LE OPERE

 

DI

 

GALILEO GALILEI

 

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VOLUME XVI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FIRENZE

G. BARBÈRA EDITORE

 

1966


 

LE OPERE

 

DI

 

GALILEO GALILEI

 

NUOVA RISTAMPA DELLA EDIZIONE NAZIONALE

 

SOTTO L'ALTO PATRONATO

 

DEL

 

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

 

GIUSEPPE SARAGAT

 

 

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VOLUME XVI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FIRENZE

G. BARBÈRA - EDITORE

 

1966


 

PROMOTORE DELLA EDIZIONE NAZIONALE

IL R. MINISTERO DELLA ISTRUZIONE PUBBLICA

 

DIRETTORE: ANTONIO FAVARO

COADIUTORE LETTERARIO: ISIDORO DEL LUNGO

CONSULTORI: V. CERRUTI – G. GOVI – G. V. SCHIAPARELLI

ASSISTENTE PER LA CURA DEL TESTO: UMBERTO MARCHESINI

1890 – 1909

 

 

LA RISTAMPA DELLA EDIZIONE NAZIONALE

FU PUBBLICATA SOTTO GLI AUSPICII

DEL R. MINISTERO DELLA EDUCAZIONE NAZIONALE

DELLA R. ACCADEMIA DEI LINCEI

E DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE

 

 

DIRETTORE: GIORGIO ABETTI

COADIUTORE LETTERARIO: GUIDO MAZZONI

CONSULTORI: ANGELO BRUSCHI – ENRICO FERMI

ASSISTENTE PER LA CURA DEL TESTO: PIETRO PAGNINI

1929 – 1939

 

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Questa Nuova Ristampa della Edizione Nazionale

è promossa

dal Comitato Nazionale per le Manifestazioni Celebrative

del IV centenario della Nascita di Galileo Galilei

1964


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CARTEGGIO.

 

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1634-1636.

 


 

2838.

 

GIROLAMO BARDI a GALILEO in Firenze.

Pisa, 3 gennaio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 41. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio P.ron Col.mo

 

Intendo da Mons.re Ill.mo Arcivescovo([1]) che 15 giorni sono V. S. partì di Siena per godere le delitie della sua villa e in solitudine attendere ad eternare il suo nome con nuovi trattati, del che me ne rallegro assai con V. S., e compatisco Mons.re Ill.o che tanto la sua partenza ha sentita. Io mi trovo sequestrato in casa dal giorno di S. Caterina in qua: il male veramente, oltre la febbre, per gl'accidenti di cardialgia è stato pericoloso e fastidioso, e mi ha lasciato tanto debole che non posso ancora uscire fuori. Intendo che venne con la Corte il S.r Aggionti: il primo passo che farò fuori, vedrò di supplire con esso all'obligo mio, per essequire tanto più li suoi cenni, che mi sono commandamenti, e desiderarei, come V. S. mi disse, che gli ne scrivesse([2]).

Stamparò quanto prima il mio primo Ingresso([3]), e ne farò parte a V. S., come è mio debito; e sarei di pensiero di stampare anco la prima lettione di Platone, che è in forma di apologia contro Aristotile, e mi son valso di molte sue galanterie([4]); ma temo li denti de' cani rabiosi, essendo noi troppo pochi, e chi vuole farli partire con ragioni dal testo, è un volere stuciccare le vespe che dormono e trattare dell'impossibile.

Per fine, di cuore offerendomeli, le baccio humilmente le mani, e desioso de' suoi commandi me le raccomando.

 

Pisa, li 3 di Genaro 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Devotiss.o Ser.e

Girol.o Bardi.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio P.ron Col.o

Il Sig.r Galileo Galilei, Mat.co di S. A. S.

Firenze.

 

 

 

2839**.

 

ALESSANDRO MARSILI a [GALILEO in Arcetri].

Siena, 3 gennaio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 78. – Autografa.

 

Molto Ill.re ed Eccl.mo Sig.r et P.ron mio Oss.mo

 

La cortesia di V. S. Eccl.ma come mi prometteva, in ogni opportunità che li si fosse per porgere, una secura protezzione delle mie debolezze([5]), così per una scritta al Sig.r maestro di casa([6]) di Monsig.re Arcivescovo([7]), sento esser stato sopprabondantemente favorito appresso l'Alte.za Ser.ma; del che ne resto a lei infinitamente obligato, desiderando che se la sua partenza di qua mi ha privato di poterla servir presente, non voglia la sua gentilezza tenere otiosa la mia servitù, con non comandarmi per sue lettere in quello che mi conosce atto a servirla, bramando che altrettanto quanto li vivo di quore servitore, sia da lei esercitato con i suoi comandamenti. E con tal fine baciandole affettuosamente le mani, li fo reverenza.

 

Di Siena, il 3 Gennaro1633([8]).

Di V. S. molto Ill.re ed Eccl.ma

Aff.mo et Obbl.mo Ser.re

Alesandro Marsili.

 

 

 

2840**.

 

ASCANIO PICCOLOMINI a GALILEO [in Arcetri].

Siena, 3 gennaio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 5. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

 

Hiersera il mio maestro di casa([9]) mi fece vedere l'amorevolissima lettera di V. S., accompagnata di fuori dall'esquisitezza de' suoi regali, e dentro piena di quelle nuove che, per consolatione di V. S. e per mio propio interesse, io non potevo desiderare le migliori; e perchè a queste posso chiamare a parte il nostro S.r Dottore Marsili([10]), mi prometto di sollevarlo a quell'allegrezza che non piena ha havuto nel parto della sua Sig.ra consorte, che gl'ha fatto una bambina.

Quanto i regali di V. S. son venuti benissimo conditionati, tanto intendo ch'era stato un poco mal condotto il vino([11]). Nel mandar quello del brutto nome, vedrò d'usare un po' più diligenza. Tra tanto mi metto in ordine d'arrivar fino alla villa per goder quattro giorni di bel tempo e far due cacce, a fine di vedere se havrò un po' di fortuna di far vedere a Suor Maria Celeste un poco delle nostre salvaticine. In tanto la saluti carissimamente da mia parte, rallegrandomi seco ch'havrà potuto goder V. S. in quello stato di salute che tutti li suoi servitori li desiderano. Auguro a V. S. felicissimo l'anno nuovo; ed augurandoli il colmo d'ogni felicità, le bacio con ogni affetto le mani.

 

Siena, li 3 Gennaio 1634 a N.te

Di V. S. molto Ill.re

S.r Galileo Galilei

Devot. Ser.

A. Arc.vo di Siena.

 

 

 

2841.

 

NICCOLÒ AGGIUNTI a GALILEO in Firenze.

Pisa, 4 gennaio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 80. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

 

Col ritrovamento del libro([12]) posso dire di havere ancor io ritrovata ogni smarrita allegrezza e giocondo pensiero. V. S. ha fatto bene a darmi la nuova subito, chè mi ha cavato d'un'ambascia orribilissima. Vengo adesso, con l'animo tranquillo e pieno di interno giubilo, ad abbracciarla e rallegrarmi seco del contento che haverà sentito nel rivedere la sua casa, i suoi amici e parenti cari, e godo sommamente ancor io del soavissimo frutto che è nato a V. S. dall'amara radice de' suoi disgusti passati; dico della visita fattale dal Ser.mo Padrone, quale già sapevo con molto mio gusto che havea tal volontà, ma molto più volentieri ho inteso che egli l'habbia effettuata, e che nel medesimo tempo, honorando V. S., habbia honorato sè stesso, mostrando di havere in venerazione la virtù.

Il desiderio che V. S. ha di rivedere anco me, tempra in parte il tormento che sento di questa mia lontananza e mi assicura della sua benevolenza, perchè, cessando in me ogn'altra cagione di esser desiderato, non può tal desiderio di V. S. nascer da altro che dall'amor che mi porta; in contracambio del quale io gl'offero tutto l'amor mio, quale sarà senza dubbio di minor pregio, ma non già di minor quantità del suo. E qui baciandole col solito infinito affetto le mani, le auguro ogni meritata prosperità.

 

Di Pisa, 4 Gennaio 1633([13]).

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Dev.mo et Obblig.mo S.re

Niccolò Aggiunti.

 

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Il S.r Galileo Galilei, Fil.fo e Mat.co pr.rio di S. A. S.

Firenze.

 

 

 

2842*.

 

NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC a PIETRO GASSENDI [in Digne].

Aix, 5 gennaio 1634.

 

Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds français, n.° 12772, car. 114. Autografa.

 

.... croyant bien que le discours du P. Scheiner([14]) marquera touts les moments que vous y requerez, et qu'il ne tardera pas de se mettre au jour, si ce n'est qu'il le voulust employer dans le livre qu'il faict ex professo contre le Galilée([15]); à qui si vous voulez escrire, je ne pense pas qu'il soit deffendu, puisqu'il n'est en actuelle prixson, et croys qu'il y aura moyen de lui faire tenir voz lettres seurement. Mais je vous conseillerois bien de les concevoir en termes si reservez et si ajustez, qu'il y ayt moyen d'entendre une bonne partie de voz intentions sans que le sens litteral y soit si preciz.

J'ay esté bien aise d'apprendre le travail que faict le Berneger de Strasbourg, et n'ay pas veu ce que vous dictes qu'il a faict du Compas de Proportion([16]), que je faray demander à Paris....

 

 

 

2843.

 

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Arcetri.

Bologna, 10 gennaio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 43. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.o

 

Ho sentito con grandissimo mio gusto che finalmente V. S. Ecc.ma sii ritornata a casa, e tanto più con quella sanità che è stato assai poter conservare ne' suoi disturbi di mente, per la quale potrà perfettionare la stampa della sua dottrina del moto, tanto desiderata.

La vorrei ben pregare, se li venisse il taglio, che si compiacesse toccare qualche cosa ancora della dottrina degl'indivisibili, come già alcuni anni sono havea pensiero, in gratia della mia Geometria([17]), e gliene restarei obligatissimo. Credo che dal dialogizare potrà far nascere l'occasione; perciò spererò d'esserne favorito.

Se il contradire alla dottrina sua havesse forza di sopprimerla, non farei adesso quest'offittio ch'io son per fare; ma perchè so che quello è occasione di farla magiormente risplendere e con magior curiosità ricercare da chi non vi faria forsi riflessione, perciò non mancarò di dirli, sicuro di non arrecarli nuova che li dispiacia (se ben forsi lo potrebbe prima che di me haver saputo), come è uscita di fresco un'opera in Venetia contro a' suoi Dialogi già publicati, quale da un amico mio m'è stata mandata questa mattina perchè io la vega. L'autore è un tale D. Antonio Rocco, che s'intitola per filosofo Peripatetico, chiamando il libro: Esercitationi filosofìche([18]), e lo dedica al Papa; et è un mese solo ch'è finito di stampare. Non ho ancor potuto vederla, ma basta questo ch'egli dice di non essere nè matematico nè astronomo, dal che può congetturare il resto. Egli però pretende solo di toccar quelle materie nelle quali V. S. Ecc.ma contraria ad Aristotile, per difesa di quello.

Non dirò altro per hora, se non che la pregarò a sollicitare la stampa della sua dottrina del moto, per appagarne la curiosità di molti che l'aspettano, e tanto più che il tempo, per lei particolarmente più di ogni gran gioia prezioso, se ne va volando; che perciò non mancarò di pregar N. S.([19]) per la sua sanità e conservatione in essa. E li baccio con ogni affetto le mani.

 

Di Bologna, alli 10 Gen.ro 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ob.mo Ser.re

F. Bon.ra Cav.ri

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Il Sig.r Gal.eo Gal.ei

Arcetri.

Fiorenza.

 

 

 

2844**.

 

GIULIO NINCI a GALILEO in Arcetri.

San Casciano, 11 gennaio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., filza Favaro A, car. 41. – Autografa.

 

Molto Illustre Sig.re Galileo Galilei,

 

Mando a V. S. staia otto di farina per Santi di Gabriello Rosi, e domane mando per la vernaca. Non so se V. S. a comicato avere le faccine, che lunedì pasato rimasi con contadi che ve le portasi quanto prima, perchè il contadi sta a Merchatale. Per conto della Abodaza arei caro di sapere calcosa, se V. S. n'à auto risposta. V. S. mi scusi se io la fastidisco. Se gli ocore niete altro, V. S. mi avisi. Dell resto pregado Dio che vi conceda la sanità.

 

Il dì 11 di Genaio 1633([20]), in Sancascano.

 

Vo.ro Affo.to

Giulio Ninci.

 

Fuori: Al molto Ilustre Sig.re Galileo Galilei.

In vila sua, a Samateo in Narceti.

 

 

 

2845*.

 

ASCANIO PICCOLOMINI a [GALILEO in Arcetri].

Murlo, 12 gennaio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 89. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

 

Questi bei tempi de' giorni adietro mi hanno fatto escire a godere la campagna, dove ho riceuta l'ultima cortesissima sua. E perchè l'altr'hieri mi riuscì di fare un pocha di caccia, con occasione che ne mando una soma a mia cognata([21]), ho ordinato al vetturale che, passando da V. S., glie ne lasci un pocho di saggio; e harò gusto che arrivi ben conditionata. Mentre che scrivo, son anche in procinto d'escir di nuovo in campagnia, e però non sarò più lungo, rimanendoli da Dio pregando ogni felicità.

 

Di Murlo, il dì 12 di Gennaro 1633([22]).

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Devot.mo Ser.

A. Ar.vo di Siena.

 

 

 

2846**.

 

FULGENZIO MICANZIO a [GALILEO in Firenze].

Venezia, 14 gennaio 1634.

 

Autografoteca Morrison in Londra. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r Coll.mo

 

Non ho voluto scriver a V. S. Ecc.ma, se non havessi terminato il suo negotio della pensione([23]): ho fatto spedire il possesso et essequire in Brescia([24]), onde si sarà nel termine di riscuoterla. Resta hora di convenire del quanto, perchè gli anni sono strani, le rendite tenuissime, le spese grandi. Ho interposta l'autorità d'un Cavaglier grande, et spero che fugiremo le liti. Mando copia([25]) delle rendite del beneficio, ove V. S. vedrà il tutto. Credo che quando si voglia ridurre la pensione a scudi 40 da £ 7 l'uno, saremo d'accordo, con questo però che alla stessa rata paghi anco tutti li decorsi. Io però non ho voluto impegnarmi punto, ma sono stato fermo nel tenore che V. S. mi diede delli 45 scudi di moneta romana; ma andarò tenendo così vivo il negotio su la speranza datami di poter vedere e godere V. S., che desidero sopra tutte le cose di questa vita. Se le paresse anco che tirassi il negotio avanti, me l'avvisi, chè io non posso esprimer il mio desiderio di servirla. E pregandole ogni felicità, le bacio le mani, con molte affettuose salutationi dell'Ec. Proc. Venier([26]).

 

Venetia, 14 del 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Dev.mo Ser.

F. Fulgentio.

 

 

 

2847*.

 

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO in Firenze.

Roma, 14 gennaio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 9. – Autografa.

 

Molt'Ill.re S.r mio Oss.o

 

V. S., che sa quanto io le sia servitore, può anche molto ben persuadersi s'io habbia sentito contento del favor singulare che il Padron Ser.mo gl'ha fatto([27]), non solo perchè si veggono stimati i suoi meriti da chi costì comanda e prudentemente conosce i suoi sudditi e buoni servitori, ma ancora per la consolatione che con ogni dovere ella n'havrà sentito: ond'io non solamente me ne congratulo di cuore con lei, ma le rendo grazie del contento ch'ell'ha dato a tutta questa Casa con simil ragguaglio.

Della sua intera liberatione parlerò quand'io vegga dispositione, et ella a suo tempo saprà il tutto, sperando pure d'haver a dar compimento anche a questo suo interesse prima di venir in costà, dove fra' primi pensieri sarà quello di venir a veder V. S. e le SS.re sue figliuole, afin di goder della loro dolcissima e virtuosa conversatione, mentre intanto con sviscerato affetto l'Ambasciatrice et io la salutiamo.

 

Di Roma, 14 di Genn.o 1634.

Di V. S. molto Ill.re

Galileo Galilei. Firenze.

Aff.mo Ser.re

Franc.o Niccolini.

 

 

 

2848*.

 

NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC a PIETRO DUPUY in Parigi.

Aix, 15 gennaio 1634.

 

Bibl. Nazionale in Parigi. Collection Dupuy, vol. 718, car. 5. – Autografa.

 

.... Je n'ay pas veu la sentence de l'Inquisition contre le Galilei. Car c'est que le Sieur Renaudot([28]) a, comme je pense, affecté de ne me la pas envoyer nom plus que sa gazette([29]) par cet ordinaire, aussy peu que celle du precedant, vraysemblablement pour me la faire desirer davantage sur l'occasion de cette sentance: mais j'entends qu'il y en a des exemplaires dans la ville, que nous verrons, je m'asseure, veuille t'il ou non; et quand bien ce sera un jour plus tard que s'il nous en avoit faict l'adresse, il n'y aura pas bien grande perte pour nous.... Une chose vouldroys je bien avoir apprinse de quelqu'un de ses supposts, s'il y eust eu moyen de la penetrer; de quelle part et de quelle main luy estoit venüe cette sentence contre le Galilei. C'est sans doubte qu'elle a esté dans Rome tenüe si secrette, que l'on n'y en sçavoit rien d'asseuré parmy les personnes plus qualifiées, hors de ceux qui s'en pouvoient estre meslez. Et fault que ce soit une charité prestée et possible extorquée par la jalousie de quelques uns de ce païs de deça, puis que ces ultramontains ne l'avoient osé faire. Nous attendrons en bonne dévotion ce qu'il vous plaist nous faire espérer des actes ou pièces concernants cette grande affaire....

 

 

 

2849**.

 

SEBASTIANO SCALANDRONI a GALILEO in Arcetri.

Firenze, 18 gennaio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 42. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Oss.mo

 

Con risposta ad una nostra scritta a V. S., ci dette intenzione che alla venuta di lei ci averebbe saldato il conto che tiene con questo fondaco: hor perchè le poche faccende et e' disastri occorsi finora verso e' negozzi ci spingono per le rescossione, veniamo a V. S., pregandola che ci favorischi non far più dimora; et anco ci farebbe piacere il farne la tara, stante che siamo per agiustare la ragione. Al qual fine con molto affetto li baciamo le mani, et dal Signor Iddio li preghiamo ogni contento.

Fir., 18 Genn.o 1633([30])

Di V. S. molto Ill.re

Aff.mo per ser.la

Bastiano Scalandroni.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

In villa.

 

 

 

2850*.

 

NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC a PIETRO GASSENDI in Digne.

Aix, 18 gennaio 1634.

 

Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds francais, n.°12772, car. 119. – Autografa.

 

.... Ie luy([31]) ay faict voir la sentence contre le pauvre Galilei, dont il a bien eu de la compassion....

 

 

 

2851.

 

PIETRO GASSENDI a GALILEO in Firenze.

Digne, 19 gennaio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 45. – Copia fatta trascrivere da Niccolò Fabri di Peiresc dall'autografo, e inviata a Galileo in sostituzione di questo: cfr. n.° 2864, lin. 7-9 [Edizione Nazionale].

 

Clarissimo ac aeterni nominis Viro Galileo Galilei,

Magni Hetruriae Ducis Mathematico primario,

P. Gassendus S.

 

Magna me tenet exspectatio (o magnum aevi nostri decus), quid rerum tibi contigerit. Tametsi enim rumore crebro nescio quid divulgatum est, haud fido nihilominus, donec res fuerit plane perspecta. Utcumque sit, eam esse novi animi tui moderationem, ut, seu pro votis seu praeter vota aliquid intervenerit, paratissimus fueris ad omnem fortunae eventum. Est mihi proinde quod tibi congaudeam, nihil est quod condoleam, quando nihil potest accidisse quod valuerit animi tui serenitatem obturbare. Vive ergo similis tui, ut degas foelicissime; neque patere, ut hanc adeo venerabilem senectutem, quae sapientia fuit semper tibi comes individua, destituat.([32])

Rescivi nuper ex Deodato, Berneggerum illum Argentoratensem latinam Dialogorum tuorum interpretationem moliri. Id forte doleas: sed tu nihil conscius; neque impedire, si velis, eruditorum vota possis.

Cum nuper literae ad me deferrentur Parisiis, aliae ad me, aliae ad te, charactere eodem, fuerunt. Et ad me quidem destinatae illius Hortensii([33]) sunt, qui, imitatus Kepplerum tuo cum Nuncio disserentem([34]), Dissertationem([35]) instituit de viso a me in Soleo([36]). Quae ad te spectant, eiusdem esse, quia sunt eadem manu, coniicio. Accedit quod, licet in meis nulla fiat illarum mentio, rogat me tamen Hortensius, ut exemplum tibi impertiar([37]) (si quod habeam prae manibus) Dissertationis mecum suae. Forte id exoptat, ut inde cognoscas quam feliciter ex meo Mercurio occasionem sumpserit incidendi in illam tecum de apparente syderum exilitate sententiam. Gratulatus certe illud ipsi fueram, ex scriptis etiam quae me volueras ex tuis tum libris tum literis non ignorare. Mitto igitur ad te librum una cum ipsius([38]) litteris, interventu eximii ac non ignoti tibi Fabricii([39]), qui pridem summam virtutem tuam observantia maxima colit. An vero ausim, tum illius tum meo etiam nomine, id exigere officii abs te, ut cures mitti ad nos vitra telescopica optima et (si sperare quidem licet) cuiusmodi sunt illa tua, quando hactenus nec Venetiis nec Parisiis nec Amsterodamo nancisci ulla potuimus quae satisfaciant([40]) abunde? Audebo sane, quia nota mihi rara tua bonitas est, notus ardor quo bonas artes earumque([41]) studiosos promovere curas([42]). Effice igitur rem dignam tua sollicitudine; ac scito te facturum rem non modo nobis periucundam, sed aliis quoque, imo etiam tibi (quantum spero), olim futuram pergratam, cum observationes innotuerint quas te procurante peregerimus et quae consequenter debebuntur tibi, tum generalis inventionis, tum specialis organi nobis communicati, gratia. Poteris porro, seu directe Aquas-Sextias mittere ad Illustrem Fabritium (qui idem est Petrisci toparcha, et in Parlamento Regis Consiliarius), seu destinare ad eundem intercedente cognato tuo([43]), aut affine Rossiaeo([44]), Lugduni degentibus. Vale, incomparabilis Vir, et, quod facis, me semper ama.

 

Dabam Diniae, XIV Kal. Febr. MDCXXXIV.

 

Fuori: Clariss.o Viro Galileo Galilei,

Magni Hetruriae Ducis Mathematico primario.

Florentiam.

 

 

 

2852.

 

ROBERTO GALILEI a GALILEO in Firenze.

Lione, 22 gennaio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 47. – Autografa.

 

Molto Ill.e Sig.r e P.ne mio Col.mo

 

M'è stato di somma consolatione d'intendere il ritorno di S. S.a costì alla patria. N. S. lo mantengha mille anni. Bene è vero che non posso negare a V. S. il disgusto che ho havuto della sententia che fu data a Roma del suo libro, non ostante essere stati convinti dalle potente ragione di S. S.a Questi sono frutti del'invidia, che nascano dal'astutie e malignità de' Giesuisti, che non vorriano vedere altra virtù che in loro; e perchè non si sentano capaci di arrivare a quella di S. S.a, con la rabbia e gelosia loro la vorriano aterrare. Ma in questo le è riuscito al contrario, poi che il libro di S. S.a non fu mai tanto ricercho; chè havendone fatto venire più volte per amici, e trovandone ancora alcuni, mi sono stati levati a ruba a persone a chi non si possano disdire, che ce ne fussi le milliaria, haveriano spaccio; e se fussi stato in lingua fransese o latina, qua saria stato ristanpato per più volte. Et essendo sopra questo proposito, li dirò che sono stato ricercho da questi librari mia amici, che havendo qualque opera a stampare, gli ne stamperanno senza alcuno premio, anzi a S. S.a daranno quella quantità di copie che sarà accordato; et io per l'obligho([45]) che li tengho, e per le virtù e scientie che possede, come amatore d'esse, li offerisco con ogni sincerità et amore in quello vaglio e posso in queste parte. Se S. S.a ne farà stato, lo riceverò a favore particolare; e ciò li dico di puro affetto e di quore. E facendoli humilmente reverentia, li pregherò da N. S. il colmo d'ogni vero bene.

 

Di Lione, questo dì 22 di Gennaio 1634.

 

[...]alileo Galilei.

Ser. Aff.mo e Dev.mo

Rub.to Galilei.

 

Fuori: Al molto Ill.e Sig.r mio e P.ne Col.mo

Il S.r Galileo Galilei, Mattematicho primo di S. A. S.

Firenze.

 

 

 

2853**.

 

BALDASSARRE NARDI a [GALILEO in Arcetri].

Bruxelles, 23 gennaio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 11. – Autografa.

 

Molto Ill. Sig.r mio Oss.mo

 

Con mio grandissimo gusto intesi di Roma da mio nipote([46]), che V. S. se ne ritornava trionfante a casa; nè per ciò mi fu così nuova, che mi giongesse all'improviso, perchè fui meco stesso di così felice successo sempre presago, sapendo che la verità può bene essere inchinata dal peso della calumnia, ma non oppressa in guisa che ella con maggior forza e gloria non risorga in alto, nè l'invidia può opprimere la virtù. Me ne rallegro donque con V. S. e sono a parte con l'affetto del trionfo suo, e ne ho reso alla divina giustitia le dovute gratie.

Per l'istessa lettera ho ancora ricevuto un obligo della promessa fatta di rispondermi alla preghiera ch'io già feci a V. S. di havere il suo giuditio sopra il nuovo Circolo del Sig.r Puteano([47]), il quale io grandemente amo non solo per il merito delle sue virtù, ma perchè egli ammira quelle di V. S. e non meno di me riverisce il merito e la persona sua. Questa osservanza et affettione meritano che V. S. gli faccia la gratia che egli straordinariamente desidera, quando ancora le mie lettere non havessero credito d'impetrarla; ma perchè so che V. S. mi tiene per suo servitore et è così cortese che non vorrà screditarmi con un amico, il quale si è persuaso ch'io potessi appresso di V. S. altrettanto quanto egli desidera, torno donque a supplicarla, con quella maggior efficacia che posso, che voglia col suo solito candore scrivermi liberamente quello che ella di questo Circolo giudica, chè mi obligherà a restarne eternamente debitore a V. S., alla quale prego da Dio la Sua santa gratia e quella maggior fortuna della quale tutto il mondo lo giudica meritevole: e m'accrescerà V. S. ancora il debito, se mi favorirà di ricordarmi servitore alli SS. Sertino([48]) e Salvadori([49]).

 

Bruscelle, li 23 Gennaio 1634.

Di V. S. molto Ill.

Se.re Aff.mo di cuore

Bald.r Nardi.

 

 

 

2854*.

 

MATTIA BERNEGGER ad ELIA DIODATI in Ginevra.

[Strasburgo (?)], 23 gennaio 1634.

 

Bibl. Civica di Amburgo. Cod. citato al n.° 2613, car. 106r. – Minuta autografa.

 

Aelio Deodato, viro nobilissimo amplissimoque.

Genevam.

S. P. D.

 

Amplissime Domine, mihique plurimum suspiciende,

 

Litteras ad me tuas, et Parisiis et Metis et novissime Geneva missas, recte accepi, nisi quod mathematica nescio quae, Parisiensibus litteris addita, nondum reddita sunt. Caussatur filius itinerum pericula, et meliori occasione missurum pollicetur. Etsi vero fui negligentior in respondendo, cuius culpae, si qua est, veniam ab eximia humanitate tua facile impetravero, nolim tamen existimes abiectam a me Galilaei nostri curam. Utprimum enim librum Heidelberga a nobilissimo Lingelshemio recepi, qui avidissime lectum amplius sesquimense retinuit, statim aggressus interpretationem, quoad per scholasticos labores ordinarios mihi licebat, hucusque perrexi, nondum tamen adhuc ultra quartam partem operis, quod et expectatione mea longius est, et interdum obicibus quibusdam impeditum. Qua ex re nullum tamen mihi taedium, nulla laboris suscepti poenitentia, suboritur; quin potius insignem inde voluptatem capio, hoc unum maxime dolens, quod a iucundissima operis utilissimi tractatione subinde per occupationes alias avellor. Utut sit, enitar, cum bono Deo, ut sub exordium aestatis omnia perficiantur. Certe iam typographum curavi, qui post ferias paschales initium operis excudendi se facturum recepit. Quae de futura praefatione, ne autori ea fraudi sit, prudenter admonuisti, curae habebo; sed et ipsam praefationem, antequam imprimatur, legendam corrigendamque tibi transmittam. Habes hic annotata dubia quaedam mea([50]), in quibus expediendis iuva, quaeso, me. V.

 

13 Ian.([51]) 1634.

 

 

 

2855**.

 

BERNARDO CONTI a [GALILEO in Arcetri].

Siena, 24 gennaio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 13. – Autografa.

 

Molto Ill.re ed Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

 

Benchè il comandamento di cui V. S. m'honora con la gentilissima sua del 21 sia leggiero, tuttavia m'ha consolato tutto, godendo di servirla in qualcosa; onde in piè di questa sarà la nota che V. S. desidera.

Nuove di queste bande sterile non se ne possono dar molte; ma sapendo che una li sarà carissima, che è quella della salute di Mons.r Ill.mo Arcivescovo, non gliela voglio tacere. Le dico anco che dalle sue pillole riporto tanta preservatione e salute, che e terno sarà l'obligo che tengo alle sue gratie, compensatemi anco in altri conti; che non havendo habilità di corrispondere in altro, mi sodisfarò col ringratiarnela sempre di tutto cuore.

Il Campanaccio hoggi si benedirà, e poi il primo giorno di bel tempo se li darà un'hora e mezzo di corda, se il conto del maestro non sbaglierà, come si crede che sia per seguire, parendo tempo troppo corto a condur tant'alto sì gran macchina. Però staremo a veder la prova, chè perciò è in ordine ogni cosa.

Ho salutato tutti questi preti in nome di V. S., che le rendano molte gratie della memoria favorita che V. S. conserva della servitù loro, e gliela rassegnano in gratia. E qui a V. S. fo reverenza.

 

Siena, li 24 Gennaro 1634 a N.te

Di V. S. molto Ill.re ed Ecc.ma

Mons.r Fabio Sergardi, Vicario generale.

Il S.r Dottore Lattantio Finetti, Rettore dell'Opera.

Il S.r Lelio Talentoni, Fiscale.

Il S.r. . . .([52]) Cavalli, Auditore di Rota.

Mons.r Gio. Batta Piccolomini, hoggi Vescovo di Chiuci, e prima di Salamina.

Mons.r Tantucci([53]), Vescovo di Grosseto.

Il S.r Cav.re Agostino Chigi, Rettore dello Spedale.

 

 

Devot.mo ed Obligat.mo Ser.re

Bernardo Conti.

 

Il nome dell'Auditore Cavalli verrà con altra([54]).

 

 

 

2856*.

 

MATTIA BERNEGGER a BENIAMINO ENGELCKE in Venezia.

[Strasburgo?], 24 gennaio 1634.

 

Bibl. Civica di Amburgo. Codice citato al n.° 2613, car. 106t. – Minuta autografa.

 

Beniamin Engelke, Dantiscano Borusso,

Venetias.

(Curandae per Girolamo Otti.)

 

S. P. D.

 

Clarissime vir, eximie fautor et amice,

 

Litteras tuas, anni superioris exeunte Novembri Venetiis ad me scriptas([55]), ante mensem accepi, cupidissimeque legi. Placuit acumen ac elegantia styli; placuit illa de praesenti rerum statu iudicii rectitudo; placuit inprimis amoris in me tui constantia, quem quia, pro eo ac par est, aestimo plurimi, responsum ad tuas maturare non omisissem, nisi id ex hoc mercatu nostro tutius ac rectius curatum iri putassem.

Ago gratias quod ad inclytum virum Dn. Galilaeum misisti meum epistolium([56]); gratius tamen fuisset, si reddidisses ipse, ac testis ei fuisses oculatus inchoatae a me versionis Copernicani Systematis, in qua quotidie adhuc strenue pergo, et sub exordium aestatis ad finem perducturum confido. Iam etiam egi cum typographo, qui librum per hanc aestatem excudet. Velim hoc autori, viro incomparabili, per occasionem significes, et, si fieri potest, ad meas litteras responsum aliquod ab eo impetres, quod ob tanti viri memoriam ac manum inter keim®lia mihi futurum esset. Optarim de difficilioribus quibusdam libri locis sententiam eiusdem exquirendi fieri copiam; et fortasse te parario et proxeneta fieri potest. Habes hic certe materiam ingentis in me beneficii conferendi....

 

14 Ian.([57]) 1634.

 

 

 

2857*.

 

MARCANTONIO PIERALLI a GALILEO in Firenze.

Pisa, 25 gennaio 1634.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXV, n.° 47. – Autografa.

 

Molt'Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo

 

Non mi si essendo porta sin a qui occasione d'inviar a V. S. Ecc.ma il denaro per l'ultimo semestre([58]) fidatamente, havevo da me stesso applicato l'animo a consegnarlo al S.r Geri Bocchineri, sì come ho fatto tanto più volentieri, quanto mi è stato significato dal S.r Niccolò([59]) che tale era il desiderio di V. S. Ho dato però in mano propria al detto S.r Geri piastre n.° 15, testoni 14 e un grosso, che appunto fanno la somma di scudi 20 romani. La prego a scusar la tardanza e comandarmi come a uno de i più affettionati e devoti servitori ch'ell'habbia: e baciandole per fine reverentemente la mano, le prego da Dio intera felicità.

 

Pisa, 25 Gennaro1633([60]).

 

Il S.r Niccolò mi ha dato la ricevuta di V. S., e la rengratio.

Di V. S. Ecc.ma

Obblig.mo Ser.re

M. Ant.o Pieralli.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Firenze.

 

 

 

2858.

 

NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC a GALILEO in Arcetri.

Aix, 26 gennaio 1634.

 

Bibl. d'Inguimbert in Carpentras. Collection Peiresc, Addit., T. IV, 3, car. 447. – Minuta autografa.

 

Al molt'Ill.re et Excell.mo Sig.r et P.ron mio Col.mo

Il Sig.r Galileo de i Galilei, primario Professore Mathematico

del Ser.mo Gran Duca di Toscana.

Arcetri.

 

Molt'Ill.re et Excell.mo Sig.re et P.ron mio Col.mo

 

Sonno già 30 et più anni ch'io feci l'offerta delli primi voti della mia servitù a V. S. Ill.ma mentr'ella era nello Studio di Padoa, dove, con quella admiratione ch'io poteva, benchè assai giovane all'hora, io intesi alcune sue attioni et letture publiche, e vidi riuscire assai bene la pruova di certo suo modello piccolo d'una machina grande che s'haveva da fabricar nelli giardini delli Clar.mi Sig.ri Contarini (se ben mi ricordo) per la sollevatione dell'acqua mortua([61]): e se ben non potei fare molta residenza in Padoa, nè darle alcuna pruova della stima et veneratione in cui teneva io la somma virtù et dottrina incomparabile di V. S. Ill.re, se n'è sempre mantenuta in me la viva memoria, et accresciuta sommamente quando uscì fuora il suo Sidereo Nuncio. Anzi, perciò che m'era capitato l'uno di que' primi telescopii dell'inventione dell'innocentissimo et sottilissimo S. Giacomo Hadriensem Metsio Alcmariense, con il quale s'erano scoperti ancora qui li quatro compagni di Giove, se ben non arrivava senz'altro il nostro occhiale alla perfettione di quello di V. S. Ill.re, hebbi animo di rinovarle i segni della mia devotione et mandarle un assai buon numero dell'osservationi che se n'erano fatte qui, insieme con il calcolo che s'era fatto della proportion del moto loro, che mostrava non poca convenienza con quelle osservationi ch'ella haveva inserite nel suo Nuncio Sidereo: ma sendovisi incontrata qualche picciola difficoltà, et sopravenutomi qualche disturbo d'un viaggio in Corte, quando viddi poi uscire l'altre sussequenti osservationi di V. S. Ill.re et del S.r Simon Mario et altri, mi parve superfluo di pensarvi più, et m'astenni per maggior rispetto di farlene mentione alcuna; havendola riverita sempre nel cuore, come fo ancora, per la grandezza del suo genio et del suo valore, sì come per l'altezza delli suoi concetti et nobilissime inventioni et per la soda et profonda eruditione che si scorge in tutte le sue opere; sendomi rincresciuto non poco l'intendere i travaglii che se le son recati per l'ultima uscita in luce, non ostanti le sue precautioni, degne veramente di schusa et di molto più benigna interpretatione. Ma perchè la vicissitudine delle cose humane non potea comportare in una persona la perseveranza molto lunga de' prosperi successi, e che la gran ventura di haver scoperto il primo tanti nobilissimi secreti nel cielo, non ancora rivelati ad altri o publicati, haveva da patir questa mortificatione, la quale vicendevolmente non potrà durar molto anch'ella, come spero con l'aiuto della Divina Maestà; intanto sendosi il gentilissimo S. Pietro Gassendi nostro voluto valere della mia correspondenza per farle capitare certe sue lettere et dell'amorevolissimo S.r Hortensio, con l'operetta di esso S.r Hortensio intorno all'osservatione di Mercurio nel sole([62]), m'è stata charissima questa occasione di farle riverenza e preggarla, come fo instantissimamente, di tenermi sempre nel numero de' suoi fedeli servitori, sì come non son mai stato altro da tanti anni, di che potrebbono, se fossero vivi, rendere buon testimonio li SS.ri Marco Velsero, Gio. Vincenzo Pinelli, Paulo Gualdo, Agesilao Marescotti, Girolamo Aleandrio et Lorenzo Pignoria, di b. m., come forzi l'haveranno fatto a suo tempo; offerendomele prontissimo ad ogni suo cenno et desiderosissimo dell'honor de' suoi comandamenti, s'ella mi conoscerà buono a suo servitio. Et s'ella vorrà far risposta alli SS.ri Gassendi et Hortensio, potrà venir sicura sotto 'l ricapito in Roma dell'Ill.re S.r di Fontenay Bouchard([63]) o dell'Ill.re S.r Ludovico di Bonnaire, quali prenderanno la cura d'inviarmela, sì come ogni altra cosa ch'ella volesse participare a detto S.r Gassendi: il quale non s'è mai incontrato, sì come un anno io, a vedere Giove, nè Saturno, nè Venere, ben spogliati delli raggi loro, per la debolezza delli nostri telescopii, benchè tuttavia vi si scorga in certa maniera la rotondità del corpo di Giove, et talvolta le corne di quel di Venere, et la forma irregolare di quello di Saturno, ma non senza grand'impedimento di detti raggi; il che non([64]) patiscono, come intendo, gli occhiali del'inventione di V. S. Ill.re Onde, se fosse cosa lecita, se ne vederebbe volentieri uno de' suoi, che se le potrebbe poi fedelmente restituire, se così da lei sarà ordinato; sapendo che è cosa difficilissima d'incontrar vetri della bontà che si può desiderare, se non per gran sorte, già che gli stromenti da lavorargli perdono facilmente la lor proportione più precisa, sì come l'ho fatto provar più volte; stimando che le ne scriverà forzi qualche cosa detto S.r Gassendi, come ha detto voler fare. E qui per fine le bacio affettuosissimamente le mani, e prego da Dio Nostro Signore ogni maggiore et più desiderato contento.

 

Di Aix in Provenza, alli 26 Genn.o 1634.

Di V. S. molto Ill.re

Servitore Humiliss.o et Devotiss.o

Di Peiresc.

 

 

 

2859*.

 

NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC a GIO. GIACOMO BOUCHARD [in Roma].

Aix, 27 gennaio 1634.

 

Bibl. della Scuola di Medicina in Montpellier. Vol. H 271, car. 228. – Autografa.

 

.... Je vous envoye une lettre de M.r Gassend, et de son ordre je vous faicts l'addresse d'un sien pacquet pour faire tenir, s'il vous plaict, par quelque voye asseurée au S.r Galilée([65]) en main propre, s'il est possible, soit qu'il ayt eu la permission de se retirer chez luy, ou bien qu'il soit encores à Sienne chez M.r l'Archevesque, où M.r de S.r Amand([66]) me dict l'avoir veu en revenant de ce païs. Et s'il trouve bon de vous respondre et adresser sa responce aux lettres cy joinctes de ses amys, vous me les pourrez faire tenir, s'il vous plaict, soubs les enveloppes du S.r Caval. del Pozzo([67])....

 

 

 

2860.

 

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.

Roma, 28 gennaio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 15. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo

 

Ho riceuta la lettera di V. S. molto Ill.re, che m'è stata di infinita consolazione, massime nell'intendere la honorata visita che ha fatto S. A. della persona di V. S., degna veramente di honorata e eterna memoria. Io godo ancora della sua sanità, e prego Dio glie la conservi a beneficio del mondo e consolazione de' suoi servitori, e di me in particolare.

Non ho ancora visto il nostro Sig.r Raffaello([68]): come lo vederò, che sarà dimani, credo io, farò quanto lei mi comanda. Ho data la lettera del Sig.r Nardi([69]) a persona che glie la consegnarà. Desidero poi sapere se V. S. ha hauta la scatolina del refe che io li mandai; e con farli riverenza finisco.

 

Roma, il 28 di Gen.o 1634.

Di V. S. molto Ill.re

S.r Gal.o

Devotiss.o e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo

Don Bened.o Castelli.

 

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, p. Filosafo di S. A.

Fiorenza.

 

 

 

2861.

 

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Firenze].

Venezia, 28 gennaio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 49. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r Col.mo

 

Scrissi hoggi 15([70]) a V. S. molto Ill.re et Ecc.ma l'incaminamento della causa della sua pensione([71]), di cui ho fatto prender il possesso con le ducali, che, essequite, sono in mia mano. Resta venir al componimento con il prete per fugir le liti. Veramente le rendite de' beneficii sono grandimente diminuite. Aspetto da lei lettere, se debba accomodar per concordato, che credo si ridurebbe a scudi 40 da £ 7 l'uno, con questo che sborsi anco per gl'anni decorsi.

Ho presa la pacienza di leggere il libro di Antonio Rocco contra V. S. e suoi Dialoghi([72]). È necessario ch'essa lo vegga. Ne volevo mandare uno, ma saputo che dallo stampatore ne sono stati mandati a Firenze, mi è parso superfluo, perchè V. S. l'haverà certo havuto. L'autore qui è stimato un gran peripatetico monoculus, e mi pare in vero che mentre si sta in cianze et termini si porti da valente, ma quando si viene a cose, scappi con non le toccare o prenderle in senso che possi sopra ciarlare. Il credito però che ha, nicessita V. S. a pensarci nella stampa de' nuovi Discorsi, aspettati da me con desiderio infinito, come anco la sua persona. L'Ecc.mo Procurator Venier([73]) le fa cortesissimi saluti, et io li bacio le mani.

 

Ven.a, 28 Gen.o 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

S.r Galileo.

Dev.mo Ser.

F. Fulgentio.

 

 

 

2862*.

 

.... ai CARDINALI DELLA CONGREGAZIONE DEL S. UFFIZIO in Roma.

[Siena, gennaio 1634]

.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 90).

 

 

 

2863.

 

NICCOLÒ AGGIUNTI a GALILEO in Firenze.

Pisa, 1° febbraio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 11. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

 

La proposta di V. S. Ecc.ma circa la percossa è veramente mirabilissima, e quando sia dimostrata porta seco conseguenze non meno ammirande, tra le quali una pare a me che sarà questa: che qualunque anco lieve percossa haverà forza infinita, perchè, proposto qualsivoglia grandissimo peso, potremo trovare un tal resistente nel quale una leggier percossa opererà non meno che la premente gravezza del proposto grandissimo peso([74]). Io confesso che, se bene mi è passata per la mente qualche probabil coniettura che il negozio passi come ella dice, tuttavia mi son sentito nell'istesso tempo sorgere e pullulare per tante bande difficultà e dubitazioni, che io son restato come balordo et insensato, e non mi è restato altro segno vitale se non un immenso desiderio di guarire di questa stupidezza; che perciò sento passione grandissima di non poter venire a ricever dalla sua bocca e senso e vita. Occupazioni inevitabili mi violentano a star qua; ma io giuro bene a V. S. Ecc.ma che io, benchè lontano, son giornalmente seco, perchè io non credo assolutamente che passi mai giorno che in questa mia casa non si ragioni di lei, e con gusto incredibile.

Adesso vo ogni dì esercitando uno scolare da S. Gimignano, quale ha da sostenere quest'anno conclusioni pubbliche, e disegna voler difendere in filosofia sole conclusioni cavate dall'opere di V. S. E perchè ce ne saranno delle cavate da i Dialoghi, ma però in materia non attenente al moto della terra, se a V. S. venisse fatto di legger quella porcheriuola del Chiaramonti([75]), e nel legger di notare qualche risposta a qualchuna di quelle difficoltà ch'egli move contro di lei, haveremmo per favore che ella ce le mandassi, perchè già habbiamo ordito di voler subornar uno che argumentando porti le difficoltà del Chiaramonti, e 'l sostenente gli risponda e mostri le fallacie.

Il Sig.r Dino([76]) gli darà in mio nome quattro fiaschi di certo liquore, quale vorrei che fusse ambrosia per farla immortale, ma qui fra noi, non fra li Dei, tra i quali io non sarei ammesso. Rinfreschi con esso talhora la memoria di me, e si conservi lieto e sano. Le bacio con reverente amore la mano.

 

Di Pisa, p.° Febr. 1633([77]).

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

Dev.mo et Obblig.mo S.re

Niccolò Aggiunti.

 

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, Fil. e Mat.co prim.io di S. A. Ser.ma

Firenze.

 

 

 

2864*.

 

NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC a PIETRO GASSENDI in Digne.

Aix, 1° febbraio 1634.

 

Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds français, n.° 12772, car. 121. – Autografa.

 

.... Je fis tenir par le dernier ordinaire de Rome a M.r Bouchard([78]) vostre lettre et celle du S.r Hortensius, avec sa Dissertation, pour M.r Galilée, à qui j'escrivis par mesme moyen([79]), puisque vous m'y engagiez aulcunement. Et parce que vous m'aviez pareillement engagé envers ledict S.r Hortensius, je me resolus aussy de luy escrire; et ayant veu par sa lettre qu'il n'avoit encore peu recouvrer les Dialogues du Galilée, je mis ordre de lui en faire tenir un exemplaire, estimant que vous n'en seriez pas marry. Mais pour la lettre que vous escriviez au Galilée, je fis punctuellement executer ce que vous desiriez, et retins vostre autographe, que je garderay pour l'amour de vous jusques à ce que vous le veuilliez retirer, n'ayant envoyé qu'une coppie escripte par mon homme([80]), avec l'obmission des troys lignes que vous aviez cottées, en quoy j'ay grandement loüé vostre prudance et vostre franchise tout ensemble([81]). Car, selon le temps courant, on en eusse peu laisser couller une moitié; mais à la proffession que vous faictes de ne rien dire contre voz sentimentz, il y falloit les derniers mots pour l'interpretation de vostre dire, lesquels pouvoient estre mal prins de personnes mal intentionnées et mal informées de ce qu'il fault sçavoir pour cela en la conjoncture presante: de sorte qn'il vault bien mieux en estre demeuré aux termes generaulx, sur lesquels on ne scauroit jamais rien trouver à dire....

 

 

 

2865**.

 

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Arcetri].

Firenze, 2 febbraio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 98. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Hiersera di nuovo parlai a S. A. del vino, alla presenza anche del S.r Cardinale([82]) et del S.r Balì Cioli. Mi rispose l'A. S. che si era scordata di darne l'ordine, et mi comandò di dire al S.r Marc.se Coppoli([83]) che glielo rammentasse, come io feci. In questa hora, che sono le 4 di notte, ho domandato al S.r Marchese se l'ordine si era dato, et egli mi ha detto che il S.r maestro di casa([84]) lo haveva havuto; ma nell'uscire in sala il medesimo maestro di casa mi dice di non lo havere havuto: onde ho concertato, che il maestro di casa si trattenga questa sera tanto alle stanze di S. A., finchè l'A. S. entri a tavola, perchè allhora procurerà il S.r Marchese che S. A. dia questa benedetta commissione; et spero pure che la debolezza della memoria non habbia da fare svanire gli effetti della benigna volontà.

Hiersera si seguitò di parlare di V. S. et delle sue virtù, mostrando sempre S. A. una gran benignità verso di lei.

È vero che io spesi per V. S. in decime([85]) et in altro, et me lo ero scordato, nè hora me ne sovviene la somma. La mia memoria è labile, et le mie occupationi non mi danno agio di notare. Et le bacio le mani.

 

Di Fiorenza et da Pitti, di dove mi parto per andare a cena, 2 Febraio 1633([86]).

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Ser.re et Parente

Geri Bocchineri.

 

 

 

2866*.

 

BENEDETTO GALILEI a GALILEO in Firenze.

Venezia, 4 febbraio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 60. – Autografa.

 

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

 

Sono qualche giorni che il S.r Francesco([87]) mio cugino partì per Istria, nel qual luogho vi si tratterà circa mesi dua, onde farò io risposta alla gratissima di V. S. de' 21 passato, dicendoli come ho recapitato in mano propria la lettera mandata per il Rev.mo Maestro Fulgenzio; et in absenzia di esso mio cugino me li offerisco io in ogni sua occorrenza, che mi troverrà sempre prontissimo. Et b. le m., pregho Dio che la conservi e feliciti.

 

Ven.a, 4 Febb.o 1633 ab Inc.

Di V. S. molto Ill.re

Ser.re e P.te Obblig.mo

Bened. Galilei.

 

Fuori: Al molto Ill.re S.r e P.rone Oss.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Fiorenza.

 

 

 

2867**.

 

GIULIO NINCI a GALILEO in Arcetri.

San Casciano, 5 febbraio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 43. – Autografa.

 

Molto Ilustre Signore Galileo Galilei,

 

Mando a V. S. dua paia di polli e uno capreto e per Santi Mariotti; e lunedì prosimo cromprerò dell'altre poli e alti ucelani, come V. S. mi dise. E se gli ocore niete altro, V. S. mi avisi, perchè ò grande desiderio di servila. Dell resto predado Dio che vi conceda la sanità.

 

Il dì 5 di Febraio 1633([88]), in Sancascano.

 

Vo.ro Affe.to

Giulio Ninci.

 

Fuori: Al molto Ilu.tre Sig.re Galileo Galilei.

In vila sua, a Samatteo in Arceti.

 

 

 

2868*.

 

CATERINA RICCARDI NICCOLINI a GALILEO [in Arcetri].

Roma, 5 febbraio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 265. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill. Sig.r mio Oss.mo

 

Tra tanti favori riceuti dalla cortesia di V. S. stimo più d'ogn'altro il Crocefisso inviatomi([89]), per esser così bello e devoto, nè altro mi scema la grandezza del contento che il considerare che ne ha privato sè stessa e la sua casa; ma già che così ha voluto, non posso se non confessare di restarlene obbligatissima, con renderli infinite gratie. Nel resto io lascio di ricordarle il mio desiderio di servirla, come cosa nota a V. S., benchè forse per la mia inhabilità non ricevo questa consolatione col mezzo di qualche suo comandamento; e le bacio le mani, come ancora alla S.ra sua figliuola.

 

Di Roma, 5 Febr.o 1634.

Di V. S. molto Ill.

S.r Galilei.

Devotiss.ma Serva

Caterina Riccardi Niccolini.

 

 

 

2869*.

 

NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC a PIETRO DUPUY in Parigi.

Aix, 6 febbraio 1634.

 

Bibl. Nazionale in Parigi. Collection Dupuy, vol. 718, car. 12. – Autografa

 

.... Je seray bien ayse de voir aussy la sentence concernant le bonhomme Galilée, que le P. Mercene a laissé échapper de ses mains un peu trop facilement, si c'est de là que l'a tirée le S.r Renaudot([90]) pour en faire tant de bruict et de scandale contre l'intention mesme des autheurs, qui l'avoient tenüe si secrette durant tant de temps, jugeants, comme je pense, qu'il valloit mieux obtenir par la douceur et par la longueur du temps une partie de leur intention, que de porter les choses à l'extremité et engager possible trop de gents à chercher des contradictions ouvertes, cappables de faire de plus grands progrez que devant; ainsin qu'ilest advenu en tant d'aultres affaires de plus grande consequance, qui n'eussent esté rien ou beaucoup moings si on n'y eust procedé avec tant de vehemence....

 

 

 

2870*.

 

VINCENZO RENIERI a GALILEO [in Arcetri].

Genova, 8 febbraio 1634.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVI, n.° 113. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

 

Io pensava, nella mia partita da Siena, di venir in persona a Fiorenza a reverir V. S., ma la mia cattiva fortuna non me lo ha permesso, perchè nel passaporto che havevo, mi ordinavano che dovessi andar ad imbarcarmi a Viareggio, senza toccar Fiorenza. Le sono per ogni modo sempre stato vicino col'affetto e colla memoria delle cortesie da lei ricevute in Siena, di dove scrissi a V. S.([91]), ma non hebbi risposta, forse perchè la mia andò a male o la moltitudine delle sue occupationi non mi lasciò campo di poter ricever questo favore. Mi trovo hora in Genova a predicar la futura quaresima, dove havrò per somma gratia che ella m'honori di qualche suo commandamento; il che V. S. dovrà far con tanto più confidenza, quanto che nel ritorno che farò, fatto Pasqua, a Siena, verrò senza dubbio a riverirla in Fiorenza: et acciocchè ella sappia dove inviarmele, potrà nella soprascritta notarci Genova, a S. Stefano, chè le lettere verrano sicurissime. Mi tenga nella sua buona gratia, della quale vivo ambitiosissimo, e si riccordi che fra' suoi servitori io non cedo ad alcuno nell'amarla e nel celebrarla, dove la mia bassezza me lo permette.

 

Di Genova, adì 8 di Febraro 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

Sig.r Galileo.

Dev.mo et Oblig.mo Ser.re

D. Vincenzo Renieri,

Monaco di Mont'Oliveto.

 

 

 

2871.

 

GERI BOCCHINERI a GALILEO [in Arcetri].

Firenze, 9 febbraio1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 17. – Autografa.

 

S.r mio,

 

Ho finalmente procurato l'ordine del vino([92]), cioè di cinque barili, bianco, rosso, ciliegiuolo, chiarello, claretto, bruschetto, piccante, dolce, et di qualunque altro colore o sapore che V. S. desideri, perchè di Castello non vi deve esser altro che del dolce, per quanto mi dicono. Però V. S. mi avvisi di che qualità ella lo voglia, et quando et come, cioè se in barili o in fiaschi. Et sia lodato Dio d'ogni cosa. Et le bacio le mani.

 

Di Fiorenza, 9 Feb.o 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

Fuori: Al S.r Galileo Galilei, mio Sig.re

 

 

 

2872**.

 

IACOPO ANTONIO LUNARDI a GALILEO [in Arcetri].

Firenze, 9 febbraio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 106. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re et P.ne Oss.mo

 

Si è presentato la lettera per il S.r Staccoli([93]), il quale ne à data bonissima speranza per conpiacere a V. S. Ecc.ma, et à avertito che si proccuri che il S.r Cav.re Girolami([94]) dia bona informazione: e perciò si prega V. S. Ecc.ma a conpiacersi di scrivere al suddetto S.r Cavaliere; così al S.r Geri Bocchineri, che raccomandi il negozio al S.r Balì Cioli. Il S.r Cellesi([95]) ancora esso favorirà per quanto possa.

Mio Signore, la prego di aiutare il suo nipote([96]), sì come confido nella bontà di V. S. Ecc.ma, poi che al ritorno di Fiesole si trova senza alcuna carica e con 3 figli. Se le paresse anco raccomandare detto negozio al S.r Conte Orso([97]), faccia quello a lei gusta; et il presente apportatore tiene ordine di aspettare le lettere che lei si conpiacerà scrivere: et io con tutti di casa ne resteremo obbligatissimi a V. S. Ecc.ma per servirla sempre. N. S. Dio la prosperi.

 

Firenze, a 9 Febbr. 1633([98]).

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Servit. Obblig.

Iac. Ant.o Lunardi.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r P.ne Oss.mo

Il S.r Galileo Galilei.

In sua mano.

 

 

 

2873*.

 

RAFFAELLO MAGIOTTI a GALILEO in Firenze.

Roma, 11 febbraio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 21. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo S.

 

Non posso negare che quelle care raccomandationi fattemi da V. S. E.ma in tutte le lettere del P. Abbate([99]) non siano cagione (oltre al gusto mio straordinario) ch'io di me facci più stima di quello ch'io non farei per altro e quasi me ne insuperbisca, trovandomi sempre in buona gratia del Sig.r Galileo. Ma però quand'io considero il fatto più adentro, vedo che tutto nasce dalla grand'affabilità et humanità sua, habile a sollevarsi con i grandi et adattarsi ancor sotto la mediocrità con i par mia. Di qui ho preso ardire di presentare a V. S. il Dottor Lattantio Magiotti Sanleolini mio fratello, quale gli recapiterà questa e tutte l'altre mie lettere, con fermo proposito di, quanto prima gli sarà permesso, venir da lei in persona, per esser ammesso nel numero de' suoi più cari amici e servitori. S'io m'estendessi in questo proposito più a lungo, sarebbe un metter in dubbio quella gentilezza ch'io ho sempre, verso di me e tutti, provata grandissima.

Il Sig.r Marchese Giustiniani non cessa in ogni congresso di far onorata mentione di V. S., e massime doppo haver letta buona parte dell'opera con sua piena soddisfatione, poichè dov'egli credeva trovar difficultà, egli ha trovato spianata la strada a maraviglia. Così sta con una ansietà grandissima di veder in luce il doppio parto che ella nutrisce per adesso in seno, e fra tanto la saluta con ogni affetto di cuore.

S'io non sono così diligente nello scrivere, non sono però negligente nell'amarla e reverirla, con un rispetto o sospetto continuo di non disturbar le sue Muse. Perciò gli ricordo, hora per sempre, ch'io non intendo affaticarla in rispondermi se non con suo grandissimo commodo o con occasion di comandarmi qualche cosa. E qui finisco, baciando caramente la mano a V. S. E.ma e pregandogli da Dio questo carnovale, con molti appresso, colmo d'ogni contento.

 

Roma, il dì 11 Febbraio 1634.

Di V. S. Ecc.ma

Aff.mo et Oblig.mo Ser.re

Raffaello Magiotti.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Fiorenza.

 

 

 

2874*.

 

GIOVANFRANCESCO BUONAMICI a GALILEO [in Arcetri].

Prato, 11 febbraio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 108. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

 

Se un vago giardino non esclude l'herbe et fiori anco meno che ordinarii per compagnia o vero maggiore splendore de' più pregiati et peregrini, confido che la cortesia di V. S. non sia per negar l'entrata in sua casa (ancorchè recettacolo de' più esquisiti nettari) al saggio de' rozzi liquori che producono i nostri poco fortunati pantani. Non ardisco già offerirgliene in maggior quantità, per non violentare il suo gusto a cosa contro gusto, per non dare a me il disgusto d'una repulsa. So che comparirà anser inter olores; ma V. S. scuserà la poca notitia et il soverchio ardire che molti miei simili sogliono palesare di haver delle proprie cose, poichè alle volte anco l'asino si accosta alla lira, perchè non si crede nè si conosce di esser tanto asino.

Mia moglie([100]) resta con particolare obligatione a V. S. della memoria che tiene di lei et de' cortesi suoi saluti da me recatili, de' quali con ogni più vivo affetto la ringratia, riserbandosi a supplir meglio in voce quando passeremo una volta a reverir V. S. personalmente, come facciamo hora col mezzo di queste due righe, baciandoli con tutto l'animo le mani.

 

Di Prato, li 11 di Febbraio 1633([101]).

Di V. S. molto Ill.re

Aff.mo et Oblig.mo Servitore

Giofran.o Buonamici.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

 

 

 

2875**.

 

BERNARDO CONTI a GALILEO [in Arcetri].

Siena, 12 febbraio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 23. – Autografa.

 

Molto Ill.re ed Ecc.mo S.r e P.rone Oss.mo

 

Il nome del S.r Auditore Cavalli, del quale restai a servirla nell'altra mia([102]), è Bartolomeo. Sodisfaccio hora con questa a questo residuo de' suoi comandamenti, ma non all'obligationi mie, le quali, ansiose([103]) di corrispondere al suo debito, la pregano del continuo del favor de' suoi comandamenti. Facciagliene V. S. l'honore, che qui, attendendolo con partialissimo desiderio, le rassegnano la mia devotione ed osservanza. E le bacio affettuosamente le mani.

 

Di Siena, li 12 Feb.o 1634 a N.te

Di V. S. molto Ill.re ed Ecc.ma

S.r Galileo Galilei.

Obligat.mo e Vero Ser.re

Bernardo Conti.

 

 

 

2876**.

 

MARIA TEDALDI a GALILEO in Arcetri.

Firenze, 12 febbraio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 171. – Autografa.

 

Molto Ill. et Ecc.mo P.rone Col.mo

 

Essendo andata hieri a visitare il Sig.r Leonido([104]), quale è arrivato di Pisa malato, mi fu presentata una sua gratissima, et sentito quanto mi comandava, preghai detto Sig.r Leonido a voler favorire di detti tartufi; quale mi promesse (sebene era in letto) di servire V. S. E.ma, purchè ce ne fussino venuti de' belli. Però V. S. E.ma potrà mandare il suo servitore.

Quanto al venire noi costassù, non è possibile, stante la sudetta indisposizione.

Dalli SS.ri Cocchapani mi fu data nuova che V. S. E.ma in tutto e per tutto era assoluta, e che in Firenze e dovunque voleva poteva andare, della qual cosa ne feci gran festa, stando con ardentissimo desiderio di vederla in Firenze; il che non sendo seguito, non ci potremo così presto rivedere. Pregandola a comandarmi e scrivermi quel tanto mi conosce abile a poterla servire, e facendoli reverenza, li pregho dal Cielo felicità in colmo.

 

Fir.e, li 12 Febb.ro 1633([105]).

Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma

Oblig.ma e Dev.ma Ser.ra

Maria Ted.i

 

Fuori: Al molto Ill. et Ecc.mo P.rone Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, p.mo Filosofo di S. A. S.,

in Villa.

 

 

 

2877**.

 

DOMENICO CITTADINI a GALILEO in Firenze.

Siena, 13 febbraio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 13. – Autografa.

 

Molto Ill. ed Ecc.mo mio S.re

 

Accusai a V. S. E.ma il pagamento delle £ 200 al S.r Vannuccini([106]), e le detti cenno che mi era capitato alle mani certo discorso sopra i venti, stampato in Bologna in luogo di lunario del presente anno, autore Ovidio Montalbani([107]), nel quale, con l'occasione di recare l'oppenione di varii autori intorno la cagione del vento, nella faccia 7a cita un'openione che il vento possa esser cagionato da materia che stia ferma, di autor moderno; che haverei volentieri sentito, se questa openione era stampata, il luogo ove ella fosse, per mia curiosità: e perchè io so quale e quanta sia la cortesia del S. Galileo, mio Signore, so' andato dubitando che la lettera, quale inviai alla posta, non habbia corso burasca di qualche ingegno curioso, non havendone veduto risposta. Questo trattatello, che è di 20 carte, è appresso di me; se V. S. non l'ha veduto, gliene manderò volentieri, inviato al S.r Bocchineri, come fo questa.

Io sono ritenuto in casa, doppo esser stato 20 giorni in letto, dalla podagra, e in ogni tempo e in ogni stato ambitioso di servire a V. S., chè obbligatissimo le sono; e riverentemente le bacio le mani.

 

Siena, 13 Febb. 1633([108]).

Di V. S. molto Ill.re ed Ecc.ma

Obb.mo Servo

Dom.co Cittad.ni

 

Fuori: Al molto Ill. ed Ecc.mo mio S.r e P.ron Col.mo

Il S.or Galileo Galilei.

Fiorenza.

 

 

 

2878.

 

GALILEO a GIOVANFRANCESCO BUONAMICI in Prato.

Arcetri, 14 febbraio1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 85. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Col.mo

 

V. S. molto I., non contenta de i fiori, mi ha voluto esser cortese de i frutti di cotesti non dirò pantani([109]), ma colli diletti da Bacco. Ho ricevuti i 2 liquori, diversi di sapore, ma simili et eguali di bontà, e così proporzionati al mio gusto, che senza farne parte ad altri voglio godermegli solo. In tanto gli rendo le debite grazie del regalo.

La speranza, che V. S. non mi toglie, di poter una volta riceverla e servirla insieme con la S.ra sua consorte in questo mio tugurio, mi farà campare un pezzo di più, con l'allungarmi i giorni che tramezeranno quello della lor venuta; ma non però son tanto desideroso di vita, ch'io non sia altrettanto e più della lor vista, e tanto più quanto col rallegrarmi nel vederle e servirle (essendo l'allegrezza l'ottimo preservativo della sanità e della vita), potrò conseguire l'istesso benefizio. Starò dunque aspettando([110]) le persone, e tratanto i comandamenti loro da me desideratissimi, mentre con reverente affetto gli bacio le mani e prego felicità; il quale offizio mi farà grazia passar V. S. con la S.ra Polissena([111]), e con tutti di casa sua.

 

D'Arcetri, li 14 di Feb.o 1633 ab Inc.e

Di V. S. molto Ill.re

Dev.mo et Ob.mo Ser.re

Galileo Galilei.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Col.mo

Il Sig. Cav.r Gianfr.co Buonamici.

Prato.

 

 

 

2879*.

 

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO inArcetri.

Bologna, 14 febbraio 1634.

 

Blbl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 53. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.o

 

V. S. Ecc.ma si querela meco ch'io non habbi con quella energia proclamato la impertinenza e stoltitia dell'autore([112]) del libro inviatoli, che la conditione di quello richiedeva, o che io habbi mostrato di farne qualche conto; nel che confesso di esser veramente andato alquanto rimesso per non dir troppo, trapassando la sua insolenza ogni termine, e scoprendosi più che chiara la sua incapacità e stupidezza. La fretta con la quale io scrissi non mi diede campo di poter al vivo rapresentarli come l'autore non mi era sembrato altro che quello che a lei è parso: mi spedii con dire, se pur mal non mi ricordo, che mi era parso pieno di sciocherie e di spropositi; e così di nuovo le confermo, nè ho mancato, ragionando con altri, di rapresentarlo per tale: nè creda che appresso di me habbi aquistato un minimo che di stima, ma sì bene all'opposito ne ho formato un concetto di insolentissimo et ignorantissimo pedante. Non mi sovviene già che cosa habbi detto, dal che possa raccogliere che io gli habbi qualche credito, se forsi non fosse stato il dire che egli si mostri prattico in Aristotile; il che però non mi aggiungeria credito alcuno, poichè so bene, com'ella dice, che questi si stimano esser arrivati al sommo del sapere, quando hanno fatto gran prattica sopra li suoi testi, dall'accozzamento de' quali professano potersi rispondere a ogni cosa, sprezzando ogni altro modo di sapere et ogni altra, per singolar che sia, strada di filosofare. Si sganni pur V. S. Ecc.ma in questo, nè si conturbi, poichè il purissimo oro delle sue saldissime ragioni è da me, per quanto la debolezza del mio ingegno mi permette, benissimo distinto dal rame, del qual sembrano essere i discorsi del sudetto autore. Ma poi, quando io pur non conoscessi a pieno tal distintione, non per questo creda che siano per mancare ingegni di gran longa superiori al mio (del quale la ringratio molto della stima che mostra di fare), che benissimo conosceranno quanto ella sopravanzi tutti gli altri nella saldezza del suo discorrere, e quanto scioccho, arrogante e pieno di vanità, si ritrovi il detto autore nel suo trattare. Io non l'ho alle mani, sì che io lo possa di nuovo vedere; ma poco mi si può aggiungere, credo, al concetto che ne ho formato, se bene io lo vidi in una scorsa, poichè alla prima mi sono parse così ben chiare le sue sciochezze, che puoco più potrei avantaggiarmi in conoscerle per tali.

Condoni qualche cosa allo scrivere, che non permette tal'hora allargarsi quanto si dovrebbe, e mi tenga pure per suo partialissimo servitore e che a niun cedo nel fare singolarissima stima del suo sublime ingegno, che con saggi così esquisiti ella ha a tutto il mondo co' suoi sottilissimi discorsi palesato. E con tal fine alla sua affettuosa memoria mi raccomando, baciandoli le mani.

 

Di Bologna, alli 14 Feb.ro 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ob.mo e Dev.mo Ser.re

F. Bon.ra Cavalieri.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.o

Il Sig.r Galileo Gal.ei

Fiorenza.

Arcetri.

 

 

 

2880**.

 

GERI e ALESSANDRO BOCCHINERI a [GALILEO in Arcetri].

Firenze, 16 febbraio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 111. – Le lin. 1-15 [Edizione Nazionale], fino alla parola «chiesteci» sono di mano di Geri, il resto è di mano di Alessandro Bocchineri.

 

S.r mio,

Io penso che V. S. resterà servita di havere il vino a fiaschi a commodo et a elettione sua([113]); ma non mi è ancora riuscito di fare abboccare in presenza mia il Maestro di casa([114]) di S. A. col canovaio per darne l'ordine, con tutto che io habbia parlato all'uno et all'altro separatamente et habbia anche procurato questo abboccamento: et mi pare che questo S.r Maestro di casa non sia stato in questo negozio così pronto come harei voluto.

Per il S.r Vincenzio([115]), Alessandro ha parlato al S.r Luca degli Albizi et agli altri ministri de' Nove, ma senza frutto, perchè, come negozio aggiustato, non lo vogliono alterare, et massime aggiustato (in supplimento del S.r Luca) dal S.r Antonio Carnesecchi; et si vede che quel ministro, che si tiene mal trattato dal S.r Vincenzio, ha voluto rendergli la pariglia. Per gli altri libri che restano, il S.r Vincenzio o sfugga di fargli, o si dichiari anticipatamente di non li poter far per questo prezzo.

Le mandiamo le lib. 6 di tartufi chiesteci, ma per ancora non gli si può avvisare il prezzo, perchè lo spenditore del S.r Cardinale([116]), che gli ha provvisti, non lo ha mandato a dire; ma credo che batterà a 4 giuli la lib.: et V. S. gli conti perchè hanno da essere 32.

Spero che V. S. ricevessi hieri un mio piego, entrovi una lettera del S.r Lagi([117]), et havrei caro che ella mi avvisassi quello devo rispondere a detto S.r Lagi. Et le faccio reverenza.

 

Da Firenze, 16 Febb.o 1633([118]).

Di V. S. molto Ill.re

Devot.mo Ser.re e Parente

Aless.ro Bocchineri.

 

 

 

2881*.

 

MATTIA BERNEGGER a GIO. MICHELE LINGELSHEIM in Heidelberg.

[Strasburgo], 16 febbraio 1634.

 

Bibl. Civica di Amburgo. Codice citato al n.° 2613, car. 108t. – Minuta autografa.

 

.... Galilaei Systema (in quo vertendo pergo quoad possum) in Italia proscriptum est, quae res et mihi laboris stimulus est, et olim, uti spero, libri pretium accendet. Mitto proscriptionis formulam, sed ea lege ut ad me redeat, uberem aliquando praefationis materiam praebitura. V.

 

6 Febr.([119]) 1634.

 

 

 

2882**.

 

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Arcetri].

[Firenze, febbraio 1634].

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 19. – Autografa.

 

S.r mio,

Non fui a Palazzo hieri, onde non ho nuova del vino; lo intenderò hoggi([120]). Le lib. 6 di tartufi([121]), a

tre giuli et mezzo la libra, costorno. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

£

14

La scatola, che io presi aggiustata, quale io sigillai et ammagliai bene, et feci traforare il coperchio acciò l'aria passasse, perchè nel panierino li tartufi pericolavano di scemare, valse. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

 

 

£

 

 

 

 

13.

 

 

4

Francatura del porto et gabella in dogana. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

£

1.

6.

8

 

£

16

 

Bacio le mani a V. S.

 

Suo Ser.re Oblig.mo

Geri Bocc.ri

 

 

 

2883*.

 

GALILEO ai CARDINALI DELLA CONGREGAZIONE DEL S. UFFIZIO in Roma.

[Arcetri, febbraio1634].

 

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 91, a)([122]).

 

 

 

2884*.

 

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO [in Arcetri].

Roma, 18 febbraio 1634.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXII, n.° 113. – Autografa.

 

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

 

Interporrò, con l'efficacia dovuta, con N. S.re gl'offitii desiderati da V. S. per l'assoluta liberatione sua, e mi varrò de' pretesti accennati da lei([123]) per facilitar la gratia, e stimerò in estremo di vederla consolata e ridotta alla sua casa; mentre io intanto, pregandole felicità, le bacio affettuosamente le mani.

 

Di Roma, li 18 Feb.o 1634.

Di V. S. molto Ill.re

S.r Galileo Galilei.

Aff.mo Ser.re

Franc.o Niccolini.

 

 

 

2885*.

 

GIOVANNI VANNUCCINI a [GALILEO in Arcetri].

Siena, 18 febbraio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 44. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron Oss.mo

 

Si è ricevuto li fiaschi 24 verdea, che V. S. Ecc.ma ha mandati, quattro de' quali farò hoggi presentare al S.r Domenico Cittadini, e per l'altri vinti Mons.r Ill.mo([124]) ne la ringratia sommamente della troppa parte; e perchè il S.r Segretario non era in casa, si riserba rispondere a V. S. Ecc.ma per il procaccio([125]). In tanto di suo ordine le invio trenta starne, diciotto delle quali si pigliarà briga farle recapitare alla S.ra Caterina([126]) con l'inchiusa lettera, e dodici, insieme con otto tordi, se le goda lei, accettando queste poche che per hora ho potuto havere.

Tutti questi Signori di casa, come l'altri servitori, rendono infinite gratie a V. S. Ecc.ma della cortesissima memoria che si degna tener di loro, sì come sopra ogni altro faccio io per l'honor che ricevo tal hora de le sue lettere. E basciandole in tanto humilmente le mani, resto pregandoli dal Cielo ogni vero bene.

 

Di Siena, li 18 Febr.o 1633([127]).

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Se.re Humili.mo

Gio. Vannuccini.

 

 

 

2886.

 

GERI BOCCHINERI a GIO. BATTISTA VERNACCI [in Firenze].

Firenze, 18 febbraio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 83. – Autografa. Sul di fuori, accanto all'indirizzo, si legge, di mano di Galileo: S. Geri al Vernacci.

 

S.r mio,

 

Il S.r Galileo vorrebbe poter levare a 2 et a 4 fiaschi per volta, hor bianco, hor rosso, li cinque barili di vino che S. A. gli dona, perchè così non se gli svanirà nella botte: egli prega però V. S. di darne l'ordine in cantina, con fargli consegnare la poliza di credito. Et poichè S. A. gli ha fatta la grazia con tanta benignità, non può se non haver caro l'A. S. che il vino se gli conservi buono sino al fine, come seguirà in questo modo; tanto più che il S.r Mar.se Coppoli([128]) mi disse che V. S. haveva havuto ordine da S. A. di sodisfare al gusto del S.r Galileo di quella qualità di vino che più gli fusse piaciuto, et se mal non mi ricordo V. S. medesima me lo confessò. Il suo gusto in somma sarebbe questo.

Se ella mi manderà questa poliza, io gliela invierò. Et le bacio le mani.

 

Di Seg.ria, 18 Feb.o 1634.

Di V. S. molto Ill.re

Aff.mo Ser.re

Geri Bocchineri.

 

Fuori: Al S.r Gio. B.a Vernacci,

Maestro di casa di S. A. S.

 

 

 

2887.

 

GIO. BATTISTA VERNACCI a [GERI BOCCHINERI in Firenze].

[Firenze, 18 febbraio 1634].

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 83. – Autografa. È scritta dappiedi alla lettera che pubblichiamo col n.° 2885.

 

L'ordine che io ebbi da S. A. fu di dare al S.r Galileo cinque barili di vino bianco di Castello, e sempre che egli mandi gli sarà consegnato. Mi perdoni se non lo posso compiacere, poi che non uscirei del comandamento di S. A. S. E le bacio con ogni affetto le mani.

 

Di V. S. molto Ill.re

Aff. Ser.

Gio. Bat.a Vern.ci

 

 

 

2888*.

 

GIO. MICHELE LINGELSHEIM a MATTIA BERNEGGER in Strasburgo.

Heidelberg, 19 febbraio 1634.

 

Dalla pag. 63 dell'opera citata nella informazione premessa al n.° 2646.

 

....Sed, quaeso, quomodo procedit, Galilaeus tuus? Hiems iam praeceps ruit, quem finem labori tuo proposueras. Eiusmodi malo considerare quam publica, quae ruunt culpa universorum....

 

Heidelb., 9 Febr.([129]) 1634.

 

 

 

2889**.

 

GERI BOCCHINERI a GALILEO [in Arcetri].

Firenze, 21 febbraio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 118. – Autografa.

 

S.r mio,

 

L'ordine del vino si è dato; et io ho pregato, et poi anche protestato, che sia dato buono, secondo la qualità che V. S. di mano in mano vorrà, acciò non si habbia a ricorrere di nuovo a S. A., la quale mi riferisce il S.r Soldani([130]) che disse al Maestro di casa([131]), maravigliandosi della sua stitichezza([132]): «Et che importava egli darlo a fiaschi o a barili([133]), che si havesse a negare questa sodisfattione al S.r Galileo?» Però V. S. mandi a sua posta; et per la prima volta farò io la scorta a Geppo.

Poichè non ci è il Norcino, V. S. dica se vuole che se le mandi maestro Michelagnolo Coveri cerusico o il Calendino nostro cerusico, che ha nome di esser valente in così fatti mali.

Le mando un rinvoltino di scritture comparsomi di Venezia per lei; et fra porto et gabella il procaccio ha voluto due giuli. Et le bacio le mani.

 

Di Fiorenza, 21 Feb.o 1633([134]).

Di V. S. molto Ill.re

Oblig.mo Ser.re et Parente

Geri Bocchineri.

 

Fuori: Al S.r Galileo Galilei, mio Sig.re

Con un rinvoltino.

In sua mano.

 

 

 

2890*.

 

ASCANIO PICCOLOMINI a GALILEO [in Arcetri].

Siena, 21 febbraio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 25. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

 

Sabato mattina comparve qui una soma con soprasoma de' suoi regali: una mano di fiaschi di verdea squisitissima, le confetture di Suor Maria Celeste regalatissime, e sopratutto l'occhiale eccellentissimo. Io non so da che capo farmi a ringratiarla, essendomi tant'eccesso di favori più tosto di mortificatione che d'altro; ma come cose procedenti dalla bontà e gentilezza dell'animo suo, li prometto che con gl'amici saranno godute e gustate con ogni contentezza.

Non so se V. S. harà saputo che a' giorni a dietro, nel tirarsi in Torre la campana([135]), si fiaccorno così presto i due travi che reggevano il falcone, che a malo stento si potè ricalare la campana senza danno. Hieri poi havendo meglio assicurato le cose, andò sì felicemente la campana su, che in meno d'un'hora e mezzo fu nella pergamena, senzachè nè quella nè il Mangia pericolasse. Il nostro Sig.r Rettore dell'Opera([136]) è uscito d'un grand'affanno, per quello che ogn'uno si rivolgeva a lui, ch'havessi fidato quest'impresa a un manovale; ma io gl'ho sempre fatto animo.

Io non so trovare meglio mezzano di lei per assicurar Suor Maria Celeste del mio vivo desiderio di servirla, franco d'ogni cerimonia: però V. S. m'honori in questo come nell'altre cose, mentre per fine l'assicuro che non ho nuove di maggior gusto che quelle di sua salute, nè altre più vivamente m'auguro che quelle de' suoi comandamenti.

 

Di Siena, li 21 Febbraro 1634 a N.te

Di V. S. molto Ill.re

S.r Galileo Galilei

Aff. Vero Ser.

A. A.o di Siena.

 

 

 

2891.

 

NICCOLÒ AGGIUNTI a GALILEO in Firenze.

Pisa, 22 febbraio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 15-16. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

 

I tartufi che mi ha regalato V. S. Ecc.ma son tanto belli, che in qualsivoglia luogo gl'haverei riceuti per cosa sfoggiata, ma in questo paese poi mi son giunti come delizia miracolosa. Gliene rendo grazie infinite, come fa anco il Sig.r Apollonii([137]), quale si pregia e gloria di esser nominato da lei, e mi ha imposto che io deva offerirlo, come fo, a V. S. Ecc.ma per servo devotissimo del suo singolar merito.

Ci siamo messi alla cerca di Messer Rocco([138]), e per ancora non l'habbiam trovato; ma trovato che l'haremo, tengo per fermo, che sicome l'opere di V. S. Ecc.ma ci hanno certificato che ne' secoli andati non si era pervenuto alla suprema eminenza di sapere, così la lettura di Messer Rocco ci accerterà che nè anco si era arrivato all'estrema pecoraggine. In tanto ci dà questa medesima certezza la lettura di Messer Scipione([139]); e se Messer Rocco lo pareggerà, non farà poco.

Habbiamo letta e compresa quell'immensa balordaggine circa le macchie solari accennataci da V. S. Veramente non può esser più madornale nè più palpabil castroneria in tal materia. A suo tempo ce ne varremo, come anco di qualunque altra cosa tale, che da lei venisse in detto libro notata.

Lodovico mio fratello mi propone, in forma di problema, questo quesito: Come si potrebbe fare che una barca passasse a traverso un fiume di corso velocissimo senza movere altro che il timone di detta barca? Qui io non veggo, mentre la barca sia esposta senza alcun ritegno al corso del fiume, che il timone possa operar niente, perchè nell'esser portata la barca dalla corrente il timone e l'acqua cammineranno con l'istessa velocità, e però l'uso del timone sarà nullo. Andavo dunque considerando, se dando qualche ritegno alla barca, si potesse sodisfare al quesito; et a me pare che se la barca fusse infilata per prua nel cavo ab, in modo che ella potesse scorrer per detto cavo, all'hora potesse anco essere, che movendosi il timone da una parte, la prua dovesse per il cavo scorrere verso l'altra, e così a poco a poco condursi da una riva all'altra. Non ho tempo di dichiararmi meglio, ma credo che ella mi intenderà anco con questo poco. Desidero sentire il suo parere; e perchè l'hora è tardissima, e Gio. Batista Pieratti, lator della presente, hor hora monta in carrozza e parte col procaccia, tronco, per non poter far altro, la lettera, e gli prego intera salute e prosperità, baciandogli con interno affetto le mani

 

Di Pisa, il dì 22 di Febbraio 1633([140]).

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

Ho indugiato a mandargli i cantucci, perchè pensavo poter havergli migliori; ma è stato forza pigliargli come si trovano. Con la prima occasione di navicellaio, gl'invierò al Sig.r Dino([141]).

 

 

 

 

 

 

Obblig.mo e Devot.mo S.re

Niccolò Aggiunti.

 

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, Fil.° e Mat.co prim.io di S. A. Ser.ma

Firenze.

 

 

 

2892**.

 

DOMENICO CITTADINI a GALILEO in Firenze.

Siena, 24 febbraio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 123. – Autografa.

 

Molto Ill. ed Ecc.mo mio S.r Col.mo

 

Quasi nell'istesso tempo ricevei la gentilissima lettera di V. S. e quattro fiaschi di verdea, mandatimi per parte di V. S. dal S.r Maestro di casa di M.r Ill.mo Arcivescovo([142]), quale mi è stata in più conti gratissima, e per la sua squisitezza e per essere arrivata in tempo che la potei godere con alcuni parenti, l'istessa mattina che arrivò erono a desinar da me. Ben è vero che la gola mi fece patir il fio di non voler contentarmi di un sol biccheri, nè mi valse alzar il piedi, chè la gotta se ne sentì. Ne rendo a V. S. le debite grazie; ma vorrei che sì come ella mi accresce continuamente di obbligationi verso di lei, così mi dessi occasione con i suoi comandamenti di qualche sollievo a tanti debiti. Insomma questa desiderata vecchiaia vien sempre in compagnia di mille travagli: a tollerargli in patienza!

Spero partir tra quattro o sei giorni per Pescia, e al ritorno far cotesta strada; quando non per altro, per vedere e riverir V. S., che tanto stimo e tanto le devo. E per fine facendole reverenza, prego somma felicità.

 

Siena, 24 Febb. 1633([143]).

Di V. S. molto Ill. ed Ecc.ma

Devoto e Obb.mo Ser.e

Dom.co Cittadini.

 

Fuori: Al molto Ill. ed Ecc.mo S.r mio P.ron Col.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Fiorenza.

 

 

 

2893*.

 

MATTIA BERNEGGER a ELIA DIODATI in Ginevra.

[Strasburgo], 24 febbraio 1634.

 

Bibl. Civica di Amburgo. Codice citato nella informazione premessa al n.° 2613, car. 109r. – Minuta autografa.

 

Aelio Diodato I. C.

Genevam.

 

Heri Tripponetus tuas mihi reddidit, eximie virorum, idemque meas ad te sub finem nundinarum recte se curasse dixit, nec dubitare quin iam eas acceperis. Nihilominus paucis repetam earum argumentum, si forte, praeter spem nostram, interceptae illae aut amissae fuissent.

Scripsi([144]), curae mihi esse Galilaei conversionem, nec tamen adhuc multum ultra quartam libri partem praecessisse, remorantibus subinde diversis occupationibus aliis; curaturum autem me ut aestate proxima liber excudatur domi meae, et iam egisse cum bibliopola Francofurtano Clemente Schleich, ut et impensas suppeditet et librum divendat; praefationem quoque confecturum ex animi tui sententia. Dubia quoque nonnulla notavi, rogavique iuvares me in illis expediendis; quanquam pleraque ultro nunc assequor, ipse versionis progressu et exercitatione doctior factus. Pag. 77, fin., quid est pietra S rena?([145]) excidit hic littera typographo. Pag. 86, m., quid est che tendono le pareti al commune?([146]) forte, qui popularem auram captant. Pag. 87, lin. ult., et mox pag. seq., di mano in mano([147]), nescio quid sibi velit. Pag. 88, fin., et 89, lin. 11, ombre taglienti([148]), et 89, lin. 12, il taglio([149]): sensum video, sed aptis verbis vix exprimo. Pag. 90, 7, ischiera([150]). Pag. 92, med., velluti a opera([151]): videtur esse nostro idiomate geblümbter sammet. Et mox velluto piano, item ermisino([152]).

De liberatione Galilaei laetor, pro eo ac debeo, maximopere. Rogo, incomparabili et immortali viro meae in ipsum observantiae studiique summi fidem facias. Quendam studiosum ei commendavi([153]) sub finem anni praeteriti. Si vel paucarum linearum responsum obtineo, tanti viri manus inter keim®lia mihi erit. V.

 

14 Febr.([154]) 1634.

 

 

 

2894.

 

FULGENZIO MICANZIO a [GALILEO in Firenze].

Venezia, 25 febbraio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 55. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r Col.mo

 

Conforme alla rissolutione che mi porta la carissima lettera di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma di 11, ho dato ordine all'Ill.mo Baitello([155]) a Brescia che conchiuda, se può, il negotio della pensione nelli scudi 45 overo anco 40, purchè prontamente sodisfacia anco per li decorsi: n'aspetto risposta.

Non vorrei già che queste nuove compositioni contro li Dialoghi dilungassero molto il piacere del godimento della sua persona, che mi ho fisso nella mente per il supremo che mi resti in questa vita. Li mandai il libro del Rocco hoggi sono 15 giorni. Il vederlo in qualche stima me l'ha fatto leggere tutto questi giorni: ho ricevuta molto minor sodisfattione che non credevo, perchè sebene è rigido peripatetico, è però stimato ingenuo et huomo di buono senso anco in altre cose. Maladetto interesse di Corte, che fa perder l'humanità, non che la civilità. Non veggo nel suo discorso altro che discorsi verbali e topici contro il sodo dell'opera di V. S., e le confutationi ove più preme mi paiono tutte fondate in suppositioni di quello che si disputa. O che non intende ciò che ne' Dialoghi sia cielo, o che finge quell'antica e rancida cepolata o scatolata alla tedesca, ove le scatole stanno chiuse e sode dentro l'una l'altra, per haver bel campo di sillogizare; et ha opinione, che ovvonque si move un corpo, ci lasci, come la lumaca, un altro corpo. Mi è parsa ben goffa, ridicola e pazza l'imaginatione, che un globo che fosse mosso per moto retto non possi dare nel circolare se non trova un corpo sopra cui, per la ressistenza al passar oltre, acquisti il moto circolare: filosofia imparata dal trottolo o ruzzola. A questo modo li globi celesti per moversi hanno bisogno di terribili tavolazzi.

Il pensiero di V. S. di non far altro che note brevi e marginali al libro mi piace, e si potrà far ristampare con quelle. Ma perchè in alcuni luoghi la margine non bastarà, direi che facesse legare il libro con alcune carte bianche fra mezo li fogli, chè così haverà comodità di notare il puoco o 'l molto, e puoi si rissolverà. È però conveniente nelli Dialoghi che prepara, far una buona passata sopra la creanza de' pedanti. È V. S. constituita in posto, che per necessità deve servir alla sua gloria, che non può mancare, et all'avanzamento della filosofia; et in amendue è tanto inanti, che non vi è più potenza che vi si possa opponere.

Quell'altro Giesuita([156]), che fa nuovi articoli di fede, non è ancora comparso qua: ho ben curiosità che ci sia portato. Ma egli farà più heretici che conversi.

Il Sig.r Argoli([157]), Mathematico di Padova, ha fatte alcune lettioni delle machie solari, portando ragioni che siano elevationi tratte dalla luna; mi vengono lodate per gentili.

L'Ecc.mo Venier([158]) con ciera giocondissima riceve le sue salutationi, che rende con sommo affetto. E con tal fine a V. S. molto Ill.re et Ecc.ma bacio le mani.

 

Ven.a, 25 Feb.o 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Dev.mo Ser.re

F. Fulgentio.

 

 

 

2895*.

 

MATTIA BERNEGGER a GUGLIELMO SCHICKHARDT in Tubinga.

Straaburgo, ...-25 febbraio 1634.

 

Kgl. Landesbibliothek in Stuttgart. Cod. citato al n.o 2665, car. 19. – Autografa.

 

.... In transferendo Systemate Copernicano non multum ultra quartam partem progressus sum ob alias curas et molestias, quae fatali quadam infelicitate studia mea subinde remorantur. Sed posthac festinandum erit magis, admovente stimulos Diodato nostro, qui scribit, librum in Italia proscriptum esse, autorem Sienae honorario carcere domo Episcopi custodiri. Proscriptionis formulam una mitto, sed remittendam. Extat in fine novorum. Vide quo stultitiae devenerint isti purpurati Patres. Sed non patiemur, opus praeclarum bono publico subtrahi. Rogo itaque, ne de promissa censura correctioneque translationis sententiam mutes.

Ex quo Gallicae copiae in has oras venerunt, itinera minus infesta sunt quam dum Sueci, seu potius Suecienses, omnium potirentur, praedatores ipsi terrae quam a praedatione vindicare debebant. Forsan ergo mittam nunc una cum scripta tum impressa, quatenus conversa sunt. Deliberabo tamen: cum enim hoc unicum exemplar Germaniam viderit, nec aliunde recuperari possit, nolim amissionis periculum adire. Pro necessitudine mutui amoris et pro humanitate tua facile obtineri abs te patieris, ut emendes omnia liberrime. Videbis subinde haesitantem ac nonnunquam turpiter impingentem imperitia astronomiae, quam et initio leviter didici, et per tot annos magnam partem dedidici; nisique tu te Schickardum hic praestes, non tam existimationi meae (nec enim patiar ut me interpretem esse publice constet) quam autori ipsi et eius operi male consuletur.

Praecedentia scripsi ante plusculos dies.... Hortante D. Clutenio([159]) nostro, ausus sum mittere Galilaica. Sed nova illa, in quibus proscriptio libri, iam non in promptu sunt mihi: venient proxime. Quaeso te, magne vir, Galilaeum curae habeas. Dn. Diodatus scripsit ad me nuper, Galilaeum ante aliquot septimanas pristinae libertati restitutum, Florentiam ad suos salvum rediisse. Debebam conversa denuo inspicere: multa enim sunt quae, iam exercitatior, melius intelligo. Tabellario satisfeci, nec vel obolum deinceps abs te hoc nomine velim exponi. Pro censura et labore gratus ero. Vale, charissimum caput.

 

Scripsi Argentorati, d. 15 Febr.([160]) 1634.

 

M. Bernegger.

 

Fuori: Dem Herrn Wilhelmus Schikardt,

Vornehmen Professori d. Universität zu Tübing,

meinein grossgünstigen Herrn und hochgeehrten Freundt, einzuhändigen.

Der Bott ist bezahlt.

Tübingen.

 

 

 

2896**.

 

ALESSANDRO MARSILI a [GALILEO in Arcetri].

Siena, 28 febbraio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 127. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Eccl.mo Sig. mio Oss.mo

 

Che nelle comuni allegrezze del carnevale venga con questa a salutarla, riceva V. S. per segno che non vogli scompagnare dalli altri questo contento di godere almeno per lettere della sua grata conversatione, mentre non lo posso, come desidererei, fare di presenza. Mi assicura poi la sua gentilezza di essere mantenuto tra il numero de' suoi più cari, poichè quella, come efficace, la corre più pronta a favorire e sollevare dove trova scarsezza maggiore.

Qua poi ce ne andiamo con le nostre lettioni debilmente, e tra la moltitudine delle oppinioni de' principî naturali a me avviene non trovare principî, sì che affogo nella abbondanza. Lei poi, sì come abbondo di obligationi, non mi renda scarso de' suoi comandamenti. E li fo reverenza.

 

Di Siena, il 28 Ferraro 1633([161]).

Di V. S. molto Ill.re ed Eccl.ma

Aff.mo Ser.re et Obbl.mo

Alesandro Marsili.

 

 

 

2897*.

 

GIO. MICHELE LINGELSHEIM a MATTIA BERNEGGER in Strasburgo.

Heidelberg, 28 febbraio 1634.

 

Dalla pag. 64 dell'opera citata nell'informazione premessa al n.° 2646.

 

.... Remitto([162]) Tribunalis Sacri sententiam contra Galilaeum. Quam foede se immiscet sacra cohors in decisionem controversiae philosophicae! Gaudeo id tibi incitamento esse ad urgendum opus tuum; in quo gnaviter perge, gratum facturus omnibus veritatis studiosis....

 

Heidelbergae, 18 Febr.([163]) 1634.

 

 

 

2898*.

 

RENATO DESCARTES a MARINO MERSENNE in Parigi.

[Amsterdam, febbraio 1634].

 

Da Oeuvres de Descartes, publiées par Charles Adam et Paul Tannery sous les auspices du Ministère de l'Instruction Publique. Correspondance, I. Paris, Léopold Cerf, Imprimeur-éditeur, 1897, pag. 281-282.

 

Mon Reverend Pere,

 

Encore que ie n'aye aucune chose particuliere à vous mander, toutesfois, à cause qu'il y a desia plus de deux mois que ie n'ay receu de vos nouvelles, i'ay creu ne devoir pas attendre plus long-temps à vous écrire; car si ie n'avois eu de trop longues preuves de la bonne volonté que vous me faites la faveur de me porter, pour avoir aucune occasion d'en douter, i'aurois quasi peur qu'elle ne fust un peu refroidie, depuis que i'ay manqué à la promesse que ie vous avois faite de vous envoyer quelque chose de ma Philosophie([164]). Mais d'ailleurs la connoissance que i'ay de votre vertu, me fait esperer que vous n'aurez que meilleure opinion de moy, de voir que i'ay voulu entierement supprimer le traitté que i'en avois fait et perdre presque tout mon travail de quatre ans, pour rendre une entiere obeïssance à l'Eglise, en ce qu'elle a deffendu l'opinion du mouvement de la terre. Et toutesfois pour ce que ie n'ay point encore vû que ny le Pape ni le Concile ayent ratifié cette defense, faite seulement par la Congregation des Cardinaux establis pour la censure des livres, ie serois bien aise d'apprendre ce qu'on en tient maintenant en France, et si leur authorité a esté suffisante pour en faire un article de foy. Ie me suis laissé dire que les Iesuites avoient aidé à la condamnation de Galilée; et tout le livre du P. Scheiner montre assez qu'ils ne sont pas de ses amis. Mais d'ailleurs les observations qui sont dans ce livre, fournissent tant de preuves pour oster au soleil les mouvemens qu'on lui attribuë, que ie ne sçaurois croire que le P. Scheiner mesme en son ame ne croye l'opinion de Copernic; ce qui m'étonne de telle sorte, que ie n'en ose écrire mon sentiment. Pour moy, ie ne cherche que le repos et la tranquillité d'esprit, qui sont des biens qui ne peuvent estre possedez par ceux qui ont de l'animosité ou de l'ambition; et ie ne demeure pas cependant sans rien faire, mais ie ne pense pour maintenant qu'à m'instruire moy-mesme, et me iuge fort peu capable deservir à instruire les autres, principalement ceux qui, ayant desia acquis quelque credit par de fausses opinions, auroient peut-estre peur de le perdre si la verité se découvroit.

 

 

 

2899*.

 

DINO PERI a GALILEO in Arcetri.

Firenze, 4 marzo 1634.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXIV, n.° 177. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

 

Il fiasco serrato con lacca viene dal Sig.r Niccolò([165]); l'altro viene d'altro luogo, con titolo di malvagia: goda l'un e l'altro V. S. Ecc.ma a mio favore. Il vino del fiaschetino, quando a lei o alle sue Monachine paresse beibile, si trova in una botticella d'un amico, e 25 o 30 fiaschi saranno a sua requisitione. M'è parso ch'ella habbia commodo di fiaschi voti; quanti ella me ne mandasse, tanti farò empiere e consegnare a V. S. Ecc.ma Le fo reverenza humilissima, e con affetto ossequiosissimo e singolarissimo le bacio e ribacio mille volte le mani.

 

Firenze, 4 Marzo 1633([166]).

 

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo e Devotiss.o Ser.

Dino P.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Il Sig.r Gal.o Gal.i

In villa.

Arcetri.

 

 

 

2900.

 

NICCOLÒ AGGIUNTI a GALILEO in Firenze.

Pisa, 5 marzo 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 27. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

 

Ho letto con tal sentimento di cuore i suoi travagli, che sono stato tutti questi giorni, e sto di presente, grandemente turbato. Principalmente mi duole la nuova di Suor Maria Celeste; so l'affetto paterno e filiale che tra di loro passa, so l'altezza d'intelletto, l'accortezza, prudenza e bontà di che è dotata la sua figliuola, e non vorrei in modo alcuno che quella che gli è stata unica e soavissima consolazione de' suoi travagli, hora, mancando, gli desse materia d'inconsolabil pianto. Con tutto ciò in ogni caso di humana necessità bisogna più tosto che ci mostriamo grati e contenti di quella parte di bene che ci è stato conceduto, che afflitti et impazienti di quella parte che ci vien tolta. Piaccia non dimeno a Dio benedetto non solamente di non torre a V. S. tanto bene, ma di accumulargliene almen con qualch'altro degl'infiniti da lei meritati.

L'altra nuova della malvagità romana, sempre più ostinata et infellonita, oltre al dolore, mi ha suscitata un'amarissima bile che internamente mi travaglia; e 'l travaglio si accresce nel saper che il vomito è pericoloso, e bisogna per forza vivere col cuore pieno di tanta amarezza, e tacere e soffrire. V. S. può in qualche parte consolarsi, che una tanta indignità è conosciuta; e se ella seguiterà con la sua solita costanza di animo a sostenere la tirannica pertinacia de' suoi avversarii, lascierà al mondo, tra l'altre sue eterne memorie, anco questo memorabilissimo esempio di equanimità e sofferenza.

Tra le lezzioni pubbliche e private, tra le brighe interpostesi inopinatamente, e tra i disturbi dell'animo, parte non ho hauto tempo, e parte non ho hauto attitudine, al far quella lettera; ma per quest'altro ordinario la manderò infallibilmente a V. S. Ecc.ma, quale ringrazio di quanto mi dice acciò che io possa servire il S.r Pr. Mattias([167]). Il mio ritorno non può haver maggiore stimolo che il desiderio di V. S.; però sia certa che sarà quanto più presto mi sarà permesso da' superiori. V. S. mi continui la sua gratia e benevolenza da me sommamente([168]) stimata e desiderata. Le bacio le mani e prego felicità.

 

Pisa, 5 Marzo1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Obblig.mo e Dev.mo S.re

Nicc.ò Agg.i

 

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, Fil.fo e Mat.co primario di S. A. S.

Firenze.

 

 

 

2901*.

 

GALILEO ad ELIA DIODATI [in Parigi].

[Arcetri], 7 marzo 1634.

 

Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds français, n.° 9531, car. 113. – Di mano sincrona. Se ne ha un'altra copia, di mano d'uno degli amanuensi del Peiresc e con correzioni di quest'ultimo (cfr. n.° 2914, lin. 8-9 [Edizione Nazionale]), nel ms. della stessa Bibl. Nazionale in Parigi, Fonds Dupuy, n.° 390, car. 49; e delle lin. 11-15, 36-37 sono cinque copie (con alquante modificazioni nel testo), di mano di Vincenzio Viviani o di un suo amanuense, nei Mss. Galileiani della Bibl. Nazionale in Firenze, P. V, T. VI, car. 27r., 67r., 75r., 84r., 145r., tra gli appunti raccolti dal Viviani per compilare il suo Quinto libro degli Elementi d'Euclide ecc. Aggiuntevi cose varie e del Galileo e del Torricelli, i ragguagli dell'ultime opere loro ecc. In Firenze, alla Condotta, MDCLXXIV: in capo a due di queste copie (car. 75r. e 84r.) si legge, di mano dello stesso Viviani, «Risposta ad una de' 2 Febbraio precedente, la quale manca». Dal manoscritto Fonds français, n.° 9531, la presente fu esemplata da Guglielmo Libri, e la copia di sua mano è nella Bibl. Nazionale in Parigi, Nouv. acq., ms. fr., n.° 3282, car. 71-72. Noi abbiamo preso a fondamento della nostra edizione la copia Fonds français, n.°9531, che ci parve la più corretta, nonostante alcune mende, quasi tutte formali, laddove la copia Fonds Dupuy ha errori più gravi. Chiamando la prima copia A e la seconda B, annotiamo appiè di pagina le lezioni di A che emendiamo nel testo e che si deve intendere che sono corrette con l'appoggio di B, quando non sia espressamente indicato che con A concorda anche B.

 

Vengo hora alla sua lettera: e perchè ella replicatamente mi domanda qualche ragguaglio de' miei([169]) passati travagli, non posso se non sommariamente dirgli, che da che fui chiamato a Roma sino al presente, sono, la Dio gratia, stato di sanità meglio che da molti anni in qua. Fui ritenuto a Roma in carcere 5 mesi, e la carcere fu la casa del Sig. Amb. di Toscana, dal quale([170]) e dalla Signora sua consorte fui visto et trattato in modo, che con affetto maggiore non avrebbero potuto([171]) trattare i padri loro. Spedita che fu la mia causa, restai condennato in carcere all'arbitrio di Sua Santità, e fu la carcere il palazzo([172]) e giardino del G. Duca alla Trinità de' Monti per alcuni giorni, ma pur permutata poi in Siena in casa Monsig. Arcivescovo, dove parimenti stetti([173]) 5 mesi, trattato da padre([174]) di Sua Sig.a Ill.a et in continue visite della nobiltà di quella città; dove composi([175]) un trattato di un argomento nuovo, in materia di meccaniche, pieno di molte specolazioni curiose ed utili([176]). Di Siena mi fu permesso tornarmene alla mia villa, dove ancora mi trovo, con divieto di scendere alla città; e questa esclusione mi vien fatta per tenermi assente dalla Corte et da i Principi. Ma tornato alla villa in tempo che la Corte era a Pisa, venuto il G. Duca in Firenze, 2 giorni dopo il suo arrivo mi mandò uno staffieri ad avvisare come era per strada per venire a visitarmi, e mez'hora dopo arrivò con un solo gentil'huomo in una piccola carrozzina, e smontato in casa mia si trattenne a ragionar meco in camera mia con estrema soavità poco manco di 2 hore. Stante dunque il non aver patito punto nelle due cose che sole devono([177]) da noi esser sopra tutte l'altre stimate, dico nella vita e nella reputazione (come in questa il raddoppiato affetto dei Padroni e di tutti gl'amici mi accertano), i torti e l'ingiustizie, che l'invidia e la malignità mi hanno machinato contro, non mi hanno travagliato nè mi travagliano. Anzi (restando illesa la vita e l'onore) la grandezza dell'ingiurie mi è più presto di sollevamento([178]), et è come una spetie([179]) di vendetta, e l'infamia ricade sopra i traditori et i costituiti nel più sublime grado dell'ignoranza, madre della malignità, dell'invidia, della rabbia e di tutti gli altri vizii e peccati([180]) scelerati e brutti. Bisogna che gl'amici assenti si contentino di queste generalità, perchè i particolari, che sono moltissimi, eccedono di troppo il potere esser racchiusi([181]) in una lettera. Di tanto si contenti V. S., e si quieti e consoli nel mio essere ancora in stato di poter ridurre al netto le altre mie fatiche e pubblicarle.

L'avviso che tiene V. S. d'Argentina([182]), mi è piaciuto assai, e riconosco l'onore dall'intercessione et indefessa vigilanza sua. Harei hauto gusto che 'l mio Dialogo fusse capitato in Lovanio in mano del Fromondo([183]), il quale tra i filosofi non assoluti matematici mi par dei men duri. In Venezia un tal D. Antonio Rocco ha stampato in difesa dei placiti d'Aristotele, contro a quelle imputazioni che io gl'oppongo nel Dialogo([184]): è purissimo peripatetico, e remotissimo dall'intender nulla di matematica nè d'astronomia, pieno di mordacità e di contumelie. Un altro Iesuita([185]) intendo havere stampato in Roma per provare([186]) la proposizione della mobilità della terra esser assolutamente eretica; ma questo non l'ho ancora veduto.

 

 

 

2902*.

 

LODOVICO BAITELLI a [FULGENZIO MICANZIO in Venezia].

Brescia, 10 marzo 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 58. – Copia di mano dell'amanuense da cui fu scritta la lettera che pubblichiamo sotto il n.° 2907. In capo alla presente copia si legge, della stessa mano: «Copia». Essa formava originalmente il secondo foglio della citata lettera n.° 2907: cfr. ivi, lin. 2 [Edizione Nazionale],

 

Molto Ill.re et Rev.mo Sig.r mio P.ron Col.mo

 

Sarò parso a V. P. Rev.ma negligente e nell'operare e nel rispondere nel negotio commessomi del Sig.r Galileo([187]). Li debitori per l'ordinario sono tardi al rissolvere di pagar quello che devono: per quanta sollecitudine io habbi usata col Mansionario Arisi([188]), l'ho potuto far poco frettoloso a darmi l'ultima risposta; gl'affari della Ser.ma Republica e de' Prencipi grandi non hanno tanta gravezza o tardità di moto. Habbiamo con quell'huomo rivoltati sossopra mille conti et mille sue pretensioni; ho voluto prender informatione minuta d'ogni particolare: in parte sono restato sodisfatto, in parte mal sodisfatto, in tutto poco sodisfatto della sua persona, et poco è mancato due o tre volte che io non habbia perduta la patienza. Pur alla fine l'ho condotto nelle sottonotate conditioni, le quali egli professa che siano l'ultimo degl'ultimi, et che non potrà far più.

Pagherà ogn'anno scudi 40 all'anno da £ 7 per scudo in due rate, come anco sta la pensione, cioè di Marzo e di Settembre.

Quanto alle annate scorse, non vorrebbe pagar niente per l'anno della tempesta, nel quale veramente son informato che non ha fatto raccolto, e nondimeno ha sodisfatto agl'oblighi.

Del resto pagherà a ragione di scudi 40, come di sopra.

Dice che ha pagato a tal conto un'annata, cioè trenta ducatoni; che da qui a Pasca di Ressurrettione sborserà 40 scudi per un'altra annata.

Et che la pensione di quest'anno si sodisfarà tutta in Settembre. Il debito comincia del 1631. Verrebbe in questo modo ad haver franco l'anno della tempesta, qui communemente rilasciato.

Io non so quanto ne resterà V. P. Rev.ma servita. M'avisi se vi è difficoltà: procurerò di superarle, quanto sarà in me, con ogni spirito. Se a caso le piacessero, per stabilirle vi vorrà procura. Attenderò nuovi commandi.

Supplico V. P. Rev.ma a non argomentare dall'essito di questo negotio il desiderio che ho di servirla: ho che fare con un prete acutissimo, in tempi veramente in queste nostre parti penuriosissimi; ella sa la debolezza mia. Nell'effetto che ha havuto, merito d'esser compatito per deffetto d'auttorità; nel rimanente non cederò a chi si sia, dove pensi di poterla servire. Humilmente a V. P. Rev.ma m'inchino, supplicandola della solita da me pregiatissima gratia.

 

Brescia, li 10 Marzo 1634.

Di V. P. molto Ill.re et Rev.ma

Devotiss.o et Obligatiss.o Ser.re

Lodovico Baitelli.

 

 

 

2903**.

 

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO in Firenze.

Venezia, 11 marzo 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 56. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r, Sig.r Col.mo

 

Con la sua gratissima di 4 ricevo l'appostilla 75. L'ho subito letta con sommo gusto e riso. Veggo che saranno postille piene di bei sali, ma, che più importa, di saporitissime nuove dottrine. La prego comunicarmile, perchè io ricevo dale cose (sic) tutto il gusto che posso ricercare nell'opere d'altri vanamente. Il suo Dialogo, stia sicura, sarà posto in tutte le lingue. Ma conviene partorirli li fratelli. La postilla è la 75. Io credo che di quelle potremo far un libretto; et come le habbia, lasci pure la cura a me, chè le farò vedere. Ma perchè non le doveremo stampare? Veggo che V. S. non ha perso niente della sua vivacità, e che nell'insegnare sa ancora far arossire li balordi et insolenti. Io ho tanta gola a queste appostille come ai Dialoghi, perchè credo che 'l S.r Rocco voglia desiderarsi digiuno dall'irritare le vespe.

Aspetto dimani, o forsi anco hoggi al tardi, il finimento dell'affare della pensione([189]). Del Sig.r Argoli([190]) non intesi altro, se non che in certo almanaco stampato si dice ch'egli in alcune lettioni ha sostenuto, le macchie del sole essere elevationi cavate dalla luna. Lo vidi alla sfugita, me lo raffermò. La prima volta che venga a Venetia, ancor io ho gran curiosità di udire i suoi sentimenti: egli certo è galant'huomo. E con tal fine a V. S. Molto Ill.re et Ecc.ma bacio le mani.

 

Ven.a, 11 Marzo 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

S.r Galileo.

Dev.mo Ser.

F. Fulgentio.

 

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Eccell.mo Sig.r, Sig.r Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, in

Fiorenza.

 

 

 

2904*.

 

GUGLIELMO SCHICKHARDT a MATTIA BERNEGGER in Strasburgo.

Tubinga, 13 marzo 1634.

 

Dalla pag. 191 dell'opera citata nell'informazione premessa al n.° 2683.

 

Wilh. Schickardus Matth. Berneggero

Sal. et observantiam.

 

Vir. Clariss., amicorum Eminentissime,

 

Galilaica fuerunt mihi visu lectuque multo suavissima. Stupui tamen ad primum aspectum, quod praesentissimo viarum periculo sis ausus tam rarum exemplar committere. Nimirum vicit amor mei (quem agnosco et gratum habeo); sed non debuisses, curiositatis meae causa, periculum illud adire: iam enim consequitur ut angar, donec resciscam probe redditum esse, ac tabellarii singulos gressus interim solicita mente metiar. Itaque moneo ne in caeteris idem audeas, maxime cum ad editionis ornatum tenuitas mea nil conferre possit. Nam quod censuram praetexis, id nimis benigne adeoque tuo more facis. Quis enim ego sum, ut te doceam italice? Sus Minervam! nimia et propemodum incivilis modestia tua facit, ut magnitudinem ingenii proprii et nescias et scire nolis. Sed crede mihi et aliis, de te multo praeclarius sentientibus, nec mendacii argue publicam famam. Cavillator merito videri possem, si quicquam in erudita translatione tua carperem. Nec dubito quin ea loca quae signis notasti, relectione altera, cum post intervallum velut ad aliena fueris reversus, ipse nullo negotio animadvertas; quale, v. g., istud statim in praefatione: il rimettersi ad asserir etc.([191]), quod, continere se ab assensu stabilitatis terrae, et apprehendere contrarium velut ex quadam opinatione mathematica, non inde nascatur quasi non habeatur exploratum quid alii senserint, sed etc.; item frequens illud additar([192]) pro indigitare, quasi, digito demonstrare; vaghezza([193]) pro lenocinio; sciocchezza([194]) pro nugis; palco([195]), ein balck, nach dem teutschen, nisi vereris in palatio Sagredi, magnifice structo, ullas apparuisse trabes. Ecce vero quam feliciter lusoriam phrasin cambiar le carte in mano([196]) assecutus es? quam ego sine tuo indicio nunquam intellexissem. Quid multis opus? Tu is Berneggerus es, qui tibi sufficis ipse, non indigus cuiusquam Schickardi. Unicum tamen, si in authentico ipso mutare fas esset, cuperem: schemata significantius pingi, verb. gr., fol. 6 solidas lineas, ut ex umbrarum ratione appareat evidentius trina dimensio, quae in plano monogrammate intelligitur difficulter([197]). Imo haec potius dico, ne nihil dixisse aut non legisse videar. Quod vero tu quereris, variis te occupationibus toties in diversum trahi, hoc idem evenit mihi quoque crebrius quam vellem, et nunc quoque, ut et hac de causa sim brevior. Vale feliciter, Vir Clarissime.

 

Tubing., d. 3 Martii([198]), an. 1634.

 

 

 

2905**.

 

GIO. GIACOMO BOUCHARD a GALILEO [in Arcetri].

Roma, 18 marzo 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 59. – Autografa.

 

Molt'Ill.re Sig.re e Pad.ne Oss.mo

 

Saranno tre mesi che mi fu ricapitato dal libraro del Sole di Roma un piego di V. S., dove erano inchiuse due lettere: l'una, per il S.r G. Camillo Gloriosi, la quale gli mandai subbito; et l'altra era risposta a quella ch'io le scrissi alli 15 d'Ottobre([199]) per via del S.r S.to Amante([200]): il quale mi rallegro sia stato di gusto a V. S., assicurandola che detto Signore altresì sia restato soprapreso dalla sua cortesia et dall'eccellenti parti del suo divino ingegno. Ma mi è sopra modo rincresciuto che la libertà le sia stata levata insino al parlare: lñgow gr ¤stin læphw frmaxon mñnow ancora ch'io m'imagini che la lo potesse fare con ogni sicurezza con quelli li quali professano d'essere galantihuomini et di più servitori suoi particolari; delli quali voglio che la sappi che mi preggio d'essere anch'io, et la supplico di voler come tale trattarme hora mai con più libertà. E confidandomi di potere ottenere questa gratia dalla sua generosità et gentilezza, la supplico che mi voglia tanto favorire che d'avvisarme del modo ch'io potria tenere per comperare uno o duoi di suoi ultimi Dialoghi et farli venire qua sicuri; ma sopra tutto desiderarei che fusse per via occulta, che non si potesse poi sapere. Se venisse mai a salutarla con mie lettere qualche gentilhuomo Franzese, il quale andasse di Firenze a Roma, saria bonissima strada; o veramente la si potria servire di quella del S.re G. Battista Doni o Antonio Nardi, gentilhuomo Aretino, col quale so che la tiene corispondenza, et il quale è amico mio particolare. Però mi rimetto del tutto alla sua prudenza([201]).

Invio a V. S. questo piego([202]), lo quale m'è stato mandato da M.r Gassendi per via del S.r Peiresc, essendomi stato raccommandato da tutti duoi molto caldamente, acciò le fosse ricapitato in man propria: però ho aspettato qualche tempo per trovare strada sicura, quale mi sono imaginato che doveva essere quella del gentilhuomo latore della presente: pantaw ² paÛdeusiw ²m¡rouw poieÝ. Detti Signori mi scrivono che caso che V. S. si compiaccia di dar loro risposta, la me l'indrizzi per le vie già di sopra accennate o altre sicure; di che la supplico volere prima scrivermi lettera d'avviso particolare, et il più presto che le sarà commodo, acciò ch'io sappia s'il piego le sarà stato recapitato: et potrà mettere detta lettera d'avviso o alla posta, o veramente più presto nel piego del S.r Antonio Nardi.

Non m'imagino potere finire questa per nuova più grata a lei di quella dell'inventione d'uno horologio, dove l'hore vengono notate da una certa radica, la quale per proprietà naturale si va movendo continuamente col sole dell'istesso suo moto, posta che sia in libertà dentro all'acqua. Un tal Giesuita Tedesco, arrivato a Roma da poco tempo in qua, il quale si domanda P. Anastasio, n'è stato l'inventore([203]). Egli confessa nondimeno haverlo cavato da certi autori Arabi, essendo detto Padre molto versato nelle lingue orientali. Non dubito che V. S. col suo sublime intelletto non rechi un giorno da questa inventione qualche utilità grande al mondo, benchè hora mai fatto indegno di così fatti suoi beneficii; ma so che la si contenta del premio, il quale mai può mancare ai pari suoi, inventas qui vitam excoluere per artes. E con questo felice augurio le basciarò humilmente le mani.

 

Di Roma, a dì 18 di Marzo 1634.

Di V. S. molto Ill.re([204])

Al S.r Galileo Galilei.

Devotissimo Servitore

Gio. Iacomo Boccardi.

 

 

 

2906*.

 

RAFFAELLO MAGIOTTI a GALILEO in Firenze.

Roma, 18 marzo 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 61. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio S.

 

La lettera di V. S. Ecc.ma delli 4 stante m'è stata di particolar contento, riconoscendo conservata sempre verso di me quella affetione ch'io desidero. Le scuse di mio fratello([205]) sono per adesso tollerabili, ma quelle di V. S. mi rendono attonito, non havend'io inteso d'affaticarla, etiam ch'ella havessi ogni più bramata commodità.

Il Sig.r Marchese di nuovo la stimola a perfetionare il suo parto, e la stima come deve. L'opera del Gesuita([206]) non fu mandata da me, perchè il Sig.r Stelluti mi promesse persona fidata che partiva per la Sig.ra Marchesa, e non veddi altro; nè di nuovo mi ci affaticai, poichè sapevo ch'il Sig.r Nardi([207]), per un gentilhuomo che tornava con Monsig.r Usimbardi([208]) a Firenze, m'havea prevenuto: e credo che fino adesso l'haverà recapitato. Dell'opera di D. Antonio Rocco qua non si sapea cosa alcuna per nessuno; pur s'è con molta curiosità spedito in più luoghi, e subito lo conferirò con il Sig.r Nardi et il P. Abbate([209]), quale già dua volte non ho possuto trovare in casa, e però non posso rispondere a capitolo, sì come m'impone V. S.

Di nuovo, c'è in Roma un Gesuita([210]), stato gran tempo in Oriente, quale, oltre al posseder 12 lingue, buona geometria etc., ha seco di gran belle cose, e fra l'altre una radica, quale si volta secondo gira il sole, e serve per horiolo perfettissimo. Questa è incastrata da lui in un pezzo di sughero, quale la tenghi libera sopra l'acqua, e sopra il sughero una lancetta di ferro che mostri le hore, con un calcolo per sapere qual ora sia in altre parti del mondo. Possiede dua radiche quali si tirano fra di loro come fa la calamita il ferro. Ha portato gran copie di manuscritti arabici e caldei, con una copiosa espositione di ieroglifici, e promette esporre tutto quello si contiene nella guglia del Popolo, quale afferma esser stata lavorata prima che fusse al mondo Abramo; e dice contenersi in quelli scritti gran segreti et istorie. A questo spettacolo di tante nuovità dovevo trovarmi ancor io, ma per mia cattiva sorte non potetti esservi a tempo, et il tutto scrivo per relatione del Sig.r Nardi, qual fu presente et insieme meco saluta V. S. con tutto il core. Nostro Signor Dio la conservi.

 

Roma, il dì 18 Marzo1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

Condoni V. S. per grazia questo male scritto e dettato, ad una occupatione([211]) che non mi dà tempo.

 

 

 

 

 

Aff.mo et Oblig.mo Se.re

Raffaello Magiotti.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Fiorenza.

 

 

 

2907.

 

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO in Firenze.

Venezia, 18 marzo 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 63. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re et Eccell.mo Sig.r, Sig.r Col.mo

 

Dalla copia di lettera che seguirà dietro in questo foglio([212]), vedrà V. S. Eccell.ma la conclusione del suo negotio della pensione; che è quanto si è potuto fare in questi tempi con un cervello litigiosissimo. Resta a far due cose: l'una, che V. S. mi scriva se è vero quello che dice, d'haverli pagata una annata, perchè mi pare che ella mi scrivesse da principio, non haver ricevuto niente; l'altra, che contentandosi dell'accordato, faccia una nova procura nella persona dell'Ill.mo Sig.r Lodovico Baitello da Brescia([213]), con la specificatione di questo punto di poter concordare et diminuire la pensione, perchè nell'altra procura al Sig.r Francesco Galilei([214]) non ci è espresso questo, et l'haver a far io con l'Arrisi([215]) necessita a non lasciar nulla. Ho scritto in questo mezo che tenga il negotio per fatto, che prepari il danaro nel mentre che viene la procura.

Mi sono uno di questi giorni abbattuto col Sig.r Antonio Rocco, il quale in fatti mostra del galant'huomo, ma come sono gl'huomini appassionati nelle cose loro, così egli stima haver proceduto verso V. S. con tutta la creanza e riverenza possibile. Entrassimo in due punti soli. Il primo, circa l'opinione Platonica, che i globi celesti si movessero prima per li suoi spacii di moto retto, per aquistar poi il convenevol moto circolare: e lo ricercai dove fondava la sua immaginatione, sopra quale fonda tutta la sua confutatione, che chi si move per moto retto, per aquistar il circolare bisogna che s'incontri in un altro corpo fermo, sopra il quale prenda il moto circolare. Non me ne seppe dir parola più che se fosse stato muto, ma confessò ingenuamente che di matthematiche non intende nulla, il che disse haver più volte protestato. Al che io pur replicai, e come adunque voleva confutar un libro che ha le sue demostrationi in quelle scientie? L'altro punto fu sopra il moto della terra, nel quale egli non intende che il moto diurno et il moto annuo siano del sol corpo della terra, ma ha in fantasia che per questi due moti siano necessarii due globi sodi e reali, coll'incontrarsi de' quali si faccia il moto che alteri il flusso e reflusso, come fa l'urto nella barca. Finissimo ridendo e piacevolmente: solo li dissi che con un virtuoso qual è V. S., che ha portate speculationi così singolari et inaudite intorno al moto, oltre tante cose nove osservate nel cielo, mi pareva che i Peripatetici dovessero usar quella maggior creanza che fosse possibile. Mi lasciai anco cader, che credevo per le littere ricevute che V. S. fosse per honorarlo di qualche apostilleta al suo libro, di manierache ho fatto l'apertura, che se V. S. me le farà capitare, potrò farle vedere non solo a i suoi, ma anco a lui medesmo. Ma se le altre appostille sono simili alla 75 mandatami([216]), il mio parer è di non lasciar perire gemme così preciose, ma al tutto volerle stampare; di che io haverò il carico, e pensaremo poi chi farne auttore. Mi son tutto consolato in veder in quella appostilla V. S. con l'istessa vivezza e placidezza che era già 25 anni: un'eccellente virtù in fatti mostra il suo lustro sempre, et il savio e temperato cervello conserva la sua tranquillità in qualonque turbulenza. Ma V. S. ha di ciò anco la causa esterna, perchè la malignità altrui non parturisce altro che renderla più gloriosa e più desiderabile; et io certo e sinceramente([217]) l'assicuro, che se non fossi legato, haverei prima d'hora fatto il viaggio per solo vederla. Dio la conservi in longa prosperità, e le bacio le mani.

 

Ven.a, 18 Marzo 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Eccell.ma

Devotiss.o Ser.re

F. Fulgentio

 

Car. 58t.([218])

 

Fuori: Al molto Ill.re et Eccell.mo Sig.r, Sig. Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, in

Fiorenza.

 

 

 

2908*.

 

BENIAMINO ENGELCKE a [GALILEO in Arcetri].

Pisa, 19 marzo 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal. Nuovi Acquisti, n.° 29. – Autografa.

 

Ill.sso Sig.r P.re mio Osservand.sso

 

Scrissi per il passato di Paduva a V. S. Illustrissima, aggiungendo pur una altera lettera dal molto Illustre Sig. Matthia Bernegger, professore delle historie et della humanità in Argentina, il quale, come V. S. havrà intesa (se altrimente sana et salva è capitata questa mia), con grandissima diligenza dura faticha di ridurre il suo libro Copernicanum Systema nel latino; ma mi son maravigliato non ricivendo nissuna risposta di V. S. Illustrissima, o alla mia o alla sopradetta del Sig. Bernegger. Però, cercando occasione di poterle far riverenza di nuovo, vengo con questa, pregandola che si volesse sdegnare et solamente con due parole significarmi se habbia ricevuta quella sua, principalmente havendo tanto desiderio della sua quel dottissimo et acutissimo ingegno; perchè in questa maniera scrive:

«Ago gratias quod ad inclytum virum D. Gall. misisti meum epistolium; gratius tamen fuisset, si reddidisses coram ipse, ac testis ei fuisses oculatus, inchoatae a me Copernicani Systematis (sic), in quo quotidie adhuc strenue pergo, et sub exordium aestatis ad finem perducturum confido. Iam etiam egi cum typographo, qui librum per hanc aestatem excudet. Velim hoc autori, viro incomparabili, per occasionem significes, et, si fieri potest, ad meas litteras responsum aliquod ab eo impetres, quod ob tanti viri memoriam ac manum inter keim®lia mihi futurum esset».([219])

Con questo le bacio le mani, et dal Cielo auguro ogni felicità.

 

Di Pisa, il dì 19 di Marzo MDCXXXIV.

Di V. S. Ill.ma

Obbligatissimo Servidore

Beniamin Angelo di Danzicha, Patritio.

 

Fuori: All'Ill.sso Sig.r mio Pad.re Osservand.isso

Il Sig.r Gallilaeo Gallilaei, in

Firenze

 

 

 

2909*.

 

MATTIA BERNEGGER a GUGLIELMO SCHICKHARDT in Tubinga.

Strasburgo, 24 marzo 1634.

 

Kgl. Landesbibliothek in Stuttgart. Cod. citato al n.° 2665, car. 20. – Autografa.

 

Guilielmo Schickardo,

Tubingam,

 

S. P. D.

Vir Excellentissime, amicorum alpha,

 

Recte Galilaica recepi, utinam obeliscis et correctionibus tuis([220]) facta meliora! Sed nimirum pro meritis notis immeritas laudes remittere voluisti, ut importunum flagitatorem ita submoveres. Non tamen abigi me patiar; verum aut litteris sententiam tuam de difficilioribus locis exquiram, aut forsan ipse aliquando, si per otium et haec tempera licebit, ad te veniam, satisfacturus diuturno desiderio meo, coram appellandi complectendique hominem omnibus mihi caritatibus antepositum ac anteponendum.... Memini, promisisse([221]) proscriptionis Galilaici libri exemplum; illud hic habes: cum commodum erit, remitte. Et vale.

 

Argentorati, 14 Martii([222]) 1634.

 

T. T.

M. B.

 

Fuori: D. Herrn Wilhelm Schikhardt,

Vornehmen Professori der Universitet zu Tübing.

meinem grosgünstigen Herren und hochgeehrten Freundt.

Tübingen.

Beigelegtes Schreiben an die Fürstin

wird dem Botten seinen Lohn bringen.

Sonsten ist er von mir bezahlt.

 

 

 

2910.

 

NICCOLÒ AGGIUNTI a GALILEO in Firenze.

Pisa, 29 marzo 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 30. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

 

Ricapitai la lettera al Sig.r Beniamino([223]), e questa inclusa è la risposta([224]). Non ho potuto dal parlar con esso ritrar cosa alcuna, se non il desiderio che egli haveva che V. S. rispondesse alla lettera di quello che traduce i suoi Dialoghi in Argentina([225]). Ho trattato poco seco, perchè era già in procinto di partirsi di Pisa, sicome ha fatto questa mattina, e non mi ha detto altro se non che vorrebbe che ella et io rispondessimo alle lettere di quel traduttore et alle sue, quando ci scriverà Vedrò di informarmi, da alcuni con chi ha praticato, delle sue condizioni, e per quest'altra ne darò informazione a V. S.

Il Sig.r Prencipe Mattias([226]) mi ha mandato a chiedere i Dialoghi di V. S. Ecc.ma, quali haveva portati seco quando partì di Firenze, ma gli son andati male per la morte del paggio Guidi, che gl'haveva in consegna; desidera perciò di rihavergli in tutti i modi: e questo istesso mi vien ratificato e da mio fratello([227]) e dal Sig.r Paolo Consacchi, scalco del Sig.r Prencipe e mio scolare, dal quale detto S.r Prencipe vuol farsegli leggere et esplicare. Se V. S. in queste strettezze potesse far ch'io n'havesse un esemplare (perchè di quello che ho non me ne priverei a patto veruno), mi farebbe favor segnalato.

Rileggo a sua requisizione Messer Rocco, e sono adesso su la generazione de' moscioni([228]), da lui pulitissimamente dichiarata, sì che mi pare di vedergli nascere. Oh Cristo, oh Domenedio, l'è pur la bella cosa! Sig.r Galileo, me gli ricordo schiavo obbligatissimo, e gli bacio con affetto intensissimo la mano.

 

Pisa, 29 Marzo 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Dev.mo et Obblig.mo S.re

Nicc. Aggiunti.

 

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, Fil.fo e Mat.co pr.rio di S. A. S.

Firenze.

 

 

 

2911**.

 

BENIAMINO ENGELCKE a GALILEO in Arcetri.

Pisa, 30 marzo 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 29. – Autografa.

 

Eï prttein.

 

Vellem, si fors ita tulisset, Nobiliss.e et Excellent.se Vir, fautor colende, ut vel antea notitiam tui habuissem, vel iamnunc([229]) rerum mearum hic esset status ut initae per litteras amicitiae coram frui possem. Sed cum crastina luce mihi abeundum sit Genoam et inde in Galliam, accuso hanc meam infelicitatem, teque mirum in modum rogo, ubicunque litteras a me acceperis, respondere iis ne dedigneris. Neque dubitare me facit de hac mea petitione praesens haec tua scriptio, quae quam grata acceptaque mihi fuerit haud facile dixerim. Hoc habuit tamen ingrati, quod magni illius Berneggeri epistolium([230]) non acceperis, quod tamen ad te missurum Mathematicus Patavinus([231]) promisit. Quicquid sit, si Berneggerus ab Excell. T. impetraverit litteras, fidem me minime fefellisse experietur, neque pici ita aurum suum custodient quam iste tuas. Poteris eas ad Excell. Virum Dominum Aggiunti vel ad aedes([232]) de' Sig.ri Marco Federigo Pfautt et fratres mittere, qui eas mihi, ego vero illi, bona fide reddemus. Ita vale, Nobiliss.e et Excell.sse Vir, et in amore quo me prosequeris persevera, et nisi molestum erit, Panegyricum hunc meum, Sereniss.o M. Duci scriptum([233]), lege, iudica, paucisque te accepisse significa.

 

Currente crena, Pisis Tuscorum, 3 calend. April. MDCXXXIV.

 

V.rae Excell.iae

<> studio Add.ssus

Benjamin Engelcke, Dantis. Patr.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re e Pad.e Osser.mo

Il Sig.r Gallilaeo Gallilaei, Matematico Eccellentiss.o, in

Arcetri app.o Fiorenz.

 

 

 

2912*.

 

CLEMENTE EGIDII ad ANTONIO BARBERINI in Roma.

Firenze, 1° aprile 1634.

 

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 92)

 

 

 

2913*.

 

NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC a PIETRO DUPUY in Parigi.

Aix, 2 aprile 1634.

 

Bibl. Nazionale in Parigi. Collection Dupuy, vol. 718, car. 30 – Autografa.

 

....Je vous renvoye enfin la sentence contre le pauvre Galilée, et y ay joinct un extraict que je vous supplie de ne communiquer poinct, hors de ceulx de vostre maison, qu'à M.r Luillier([234]), et de n'en pas laisser prendre coppie à personne, pour bons respects qui regardent non seulement la personne du dict Sieur Galilée, mais aussy ses amys et particulierement celuy à qui la lettre estoit escritte, lequel la vous communiquera possible luy mesme un jour. Mais elle avoit esté adressée ouverte à celuy qui nous en a donné cette communication avant que la faire tenir à son adresse, croyant qu'il ne manquera pas de l'envoyer et à vous et possible au bon P. Mercene([235]); mais il luy fault laisser le plaisir tout entier de vous en faire part quand bon lui semblera, sans que vous fassiez semblant, s'il vous plaict, de l'avoir veüe: car je sçay bien que l'autheur a grand interest et desir que cette relation ne coure pas, et il luy en pourroit mezadvenir tost ou tard, ce qui empeschera peult estre celuy à qui la lettre est escritte d'oser la faire voir à persone. C'est pourquoy je n'ay pas voulu manquer de vous en faire part en toute façon....

 

 

 

2914**.

 

ROBERTO GALILEI a GALILEO in Firenze.

Lione, 4 aprile 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 64. – Autografa.

 

Molto Ill.e Sig.r mio Col.mo

 

Assicuro a V. S. ingenuamente e senza adulatione alcuna, che maggiore contento non potevo ricevere di quello mi ha dato lei per la gentilissima sua de' 7 passato, il vedere il suo bene essere, il buon trattamento ricevuto da tutti, la gloria che ha raportato del suo valore contra l'ingnorantia, l'invidia e la rabbia. Ho havuto sommo gusto in vedere quella che la scriveva al S. Diodati([236]); e non solo mi sono contentato di vederla et leggerla, ma ne ho preso copia, fattola vedere a tutti li amici della profectione e datone copia; e una di esse ho mandato al S.re Conseg.e de Perez([237]) d'Aix, il quale l'honora e riverisce sopra qualsivoglia persona et è stato in continuo pensiero per li sua travagli. Tengho li doverà havere scritto: haveria ben caro([238]) che S. S.a se fussi degniata di farli risposta, già che lui de' grandi vertuosi e docti l'Europa habbia e la desidera passionatamente.

Li mando alcuni intagli in legnio, stati fatti da questi artefici; in rame, c'è chi fa meglio; e in materia di figure di geometria tutti sono buoni, basta che sieno esatti nelle ligne per le dimostratione, che a questo si haverà advertenza([239]). Circa al stampare il libro, si farà; e questi librari meglio l'ameriano in latino che nella volgaria nostra italiana, già che dicano non havere correttori buoni, e ancora per l'ispaccio saria maggiore per questo regnio. Ma tutto questo si supererà, stante la stima che si fa dell'opere di S. S.; sì che in questo e in qual si voglia altra cosa non mi ha che comandare.

Con questo ordinario V. S. non potrà havere la risposta del S. Elia Diodati, ma doverà seguire con prime; e havendola gli ne manderò.

Un amico m'à fatto vedere un libro del'intitulatione qui alligata([240]): credo che S. S.a lo doverà havere; e non havendolo e desiderandolo, gli ne manderò: però comandi. E io finirò dandoli le Santissime Feste di Pasqua con gioia e contento, pregandoli da N. S. ogni vero bene.

 

Di Lione, questo dì 4 d'Ap.le 1634.

Di V. S. molto Ill.

 

Nella carta intagliata([241]) c'è di tutto un poco.

 

 

 

Ser.e e P.te Hum.mo e Dev.mo

Rub.to Galilei.

 

Fuori: [Al mol]to Ill.e Sig.r e P.ne Col.mo

Il S.r Galileo Galilei, Mattematico primo di S. A. S.

Firenze, o dove fussi.

 

 

 

2915.

 

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Arcetri].

Livorno, 7 aprile 1634.

 

Bibl. Naz. Fir., Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 34-35. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Compatisco estremamente V. S. del pericoloso et disperato stato di salute di Suor Maria Celeste, degna di vivere i secoli, nonchè quanto suole il corso humano di quelli che non muoiono giovani. Un padre tenero verso una virtuosissima et reverentissima figliuola non può negare al senso le giuste doglienze; sono lagrime dovute, necessarie. Ma V. S. con la speranza che si può havere, che verginella così buona et santa sia per andare a pregare Iddio per V. S. a' piedi del medesimo Iddio, si consoli all'incontro, et non invidii et non intorbidi a lei all'incontro quel bene ch'ella si è guadagnato, perchè io credo che noi haremo più bisogno di raccomandarci a lei, che non harà ella delle orationi nostre. Io [l'ho] sempre ammirata et riverita, et non mi sono mai partito da lei se non edificato, commosso, compunto. Iddio benedetto l'haverà ricevuta nelle sue braccia, se le sarà piaciuto di haverla a questa hora chiamata a sè, come per le lettere anche del S.r Verzoni([242]) posso credere che sia seguito. V. S., valorosa in tutto, non sospenda in questa occasione l'uso del suo medesimo valore et della sua fortezza, sostenendo con quore filosofico et cristiano questo amaro colpo.

Nel resto V. S. ha qui la compassione di tutti, anche per la prohibitione che le è stata fatta di non chieder più grazia della sua liberatione([243]). Qui si fa giudizio, che il male di V. S. non sia creduto a Roma tale quale è; nè delle cose del S.to Offizio si può discorrere con quel fondamento et quelle regole che si fa delle altre cose. Non pare che si usi negli altri tribunali et nelle altre corti di comminar male a chi non si voglia far grazia, per divertirlo dal farne le instanze; ma non è già che la medesima prohibitione et comminatione non si potesse fare. Così mi dicono questi SS.ri ministri, tutti affezzionati di V. S.; et che il S.to Offizio le usi, dicono che non è maraviglia, perchè le vie del S.to Offizio sono diverse dall'altre, et sono insolite, nuovissime. Si è scritto al S.r Ambasciatore tutto quello che V. S. ha avvisato a me([244]), ma con ordine di valersi delle notizie et di aiutare V. S. in [quel] che si possa con le dovute circospezzioni, acciò non si faccia peggio, trattandosi di materia delicata; et forse credono a Roma che quelle opinioni danna[te] da loro possino, in voce et in presenza, da V. S. esser meglio rappresentate di quello che credino possa seguir per lettere, dico a S. A., alli SS.ri Principi et a tutta la città. Ma quanto si ingannano questi speculativi, poichè V. S. non scrive et non parla, et solo rappresenta il suo bisogno et si raccomanda. Iddio perdoni a chi erra, soccorra V. S. et li altri angustiati, mentre io, confermandomele servitore, le bacio in fretta le mani.

Nè per ancora siamo certi se verremo o no a far la Pasqua a Fiorenza, perchè in questo punto è sbarcato qui l'Ambasciatore di Francia([245]), che va a risedere a Roma, et le galeazze non sono partite, impedite dal vento contrario; et non sappiamo quando il S.r Ambasciatore partirà, nè quando il vento si cambierà, per tornar poi subito costà.

 

Di Livorno, 7 Aprile 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

 

 

2916.

 

BENEDETTO CASTELLI a [GALILEO in Arcetri].

Roma, 8 aprile 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 36t. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

 

Il Padre Francesco([246]),

più delli altri reverendo

Che son Reverendissimi chiamati,

 

è stato da me e ci vien spesso, e continovamente si ragiona di V. S. molto Ill.re con tanto gusto nostro che io non lo posso esprimere; basta che li dica che la cara conversazione di questo buon Padre mi è stata di unica consolazione e sollevamento della mia maninconia. Son restato stupefatto del suo sapere, meravigliato della sottigliezza dell'ingegno, sodisfattissimo dell'amore sincero che porta a V. S., e inamorato della sua bontà. Ho inteso il buon stato di V. S., che m'importa assai; e lei dal medesimo Padre intenderà l'esser mio, del quale hora non li dico altro, solo che son sano quanto mai sia stato, lodato Dio benedetto. Tengo lettere da Mecenate([247]), quale è tutto di V. S.; sta bene, contento, studia più che mai, e vive rasignatissimo nella volontà di Dio e de' Padroni, risolutissimo che da tal parte viene sempre il meglio.

È uscito fuori un libro De bello Suecico, fatto da un Genovese([248]), già mio scolare delle matematiche in Pisa, quale si è trovato nelle baruffole; ha scritto in modo che dà grandissimo gusto a chi lo legge, e qua ha grand'applauso. Me ne darà uno per mandare a V. S. e li scriverà, e vive ambiciosissimo d'esserli servitore. Quando lo potrò mandare, lo mandarò, e credo li darà gusto. E con farli humile riverenza, finisco.

 

Di Roma, l'8 d'Aprile 1634.

Di V. S. molto Ill.re

 

L'autore del libro sichiama Pietro Batta Borg[hi].

 

 

Devotiss.o e Oblig.mo Fig.lo e Ser.re

Don Bened.o Castelli.

 

 

 

2917.

 

FAMIANO MICHELINI a [GALILEO in Arcetri].

Roma, 8 aprile 1634.

 

Blbl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 36r. – Autografa.

 

Pax Christi.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron in Christo Col.mo

 

Nel solo pensar di dover scrivere ad una persona tanto eminente d'ingegno, dottrina, urbanità, e finalmente al filosofo de' nostri tempi, mi mancano i concetti e le parole, e però vado procrastinando di giorno in giorno il dar di mano alla penna per tal effetto; e sebene gli obblighi 'nfiniti, il desiderio ardentissimo di servirla, e l'amore immenso che le porto, stanno continuamente spronandomi all'impresa, nondimeno il conoscermi totalmente ignorante, anco del saper rispettivo, mi ritrarrebbe affatto dal far l'obbligo mio, se non comprendessi ancora, l'ingratitudine esser il pessimo tra gli altri vizi, e la gentilezza di V. S. Ecc.ma atta a condonare ogni mia imperfezzione.

Le do aviso dunque d'haver visitato il R.mo Abbate Castelli e presentatogli la sua per me favoritissima lettera, che fu da esso ricevuta come pretiosissima gioia, anzi per la più cara cosa del mondo. Si assicuri pur V. S. che tra gli altri amici e discepoli suoi da me conosciuti (senza pregiudicare ad alcuno) il P. D. Benedetto stimo essere il più affezionato e alla persona e alle cose sue tutte; il quale, per gli honori fattimi da lei e per l'innata sua cortesia, mi ammette, anzi ogni giorno m'invita con affabilità straordinaria, alla sua dotta e dolcissima conversazione, della quale, e d'altre cose, in altro tempo darò a V. S. Ecc.ma compíto ragguaglio.

Il S.r Marchese Strozzi, dalla cui gentilezza ho ricevuto singolarissimi favori, la saluta caramente, et il simile fa il nostro Padre Francesco Provinciale([249]); ma io la prego a conservarmi nel numero de' suoi minimi servi. Deo gratias.

 

Roma, 8 Aprile 1634.

Di V. S. Ecc.ma

 

 

Indegniss.o Scolaro e Servo in Christo

Fran.co di S. Giuseppe, Pov.ro della M. D.

 

 

 

2918*.

 

GIO. BATTISTA DONI a MARINO MERSENNE [in Parigi].

Roma, 8 aprile 1634.

 

Bibl. Nazionale in Parigi. Mss. fr., Nouv. acq., n.° 6205, car. 245. – Autografa.

 

.... Pour ce qui est de Galliléi, il y a long temps qu'on luy donné de se retirer à Florance, où il ne bouge d'une sienn maison au champs, qui n'est pas plus loin de la ville qu'un coup de pierre. Du temps qu'il a demeuré à Sienne, il n'a pas esté enfermé dans un cloistre, mais bien en l'archevesché, toutesfois à la large et en continuelle conversation de Monsieur l'Archevesque.

Pour le livre faict contre luy([250]), si le peu de temps que j'ay (à cause du partement de Mons.r le Marquis) me permet que je vous en cherche un, je vous l'envoyeray avec ceste cy; si non, par autre occasion....

 

 

 

2919*.

 

GUGLIELMO SCHICKHARDT a MATTIA BERNEGGER in Strasburgo.

Tubinga, 10 aprile 1634.

 

Dalla pag. 197 dell'opera citata nell'informazione premessa al n.° 2683.

 

Wilh. Schickardius Matth. Berneggero

Sal. et observantiam.

 

....Interea tu, virorum diligentissime, Galilaica urge, qui solus tibi sufficis, nec me adiutore indiges. Dolerem vero si serio scripsisses([251]), quasi te importunum submovere cuperem. An igitur quicquam abs te mihi accidere posse importunum putas? nondum me plane noscis, si hoc tibi persuades. Libro potissimum parci volui et adhuc volo, non mihi, cum exemplar sit unicum et irrecuperabile: dubia vero per epistolas communicare liceat, quarum interitus non sit aeque damnosus. Offendent vero illae, abhinc 6 fere hebdomatibus, aut non domi, aut occupatissimum, donec indicatum illud scholasticae visitationis munus explevero....

 

Tubing., ult. Mart.([252]) 1634.

 

 

 

2920.

 

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Arcetri].

Bologna, 11 aprile 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 66-67. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

 

Io scrissi già un pezzo fa a V. S. Ecc.ma per discarico mio intorno al libro di Antonio Rocco([253]), che li mandai, mostrandoli che se bene havevo scritto con qualche freddezza (non havend'io essagerato la sua molta insolenza, impudenza e sciocchezza, come meritava), ciò però non era stato perchè le sue ragioni havessero fatto pur un minimo motivo nell'animo mio, ma per haver io scritto in fretta, distratto insieme da molte altre occupationi ancora, e che perciò desideravo ch'ella mi restituisse in quel grado di affetto che ella per sua gratia mi havea sempre portato, nè pensasse di diminuir il concetto che poteva haver di me fatto ch'io stimassi le cose sue sopra quelle d'ogni altro belle e via più ripiene sempre d'insolite maraviglie, a comparation delle quali sembrano l'altrui specolationi filosofiche, massime peripatetiche, merre freddezze et insipidezze, poichè tale stima apunto faccio delle cose sue, nè mai altrimenti ha da pensar ch'io facci. Io non inviai la detta lettera al P. Lutio, perchè l'havesse più presto; ma temo forsi si sia smarrita, il che assai mi dispiacerebbe: ma se facesse usar diligenza alla posta, forsi la ritrovarebbe.

Io non manco poi di sollicitare la stampa della mia Geometria([254]), ma non ostante ch'io facci ogni potere, non credo però di uscirne per sino al mese d'Ottobre o Novembre del presente anno; e mi saria caro ch'ella la potesse vedere inanzi la stampa della sua dottrina del moto, perchè meglio intenderebbe ciò che fosse congruente (per farmi, se si compiacesse, questo favore)([255]) toccare circa gli indivisibili etc. Con questa occasione poi non voglio tralasciare di dirli due propositioni che sono in essa Geometria, per intendere il suo parere, cioè quali le riescano, e se le ha mai viste in alcuno autore; e se vorrà poi le dimostrationi, le manderò ancora, se ben da sè, volendo, so che le potrà ritrovare. L'una dunque è un problema, di descrivere prossimamente la parabola intorno ad un dato diametro sopra qualsivoglia base; la seconda poi è un teorema qual vedrà. Hor vengo al problema.

Sia dato il diametro ab, intorno al quale s'habbi da descrivere una parabola che passi per la cima a et per gli estremi punti di una data base, de' quali uno sia g, et gb metà di quella base, che faci con ab qualsivoglia angolo. Tirate dunque per i punti g, a le gc, ac, parallele una ad ab el'altra a bg, e concorrenti in c, divideremo ac in quante parti eguali si voglia, come nelle 4 ah, hi, ik, kc, e parimente cg in altretante parti eguali cd, de, ef, fg; poi tirate le hl, im, km parallele ad ab, e dal punto a tirate parimente ad, ae, af, ag, notaremo il punto del concorso della ad (qual potiamo chiamar prima secante) con la prima parallela hl dopo il diametro ab, cioè il punto o; similmente notaremo il punto del concorso della seconda secante ae con la seconda parallela im, cioè p; poi il punto q della terza secante e parallela, et g della quarta: tirando poi per li punti a, o, p, q, g una linea che si vadi accommodando al piegar di quei punti, sarà descritta, benchè solo prossimamente, la semiparabola aopqg; con la qual regola sa che si farà parimente l'altra parte: e questo nasce da questa proprietà, che preso un punto, come o, nella parabola, e condotta ao da a sino a cg, che sia qualsivoglia parallela al diametro, che la seghi in d, essendo cg intercetta fra la parabola e la tangente ac, similmente tirata la hl parallela al diametro, che seghi la tangente ac in h, e bg parallela alla tangente in l, sempre gc a cd sarà come ca ad ah; il che provo nel mio libro, e non ha molto difficil dimostratione.

Quanto al teorema, siano le due linee rette ib, ac perpendicolari, che si tocchino in b, in una delle quali, come in bi, indefinitamente prolungata, si prendino parti eguali quante si voglia continuamente, sopra le quali, come diametri, siano descritti quanti cerchi si vogliano, d, e, f, g, h, che saranno eguali e si toccheranno per di fuori; s'intenda poi che siano tutti nel piano delle due ib, ac, e che, stando ferma ac, si rivolgano intorno essa ac, sin che ritornino di onde si partirno: è manifesto che in tal revolutione detti cerchi descriveranno certi solidi, che sono da me chiamati anelli. Hora trovo che cominciando a numerare dal cerchio d, questi anelli successivamente hanno la proportione de' numeri dispari continuati dall'unità, come con numeri sovraposteli ho espresso. Ma è anche vera in altre figure piane, che si chiamino intorno al diametro, pur che siano debitamente collocate, cioè nei corpi da loro generati; il che, per non tediarla, tralascio d'esplicare, e tanto più non mi trovando tropo ben disposto, per haver pur la molestia della gotta, che mi dà un mal fine della quaresima. Mi scuserà perciò s'io mancassi in cosa alcuna.

Sappi poi, che di queste curiosità ve ne sono molte, ma li ho voluto mandar queste che mi parno fra le più belle. Mi dia qualche consolatione con accertarmi ch'io possega appresso di lei quel luogo di gratia che la sua gentilezza e cortesia si compiacque di assignar alli miei benchè piccioli meriti, chè spero sarà questa medicina molto salutare alla mia infirmità; augurando per tanto a V. S. Ecc.ma ancora compita sanità et insieme felicità in questa Santa Pasqua. E con tal fine li baccio riverentemente le mani.

 

Di Bologna, alli 11 Aprile 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Dev.mo et Ob.mo Ser.re

F. Bon.ra Cav.ri

 

 

 

2921.

 

ASCANIO PICCOLOMINI a [GALILEO in Arcetri].

Siena, 11 aprile 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 38. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

 

L'infelicità de' due successi che V. S. mi participa con la sua degl'8 d'Aprile, han destato in me una così viva compassione, che vorrei esser libero di me stesso, e costì appresso di lei, per servirla e consolarla. Ma intorno alla perdita di Suor Maria Celeste, io non saprei trovar parole, come quello che per lungo tempo ho conosciuto che ella era quanto bene V. S. haveva in questo mondo, e, quel che più importa, con merito d'amore più che paterno. Ma l'haver ella impiegata la sua anima in servitio del prossimo, li dà prerogativa di carità così singolare, che, astraendo dalla nostra humana conditione, piùtosto merita d'essere invidiata che compianta. Spererei che una tal figliola avanti a Dio havessi sicuramente ad intercedere a V. S. e mutamento di fortuna e quiete d'animo, se molte volte le tribolationi di questo mondo non fossero a nostro maggiore profitto. Patienza e fortezza, come tanto necessarie in questi travagli ne' quali V. S. si ritrova, son sicuro che gl'impetrerà da Dio; nè altronde è da sperarsi aiuto bastevole per resistere a' colpi che la trafiggano. E veramente li confesso d'esser rimasto attonito al sentire i nuovi ordini di Roma, de' quali non so ben comprendere il tenore; mentre non sta in potestà di lei, nè anco interponendovi le propie preghiere, l'impedire che il Principe o altra persona non supplichi e preghi per la sua gratia. Ma non si può dire nè far altro che tacere e ristrignersi nelle spalle.

Prometto a V. S. che una volta m'ha da veder costì all'improviso da lei, per almeno sfogarsi con un discorso di qualch'hora. A questi Signori non mi dà quasi l'animo di comunicar le disgratie di V. S., se non quant'io ne spero di poterne cavare quella testimonianza d'affetto che V. S. s'è saputo meritar da tutti. Io poi con tutta questa mia Casa può credere quanto desideriamo di servirla, massime in frangenti che la compassione è dovuta per carità cristiana. Iddio consoli V. S. a misura del senso de' suoi servitori, e con fine le bacio per mille volte le mani.

 

Di Siena, li 11 Aprile 1634.

Di V. S. molto Ill.re

Aff.mo vero Ser.re

A. Arc.o di Siena.

 

 

 

2922*.

 

ANTONIO QUARATESI a GALILEO in Firenze.

Siena, 11 aprile 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 61. – Autografa.

 

Molt'Ill.re Sig.r mio P.n Os.mo

 

Non prima che adesso mi è stata presentata la lettera di V. S. da quell'Arcangelo([256]) cerusico daNorcia; e desiderando egli la licenza dell'arme, si è compiaciuto, in grazia di V. S. Questi Sig.ri Auditori et il Sig.r Cav.e Chigi tutti la salutano, et io la riverisco, ricordandoli la mia servitù, con augurarli felicissima la Santa Pasqua.

 

Di Siena, il dì 11 Aprile 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Sig.r Galileo Galilei.

Ser.e Dev.mo

Ant.o Quar.si

 

Fuori: Al molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.r Os.o

Il Sig.r Galileo Galilei, a

Firenze.

 

 

 

2923.

 

NICCOLÒ AGGIUNTI a [GALILEO in Arcetri].

Pisa, 12 aprile 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 40. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

 

L'ultima lettera di V. S. Ecc.ma ha tagliato quel filo dal quale pendeva, benchè con debolissimo attacco, la speranza che ancor ancora havevo, che potesse essere che la necessità suprema le perdonasse così grave colpo, quale poi ha tocco per la perdita della sua figliuola. Conosco che V. S. ha giustissima cagione di dolersi; e se io volessi proibirgli in questo caso il dolore, mi parrebbe di far cosa empia et inumana, vietandogli quelli affetti che la natura ha in noi impressi per contrasegni della nostra humanità. Voglio ben solamente ricordarle che è vero che la natura ci ha dato gl'affetti, ma ci ha ancora dato il giudizio da moderarli, acciò, essendo immoderati, non ci fussero perniziosi; anzi in quelle persone nelle quali il lor debole natural discorso non fosse bastante a mitigar qualche loro affetto, come per esempio il dolore, ha fatto che il processo del tempo supplisca lui a tal difetto, e porti loro sollevamento. Ma chi ha più saggio discorso preoccupa il benefizio del tempo; e perciò a lei, singolarmente prudente e giudiziosa, tocca più che ad ogn'altro a far tale anticipazione, quale prego Iddio che voglia facilitargliela con mandarle da hora innanzi prosperi e lieti avvenimenti.

Questa qui alligata è la lettera che, in esecuzione del suo cenno, ho fatta al Bernechero([257]), del quale non sapendo il nome non ho potuto porvelo. Se le paresse lunga, potrà scorciarla et acconciarla a modo suo. Io l'ho scritta con mia gran fatiga, perchè il considerare in nome di chi io scrivevo mi sbigottiva. V. S. nel mio mancamento accusi il suo comandamento, e mi ami al solito, sicome io le vivo col mio solito osservante ossequio affettuosissimo servitore.

 

Di Pisa, 12 di Aprile 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Dev.mo et Obblig.mo S.re

Niccolò Aggiunti.

 

 

 

2924**.

 

GIROLAMO BARDI a [GALILEO in Arcetri].

Pisa, 12 aprile 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P, I, T. XI, car. 42. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

 

All'honore fattomi di leggere la mia debolissima compositione([258]), compositione e per così dire bagatella, essendosi V. S. degnata di aggiongere lodi, quali dalla sua cortesia benignamente dependenti riconosco, non saprei in qual guisa corrispondere, se non manifestarle il mio desiderio di restargliene grato; il che facilmente in parte succederà, se si degnerà di honorarmi de' suoi commandi, che mi saranno favori singolarissimi.

Compatisco alli travagli di V. S., sì per l'età come per altri capi. Stentarò ad appigliarmi al suo consiglio, essendo io troppo amico della verità. Si consoli col ricordarsi che feriunt altos fulmina montes, ma che facilmente in puri lampi degenerano. Con che, augurandole prospere e felici dal Signore le prossime Sante Feste, di tutto cuore me le dedico.

 

Pisa, li 12 Aprile 1634.

Di V. S. molto Ill.e et Ecc.a

Dev.mo e Partialis.o Ser.re

Girol.o Bardi.

 

 

 

2925*.

 

CATERINA RICCARDI NICCOLINI a [GALILEO in Arcetri].

Roma, 22 aprile 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 267. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molt'Ill.re Sig.re mio Oss.mo

 

La morte di Suor Maria Celeste è dolsuta ancor a me infinitamente, come quella che l'amavo con affetto particolare per le sue virtuosissime qualità e meriti di V. S., la qual compatisco in estremo di questo travaglio e d'ogn'altro ancora. È ben vero che mi confido tanto nella sua prudenza, così ben conosciuta da me e da tutto il mondo, che stimo superfluo diffondermi in consolarla, come meriterebbero i suoi accidenti, e tanto più che si puol assicurare che ancora continua in me un ardente desiderio d'ogni sua prosperità, e che non ho pari in compatirla ne' suoi infortunii: mentre a V. S. bacio le mani con tutto l'animo.

 

Roma, 22 di Aprile 1634.

Di V. S. molto Ill.re

Devotiss.ma Serva

Caterina Riccardi Nicc.ni

 

 

 

2926**.

 

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Arcetri.

Firenze, 25 aprile 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 44. –Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

V. S. può credere che il S.r Vincenzio nostro sia stretto dal bisogno a farsi quel vestito, dovendo viaggiare; et riuscendo a lui le cose molto scarse in quel paese, non può senza il soccorso destinatoli da V. S. tirare innanzi sè, la moglie et duo figliuoli, con la necessità che ha di mantenere una cavalcatura, rispetto a' viaggi del suo offizio. Si aggiugnerà a tutto questo il debito col Venturini, che importa molti centi di lire, delle quali non mi sovviene il numero preciso, non havendo io meco adesso il conto. Però io la prego, a nome anche del S.r Vincenzio, a non diminuirli gli effetti della sua beneficenza, ancorchè sia parimente benefizio suo che li denari del Monte creschino, ma finalmente convien prima vivere. Egli nondimeno si andrà regolando, per vedere se gli possa bastare assegnatione minore: et in somma, quando non si possino metter per hora da V. S. mille scudi sul Monte, potrà metterne 900, per supplir poi al futuro semestre; et più tosto non perda in ciò tempo, acciò gli interessi comincino a correre. Tutto questo volsi dire a V. S. hier l'altro, ma non vi fu tempo; et scrivo hora, che io credo che li suoi forestieri siano partiti. Però se intanto le parrà di mandarli 25 Ñdi giugneranno opportuni. Et le bacio di cuore le mani.

 

Di Fiorenza, 25 Aprile 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

Stimerei bene che V. S. scrivesse al S.r Luca degli Albizi, raccomandandogli il S.r Vincenzio.

 

 

 

 

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

Ho saputo, ma in confidenza, che il S.r Luca disegni di mutare il S.r Vincenzio et di mandarlo a Barga, che vuol dire un viaggio di più di 100 miglia. Il S.r Balì([259]) mi ha promesso che procurerà che il disegno si revochi, et si metta il S.r Vincenzio in una Cancelleria più commoda. V. S. raccomandi però il S.r Vincenzio al S.r Luca con caldezza, senza mostrar di saper questo disegno.

 

Fuori: Al molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Il S.r Galileo Galilei.

In villa.

 

 

 

2927.

 

GALILEO a GERI BOCCHINERI [in Firenze].

Arcetri, 27 aprile 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 96. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Osser.mo

 

Stavo in procinto di scrivere a V. S. circa lo stato mio di sanità, che è travagliatissimo. L'ernia è tornata maggior che prima, il polso fatto interciso con palpitazione di cuore; una tristizia e melanconia immensa, inappetenza estrema, odioso a me stesso, et insomma mi sento continuamente chiamare dalla mia diletta figliuola: nel quale stato non giudico punto a proposito che Vincenzio si vadia allontanando col mettersi di presente in viaggi, potendo d'hora in hora sopraggiugnere accidenti per i quali fusse bene che fusse qui presente; perchè, oltre alle cose dette, una perpetua vigilia mi spaventa non poco. Dico questo a V. S., acciò, parendogli, possa farnelo avvisato, non perchè io voglia distorlo dalle sue deliberazioni, ma perchè così mi par che convenga fare, acciò egli, con più fermo discorso che non è il mio, possa poi esequir il partito migliore. Stremargli la provvisione assegnatagli non voglio, nè meno interporci parola che egli non l'impieghi a suo piacimento; però mando a V. S. i 25 d. che domanda.

Quanto allo scrivere al S. Albizzi([260]), di presente non me ne dà il quore, essendo totalmente fuori di me stesso, in maniera che lascio anco di rispondere alle lettere familiari degl'amici. Lo farò, se la instante inquietudine si abbonaccerà un poco.

Da uno degl'aiutanti di camera del G. D., che fu qua ieri, mandato da S. A. con un occhiale, intesi incidentemente come S. A. crede che io habbia ancora nelle mani i vetri del suo occhiale, che mi mandò a Siena([261]); e pur so d'haverglieli rimandati, e, se ben mi ricordo, credo che io gli consegnassi a V. S.: però me ne dica se è così. Con che gli bacio le mani.

 

Di Villa, li 27 Aprile 1634.

Di V. S. molto I.

Aff.mo Ser.re e Par.e

G. G.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re e Pad.n mio Osser.mo

Il S. Geri Bocc.ri

In sua mano.

 

 

 

2928.

 

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Arcetri.

Firenze, 28 aprile 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 46, – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

La compatisco estremamente delle sue indispositioni, malinconie et vigilie sempre maggiori, et mi duole di non potere assistere a V. S. Il medesimo sentimento ha anche Alessandro([262]), il quale in supplimentomio verrà domenica a visitarla, convenendo a me di andare a Prato.

Ho ricevuto li 25 Ñdi per il S.r Vincenzio, al quale ho scritto questa sera lo stato di V. S. et il suo sentimento intorno al non viaggiare in questa congiuntura, et voglio credere che se ne asterrà, per esser pronto in tutti i casi a transferirsi subito da V. S. La quale è verissimo che restituì per mia mano li vetri dell'occhiale a S. A.; et io ho ricordato il tempo et il luogo della restitutione al S.r Sisto([263]), aiutante di camera dell'A. S., che li ricevette, et egli se ne è rammentato, et S. A. già resta capace et quieta. Il male è che detti vetri si sono mandati via in Spagna, col supposto che non fussero quei medesimi squisiti che l'A. S. prestò a V. S. Ma nè ella nè io habbiamo in ciò colpa.

Anche il S.r Bali Cioli sente gran dispiacere del male di V. S.; le bacia le mani, et crederebbe che fusse bene che V. S., quando potesse senza incommodo, scrivesse al S.r Luca degli Albizi. Et le bacio le mani.

 

Di Fiorenza, 28 Aprile 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

Fuori: Al Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Il S.r GalileoGalilei.

In villa.

 

 

 

2929.

 

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Firenze].

Venezia, 29 aprile 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 48. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.  P.rone Col.mo

 

Hebbi la procura([264]), come credo havere dato conto a V. S. molto Ill.re et Ecc.ma, et in virtù di quella si fece l'accordo nelli scudi 40 da £ 7 l'uno; e hieri hebbi, per una rimessa fattami, scudi 40 a conto, de' quali V. S. disponga a suo piacere. Ho stimato bene l'accomodar ad ogni partito per tre rispetti: prima, che le bolle obligano V. S. farsi chierico, e non so se sia e vada in tonsura et habito([265]), senza di che o si casca o ci vuole breve di dispensa; 2°, era già stato soffiato nell'orechio all'Arrisio, che è di copella, che le cose doppo successe l'haverebbono fatto sgravare; 3°, che era necessario far lite all'ecclesiastico, di che Dio guardi ogni huomo dabene e lo risservi per chi uccise il padre o fece peggio. Vedrà dall'annessa copia([266]) che il P. Castelli hebbe 30 scudi de giulii, che sono li 40 de' nostri.

Non so quello sia accaduto de' suoi travagli; ma li suoi beni e mali li participo con gran sentimento. Quello della strettezza non lo stimo molto, e niente ha di male che quella barbara cominatione d'haver per delitto il supplicare. Del resto conviene far buon animo e prendersi libertà da sè medesimo: anco chi è in ceppi se li dilata: godere quello si può di presente, e sperar di meglio. Ma fa stupire che un tanto di fraticello([267]) essequisca le altrui passioni contro un tale servitore del suo Principe. In qualche altro luogo non si farebbe certo, o lo farebbe a suo costo. Aspetto d'intendere che V. S. habbi ripigliate le specolationi, ch'hanno forza di divertire, se altro bene non facessero. Non le tenga celate, che questa è la maggior mortificatione che possa dare all'ignoranza et alla malignità. E le bacio di cuore le mani.

 

Ven.a, 29 Aprile 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ecc. Galileo.

Dev.mo S.or

F. Fulgentio.

 

 

 

2930*.

 

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.

Roma, aprile 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 32. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.re e P.ron Col.mo

 

Ho mandate alcune copie del libro De bello Suecico del Sig.r Pier Batta Borghi([268]) al Padre Priore di Badia, delle quali sei sono in carta grande fine, cinque per i Ser.mi e uno per V. S. molto Ill.re: così di commissione e ordine dell'autore, quale vive desiderosissimo d'essere servitore di V. S., e m'ha consegnata una lettera quale mandarò per il nostro Padre Francesco delle Scuole Pie([269]), che deve partire per cotesta volta dimani o posdimani. Credo che lei habbia da gustare straordinariamente questa opera, non solo per la materia, ma per il modo con che è trattata.

Qua io vivo ut supra, rassegnatissimo nella volontà di Dio e de' Padroni. Dal Padre Francesco intenderà il medesimo più diffusamente. Il detto Padre mi è riuscito di tutta mia sodisfazione, e confesso di non havere conosciuto huomo di pari ingegno, puro e sincero: si mostra svisceratissimo delle cose di V. S. in modo, che non ho saputo che desiderare; e in somma mi pare un spirito elevatissimo sopra la ordinaria classe de' galanthuomini, perchè non solo è dotato di gran sapere, ma la sua modestia e circonspezzione m'ha inamorato. E con questo li bacio le mani.

 

Roma, il 6([270]) d'Aprile 1634.

Di V. S. molto Ill.re

Devotis.o e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo

Don Bened.o Castelli.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re e P.ron Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. Ser.ma

Firenze.

 

 

 

2931*.

 

RENATO DESCARTES a MARINO MERSENNE in Parigi.

[Amsterdam, aprile 1634].

 

Dal Vol. I, pag. 285-288, dell'edizione citata al n.° 2898.

 

.... Vous sçavez sans doute que Galilée a esté repris depuis peu par les Inquisiteurs de la Foy, et que son opinion touchant le mouvement de la terre a été condamnée comme heretique. Or ie vous diray que toutes les choses que i'espliquois en mon traitté([271]), entre lesquelles estoit aussi cette opinion du mouvement de la terre, dépendoient tellement les unes des autres, que c'est assez de sçavoir qu'il y en ait une qui soit fausse, pour connoistre que toutes les raisons dont ie me servois n'ont point de force; et quoy que ie pensasse qu'elles fussent appuyées sur des demonstrations tres-certaines et tres-évidentes, ie ne voudrois toutesfois pour rien du monde les soustenir contre l'authorité del'Eglise. Ie sçay bien qu'on pourroit dire que tout ce que les Inquisiteurs de Rome ont decidé n'est pas incontinent article de foy pour cela, et qu'il faut premierement que le Concile y ait passé. Mais ie ne suis point si amoureux de mes pensées, que de me vouloir servir de telles exceptions pour avoir moyen de les maintenir; et le desir que i'ay de vivre au repos, et de continuer la vie que i'ay commencée en prenant pour ma devise Bene vixit, bene qui latuit, fait que ie suis plus aise d'estre delivré de la crainte que i'avois d'acquerir plus de connoissances que ie ne desire, par le moyen de mon ecrit, que je ne suis fasché d'avoir perdu le temps et la peine que i'ay employée a le composer....

Pour les experiences que vous me mandez de Galilée, ie le nie toutes, et ie ne juge pas pour cela que le mouvement de la terre en soit moins probable. Ce n'est pas que ie n'avoüe que l'agitation d'un chariot, d'un bateau ou d'un cheval, ne demeure encore en quelque façon en la pierre après qu'on l'a iettée estant dessus; mais il y a d'autres raisons qui empeschent qu'elle n'y demeure si grande. Et pour le boulet de canon tiré du haut d'une tour, il doit estre beaucoup plus long-temps à descendre que si on le laissoit tomber de haut en bas; car il rencontre plus d'air en son chemin, lequel ne l'empesche pas seulement d'aller parallelement à l'horizon, mais aussi de descendre.

Pour le mouvement de la terre, ie m'estonne qu'un homme d'Eglise([272]) en ose escrire, en quelque façon qu'il s'excuse; car i'ay veu une patente sur la condamnation de Galilée, imprimée à Liege le 20 Septembre 1633([273]), où sont ces mots: quamvis hypothetice a se illam proponi simularet, en sorte qu'ils semblent mesme deffendre qu'on se serve de cette hypothese en l'astronomie; ce qui me retient que ie n'ose luy mander aucune de mes pensées sur ce sujet: aussi que ne voyant point encore que cette censure ait esté authorisée par le Pape ny par le Concile, mais seulement par une Congregation particuliere des Cardinaux Inquisiteurs, ie ne perds pas tout à fait esperance qu'il n'en arrive ainsi que des antipodes, qui avoient esté quasi en mesme sorte condamnéz autresfois, et ainsi que mon Monde ne puisse voir le iour avec le temps, au quel cas i'auray besoin moy-mesme de me servir de mes raisons....

 

 

 

2932*.

 

BENIAMINO ENGELCKE a MATTIA BERNEGGER in Strasburgo.

Parigi, 1° maggio 1634.

 

Bibl. Civica di Amburgo. Supellex epistolica Uffenbachii et Wolfiorum, Folio-Band XXVI, car. 308. – Autografa.

 

Beniamin Engelke Berneggero.

S. et off.

 

Vir Cl.sse fautor et amice Colen.sse

 

Ultimae meae Lugdun. Gallorum fuerunt, quae, uti summa festinatione scriptae, ita breviter quae tua scire intererat continebant. Iam, paulisper otii nactus, plusculis ea ipsa repetenda censui, ne aut officio defuisse, aut memoriam beneficiorum (quibue me affatim, dum praesens essem, cumulasti) deposuisse, viderer.

Negotium quod mihi a te mandatum, bona fide gessi. Cum ipso auctore colloqui coram, per fortunam non concessum; litterario nihilominus sermone eum compellavi([274]), qui, humanissime mihi respondens, gratias maximas tibi egit ob honorem quem ei([275]) translatione operis sui parare voluisti, promisitque eo nomine quanprimum tibi litteras propria manu: quas uti iam scriptas esse nullus dubito, ita, dubius ubinam haeream, amicus meus summus Pfauttius quonam mittendas esse ignorabit. Interim hoc age, V. Excell.: ad Mathematicum Pisanum Nicolaum Adiunctium scribe; litteras Venetias ad Dnum Antonium Retan sub hac inscriptione mitte:

 

A' M. M. Sg.ri et P.ni Oss.i

A Sg.r Marco Federigo Pfaut et fratelli.

Pisa;

neque dubita quin non rectissime ad manus Adiunctii pervenerint. Responsum eadem ope amici mei supradicti expectabis, si Adiunctio, in tuis, paucis super ea re significes. Dixit mihi ille ipse, se plura adhuc Gallilaei manuscripta penes se habere, quae tamen pro tempore lucem aspicere non auderent. Quaenam ipsa sint aut cuius generis, certe ea angustia temporis circumventus fui, ut ne videre mihi quidem ea licuerit.

Panegyricum([276]) quem hic inclusum vides, me autorem nominat suum; quamvis M. Hetruriae Ducem hilari excipere fronte vidi (ipse ei reddidi), nihil tamen praeter verba et oblationes honorarii loco accepi. Tu, V. Excell., quid tibi de scribendi modo videatur, candide iudica. Probare hoc modo volui doctorum virorum conceptus, quos in Italia felicissime assecutus, et tibi aliquo modo extemporaneam operam placituram confido....

 

 

 

2933*.

 

GILLIO REYNIER a [GERI BOCCHINERI in Firenze].

Livorno, 3 maggio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 62. – Autografa.

 

Molto Ill.re S.re mio Oss.mo

 

Per mano dal S.r Paolo Capacci ho ricevuto la grata di V. S. di 29 del passato con l'involto di scrittura, che con prima occasione di vaselli lo inviarò in Amsterdam al S.r Martino Ortensio, con racomandarlo caldamente al capitano; et a suo tempo vi darò raguaglio del nome del capitano et nave, per suo governo.

Sei giorni sono passò a meglior vita il mio fratello Teodoro, la cui anima N. S. haverà ricevuto in gloria. In luogo suo m'offerisco quel servitore che soleva essere, come ancora al'Ill.mo S.r Balì Cioli, con pregarli di tenermi in numero di essi, pregando N. S. per ogni loro contento e desiderio, restando sempre

 

Livorno, a' 3 Maggio 1634.

Di V. S. molto Ill.re

 

Fuori, di mano di Geri bocchineri([277]):

Il consolo de' Fiaminghi di Livorno mi risponde, in proposito del libro, quanto V. S. vedrà.

Humil.mo Ser.re

Gillio Reynierj Cons.o

 

 

 

2934**.

 

ANTONIO NARDI a GALILEO in Firenze.

Roma, 4 maggio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 68. – Autografa.

 

Molto Ill.e et Eccell.mo S.r e P.ron Oss.mo

 

Stava con desiderio aspettando che V. S. Ecc.ma havessi riceuto il libro da me inviateli per il S.r Gerollimo Dini da Colle: ma l'haver io inteso che per ancora non gli è stato ricapitato mi ha apportato disgusto, per tema di non esser notato di negligenza nel servirla; e di già faccio sollecitar detto S.r Dini, acciò non manchi di presentarli il libro quanto prima, sebene non è cosa che importi.

Ho letto ultimamente un libro con gran curiosità, qual poi si è convertita in riso parte, e parte in sdegno. L'autore è un tal Antonio Rocco, il qual scrive contro i suoi Dialoghi; e m'imagino che lei a quest'hora l'habbi visto, sì che sopra ciò non occorre dir altro. Quanto al Chiaramonte, io non ho possuto per anche haver commodità di veder quei suoi calcoli in materia delle nuove stelle e loro sito([278]); e sebene io credo che siano erronei, contuttociò ne vorrei la certezza, e per certezza mi basta la sola attestazione di V. S.

Il S.r Magiotti la saluta caramente, e due o tre giorni sono si partì di Roma, e starà fuori una settimana o due. La saluta similmente il S.r Boccardi([279]), il qual mi dice haverli scritto per un gentil huomo Franzese([280]). Io poi li scrivo di rado, perchè temo non l'infastidire, e per l'istesso rispetto farò anche fine, supplicandola de' suoi comandamenti.

 

Roma, 4 di Maggio 1634.

Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma

Obligatis. Ser.re

Ant.o Nardi.

 

Fuori: Al molto Ill.e et Ecc.mo S.r e P.ron Oss.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Firenze.

 

 

 

2935**.

 

GIULIO NINCI a GALILEO in Arcetri.

San Casciano, 5 maggio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 63. – Autografa.

 

Al Molto Ilus.re Sig.re Galileo Galilei.

 

Mando a V. S. staia tre di sacina e staia tre di panicho per Domenicho Ganozi. Non ò potuto mandagliene pima. V. S. mi cusi, e se gli ocore niete altro, V. S. mi avisi, per che ò grade desiderio di servla. De reto pregado Dio che vi conceda la sanità.

 

Il dì 5 di o Maggo 1634, in Sancascano.

 

Vo.ro Affe.to

Giulio Ninci.

 

Fuori: Al molto Ilu.sre Sig.re Galileo Galilei.

In vla sua a Samatteo in Naceti.

 

 

 

2936.

 

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.

Roma, 7 maggio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 50. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.re e P.ron mio Col.mo

 

Quanto è stato il gusto e la consolazione che ho hauta in questi pochi giorni, che si è trattenuto il Padre Francesco([281]) in Roma, nella sua conversazione, altrettanto sento dispiacere della sua partenza. Mi vado consolando però quando penso che V. S. goderà la dolcezza e suavità di questo buon Padre, che mi è riuscito in colmo, parendomi tagliato giusto alla misura della vera scola di V. S., sublime d'intelletto e modestissimo nelle pretensioni, condizioni che lo devono rendere amabilissimo appresso cotesta noblltà. Da lui intenderà il mio stato a bocca, alla relazione del quale mi rimetto.

Mando la inclusa lettera del Sig.r Pier Batta Borghi, quale partì ieri per Fiandra a' bagni d'Ispà con Mons.r Raimondi. Al ritorno doverà passare per Firenze, e verrà a riverire V. S., vivendoli devotissimo e svisceratissimo. In tanto raccommandoli la protezzione della sua opera([282]) appresso cotesti Signori, e in particolare a quelli della sua conversazione. E non occorrendomi altro, li fo riverenza.

 

Di Roma, il 7 di Maggio 1634.

Di V. S. molto Ill.re

Devotiss.o e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo

Don Bened.o Castelli.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.

Firenze.

 

 

 

2937**.

 

GERI BOCCHINERI a GALILEO [in Arcetri].

Firenze, 9 maggio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 52. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Doman l'altro si porrà in vendita a 200 Ñdi la casa contigua a questa di V. S., et sentiamo che ci è persona che la piglierà; ma se V. S. ci volesse attendere, procureremmo che V. S. fusse anteposta. Li denari frutterebbero più che a metterli sul Monte, poichè la pigione è di Ñdi 12. Ma quello che più importa, è il commodo che riceverebbe questa casa di V. S., la quale se si havesse a vendere, varrebbe il terzo più con l'aggiunta di questa casetta. Le ne avvisiamo, acciò V. S. comandi quello che dobbiamo fare([283]): et in tutti i casi che il S.r Vincenzio venisse in Fiorenza, o che V. S. volesse tornar con lui, o che egli havesse mai un forestiero, questa casa sola è stretta; et intanto il tenere a pigione la casetta nel modo che è, frutterebbe più che a mettere sul Monte 200 Ñdi. Et le baciamo le mani; et si risolva presto, perchè non ci è tempo da perdere.

 

Di Fiorenza, 9 Maggio 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Ser.re et Parente

Geri Bocchineri.

 

La Sestilia sospenderà la sua venuta sino a che V. S. vedrà di potere o no andare a Loreto, la cui gita il S.r Vincenzio haveva dismessa rispetto a quello che V. S. me ne haveva scritto([284]).

 

Fuori: Al S.r Galileo Galilei,

mio Sig.re

 

 

 

2938**.

 

[GIO. BATTISTA GONDI ad ANDREA CIOLI in Firenze.]

Parigi, 12 maggio 1634.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4645, car. 199. – Originale, non firmata.

 

Ill.mo e Clar.mo Sig.r, mio Sig.r Col.mo

 

Madama di Combalet tre giorni sono mi pregò di farle venire di costà li drappi che V. S. Ill.ma vedrà denotati nell'aggiunta memoria....

Et aspetterei anche volentieri quegli occhiali Galilei, desideratissimi dalla medesima Sig.ra e promessile tanto tempo fa([285]); e si potrebbero forse accomodare in una custodia di legno con molta bambagia, da poterli mandare sicuri con questa medesima occasione, o almeno con la cassetta del raso, che sarebbe forse meglio. E bacio a V. S. Ill.ma le mani.

 

Di Parigi, de' 12 Maggio 1634.

 

 

 

2939.

 

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Firenze].

Venezia, 13 maggio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 64. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r, Sig.r Col.mo

 

Ricevo le gratissime sue di 7, e contarò questa sera li scudi 40. Nel computo veggo, s'io non erro, che V. S. Ecc.ma prende un puoco di svario, perchè, secondo le bolle della pensione, al Settembre venturo maturarà la ottava rata; delle otto, due vanno vuote per l'anno della tempesta([286]), due altre per li 40 scudi che io ho nelle mani, una per quelli che ricevè il P. Castelli([287]), tanto che restano tre sole, che a Settembre prossimo sarano scudi 60 da £ 7 l'uno, quali spero mi sarano riscossi.

Mi spiace vederla lasciare le specolationi, le quali a lei sariano gloriose, alli letterati gratissime et a tutti utili. Quella rispostazza alla sua supplica dessuade per hora il tentar altro, perchè verrà interpretato pretesto. Invisum semel, seu recte seu secus, acta premunt. Se l'età non fosse così grave, io so quale dovesse essere la rissolutione. Non mi cagiona maraviglia che chi cominciò la persecutione la proseguisca; ma che queli, ad onta di cui le viene fatta, stia saldo, è necessario che vi siano li suoi rispetti, non intesi da chi non è sul fatto. La purga che sola può sanar V. S. è la prudenza, il ravivar la cognitione c'ha delle cose humane, e fare che queste in lei produchino l'effetto che deve infallibilmente portar seco il tempo. E con tal fine le bacio con ogni affetto le mani.

 

Ven.a, 13 Maggio1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

S.r Galileo.

Dev.mo Ser.r

F. Fulgentio.

 

 

 

2940.

 

GERI BOCCHINERI a GALILEO [in Arcetri].

Firenze, 14 maggio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 56. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Hieri si concluse la compra della casetta([288]) per prezzodi Ñ 200 1/4, a spese del compratore([289]), come si costuma ne i Magistrati; le quali spese saranno, per quanto dicono, circa Ñ 22. Il Magistrato de' Pupilli haveva risoluto di non scemar più detto prezzo, poichè da 350, conforme alla stima, si è calato a 200, per non finir di rovinare il venditore Zuccagni([290]), il genero del quale, che è un commodo lanciaio, voleva egli comprar detta casa, se si havesse havuto a scemar punto de' 200, et era venuto a posta al Magistrato hiermattina a farvi offerta; et il computista del medesimo Magistrato, che è un de' Grasseni([291]) amico nostro et non ha parente alcuno in questo mondo, voleva egli ancora offerire alla casa et crescere ancora, bisognando, sopra li 200, disegnando di habitare egli medesimo la casa, che per lui solo è bastante habitatione; ma, per farci piacere, si è ritirato senza darci alcuno fastidio. Insomma la spesa è buona, ma è migliore a V. S. per la commodità di questa sua casa grande. Si è fermata la vendita pro persona nominando, per farla mettere in testa o di V. S. o del S.r Vincenzio o di chi ella comanderà. Resta hora la effettuatione di quel che rimane, cioè lo stipularne il contratto, sborsare il denaro, entrare in possesso et farsi riconoscere in padrone dal pigionale, acciò cominci a correre la pigione: et noi aspetteremo ch'ell'accenni. Et le baciamo le mani.

 

Di casa, 14 Maggio 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo

S.r Galileo Galilei.

 

 

 

2941*.

 

RENATO DESCARTES a MARINO MERSENNE [in Parigi].

Amsterdam, 15 maggio 1634.

 

Dal Vol. I, pag. 298, dell'edizione citata al n.° 2898.

 

.... puisque vous avés vû le livre de Galilee, ie vous prie aussy de me mander ce qu'il contient, et quelz vous iugés avoir esté les motifs de sa condemnation. Ie vous prie aussy me mander le nom de ce traité que vous dites avoir esté fait depuis par une ecclesiastique pour prouver le mouvement de la terre([292]), au moins s'il est imprimé; et s'il ne l'est pas, ie pourrois peut estre bien donner quelque avis a l'autheur, qui ne luy seroit pas inutile....

 

 

 

2942*.

 

ELIA DIODATI a [GALILEO in Arcetri].

Lione, 16 maggio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. V, T. VI, car. 78t. – Copia di mano di Vincenzio Viviani, in capo alla quale si legge: «E. D.    16 Maggio 1634, di Lione »

 

Di Parigi mi viene scritto da un amico([293]), persona peritissima et esercitatissima in ogni genere di scienzie, che, traportato dall'ammirazione e dal sommo contento nella lettura de' Dialogi, s'era messo a tradurli in francese (levatone però il dialogo) in discorso continuo, e che vi aveva aggiunto qualche illustrazioni cavate da certe esperienze fatte da lui, e che cercava adesso il modo di poterlo fare stampare; il che spero che le riuscirà. Di che mi è parso avvisar V. S., e metterle in considerazione se con tal comodità, e della traduzione latina([294]), le parrà a proposito somministrare alcune memorie, sia per ampliazione e dichiarazione, o per refutazione di Morino([295]) o Fromondo([296]); il che facendosi sotto altro nome, e con la fedeltà et accuratezza di cauzione necessaria, non potrà aver ripiego d'alcuna mala conseguenza, purchè nel mandar dette memorie di costà V. S. provveda che passino sicuramente. Sopra di che starò aspettando la sua resoluzione per servirla puntualmente, come mi comanderà, etc.

 

 

 

2943**.

 

MUZIO ODDI a PIERMATTEO GIORDANI in Pesaro.

Lucca, 17 maggio 1634.

 

Bibl. Oliveriana in Pesaro. Ms. 413, car. 241. – Autografa.

 

.... Non ho hauto tempo et otio da vedere quel Rocco([297]) che ha scritto contro il Galileo. Ho ben veduto gran parte del Chiaramonti([298]), havendomi lui inviato da Pisa questa sua Diffesa; e mi pare che habbia conseguito molto bene quanto pretendeva, poichè sono molto concludenti le sue ragioni et ha scoperti al mondo gli artifitii del Galileo. Ma sono materie fastidiose, odiose e piene di molta fatica....

 

 

 

2944**.

 

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Arcetri].

Firenze, 18 maggio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 58. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

V. S. non poteva rispondere più prudentemente a M.a Ginevra, la quale non è già venuta a trovarmi, ma ben sentiamo ch'ella fa un gran fracasso a' Pupilli. L'atto non può esser più giuridico, perchè è stato fatto per via di Magistrato; non precipitato, perchè ha durato 8 mesi. Et la medesima Zuccagna fu la prima già a dirmi che questa casetta stava bene a V. S. et al S.r Vincenzio, et che io essortassi VV. SS.rie alla compra; ma io risposi che VV. SS. rie per hora havevano casa a bastanza, et che anche il prezzo era molto alto. Queste sue doglienze sono una riprova che la compra è squisita. Et per terminare il negozio, credo che sia bene che V. S. mandi quanto prima li denari, perchè tanto dureranno le querele et le brighe, quanto rimarrà tuttavia imperfetta la cosa. Et mandando V. S. li denari, sarà bene sigillare il sacchetto, et ordinare all'apportatore che lo consegni ad Alessandro([299]) o a me senza dir niente nè anche alla Giovanna, che all'usanza delle donne è una gran cicala.

Il vino è venuto; V. S. potrà mandare a pigliarne un fiasco o due per saggio: se le piacerà, ne potrà pigliare quanto vorrà; altrimenti si cambierà con le altre rimesse, che di mano in mano verranno al S.r Cardinale([300]), che potessero essere di maggiore gusto di V. S.: et Geppo potrà al Casino far motto prima ad Alessandro, il quale la mattina è sempre al Casino, almeno fino alle 14 hore. Et le baciamo le mani.

 

Di Fiorenza, 18 Mag.o 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocc.ri

 

 

 

2945.

 

GALILEO a GERI BOCCHINERI [in Firenze].

Arcetri, 18 maggio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 98. – Autografa.

 

Sig. mio,

 

In virtù dell'inclusa riceverà V. S. d. 250 dal S. Giovanni Taddei, de i quali si servirà per il pagamento della casetta([301]), et il resto manderò a pigliarlo per mio uso, essendo esausto affatto.

La ringrazio dell'avviso del vino, e domattina manderò per un fiasco. E gli bacio le mani.

 

D'Arcetri, li 18 di Maggio 1634.

Tutto di V. S.

 

Galileo Galilei.

 

Fuori: Al S. Geri Bocc.ri, mio Sig.re

 

 

 

2946**.

 

GERI BOCCHINERI ad [ALESSANDRO BOCCHINERI in Firenze].

Firenze, 19 maggio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 226. – Autografa.

 

S.r Fratello Oss.mo

 

È bene spedire il negozio della casetta([302]). Il S.r Giovanni Taddei, che mi deve sborsare li Ñ 250, fa hora il banco a casa sua in via de' Ginori: potresti però voi farveli pagare; et io vi invio l'ordine del S.r Galileo et una ricevuta mia, in virtù di che potrete farvi sborsare questo denaro, che, pe resser voi tanto vicino alla sua casa, non vi sarà scommodo: chè sa Dio quando potrei io arrivarvi. Et mi vi raccomando.

 

Di casa, 19 Mag.o 1634.

 

Vostro Fratello Aff.mo

Geri Bocchineri.

 

 

 

2947*.

 

GHERARDO GIOVANNI VOSSIO ad UGO GROZIO in Parigi.

Amsterdam, 28 maggio 1634.

 

Dalle pag. 263-264 delle Gerardi Ioan. Vossii, et clarorum virorum ad eum, Epistolae, collectore Paulo Colomesio, Ecclesiae Anglicanae Presbytero, Londini nuper editae, nunc accuratius recusae etc. Augustae Vindelicorum, sumptibus Laurentii Kronigeri et haered. Goebelianorum, typis Schönigianis, M.DC.XCI.

 

....Simul literas accipies Hortensii([303]) civis tui, quem puto aliquando non inglorium patriae urbi fore. Est et illi familiaritas, sed literaria, cum Schikarto([304]), uti et cum Gassendo([305]) et aliis in mathesi claris viris. Ipse nunc disciplinas mathematicas in urbe hac, sed extra ordinem, profitetur. Attamen is est confluxus audientium, is quoque genius docentis, ut non dubitem quin propediem eum collegam simus habituri. Ptolemaeum sic sequitur, ut Tychonianam et Copernicanam sententiam simul proponat et explicet. Nec obscurum nobis, in Copernicanam magis inclinare, utcunque ea Romae sit damnata a Cardinalibus anno MDCXVI, atque iterum anno superiori, imo Galilaeus Galilaei Florentinus, quia hanc sententiam et viva voce et scribendo defenderet, in carcerem sit coniectus, nec inde emittendus priusquam poenitentiae satis egerit: quam rem a Nuntio Apostolico Bruxellis Lovanium perscriptam esse([306]), mihi constat ex Fromondo([307]), qui his diebus Antaristarchum suum([308]) hoc de argumento ad me misit....

 

 

 

2948*.

 

MATTIA BERNEGGER a BENIAMINO ENGELCKE in Parigi.

Strasburgo, 29 maggio 1634.

 

Bibl. Civica di Amburgo. Cod. citato al n.° 2613, car. 115t. – Minuta autografa.

 

.... De Galilaicis recte curatis ingentes ago gratias. Fervet id opus, nec me laboris poenitet: si tamen labor est, ac non summa voluptas potius, operam in eiusmodi scriptore, bonae frugis et reconditae literae plenissimo, ponere. Tibi vero pro navata opera, si non alia re potero, saltem exemplari libri, qui nunc sub prelo gemit, oblato gratias faxo referam, modo sciero ubi locorum egeris. Ad Nicolaum Adiunctium omnino scribam, et gratias habeo pro indicio([309]); nec minus pro insigni Panegyrico([310]) tuo, quem cum voluptate ego, itemque Nendorffius cum suo Einsidelio([311]), et Lucius([312]), et Passelius (qui te salutant officiosissime), legimus....

 

19 Maii([313]) 1634.

 

 

 

2949**.

 

GILLIO REYNIER a [GERI BOCCHINERI in Firenze].

Livorno, maggio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 71. – Autografa.

 

Molto Ill.re S.re mio Oss.mo

 

Qualche tempo fa non vi ho scritto per mancamento d'occasione; et questi pochi versi serviranno per dirvi come ho consegnato al capitano Pietro di Nicolò Drooch, capitano della nave Concordia, il piegetto di scritture mandatami per consegnare in Amsterdam al S.r Hortenzio a vostro ordine([314]): che vi serve per adviso. Et se in altro sono buona a servirvi, comandate pure a la libera, che mi trovarete prontissimo. Facendo fine, vi aguro dal Nostre Signore Iddio ogni colmo di felicità, restando sempre

 

Di V. S. molto Ill.re

Aft.mo Ser.re

Gillio Reynierj Cons.o

 

 

 

2950*.

 

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Firenze].

Venezia, 3 giugno 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Nuovi Acquisti, n.o 32. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.rone Col.mo

 

La lettera di V. S. Ecc.ma di 29 Aprile mi capitò in tempo ch'io ero smarito in mille intrichi nostri capitulari. Mi uscì di mente il negotio dell'incudine, che solo hoggi nel rivedere le lettere trovo l'errore: la prego perdonarmelo. Scrivo a Brescia, di onde haverò presta rissolutione, havendo persona che farà il servitio bene. Aspetto di intendere da V. S. che sia rasserenata la sua mente e ritornata in porto di quiete, che è la speculatione, medicina de' mali, se, oltre il tempo, ve n'ha alcuna.

Un nostro Padre qui, c'ha gusto nell'astronomia più che fondamento, non intende nella Copernicana come li pianeti sempre uniformemente non debbano essere, se uno progressivo così anco gl'altri, o retrogradi o stationari, secondo la proportione de' suoi moti. Io li ho dato il Copernico, credo ve lo trovarà; V. S. le accenni il luoco. A me par intenderlo, ma solo per me, non per disputarlo con altri.

Il Sig.r Baitello([315]) mi scrive c'haveremo la pensione al suo termine, colle due rate decorse, che sarano li scudi 60: li 40 li contai conforme l'ordine di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma, alla quale bacio le mani.

 

Ven.a, 3 Giugno 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

S.r Galileo.

Dev.mo Ser.e

F. Fulgentio.

 

Fuori, d'altra mano : Al molto Ill.tre et Eccell.mo Sig.r Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

 

 

 

2950*.

 

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Firenze].

Venezia, 3 giugno 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Nuovi Acquisti, n.o 32. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.rone Col.mo

 

La lettera di V. S. Ecc.ma di 29 Aprile mi capitò in tempo ch'io ero smarito in mille intrichi nostri capitulari. Mi uscì di mente il negotio dell'incudine, che solo hoggi nel rivedere le lettere trovo l'errore: la prego perdonarmelo. Scrivo a Brescia, di onde haverò presta rissolutione, havendo persona che farà il servitio bene. Aspetto di intendere da V. S. che sia rasserenata la sua mente e ritornata in porto di quiete, che è la speculatione, medicina de' mali, se, oltre il tempo, ve n'ha alcuna.

Un nostro Padre qui, c'ha gusto nell'astronomia più che fondamento, non intende nella Copernicana come li pianeti sempre uniformemente non debbano essere, se uno progressivo così anco gl'altri, o retrogradi o stationari, secondo la proportione de' suoi moti. Io li ho dato il Copernico, credo ve lo trovarà; V. S. le accenni il luoco. A me par intenderlo, ma solo per me, non per disputarlo con altri.

Il Sig.r Battello([316]) mi scrive c'haveremo la pensione al suo termine, colle due rate decorse, che sarano li scudi 60: li 40 li contai conforme l'ordine di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma, alla quale bacio le mani.

 

Ven.a, 3 Giugno 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

S.r Galileo.

Dev.mo Ser.

F. Fulgentio.

 

Fuori, d'altra mano : Al molto Ill.re et Eccell.mo Sig.r Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

 

 

 

2951**.

 

GIO. BATTISTA GONDI ad [ANDREA CIOLI in Firenze].

Parigi, 6 giugno 1634.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4645, car. 224. – Autografa la sottoscrizione.

 

.... Dell'occhiale([317]) ho già la partenza da Marsilia a questa volta, sì che lo aspetto qua fra otto giorni. Arriverà non men grato che aspettato....

 

 

2952*.

 

MATTIA BERNEGGER a GUGLIELMO SCHICKHARDT in Tubinga.

Strasburgo, 9 giugno 1634.

 

Kgl. Landesbibliothek in Stuttgart. Cod. citato al n.° 2665, car. 21. – Autografa.

 

.... Dn. Diodatus urget et instat de Copernicani Systematis editione, nescius quibus undique molestiis et curis premar, ut necdum libri medium vertendo superare licuerit. Nihilominus impressionem ordietur typographus, ut primum responsum ab Elzevirio, qui distractionem operis suscipiet, obtinuero. Specimen hic habeto. Deliberamus, quotnam exemplaria sint excudenda. Mihi 600 sufficere videntur, ut in materia paucorum ad gustum faciente. Quaeso, fac nobis consilii tui copiam. Est enim res adhuc integra. Diodatus submisit nuper Pauli Antonii Foscarini Carmelitani ex Italico conversum a se tractatum([318]), in quo Sacra Scriptura cum hypothesi Copernicana conciliatur. Eum Galilaeo vult adiungi. Nescio an per nostros theologos id liceat. Si tutum erit, mittam proxime legendum tibi censendumque, additurus una nodos quosdam versionis, in quibus expediendis me iuves. Iam enim exscribere non vacabat.

 

Scr. Argentorati, 30 Maii([319]) 1634.

T. Cl.ti

Perpetuo amore devinctiss.

M. Berneggerus.

 

Fuori: D. Herrn Wilhelm Schikhart,

Vornehmen Professori d. Universität zu Tübing,

meinem grosgen. Herrn und geehrten Freundt, zu henden.

Tübingen.

 

 

 

2953.

 

ASCANIO PICCOLOMINI a [GALILEO in Arcetri].

Siena, 13 giugno 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 59. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

 

L'affetto di V. S. verso tutta la mia casa è tanto partiale e conosciuto, che dal vivo del suo cuore ricevo quei sentimenti d'allegrezza che si compiace di dimostrarmi in queste remunerationi, che S. M. Cesarea ha fatto a mio fratello([320]) ed a mio nipote([321]); e gli prometto che raddoppieriano il mio contento, quando queste domestiche felicità fussero in qualche parti valevoli a servire alla salute e alla contentezza di V. S.: e perchè di tutte le cose nostre ella ne può disporre come di propie, altro non mi so augurare se non che V. S. eserciti l'uniforme e sincero affetto di tutti noi. E se la traboccanza del suo amore non mi rendesse sospetto la favorita testimonianza che mi dà d'Evandro([322]) mio nipote, maggiormente ne goderei, all'hora massime ch'egli fussi abile ad approfittarsi de' congressi di lei; e se varrassi del mio consiglio, questo poco di tempo che dovrà dimorare in Italia sarà bene spesso a reverire V. S. Ma altra conversatione vorrei che trovassi intorno di lei che di medici e di medicamenti; e pure che approfittino, si possono dare per bene impiegati, essendo stati troppo mortali i colpi ch'ella ha ricevuto i mesi a dietro. Anzi m'ho da lamentare di lei, che con gl'ultimi regali di Suor Maria Celeste habbi voluto rinnovare in me quel sentimento di dolore col quale in me medesimo, come in lei propia, compiango una tanta perdita; nè altro so che ricordarli che la sentenza di Seneca, che hoc habet assidua infelicitas in se boni, ut quod saepe vexat, novissime induret([323]).

A i frutti del Casentino malamente possono corrispondere questi della nostra creta, mentre massime quelli non falliscano all'occhio, e questi bene spesso anco al taglio. Se queste quattro forme che li mando riusciranno tollerabili, se ne continuerà qualche altro saggio; se no, aspetterò che sieno secchi, poichè all'hora tutti riescano più uniformemente. Io passerò l'offitio di cortesia, che V. S. mi comanda, con tutti questi Signori, li quali so che l'amano e la reveriscano quant'ella merita: e molto diversa estate mi farà provare quest'anno l'assenza della persona di V. S.; ma purchè Iddio mi facci goder buone nuove di lei in ogni luogo, tollererò volentieri ogni privatione di mio gusto. E con pregarle ogni desiderata felicità, le bacio con ogni affetto le mani.

 

Di Siena, li 13 Giugno 1634.

Di V. S. molto Ill.re

Vero Aff.mo Se.

A. Ar.vo di Siena.

 

 

 

2954*.

 

GUGLIELMO SCHICKHARDT a MATTIA BERNEGGER in Strasburgo.

Tubinga, 13 giugno 1634.

 

Dalla pag. 202 dell'opera citata nell'informazione premessa al n.° 2683.

 

.... Caeterum quo statu Galilaeica versentur, intelligere aveo. Fac, obsecro, si per valitudinem et infinitas occupationes tuas alias lieebit, ut hoc autumno prodeant....

 

Scrib. 3 Iunii([324]) an. 1634, Tubingae.

 

 

 

2955*.

 

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Arcetri].

Bologna, 16 giugno 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 70. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.o

 

Prima di hora non ho potuto ritrovare le poesie del Panetio, come ella desiderava, poichè havendo (alla barba de' buoni poeti) havuto grandissimo spaccio, qua più non se ne trovano; anzi non ho potuto havere se non il Dialogo dell'anima con Christo([325]), quale li mando per la presente commodità.

Vado pur sollicitando la stampa della mia Geometria([326]), ma non ne posso venire a capo, poichè questi stampatori vogliono servire a ciascheduno che li venga alle mani: et il mio desiderio sarebbe ch'ella la vedesse inanzi alla stampa della sua dottrina del moto, acciò con opportunità, piacendoli, toccasse qualche cosa delli indivisibili.

Ho pregato l'Ill.mo Sig.r Conte Alessandro Bentivogli che, con occasione che se ne vien costà, voglia favorirmi di farli havere il detto Dialogo, dal quale, perciò credo lo riceverà. Mi dispiace non haver trovato l'altre poesie([327]) del detto Panetio, che liele havrei mandato. Accetti la buona voluntà, e si ricordi di me, che l'amo e stimo al pari di qualunque suo partialissimo, per non dir più d'ogni altro, e mi favorisca de' suoi commandi. Con che li baccio affettuosissimamente le mani.

 

Di Bologna, alli 16 Giugno 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ob.mo Ser.re

F. Bon.ra Cav.ri

 

 

 

2956*.

 

MATTIA BERNEGGER a ELIA DIODATI in Ginevra.

Strasburgo, 16 giugno 1634.

 

Bibl. Civica di Amburgo. Cod. citato al n.° 2613, car. 118t. – Minuta autografa.

 

Aelio Diodato,

Genevam.

 

Amplissime Domine,

 

Et nuper a nobilissimo Brederodio([328]) Foscarinum([329]), et antea litteras unas alterasque Geneva, accepi, ad quas ideo nihil respondi, quod pridem significasses te Lutetiam esse rediturum. Itaque misi eo non ita pridem ad filium meum aliquod specimen editionis nostrae tibi monstrandum, cuius aliud exemplum his etiam adiungo, cum ut perspicias rem mihi curae esse, tum vero praecipue ut consilium exquiram tuum, quotnam exemplaria putes excudenda. Nam res adhuc integra est: nondum pergit typographus, nec perget antequam responsum ab Elzeviriis, qui librum, a Schleichio([330]) reiectum, distrahendum suscipient, acceperimus. Ego putem, sexcenta sufficere, ut in materia quae faciet ad paucorum gustum. Sed volemus ut voles. Versio nondum ultra medium est progressa: tot subinde curis et molestiis avocor a labore, iucundissimo futuro si ei solo vacare liceret. Neminem prorsus hic habeo, quem possim in explanandis difficilioribus locis, quorum opinione plura sese offerunt, in auxilium vocare. Nam Schickardus noster pro petita censura correctioneque remisit mihi laudes, quas, nec me nossem, si agnoscerem. Itaque fieri non potest, quin multoties impingam. Ne tamen circumscribantur lectores, statui ad finem libri subiicere commisorum indicem, ex emendationibus tuis aut (si rogare vel sperare fas est) ipsius authoris collectum. Mittam enim sigillatim pagellas, ut quaeque excusa fuerit. Misissem nunc quoque dubia nonnulla, nisi significasses, librum non esse tibi ad manum; quam caussam crediderim, quod proximae solutiones non per omnia mihi satisfecerunt. Foscarini liber additus egregie nostrum communiet adversus eos qui per speciem pietatis in eruditionem grassantur. Statui etiam annectere operi Kepleri Astronomiam Lunarem, quae nondum, quod sciam, est edita([331]). De ceteris proxime; iam enim abrumpere cogor. V.

 

6 Iunii([332]) 1634.

 

 

 

2957*.

 

GIO. MICHELE LINGELSHEIM a MATTIA BERNEGGER in Strasburgo.

Heidelberg, 20 giugno 1634.

 

Dalla pag. 72 dell'opera citata nell'informazione premessa al n.° 2646.

 

Virorum et Amicorum Praestantissime,

 

Ad binas tuas responsum tibi debeo, quas Miegius([333]) et amplissimus Brederodius([334]) mihi reddiderunt. Specimen Galilaeicorum tuum mihi per omnia placet: tanta est perspicuitas in interpretatione tua, ut longe exactius acceperim quam ex ipso auctore. Sic perge bene mereri de publico, et molestias magni laboris fortiter perfer; quibus cor est, magni facient hanc tuam operam....

 

Heidelb., 10 Iun.([335]) 1634.

 

 

 

2958**.

 

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Arcetri.

Firenze, 24 giugno 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 61. – Autografa.

 

S.r mio,

 

Andrà hoggi la lettera a Venetia.

Non mi maraviglio che i dispensieri non habbino mandato il pesce, perchè ne hanno carestia, et compenseranno (credo io) V. S. in carne, come hanno promesso di fare a noi; et ne parleremo loro, ma hoggi essi non stanno a bottega.

Parleremo al Proveditore del Monte, o al S.r Cosimo del Sera, per cavar da loro l'affirmativa et non la negativa intomo al mettere denari sul Monte, se si possa.

Noi facciamo conto di sborsare ogni volta li Ñ 200 1/4 per la casa, senza aspettare altro, perchè così siamo consigliati. Il Broccardi([336]) non può cautelarci per doppo la sua morte, perchè il suo è tutto in censi vitalizii; ma il Zuccagni([337]) ha ben egli de' beni, cioè 2 altre case et un poderino, che sono più che il soprapago delle doti della moglie et della figliuola; et li detti suoi beni stanno per la sicurtà della casetta.

Delli 25 Ñdi che havevo per le spese, oltre alli 200, defalcate le spese et il 0/4 di Ñdo, mi resteranno solamente Ñdi 9, perchè Ñ 15 et tanto ho pagato alla Gabella, di che ho mandato a V. S. la ricevuta. Di questi Ñdi 9 si hanno da pagar le spese agli offizii; et a questo conto si è pagato al notaio che venne costà a far la procura([338]), Ñ uno, onde ho solo Ñdi 8. Di questi ne mando hora tre a V. S., com'ella comanda; et Dio sa se questi Ñdi 5 che mi restano, basteranno. Ma V. S. lo vedrà a suo tempo. Et le bacio le mani.

 

Di casa, 24 Giug.o 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

Fuori, di mano di Alessandro Bocchineri: Al S.r Galileo Galilei, mio Sig.re

In villa.

 

 

2959**.

 

ELIA DIODATI a GUGLIELMO SCHICKHARDT in Tubinga.

Ginevra, 25 giugno 1634.

 

Kgl. Landesbibliothek in Stuttgart. Cod. hist. fol.° n.° 563 (Deodatus), car. 15. – Autografa.

 

.... Galilei deplorandae sortis te commiserari, mihi, qui te cordatum et recti iudicii agnosco, non est mirum. Haec scilicet sunt tempora, quibus, cum sibi soli sapere vix liceat, aliis nova et insolita face praelucere (invidorum coeca rabie, sub religionis larva per hypocrisim, ubivis fere nunc iudicum tribunalia obsidente) pro crimine habetur inexpiabili. Illi tuum de suis infortuniis sensum significavi, simulque tuam de Purim([339]) ex parte astronomicam divinationem misi, ut ei ex hoc velut specimine innotescas. Exantlatis, vir incomparabilis et optimus, plusquam herculeis laboribus, illi a malignantium aemulorum furore excitatis, quos ille, animo nusquam fracto sed penitus invicto et vere philosophico, vigente imo roborata ei semper valetudine, ad miraculum usque sustinuit, tandem Summi Pontificis benignitate([340]) quieti restitutus, in rusculo suo amoenissimo, duobus millibus passuum Florentia distante, animo et corpore incolumis vegetaque senecta, pacate nunc degit, eadem qua prius apud suum Principem pollens gratia, et eodem apud concives et omnes bonos quo semper habitus est amore et honore; suos interim, in dulci quo fruitur otio, excolens alios labores typis mandandos, nominatim vero insigne et a plerisque pridem expetitum opus de motu, in quo multa habentur singularia ad mechanicam praecipue pertinentia, hactenus a nemine nec cogitata nec audita. His, futuris tibi (ut credo) gratissimis, exhilarare te mihi visum est....

 

 

 

2960**.

 

MARINO MERSENNE a NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC in Aix.

[Parigi], 2 luglio 1634.

 

Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds francais, n.° 9543, car. 3. – Autografa.

 

.... J'ay icy vu une lettre de Galilée, où il dit avoir assez de santé et de temps pour achever toutes ses oeuvres, dont je suis tres ayse....

 

 

 

2961**.

 

GIO. BATTISTA GONDI ad [ANDREA CIOLI in Firenze].

Parigi, 7 luglio([341]) 1634.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4645, car. 273. – Autografa la sottoscrizione.

 

....Madame di Combalet, che mi mostra un animo gratissimo dell'haverle fatto venire que' drappi e l'occhiale ancora, di fresco arrivato([342]) e presentatole con sommo suo gusto, sebene non sappiamo fra tutti trovar la via ad aggiustare in modo, o più a dentro o più in fuori, il cannone che va in su e 'n giù, da poter fare che i vetri si riscontrino a far veder ben chiaro, non dice più altro del voler pagare i predetti drappi: e dell'occhiale ha reso moltissime e cortesissime grazie, et ha detto che vorrebbe che si presentasse occasione per servizio di cotesta Ser.ma Casa appresso del S.r Card.le Duca suo zio([343])....

 

 

 

2962*.

 

MATTIA BERNEGGER a GUGLIELMO SCHICKHARDT in Tubinga.

Strasburgo, 7 luglio 1634.

 

Bibl. Civica di Amburgo. Cod. citato al n.° 2613, car. 120t. – Minuta autografa.

 

.... Vehementer cupio proponere dubia nonnulla conversionis italicae, sed iam non vacat. Hoc unum tamen, quaeso, nunc doce me, quid sit figura in iscorcio([344]) spectata. Sensus loci esse videtur de figura eversa nec erecta. Dn. Lucius([345]), convictor meus, tui valde honorificam mentionem subinde facere solitus, professus etiam amicitiam tuam, putat esse quod pictores vocant verdusert....

 

27 Iun.([346]) 1634.

 

2963**.

 

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Firenze].

Venezia, 8 luglio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 71. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r, Sig.r Col.mo

 

Credo che V. S. E. haverà ricevuta l'informatione circa l'incudine([347]), che ordinai le fosse mandata dal mio compagno, essendo io impedito.

È qui l'Ill.mo Baitello([348]), e mi assicura che a Settembre l'Arrisi([349]) mi mandarà tutto quello resta, che sarano scudi 60, conforme all'accordato e computo fatto.

Ho un giovine gentill'huomo([350]), che brama far osservatione della luna; ma siamo senza canochiale, perchè la peste ha portati li maestri, che non habbiamo che strazze. Mi conviene ricorrer a lei, che è inventore et deve havere cose isquisite([351]). Ho un altro, che nelle mecaniche([352]) lavora ciò che li viene in fantasia. Oh, se potesse star due mesi con V. S., che cose impararebbe! Questo nel studiar il suo libro si è rissoluto far la sfera Copernicana: hieri mi discorse il suo intento; non so se vi arrivarà, ma farà qualche cosa. Hor questo mi dice, che se sapesse il diametro della sfera nella portione della quale si debbono lavorar li vetri per li canochiali, che le dà l'animo di far le forme per lavorarli. La prego darci gl'indirizzi, acciò possiamo havere qualche cosa di garbo, e quegli avvertimenti co' quali più aiutar la curiosità di questi spiriti non ordinarii.

Il Roco([353]) non si deve per alcun modo lasciare così; le appostille devono essere ad calcem. Penso, di queste e delle altre sue divine speculatìoni, le dificoltà che può incontrar nel publicarle; e pure il non farlo è defraudar l'intelletto humano della gloria maggiore a quale sia ancora arrivato in tal sogetto. Io vorrei havere questo merito coll'humanità, d'essere mezo di questo bene. Se a V. S. pare l'istesso, io lo farò, colla fede sincera che la lode tutta sia di chi essere deve; e lassi pure a me il trovar il modo. Ci facia un puoco di riflesso. Il vendicarsi dell'ingiurie incolpatamente, come questo, è uno de' più alti gusti humani.

Aspetto intendere che habbi ricuperata la sua sanità di corpo e serenità di mente, come instantemente le prego da Dio. E le bacio le mani.

 

Ven.a, 8 Luglio 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ecc.mo Galileo.

Devotiss.o Ser.r

F. Fulgentio.

 

 

 

2964.

 

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Firenze].

Venezia, 15 luglio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 63. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r, Sig.r Col.mo

 

Ho dato l'ordine a Brescia che sia tolto l'incudine e le verghe d'aciaio al compimento della somma, e mi sia mandato. Stimo bene che V. S. Ecc.ma dia comissione alli Sig.ri Galilei di riceverla e come prattici([354]) mandarla.

Il discorso del P. Grembergero([355]) è degno della superbia giesuitica, ma rissente anco quella strana temerità di chi crede havere dominio sopra la fama. Ho ben io altro pensiero, che anzi la loro sfaciata persecutione debba rendere il nome di V. S. più glorioso. Di già il suo libro deve essere latino, e si farà in tutte le lingue.

Le mie occupationi V. S. non le potrebbe imaginare; nè altro mi fa forte al tolerare che il servir volentieri, et il contento di vedere mordere la catena a quelli che per tutto non possono quanto per petulanza et altrui bestialità pretendono.

Scrissi nelle([356]) passate pregandola aiutar un gentill'huomo([357]) che con un occhiale desidera osservar la luna, aciò si metta in via di haverne un buono: mi favorirà della gratia; e mi commandi senza alcun rispetto, chè il servirla mi è contento e gloria. E le bacio le mani.

 

Ven.a, 15 Luglio 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

 

 

 

 

Ecc. Galileo.

 

 

 

 

 

2965*

 

GIOVANNI VANNUCCINI a [GALILEO in Arcetri].

Murlo, 15 luglio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 64. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron Col.mo

 

Ricevei l'honore della lettera di V. S. Ecc.ma in Vescovado, dove non ho potuto trovar cosa a proposito secondo il suo gusto in materia delli 3 barili di vino, perchè per l'estate non sono vini da resistere. Procurai però far penetrare a Mons.r Ill.mo([358]) il contenuto della lettera scrittami, et so che egli ha dato ordine al nuovo Maestro di casa che usi ogni diligenza, acciò resti servita delli detti 3 barili di vino alla ricolta futura. Se li faranno bisogno quattro some di vino buono per bere l'inverno, spero che la potrò servire conforme al suo gusto; tutta via starò aspettando a quel tempo i suoi comandamenti di nuovo: ed in tanto bascio a V. S. Ecc.ma humilmente le mani.

 

Di Murlo, li 15 Luglio 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ser.re Humill.mo e Dev. mo

Giovanni Vannuccini.

 

 

 

2966.

 

GALILEO a MATTIA BERNEGGER in Strasburgo.

Arcetri, 16 luglio 1634.

 

Dalle pag. 111-112 dell'opera citata nell'informazione premessa al n.° 2646. – Nella Biblioteca Nazionale di Firenze, Mss. Gal., P. VI, T. VI, car. 82, se ne ha una copia sincrona, di mano tedesca, a tergo della quale, sul margine, si legge, di mano ignota ma essa pure sincrona: «1634. Lettre de M.r Galilei a M.r Bernecker, du 16 Aoust», e di mano di Vincenzio Viviani: «16 di Luglio 1634. Sig.r Gal. al Sig.r Berneggero». Il testo di questa copia presenta, a confronto di quello della citata stampa del 1670, lievi diversità (tra cui alcuni manifesti errori), che notiamo appiè di pagina.

 

Perillustri et Excell.mo Viro Matthiae Berneggero

Galilaeus de Galilaeis([359]).

 

S. P. D.

 

Si nostros vultus et corporis speciem([360]) ab egregio pictore exprimi libenter aspicimus([361]) atque honoris loco habemus, quanto iucundius atque honorificentius([362]) esse debet, si non oris figuram, non corporis simulacrum, id est nostrae imaginis imaginem, sed animi sensa, mentis habitus, nostraeque intelligentiae simulacra, id est plane nos ipsos, a praestantissimo artifice studiose repraesentari videamus?([363]) Nemo itaque me iure reprehendat, si magnam percipio voluptatem et iam me aliquid esse puto, ex quo inaudii, meas philosophicas lucubrationes, quas postremo in publicum hetrusca scriptione emisi, a te, doctissime Berneggere, latinae elegantiae coloribus solertissime referri. Tua vero hac opera([364]) effectum iri auguror, ut me omnis posteritas non modo qualis ingenio fui possit contemplari, sed et supra quam merui admirari: nam tuum artificium hoc pollicetur, ut, citra similitudinis detrimentum, me pulchriorem quam sum ostendas([365]), et, imitatus Apellem, qui Antigoni faciem altero tantum latere ostendit, ut amissi oculi deformitas occultaretur, tu quoque, si quid in me mutilum vel deforme offendes, ab ea parte convertas qua speciosius apparebit. Hanc mei ornandi occasionem, quam, nullo meo officio provocatus, tam amanter ultro arripuisti, percupio sane luculenta aliqua gratitudinis significatione remunerari; sed, ut nunc tempora fortunaeque meae sunt, non possum tibi nisi hanc ipsam cupiditatem exhibere, et sic e longinquo tuam illam mihi carissimam manum, qua nostris laudibus allaboras, ex animo dissuaviari. Ceterum deierare liquido possum, post tot turbas et corporis animique vexationes, quas mihi pepererunt primum studia ipsa, quae radices artium amarae sunt, deinde studiorum fructus, qui multo ipsis radicibus amariores fuerunt([366]), hoc tuo erga me studio nullum mihi maius solatium contigisse. Etenim (ne sis nescius) liber hic, quem tanti putas ut exornes, vix famae lucem adspexit cum mihi subito, obortis invidiae tenebris, triste inhorruit caelum, et sensi circa me fragoribus omnia quati, nec solum tela manu facta in me contorta sunt, sed, caelesti etiam fulmine afflatus atque ambustus, nondum plane sordes et vincula evasi, sed adhuc catenam([367]) traho, in mei praedii suburbani circumscriptas angustias relegatus. Non tamen his angustiis eliditur aut contrahitur animus, quo liberas viroque dignas cogitationes semper agito, et ruris angustam hanc solitudinem, qua circumcludor, tanquam mihi profuturam aequo animo fero: cum enim meae iam devexae aetati mors appropinquet, fortius ad illam accessero, si me paulatim([368]) insuefecero a paucis agri iugeris ad tres ulnas sepulchri, in quo non una cum corpore nostrum nomen sepelietur, sed, modo tu me ornare pergas, orbem universum me fama excursurum, et, modo Deus hanc animi tranquillitatem mihi perpetuam faciat, animo quoque me semper beata libertate fruiturum, confido. Vale.

 

Ex Arcetrii rusculo meo, 17 Cal. Aug. 1634.

 

 

 

2967*.

 

MATTIA BERNEGGER a GIO. MICHELE LINGELSHEIM [in Heidelberg].

[Strasburgo], 20 luglio 1634.

 

 

Bibl. Civica di Amburgo. Cod. citato al n.° 2613, car. 122r. – Minuta autografa.

 

....In opere Galilaico occupationes aliae properare non sinunt. Nuper Elzevirii promiserunt impensas, itaque typographus initium excudendi fecit.

Nobilissimus Brederodius([369]) (reverentissime nomine meo salutandus) attulit a Diodato tractatum Foscarini([370]), in quo dogma Copernicanum cum Sacris Litteris conciliatur, satis speciose ac nervose, nisi fallor. Is Galilaeum adversus eos qui specie pietatis veritatem impugnant, egregie communiet. Adnectam quoque Kepleri Lunarem Astronomiam([371]), unde invicta pro Copernico argumenta peti queunt. Nondum enim, quod sciam, lucem is liber aspexit. Si votis propitius Deus annuerit, in sinu et complexu vestrae Universitatis extremam operi manum imponam. Quae dulcissima spes animo meo obversans, percepto quodam gaudio molestias alias aut leniet aut absterget. V.

 

10 Iulii([372]) 1634.

 

 

 

2968.

 

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Arcetri].

Bologna, 22 luglio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 73. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

 

Con l'occasione che deve passare di costà un Padre nostro, che tiene ordine di venirla a riverire in nome mio, essendosi già finita la stampa de' primi cinque libri della mia Geometria([373]), gliel'ho voluti inviare, acciò, havendo agio, gli dia un puoco di un'occhiata, che mi sarà di molto favore, e massime se mi dirà quale gli riesca il mio fondamento delli indivisibili. E perchè dubito che a molti sia forsi per dar fastidio quel concetto delle infinite linee o piani, perciò ho poi volsuto fare il settimo libro, nel quale dimostro per altra via, differente anco da Archimede, le medesime cose; nel sesto poi tratto delli spatii sotto le spirali e volute in maniera differente da Archimede: quali vedrà come saranno stampati. Vedrà dunque fra tanto questi cinque, nel primo de' quali sono scorsi alcuni erroretti, però di puoco rilievo, e nel libro 2° devo mutare il foglio G della dimostratione o propositione 17; perciò potrà lasciar di vederla sino che io non li rimando quel foglio ristampato. E trovandovi mancamenti, come so che sarà, scuserà la mia debolezza e bassezza del mio ingegno, che non può poggiar tant'alto come il suo, nè apparir io suo degno discepolo, e mi compatirà, non havendo havuto qua mai con chi poter conferire le mie specolationi.

Se in cosa alcuna la posso servire, commandi al Padre quanto desidera, chè esso al ritorno del tutto mi potrà avisare, poichè sta qua nel nostro convento, anzi siamo noi due soli che qua ci godiamo il papato. E con tal fine alla sua buona gratia raccomandandomi, gli baccio affettuosamente le mani.

 

Di Bologna, alli 22 Luglio 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ob.mo Ser.re

F. Bon.ra Cav.ri

 

 

 

2969.

 

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Arcetri].

Venezia, 22 luglio 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 65. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r Col.mo

 

Dalla collegata vedrà V. S. Ecc.ma quello si è essequito intorno all'incudine e la ragione del non havere mandate anco le verghe d'aciaio([374]), che mi pare buona; e se il suo compadre n'haverà bisogno, ad ogni cenno di V. S. ne ordinarò. L'incudine sarà in Bologna, ove potrà per mio nome ordinare al P. Provinciale che lo mandi, al quale scrivo hoggi che ne facia quello le sarà da lei significato.

Il suo dimorar in villa è delle felicità che 'l suo genio, la sua età e le speculationi ricercano; et a lei, che non si contamina negl'errori del volgo, non deve diminuirne il piacere o 'l comodo che gl'inimici e persecutori habbino parte in farglilo godere, perchè la causa efficiente non è considerabile. Io sono così implicato in negotii, che non posso assicurarmi d'havere un giorno vacuo; posso haverne, ma non me ne promettere mai; et al mio genio, più inclinato alle meditationi che all'attioni, saria la mia carica intolerabile, se il debito di servire non me la facesse sostenere volentieri; e ci ha parte anco il sapere di dispiacere a quelli che credono potere dominare tutte tre le potenze, memoria, intelletto e volontà. Le vivo al solito deditissimo, e le bacio le mani.

 

Ven.a, 22 Luglio 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Sig.r Galileo.

Dev.mo Ser.re

F. Fulgentio.

Volti([375]).

 

Post scritta ho la sua gratissima di 15. Le rendo gratie cordialissime della promessa de l'occhiale e dell'informatione per farne([376]): se al mio amico riuscirà, procurarò anco de' specchi vecchi.

Anco qui venne aviso della sfera Copernicana, ma non comparisse. V. S. è fatta un gran nemico di quel sistema, come se egli l'havesse maltrattata, e non l'altrui malignità; et io le fo pronostico che non varcarano molt'anni, che nelli cervelli de' mathematici la terra haverà rotto il chiodo postoli, e vorrà far i suoi corsi. L'Ill.mo Baitello([377]) ha un fratello, che ha gusto nelle matematiche; ha letto il libro suo, che si vendeva mezo scudo, adesso 2, 3 e quattro: e l'istesso Sig.r Lodovico è di grandissimo ingegno; ha conosciuto V. S. in Padova, e la honora. So che riceverà sue lettere con gran piacere.

Questo inverno vennero a Venetia rabarbari nuovi; li dicono perfetti costoro: se occorrerà, haverò modo per haverne del migliore. Manna ve n'è sempre di esquisita: canella è un pezzo che non n'è capitata di nova; io non credo a chi mi dice haverla perfetta quanto cara.

Scrivo al P. Provinciale de' Servi a Bologna, che gionto l'incudine, senza aspettar altro lo mandi a V. S., a cui di novo bacio le mani.

 

 

 

2970.

 

GALILEO ad ELIA DIODATI [in Parigi].

Arcetri, 25 luglio 1634.

 

Bibl. d'Inguimbert in Carpentras. Reg. XLI, Vol. II, car. 23. – Copia di mano sincrona, in capo alla quale si legge, di mano di Niccolò Fabri di Peiresc «1634, 25 Luglio. Galileo Galilei al S.r Deodati, della sua carcera». Le parole da «A tutti» fino a «Ma prima» (lin. 109-114 [Edizione Nazionale]) non si leggono nella copia della Biblioteca di Carpentras, e noi le abbiamo riprodotte da una copia di mano di Vincenzio Viviani, che è nei Mss. Galileiani della Bibl. Nazionale di Firenze, P. V, T. VI, car. 88r., tra gli appunti raccolti dal Viviani per compilare il suo Quinto libro degli Elementi d'Euclide ecc. (cfr. l'informazione del n.° 2091). Il Viviani, trascrivendo questo tratto, ma non ciò che precede della lettera, premette ad esso, e a brani di altre lettere di date posteriori, le seguenti parole: «Il Sig.r Galileo nelle seguenti lettere al Sig.r Elia Diodati, nel dargli notizia delle proprie opere che gli rimangono ancora da publicare, così dice: ne' 25 Luglio 1634:». Il posto in cui le linee trascritte dal Viviani devono essere inserite nella presente lettera risulta, oltre che dal contesto, dall'aver il Viviani conservato altresì le parole immediatamente seguenti, soltanto però fino a «la presente» (lin. 117 [Edizione Nazionale]). E sempre tra gli appunti del Viviani, nel codice citato della Bibl. Nazionale di Firenze, queste linee si leggono anche, di mano del Viviani o di un suo amanuense, in varie copie a car. 27r., 67r., 75r., 84r., 145r. (cfr. Quinto libro ecc., pag. 79).

 

Molto Ill.re Sig.re e P.rone Col.mo

 

Spero che l'intender V. S. i miei passati e presenti travagli, insieme col sospetto di altri futuri, mi renderanno scusato appresso di lei e de gli altri amici e padroni di costà della dilazione nel rispondere alle sue lettere, et appresso di quelli del totale silenzio, mentre da V. S. potranno esser fatti consapevoli della sinistra direzzione che in questi tempi corre per le cose mie.

Nella mia sentenza in Roma restai condennato dal S.to Offizio alle carceri ad arbitrio di S. S., alla quale piacque di assegnarmi per carcere il palazzo e giardino del Granduca alla Trinità de' Monti; e perchè questo seguì l'anno passato del mese di Giugno, e mi fu data intentione che, passato quello e il seguente mese, domandando io gratia della total liberazione l'havrei impetrata, per non haver (costretto dalla stagione) a dimorarvi tutta la state et anco parte dell'autunno, ottenni una permuta in Siena, dove mi fu assegnata la casa dell'Arcivescovo: e quivi dimorai cinque mesi, dopo i quali mi fu permutata la carcere nel ristretto di questa piccola villetta, lontana un miglio da Firenze, con strettissima proibizione di non calare alla città, nè ammetter conversazioni e concorsi di molti amici insieme, nè convitargli. Qui mi andavo trattenendo assai quietamente con le visite frequenti di un monasterio prossimo, dove havevo due figliuole monache, da me molto amate et in particolare la maggiore, donna di esquisito ingegno, singolar bontà et a me affezzionatissima. Questa, per radunanza di humori melanconici fatta nella mia assenza, da lei creduta travagliosa, finalmente incorsa in una precipitosa disenteria, in sei giorni si morì, essendo di età di trentatrè anni, lasciando me in una estrema afflizzione: la quale fu raddoppiata da un altro sinistro incontro, che fu che ritornandomene io dal convento a casa mia in compagnia del medico, che veniva dalla visita di detta mia figliuola inferma poco prima che spirasse, mi veniva dicendo, il caso esser del tutto disperato, e che non havrebbe passato il seguente giorno, sì come seguì; quando, arrivato a casa, trovai il Vicario dell'Inquisitore, che era venuto a intimarmi, d'ordine del S.to Offizio di Roma venuto all'Inquisitore con lettere del S.r Card.le Barberino, ch'io dovessi desistere dal far dimandar più grazia della licenza di poter tornarmene a Firenze, altrimenti che mi harebbono fatto tornar là alle carceri vere del S.to Offizio([378]). E questa fu la risposta che fu data al memoriale([379]) che il S.r Ambasciator di Toscana, dopo nove mesi del mio essilio, haveva presentato al detto Tribunale: dalla qual risposta mi par che assai probabilmente si possa conietturare, la mia presente carcere non esser per terminarsi se non in quella commune, angustissima e diuturna.

Da questo e da altri accidenti, che troppo lungo sarebbe a scrivergli, si vede che la rabia de' miei potentissimi persecutori si va continuamente inasprendo. Li quali finalmente hanno voluto per sè stessi manifestarmisi, atteso che, ritrovandosi uno mio amico caro circa due mesi fa in Roma a ragionamento col P. Christoforo Grembergero, Giesuita, Mathematico di quel Collegio, venuti sopra i fatti miei, disse il Giesuita all'amico queste parole formali: «Se il Galileo si havesse saputo mantenere l'affetto dei Padri di questo Collegio, viverebbe glorioso al mondo e non sarebbe stato nulla delle sue disgrazie, e harebbe potuto scrivere ad arbitrio suo d'ogni materia, dico anco di moti di terra, etc.»: sì che V. S. vede che non è questa nè quella opinione quello che mi ha fatto e fa la guerra, ma l'essere in disgrazia dei Giesuiti.

Della vigilanza dei miei persecutori ho diversi altri rincontri. Tra i quali uno fu, che una lettera scrittami non so da chi da paesi oltramontani et inviatami a Roma, dove quello che scriveva doveva credere che tuttavia dimorassi, fu intercetta e portata al S.r Card.le Barberino, e, per quanto da Roma mi venne poi scritto, fu mia ventura che non era lettera responsiva ma prima, piena di grandi encomii sopra il mio Dialogo; e fu veduta da più persone, et intendo che ce ne sono copie per Roma, e mi è stato dato intenzione che la potrò vedere. Aggiungonsi altre perturbazioni di mente e molte corporali imperfezzioni, le quali, sopra quella dell'età più che settuagenaria, mi tengono oppresso in maniera, che ogni piccola fatica mi è affannosa e grave. Però conviene che per tutti questi rispetti gli amici mi compatischino e perdonino quel mancamento che ha aspetto di negligenza, ma realmente è impotenza; e bisogna che V. S., come mio parziale sopra tutti gl'altri, mi aiuti a mantenermi la grazia dei miei benevoli di costà et in particolare del S.re Gassendo, tanto da me amato e riverito, col quale potrà V. S. participare il contenuto di questa, ricercandomi egli relazione dello stato mio in una sua lettera, piena della solita sua benignità([380]). Mi farà anco grazia farli sapere come ho ricevuta e con particolar gusto letta la Dissertatione del S.re Martino Hortensio([381]); et io, piacendo a Dio ch'io mi sgravi in parte dai miei travagli, non mancherò di rispondere alla sua cortese lettera. Con questa riceverà anco V. S. i cristalli per un telescopio, domandatimi dal medesimo S.re Gassendo per suo uso e di altri, desiderosi di fare alcune osservationi celesti; li quali potrà V. S. inviargli, significandoli che il cannone, cioè la distanza tra vetro et vetro, deve esser quanto è lo spago che intorno ad essi è avvolto, poco più o meno secondo la qualità della vista di chi se ne deve servire.

Berigardo([382]) e Chiaramonte([383]), amendue lettori in Pisa, mi hanno scritto contro; questo per sua difesa, e quello, per quanto dice, contro a sua voglia, ma per compiacere a persona che lo può favorire nelle sue occorrenze, ma amendue molto languidamente. Ma quello che è degno di considerazione, alcuni, vedendosi un larghissimo campo di poter senza pericolo prevalersi dell'adulazione per augumento de' proprii interessi, si son lasciati tirare a scriver cose, che fuori delle presenti occasioni sarebbero facilmente reputate assai esorbitanti, se non temerarie. Il Fromondo si ridusse a sommerger fin presso alla bocca la mobilità della terra nell'eresia. Ma ultimamente un Padre Gesuita ha stampato in Roma che tale opinione è tanto horribile, perniziosa e scandalosa, che se bene si permette che nelle cathedre, nei circoli, nelle pubbliche dispute e nelle stampe, si portino argomenti contro ai principalissimi articoli della fede, come contro all'immortalità dell'anima, alla creazione, all'Incarnazione etc., non però si deve permetter che si disputi nè si argomenti contro alla stabilità della terra; sì che questo solo articolo sopra tutti si ha talmente a tener per sicuro, che in modo alcuno si habbia, nè anco per modo di disputa e per sua maggior corroborazione, a instargli contro. Il titolo di questo libro è: Melchioris Inchofer, e Societate Iesu, Tractatus syllepticus([384]). Ècci anco Antonio Rocco, che pur con termine poco civile mi scrive contro in mantenimento della peripatetica dottrina et in risposta alle cose da me impugnate contra Aristotile([385]); il quale da sè stesso si confessa ignudo dell'intelligenza di mathematica et astronomia. Questo è cervello stupido et nulla intelligente di quello che io scrivo, ma ben arrogante e temerario al possibile. A tutti questi miei oppositori, che son molti, ho io pensiero di rispondere; ma perchè l'esaminare a parte a parte le vanità di tutti sarebbe impresa lunghissima e di poca utilità, penso di far un libro di postille, come da me notate nelle margini di tali libri intorno alle cose più essenziali et a gli errori più maiuscoli, e come raccolte da un altro mandarle fuori. Ma prima, piacendo a Dio, voglio publicare i libri del moto et altre mie fatiche, cose tutte nuove e da me anteposte alle altre cose mie sin ora mandate in luce.

Riceverà V. S. la presente dal S.r Ruberto Galilei, mio parente e Signore, al quale potrà fare parte del contenuto di questa, atteso che a S. S. scrivo bene, ma assai brevemente. Tengo anco lettere([386]) del Sig.r de Peiresc, d'Aix, ricevute insieme con quelle del S.re Gassendo; e perchè amendue mi domandano i vetri per un telescopio da fare osservazioni celesti, mi faccia grazia significare al S.r Gassendo che dia conto al S.r de Peiresc d'haver havuto i vetri, pregandolo contentarsi che di essi anco il Sig.r de Peiresc possa servirsi, facendo di più appresso il detto Signore mie scuse se differisco a rispondere alla sua gratissima, trovandomi pieno di molestie, che mi violentano a mancar talvolta a quelli officii che io più desidero di essequire. Sono stracco, et haverò soverchiamente tediata V. S.: mi perdoni e mi comandi. Gli bacio le mani.

 

Dalla villa d'Arcetri, li 25 di Luglio 1634.

Di V. S. molto I.

 

Servitor Devotissimo e Obligatissimo

Galileo Galilei.

 

 

 

2971*.

 

MARINO MERSENNE a NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC [in Aix].

[Parigi, 28 luglio 1634].

 

Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds français, n.° 9543, car. 6. – Autografa.

 

Monsieur,

Je vous envoye les 3 petîts traitez([387]) que j'ay faits, affin que vous en puissiez recevoir quelque contentement parmi vos occupations plus serieuses. Je vous prie d'envoyer à M. Doni([388]), quand vous en trouverez l'occasion, ceux où son nom est, dont les questions morales, mathematiques etc., sont differentes des vostres: parce qu'il y a des raisons pour le mouvement de la terre sans refutation, pour lesquelles j'avois mis la sentence des Cardinaux pour medecine, comme vous verrez; mais parce que l'on me dist qu'il y avoit eu quelque bruict parmi les docteurs de Sorbonne à cause des raisons que je ne refutois pas, j'ay osté toutes les questions dont ils se pouvoient formaliser, et en ay mis d'autres, que vous verrez dans le livre([389]) pour M.r Doni, qui sera plus propre pour Rome....

 

 

 

2972*.

 

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Firenze].

Venezia, 5 agosto 1634.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXX, n.° 101. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.e, mio Sig.r Col.mo

 

Ho la lettera di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma di 29 passato: le sue lettere mi sono una gustosissima ricreatione.

Senza che lei me lo ricordasse, feci scrivere all'Arrisio dall'Ill.mo Baitello per l'esborso dello speso nell'incudine; se non, si aspettarà al Settembre, e più se farà bisogno.

V. S. si inganna se crede che vi sia mezo per impedir che le cose peregrine non siano desiderate. Sino da principio che venne alla stampa il suo libro, so d'haverle predetto che saria tradotto e stampato in tutte le lingue([390]): nè V. S. nè alcun potere lo può impedire; perciò non se ne affanni. Un suo amico, che gode nel Cielo([391]), scrisse un'Historia del Concilio Tridentino. Roma lo prohibì: a Roma sono andati e vanno quanti ne capitano in Italia. Io l'ho in Italiano, Latino, Inglese, Franzese: creda pur certo V. S. che l'istesso ha da essere de' suoi Dialoghi; e sbattasi chi vuole. Ma se per questo a V. S. fosse torto un pelo, converrebbe ben conchiudere che non fosse in chi la debbe difendere nè senso nè riputatione, come ne' suoi persecutori nè honore nè anima nè religione.

Da chi ha veduta la postilla 75([392]) vengo messo in croce per delle altre che credono essere da me godute con malignità come le gioie ne' scrigni. V. S. mi consoli, e siamo tanti suoi partiali che lo meritiamo, con rissolutione che la gloria sia di chi è di ragione.

Aspetto il favore de' vetri, et io ho accapati pezzi di vetro di un specchio grandissimo, che si spezzò prima di essere lavorato: mi dice un professore che certo sarano per il proposito. Mi vorrà qualche frate per mandarli. Mi conservi il suo amore, che stimo tesoro: e le bacio le mani.

 

Ven.a, 5 Agosto 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

S.r Galileo.

Dev.mo Ser.r

F. Fulgentio.

 

 

 

2973*.

 

GIO. MICHELE LINGELSHEIM a MATTIA BERNEGGER [in Strasburgo].

Heidelberg, 8 agosto 1634.

 

Dalla pag. 77 dell'opera citata nell'informazione premessa al n.° 2646.

 

.... Gaudeo, te pergere in Galilaeano opere. Placet institutum de addendis caeteris eius argumenti([393])....

 

Heidelbergae, 29 Iul.([394]) 1634.

 

 

 

2974**.

 

ERICIO PUTEANO a MICHELE van LANGREN in Bruxelles.

Lovanio, 9 agosto 1634.

 

Bibl. Royale de Belgique in Bruxelles. Mss. 19837-38. – Autografa.

 

.... Nu sullen wy verwachten wat Michalorus([395]) woort sal brengen, om terstont mynen boeck, die overlange gereest is geweest([396]), uyt te laeten gaen. Dese man wil al siende, blint syn: of blint synde, sien. Wat is hy te vreesen die tegen de waerheyt strydt? Dit is de sententie van deen seer geleerden ende goede Pater Della Faille([397]): die ick sai nemen als eenen schilt, tegen alle de pylen, die eenen man van Urbino soude mogen vytwerpen. Ick heb hier gediscoureert met Pater à S. Vincentio, die hier is gekomen op een disputatie (waer van ick V. L. hier een exemplaer sende([398])) ende is nu geinformeert van t' begin der dagen, ende waerom dat het selve, ende op sulcken plaetse, moet gestelt syn. Ick verwacht mede uyt Italien het gevoelen van Galilaeo([399])..

 

 

 

2975.

 

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.

Roma, 12 agosto 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 75. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.re e P.ron Col.mo

 

Se bene dal nostro carissimo Padre Francesco([400]) tengo frequenti avisi del buon stato di V. S. e della totale rassegnazione della sua volontà in quella di Dio e de' superiori, cosa che mi dà grandissima consolazione, in ogni modo la lettera di V. S. mi ha talmente rallegrato, che non lo posso esprimere: bastili che di tenerezza lacrimatus sum. Il Signor Dio la conservi in così santi pensieri, e havendoli fatto dono del più elevato intelletto che sia stato gran tempo fa, per intender parte delle Sue grand'opere, li conservi ancora questi lumi, co' quali conosce e vede che gli avvenimenti di questo mondo sono vanissimi fantasmi di sogni nel breve sonno di nostra vita; e però possiamo esser sicuri, che quando si svegliaremo alla vera vigilia dell'altra vita, ci sarà consolazione grande l'intendere che assolutamente sono un niente: e questa allegrezza sentiremo noi quando i sogni siano stati noiosi; ma quelli infelici, che sopiti in profondo letargo d'ignoranza godono di presente avvenimenti, cioè vani sogni, giocondi e allegri, all'hora restaranno confusi e addolorati, ritrovando che sono state tutte vane imaginazioni.

Mi piace assai che il libro De bello Suecico([401]) li sia piacciuto, perchè l'autore fa più stima del purgatissimo giudicio di V. S. che di m/100 di altri. Hora l'autore si ritrova in Fiandra, e hoggi li scrivo. Volendo lei rispondere, potrà farlo a suo commodo, e mandarmi la lettera, chè glie la conserverò e li mandarò la minuta, chè così tengo ordine.

Nel resto quella cosuccia che mi passò per la fantasia intorno alla luna e sua illuminazione alla terra e reciproca illuminazione della terra alla luna, fu con occasione che una sera mi trovai con alcuni letterati che facevano difficoltà come potesse la terra illuminare più la luna di quello che fa la luna la terra; et ho dimostrata la seguente([402]) proposizione, che so che a V. S. riuscirà una bagatella:

Prop.ne

 
Se saranno due lumi, ineguali in specie et in grandezza, illuminanti la medesima sorte di ogetti in distanze ineguali, l'illuminazione assoluta del primo all'illuminazione assoluta del secondo haverà la proporzione composta del lume in specie del primo al lume in specie del 2°, della grandezza della superficie del primo alla grandezza della superficie del 2°, e della proporzione duplicata della lontananza del 2° dall'ogetto illuminato alla lontananza del primo dall'ogetto da lui illuminato.

Tutto dimostro premesse alcune diffinitioni e supposizioni manifeste, dal che si può discorrere di quella tanto varia riflessione di lumi dei pianeti alla terra. Però lascio stare il tutto in riposo, per poterlo rivedere senza passione. E qui finisco.

M'ero scordato di dirli che non ho riceute altre lettere sue: e con questo li fo humile riverenza.

Tengo lettere del nostro Sig.r Andrea Arrighetti in proposito di condotti di acqua, dalle quali ricevo gusto e per la grandezza di quel'ingegno e perchè fa stima della mia scrittura Della misura dell'acque correnti([403]).

 

Roma, il 12 di Ag.o 1634.

Di V. S. molto Ill.re

S.r Gal.o

Devotiss.o e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo

Don Bened.o Castelli.

 

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re Sig.r et P.n mio Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di Sua Alt. Ser.ma

Fierenza.

 

 

 

2976*.

 

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Firenze].

Venezia, 12 agosto 1634.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXX, n.° 114. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r Col.mo

 

Ricevo con la lettera di 5 di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma li vetri per il canochiale, benissimo condizionati, e le ne rendo quelle gratie che posso maggiori, come di singularissimo favore. Ho ordinato il canone di punto, come essa m'ha favorito di instruirmi. L'inventione è bellissima, come tutte quelle cui essa aplica l'animo.

Stupisco che l'incudine non sia ancora giunto in Bologna([404]); et hoggi ne scrivo a Brescia([405]).

Il Sig.r Rocco è veramente un galanthuomo; Aristotelico sì, ma in fatti huomo sincero, costumato, infatti un galant'huomo. Tratta con tutti di V. S. come del maggior ingegno che viva, nè sa satiarsi nelle lodi delle sue specolationi. Non posso penetrar l'interesse del scriver il suo libro; ma chi scrive per la Corte ha da essere un insolente se fosse la modestia istessa, e la verità si lasciarebbe indur in bugie. Ha veduta, sotto la fede che conveniva, l'apostilla 75([406]), e le fa una risposta che non è copiata, assai modesta, e che per mio senso non risolve nulla: è modesta, e la manderò lo spazo prossimo. Di gratia le apostille, chè ben veggo che ella non può parlar senza insegnar cose nuove o pellegrine. Le bacio di cuore le mani e prego felicità.

 

Ven.a, 12 Agosto 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

S.r Galileo.

Dev.mo Ser.r

F. Fulgentio.

 

 

 

2977*.

 

UGO GROZIO a GHERARDO GIOVANNI VOSSIO [in Amsterdam].

Francoforte, 12 agosto 1634.

 

Dalla pag. 128 delle Hugonis Grotii ecc. Epistolae ecc. Amstelodami, ex typographia P. et I. Blaev. MDCLXXXVII.

 

....Sententiam de terrae rotatione, damnatam Romano iudicio, ut Sacris Literis inimicam, non Italis tantum, sed et illarum rerum peritissimo Kepplero, placuisse scio, et multos quotidie reperio eam sectantes. Est tamen ¤k tÇn fainom¡nvn Žnapόdeiktoς, et argumenta sunt in contrariam partem haud levia ¤k tÇn fusikÇn, etiam ex umbrarum quibusdam observationibus, si Caesenati([407]) credimus....

 

Francofurti, 2/12 Aug. 1634.

 

 

 

2978*.

 

RENATO DESCARTES a MARINO MERSENNE [in Parigi].

Amsterdam, 14 agosto 1634.

 

Dal Vol. I, pag. 303-306, dell'edizione citata al n.° 2897.

 

.... Le Sieur Beecman([408]) vint icy samedy au soir, et me presta le livre de Galilee; mais il l'a remporté a Dort ce matin, en sorte que ie ne l'ay eu entre les mains que 30 heures. Ie n'ay pas laissé de le feuilleter tout entier, et ie trouve qu'il philosophe assés bien du mouvement, encore qu'il n'y ait que fort peu des choses qu'il en dit, que ie trouve entierement veritable; mais, a ce que i'en ay pû remarquer, il manque plus en ce ou il suit les opinions desia receues, qu'en ce ou il s'en esloigne, excepté toutefois en ce qu'il dit du flus et reflus, que ie trouve qu'il tire un peu par les cheveus. Ie l'avois aussy expliqué en mon Monde([409]) par le mouvement de la terre, mais en une façon toute differente de la siene. Ie veus pourtant bien avouer que j'ay rencontré en son livre quelques une de mes pensées, comme, entre autres, deux que ie pense vous avoir autrefois escrites. La premiere est que les espaces par ou passent les cors pesans quand ilz descendent, sont les uns aus autres comme les quarrés des tems qu'ilz employent a descendre, c'est a dire que si une bale employe trois momens a descendre depuis A iusques a B, elle n'en employera qu'un a le continuer de B iusques a C etc.: ce que ie disois avec beaucoup de restrictions, car en effect il n'est iamais entierement vray comme il pense le demonstrer. La seconde est que les tours et retours d'une mesme chorde se font tous a peu prés en pareil tems, encore qu'ilz puissent estre beaucoup plus grans les uns que les autres.

Ses raisons pour prouver le mouvement de la terre sout fort bonnes; mais il me semble qu'il ne les estale pas comme il fault pour persuader, car les digressions qu'il mesle parmi sont cause qu'on ne se souvient plus des premieres, lorsqu'on est a lire les dernieres.

Pour ce qu'il dit d'un canon tiré parallelement a l'horizon, ie croy que vous y trouverés quelque difference assés sensible, si vous en faites exactement l'experience.

Pour les autres choses que m'escrivés, le messager m'oste le loysir d'y respondre, aussy qu'il m'est impossible de resoudre absoluement aucune question de physique qu'apprés avoir expliqué tous mes principes, ce qui m'est impossible que par le traité que ie me suis resolu de supprimer.

Les termes de l'imprimé de Liege([410]) sont; Quapropter idem Galileus, citatus ad Sacrum illud Tribunal Inquisitionis, et inquisitus et in carcere detentus, praevioque examine confessus, visus ferme fuit iterato in eadem sententia esse, quamvis hypotetice a se illam proponi simularet. Ex quo factum est ut, re optime discussa, pro tribunali sedentes iidem Eminentissimi Cardinales Inquisitores generato pronuntiarint et declararint, eundem Galileum vehementer suspectum videri de haeresi, quasi sectatus fuerit doctrinam falsam et contrariam Sacris ac Divinis Scripturis, hoc est, solem esse centrum mundi nec moveri ab ortu in occasum, terram vero contro moveri nec mundi centrum ipsam esse, aut quasi eam doctrinam defendi posse uti probabilem existimaverit, tametsi declaratum fuerit eam Scripturae Sacrae adversari, etc.

Ie vous remercie de la lettre que m'avés envoyee, et vous prie d'en faire adresser la response que ie vous envoye. Ie suis

 

Vostre tres Obeissant et tres Affectionné Serviteur

Descartes

 

D'Amsterdam, ce 14 Aoust 1634.

 

 

 

2979.

 

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Firenze].

Venezia, 19 agosto 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 77. – Autografa.

 

Molt'Ill.re Sig.r P.rone Col.mo

 

Mi viene scritto da Bologna l'arrivo dell'incudine([411]), che lo mandarebbono a V. S. molto Ill.re et Ecc.ma.

Ricevo con le sue gratissime lettere l'apostilla, e non ho pur potuto vederla. Il Sig. Rocco ha veduta la prima, e le ha anco fatto una risposta, che voglio leggere prima di mandarla([412]). Un gentill'huomo di gran spirito e che adora V. S., et è anco amico del Rocco, m'ha fatto aboccare con lui due volte. Veramente è huomo di garbo, civile, pieno di buon affetto, e, levatole questo che crede tutto vero il detto da Aristotele più del Vangelo, un altro Simplicio, certo è huomo di garbo, senza malignità, in fatti un galanthuomo. Lo veggo pentito delle punture del suo libro; parla di V. S. come dell'oracolo vivo, eccetto che ove entra Aristotele iota unum non praeteribit([413]). Questo non rafreddi V. S. dalle postille; perchè si potrano levare le spine, ma nel resto veggo c'haveremo cose rare e nuove, et io non ricevo gusto maggiore.

Per la monaca, quando arrivino le mane nuove, se V. S. così comanda, farò comprare le 4 lire: mi scrivi dove mandarla([414]).

La mia età è di 64 anni, cominciati alli 8 di Giugno passato, ma sono oppresso da sì continue occupationi, che mi conviene cadere sotto la soma. La mia più soave rilassatione d'animo sono le sue lettere, e la lettura iterata delle sue operationi, delli Dialoghi e di quanto ha publicato. Non posso però trovare al mondo il discorso De insidentibus aquae. Dio la conservi, come di cuore Lo prego: e le bacio le mani.

 

Ven.a, 19 Agosto 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ecc.mo Galileo.

Devotiss.o Ser.

F. Fulgentio.

 

 

 

2980.

 

LODOVICO BAITELLI a [GALILEO in Arcetri].

Venezia, 25 agosto 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 67. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio P.ron Col.mo

 

Fra l'obligationi ch'io tengo col Rev.mo P. Maestro Fulgentio, numero come singolarissima l'havermi aperta la strada di darmi a conoscere a V. S. molto Ill.re et Ecc.ma quel servitore che già molt'anni vivo alla sua virtù, al suo nome, a' suoi scritti. Col merito ch'ella tiene con l'universale, io concorro con la sola parte dell'ammiratione, perchè non ho occasioni di servirla, come vorrei. Sappia nondimeno, et lo creda et ne faccia esperienza col commandarmi, che sì come io amo singolarmente li suoi studii, così non ho maggior desiderio che d'esserle servitor d'effetti et d'esser da lei conosciuto tale. Ho detto al Padre che mi costituisco perpetuo essattore([415]), già che altro non posso. Voglia Dio ch'io la possa servir per molt'anni, che le auguro con ogni prosperità et contento. Et le baccio le mani.

 

Di Venetia, li 25 d'Agosto 1634.

Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma

Ser.r Divotiss.o et Cord.mo

Lodovico Baitelli.

 

 

 

2981*.

 

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Firenze].

Venezia, 26 agosto 1634.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXX, n.° 109. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r, Sig.r Col.mo

 

Acuso le sue gratissime di 19.

L'incudine, per lettere di Mantova, era gionto là, et già 20 giorni scrive il mercante di haverlo mandato a Bologna, e soggionge: A quest'hora vi deve essere. Resto con maraviglia che non mi scrive il P. Provinciale d'haverlo havuto. Il P. Prior nostro mi disse che li scriveva il Provinciale che vi era gionto([416]); e quando puoi veggo la lettera, dice non è ancor gionto. Io resto non manco.

Le manne nuove non sono arrivate; le aspettano il mese venturo. Se la spetiara vuole della vecchia, al primo cenno mandarò le 4 lire, et usarò ogni cautezza per ben servire([417]).

Il Sig.r Rocco mi riesce un compitissimo huomo. Non si può esprimere con che honore a tutti parli di V. S. Se sapesse come, ritrattaria tutte le punture; ma ove entra Aristotele, noli me tangere: ipsissimus Simplicius. Mi mandarà un corpo de' suoi scritti per V. S., perchè a caso ricercandoli in libraria, ove era, al tutto ha voluto li prometta di riceverli da lui. Li mandarò slegati, subito che li habbia, e vi aggiungerò per entro li vetri. Séguiti le postille, perchè veggo che farano strada a comunicar specolationi mirabili; e V. S. si vaglia dell'occasione, e lasci a me il fastidio, chè so quello debbo fare.

Quel mio amico della sfera([418]) la migliora, che facia la terra l'orbe annuo in 365, e si rivolga in sè 365 volte, tanto che camina il cerchio grande. La facilità della cosa nel vederla m'ha fatto stupire. Mi comandi, riami, e le bacio di cuore le mani.

 

Ven.a, 26 Agosto 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

Il nostro spetiale, mio amico, mi dice che per la mana al tutto conviene aspettar le nuove.

 

Ecc.mo Galileo.

 

 

 

 

Dev.mo Ser.r

F. Fulgentio.

 

 

 

2982*

 

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Firenze].

Venezia, 2 settembre 1634.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXX, n.° 110. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r, Sig.r Col.mo

 

Colla gratissima di 26 mi capita il ressiduo dell'apostilla, con le nuove e maravigliose osservationi e specolationi, riservate sino a' nostri tempi al suo divino ingegno. Piaccia a Dio conservarla in piena sanità e tranquillità.

Io non scrivo mai se non per la via del Sig.r Geri([419]), onde non so come la lettera di che mi scrive sia uscita del piego. Qua certo non si fallarà di tenere quella strada.

Le sue apostille vanno a verso di contenere tante cose singulari, che si renderà famoso anco il S.r Rocco per haverne data occasione.

Il droghiero mi dice che crede darmi la manna per hoggi a otto; se così sarà, la mandarò, et insieme li vetri e libri del Rocco, non vedendo occasione di mandarli, come desiderarei, per qualche frate di passaggio. Consegnarò tutto al giovine de' Sig.ri Galilei([420]), chè riceverà qualche vantaggio col procaccio.

Non mi maraviglio che ancora non sia satia la malignità, perchè quelle sono serpi indomesticabili: ben è da stupire che, volendo fare dell'inventioni, non le facia di garbo, chè le scritte sono così goffe che non veneriano in fantasia d'un vilano da zappa. Oh quanto mi pesa che V. S. debba pensare a queste laidezze! chè se fosse ove io l'ho sempre desiderata, non solo rideressimo de tali scioccarie de furbazzi, ma gli le faressimo sorbire a forza di staffilate con la penna. Dio la protegga come Lo prego.

Scrivo ogni posta per l'incudine([421]), e mi struggo che non capiti. È pagato il denaro, e saremo con Arisio([422]) per il resto. Et a V. S. molto Ill.re et Ecc.ma bacio le mani.

 

Ven.a, 2 Settembre 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

E.o Galileo.

Dev.mo Ser.re

F. Fulgentio.

 

 

 

2983**.

 

ASCANIO PICCOLOMINI a [GALILEO in Arcetri].

Siena, 2 settembre 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal, P. I, T. XI, car. 69. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

 

Sono arrivate benissimo conditionate le frutte, delle quali V. S. m'ha volsuto favorire: sono veramente belle, e se le zatte corrisponderanno alle loro promesse, saranno esquisite. Io ne ringrazio V. S. a misura delle mie obligationi, che del continuo vengano accresciute da' suoi favori.

Al Vannuccini([423]) manderò la sua lettera; e perchè con essa mi son ricordato che una volta V. S. li commettessi certo vino bianco, e che da esso non li fu provisto, ne la voglio servire io d'una soma in fiaschi, che credo che non li dispiacerà. Non posso estendermi a fargliene maggior offerta, perchè la botte è assai piccola, e pari a questo, al mio gusto, non ne trovo: però dovrà, a suo tempo, gradire più la volontà che l'effetto, che sarà così tenue.

Io mi rallegro con V. S. di vero affetto della sua buona salute; e con pregare S. D. M. che glie la conservi sempre, resto baciandole affettuosamente le mani.

 

Di Siena, 2 Sett.re 1634.

Di V. S. molto Ill.re

Devot. Ser.

A. Ar. di Siena.

 

 

 

2984**

 

ALESSANDRO NINCI a GALILEO in Arcetri.

San Casciano, 4 settembre 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 66. – Autografa.

 

Molto Il.e et Ecc.mo Sig.r mio P.ron Col.mo

 

Sono arrivato qui in San Casciano, dove ho trovato una gratissima lettera di V. S. In risposta della quale dico, per me e per Giulio([424]), come diversi accidenti sin hora hanno ritenuto l'uno e l'altro di lasciarsi rivedere; e se bene haveremo potuto scrivere, ce ne siamo astenuti per non infastidire V. S. senza necessità; ma fra pochi giorni comparirà Giulio, poi che io non posso per anchora partirmi. Il medesimo Giulio è rimasto molto mortificato nel'intendere che V. S. habbi aspettato in vano certa farina, poi che non gl'è stato fatto l'imbasciata, o pure recapitato la lettera; ma al più lungho venerdì prossimo la manderà, e non prima, perchè, mediante la siccità de' fiumi, non si può essere servito bene a sua posta. E se altro gli ochorre in che da noi possa essere servita, assicurisi che riceviamo per grazia singulare il potere, mediante i suoi comandi, mostrarci almeno ricordevoli di tanti oblighi con che gli siamo tenuti, mentre co 'l fine, preghando il Signor Dio che conceda a V. S. cumulata prosperità, con la debita reverenza gli bacio le mani.

 

Di S. Casc.no, 4 di Settembre 1634.

Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma

Devotiss.mo e Oblig.mo Ser.e

Alessandro Ninci.

 

Fuori: Al molto Ill.e et E[cc].mo Sig.r mio P.ron Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, in

Arcetri.

 

 

 

2985**.

 

GIULIO NINCI a GALILEO [in Arcetri].

San Casciano, 7 settembre 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 65. – Autografa.

 

Al molto Ilu.re Sig.re Galileo Galilei.

 

Mando a V. S. staia sei di farina per Santi di Gabrielo Rosi; e se gli ocore niete altro, V. S. mi avisi, perchè ò grande desiderio di servila. Dell resto pregado Dio che vi conceda la sanità.

 

Il dì 7 di Settembre 1634, in Sancascano.

 

Vo.ro Affe.to

Giulio Ninci.

 

Fuori: Al molto Ilu.re

Signore Galileo Galilei.

 

 

 

2986*.

 

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Firenze].

Venezia, 9 settembre 1634.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXX, n.° 111. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r Col.mo

 

Ho la sua gratissima di 2.

L'aspettarsi d'hora in hora le manne fa che non le mandi nè li libri del Sig.r Roccho nè li vetri([425]), per fare un solo tramesso. La risposta([426]) alla prima postilla è in mano di Mons.r Contarini([427]), uno de' più devoti ammiratori della sua virtù ch'abbi V. S.; che è causa che hoggi non la possi mandare, perchè non l'ho potuto ritrovar in casa. La sostanza è divertire dalle cose alle formole del sillogizare, cioè dalle cose sode alle chimere. Il ressiduo della seconda è miracoloso, con specolationi nè mai intese nè imaginate. Veggo che l'opera di queste postille sarà un oro puro. Non si prenda cura se la penna punga o no. Séguiti pure, chè saria ben un animale il Rocco se non amasse anco la batitura che viene con tanto guadagno. Le dico in pura sincerità il vero: che nella lettura de' suoi pensieri facio il gusto cotanto delicato, che divertendolo alli scritti degl'altri, tutti mi paiono insipidi.

Quelli c'hanno veduta la sfera di quel mio amico([428]); restano amirati della facilità. Sappia V. S. che questo è persona di 30 anni: non intende latino, ma un ingegno così habile alle mathematiche, et in spetie alle mecaniche([429]), che fa ciò che vuole. S'ha fatto un istromento per far horologi da sole con una facilità estrema; diverse altre cose ha fatte: ma è stupore come ben intenda il libro di V. S. Un'altra cosa è singolare nella sua sfera, che l'occhio vede tutto quello che V. S. scrive delle machie solari, che in vero non così facilmente s'intende. Dio la conservi, e le bacio le mani.

 

V.a, 9 7mbre 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

E.o Galileo.

Ser.r

F. Fulgentio.

 

 

 

2987*.

 

MATTIA BERNEGGER ad ABRAMO MARCONNET in Tubinga.

[Strasburgo], 10 settembre 1634.

 

Bibl. Civica di Amburgo. Cod. citato al n.° 2613, car. 126r. – Minuta autografa.

 

.... Saluta Clarissimum Schickardum, quaeso, nomine meo perofficiose, et excusa me de silentio: dic etiam, Galilaeum per hanc hyemem excusum iri, et nundinis vernalibus proditurum; litteras quoque Diodati me recte curaturum....

 

31 Aug.([430]) 1634.

 

 

 

2988*.

 

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.

Bologna, 12 settembre 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 79. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.o

 

Stavo con grandissimo desiderio aspettando il giuditio di V. S. Ecc.ma sopra quei cinque libri della mia Geometria([431]) mandatali: ma poichè intendo l'occupationi sue e le difficoltà che ha per applicarvisi, togliendomisene la speranza, ne resto molto mortificato. Dubito però che il non haver io farsi trattato quelle materie con la dovuta chiarezza, e con quella che a V. S. Ecc.ma suole esser così familiare nello spiegar delle sue dottrine([432]), l'havrà fatta desistere dalla lettura de' detti libri. Desidero almeno intendere se il S.r Andrea([433]) vi si sia applicato, et il suo senso ancora intorno a questi nuovi principii, sì come me ne favorì intorno allo Specchio di Archimede([434]).

Non so se mai ricevesse poi il Dialogo del P. Panetio([435]), poichè di nuovo parlai al procaccio, e mi disse che gliel'havrebbe fatto havere. Similmente mi saria caro sapere se ricevesse mai le dimostrationi de' duoi problemi che li mandai([436]), poichè non ho sentito che nella sua passata me ne habbi fatto mentione.

Vado accellerando il fine della stampa della mia Geometria; quale finita, subito li manderò ciò che manca al di già mandato. Inviai il foglio G del libro 2([437]) al P. Lutio: non so se l'habbi havuto. E con tal fine, augurandoli perfetta sanità e felicità, alla sua buona gratia mi raccommando.

 

Di Bologna, alli 12 Settembre 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

 

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.o

Il Sig.r Gal.eo Gal.ei

Firenze.

 

 

 

2989.

 

LORENZO CECCARELLI a [GALILEO in Arcetri].

Roma, 16 settembre 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 71-72. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo

 

Li caldi eccessivi che sono stati fin hora, m'hanno fatto contenere di motivare la mia causa dell'heredità, le cui scritture già tengo in pronto, mancandomi solo mi venga deputato dal S.r Card. D. Antonio Barberino un prelato che mi amministri qualche giustitia, se pure non mi venga suffocata dal troppo favore della parte contraria. Per il qual rispetto vengo a pregarla d'una sua di raccomandatione al S.r Ambasciatore([438]), che mi voglia favorire di porgere a detto S.r Cardinale un mio memoriale, sicome già mi si mostrò pronto.

M'occorre di pregarla a farmi gratia singolare di far trovare due canne di cordellato di Fiorenza tinto in grana, per fare un guardacore alla mia consorte Caterina, quale con le altre sue sorelle fanno devotissima riverenza a V. S., e questo inviarlo per la corte del medesimo S.r Ambasciatore, con l'avviso del denaro che dovrò pagare, quale pagarò prontamente in mano di chi mi consegnerà la robba; e lo riceveremo con obligo singolarissimo, oltre gli altri infiniti che le devo. Mi scusi della briga, poichè non ho in coteste bande a chi darla nè da chi sperar possi tal favore.

Qui li giorni a dietro successe un caso: che il primo del corrente essendo andati a S. Egidio, festa di quel giorno, li figlioli del Duca Cesarino([439]) e quelli del Duca Gaetano in una carrozza, s'incontrorno in un vicolo con D. Carlo Colonna, quale mandò li suoi staffieri a far rinculare la carrozza di quei Signorini, con gran loro disturbo. Causò tale affronto non poco risentimento nel zio delli Gaetani, mostrandone grand'offesa; et il giorno seguente s'incontrorno nel Corso, questo, chiamato D. Gregorio, per avventura, a caso, e quello, armato come un S. Giorgio, con buona comitiva a posta fatta; e sfidatisi all'improviso, D. Gregorio investì D. Carlo, ma, trovato sotto il duro, cioè giubbone a piastre, si trovò morto il povero Gaetano con una stoccata datali da uno de' suoi, con miserabil caso d'una carretta che, venendo a passare, fece cadere esso Gaetano, dove sopragiunti quei del Colonna lo ferirno a morte, abbenchè si fosse portato da invitto cavaliere. Da questo avvenimento stanno in rotta le principali famiglie di questa città, e Dio voglia si fermino le cose qui.

Tra le altre cause che vertono in mia bottega, le significo questa solo come curiosa et pellegrina: d'un certo Andrea Casale, Senatore Bolognese, quale essendo in età giovenile andato alla guerra di Fiandra per soldato venturiero, all'assedio d'Ostenda toccò una moschettata, e reputato morto, li compagni occuporno quanto haveva, mandando finte fedi della sua morte e sepoltura. Fu curato e guarito il giovane; e nel tornare verso la patria, preso da' Turchi, è stato 27 anni in schiavitudine. Ultimamente riscattato con altri, venne a Roma in età di 50 e più anni, e dandosi a conoscere con li principali Bolognesi, chi per uno interesse e chi per un altro, trattandosi di m/150 scudi di facultà che bisogna restituirgli, ognuno lo nega, ancorchè si faccino molte prove hinc inde. Fu per ciò carcerato et essaminato, e hieri in Congregazione del Vicario fu detto: Se questo non è il demonio, è il vero Andrea Casale. E quel che più, mostra la moschettata, della quale si disse esser morto. Causa tanto più miserabile, quanto curiosa a narrarsi. Con che per fine a V. S., al S.r Vincenzo e Sig.re Maria Celeste et Archangela fo humilissima riverenza.

 

Di Roma, 16 7mbre 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Dev.mo et Oblig.mo Ser.re

Lorenzo Ceccarelli.

 

 

 

2990.

 

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Firenze].

Venezia, 23 settembre 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 81. – Autografa.

 

Molt'Ill.re Sig.r Col.mo

 

Mi capita la sua gratissima di 9.

La seconda postilla([440]) havuta intiera è cosa divina. Io stimo più la sola demostratione, che l'aggionta di gravità in eadem specie non possi accrescere velocità, che quanto del moto ha scritto Aristotele. Altro è specolar così la natura, che l'andare per li per se, per accidens, e perdersi in termini. Séguiti, la prego, e mi honori della participatione.

Le manne non sono gionte: è necessaria la pacienza.

Mando la scatola de' vetri: un amico, della professione, mi dice esser del più puro c'habbi potuto ritrovare. Ordinai che anco de' nuovi mi fossero fatti, puri quanto si può, ma si depose il lavorare que' giorni: si ripigliarà doppo S. Francesco, e ne mandarò.

Da Bologna mi scrivono esservi l'incudine([441]), et haverne dato conto a V. S. per la difficoltà del mandarlo: mi pare che lo facciano di l. 400; sarebbe cresciuto per strada, invece di tarlarsi. Tocca al suo compare fabro dar ordine per la condotta.

L'Ecc.mo Sagredo([442]) si va ricoverando dalla sua mala fortuna, di che V. S. deve essere già informata([443]). Hora è fatto Podestà di Padova, che è un grado per salir di nuovo su la scala. L'Ecc.mo Venier([444]) parla di lei colla bocca di zucaro: altra opposizione non ci è che l'havere lasciato il luoco, che certissimo l'haverebbe resa sicura dall'ingiustitie e persecutioni patite. Quanto alla gloria, V. S. è in stato che tutto lo sforzo della malignità non li può nuocere. Il mondo aspetta le altre sue speculationi, le quali forsi non starano male sparse nelle postille: io vi moro dietro. Et a V. S. molto Ill.re et Ecc.ma bacio le mani.

 

Ven.a 23 7mbre 1634.

Di V. S.

Ecc. Galileo

Dev.mo Ser.

F. Fulgentio.

 

 

 

2991*.

 

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Firenze].

Venezia, 28 settembre 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 83. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r, Sig. Col.mo

 

Accuso la sua gratissima di 17.

L'amico della sfera([445]) è fuori in villa. Io non sono buono per descriverla; l'ha formata su quella di V. S. a carte...([446]) (ho in villa il libro; è nel fine, quasi([447])); quello che posso dire è: il sole, in mezo; seguono Venere e Mercurio, poi la terra, che si muove in sè stessa et nell'orbe annuo un grado per giorno([448]) l'asse sta sempre paralello a sè stesso, inclinato all'asse del zodiaco, e col circuire fa a capello quegl'effetti che V. S. descrive, di riguardar sempre la stessa parte del cielo, del variar col terminator della luce li giorni e notti. Intorno ha la luna: una balla, facia conto, da gioco, con una veste di corame, che nel suo girarsi s'agira, e fa le variationi degl'aspetti. Quello che mi dà somma sodisfattione è la facilità. Mi era dificile formar nell'idea questa machina, che in vederla ha una facilità estrema.

Parto hoggi, per star tre dì in villa: lascio ordine, e credo certo verrà con questa la manna. Il volumazzo dell'opere del S.r Roco([449]) lo vorrei pur traghettar senza spesa.

V. S. mi creda che l'opere sue le leggo con tanto gusto, che mi sono l'unico sollievo nelle mie noie: le aspetto come medicina salutare; tutte l'altre mi paiono insipide. L'error delle lettere è costì certo, perchè a tutte si fa la sopracoperta al S.r Gieri([450]). E le bacio le mani.

 

Ven.a, 28 Settembre 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

S.r Galileo.

Dev.mo Ser.

F. Fulgentio.

 

 

 

2992.

 

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Arcetri].

Bologna, 2 ottobre 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 85-86. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

 

La magior consolatione ch'io potessi havere, era che V. S. Ecc.ma vedesse et essaminasse con diligenza questa mia Geometria, stimando io in primo grado il suo giuditio([451]); ma poichè la mala dispositione del corpo l'impediscono, non posso se non condolermi seco di quella e lagnarmi della mia puoca sorte, poichè mi vien tolta quella consolatione ch'io speravo. Ho però sentito con gusto ch'ella li habbi dato una scorsa, nè li paia il mio metodo del tutto improbabile, benchè ella dichi di havervi molte difficoltà; nè me ne maraviglio, mentre par che io trapassi all'infinito, che porta seco tanti dubii quanti ella sa. Io veramente ho conosciuto che potria dar fastidio a molti questo mio nuovo modo; e perciò, non contentandomi del rincontro delle conclusioni dimostrate per vere da altri ancora, ho voluto aggiungere il settimo libro, nel quale dimostro le medesime cose per altra via, esente da tale infinità, come ella vedrà poi([452]), e quest'altro modo l'ho lasciato per sentirne il parere de' studiosi. Pare però tuttavia che alle obiettioni che si posson far contro, si possi dare convenevol risposta; come, per essempio, a quella che V. S. Ecc.ma fa, che è veramente bellissima, parmi che si potesse così rispondere.

Ella dice, che se tutte le linee di due superficie eguali sono eguali, diminuendole egualmente, l'ultime esinanizioni di esse dovriano esser eguali: il che poi non appare nell'essempio della scodella e del cono, restando in quella una circonferenza di cerchio, et in questo un punto, infinitamente minor di quella. Hora io direi che pure in questo essempio si verifica la magior propositione, cioè che restano le ultime esinanitioni pure eguali; poichè detraendo parti eguali da intieri eguali, è conveniente, s'habbiamo da intendere le rimanenti essere eguali, che e le detratte e le lasciate siano del medesimo genere, non essendo comparabili quelle che sono di diverso genere, come ella sa benissimo. Hora, nel suo essempio, gli indivisibili sono piani, e di questi rimangono sempre parti eguali, detrahendone parti eguali dal cono e dalla scodella; e perchè per arrivare all'ultima esinanitione di questi, cioè all'annullare i piani (per dir così), basta levarli una dimensione, perciò parmi che con ragione si dica che queste ultime esinanizioni siano eguali (se ben più tosto negativamente che positivamente), essendo noi arrivati al nullo piano tanto nel cono quanto nella scodella, non havendoci che far niente che in uno resti un punto e nell'altro una linea, come che tanto sia niun piano la linea come il ponto. L'essempio lo potiamo haver anco nel presente semicircolo abd, nel quale cadendo le perpendicolari comunque bc, eg sopra il diametro ad in c, g, il rettangolo acd è uguale al to cb, et agd al to ge, e finalmente il rettangolo sotto ad et il punto d s'intenderia essere eguale al to del punto d, essendo tanto nullo il detto rettangolo come il detto to, e non havendo che far niente la lunghezza ad sopra l'indivisibilità assoluta del punto d per accrescere il rettangolo sotto ad et il punto d e farlo magiore del quadrato del punto d. Là onde non mi pare che in virtù di ciò si possi dire che la linea ad sia eguale al punto d, ma sì bene che lo spatio applicato ad con la latitudine del punto d, cioè con niuna latitudine, cioè il nullo spatio, sia eguale al to del punto d, cioè al nullo spatio, che è verissimo. In somma parmi che le ultime esinanitioni devano essere niente di quel genere che si diminuisse, non importando poi che differischino in altro genere. Non so se mi sarò dichiarato a bastanza, ma il suo valore supplirà al mio mancamento.

Quanto alle circonferenze de' cerchi concentrici, dico che per liberarmi da questi argomenti che si ponno fare, massime intorno alle linee rette o curve, segate da tutte le linee o da tutti i piani di varie figure, io ho distinto i punti di retto transito da quelli di obliquo transito, sì come anco le linee di retto transito e di obliquo transito, non parendomi che si debbano cambiare quelli di retto transito con quelli di obliquo transito; e per misura de' continui ho assunto, per le linee i punti di retto transito, e per i piani le linee di retto transito; per i solidi poi non vi bisogna tal distintione (che cosa siano poi i punti o linee di retto transito overo di obliquo transito, vien dichiarato nel libro 2, alla def. prima e nell'appendice seguente). E che importi questa varietà di transito è manifesto, poichè quanto una linea sarà tagliata meno obliquamente dalle parallele, magior spatio comprenderanno le estreme parallele fra loro, et il massimo sarà quando la segaranno perpendicularmente, cioè con retto transito: hora io prendo questo retto transito, e lascio l'obliquo, come variabile in infiniti modi. Che poi tanti punti si causino da tutte le parallele, così nella perpendicolare come nella obliqua, questo non lo negarò, come anco nelle circonferenze concentriche; ma che perciò dovesse dirsi tanto longa l'una come l'altra, mentre volessimo compor le linee di punti, dico che la differenza di questi transiti può cagionare questo, potendosi credere che detti punti siano forsi più diradati nell'obliqua che nella perpendiculare. Tuttavia, comunque ciò sia, non mi pare di essere astretto a rispondere a questo, poichè assolutamente io non mi dichiaro di componere il continuo d'indivisibili, ma solo mostro che i continui hanno la proportione delli aggregati di questi indivisibili, non assumendo io se non le linee o punti di retto transito. So che vi è molto che dire, e perciò mi sono con il settimo libro disposto a mostrare altrimente le medesime cose, come V. S. Ecc.ma vedrà. Fra tanto mi scusi se non li do forsi quell'intera sodisfattione che vorrebbe, e mi favorischi, havendo qualche altra cosa da dirvi sopra, del suo parere, che mi sarà gratissimo.

Li mando le Lagrime del Panetio([453]), havute in dono da un amico mio per lei: altre non ho potuto trovare([454]). Mi stupisco che non si sia potuto haver il già mandato Dialogo([455]) dal procaccio. E con tal fine li baccio affettuosamente le mani.

 

Di Bologna, alli 2 Ottobre 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ob.mo Ser.re

F. Bon.ra Cavalieri.

 

 

 

2993*.

 

FULGENZIO MICANZIO a [GALILEO in Firenze].

Venezia, 7 ottobre 1634.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXX, n.° 112. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r, P.rone Col.mo

 

Arrivo di villa, ove sono stato 10 giorni, in questo punto, e non rispondo a nissuna lettera se non a questa di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma di 30 passato, con solo acusarle la ricevuta, rimetendo tutto allo spazzo seguente.

Hoggi otto si mandò la manna; credo cosa elletta. Tutte le lettere si indrizzano con sopracoperta al Sig.r Geri([456]); di questo sia sicura. E le bacio le mani.

 

Ven.a, 7 Ottobre 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Dev.mo Ser.re

F. Fulgentio.

 

 

 

2994.

 

FAMIANO MICHELINI a GALILEO in Firenze.

Roma, 12 ottobre 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 73. – Autografa.

 

Pax Christi.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron in Christo Col.mo

 

Il non trovar parole nè concetti esprimenti gli obblighi 'nfiniti che ho con V. S. Ecc.ma, mi ritrarrebbe affatto dallo scriverle, se il tacere non fosse mala creanza o ingratitudine, e se raffrenar potessi il desiderio ardentissimo che nell'intimo delle viscere mi stimola incessabilmente a ricordarmele servitore humilissimo e prontissimo in ogni occorrenza, come con la presente fo; il quale mi persuade ancora a non temere de i mancamenti che potessi commettere nello scrivere, con rappresentarmi l'estrema sua gentilezza. Scusi per grazia la presunzione, e gradisca il picciolo affetto.

Visitai il Rev.mo P. Castelli il medesimo giorno che giunsi in Roma, e di primo lancio mi dimandò nuove di V. S.: gliene diedi bonissime in tutte le parti, e ricevè me per lettera (benchè non adeguata) di lei. Discorremmo tre hore dolcemente di diverse cose, e particolarmente delle ammirande qualità del nostro Sig.r Galileo, gratiosissimo in tutte le cose.

Mi trattengo per lo più col S.r Raffaello Magiotti, partialissimo di V. S. e garbato al possibile. Molte cose vorrei scrivere, ma le serbo al mio ritorno, che sarà fra 15 giorni o poco più, perchè sono lunghissime.

Il nostro Padre Generale([457]) mi concede solo due giovani per lo Studio, per la scarsezza del nostro vitto et habitatione in Firenze. Mi spiace non poterne menare 6 over 8 di non ordinaria aspettazione. Egli mi dice che bisognerebbe far questo Studio in Roma; ma a me più preme la vicinanza di V. S. che qualunque altra cosa. Nelle occasioni col G. D. non si scordi di noi, come ancora con altri Signori, affinchè si conducesse a qualche bramata meta il bene universale. Godo sentire da' miei Padri il suo buon esser di forze corporali (così il Signore gliene accresca in infinito), e mi pregio ch'ella di me non si scordi. Deo gratias.

 

Roma, 12 Ott.re 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

Mi scordavo dire che il S.r Marchese Strozzi la riverisce in estremo, e l'istesso fanno il P. R.mo D. Benedetto, il Campanella, il S.r Gio. Borrelli([458]) suo discepolo, il Sig.r Magiotti e molti de' nostri Padri, tra i quali tutti io non mi tengo nell'infimo luogo nel desiderio di servirla: e le bacio le mani. Scrivo in fretta, il che mi è causa di molti mancamenti.

Il nostro P. Generale le se conosce obbligatissimo per i favori che ella fa a me et a gli altri nostri Padri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Indegniss.o Servo in Christo

Fran.co di S. Giuseppe.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron in Christo Col.mo

Il S.r Galileo Galilei, Fil. e Mat.co p.rio di S. A.

Firenze.

 

 

 

2995.

 

FULGENZIO MICANZIO a [GALILEO in Firenze].

Venezia, 14 ottobre 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 87. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.rone Col.mo

 

In villa mi portai meco li Dialoghi di V. S. E. et il libro del Rocco; non altri. Li ho letti tutti due con gusto, sendomi questo stato all'animo quello che a gl'occhi di riguardanti il zane, che ne' salti imita il saltarino. Il punto è, che l'opere di V. S. mi acconciano di maniera il gusto, che in materia di speculationi naturali non posso più leggere niente; e mi pare che riessaminando li principii peripatetici, come V. S. ha fatto nella constitutione dell'universo, tutto mi vada in fumo. Non mi resta nel libro di V. S. che due cose alle quali non bene arrivo: quei computi per le due stelle nove et il modo di adoperar gl'istromenti, e come il moto della luna vario influisca in quello della terra per il flusso; perchè capisco che quando la luna è più lontana o vicina al sole, per necessità il suo moto si altera, ma non capisco come questo influisca nel moto della terra, da cui ella è tanto distante. È però bene, perchè ritorno a leggere tutto, et il replicare ha d'essere il mio passatempo.

Aspetto da V. S. il discorso promesso De insidentibus aquae, se è possibile, e la tengo obligata comunicarme([459]) le sue specolationi, come Dio è obligato per la promessa delle sue gratie. Vorrei vedere anco crescere le postille, non perchè il Rocco nè intenda nè tocchi mai cosa al proposito, ma perchè ho concetto certo che in queste postille habbiamo cose stupende, come in questa seconda sono miracolose. Se mette mano al luoco ove fa l'oppositione, che se la sfera tangit planum in puncto, caminando si farà la linea de punti([460]), ho gran desiderio de vedere trattato quel particolare bene, ciò è dal Sig.r Galileo([461]).

Il suo debitore([462]) ci vorrebbe contare soli 20 altri scudi: li ho fatto intimare che voglio li 40, conforme all'accordato.

Credo haverà V. S. havuta la manna, che si mandò sabato.

Veggo V. S. nominare spesso il Saggiatore: io non l'ho, nè lo trovo qni. Non ho se non Nuncius Sidereus e le Lettere al Velsero delle machie solari: il resto da lei scritto lo bramo in estremo. Ho anco gran curiosità che mi honori col dirmi se quel gentill'huomo Bolognese([463]) ha scritto cosa alcuna([464]) sopra la variatione della meridiana, e se V. S. ha osservato cosa intorno alle stelle fisse, come ne' suoi Dialoghi promete et assegna il modo.

Mi capita con la sua gratissima di 7 il suo Discorso([465]), che sarà il mio gusto della festa di dimani. Et a V. S. bacio di cuore le mani.

 

Ven.a, 14 8bre 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Dev.mo Ser.re

F. Fulgentio.

 

 

 

2996**.

 

ROBERTO GALILEI a GALILEO in Firenze.

Lione, 16 ottobre 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 89. – Autografa

 

Molto Ill.e Sig.r e P.ne Col.mo

 

Il piego che V. S. mi accenna havermi mandato([466]), è circa un mese e mezzo, per il S.r Diodati, io l'assicuro di non essermi mai capitato. V. S. ne faccia diligentia con quelli a chi l'à consegniato per potere rinvenirlo, già che sono cose che li premano; e quello capiterà nelle mia mane, ne puole restare con l'animo quieto, come è seguito della mandatomi con sua de' 23 passato, havendola recapitata in propia mano, già che il S.r Diodati si ritrova qui: e qui alligato ne viene la risposta. Farò il medesimo quando altre me ne capiterà: e perchè le lettere di costì si pagano costì, alle volte l'avarisia de' porti fa mal capitare le lettere; chè questo forze ne potria essere la causa, e se S. S. le consegni al S.r Bartolino o al Ciolli, acciò che venghino con quelle di S. A. S. per maggiore sicurezza.

La nuova proibitione venuta, del'Indice([467]), del suo libro veramente è cosa ridicola, e gustosa a chi l'à stampato, già che questo li fa mettere de' buoni quatrini in borsa; e c'è qua molti librari che fariano il medesimo, e molti mi ronpono la testa per havere qualque sua opera: chè l'assicuro da vero parente che non la guarderiano a tante proibitioni, e lo fariano molto più volentieri che non vogliono fare le Dicisioni di Ruota e Afforismi episcopales di Monsig.r Giusti, chè non ci vogliono intendere sonata senza quatrini. Lui se ne dispera, perchè pretendeva buona mancia e metteva questo suo libro nel Xmo cielo, e questi non tengono arrivato più alto del tetto. Quanto a me, per gratia di S. S.a me lo ritrovo, e ancora ne ho fatto venire una 20na, quali ho donati; e se ne havessi havuto delle centinaie, haveriano havuto spaccio, dico con buoni danari ancora: e non ho trovato alcuno a che la concientia rimorda per questa proibitione; e fino alli Padri Iesuisti lo tengano e leggano, non ostante che sia con loro mortificatione, che procede, per dirne la verità, dalla ignorantia, invidia e rabbia: sia però detto con pace de tutti. E a S. S.a faccio reverentia, pregandoli da N. S. ogni vero bene.

 

Di Lione, questo dì 16 8bre 1634.

Di V. S. molto Ill.e

 

Il S. Diodati è partito per Parigi, et ha lasciato la lettera alligata; e ancora lui è in pensiero del piegho([468]), havendoli fatto vedere in quello consisteva([469]).

 

 

 

 

 

 

 

 

S.r Galileo Galilei.

Ser.re Hum.mo e Dev.mo Par.te

Rub.to Galilei.

 

Fuori: Al molto Ill.e Sig.r e P.ne Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, Mattem. di S. A. S.

Firenze.

 

 

 

2997*.

 

MATTIA BERNEGGER a GUGLIELMO SCHICKHARDT in Tubinga.

Heidelberg, 16 ottobre 1634.

 

Kgl. Landesbibliothek in Stuttgart. Cod. citato nell'informazione premessa al n.° 2665, fol. 563. Lettere di M. Bernegger, car. 23r. – Autografa.

 

.... Tune vero credis, in hac ŽkatastasÛ& publica privataque Galilaica mea procedere posse? procedunt tamen, etsi, remorantibus subinde curis avocamentisque, languide satis ac lente. Sex folia mitto specimen; nisi tabellarii discessus anteverterit, additurus et septimum, quod hodie excudetur.

Deodatum puto Lutetiam Genova rediisse. Mitto ei epistolae scriptae ad Lucam([470]) exemplum, et excuso silentium tuum....

 

Scr. Argentor., 6 Octobris([471]) 1634.

 

O sòw dsow

M: B:

 

Fuori: D. Herrn Wilhelm Schikhard,

Vornehmen Professori bei der löblichen Universität Tübing,

meinen grossg. Herren und hochgeehrten Freundt zuhendig.

Tübingen.

 

 

 

2998.

 

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Firenze].

Venezia, 21 ottobre 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 91. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r, Sig.r Col.mo

 

Mons.r Arrisi si porta da prete: ha ritrovato un cavillo per portar tempo inanti senza pagar, che ci vuole fede che V. S. non sia morta. Presto andarà a Brescia l'Ill.mo Baitello, e li voglio far svaligiar la casa da' birri: lasci pure a me la cura, chè se non lo fo pentir della sua furbaria mi muti il nome.

Ho letta la scrittura([472]); ma V. S. m'ha così depravato il gusto, che tutto mi pare nulla in rispetto delle sue specolationi nove e singolari. Mi ha fatto ridere da dovero il pensiero suo nel fine circa il fermar del sole di Giosuè([473]), che veramente è bello. V. S. ha toccati li due punti essentiali nella prefata scrittura: l'uno, del guardarsi di stabilir per dogma di fede cosa che possi, o adesso o 'n progresso di tempo, essere dimostrata non vera; l'altra, che la Scrittura parla delle cose naturali secondo che corre l'opinione comune: altrimente converrebbe havere per articolo di fede l'ardersi della fenice, perchè Giob alludendoci dice: In nidulo meo moriar; e 'l rinovarsi dell'aquila, perchè David dice: Renovabitur sicut aquila iuventus tua; e l'incanto delle serpi e 'l turar l'orecchio dell'aspide: Sicut aspidis surdae, quae obturat aures suas ne audiat vocem venefici incantantis sapienter; et altri luoghi simili, e le cose che in Giob, che 'l christallo si facia dal giaciarsi l'acqua, e la generatione de' metalli, con tante altre cose c'hora nissuno le ha per vere. Ma se' Giesuiti farano articolo di fede l'immobilità della terra, s'assicurino pure che tutti li professori di astronomia hanno d'essere heretici. La Copernicana dal suo libro ha preso tanto lume, che vi balzano dentro tutti chi lo leggono.

La manna([474]) deve essere gionta. Non ho in quella speso più di 14 Lire; ma non si prenda noia di queste spesette: haveremo di qua presto denaro dal suo debitore certo, ma anco senza quello comandi se le fa bisogno alcuna cosa.

Mi scordai nell'altra dirle che nel mio stare fuori in villa l'Ecc.mo Zacaria Sagredo mi volse un giorno seco a Maroco, ove ha un palazo da re, e la sera il nostro passeggio fu in ragionare di V. S. con un affetto cordialissimo e desiderio di vederla.

Non abbandoni le postille([475]), perchè insensibilmente veggo che siamo per havere un'opera stupenda. Ho molti amici che mi sono sempre adosso, se ho alcuna cosa del S.r Galileo, il quale ha tanta comendatione che non si può esprimere. Dio ce lo conservi lungamente in prosperità, e le bacio le mani.

 

Ven.a, 21 Ottobre 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

S.r Galileo.

Dev.mo Ser.re

F. Fulgentio.

 

 

 

2999.

 

FRANCESCO DI NOAILLES a GALILEO in Arcetri.

Roma, 24 ottobre 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 75. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.re

 

Ho differita sin qui la risposta da me dovuta alla cortese lettera di V. S., resami allhora dal S.r di Lusarches([476]), per aspettare occasione di poterle non solo con la presente, ma col testimonio de' miei amici, rappresentarle non solo la stima che sempre ho fatta del suo merito e valore, ma dell'affettione che mi porta, che anco ho ben conosciuta con mio gran contento in detta sua lettera e nella comunicatione che mi fece detto Lusarches per sua parte. Hora, per la partita per Francia delli Sig.ri Croize e Cotignon gentilhuomini Francesi e miei amici, che dovendo passare per costà, li ho pregati di trasferirsi in cotesto suo luogo per visitarla da mia parte e presentarle questa mia, et dopo con la viva voce soggiungerle quanto sia grande il mio desiderio di servirla e di haver nove più frequenti di lei, come in particolare corrispondenza qua, o per via de' suoi amici della professione o de' suoi discepoli o altri suoi dipendenti, ne' quali ella più confida; di che compiacendosi favorirmi, sarà per accrescermi obligo et affettione. Dalli medesimi Signori Francesi con la viva voce le sarà più distesamente insinuato tutto ciò per mia parte: la prego di ascoltarli volentieri, e di crederli tutto quello che a mio nome le esporranno. Con che fine, saluto V. S. con tutto l'animo, con desiderarle ogni felicità.

 

Di Roma, li 24 di 8bre 1634.

Di V. S. molto Ill.re

Galileo Galilei in Arcetri.

Aff.mo per serv.la

Noailles.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re

Il S.r Galileo Galilei.

Nella villa d'Arcetri.

 

 

 

3000*.

 

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Arcetri].

Venezia, 28 ottobre 1634.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXX, n.° 113. – Autografa.

 

Molt' Ill.re et Ecc.mo Sig.r Col.mo

 

Il R. Arrisio([477]) si è ridotto al termine: ha contato tutto il suo debito delli 60 scudi, che sono £ 420, de' quali il P. Priore di Brescia si tiene £ 148, se ben mi ricordo per l'incudine, et le 14 della mana, perchè V. S. Ecc.ma vuole che anco di questa minutia se le dia debito, e per non essere cosa sua lo facio; onde restano £ 258, quali ho scritto che siano rimesse qui, dove V. S. ne potrà disponere a suo piacere.

Non ho questo dispacio sue lettere; il che non è requisitoria, ma aviso. Ho fatto il possibile et impossibile per ritrovar qui il suo Discorso De insidentibus aquae: in fatti non ci è, sventura ordinaria de' buoni libri. Nell'hore vacue, che sono poche, ritorno leggere le sue Lettere al Velsero, e dietro al Nuncius Sydereus, e poi alli Dialoghi, con pensiero di non vedere più filosofia in chi non trovo gusto. Ma che si fa delle postille? La supplico non le scordare, perchè queste due che tengo mi certificano dell'utilità che li veri filosofi sono per riceverne. Il cervello temperato è tutto pieno di desiderio di giovare anco alla posterità, et io son sicuro che V. S. haverà fatta la strada al filosofare di cose, e non di termini vani, per se, per accidens, materialiter, formaliter. Dio la conservi: e le bacio con ogni affetto le mani.

 

Ven.a, 28 Ottobre 1634.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

S.r Galileo.

Devotiss.o Ser.r

F. Fulgentio.

 

 

 

3001*.

 

ROBERTO GALILEI a GALILEO in Firenze.

Lione, 30 ottobre 1634.

 

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 117. – Autografa.

 

Molto Ill.e mio Sig.r e P.ne Col.mo