricci Riccardi in Carmignano. Carte Caccini. – Autografa.
.... Di Cosimo([34])
non me ne maraviglio, perchè io lo tengo huomo debolissimo, et vorria stesse
[......] andarvi. Se vi dà fastidio, avvisatemelo, che lo farò mandare, se
bisognerà, fuora d'Italia; che, per dirvela, mi casca le braccia per farlo
venire qua, et ho paura di non havere ogni dì fastidi, tanto mi pare
spropositato. Dite al Cav.r gli lasci leggere quella lettera in
tutti modi, perchè è necessario; et non mancate, che non posso dirvi il perchè.
Il Card.l Giustiniani([35]) a questi giorni so che trattò di quella scappata che fece a Bologna, et ve lo dico del certo; et si reputa haverli fatto un grandissimo servizio a quietar[lo]. Et crediatemi che qua a' superiori non si può dare maggiore disgusto che quello ha fatto lui; et non è servizio d'Iddio, et qua già si dice essere stato stimolo [di] quelli colombi. Vedete che concetto di leggieri l'huomo si aqquista. Et vi replico che quella lettera gli sia letta; et crediatemi che ho di pazzi capricci per conto suo, chè ho pensiero di farlo andare in luogo che sia molto lontano....
1075bis*.
MATTEO CACCINI ad ALESSANDRO CACCINI in Firenze.
Roma, 30 gennaio 1615.
Arch. Ricci Riccardi in Carmignano. Carte Caccini. – Autografa.
.... Et Fra Tommaso se vi
darà fastidio, troverò modo da levarvelo dinanzi....
1078bis*.
MATTEO CACCINI ad ALESSANDRO CACCINI in Firenze.
Roma, 7 febbraio 1615.
Arch. Ricci Riccardi in Carmignano. Carte Caccini. – Autografa.
.... Fra Tommaso è stato fatto Baccielliere di questo Studio della Minerva in Roma, et io ne ho la patente in mano....
Dite a Fra Tommaso che questa sua elezzione è seguita con tanta sua reputazione che niente più, et che se la sappia mantenere .... et non venga qua con umori di quelli colombi che gl'hanno fare (sic) costà le coglionerie, anzi non dica loro cosa alcuna([36]).
1080bis*.
MATTEO CACCINI a TOMMASO CACCINI in Firenze.
Roma, 14 febbraio 1615.
Arch. Ricci Riccardi in Carmignano. Carte Caccini. – Autografa.
.... et haviate cervello, et
non fate più di quelle scappate, che ora non vi ha fatto niente di buon
giuoco....
1149bis*.
PAOLO RICASOLI ad ALESSANDRO CACCINI in Pisa.
Firenze, 5 dicembre 1615.
Arch. Ricci Riccardi in Carmignano. Carte Caccini. – Autografa.
Il Galileo del'ochiale è ito a Roma, si dice per giustificarsi di calunnie apposteli da' frati di S. Domenico, fra i quali ho sentito nominare il vostro fratello, che ne ho sentito disgusto([37]).
1153bis*.
PAOLO RICASOLI ad ALESSANDRO CACCINI in Pisa.
Firenze, 12 dicembre 1615.
Arch. Ricci Riccardi in Carmignano. Carte Caccini. – Autografa.
.... Per conto di Fra
Tommaso io non saprei che mi ci dire. È huomo sodo et che sa, et non è da
credere che abbia a fare errori, ma arie (sic)
auto caro che avessi lassiato stare il Galileo et avessi badato a' fatti sua;
et se io credessi d'essere buono a nulla, Iddio sa se mi ci affaticherei
volentieri....
1154bis*.
MATTEO CACCINI ad ALESSANDRO CACCINI [in Pisa].
Napoli, 25 dicembre 1615.
Arch. Ricci Riccardi in Carmignano. Carte Caccini. – Autografa.
Adì 25 Dic. 1615.
In Napoli.
Quanto al Galileo, mi
dispiace che sia stato necessitato andare a Roma; et più mi dispiace che si
habbia da dire che quel nostro amico([38]) sia
nominato fra coloro che ne sono cagione, et io credo che non s'ingannino.
Crediatemi che sono debolezze....
1164bis*.
PAOLO RICASOLI ad ALESSANDRO CACCINI in Pisa.
Firenze, 9 gennaio 1616.
Arch. Ricci Riccardi in Carmignano. Carte Caccini. – Autografa.
.... Del Galileo non ho
sentito dire altro; et credo io che a Roma abbino altro pensiero che queste
bagattelle....
1164ter*.
FOLCO RINUCCINI ad ALESSANDRO CACCINI in Pisa.
Firenze, 9 gennaio 1616.
Arch. Ricci Riccardi in Carmignano. Carte Caccini. – Autografa.
.... È vero che il Galileo andò
a Roma, ma de' frati non sento ci sia niente. Lui è galant'omo, e poco fa conto
del'oppinione fratesca. Bisogna compatire a ognuno. Siamo huomini....
1181bis*.
MATTEO CACCINI ad ALESSANDRO CACCINI in Pisa.
Napoli, 19 febbraio 1616.
Arch. Ricci Riccardi in Carmignano. Carte Caccini. – Autografa.
Il Galileo dicono sia andato
al Santo Offizio, Vorrei mandasse quella lettera scrittami di Roma, che io vi
mandai costà, che trattava di F. T.([39]), al
Cavaliere([40]),
acciò vedesse ancora lui quello che passa, perchè ho paura che scriva ogni cosa
a suo modo. Ora credo che se la pianga; et avvisatemi se l'havete ricevuta([41]).
1192bis**.
CURZIO PICCHENA a GALILEO in Roma.
Pisa, 2 aprile 1616.
Autografoteca Morrison in Londra. – Autografa la sottoscrizione.
Ill.o Sig.r
mio Oss.mo
Havendo lor Altezze sentito l'ultima lettera che V. S. m'ha scritto de' 26 del passato([42]), m'hanno detto che o il venirsene o l'aspettare costì il Sig.r Cardinale([43]) rimettono nella volontà et nel gusto di V. S. Quando ella voglia venirsene, Madama Ser.ma([44]) m'ha detto che ci è hora molta scarsità di lettige, et non possono compiacer V. S. di questo, perchè la Corte starà quasi tutta la primavera alla Petraia, et le lettighe vanno sempre innanti et indietro, et quelle che verranno restaranno in Roma per servitio del Sig.r Cardinale. Che è quanto posso dire in risposta a V. S.; et di cuore le bacio la mano.
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Di Pisa, a' 2 Aprile 1616. S.r Galileo. |
Aff.mo Serv.re Curzio Picchena. |
Fuori: All'Ill.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.
1198bis*.
CURZIO PICCHENA a GALILEO in Roma.
Firenze, 30 aprile 1616.
Raccolta Lezzi in Roma. – Autografa la sottoscrizione.
Ill.re Sig.r
mio Oss.mo
Appunto volevo scriver costà per haver nuova di V. S., perchè stavo con qualche dubbio ch'ella fusse indisposta, non havendo havuto lettere sue già qualche settimana, quando appunto ne ho ricevuto una de' 23([45]), dalla quale comprendo ch'ella si trovi con buona sanità, di che io mi rallegro; e se bene non ho havuto ancor tempo di legger la detta lettera a LL. AA., so nondimeno che havranno caro di sentir buone nuove di lei, perchè quella poca d'indisposizione ch'ella dice esserle sopraggiunta spero che non sarà stata cosa di rilevo.
Veggo ch'ella pensa di fermarsi in Roma fino che vi starà il Sig.r Card.le de' Medici([46]); et in questo mi sovviene quel che Loro Altezze mi ricordarono una volta ch'io dovessi avvertirla, cioè che quando ella si trova intorno alla tavola del Sig.r Card.le, dove verisimilmente saranno ancora altre persone dotte, V. S. non entri a disputare di quelle materie che le hanno concitato le persecuzioni fratine. E con questo la saluto cordialissimamente e le bacio la mano.
Di Firenze, li 30 di Aprile 1616.
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Di V. S. Ill.re S.r Galileo. |
Aff.mo
Serv.re Curzio Picchena. |
Fuori: All'Ill.re Sig.r
mio Osser.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.
1287bis**.
CURZIO PICCHENA ad [ORSO D'ELCI in Madrid].
Firenze, 21 dicembre 1617.
Arch. di Stato in Firenze. Acquisto Nardi-Dei, Fascio 2, car. 583. – Autografa la sottoscrizione. Sul di fuori si legge: «1618. De' 21 di Dic.re Risposto a' XI di Gen.o([47]), con corriero de' Genovesi».
.... Ho veduto quanto V. S.
Ill.ma discorre intorno al negozio del Galilei([48]);
et anch'io sono stato sempre d'opinione, che quando il mare è grosso, sia
impossibile far quelle osservazioni. Egli ha trovato un'invenzione che, per
qualsivoglia grande agitazione che faccia la nave o la galera, non viene
impedito di potere scoprire i vasselli et adoperar l'occhiale facilissimamente;
ma per osservare le stelle d'intorno a Giove un occhiale ordinario, ancorchè
buono, non può servire, perchè ce ne vuole uno esquisito et lungo e che stia
molto fermo. È ben vero che il Galilei ha facilitato che si possa fare anche
questo in una nave che si muova ordinariamente; ma quando il mare è grosso, lo
tengo per impossibile: et questa è la maggiore eccezzione che habbia il
negozio. Con tutto ciò non si può negare che l'invenzione non sia bellissima et
ingegnosissima; sapendosi che molti valenthuomini hanno faticato et sudato per
trovar questa longitudine et sempre in vano, et se a qualcuno è parso di
haverla trovata era col mezzo dell'eclisse lunare, che avviene molto di rado,
dove nell'invenzione del Galilei intervengono ogni notte delli aspetti
sustanziali da poter fare le osservazioni, de' quali aspetti egli ha calculato
i periodi o le efemeridi per molti anni avvenire, et ho veduto io che
corrispondono esquisitissimamente: sì che, a mio giudizio, l'invenzione debbe
essere abbracciata et favorita....
1370bis*.
MATTEO CACCINI ad ALESSANDRO CACCINI in Firenze.
Roma, 18 gennaio 1619.
Arch. Ricci Riccardi in Carmignano. Carte Caccini. – Autografa.
.... Io vi scrissi
mercoledì, et la raccomandai alla ventura di qualche staffetta; et vi avvisavo
come sabato mattina F. T.([49])
parte con il procaccio per venirsene costà, et mi dice per suoi negotii che gli
premono, et che vuole ancora passare a Pisa. Vi dicevo, come replico ancora,
che io dubito che non venga, chiamato da loro([50]),
cioè da A.; perchè, a certo proposito, mi disse che ognuno gridava perchè lui
in queste rotture non veniva costà, et altri particulari che vedrete per quella
lettera, tutti concludenti che lui venga, chiamato da loro. Mi dice bene che
vuole venire costà inaspettato, et che verrà subito da voi, havendoli io detto
che stavi in casa per la gamba.... Come vi ho detto, io non l'ho mosso, anzi
mostrato sconsigliarlo et havere per tempo perso che lui venga; ma lui mostra
di venire per altro, et qui non potevo dire cosa alcuna....
Sono stato questa sera sino a un'ora di notte ad aspettare F. T. che tornasse a casa; et nell'havere aspettato mi sono tuttavia più certificato che lui venga chiamato da A. et suorum; perchè in ragionando con un Padre fiorentino, suo confidente, mi ha detto tanto che, con quello sapevo prima, è assai concludente, perchè fra le altre mi disse: «Egli va per suoi negotii intrinsechi; ma io volevo che egli venisse quando fu a Città di Castello, per accomodare quelli suoi intrighi per conto del Gal., et fece errore a non andare allora; ma ora lui per altro non deve potere fare di meno, et nello stesso tempo farà duoi servitii»: oltrechè lui ad ogni poco replica che viene per questo effetto. Voi conoscete la sua natura; sappiate accomodarvi ad essa([51]) ....
1416bis*.
GIOVANNI CIAMPOLI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 24 agosto 1619.
Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 109-111. – Autografa.
Molto Ill.re et Ecc.mo
S.re e P.ron mio Oss.mo
Ho ricevuta una cortesissima lettera di V. S., alla quale do subita risposta con avvisarla di quanto passa circa il negotio de' PP. Giesuiti([52]).
Il P. Grassi, Matematico del Collegio, ha più giorni fa finito la sua risposta, e presto si stamperà. Dicemi trattare con ogni modestia e rispetto della persona di V. S., alla quale egli professa, come mi dice, affettuosa reverenza; e stima sua particolar disavventura l'essere stato necessitato per riputatione, non del nome suo, ma del Collegio Romano, a contradire alle sue opinioni. Certo egli in voce parla, quanto a' complimenti, con molto rispetto; quanto alla dottrina poi, pretende haver buono in mano; et io non so dove sia per battere quanto alli particolari.
Circa l'esperienza del vaso, le referirò quel che più giorni fa vide il S.r D. Virginio([53]), et ultimamente ho veduto io. Stava accomodato un vaso rotondo di ottone, nella cui superficie concava erano intagliate sottilissimamente varie figure di linee matematiche, sopra un perno aggiustato in maniera che il vaso potesse girarsi velocemente e senza sbattere o alzarsi più da una parte che dall'altra. Si empiè d'acqua tanto, che mancava circa ad un dito ad esser pieno fino all'estremità; si messe verso la banda un corpo sopranatante, e cominciò a girarsi il perno e conseguentemente il vaso. Su 'l principio quel che galleggiava pareva immoto; poi a poco a poco cominciava a muoversi verso la parte ove si muoveva il vaso. Dopo alcune circolationi l'acqua augumentava il suo movimento in tal guisa, che pareva nel mezzo abbassarsi, et inalzarsi all'estremità, talmente che parte di lei spruzzando in quella velocità di giro usciva fuor del vaso. Indi, fermato il vaso, l'acqua pur seguitava il suo moto; et avanti che l'havesse quietato, si cominciava a rigirare il vaso verso la parte contraria: per il quale movimento l'acqua, prima pareva cominciare a perdere il moto contrario, e poi cominciar a prendere quel del vaso nella stessa maniera che la prima volta. È ben vero che io non ho potuto vedere che l'acqua e 'l vaso, benchè camminino ambidue verso la medesima parte, si accordino mai con egual velocità, nè mi pare che il Padre l'affermi. Si venne poi a far l'esperienza con l'aria. Votato il vaso e fisso su 'l medesimo perno, stava sospesa ad un sottil filo una piccolissima carticella, alla quale non era quasi possibile accostarsi che il fiato della semplice respiratione non la movesse. Si avvicinò questa alla sponda del vaso, talmente però che non toccassi. Indi girandosi questo con somma velocità, io quanto a quella esperienza restai incerto che cosa si facesse l'aria; perchè la carticella non faceva altro moto che quello che li suol dare il filo mentre in sè stesso si rigira, nè mai la vidi sollevare verso quella parte ove l'aria corrente mi pare che la dovessi portare sventolando, anzi tal volta veniva a percuotere nella sponda del vaso. Dissemi il Padre che quella esperienza altre volte era riuscita più sensata, e che altra volta me l'haverebbe fatta vedere; e mi confessava che l'aria molto più lentamente seguiva il moto del vaso, che non faceva l'acqua. Con la candela non haveva provato, nè io l'ho visto: credo bene che se quell'aria non si affretta molto più, non la spegnerà mai.
Questo è quello che ho veduto io, e prima di me haveva veduto il S.r D. Virginio, e non altro: il quale è più che mai affettionato a V. S., nè so chi faccia più stima delle eminentissime qualità di lei di quel che faccia S. S.ria Ill.ma Ho fatto seco l'uno e l'altro complimento ch'ella m'impone; la ringratia con tutto il cuore, e le ricorda a tenerlo per suo partialissimo servitore.
Io prego Dio che a V. S. conceda sanità, per potere una volta comunicare al mondo quei nobili parti che sono già conceputi nel suo ingegno, nato per produr meraviglie a questo secolo. Risposi più settimane fa a V. S. circa il negotio del prete dal Borgo alla Collina: aspetto la risposta per poterla servire. E qui le faccio humilissima reverenza, ricordandomele servitore di singolarissimo obbligo et affetto.
Di Roma, il dì 24 di Agosto 1619.
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Di V. S. molto Ill.re |
Dev.mo et Obblig. Ser.re Gio. Ciampoli. |
Dopo haver finito sì lunga lettera m'è sopraggiunta occasione di aggiungerci una non breve poscritta. È stato poco fa in casa il P. Grassi, il quale era venuto a dire, haver trovato modo da fare esperienza più sensata circa il moto dell'aria contenuta nel vaso. Ho voluto subito vederla; sono andato seco al Collegio, ho visto questo.
Costituito
il medesimo vaso sopra il medesimo perno, si era sospeso in aria un filo di
seta, alla cui bassa estremità, che guardava a perpendicolo il([54])
centro del vaso, era infilzato un altro filo di rame a traverso, paralello
all'orizzonte. Alle due estremità di questo filo di rame, che entrava entro il
vaso senza però toccarne le sponde, erano adattate due alette di carta. Si girò
il vaso; il filo di rame pareva immoto su 'l principio; poi, dopo alquante
conversioni, girava anco esso verso la medesima parte del vaso; e fermatosi
questo, non però cessava il movimento del filo per un certo tempo. Si voltò il
vaso con moto contrario, et il filo, che haveva il moto antecedente, subito lo
arrestò, obbedendo al rivolgimento dello stesso vaso, non però secondandolo con
egual velocità, ma sensibilissimamente, sì che in questa esperienza non me ne è
restato dubbio, per quanto sono habili a testificar gl'occhi miei. Poi si
appese la candeletta ad un legno fermo nel muro, e si applicò dentro al vaso
talmente, che incurvandolo la picciola fiamma era assai vicina alle sponde più
alte del vaso. Si serrò le finestre, per escludere ogni esterno accidente più
che fosse possibile. La fiamma, stando il vaso in quiete, stava quietissima,
con la sua piramidetta retta; poi subito, girando il vaso, tremolava assai
notabilmente, incurvando la punta della sua piramide verso la parte ove correva
il giro del vaso, e ciò per più d'un dito di differenza, et alle volte si
piegava tanto quella linguetta accesa, che quasi faceva angolo retto con la
candeletta. Similmente, rivolgendo il vaso in contrario, ho visto il medesimo
effetto. Questo è quanto mi occorre dire liberamente a V. S., alla quale di
nuovo fo humilissima reverenza.
Al n.° 1893.
MICHELANGELO GALILEI a GALILEO in Firenze.
[Monaco, giugno 1628].
L'autografo della lettera che abbiamo pubblicato sotto il n.° 1893 (Cfr. Vol. XIII, pag. 438-489 [Edizione Nazionale]) è presentemente nella Raccolta Lozzi in Roma; e confrontato con la nostra edizione, oltre ad offrire alcune varietà([55]) di lieve importanza, contiene l'indirizzo esterno:
Al molt'Ill.re et Ecc.mo
S.r Galileo Galilei, Matematico del Ser.mo G. Duca di Toscana.
Fiorenza.
1931bis**.
MARINO MERSENNE a GALILEO in Firenze.
Parigi, 1° febbraio 1629.
Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 101. – Autografa.
Clarissimo Celeberrimoque viro Galilaeo a Galilaeo,
Florentiae Ducis Mathematico, S. P. D.
Iam semel ad te scripseram, vir eruditissime, dederamque meas litteras D. Vertamont([56]), Senatus Parisiensis Consiliario, qui nunc ad maiorem gradum libellorum supplicum Magistri ascendit; sed frustra responsionem ab hinc 3 aut 4 annis a te ambo expectavimus: unde merito suspicor, eas minime ad tuas manus pervenisse. Cum autem mihi unus ex tuis vicinis Florentinis occurrerit, qui mihi pollicetur tuam responsionem, en iterum tuam benevolentiam aggredior, ut me doceas quae sint verae rationes ob quas adeo paucae consonantiae sint in musica, in qua nempe solum octava, quinta, quarta, duae tertiae, duaeque sextae, nempe maior et minor, reperiuntur. Audivi enim, te veram rei istius rationem invenisse. Secundo, num existimes quartam, seu diatessaron, esse gratiorem tertiis, seu ditono et sesquiditono, iuxta proportionem illius nobiliorem: practici enim contendunt, ditonum esse gratiorem, cum tamen eius ratio sesquiquarta minor sit, magisque distet ab unitate quam sesquitertia. Tertio, cur in praxi transitus ab unisono ad ditonum probetur, non autem a ditono ad unisonum, cum tamen sit eadem omnino via. Quarto, num existimes artem inveniri posse, qua quis datam litteram seu datum subiectum tam praeclaro cantu vel etiam adeo praeclara harmonia 2, 3, 4 vel plurium partium seu vocum praebere possit, ut cantus nullus super eodem subiecto componi queat; et qua methodo ars illa possit investigari.
Sed omissis harmonicis, aliud mechanicum aggredior, quid nempe tandem, post tot controversias inter te et alios, de lamina super aquas natante conclusum fuerit. Vidimus enim tuum primum libellum de innatantibus humido([57]) et aliorum responsiones; at tuam ultimam apologiam, qua duobus adversariis te satisfecisse audio([58]), nondum vidimus. Mittas igitur unum exemplar, per illam viam amici seu vicini tui, ad nos perferendum, ut tuae causae iustitiam amplectamur. Est tamen quod te monitum velim, nempe inventam esse aquam leviorem, quae tamen gravius pondus sustineat quam aqua gravior; quod certe miramur, pugnat enim contra Archimedea principia: illam autem experientiam reiicimus in maiorem aquae, quamquam levioris, duritiem et firmitatem. Vide quid porro dici debeat.
Vidimus etiam tractatum Mechanicorum, quem e tua manu putant ortum, in cuius fine conaris vim ictus mallei aut alterius rei definire([59]). Praeterea, te systema novum de motu terrae perfectum habere prae manibus, quod tamen ob prohibitionem Inquisitionis non possis divulgare; quod certe si nobis confidere velis, et tuta via illius exemplar ad nos transmittere, illius editionem, prout praescripseris, audemus polliceri. Denique monebo, nos iam in fabrica rarissimi inventi perspiciliorum laborare, quibus obiecta tam in luna quam in stellis, eadem magnitudine quam habent in se, visuri sumus, ut iam si quae sint in illis corporibus quantumvis dissitis viventia, ea clare detecturi simus. Non tamen plura hac vice de hoc incomparabili invento, donec tuas accepero; quas dum expecto, Deum Optimum veneror, te servet incolumem.
|
|
Tuus ex animo F. Marinus Mersennus, ex ordine Minimorum
S. Francisci de Paula. |
Ex conventu nostro Parisiensi ad Plateam Regiam sito,
Calendis Februarii anni 1629, quem tibi prosperum exopto.
Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re S.r mio Oss.mo
Il Sig.re.....([60]) Galiei.
|
A Marignuoli. |
Fiorenza, |
Marignioli([61]).
1961bis*.
ELIA DIODATI a GUGLIELMO SCHICKARDT in Tubinga.
Ginevra, 20 ottobre 1629.
Kgl. Landesbibliothek in Stuttgart. Cod. hist. fol.o N.° 563 (Deodatus), car. 3. – Autografa.
.... A Galilaeo nihildum
accepi, nec video quid ab eo mihi polliceri possim([62]), interrupto per novas
turbas, nuper in Italia exortas, omni commeatu....
1965bis**.
SFORZA PALLAVICINO a FABIO CHIGI [in Ferrara].
Roma, 14 novembre 1629.
Bibl. Chigiana in Roma. Ms. A. III. 53, car. 235r. –
Autografa.
.... Quel personaggio
taciuto credo che s'intenda essere il Sig.r Galileo. O che belle
cose ci diamo ad intendere! Non hanno fabricato i poeti favole sì stravolte,
come quelle che inventa e che ci rende verisimili l'amor proprio....
2033bis**.
Promemoria di ANDREA CIOLI [per GALILEO in Roma].
[Firenze, giugno 1630].
Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 12r. – Di mano di Geri Bocchineri. Sul tergo della seconda carta del foglio si legge, di mano di Galileo: «S. Balì Cioli».
S. M.tà desidera
l'occhiale, con l'altro instrumento che il S.r Galileo haveva
preparato([63]);
et lo vorrebbe con una minuta distinta delle misure et con ogni altra avvertenza,
et che fusse della medesima qualità d'un altro che il medesimo S.r
Galileo ne dette al Ser.mo S.r Arciduca Carlo([64]).
2041bis**.
ELIA DIODATI a GUGLIELMO SCHICKARDT in Tubinga.
Ginevra, 28 luglio 1630.
Kgl. Landesbibliothek in Stuttgart. Cod. hist. fol.o N.° 563 (Deodatus), car. 7. – Autografa.
.... Ex Italia nihil
iampridem ab amicis accipio: nusquam maiores quam ibi miseriae; peste, bello
simul et fame vastatur ferme tota inclementissime; et (quod magis lugendum)
quamvis pene exhausta, hactenus finem malorum non videt, recrudescentibus in
dies animis Principum, quorum auspiciis bellatur. Interim ante duos circiter
menses a Galileo literas accepi, mense Octobri scriptas([65]), quibus perfectionem operis
sui, toties promissi, pro defensione novi systematis, ad finem anni praeteriti
pollicetur, eiusdemque brevi post publicationem. Ab eo tempore nihil de eo
audivi; scripsi tamen, et mandavi, si editum sit, mihi mittendum....
2077bis**.
ELIA DIODATI a GUGLIELMO SCHICKARDT in Tubinga.
Ginevra, 1° novembre 1630.
Kgl. Landesbibliothek in Stuttgart. Cod. hist. fol.o N.° 563 (Deodatus), car. 10. – Autografa.
.... De Galileo hactenus
nihil, nisi quod mihi nuper Lugduni relatum est([66]), eum vivere et valere. Ad
illum scripsi ante reditum: eius opus novum non Lugduni, ut autumas, sed
Florentiae, excusum est, aut excudetur. Mandavi mihi mittendum, et, si sit
editum, procul dubio brevi recipiam; eiusque tibi etiam copiam faciam....
2108bis**.
ELIA DIODATI a GUGLIELMO SCHICKARDT in Tubinga.
Parigi, 2 febbraio 1631.
Kgl. Landesbibliothek in Stuttgart. Cod. hist. fol.o N.° 563 (Deodatus), car. 11 –Autografa.
S. P.
Luctuosus casus phoenicis
vestri Germani, vir Clarissime, magni inquam Kepleri, alium non minus funestum
(quem faxit avertat Deus) cum horrore mihi praesagit Italici lyncis, Galilaei,
praesenti quippe periculo pestis, ibi grassantis, et cadentis aetatis expositi;
de quo iam pridem nihil audivi....
2162bis**.
ELIA DIODATI a [GUGLIELMO SCHICKARDT in Tubinga].
Parigi, 11 maggio 1631.
Kgl. Landesbibliothek in Stuttgart. Cod. hist. fol.o N.° 563 (Deodatus), car. 12. – Autografa.
.... De Galileo nihildum
intelligo, et dubius vix audeo de illo inquirere, vigente adhuc in Hetruria
peste....
2233bis**.
GERI DELLA RENA ad [ANDREA CIOLI (?) in Firenze].
[Milano, 1631 ? 1632?]
Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza intitolata sul dorso: «9. Galileo. Lavori per servire alla vita di Galileo, raccolti dal Viviani e dal Nelli», car. 291. – Autografa. Nel tergo si legge, di mano di Galileo: «Capitolo del S. Geri della Rena».
Il Padre D. Alonso([67]),
che è il favorito del S.r Duca di Feria([68]),
mi à pregato che io li faccia venire uno hocchiale del S.r Galieo;
però bisognia che V. S. si sforzi a farmi havere qualche cosa di buono, come
quello che mi mandò per il S.r D. Gonzalo([69]):
et per vita di V. S., mi faccia questo favore. Questo Padre è innamorato del S.r
Galileo, et il libro che detto (sic)
a S. E. l'à dato a lui, e lo stima tanto che so certo che costà non è stimato
tanto: et ancora mi à pregato che io scriva a V. S. per vedere di havere tutte
l'opere che à fatto il S.r Galileo, et le risposte che li sono state
istampate contro. Questo è interesse mio, però lo facci con hogni diligenza. Il
S.r Michelangelo Buonaroti forse haverà qualche cosa: V. S. gli ne
chiega in mio nome et al S.r Galileo medesimo. Et le bacio le mani.
|
|
S.re di V. S. Geri
della Rena. |
2429bis**.
NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC a PIETRO GASSENDI in Digne.
Aix, 2 marzo 1633.
Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds français, n.° 12772, car. 45.–Autografa la sottoscrizione.
.... Si
vous avez des observations particulieres de M. Midorges([70]),
vous me ferez un singulier
plaisir de m'en faire part. Je n'ay point veu le livre latin contre le Galilée,
qu'il vous mande avoir esté faict à Pise([71]); j'en
ay envoyé querir....
Al n.° 2498.
GABRIELLO RICCARDI a [GALILEO in Roma].
Firenze, 7 maggio 1633.
L'autografo della lettera che abbiamo pubblicato sotto il n.° 2498 (cfr. Vol. XV, pag. 114-115 [Edizione Nazionale]) è presentemente nella Raccolta Lozzi in Roma; e confrontato con la nostra edizione non offre alcuna varietà([72]).
2613bis**.
PIETRO GASSENDI a NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC in Aix.
Digne, 3 agosto 1633.
Bibl. d'Inguimbert in Carpentras. Collection Peiresc, Reg. LX, T. II, car. 97. – Autografa.
....
Mons.r Diodaty m'ayant escrit par cest ordinaire, m'a envoyé une
copie de certaine lettre que M.r Galilei luy avoit envoyée devant
celle que vous avez veüe, ayant deziré qu'elle fust aussi commune a luy et a
moy([73]).
C'est pour la vous faire voir, sur ce que Mess.rs du Puy([74])
luy ont dit que vous en aviez envie. Je la vous envoyeray doncques avec celle
cy, vous priant seulement, apres que votre homme en aura fait une copie, de me
la renvoyer, parce que j'en ay perdu une aultre que j'en avoy ....
2639bis**.
PIETRO GASSENDI ad ISMAELE BOULLIAU [in Parigi].
Tanaron, 13 agosto 1633.
Dalla pag. 58 dell'edizione citata nell'informazione premessa al n.° 1729.
.... Inaudieram iam aliquid
de Galilei liberatione. Is vero sane non poterat carcerem valde diuturnum pati.
Si literas enim vidisti quas vir ille, fidei plenus, ad
Diodatum simul et me scripserat([75]),
perspectum est illum non fuisse in culpa.
Quod
ratiocinaris de sensu, Scripturae, ad sensum meum penitus quadrat. Vide autem,
quanta solertia senex optimus in iis literis idem argumentum pertractet....
2639ter**.
PIETRO GASSENDI a MARTINO ORTENSIO [in Amsterdam].
Tanaron, 13 agosto 1633.
Dalle pag. 64-65 dell'edizione citata nell'informazione premessa al n.° 1729.
.... Ut ad exilitatem
stellarum, cum errantium tum fixarum, redeam, video, primum, quibus momentis
clarissimi nostri amici Schickardi rationes([76])
deiicias([77]),
ut observatam a me quantitatem Mercurii non esse augendam propter opticas
fallacias demonstres.... Deinde tibi gaudeo, quod te eaedem propemodum
cogitationes subierint, quae virum illum nulli aevo unquam tacendum Galileum([78]).
Is, cum primum legit deprehensam a me exilitatem , literis datis
significavit, persuasum se iampridem fuisse, Mercurium caeterasque stellas esse
magnitudinis incredibiliter minoris quam vulgo habeantur aut appareant, meque
id visurum in libro cuius, praelo iam commendati, erat esemplum statim missurus([79]).
Stetit promissis optimus senex, ac medio nupero Ianuario literas ecce alias ad
me et ad communem nostrum Elium Diodatum conscriptas([80]),
quibus editionem suppressam et se Romam citatum monet, Sancto, ut vocant,
Officio libri rationem redditurum. Profectus ille Romam est, ac nescio quid iam
cum illo agatur. Hoc persuasum prope habeo, nullum ad vos usque pervenisse
libri exemplum, neque spem superesse magnam ut brevi perveniat. Quamobrem
exscribam heic tibi paginam unam aut alteram, in qua agitur de exilitate
stellarum, ut videas qua ratione illam summus vir obtinuerit. Exscribam vero italice, ut liber ille conscriptus est, quando te etiam
italice intelligere ex eo colligo, quod eiusdem authoris librum de maculis
solaribus citas, qui etiam italicus est. Continet liber dialogos quatuor circa duo systemata,
Ptolemaicum et Copernicanum. Itaque quarto Dialogo, et pagina quidem libri 393,
collocutores Sagredus et Salviatus sic prosequuntur:
Sagr. L'error dunque
di costoro consiste etc., ad usque illud: Veggo
etc.([81])
Porro, et quando postremis
illis literis nuperi Ianuarii, in quibus suam de exilitate et
repetit sententiam, continetur insignis quaedam ratiocinatio, vice
responsionis ad ea quae ex Sacra Scriptura obiici solent Copernicanis,
iucundissimum habebis, sat scio, si id quoque descripsero. Id nempe rescripsi
occasione tum Antaristarchi([82]) tum
Famosi Problematis([83]),
quos libros nosti recens conscriptos ad sistendum motum telluris. Inter caetera
ergo haec habentur:
Quanto al N., che pur si monstra huomo di grande ingegno etc., ad usque illud: alla moltitudine populare([84]).
Sic ille....
2848bis**.
NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC a PIETRO GASSENDI in Digne.
Aix, 17 gennaio 1634.
Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds français, n.° 12772, car. 117. – Autografa.
....
J'ay envoyé au Card.l Barberin, par le dernier ordinaire seulement,
un exemplaire de l'Exercitation d'Hortensius([85]),
pour la joindre à celle de Schikardt([86]),
que je luy avoys envoyée l'an 1632; et l'ay prié d'en faire part aussy au P.
Scheiner. Si j'eusse eu vostre lettre, je l'eusse gardée pour le pauvre
Galiléi; mais il aura l'exemplaire qui est encore par les chemins....
Parce
que M.r du Puy([87])
m'escrivoit que dans la Relation du moys on avoit imprimé tout au long la
sentence de l'Inquisition contre le pauvre Galilée([88]),
et que je n'en avois poinct receu d'exemplaire, j'ay jugé par la grosseur da
pacquet de M.r Lhuillier([89]), a
vous adressé par le dernier ordinaire, qu'elle y seroit enclose; et sans avoir
la peine de l'envoyer chercher ailleurs par la ville, j'ay bien creu que vous
trouveriez meilleur que je me dispensasse d'ouvrir vostre enveloppe, comme j'ay
faict, vous asseurant que j'ay eu une grande passion de voir comment il a esté
traicté....
2869bis**.
NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC ad ELIA DIODATI in Parigi.
Aix, 7 febbraio 1634.
Bibl. d'Inguimbert in Carpentras. Collection Peiresc, Addit. T. IV, 3, car. 150. – Minuta autografa.
M.r
J'ay
receu la lettre dont il vous a pleu m'honorer, et faict tenir incontinent a M.r
Gassend celle qui estoit joincte pour luy, dont je pense que par le prochain
ordinaire je vous pourray envoyer la responce, ensemble le livre que vous me
redemandez du Foscarini([90]),
qui sera certainement tres bien employé en l'édition latine des Dialogues du S.r
Galilei([91]);
et en fut faict des aultres en mesme temps en divers lieux d'Italie, qui
seroient bons a y joindre, mais par disgrace je n'en ay jamais receu le fagot
que l'on m'en envoyoit dez ce temps là, a cause de la mort survenue du
gentilhomme qui s'en estoit chargé, sans que j'aye peu recouvrer ce qu'il
m'apportoit, ni que mes amys m'en ayent jamais peu envoyer ou suppleer aultre
chose que ledit livre du Foscarini. Mais voz amis de Florence pourroient bien
vous y servir, s'ilz vouloïent, ou ledit S.r Galilei mesmes, ne
doubtant pas que le tout ne luy ayt esté envoyé....
2874bis**.
PIETRO GASSENDI a NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC in Aix.
Digne, 11 febbraio 1634.
Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds français, n.° 9536, car. 230. – Autografa.
.... A
propos de M.r Diodati, je suy bien aise de la faveur que vous luy
faites en luy envoyant vostre Foscarin([92]). Il
sera peut estre bon neantmoins de l'advertir qu'il prenne garde que Bernegger
ne face point mention que vous le luy ayez envoyé. Escrivant a M.r
Diodati, je lui diray à tout hazard ce que peut estre il ne sçait pas, c'est
que le dit Foscarin avec Galilei avoient esté censurez des je ne sçay quelle
année, me souvenant d'en avoir veu la censure dans le comentaire du Pere
Mercenne sur la Genese([93]).
Ce ne sera pas pour l'empescher de faire ce qu'il voudra faire, mais afin qu'il
soit adverty du tout....
Al n.° 2908.
BENIAMINO ENGELCKE a GALILEO in Firenze.
Pisa, 19 marzo 1634.
L'autografo della lettera che abbiamo pubblicato sotto il n.° 2908 (cfr. Vol. XVI, pag. 68 [Edizione Nazionale]) è nella Bibl. Naz. Fir., Mss. Gal., Nuovi Acquisti, n.° 29; e confrontato con la nostra edizione, oltre ad offrire alcune varietà([94]) di non molta importanza, contiene l'indirizzo esterno:
All'Ill.sso Sig.r mio Pad.re Osservand.isso
Il Sig.r Gallilaeo Gallilaei, in
Firenze.
2957bis**.
NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC ad ELIA DIODATI in Parigi.
Aix, 20 giugno 1634.
Bibl. d'Inguimbert in Carpentras. Collection Peiresc, Addit. T. IV, 3, car. 150t. – Minuta autografa.
....
Mons.r Gassend receut le petit Foscarini([95]),
que je n'attendois pas si tost, car je m'imaginois qu'il deubst passer a
Strasbourg.
Un
Jesuite Allemand, nommé Melchior Inchofer, a escript contre ceux qui veullent
soustenir par la S.te Scripture le mouvement de la terre, sans
prendre à tasche aulcun en particulier, et a intitulé son libvre Tractatus syllepticus, imprimé a Rome
in-4o, 1633, chez Lud. Grignan([96]);
mais nous n'en avons encores veu qu'un exemplaire, appartenant au College de
Jesuites d'Avignon. Si tost que j'en auray un, j'en ay domandé à Rome, je vous
en feray part....
2981bis**.
FILIPPO DI LUSARCHES a GALILEO in Arcetri.
Roma, 30 agosto 1634.
Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XII, car. 136. – Autografa.
Molto Ill.re Sig.re mio,
Ho riceutto qua questa settimana quella che V. S. m'aveva promesso di scrivere a S. E. Conte di Noaille, inviatami dal'Ill.mo Sig.re Geri Bocchineri, la quale ho presentato subito a S. E.([97]); et l'à autta molto cara, et non à potuto fare risposta a V. S. per questo ordinario, ma sarà per il primo. Et m'à ordinato in tanto di fare un baciamano a V. S. da parte sua: et la prima visita che farà dal Sig.re Ambaciatore di Toscana non sarà senza parlare di V. S.; et s'asicura che dove S. E. poterà favorire V. S., che lo farà di tutto il core, perchè ho visto la stima che fa della sua persona. Però scrivetteli speso; et veda nel mio particolare dove la poterò servire, che sono tutto suo.
Di Roma, questo 30 di Agosto 1634.
|
Di V. S.
molto Ill.re [...] Galileo. |
Aff.mo Servitore Lusarches. |
Fuori: Al molto Ill.re Sig.re mio Oss.mo
Il Sig.re Galileo Galilei.
Nella villa.
3329bis**.
IACOPO SOLDANI a GALILEO [in Arcetri].
Siena, 29 luglio 1636.
Raccolta Lozzi in Roma. – Autografa.
Molt'Ill.re et Ecc.mo
S.r e P.ron mio Oss.mo
L'affetto che V. S. mi mostra, e l'onore che mi fa nell'amorevol memoria che conserva di me, significatomi nella cortese sua de' 26 del corrente, se bene non mi giungono nuovi, come effetti della sua esperimentata amorevolezza, mi obbligono nondimeno con più stretti nodi. Il S.r Mario Guiducci, che presenterà a V. S. questa, le farà testimonio della mia gratitudine e di quanto le viva servitore.
Il Ser.mo Sig.r Principe([98]), che ha molto gradito l'offizio che in nome suo ho passato con S. A.za, è affezionatissimo al suo merito, e mi ha comandato che io la risaluti e la ringrazi della memoria che ella tiene di lui. Io poi la reverisco con tutto l'animo, e ricordandole la mia antica osservanza, le prego da Dio ogni colmo di felicità.
Di Siena, li 29 Lug.o 1636.
|
Di V. S.
molto Ill.re et Ecc.ma S.r Galileo Galilei. |
Devotiss.o et Obblig.mo S.e Iacopo Soldani. |
Al n.° 3496.
GALILEO a LORENZO REALIO [in Amsterdam].
Arcetri, giugno 1637.
Le lin. 179-252 della lettera che sotto il n.° 3496 (cfr. Vol. XVII, pag. 96-105 [Edizione Nazionale]) pubblichiamo conforme al testo dell'Edizione fiorentina delle Opere di Galileo del 1718, sono citate, con lezione spesso più o meno diversa, da Vincenzio Viviani nella sua lettera dei 20 agosto 1659 al Principe Leopoldo de' Medici sull'orologio di Galileo. Cfr. la lettera del Viviani nel Vol. XIX, tra le narrazioni della vita di Galileo.
Al n.° 3634.
FRANCESCO DI NOAILLES a GALILEO in Firenze.
Parigi, 1° [gennaio 1638].
Nella Raccolta Lozzi in Roma è la seconda carta dell'autografo della lettera che abbiamo pubblicato sotto il n.° 3634, la cui prima carta è nella Biblioteca Nazionale di Firenze, Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 22 (cfr. Vol. XVII, pag. 246 [Edizione Nazionale]). Attaccato inferiormente alla seconda carta è un lembo della prima, sul quale si legge parte della data, cioè:
De Par
(cfr. citato n.° 3634, lin. 19). Il secondo foglio contiene una traduzione italiana, di mano sincrona, della lettera, e di fuori l'indirizzo, non autografo:
A Monsieur
Monsieur Galilei, premier
Philosophe et Mathematicien de S. A. Monseig.r le Grand Duc de
Toscane.
F.
3921bis*.
GIROLAMO BARDI a PIETRO GASSENDI [in Digne].
Rapallo, 21 settembre 1639.
Dalle pag. 437-438 dell'edizione citata nell'informazione del n.° 1729.
.... Mitto ad te opusculi
exemplar, de quo iudicium tuum elucidare ne graveris([99]).
Typis excusus est liber
Galilaei de motu, quatuor dialogis italicis suo more expeditus, de quo quidem
Senis apud ipsum decem dialogos videram. Multa quidem nova, sed libella physica
et mathematica lance, aequilibranda proponit....
INDICE ALFABETICO E CRONOLOGICO
delle
lettere contenute nel Vol. XX
SUPPLEMENTO
|
|
N.°
|
|
|
GIO. VINCENZO PINELLI a GALILEO |
9 settembre 1592 |
37 |
|
RAFFAELLO GUALTEROTTI a COSIMO II, |
6 aprile 1610 |
287bis |
|
GIULIANO DE' MEDICI a BELISARIO VINTA |
7 giugno 1610 |
328bis |
|
GALILEO a [MASSIMILIANO DI BAVIERA |
22 luglio 1610 |
362bis |
|
LUCA VALERIO a GALILEO |
24 settembre 1610 |
396 |
|
GALILEO a [GALLANZONE GALLANZONI |
16 luglio 1611 |
555 |
|
GIO. BATTISTA DELLA PORTA a FEDERICO CESI |
luglio 1611 |
559 |
|
FEDERICO CESI a GIOVANNI FABER |
11 dicembre 1611 |
613bis |
|
FEDERICO CESI a GIOVANNI FABER |
12 dicembre 1611 |
613ter |
|
GIO. BATTISTA AMADORI a [LODOVICO CARDI DA CIGOLI (?) |
2 febbraio [1613 |
842bis |
|
STEFANO PEROZZI a GALILEO |
7 novembre 1613 |
942bis |
|
MATTEO CACCINI ad ALESSANDRO CACCINI |
2 gennaio 1615 |
1067bis |
|
MATTEO CACCINI a TOMMASO CACCINI |
2 gennaio 1615 |
1067ter |
|
MATTEO CACCINI ad ALESSANDRO CACCINI |
9 gennaio 1615 |
1069bis |
|
MATTEO CACCINI ad ALESSANDRO CACCINI |
30 gennaio 1615 |
1075bis |
|
MATTEO CACCINI ad ALESSANDRO CACCINI |
7 febbraio 1615 |
1078bis |
|
MATTEO CACCINI ad ALESSANDRO CACCINI |
14 febbraio 1615 |
1080bis |
|
PAOLO RICASOLI ad ALESSANDRO CACCINI |
5 dicembre 1615 |
1149bis |
|
PAOLO RICASOLI ad ALESSANDRO CACCINI |
12 dicembre 1615 |
1153bis |
|
MATTEO CACCINI ad ALESSANDRO CACCINI |
25 dicembre 1615. |
1154bis |
|
PAOLO RICASOLI ad ALESSANDRO CACCINI |
9 gennaio 1616 |
1164bis |
|
FOLCO RINUCCINI ad ALESSANDRO CACCINI |
9 gennaio 1616 |
1164ter |
|
MATTEO CACCINI ad ALESSANDRO CACCINI |
19 febbraio 1616 |
1181bis |
|
CURZIO PICCHENA a GALILEO |
2 aprile 1616 |
1192bis |
|
CURZIO PICCHENA a GALILEO |
30 aprile 1616 |
1198bis |
|
CURZIO PICCHENA ad [ORSO D'ELCI |
21 dicembre 1617 |
1287bis |
|
MATTEO CACCINI ad ALESSANDRO CACCINI |
18 gennaio 1619 |
1370bis |
|
GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO |
24 agosto 1619 |
1416bis |
|
MICHELANGELO GALILEI a GALILEO |
giugno 1628 |
1893 |
|
MARINO MERSENNE a GALILEO |
1° febbraio 1629 |
1931bis |
|
ELIA DIODATI a GUGLIELMO SCHICKARDT |
20 ottobre 1629 |
1961bis |
|
SFORZA PALLAVICINO a FABIO CHIGI |
14 novembre 1629 |
1965bis |
|
Promemoria di ANDREA CIOLI per GALILEO |
giugno 1630 |
2033bis |
|
ELIA DIODATI a GUGLIELMO SCHICKARDT |
28 luglio 1630 |
2041bis |
|
ELIA DIODATI a GUGLIELMO SCHICKARDT |
1° novembre 1630 |
2077bis |
|
ELIA DIODATI a GUGLIELMO SCHICKARDT |
2 febbraio 1631 |
2108bis |
|
ELIA DIODATI a [GUGLIELMO SCHICKARDT |
11 maggio 1631 |
2162bis |
|
GERI DELLA RENA ad ANDREA CIOLI (?) |
1631 ? 1632?] |
2233bis |
|
NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC a PIETRO GASSENDI |
2 marzo 1633 |
2429bis |
|
GABRIELLO RICCARDI a GALILEO |
7 maggio 1633 |
2498 |
|
PIETRO GASSENDI a NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC |
3 agosto 1633 |
2613bis |
|
PIETRO GASSENDI ad ISMAELE BOULLIAU |
13 agosto 1633 |
2639bis |
|
PIETRO GASSENDI a MARTINO ORTENSIO |
13 agosto 1633 |
2639ter |
|
NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC a PIETRO GASSENDI |
17 gennaio 1634 |
2848bis |
|
NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC ad ELIA DIODATI |
7 febbraio 1634 |
2869bis |
|
PIETRO GASSENDI a NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC |
11 febbraio 1634 |
2874bis |
|
BENIAMINO ENGELCKE a GALILEO |
19 marzo 1634 |
2908 |
|
NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC ad ELIA DIODATI |
20 giugno 1634 |
2957bis |
|
FILIPPO DI LUSARCHES a GALILEO |
30 agosto 1634 |
2981bis |
|
IACOPO SOLDANI a GALILEO |
29 luglio 1636 |
3329bis |
|
GALILEO a LORENZO REALIO |
giugno 1637 |
3496 |
|
FRANCESCO DI NOAILLES a GALILEO |
1° [gennaio 1638 |
3634 |
|
GIROLAMO BARDI a PIETRO GASSENDI |
21 settembre 1639 |
3921bis |
L'INDICE CRONOLOGICO non esiste
([1]) A lin. 1 l'autografo ha: Molto M.co et Ecc.mo S.re; e a. lin. 13 [Edizione Nazionale], il Sig. Maire.
([2]) Le lettere, nell'Archivio di Stato in Firenze, scritte da Firenze a Cosimo II nei mesi di marzo e aprile 1610 sono costantemente indirizzate in Pisa. I paesi, dai quali il Gualterotti Insisteva che il Granduca si partisse quanto prima, perchè l'aria non vi era più buona, sono probabilmente la Maremma, dove la Corte soleva da Pisa recarsi spesso per le caccie.
([4]) L'Universo, overo il Polemidoro. Poema eroico di Raffael Gualterotti. Stampato in Firenze l'anno 1600, appresso Cosimo Giunti.
([5]) L'America di Raffaello Gualterotti, dedicata al Sereniss. Don Cosimo Medici II, quarto Granduca di Toscana. In Firenze, appresso Cosimo Giunti, 1611. È il solo primo canto.
([6]) Alla lettera non è presentemente allegato il principio del poema. Allo stesso argomento che si proponeva di trattare Raffaello Gualterotti è relativa una canzone, che col titolo di Vaghezza di Francescomaria Gualterotti, al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re Galileo Galilei, sopra il ritrovamento dele nuove stelle et altri particolari del suo Nuncius Sidereus, si legge nei Mss. Gal. della Bibl. Nazionale di Firenze, P. I, T. III, car. 83-87, ed è scritta dalla stessa mano di cui è la lettera che qui pubblichiamo di Raffaello, padre di Francescomaria.
([9]) A lin. 2 l'autografo ha: m'ha data; a lin. 3-4, Gran Duca; a lin. 6, esser; a lin. 8, dispiacia; a lin. 9, maraviglia; a lin. 12 commodità e disiderava; a lin. 17, mover; a lin. 18, stata e indrizzai; a lin. 19, Venetia; a lin. 20, Prencipe; a lin. 22, gratia; a lin. 23, delle forze e malatia; a lin. 24, seguitar.
([10])
Notiamo le seguenti: a lin. 338 tra il P.
Clavio e dissenta la copia ha
quest'aggiunta: il quale niuna o
pochissime osservazioni, rispetto all'età et indispositioni, ha fatto nella ;
e a lin. 339 la copia legge: gl'altri tre
Padri, che mille volte l'hanno diligentemente osservata, inclinino, anzi
interamente aderischino, alla mia opinione.
([55]) A lin. 24 [Edizione Nazionale] l'autografo ha; Poscritta, e servitor; e a lin. 27, v'occorressi.
([61]) Cfr. n.° 600. – In fianco dell'indirizzo si legge, di mano di Galileo: «Di Parigi. Fra Marino Marsenno». E accanto a queste parole sono tre figure, che rappresentano Saturno circolare, tricorporeo (cfr. Vol. X, pag. 410 [Edizione Nazionale]) ed ovato (cfr. Vol. XII, pag. 276[Edizione Nazionale]).
([71]) Dubitationes in Diaiogum Galilaei Galilaei Lyncei, in Gymnasio Pisano Mathematici Supraordinarii, auctore Claudio Berigardo, in eadem Academia philosophiam profitente, ecc. Florentiae, ex typogr. Petri Nestri, sub signo Solis, MDCXXXII.
([76]) Cfr. W. Schickardi Pars responsi ad epistolas P. Gassendi, insignis philosophi Galli, de Mercurio sub sole viso et aliis novitatibus uranicis. Quod astronomiae felix faustumque sit! Tubingae, typis Theodorici Werlini, impensis Philiberti Brunni, anno 1632, mense Augusto.
([81]) Cfr. Vol. VII, pag. 387, lin. 29 – pag. 390, lin. 1 [Edizione Nazionale]. Il passo però a cui qui si accenna non è nel Dialogo quarto, nè a pag. 393 dell'edizione originale, ma nel Dialogo terzo, e a pag. 353-355.
([93]) F. Marini Mersenni, Ordinis Minimorum S. Francisci de Paula, Quaestiones celeberrimae in Genesim ecc. Lutetiae Parisiorum, sumptibus Sebastiani Cramoisy, via Iacobaea, sub Ciconiis, M.DC.XXIII.
([94]) A lin. 1 l'autograto legge: Ill.mo Sig.r P.re mio Osservand.sso; a lin. 4, et della, e altrimente; a lin. 5, sana et salva; a lin. 6-7, maravigliato non ricivendo; a lin. 9, si volesse sdegnare et solamente; a lin. 11, desiderio, e et acutissimo; a lin. 14, coram ipse; a lin. 15, inchoatae a me Copernicani Systematis (sic: cfr. n.° 2856, lin. 12-13), in quo; a lin. 21, et dal Cielo; a lin. 23, Obligatiss.o A lin. 14 l'autografo legge gratius tamen e fuisses oculatus, a lin. 16 et sub exordium aestatis ad finem, a lin, 19-20 memoriam ac manum inter keim®lia, come noi avevamo corretto e integrato la lezione offerta dalla stampa di cui ci servivamo.