LE OPERE

 

DI

 

GALILEO GALILEI

 

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VOLUME XV

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FIRENZE

G. BARBÈRA EDITORE

 

1966


LE OPERE

 

DI

 

GALILEO GALILEI

 

NUOVA RISTAMPA DELLA EDIZIONE NAZIONALE

 

SOTTO L'ALTO PATRONATO

 

DEL

 

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

 

GIUSEPPE SARAGAT

 

 

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VOLUME XV

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FIRENZE

G. BARBÈRA - EDITORE

 

1966

 


PROMOTORE DELLA EDIZIONE NAZIONALE

IL R. MINISTERO DELLA ISTRUZIONE PUBBLICA

 

DIRETTORE: ANTONIO FAVARO

COADIUTORE LETTERARIO: ISIDORO DEL LUNGO

CONSULTORI: V. CERRUTI – G. GOVI – G. V. SCHIAPARELLI

ASSISTENTE PER LA CURA DEL TESTO: UMBERTO MARCHESINI

1890 – 1909

 

 

LA RISTAMPA DELLA EDIZIONE NAZIONALE

FU PUBBLICATA SOTTO GLI AUSPICII

DEL R. MINISTERO DELLA EDUCAZIONE NAZIONALE

DELLA R. ACCADEMIA DEI LINCEI

E DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE

 

 

DIRETTORE: GIORGIO ABETTI

COADIUTORE LETTERARIO: GUIDO MAZZONI

CONSULTORI: ANGELO BRUSCHI – ENRICO FERMI

ASSISTENTE PER LA CURA DEL TESTO: PIETRO PAGNINI

1929 – 1939

 

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Questa Nuova Ristampa della Edizione Nazionale

è promossa

dal Comitato Nazionale per le Manifestazioni Celebrative

del IV centenario della Nascita di Galileo Galilei

1964


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CARTEGGIO.

 

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1633.

 


2376**

 

FRANCESCO BARBERINI ad ANDREA CIOLI in Firenze.

Roma, 1° gennaio 1633.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3523 (non cartolata). – Autografa la firma.

 

Molto Ill. Sig.re

 

Ha letto attentamente N. Sig.re la lettera di V. S. de' 13 del corrente; e non rivocando in dubbio d'essersi contentato ch'ella possa all'occorrenze scriver direttamente alla S. Sua, si duole che sia stata impedita di venire a' suoi S.mi piedi per esporli quello che sarebbe occorso, perchè confidava S. B.ne che dalla viva voce di essa V. S. havrebbe chiaramente compreso che in S. S. non è diminuito un minimo punto il paterno affetto che ha portato all'Alt.za del Gran Duca et alla sua Ser.ma Casa, quale conserva S. B.ne ancora al presente e conserverà, per sua parte, sino al fine. Ma già che non ha potuto S. S. haver questa sodisfattione, vuole ch'ella senta dalla voce di Mons.re Nuntio questo stesso, et insieme ancora quel che occorre replicar a S. B.ne alli capi contenuti nella detta lettera.

Resta ch'io certifichi V. S. della paterna volontà di N. S.re verso di lei, e della confidenza che tiene ch'ella sia per rappresentar sempre a S. A. le cose in modo che habbia a crescer via più la buona intelligenza tra S. B.ne e l'A. S. Finisco con inviar a V. S. la S.ta benedittione che le dà N. S.re, e le prego ogni prosperità.

 

Roma, p.o Genn.o 1633.

Di V. S.

S.r Baly Cioli.

Aff.mo per ser.la

F. Card. Barberino.

 

Fuori: Al molto Ill. Sig.re

Il Sig.r Baly Cioli.

Firenze.

 

 

 

2377**.

 

ANTONIO DE VILLE [a GALILEO in Firenze].

Venezia, 4 gennaio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 7-10. – Autografa.

 

Molto Ill.re S.re, S.re et P.ne mio Col.mo

 

Molti anni sono che connosco il suo nome et le sue opere, ammirate dal mondo et di me particolarmente, che ho sempre desiderato riverirla et conferir con lei, per imparar molte cose non sono sapute da nissun altro. Ho letto avidamente tutti quelli trattati suoi che ho potuto ritrovare, et questo ultimo m'à rapito di gusto et di maraviglia, dove proba il sistema di Copernico, il quale, dopo la prima connizione che ne ho havuto, l'ò estimato verissimo: et fa qualche anni che comprai un libreto fatto di un certo Della Galla([1]), dove pretende destrugere quella opinione, con titolo Delli phenomeni nel'orbe lunare, dove nomina la sua persona, per haverla già proposta in Roma; notai al margine la nullità di tutti li suoi argomenti, et queste note adesso le ho trovate conformi alla mente sua et alli suoi scritti, con sodisfattione mia grandissima d'esser convenuto nel'istesso parere d'un così grande suggetto come V. S. molto Ill.re, et con sicura confermatione della verità, la quale se ritrova sempre di quelli che la cercano senza passione o affettazione, come fanno quasi tutti che estimano meglio sostentar una falsità, benchè conosciuta, che lasciar l'opinione del suo maestro, et basta che riferiscano molti haver detto l'istessa cosa, senza veder si l'hanno detta vera, o almanco ricercata, ma tutti alla cieca vanno seguitando le opinioni che sono inveterate. Non si studia altro che offuscar li effetti naturali per farle convenire con la mente d'Aristotile, o dove non si puole, negano gli senzi (così facieva il Cremonino a Padoa), come si la natura fosse sforsata accomodarse a Aristotile et che la sua sola philosophia habbi questo privilegio sopra tutte le altre cose, di accomodarle et regerle, et che non sia licito alla natura produr qualche novità, si Aristotile non l'à scritta. Confesso la verità, che mi ricordo, dopo haver perso trei anni a studiar la philosophia sotto li Giesuiti, mi trovai tanto innorante et più confuso che prima; et crescendo il giudizio con li anni, ho conosciuto che tutte quelle philosophie di frati et Giesuiti et tali altri non sono che un zergo di parole inventate, atto a non sciogliere mai nissuna questione ni trovar nissuna verità: et in quelle dispute non vedo mai che l'un ni l'altro conchiuda niente, benchè la verità sia una; anzi dalle volte, con tante distinzioni che si fanno, se stravaga tanto, che si non s'ha la thesi scritta, non si saprà di che si parlava prima: tanta poca convenenza hanno queste deviazioni dal proposto. Et credo, questo difetto venire per non intenderse di che cosa si parla, per non havere bone definizioni et perchè non sono nissuni principii di discorso, nelli quali s'aquieti l'animo et donde si possa didurse et risolvere: et di quelli tre che Aristotile mete, non ho mai visto nissuna questione o didursi di qualcheduno o risolversi in qualcheduno. Et come sarebbe possibile; sì non si sap (sic) che cosa sianno? Ni anche lui istesso l'à mai saputo, poichè, essendose assai decervelato a cercar la sua definizione, dice che non è ni questo ni quello, et poi quasi niente: la forma depende della materia, la privatione non è niente, donche tutti li principii naturali sono quasi niente. Me stupisco come è possibile che si stia tanto in questa ignoranza. Il mondo haverebbe un grandissimo obligo a V. S., si volesse mettere la mano a ristorare questa sienza; et estimo che nissun altro che viva lo possa fare come lei. Quanto a me, dico sinceramente che di tutti li scritti antiqui et moderni che lezo, non trovo nissuni che sianno tanto pieni, anzi sianno tutti cossì soda et profonda dottrina, come li suoi. Godo, sono rapito a vederle et gustarle. Me permetta proponere alcuni altri dubii, chè di altro non spero poter sapere la verità.

Li altri principii, cioè elementi di compositione, le mettono quatro soli, perchè non sono altri moti semplici che il in su et il in giù et il circolar, et questi sono il grave et il leve et duoi nel meso. Ma fin adesso non so quali sianno li gravi ni leggieri; perchè tanto l'aria va in fondo d'un profondissimo pozzo, come in cima d'una alta torre, senza alzar niente l'aqua, benchè scaturiente; et l'aqua sta in fundo d'un pozzo, senza venir su la superficie della terra, senza violenza; il fuoco viene anche in giù, come le trabi ardenti et altri meteori. Si se dice che è per rispetto de l'essalazione terrea, ma perchè è stata elevata, o perchè non casca avanti che infiammarse? anzi doverebbe andar più in su per il fuoco predominante, o per haver aquistato quel novo grado di levità.

Dipoi falsamente di questo moto in su et in giù si arguisce la compositione delli corpi; perchè, come vol Aristotile, ogni alteratione o corruttione si fa di un contrario in un altro contrario, et delli contrarii sono contrarii moti; donche seguirebbe, quando si corrompe la carne d'un huomo, la quale ha il moto in giù, doverebbono nascere auzelli di paradiso, che vadino sempre in su: overo la corruttione non si farà di contrario in contrario, o di contrarii non saranno contrarii moti.

Si fosse vero che li corpi semplici se movessero di moto semplice, cioè retto o circolare, il sole, il quale estimano semplicissimo, sarà composto, perchè si move per una helica attorno la sphera, lo qual anche se varia per la eccentricità; et anche più saranno composti li altri pianete, che si movono per linee più irregolari, per il moto del'epicyclo et delli deferenti o eccentrici. Era bene più ragionevole estimar la stella della Cassiopeia semplice che un cometa, poichè s'è mossa semplicemente come le fisse.

Quanto a me, estimo, come V. S. molto Ill.re, che il grave et leve sia una subordinatione naturale di tutte le parti et un consensso di unirse et concentrarse a far il tutto con quella dispositione conveniente; come nel corpo humano le ungie et capelli sono sempre li estremi; la pelle, esteriore alla carne; le parti nobili, coperte delle altre: et quella ordinazione delle parti del corpo humano, delli arbori, delle piante, è molto simile a quella del tutto, benchè con diversa maniera. Si se fa un taglio a un arbero, la scorsa si fa sopra la pelle alla cicatrice, senza grave ni leve. Poichè si vol dar tal nome, estimo che tutte le cose possono dirse gravi, ma manco le une delle altre, perchè nissun può determinare fin dove sia il grave et fin dove sia il leve, et dove comincia l'ingiù et dove principia l'insù. Questa difficultà è simile a quella del caldo et del freddo, che è un progresso dal manco et manco caldo fin alla privatione d'ogni caldo, si puol esser: et in questa estenzione sono infiniti gradi, li quali non hanno nissuna determinazione nelli suoi mèsi, dove si deva finir un contrario et cominciar un altro; et così di tutti li altri elementi. Et di là mi par molto mal fondata la opinione di quatro elementi, li quali estimo infiniti, non essendo nissuna mesana determinazione fra gli estremi: et questo mi par esser anche necessario nelle qualità, che siano infinite: tanto mi sotisfava che portassero per ragione, perchè quatro elementi fanno sei combinazioni, che è numero perfetto et contiene tutte le consonanze musicali, come quelle che allegano.

Un'altra assurdità quasi ridicolosa, di metter il quarto elemento del fuoco, superiore a tutti, puro, semplice, senza attione, senza comunicar il suo calore, senza colore. Le tre altri, che vediamo, che tochiamo (si elementi se debbono dire), sono composti impuri; et a quello che non sapiamo ni anche si sia, li diamo tutti li attributi di perfettione, senza nissuna ragione, nissun indizio. Questo mi fa sovenire, che pescando li tóni, si qualcheduno della rete soto l'aqua, si affermava iusto di quanto peso era; et di quelli che eranno in terra, che si manegiavano, nissun lo sapeva ni anche a vinti lire presso. Ho considerato che cosa poteva esser quel'elemento del fuoco: non me sono potuto imaginar altro che qualche buona aqua di vita, la quale da su posta va in su, è calda in potenza et non è calda al tatto, ni manco brusa quel che toca, non ha colore, è transparente. Caprici, fantesie! Credo veramente che non sia altro che un'aria, o tal altro nome si dia, molto puro et trasparente, non fuoco ni aqua ni altra cosa che serva alla compositione di corpi.

Di poi, questi elementi, secondo loro, non sono altro che alcune qualità con qualche materia imaginata (la qual estime inutile et non esser), quatre in numero, delle quali è impossibile che se componghino tutte le altre seconde qualità, le quali sono infinite, almanco moltissime: perchè, per essempio, siano l'amaro et il dolce composti del caldo et humido, et che il caldo intenso et l'humido remisso facia l'amaro, et il humido intenso et il caldo remisso facia il dolce; l'amaro ha infiniti gradi, perchè si trova et più et più amaro in infinito; donche è bisogno che tutta l'estenzione del caldo intenso et del'humido remisso più et meno facia l'estenzione del'amaro, et così del dolce; donche non potranno esser altre che sei qualità seconde, poichè non possono esser che sei combinazioni. Che si se dice che l'estensione del più caldo et del poco humido fa diverse qualità, donche saranno tutte terminate nella sua estenzione; et io domando fin a qual grado tale qualità, et quale segue poi fin a tal altro.

Non posso anche consentir a creder che l'aria sia calda, come se dice, perchè veddo che ogni volta che non è scaldata dal sole o altro, torna fredda, come la notte, l'inverno et verso li poli. Et male se risponde che sono li vapori che la rinfredano, perchè è impossibile che siano elevati, si non sono scaldati; et come daranno più fredo che non hanno in sè? et essendo pochissimi, come potranno rinfredar quella vastità del'aria? Una nugoleta calda, in tempo d'estate, rinfrederà tutta l'aria talmente, che li darà la virtù d'aggiaciarla sè stessa? Et quelli vapori che fanno la grandine, portati dal vento, in poca quantità, rincontrando continuamente nova aria calda, di chi riceveranno tanto freddo? Nelle cime delle montagne, nelli più sereni tempi et privi d'ogni vapore, sono fredi insuportabili: chi causa quelli freddi?

Non la tediarò di tante altre proposizioni, della verità delle quali dubito assai; anzi dirò che poca certezza trovo in tutte quelle che non sono fondate sopra le dimostrationi mathematiche o che non se verificano per li sensi. Le lasciarò a un'altra volta, per proporli duoi a terei (sic) altri dubii.

Prima, del scagliamento delli edifizii, mettendo il moto della terra, tratto di quello della rota. Benchè la ragione della vicinità della tangente alla superficie nel principio del'angolo, minore da qual si voglia tempo della caduta del grave, sia sottilissima, pare che si conceda quel che non si deve. Si può dire che quel essempio della rota non conchiuda niente per due disparità: l'una, che l'aria non si move con la rota, et sì bene con la terra; l'altra, che la pietra non pesa per tutto su la rota, come fa sopra la terra: et estimo che la ragione del scagliamento venga simplicemente del rincontro del'aria opposta, che si fa ordinariamente nella sommità della rota et dove la tangente comincia a inclinarse verso l'orizontale, che è dove il grave comincia a manco et manco pesar sopra la rota, perchè nel'altra quarta va pesando di più in più fin a quella sommità; et quella resistenza non si trova nella terra; donche li edifizii non scagliaranno, non trovando resistenza et pesando sempre egualmente sopra la superficie. Si se dicesse che questo non impedisce che la terra con la sua velocità non imprimi qualche moto o spinta alle cose che li sono di sopra, come fa la rota, dico assolutamente di no; perchè, benchè la pietra scagli, non camina fuora più velocemente che la rota, la quale non può imprimere più velocità che ella ha in sè stessa, ma che per l'aria intermesa si fa una separazione della piera et della rota: et chi concedesse l'impressione d'una più grande velocità, seguirebbe che una palla sopra qualche superficie piana (voglio dir eguale circolare) della terra anderebbe rodolando inanzi senza separarse, o almeno si revolverebbe in sè stessa, per toccarse duoi cerchi. Ma si la terra et li edifizii vanno d'una istessa velocità insieme con l'aria, non sarà nissuna ragione di scagliamento.

Che ogni corpo in istato di quiete et mobile passi per tutti li gradi di tardità avanti che aquistar la velocità, lo credo di quelli che vanno al suo tutto; ma mi pare che, per essempio, una sosta habbia più velocità nel principio del moto che nel fine. La ragione è, perchè si se alsa manco, à manco forza et manco velocità; donche, alsandola più, si aggionge forza et velocità; et come questa forza nel'alsarla è l'ultima, cossì nel sbassarse o distenderse è la prima. Si se dice che una sosta tesa non romperà una noce che li sarà sotto et la tochi, ma bene si è un poco discosta, risponderò che questo non proviene della velocità, ma di non poter imprimere essa sua velocità o forza; come un archibugio curto et un longo, carghi d'un'istessa quantità di polvere, la palla del longo va più longe, perchè il fuoco ha più tempo d'imprimere la sua violenza; ma l'una et l'altra con più velocità al principio che al fine. Ho visto anche alcuni tiri d'artiglieria passar botte piene di terra, poste l'una sopra l'altra, senza moverle niente, li quali con poca spinta fossero cascate; ma li tiri che venivano di lontano le facievano cascare: che mostra che la velocità et forza del tiro vicino separava così prontamente l'unione delle parti del continuo, che il resto del corpo non se ne sentiva niente, et al contrario di tiri lontani. Et questo non è bisogno confermare con altre isperienze, che li tiri delli progietti et delle soste non sianno più veloci nel principio che nel fine.

Bellissima mi è parsa quella speculazione che li cadenti si movono obliquamente; ma per più facile intelligenza volrei far differenza del moto alla lazione, et dire che le fabriche, arbori, non si movono, ma sono portati: poichè il moverse localmente è cangiar di loco; ma il luoco è il prossimo ambiente immobile (direi anche notabile); donche quello che non cambia la positione al rispetto del prossimo ambiente, non deve dirse movere; et il comune modo di parlare è di denotar il loco per il prossimo ambiente notabile, come il campanile di Sant Marco è nella piazza di Sant Marco, e non si dirà in Lombardia ni in Europa; et così delle altre cose. Di poi è molto difficile di aquietarsi dicendo che una cosa, movendosi per una linea retta, o al longo d'una linea retta, se mova obliquamente, et che l'inchiostro spanto contra un muro descrivi una linea retta, movendosi obliquamente. È vero che in relazione al più lontano ambiente immobile questo accade; ma mi pare più facile, et più conveniente al comune uso di parlare, di dire che queste cose si movino rettamente: et più facilmente s'intenderà, quando se dirà non moverse li edifizii, ma esser portati, come un colo di seda non si move, benchè sia portato della nave, et lasciar alla natura almanco questa quiete, perchè estimo che del moto d'alterazione si movino continuamente tutte le sue parti, con l'incorruttibilità del tutto, per causa delli altri moventi, finchè si divenghi a qualche causa prima immobile; chi non volesse mettere inclinazione propria et primaria a tutte le cose di moverse sè stesse, et quello sarebbe quel che si chiama materia prima.

La supplico me dechiarisca una difficoltà che ho sopra la diversità del'horizonte della terra nel'orbe magno con il vero horizonte; la qual trovo minuti 15 et secondi 55 in circa, mettendo il diametro del'orbe magno 1208 semidiametri della terra et la distanza delle fisse 2160 semidiametri del'orbe magno, che sono 2610488 semidiametri della terra, et altri 15 minuti, 55 secondi, del'altra parte, che saranno minuti 31 et secondi 50 di differenza del'hemispherio visto dal non visto: cioè, verso il punto della mesa notte si vederà manco, perchè il piano del'horizonte tocca solamente l'orbe magno, anzi la superficie della terra, talmente che tutto l'orbe magno resti sotto (intendo della parte del centro o del sole) col semidiametro della terra, et a meso dì si vederà più, perchè l'istesso piano del'horizonte tocca la superficie della terra, lasciando tutto l'orbe magno visto, manco il semidiametro della terra; nel levar et tramontar tagliarà quasi meso l'orbe magno, et passerà per il centro del sole o del mondo, eccetto l'istesso semidiametro della terra, che è niente. Non so si dico qualche estraproposito. Si è così, et che le apparenze lo mostrino, sarebbe un forte argomento per probar il sito et il moto della terra.

Un'altra: che faciendo mover il sole, è bisogno che se movi per spirali attorno la sphera; ma la terra nel suo moto diurno descrive sempre l'istesso circolo, il piano del quale taglia ad angoli istessi il piano del'eclyttica: et questo è quello che mi è parso il più difficile, non potendo mostrarse chiaramente in figura che la terra havendo sempre il suo asse parallelo a sè stesso, facia la diversità di giorni. Ma facilmente potrà esser imaginato a chi metterà una palla sopra una candela, mentre che la linea che viene dal centro della palla alla candela sarà perpendicolare al'asse; et che ella si rivolva così, s'illuminarà tutta in una revoluzione: ma si se discosta 23 gradi d'una banda o dal'altra, tenendo sempre l'asse nel'istessa posizione, si vederà che, rivolvendo così la palla, alcune parti, come quelle del polo et 23 gradi attorno, che risguardano la candela, saranno illuminate, et le contrarie oscurate; et secondo che si slontanaranno della lume, haveranno portione di circolo minore illuminato et magiore oscurata, et al contrario le altre, fin che si venga al circolo mesano, che è il magior della revoluzione, cioè l'equinoziale. La prego mi favorisca dirme si è cossi.

Tutto il resto mi è parso facile. Non ho ancora visto nissuna sphera fatta sopra questo sistema, ni manco ho trovato nissuno che lo sapesse bene: et veramente trovo assai difficile a capirlo dal discorso et dalle figure semplici, chi non applica fortemente l'imaginazione; et nientedimeno tutti vogliono parlar contra, senza sapere ni la positione, ni il modo, ni altra cognizione che una semplice idea che la terra si move. Et veramente tutti li argomenti contrarii sono schiocheze importune: nissuno mostra qualche disordine che succeda di là, contrario alli phenomeni, forse perchè non sanno; et questi sono li più ostinati, perchè o non vogliono o non possono capir le ragioni della verità et la facilità con la quale la natura agisse, movendo tutti questi corpi. Voglio fare una sphera di cartone o d'altra materia di questo sistema, si so farla et si ho tempo, il quale mi è levato per le continue occupationi che ho in questa Republica, nel'impiego sopra le fortificationi et sopra le aque: potrà giudicarlo per li viaggi che ho fatti questo anno passato. D'Istria, dove era a far fabricar un forte, fui chiamato a Venetia; di là rimandato in Istria, Dalmatia et Sclavonia; richiamato a Venetia, fui mandato sopra li confini del Papa a riconoscerle; et fatta la relazione a Venetia, rimandato a far fabricar un forte dove era stato; subito dipoi andai per li confini del Ferrarese et Mantoano, et dopo esser ritornato a Venetia fui rimandato a Mantoa, et di novo di Venetia andai in Istria, d'Istria qua, et di qua alli confini del Papa et sopra il Po. Confidano tutte queste operazioni più presto al mio affetto che alla mia capacità. Dico questo a V. S. molto Ill.re, perchè non trovi stragno un così mal composto discorso et le ragioni mal ordinate et forse molti errori miei. Veramente scrivo tutto questo, secondo che me detta l'animo, per non haver tempo a premeditarlo attentamente; però me scuserà, non di presuntione, ma d'importunità, il mio fine non essendo altro si no che la mia ignoranza ricevi qualche lume della sua dottrina, la quale nella sua persona riverisco, ammiro: et mentre che mi permetterà conferir con lei con qualche lettre, poichè non posso in voce, mi sarà favore singolarissimo, perchè tutto il mio desiderio, il mio gusto, non è altro che d'imparare; et dico in verità che in un foglio delli suoi scritti imparo più che a leggere altri volumi intieri. Dio voglia conservarla longamente, che potiamo godere di molte cose sue, et io servirla con quel sincero affetto che m'offerisco.

 

Di V. S. molto Ill.re

Di Venetia, il 4 Genaro 1633.

 

Devotissimo Servitore

Antonio De Ville, Cavaliere francese.

 

La volrei supplicare che mi favorisce d'uno delli suoi trattati delle cose che vanno a galla, perchè qua in Venetia non l'ò potuto trovare. Me scusi si alla prima sono così sfassato. Sono allogiato a S.t Gioan in Bragola, al Ponte di Corasseri, in casa del S.r Martin francese.

 

 

 

2378**.

 

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].

Pisa, 4 gennaio 1633.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3523 (non cartolata). – Minuta non autografa.

 

S.r Balì Cioli.

Al S.r Amb.re Niccolini.

Di Pisa, 4 Genn.o 1633 a N.te

 

Io non potetti sabato sera accusare a V. E. la ricevuta delle sue de' 26([2]) del passato, perchè comparsero a Livorno doppo ch'io havevo spedito a Fiorenza i dispacci....

Io ho dato parte con lettere al S.r Galileo di quel che V. E. scrive con le suddette; ma se egli realmente sta male, con polso intermittente, io non so come potrà mettersi in viaggio a manifesto pericolo, non parendo che a questo arrivi il merito della obbedienza. Et S. A. sente dispiacere infinito della mortificazione del Padre Maestro del Sacro Palazzo, considerando che patisce per haver voluto dar gusto a S. A.....

 

 

 

2379.

 

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.

Roma, 7 gennaio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 82. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo

 

Non ho mai hauto dubbio che V. S. molto Ill.re non fosse per mettersi in viaggio per venire a Roma, ancora con evidente pericolo della vita, per obedire a' superiori. Dio benedetto l'aiutarà sempre; e li torno a replicare che la sua innocenza e valore, stante la inviolata giustizia di questo S.o Tribunale, superarà questo apparente travaglio.

Non manco con l'Ecc.mo Sig.r Ambasciatore fare tutto quello che posso pensare che sia di servizio suo. Ho inteso da buona parte che l'Emin.mo Sig.r Card.l Padrone la compatisce, e così fanno una gran partita di huomini da bene e intelligenti. Se V. S. verrà, io la servirò sempre con tutto il cuore, e prego Dio li conceda sanità di poter fare il viaggio felicemente.

 

Roma, il 7 di Gen.o 1633.

Di V. S. molto Ill.re

 

 

Ho scritto questa sera a Mons.r Ciampoli e fattoli riverenza in nome di V. S., e datoli nova che lei lo vole andare a visitare. Mi ha comandato che io baci le mani caramente al nostro Socrate perseguitato.

 

 

S.r Gal.o

Aff.mo Devotiss.o et Oblig.mo Ser.re e Dis.lo

Don Bened.o Castelli.

 

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re Sig.r mio e P.ron Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, primo Fil.o di S. A. S.ma

Fiorenza.

 

 

 

2380*.

 

CLEMENTE EGIDII ad ANTONIO BARBERINI in Roma.

Firenze, 8 gennaio 1633.

 

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 29). [Edizione Nazionale].

 

 

 

2381*

 

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO [in Firenze].

Roma, 9 gennaio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 84. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill. Sig.r mio Oss.mo

 

Io potrò far con questa poco altro che accusar a V. S. la ricevuta della sua lettera dell'ultimo del passato, perchè l'occupattioni, maggiori del solito, di questi giorni non hanno permesso di potersi trattar con Mons.r Boccabella, per sentir se è capitata la attestattione de' medici, e se con essa questi Signori, o, per dir meglio, S. S., moderi il rigore e la risoluttione del suo venir qua. Son ben sicuro che se Monsignor medesimo havrà campo di servir a V. S. e vorrà corrisponder co' fatti alle parole, come spero dall'haver mostrato evidentemente di compatirla, che V. S. può haver qualche speranza di proroga: ma intanto potrebbe anch'essere che di qua si fusse risposto qualche cosa al Padre Inquisitore che lo dovrà participar a V. S. Alla quale desiderando estremamente in questo interesse, et in ogn'altro, ogni maggior satisfattione e contentezza, le bacio le mani.

 

Roma, 9 Genn.o 1633.

Di V. S. molto Ill.

S.r Galilei.

Aff.mo Ser.re

Franc.o Niccolini.

 

 

 

2382.

 

ANDREA CIOLI a GALILEO in Firenze.

Pisa, 11 gennaio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 85. – Di mano di Geri Bocchineri; autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

M'incresce sommamente che V. S. habbia havuto nuova rigorosa intimatione di partire subito per Roma, per il pericolo a che si espone la sua vita, in riguardo delle indispositioni grandi in che ella si trova, nella presente stagione d'inverno et nella grave età in che parimente ella si trova; et S. A. ancora, a chi io ho fatto sentire la lettera di V. S., la compatisce: ma convenendo finalmente obbedire a' tribunali maggiori, dispiace a S. A. di non poter fare che V. S. non vada. Ma forse la sua prontezza in obbedire et la rettitudine della sua mente, con la sua presenza, reconcilieranno a favor suo quegli animi che paiono sollevati contro di lei. Così desidera S. A. per l'amore et per la stima che le porta. Et aciochè V. S. possa caminare commodamente, si compiace l'A. S. di farle dare una delle sue lettighe, con un lettighiero discreto, chè così si ordina al S.r Maiordomo; et anche si contenta che ella vadia a posarsi in casa del S.r Amb.re Niccolini, presupponendo che dentro al termine d'un mese ell'habbia a esser licenziata. Vadia dunque V. S. a buon viaggio, chè tale le viene bramato da S. A. et pregato da me; et scriva et comandi, dovunque ella si trovi. Et le bacio le mani.

 

Di Pisa, XI Genn.o 1633 a Nat.e

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

S.r Galileo.

Ser.re Aff.mo

And. Cioli.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Il Sig.re Galileo Galilei.

Fiorenza.

 

 

 

2383.

 

GERI BOCCHINERI a GALILEO [in Firenze].

Pisa, 12 gennaio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 87. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Io risposi hiersera l'altra alla lettera di V. S. con più tenerezza che non conveniva a huomo forte et prudente com'ella è; ma essendo ella anche senza colpa, o più tosto con merito, noi dobbiamo confidare in Dio, che finalmente è quello che governa il mondo, che la gita di V. S. a Roma habbia a riuscirle di accrescimento di reputatione, perchè con la sua presenza et col suo sapere saprà bene V. S. svelare la mente a chi l'havesse un po' offuscata; et la sua obbedienza nell'andare, senza guardare a indispositioni, a età et a stagione, le purgherà la contumacia in che V. S. fusse incorsa. Così pare anche a S. A., doppo haver sentite tutte le lettere che V. S. ha scritte al S.r Balì([3]) et a me. Ricordisi ch'ell'ha saputo uscire di laberinti maggiori, et la sua virtù col tempo si è andata sempre più raffinando. V. S. comparirà in Roma con le solite honorevolezze di lettiga et di alloggio a spese di S. A., et queste ancora le faranno conservare la stima ch'ella si è guadagnata. Pare in somma all'A. S., che V. S. megliori le sue conditioni col mettersi quanto prima in viaggio. Il S.r Ambasciatore l'assisterà et favorirà quanto sarà necessario; et però non dubiti che il diavolo non è molte volte brutto come si dipigne. V. S. ha tanta amabilità et sapere nelle sue parole, che confido che il Papa stesso si habbia a placare, et che non le habbia in ciò da mancare la intercessione del S.r Card.le Barberino.

Della sua posata in Siena, caso che le ne venisse il bisogno, S. A. non ha risposto altro, et crede che V. S. potrà francamente seguitare il viaggio; ma io, per tutti i casi, le mando l'aggiunta, che si è compiaciuto il S.r Balì di scrivere al S.r Depositario Quaratesi([4]), che è uno dei SS.ri Governanti di Siena, et è il primo: et io aggiungo et ricordo a V. S., che il S.r Ambasciatore scrisse che se ella, doppo essersi messa in viaggio, non potesse, aggravata dal male, seguitarlo, allhora il suo indugio sarebbe meglio scusato; et per ogni accidente converrebbe farsene fare testimonianze et fedi da medici et da i Governanti del luogo dove fusse forzata V. S. a fermarsi.

Quanto al servitore, quel Matteo, che le propose Alessandro([5]), non può venire, perchè è obligato qui alla Segreteria, nella carestia massime che hora habbiamo di chi serva. Nel resto rimettendomi a quel che le risponde con l'alligata([6]) il S.r Balì, non le soggiugnerò altro, et le bacio di cuore le mani, pregandole felice viaggio.

 

Di Pisa, XII Gennaio 1633 a Nat.e

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

[S.]r Galileo.

Oblig.mo Ser.re et Parente

Geri Bocchineri.

 

 

 

2384.

 

GALILEO ad ELIA DIODATI [in Parigi].

Firenze, 15 gennaio 1633.

 

Bibl. Nazionale in Parigi. Collection Dupuy, vol. 663, car. 200. – Copia di mano di Pietro Dupuy, in capo alla quale si legge, della stessa mano: «Lettera del S.r Galileo Galilei alli SS.ri Diodati et Gassendi, de' Dialogi suoi etc. del moto della terra, 1633». Nella Biblioteca d'Inguimbert in Carpentras, Coll. Peiresc, Reg. XLI. II, car. 13-14, si ha un'altra copia sincrona di questa lettera. Esempliamo la nostra edizione sulla copia Parigina, che ci sembra complessivamente più corretta, migliorandola tuttavia in qualche particolare col sussidio dell'altra copia. Appiè di pagina indichiamo con P alcuni pochi luoghi dell'esemplare di Parigi nei quali ci siamo attenuti nel testo alla copia di Carpentras, e con C alcune lezioni di quest'ultima che ci parve, pur non accettandole, dover registrare.

 

Molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Colend.mo

 

Sono in obligo di rispondere a due lettere, una di V. S. e l'altra del S.re Pietro Gassendo([7]), scritte([8]) il 1° di Novembre passato, ma non pervenute([9]) a me se non dieci giorni sono: e perchè sono occupatissimo e travagliatissimo, vorrei che questa servisse per risposta ad amendue, come tra di loro amantissimi e che trattano nelle lettere loro l'istessa materia, cioè la ricevuta dei Dialogi miei, mandati ad amendue, e della vista che repentinamente gl'havevano data con applauso e approbatione; di che io le ringrazio e gliene resto con obligo, ma starò aspettando giuditio più critico e libero, dopo che l'haveranno riletto più posatamente, perchè temo che vi troveranno molte cose da impugnarsi.

Mi duole che i due libri del Morino([10]) e del Fromondo([11]) non mi sono pervenuti alle mani se non sei mesi dopo la pubblicatione del mio Dialogo, perchè havrei havuto occasione di dire molte cose in laude d'amendue, e anco fare qualche consideratione sopra qualche particolare, e principalmente uno nel Morino e un altro nel Fromondo. Nel Morino, resto maravigliato della stima veramente molto grande che egli fa della giudiciaria, e che ei pretenda con le conietture sue (che pur mi paiono assai incerte, per non dire incertissime) stabilire la certezza dell'astrologia: e mirabil cosa veramente sarà se con la sua acutezza collocherà nel seggio supremo delle scienze humane l'astrologia, come egli promette; e io con gran curiosità starò attendendo di vedere sì maravigliosa novità. Quanto al Fromondo (che pur si mostra huomo di grande ingegno), non havrei voluto ch'egli fosse incorso in quello che a me veramente par grave errore, benchè assai comune, cioè ch'egli, per confutare l'opinione del Copernico, prima cominciasse con punture di scherno e([12]) di derisione verso quelli che la tengono vera, e poi (che più mi pare inconveniente) volesse stabilirla principalmente con l'autorità delle Scritture, e finalmente condursi a dargli, per tal rispetto, titolo poco meno([13]) di heretica.

Che il tenere questo stile non sia laudabile, mi pare che assai chiaramente si possa provare. Imperochè se io domanderò al Fromondo di chi siano opera il sole, la luna, la terra, le stelle, le loro disposizioni e movimenti, penso che mi risponderà essere fatture di Dio; e domandato di chi sia dettatura la Scrittura Sacra, so che risponderà essere dello Spirito Santo, cioè parimente di Dio. Il mondo dunque son le opere, e la Scrittura son le parole, del medesimo Dio. Domandato poi se lo Spirito Santo sia mai usato nel suo parlare di pronuntiar parole molto contrarie, in aspetto, al vero, e fatto così per accommodarsi alla capacità del popolo, per lo più assai rozzo e incapace, son ben certo che mi risponderà, insieme con tutti i sacri([14]) scrittori, tale essere il costume della Scrittura, la quale in cento luoghi proferisce (per detto rispetto) propositioni, che prese nel puro senso delle parole sarebbero non pure heresie, ma bestemmie gravissime, facendo l'istesso Iddio soggetto all'ira, al pentimento, alla dimenticanza etc. Ma se io gli dimanderò se Iddio, per accommodarsi alla capacità e opinione del medesimo vulgo, ha mai usato di mutare le fatture sue, o pure se la natura, ministra d'Iddio inesorabile e immutabile alle opinioni e desiderii humani, ha conservato sempre e continua di mantener suo stile circa i movimenti, figura([15]) e dispositioni delle parti dell'universo, son certo che egli risponderà che la luna fu sempre sferica, sebene l'universale tenne gran tempo che ella fosse piana; et in somma dirà, nulla mutarsi giamai dalla natura per accommodare le fatture sue alla stima e opinione degl'huomini. E se così è, perchè doviamo noi (per venir in cognitione delle parti del mondo) cominciar la nostra investigazione dalla parola([16]) più tosto che dalle opere di Dio? è forse men nobile et eccellente l'operare che il parlare? Quando il Fromondo o altri havesse stabilito che il dir che la terra si muove fosse heresia, e che le dimostrationi, osservationi e necessarii rincontri mostrassero lei muoversi, in che intrigo havrebbe egli posto sè stesso e Santa Chiesa? Ma, per l'opposito, lasciando il secondo luogo alla Scrittura, quando le opere si mostrino con necessità esser diverse da quello che suonan le parole, ciò nulla pregiudica alla Scrittura, la quale se per accommodarsi alla capacità dell'universale ha molte volte attribuito all'istesso Dio conditioni falsissime, perchè vorremo noi che parlando di sole o di terra si sia contenuta sotto sì stretta legge, che, posta da banda l'incapacità del vulgo, non habbia voluto attribuire a tali creature accidenti contrarii a quelli che sono in effetto? Quando sia vero che il moto sia della terra e la quiete del sole, nissun detrimento patisce la Scrittura, la quale dice quello che apparisce alla moltitudine popolare.

Io scrissi molti anni sono, nel principio de' rumori che si mossero contro al Copernico, una assai lunga([17]) scrittura([18]), mostrando, con autorità assai de' Padri, quanto sia grande abuso il volere, in questioni naturali, valersi tanto delle Scritture Sacre, e come ottimo consiglio sarebbe il prohibire che in tali dispute non si impegnassero le Scritture; e quando io sia meno travagliato, ne manderò una copia a V. S.: e dico meno travagliato, perchè hora sono in procinto d'andare a Roma, chiamato dal Santo Officio, il quale ha già sospeso il mio Dialogo; e da buona banda intendo, i Padri Giesuiti haver fatto impressioni in teste principalissime, che tal mio libro è esecrando e più pernitioso per Santa Chiesa che le scritture di Lutero e di Calvino: e per ciò tengo per fermo che sarà prohibito, nonostante che per ottenerne la licenza io andassi in persona a Roma, e lo consegnassi in mano del Maestro del Sacro Palazzo, che lo vidde minutissimamente, mutando, aggiungendo e levando quanto piacque a lui, e dopo licentiato dette anco nuovo ordine che fosse riveduto qui, dove il rivisore, non trovando cosa alcuna da alterare, per segno d'haverlo diligentissimamente letto et esaminato, si ridusse a mutare alcune parole, come, verbi gratia, dire in molti luoghi universo in cambio di natura, titolo in cambio di attributo, ingegno sublime in luogo di divino, scusandosi meco con dire che prevedeva che io harei havuto che fare con nemici acerbissimi e persecutori arrabiatissimi, sì come è seguito. Il libraio([19]) che l'ha stampato, esclama che questa sospensione sin qui gli ha levato un guadagno di due mila scudi, che già oltre ai mille volumi che ne haveva stampati gli havrebbe dati tutti via, e ristampatine due volte tanti: et io, oltre gli altri disturbi, ne ricevo questo massimo, di non potere proseguire di apparecchiare altre mie opere, e in particolare quella del moto, per darle fuori in vita mia.

Ho letto con particolar gusto l'Esercitazione del S.r Pietro Gassendo contro alla Fluddiana([20]) filosofia, come anco l'Appendice delle osservazioni celesti([21]). Nè Mercurio nè Venere si potette osservare sotto il sole, per le pioggie; ma della piccolezza loro ne son sicuro gran tempo fa, e mi piace che il S.r Gassendo l'habbia in fatto trovata tale. V. S. mi faccia grazia d'accomunar questa con detto Signore, il quale affettuosamente saluto, come anco l'amico suo Rev. Padre Mersenno([22]); e a V. S. con tutto 'l cuore baccio le mani e prego felicità.

 

Di Firenze, li 15 di Gennaro 1633.

Di V. S. molto I.

 

Servitore Dev.mo e Obligatiss.mo

Galileo Galilei.

 

Al molto Ill.re S.re e Pad.ne Colend.mo

Il S.r Elia Diodati, e in assenza al S.re Pietro Gassendo.

 

 

 

2385.

 

GALILEO a [CARLO DE' MEDICI in Firenze].

Firenze, 15 gennaio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 83. – Autografa.

 

Emin.mo e Rev.mo Sig. Col.mo

 

Sono in procinto di mettermi in viaggio per Roma. So che l'Em.za Sua sa la causa di tal mossa; nè questa mia è per altro che per significarle il giorno della partita, che sarà il 20 stante, acciò, presentandosegli occasione di onorarmi di qualche suo comandamento, possa farmi un tanto favore. So appresso quanto ella compatiscie il mio infortunio, e come conosce l'iniquità de i miei persecutori; et in consequenza mi rendo sicuro che ella sentirà con piacere la mia discolpa, e se non il gastigo al meno la discoperta delle fraudi de' miei nimici. Prego genuflesso l'Emin.a Sua a continuarmi il suo benigno affetto e la sua protezzione, come sempre ha fatto, assicurandosi che protege l'innocenzia e che ne riceverà premio appresso Dio. E qui con humiltà l'inchino, e gli prego il colmo di felicità.

 

Di Firenze, li 15 di Gen.o 1633 a Nat.e

Di V. S. Emin.ma e Rev.ma

 

Hum.mo e Dev.mo Servo

Galileo Galilei.

 

 

 

2386**.

 

GIORGIO BOLOGNETTI a FRANCESCO BARBERINI in Roma.

Firenze, 15 gennaio 1633.

 

Arch. Vaticano. Cifre di Fiorenza, l'anno 1633; n.° 21, car. 9t. – Traduzione sincrona dell'originale in cifra.

 

Di Firenze, da Mons.r Vesc.o d'Ascoli di Puglia, Nuntio,

li 15 di Gennaro 1633. Deciferato li 21 detto

 

Mercordì prossimo, come dice questo P. Vicario del Sant'Offitio, se ne verrà a cotesta volta il Galileo, al quale, come intendo da un mio amico, il Granduca ha offerto una lettiga e che vada in casa di cotesto Amb.re Niccolino (sic) a smontare.

 

 

 

2387.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Livorno].

Roma, 15 gennaio 1633.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3353 (non cartolata). – Autografa la sottoscrizione.

 

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

 

Comparve alla Congregazione del S.to Offizio la fede della poca salute del S.r Galilei([23]); et io ho procurato d'intender da Mons.r Assessore se veniva approvata, come si poteva sperare, e se le sarebbe fatta grazia della proroga del suo rappresentarsi qua: et risponde confidentemente, che si fa poco caso della medesima fede, accennando, col girar del capo et anco in voce, che non sia piaciuta e che sia stata composta per farli servizio; e che non saprebbe dir altro se non che stimerebbe molto a proposito per il S.r Galilei, e di suo servizio, il risolversi di pigliarsi le comodità maggiori che possa, e di venire; perchè altrimenti dubita veramente di qualche stravagante risoluttione contro di lui. Il tacer tutto questo non mi par conveniente, e dall'altro canto non vorrei travagliar da vantaggio questo povero vecchio. Ho preso espediente di rappresentarlo a V. S. Ill.ma, perchè possa farle saper quel che più le parrà espediente, in quella maniera che stimerà più a proposito. E le bacio le mani.

 

Di Roma, 15 Genn.o 1633.

Di V. S. Ill.ma

S.r Balì Cioli.

Obl.mo Ser.re

Franc.o Niccolini.

 

 

 

2388**.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Livorno].

Roma, 15 gennaio 1633.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3353 (non cartolata). – Autografa la sottoscrizione.

 

.... Quanto al quadro che il Sig. Card.l Ludovisi([24]) ha lasciato al Sig.r Card.l padrone([25]), come V. S. Ill.ma puol vedere dalla copia del testamento inviatole, dev'esser, par a me, a elettione di S. Em.za; e per questo stimo necessario che l'Em.za S. dia qui la facoltà, con sua lettera almeno, a qualch'uno di poterlo eleggere et anche farne quietanza, bisognando, perchè allhora si potranno andar qui a trovar i ministri del Sig.r Principe di Venosa et andar una mattina dove sono le sue pitture e farne la scelta([26])....

 

 

 

2389*.

 

GIULIANO DE' MEDICI a GALILEO [in Firenze].

Livorno, 19 gennaio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 209. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r Oss.mo

 

Ringrazio infinitamente V. S. della parte che m'ha voluto dare della sua andata a Roma, dove spero che riceverà ogni sodisfazione: et intanto gl'auguro dal Signor Dio buonissimo viaggio e felice ritorno, con pregarla che da ogni luogo mi voglia inviare qualche occasione di poter servir sempre a V. S. Alla quale bacio le mani, e prego dal Signor Dio ogni felicità.

 

Di Livorno, a' 19 di Gennaio 1632([27]).

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

S.r Galileo Galilei.

Aff.mo Ser.re

Giul.o, Arciv.o di Pisa.

 

 

 

2390*.

 

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].

[Livorno], 21 gennaio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 111. – Minuta non autografa.

 

.... Il povero Sig.r Galileo si è finalmente incamminato a cotesta volta; et se V. S. potesse mandargli per la strada qualche lume di consolazione, con dirgli almeno che venga allegramente, chè non sarà messo prigione, si diminuirebbe in noi il timore che habbiamo della sua salute, perchè la verità dev'essere ch'egli è partito col male addosso: et però S. A. gli ha fatto dare una buona lettiga della Ser.ma Casa, et ordinato a V. E. di riceverlo et spesarlo.

A lui credo che il Sig.r Card.le padrone ordinerà di eleggere il quadro del lascito del Sig.r Card.le Lodovisio([28])....

 

 

 

2391*.

 

GIORGIO BOLOGNETTI a FRANCESCO BARBERINI in Roma.

Firenze, 22 gennaio 1633.

 

Arch. Vaticano. Cifre di Fiorenza, l'anno 1633; n.° 21, car. 11r. – Traduzione sincrona dell'originale in cifra.

 

Di Firenze, da Mons.r Vesc. d'Ascoli, Nuntio,

li 22 di Gennaro 1633. Deciferato li 29 detto.

 

Mons. Baffati fu l'altro giorno da me; et havendolo io di nuovo persuaso, anco con l'esempio del Galileo che era partito per Roma, a sollecitare di dar la sicurtà appuntata per l'Alidosio([29]), affine si potesse quanto prima trasmettere costì, è restato di farlo in ogni maniera nel ritorno del Granduca, che si aspetta ogni giorno, dicendo esser con S. A. che la deve dare, benchè non mi habbia voluto dire il nome; e dove prima si dichiarava, voler procurar qua, in quel modo che poteva, che la causa di esso si terminasse qui, hora mi afferma esser per cooperare si eseguiscano gli ordini della Sac. Congregazione nella trasmissione di lui: il che si procurerà si effettui subito tornato il Granduca.

 

 

 

2392*.

 

CLEMENTE EGIDII ad ANTONIO BARBERINI in Roma.

Firenze, 22 gennaio 1633.

 

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 30) [Edizione Nazionale].

 

 

 

2393**.

 

SEBASTIANO VENIER a GALILEO [in Firenze].

Venezia, 23 gennaio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 9. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r

 

Hebbi già colle cortesissime lettere di V. S. Ecc.ma il favore del suo Dialogo, che ultimamente haveva dato alla luce. L'ho aggradito quanto si deve; et havendone letto qualche parte, secondo che mi hanno permesso le mie occupationi, benchè non mi conosca atto a farne giuditio, l'ho ritrovato degno parto della sua grand'intelligenza, il che veggo esser confirmato pienamente dal giuditio di quelli che l'han letto e per la loro intelligentia meritano fede e credito. La memoria del già S.r Gio. Francesco Sagredo mi sta fissa nell'animo de continuo. Io ero tanto seco congionto quant'ella sa, onde devo restar a lei con grand'obligo dell'honore che ha voluto far al nome di lui, del quale n'è certo molto ben degno.

Io la compiacerei del mio retratto([30]), quando l'havessi permesso ad altri che me l'han richiesto. Non mi par di essere nel numero di quelli che habbino a restar retratti.

Sia certa V. S. Ecc.ma ch'io continuo a far di lei quella stima che molto ben si merita, come continuo anco in desiderio di potermi adoperare in suo servitio. La prego ad iscusarmi della dilatione del presente uffitio, causata da diversi accidenti et mie occupationi, colla confidenza però sempre della sua gentilezza et cortesia. Con che, pregandola a valersi di me con ogni maggior confidenza sempre, l'auguro molt'anni colmi di tutte le maggiori prosperità.

 

Di Venetia, a' 23 Genaro 1632([31]).

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ecc.mo S.r Galileo Galilei.

Ser.r di core

Sebast.o Veniero.

 

 

 

2394**.

 

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Roma].

Pisa, 24 gennaio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 93. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Intendo che V. S. è già partita per Roma; aspetto di sentire ch'ella vi sia giunta a salvamento, come ne prego Dio.

Il S.r Cardinale([32]) ha soscritta la lettera per il Padre Generale de' Cappuccini([33]) molto volentieri, et volentierissimo vi ha di suo pugno aggiunto li 2 versi che V. S. desiderava; et Alessandro([34]) gliela dovrà mandare con questo medesimo ordinario di Milano, inviandogliela io acciò vi metta il sigillo.

V. S. dia nuove di sè. Noi siamo questa sera tornati da Livorno, et sabato prossimo saremo in Fiorenza, per tornar qua di nuovo a quaresima. Et a V. S. bacio le mani.

 

Di Pisa, XXIIII Genn.o 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

Aff.mo et Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

 

 

2395.

 

ALESSANDRO BOCCHINERI a GALILEO [in Acquapendente].

Firenze, 27 gennaio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 94. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

 

Ricevei la lettera di V. S. scritta di Siena, et la mandai subito alle sue Monachine, rallegrandomi con loro del principio di buon viaggio ch'ella haveva goduto. Così voglio credere che V. S. l'habbia proseguito, et che all'arrivo di questa mia a Roma, ella ancora vi sia sopragiunta, o sia per sopragiugnervi di momento.

In conformità dell'appuntamento con V. S., distesi la lettera per il S.r Card.l padrone([35]) al Padre Generale de' Cappuccini([36]); et S. Em.za non solo si è compiaciuta di firmarla, ma vi ha anco con molta prontezza aggiunto quei due versi di suo pugno, come ella potrà vedere, havendo questa et un'altra per il Padre compagno del Generale lasciate col sigillo volante. Et perchè il pieghetto le capiti in propria mano, lo invio al S.r Pietro Lagi, servitore del S.r Cardinale et mio amicissimo. Et non havendo che più soggiugnerle bacio a V. S. cordialmente le mani.

 

Da Firenze, 27 Genn.o 1632 ab Inc.e

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

 

Mi ero scordato che S. Em.za mi ha comandato ch'io la ringrazi per sua parte dell'offitio ch'ella ha passato seco nella sua partenza([37]).

 

 

[...].r Galileo Galilei.

Aff.mo Ser.re e Parente

Alessandro Bocchineri.

 

 

 

2396*.

 

ALESSANDRO BOCCHINERI a GALILEO in Acquapendente.

Firenze, 29 gennaio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 15. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

 

La seconda lettera che ho ricevuta di V. S. ci ha rallegrato nel sentire il suo felice arrivo a' confini, ma disgustato poi in sentire l'infelice luogo nel quale doverrà ella trattenersi, et come non vi erano ancora arrivati gl'ordini di Roma per il suo ingresso nello Stato della Chiesa, il che vogliamo poi credere che non sieno per tardare. Ho fatto vedere anco la detta seconda lettera alle sue Monachine, et fattomela restituire per poterla participare a gl'amici che mi domandassino di V. S., et inviarla poi al S.r Vincenzo([38]).

Io ho già inviato a Roma([39]), in mano del S.r Pietro Lagi, un pieghetto per V. S., dentro al quale sono quelle lettere per il Generale de' Cappuccini([40]) e suo compagno; et ambedue sono col sigillo volante, acciò ella ne possa vedere il contenuto, et 4 versi di proprio pugno del S.r Card.l padrone([41]).

La Corte è tornata questa sera, con buona salute di tutti, et Geri mio fratello le bacia le mani, havendogli scritto a Roma; et io invio questa alla volta di Acquapendente, ancorchè stia con qualche timore che là gli sia per pervenire. Ho caro che Marsilio le dia sodisfazione, et V. S. mi faccia favore di salutarlo in nome mio, con darli nuova della buona salute di tutti i suoi. Et a V. S. faccio reverenza.

 

Da Firenze, 29 Genn.o 1632 ab Inc.e

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

S.r Galileo Galilei.

Aff.mo Ser.re e Parente

Aless.ro Bocchineri.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Acquapend.te per Ponte a Centina,

a far la quarantena.

 

 

 

2397**.

 

GIO. BATTISTA LANDINI a CESARE MARSILI in Bologna.

Firenze, 29 gennaio 1633.

 

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n.° 1688. – Autografa.

 

Ill.mo Sig.re salute.

 

Con questa vengo a pregare V. S. Ill.ma a volermi far gratia di voler fare opera che dal Mag.co Vincenzio Cozzi sia pagato, chè devo aver di resto da lui, per conto di libri mandatogli del Sig.re Gallileo, pauli 125, che a persuazione di V. S. gliene mandai([42]). Ò scritto da sei volte a detto Vincenzio Cozzi e mai mi ha risposto, che mi pare una mala creanza il non risponder alle lettere: non so se à male o altri impedimenti. Però prego V. S. Ill.ma, che fu causa gli mandassi i libri, vogli far offitio che mi sieno pagati. Ò indugiato il più che ò possuto a infastidirla, che del tutto mi scuserà; e se posso cosa che vagli per servirla, come debole servitore me l'offero di tutto cuore.

Il Sig.re Gallileo credo sia arrivato a Roma, per terminare queste difficultà che gli sono date. Piaccia al Signore che il tutto sia in onore suo. Umilmente gli fo riverenza.

 

Di Firenze, gli 29 di Gennaio 1632([43]).

Di V. S. Ill.ma

Aff.mo per servilla

Gio. Batista Landini.

 

Fuori: Al'Ill.mo Sig.re Cesare Marsili, P.ne Oss.mo, in

Bolognia.

 

 

 

2398*.

 

FRANCESCO NICCOLINI a [GALILEO in Acquapendente].

Roma, 30 gennaio 1633.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXII, n.° 110, – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

 

Ricevo in questo punto, che parte di qua l'ordinario per Genova, la lettera di V. S. da Ponte a Centino; et per brevità del tempo non potrò replicarle altro, se non che provederò la lettiga e gliel'invierò in Acquapendente quanto prima, tanto più che, essendoci buoni avvisi della sanità, credo che V. S. la farà minore ancora del rescritto fatto al memoriale inviato la settimana passata da me al S.r Commissario. Et intanto le bacio le mani.

 

Di Roma, 30 Gennaio 1633.

Di V. S. molto Ill.re

S.r Galilei.

Aff.mo Ser.re

Franc. Niccolini.

 

 

 

2399*.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI in Firenze.

Roma, 30 gennaio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 113. – Autografa.

 

.... Del S.r Galilei attendo qualche avviso da Acquapendente, e mi duole del suo disagio, con la sua poca sanità, in età così decrepita. Le stanze sono in ordine per lui in questa casa, dove sarà servito con affetto grande, e spesato et assistito come il Padron Ser.mo comanda....

 

 

 

2400*.

 

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO [in Acquapendente].

Roma, 31 gennaio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 96. – Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

 

Molto Ill. S.r mio Oss.mo

 

Invio a V. S. la lettiga, acciò se ne possa venir in qua, subito liberato dalla quarantena, la quale spero dovrà esser anco più breve di quel che è stato ordinato al S.r Commissario, poi che sento che nell'ultima congregazione della Sanità, per i buoni avvisi che si hanno, sia stato risoluto di facilitar il commerzio. E pregandole il buon viaggio, starò aspettando V. S. per poterla servire: e le bacio le mani.

 

Di Roma, 31 Genn.o 1633.

Di V. S. molto Ill.

 

 

V. S. ne venga quieta d'animo e con buona cura, perchè l'aspettiamo qui con desiderio di servirla in questa casa; e nel resto Dio benedetto aiuterà la sua buona mente.

 

 

S.r Galilei.

Aff.mo Ser.re

Franc.o Niccolini.

 

 

 

2401*.

 

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Acquapendente].

Firenze, 3 febbraio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 100. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Mi dispiace di sentire dalla lettera di V. S. de' 24 che si allunghi il termine della sua quarantena, et che questo trattenimento segua anche con incommodo così grande di lei, com'ella mi ha avvisato; et non possiamo fare altro che compatirla et pregare Dio per lei: et questa sera si scrive al S.r Amb.re Niccolini, che pare cosa molto nuova che si ritiri la concessione che si diceva fatta universalmente, che con 5 soli giorni di na/40 si ammettesse ogni huomo nello Stato Ecclesiastico. Considero il patimento di V. S. anche per rispetto del letto.

Le mando le aggiunte, comparse sotto mia coperta, et le bacio affettuosamente le mani, questa sera di Berlingaccio.

 

Di Fiorenza, 3 Febraio 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

 

 

2402*.

 

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].

Firenze, 4 febbraio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 115. – Minuta non autografa.

 

.... Doverà arrivar poi costà il S.r Galilei, finito che haverà la sua quarantena, la quale gli è stata assegnata molto più lunga di quel che si credeva, com'io scrissi hiersera([44]) a V. E.....

 

 

 

2403.

 

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Acquapendente].

Firenze, 5 febbraio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 102. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Doppo havere scritto l'aggiunto soprafoglio, mi è capitata la lettera di V. S. de' 2; et con mio gran dispiacere veggo che li giorni della sua contumacia et na/40 sono più numerosi di quello che le fu dato intentione avanti di partirsi. Almeno non fussi stata tanto incommoda la stanza del Ponte a Centina, et non se le preparassi tale hora quella di Acquapendente, quanto V. S. mi avvisa, anche in riguardo della solitudine et dell'impedimento ch'ella haverà a poter fare essercizio et goder l'aria! Ma pure ell'haverà all'incontro il benefizio dell'astinenza, mentre non se le preparerà altro cibo che pane, vino et vuova. Insomma io la compatisco, et potess'io trovarmi costà a trattenerla, perchè in compagnia sua non mi parrebbe solitudine cotesta.

Non mi parve di avvisarle che la lettiga havesse a essere o no spesata dal Palazzo per il viaggio, perchè non lo sapevo. Mi dice bene il S.r Maiordomo, che l'usanza hora è questa, che chi si serve delle lettighe di Palazzo le spesa anche nel ritorno, come, per essempio degli altri, dice il medesimo S.r Maiordomo che ha fatto il S.r Mar.se Coloreto nell'andarsene hora al paese; et nondimeno dice il S.r Maiordomo, che per il ritorno haveva ordinato che la lettiga venisse a spese di S. A. Et V. S. non si maravigli, perchè sempre le cose si restringono.

Già si era saputo che il S.r Depositario di Siena([45]) haveva alloggiato V. S.

Alle sue Monache et al S.r Vincenzio farò parte delle nuove che ho di lei. Il S.r Balì Cioli la compatisce anche egli et le bacia le mani, come faccio io a nome anche de' miei fratelli. Et sono hora le 7, onde ho scritto in fretta.

 

Di Fiorenza, 5 di Febraio 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

 

 

2404*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO [in Roma].

Arcetri, 5 febbraio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 169. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

I SSig.ri Bocchineri mi hanno trasmesse tutte le lettere che V. S. ha mandate, delle quali mi appago, sapendo quanto gli sia di fatica lo scrivere. Io non gl'ho scritto fin hora, perchè stavo aspettando l'avviso del suo arrivo a Roma; e quando per l'ultima sua intendo che deve trattenersi tanti giorni in abitazione così cattiva e priva di ogni comodità, ne ho preso grandissima afflizione. Non dimeno sentendo che ella, priva di consolazioni interne et esterne, si conserva sana, mi consolo, e rendo grazie a Dio benedetto, nel quale ho ferma speranza di ottener grazia che V. S. se ne torni qua da noi con quiete d'animo e sanità di corpo. In tanto la prego a star più allegramente che sia possibile; e si raccomandi a Dio, che non abbandona chi in Lui confida.

Suor Arcangiola et io stiamo bene, ma non già Suor Luisa, che dal giorno che V. S. si partì in qua, è stata sempre in letto con dolori eccessivi, conforme al suo solito; et a me convenendo star in continuo moto et esercizio per applicargli rimedii e servirla, si porge occasione di sollevar l'animo da quel pensiero che forse troppo l'affliggerebbe per l'assenza di V. S.

Il Sig.r Rondinelli([46]) non è ancora venuto a goder la comodità che V. S. gl'ha largita della casa, dicendo che le sue lite non gliel'hanno permesso. Ma il nostro Padre confessore non lascia di darvi spesso volta: saluta V. S., et il simile fanno la Madre badessa e tutte le amiche. Suor Arcangiola et io infinitamente e senza intermissione preghiamo Nostro Signore che la guardi e conservi.

L'inclusa che gli mando, fu trovata da Gioseppe([47]) lunedì, nel luogo dove hanno recapito ordinariamente le sue lettere.

 

Di S. Matteo in Arcetri, li 5 di Febb.o 1633.

Di V. S. molto Ill.re

Fig.la Aff.ma

Suor M.a Celeste.

 

Fuori, a tergo della lettera (car. 169t.): Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre

Il Sig.r Galileo Galilei;

 

e in altro foglio a parte (car. 170t.): Al molto Ill. Sig.r Padre mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2405.

 

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO [in Acquapendente].

Roma, 5 febbraio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 104. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill. Sig.r mio Oss.mo

 

Ho rinovato l'instanza perchè sia abbreviata a V. S. la quarantena, ma non ho possuto vantaggiarla se non di due giorni, presupponendo che in questo tempo non sia stata concessa la più breve. Ne invio a V. S. il memoriale, perchè se ne vaglia; et a quest'hora dovrà esser comparsa la lettiga ancora, dispiacendomi che le congiunture de' tempi non siano punto a proposito per la sua sanità e per diminuire i suoi travagli. Nel resto la sua obbedienza mi vien presupposto che gioverà alle cose sue, et io ne sentirò infinito contento; et intanto le bacio le mani.

 

Di Roma, 5 di Febb.o 1633.

Di V. S. molto Ill.

S.r Galilei.

Aff.mo Ser.re

Franc.o Niccolini.

 

 

 

2406*.

 

FRANCESCO BARBERINI a GIORGIO BOLOGNETTI in Firenze.

Roma, 5 febbraio 1633.

 

Arch. Vaticano. Cifre di Fiorenza, l'anno 1633; n.° 21, car. 14. – Minuta non autografa.

 

A Mons. Nuntio in Fiorenza.

Roma, li 5 di Febraro 1633.

 

Ha fatto prudentemente V. S. ad antepor a Mons.r Baffati l'esempio del Galilei([48]), per muoverlo a procurar quanto prima la sicurtà dell'Alidosio, a fine di venir a presentarsi a questo Sant'Offitio. Ella col medesimo zelo procuri di tenerlo sollecito a por ad effetto l'intentione datale....

 

 

 

2407**.

 

NICCOLÒ CINI a GALILEO in Roma.

Firenze, 12 febbraio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 110a. – Autografa.

 

Molto Ill.re S.r e P.ron mio Oss.mo

 

La lettera di V. S. scrittami da Centino ha mosso compassione a chiunque l'ha letta, perchè, oltre all'haverla fatta vedere a' SS.ri Bocchineri, come ella m'accennava, l'ho mostrata anche a una mano di suoi parzialissimi, quali havrebbono insieme meco voluto poter col sangue sollevarla da tante incomodità. Ma che giova a V. S. questo nostro affetto caldissimo, se 'l rigore del diaccio e delle nevi la tormenta? Quel che ci consola è che speriamo che a quest'ora ella sia in Roma dal S.r Ambasciatore, ciò è nella casa della gentilezza e della cortesia, e che ella si ristori un poco; e si spera anche di sentire che le sia dato campo di manifestare la sua innocenza: intorno a che, se vuol consolare i suoi amici e servitori, faccia di grazia che se n'habbia un cenno quanto prima, perchè se ne vive con ansietà universale e straordinaria. Io riconosco poi per favor singulare che si sia degnata di scrivermi, e sarò sempre ambizioso di mostrarmi grato d'un tanto favore con qualche atto di servitù; però la supplico a comandarmi, e le bacio le mani.

 

Di Fir.e, 12 di Febb.o 1632([49]).

Di V. S. molto Ill.

S.r Galileo Galilei.

Dev.mo Ser.re

Niccolò Cini.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma([50]).

 

 

 

2408.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad [ANDREA CIOLI in Firenze].

Roma, 14 febbraio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 117. – Autografa la sottoscrizione.

 

Ill.mo Sig.r mio Oss.

 

Il Sig.r Galilei comparve hiersera in questa casa con buona salute. Questo giorno si è rappresentato da Mons. Boccabella, non come a ministro del S. Offizio, già che son hormai 16 giorni che lasciò la carica d'Assessore, ma come ad amico, che ha mostrato sempre di compatirlo et amarlo straordinariamente, acciò, col pretesto di renderle grazie di così buona dispositione, l'andasse consigliando circ'al modo che dovrà tener nel governarsi, com'ha già cominciato a fare dandoli qualche ricordo. Si è rappresentato subito ancora, di suo consenso, al nuovo Assessore([51]), et ha procurato di far l'istesso al P. Commissario([52]), ma non l'ha trovato. Et perchè il Sig.r Girolamo Matti, amico del medesimo Padre, haveva già fatto seco qualche offizio a favor del S.r Galilei, et offertosi di continuare, non tanto per l'affetto che porta alle sue singulari qualità, quanto per servir S. A. ancora, ho pur giudicato bene che lo vegga et si abbocchi seco per il medesimo rispetto, come è seguito: nè in questo giorno ci è stato tempo di far da vantaggio. Domattina procurerò di vedere io medesimo il S.r Card.l Barberino([53]) per raccomandarli la sua persona, et acciò S. Em.za s'interponga, se così le piacerà, con S. B., acciò egli sia lasciato stare in questa casa, se sia possibile, senza condurlo al S.to Offizio, in riguardo della sua età, della sua reputatione e della sua prontezza nell'obbedire; e di quel che seguirà ne darò parte a V. S. Ill.ma, alla quale bacio le mani.

 

Roma, 14 di Feb.o 1633

Di V. S. Ill.ma

Obl.mo Ser.re

Franc.o Niccolini.

 

 

 

2409.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad [ANDREA CIOLI in Firenze].

Roma, 16 febbraio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 119. – Autografa la sottoscrizione.

 

Ill.mo Sig.r mio Oss.

 

Io vo continuando di servir il Sig.r Galilei con tutti i mezzi possibili; et perchè il Sig.r Card.l Barberino ha dato per avvertimento che non pratichi et che non si curi d'ammetter tutti quelli che venghino per visitarlo, le quali cose per diversi rispetti le potrebbono essere di danno e di pregiudizio, se ne sta qui in casa ritirato, aspettando che le sia fatto saper qualche cosa, havendo in tanto promesso il Commissario del S.to Offizio di rappresentar a S. S. et a questi altri Signori la sua prontezza nell'ubbidire, che le pare un capo molto principale: et benchè delle cose di questo Tribunale non se ne possa parlar mai senza (sic) fondamento e con chiarezza, tuttavia, per quel poco di lume che se ne ha, par che non ci habbia ad esser gran male. Il Sig.r Card.l Barberino, che non è solito d'andar alla Congregazione del S.to Offizio, particolarmente in quella del mercoledì, che si tiene nella Minerva, questa mattina vi è intervenuto, e forse vi si sarà discorso del modo di procedere in questa causa: tuttavia questo è un indovinare, potendo anch'essere che S. Em.za vi si sia trasferita più tosto per il negozio della dispensa di Mantova, benchè il P. Bombino non sappia che per ancora vi sia stato introdotto....

 

 

 

2410.

 

ALESSANDRO BOCCHINERI a GALILEO [in Roma].

Livorno, 18 febbraio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss, Sal., P. I, T. X, car. 113. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

La lettera di V. S. de' 14 mi è comparsa in Livorno, dove due giorni sono seguitai l'Em.mo padrone([54]); et Geri et io ci siamo rallegrati del suo felice arrivo in Roma, dove se bene ella ha trovato il mare assai procelloso, vogliamo però confidare, che, et per mezzo de gl'amici, de' padroni et della giustizia, si habbia da placidare, et V. S. sia per tornare trionfante delle sue vittorie: nel che in particolare sentirò gusto che le giovi la lettera per il Generale de' Cappuccini et l'altra per il suo compagno([55]).

Ho sentito contento che 'l S.r Pietro Lagi([56]) le habbia esibito l'opera sua in quello possa servirla; et mi prometto che ne accompagnerà gl'effetti in quello possa depender da lui, che però con le lettere di quest'ordinario ne lo ringrazio. Si manderà la lettera di V. S. a Firenze, perchè venga participata alle Monachine et al S.r Vincenzo et ad altri che ne ricercassero: et per fine le faccio reverenza.

 

Da Livorno, 18 Febb.o 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

S.r Galileo Galilei.

Devot.mo Ser.re e Parente

Aless.ro Bocchineri.

 

 

 

2411.

 

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Roma].

Livorno, 18 febbraio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 114. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Sono poi comparse le lettere di Roma, et io ne ho ricevuto una di V. S. de' X, scritta in Acquapendente, mi rallegro ch'ella si preservi, et che fusse per partire per Roma la mattina seguente con la commodità della lettiga inviatale dal S.r Amb.re Niccolini.

Marsilio è più affettuoso che puntuale nel servire. Ma è ben cosa da ridere quello che V. S. ce ne ha scritto.

Questa medesima sera vanno a buon recapito le lettere ch'ella mi ha inviate et per Venezia et per Suor Maria Celeste; et quella che V. S. ha scritto a me, la mando per via di D. Carlo([57]) al S.r Vincenzo, acciò resti informato di quanto passa; et D. Carlo saluterà a nome di V. S., et anche di Marsilio, li nostri di casa.

Alessandro, che parimente è venuto qua, unitamente meco bacia le mani a V. S.; et habbiamo qui il P. Fabbroni da Marradi, Cappuccino predicatore, che si fa sentire.

 

Di Livorno, 18 di Febraio 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

 

 

2412*.

 

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].

Livorno, 18 febbraio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 121. – Minuta non autografa.

 

.... S. A.... ha.... havuto gusto del salvo arrivo costà del S.r Galileo, et della speranza che pare che si possa havere che, havutosi riguardo alla prontezza della sua obbedienza, sia per essergli perdonata la carceratione, et lasciatolo stare in casa di V. E....

 

 

 

2413.

 

GALILEO ad [ANDREA CIOLI in Livorno].

Roma, 19 febbraio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 87. – Autografa.

 

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

 

De gl'accidenti occorsimi ne i 25 giorni del mio viaggio, so che V. S. Ill.ma ne haverà inteso dal S. Geri Bocchineri, al quale in più lettere ne ho dato conto; però non ne replico altro. Giunto qui in Roma, fui ricevuto dall'Ecc.mo S. Ambasciatore con quella benignità che non si può descrivere, dove con la medesima vo continuando di trattenermi. Circa lo stato delle cose mie non posso dir nulla; salvo che per coniettura pare a me, et anco al S. Ambasciatore e suoi ministri di casa, che la travagliosa procella sia, o almeno si mostri, tranquillata assai, onde non sia da sbigottirsi del tutto per qualche inevitabil naufragio, e disperar di esser per condursi in porto, e massime mentre, conforme al mio dottore, tra l'onde alterate

 

Scorrendo me ne vo con humil vele.

 

Io mi trattengo perpetuamente in casa, parendo che non convenga in questo tempo andar vagando et a mostra per la città. Sin hora non mi è stato imposto o detto nulla ex offitio; anzi uno di quei SS.ri della Congregazione è stato due volte da me con molta humanità([58]), dandomi destramente occasione di dir qualche cosa in dichiarazione e confermazione della mia sincerissima e ossequentissima mente, stata sempre tale verso S.ta Chiesa e suoi ministri, e tutto da esso con attenzione, e, per quanto ho potuto comprendere, con approbazione, ascoltato: e se la sua visita è stata (come ragionevolmente par che sia credibile) con consenso e forse con ordine della Sa.a Congregazione, questo pare un principio di trattamento molto mansueto e benigno, e del tutto dissimile alle comminate corde, catene e carceri etc. Il sentire anco da molti, et in parte havere io stesso veduto, che non manchino di quelli, e de i potenti, l'affetto de i quali verso di me et i miei affari non si mostri se non ben disposto, mi è di consolazione: e perchè io stimo assai più facile il confermar questi nella buona intenzione che il rimuovere altri dalla sinistra, però io stimerei (e così è parere anco al S. Ambasciatore) che fusser buone due lettere del Ser.mo Padrone alli Em.mi SS.i Card.li Scaglia([59]) e Bentivoglio([60]); sopra di che io supplico il favore di V. S. Ill.ma, tutta volta che ella concorra nell'istesso senso.

Questo è quanto per hora posso dire a V. S. Ill.ma con soggiugnergli che mi faccia grazia d'inchinarmi al Ser.mo G. D. nostro Signore, all'Em.mo S. Cardinale([61]) et a tutti i Ser.mi Principi, favorendomi anco di far parte di questo che passa sin qui alli Ill.mi SS.ri Arcivescovo([62]) e C. Orso([63]), a i quali con reverente affetto bacio le mani, come a V. S. Ill.ma medesima, confermandomeli devotissimo et obbligatissimo servitore.

 

Di Roma, li 19 di Feb.o 1633.

 

Non scrivo a' SS.i Bocchineri, supponendo che per questa resteranno avvisati, e caramente gli saluto.

 

Di V. S. Ill.ma

Dev.mo et Obblig.mo Ser.re

Galileo Galilei.

 

 

 

2414.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Livorno].

Roma, 19 febbraio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 123. – Autografa la sottoscrizione.

 

.... Detti parte a V. S. Ill.ma dell'arrivo del Signor Galilei, e di quel che s'era cominciato a fare per suo servizio([64]). Hora posso aggiungerle d'esser stato a trovar i Cardinali Scaglia e Bentivogli per raccomandarli la sua persona, e gl'ho trovati assai ben disposti. Il Commissario gl'ha fatto sapere quel che le mandò a dire il Sig.r Cardinal Barberino([65]), cioè che si contenti di starsene ritirato senza lasciarsi veder fuora, nè quasi in casa se sia possibile, dichiarandosi di non glie lo comandare nè d'haverne ordine alcuno della Sacra Congregatione, ma d'avvertirlo come amico per il pregiuditio e danno che le ne potrebbe risultare; et perchè egli così esequisce, nè io lascio d'aiutarlo per via d'amici in tutti quei modi che stimo più proporzionati al bisogno, spero che s'habbia a camminar in questa causa con qualche dolcezza, per quel che si può vedere ne' ministri, ancorchè S. S. sentissi così male questo negozio, come più volte ho avvisato.

Mercoledì mattina, che il Signor Cardinal Barberino intervenne alla Congregatione del Santo Offizio contro il suo solito, sento che si trattò di questa materia([66]). Dopo non è stato fatto saper cos'alcuna al Sig.r Galilei, nè ci è venuto di quel Tribunale altri che Mons.r Serristori([67]), uno de' Consultori; il quale due volte è venuto a parlarli come da sè, sotto spezie di visita, ma essendo entrato sempre nella sua causa e disceso a particolari, si può tener per certo che sia stato mandato, cred'io, per sentir quel che egli dica e come parli o come defenda le cose sua, per risolver poi quel che si deva fare o come proceder seco. Mi par d'haverlo un poco rincorato questo buon vecchio, col darli animo e col parerli che si prema nella sua causa e ne' partiti che si vanno pigliando. Tuttavia qualche volta torna a parerli strana questa sua persecutione. L'ho avvertito a mostrar sempre di voler obbedire e sottoporsi a quel che le sarà ordinato, perchè questa è la via da mitigar l'ardenza di chi v'è riscaldato aspramente e tratta questa causa come propria....

 

 

 

2415*.

 

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].

[Livorno], 20 febbraio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 127. – Minuta non autografa.

 

.... Il Sig.r Galileo farà bene a starsene ritirato in casa et a recusare le visite, per rendersi tanto più meritevole di grazie....

 

 

 

2416**.

 

FERDINANDO II, Granduca di Toscana, a DESIDERIO SCAGLIA in Roma.

[Livorno], 20 febbraio 1633.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3869 (non cartolata). – Minuta di mano di Geri Bocchineri.

 

Del Gran Duca.

Al S.r Card.le Scaglia, a Roma.

20 Febraio 1633.

 

Il Galilei, lettore primario di filosofia et matematica nel mio Studio di Pisa et mio particolare servitore, se n'è venuto costà; et per obbedir prontamente, non ha guardato nè a rigori di stagione, nè a disagi di quarantene, nè a sue indispositioni corporali: et spera che la rettitudine della sua mente sarà costà conosciuta; et io, per l'amor che gli porto, non posso sino da hora non mi dichiarare obligato a V. Em.za di ogni favore che spero ch'ella gli sia per fare, massimamente nel procurargli speditione. Et le bacio di cuore le mani etc.

 

 

 

2417.

 

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Roma].

Pisa, 21 febbraio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 116. – Autografa.

 

S.r mio,

 

Mi rallegro, insieme con Alessandro qui presente, che la tempesta costì cominci a tranquillarsi. Piaccia a Dio che il tempo si rassereni interamente.

Mando a V. S. la lettera che mi ha chiesta di S. A.([68]), havendola l'A. S. conceduta molto volentieri. Viene aperta col sigillo volante, et V. S. potrà intendere dal S.r Segretario del S.r Ambasciatore come si sigilli. Aspettiamo altre nuove di V. S., et le bacio le mani; et hoggi da Livorno siamo tornati a Pisa, cacciati da un grande libeccio che soffiava in Livorno.

 

Di Pisa, 21 Feb.o 1633.

 

Il S.r Balì Cioli le ribacia le mani.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

 

 

2418*.

 

CRISTOFORO SCHEINER a PIETRO GASSENDI in Aix.

Roma, 23 febbraio 1633.

 

Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds français, n.° 9531, Peiresc, Mathematica, car. 201t. – Copia di mano d'un amanuense del Peiresc.

 

.... Prodierunt nuper 4 Galilei Dialogi italice conscripti, pro motu terrae Copernicano stabiliendo conscripti contra communem Peripateticorum scholam. Ibi discerpit meas Disquisitiones mathematicas([69]), manus item violentas in Rosam Ursinam([70]) motumque macularum solarium et solis annuum, a me inventum, iniicit. Quid tibi videtur de his? Multis non placet ista scriptio. Ego pro me et veritate defensionem paro([71])....

 

 

 

2419.

 

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.

Pisa, 24 febbraio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 120. – Autografa.

 

S.r mio,

 

Ho già mandata a V. S. la lettera ch'ell'ha chiesta per il S.r Card.le Scaglia([72]), havendo messo il pieghetto per lei nel mazzo del S.r Ambasciatore. Quello che adesso le risponde il S.r Balì Cioli, può bastare anche per me, massime non havendo sue lettere.

La lettera per il S.r Card.le Bentivoglio si è fatta questa medesima sera, che ne è comparsa la sua richiesta; et per consolatione di V. S. viene col sigillo volante. Et le bacio in fretta le mani su le 7 hore di notte; et Alessandro et Filippo miei fratelli ancora le baciano le mani.

 

Di Pisa, 24 Febraio 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

 

 

2420.

 

ANDREA CIOLI a GALILEO in Roma.

Pisa, 24 febbraio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 121. – Di mano di Geri Bocchineri, con la sottoscrizione autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Io sono stato di mano in mano informato dal Bocchineri di quanto è occorso a V. S. da che ella partì di Fiorenza, et il Ser.mo Padrone ancora ne è stato ragguagliato. Si è però sentito con gusto da tutti ch'ella sia giunta salva a Roma, et che il mare, che pareva tanto procelloso, si vadia abbonacciando; e tutti desideriamo che si quieti interamente, acciò V. S. possa ridursi in porto a salvamento.

Ell'harà ricevuta a questa hora la lettera di S. A. per il S.r Card.le Scaglia: hora le ne mando un'altra dell'A. S. per il Sr. Card.le Bentivoglio, come V. S. ha desiderato. S. A. la saluta, come fanno anche questi altri Ser.mi Principi; et il S.r Conte Orso et io le baciamo le mani, et a Mons.r Arcivescovo darò parte di quanto V. S. mi ha scritto([73]).

 

Di Pisa, 24 di Febraio 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

S.r Galileo.

Ser.re Aff.mo

And. Cioli.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2421**.

 

FERDINANDO II, Granduca di Toscana, a GUIDO BENTIVOGLIO [in Roma].

Pisa, 24 febbraio 1633.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3869 (non cartolata). – Minuta di mano di Geri Bocchineri.

 

Del Gran Duca.

Al S.r Cardinale Bentivogli.

24 Febraio 1633, in Pisa.

 

Sapendo io quanto V. Em.za possa favorire Mess. Galileo Galilei, lettor primario di filosofia et matematica in questo mio Studio et mio particolare et accetto servitore, nel negotio per il quale egli è stato chiamato a Roma, volentieri mi induco a pregarnela, per la compassione che merita questo buon vecchio, che, in età così grave, in stagione tanto horrida, non ha guardato agli incommodi nè del viaggio nè della quarantena per venire subito costà ad obbedire et a dimostrare la sua ottima intentione et la sua reverenza verso la S.ta Chiesa. Rimarrò dunque molto obligato a V. Em.za d'ogni benefitio ch'ella si compiacerà di fargli, massimamente nella speditione della sua causa. Et le bacio etc.

 

 

 

2422**.

 

GIULIO NINCI alla famiglia di GALILEO [in Arcetri].

San Casciano, 24 febbraio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 31. – Autografa.

 

Alla famigla dell Sig.re Galielo Galiei.

 

Mando staia quattro per Santi Rosi di farina, a lire quatro e soldi tredeci e quatto lo staio, con la vettura e la poliza lire cinque lo staio. E se vi ocore niete altro, avisatemi. Dio vi guardi.

 

Il dì 24 di Febraio 1632([74]), in Sancascano.

 

Vo.ro Affe.to

Giulio Ninci.

 

 

 

2423*.

 

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].

Pisa, 24 febbraio 1633.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3523 (non cartolata). – Minuta non autografa.

 

.... Sente S. A. estraordinaria consolatione della buona speranza che si può havere dell'interesse del S.r Galilei, il quale farà bene a obbedire a' cenni per migliorare sempre più le sue conditioni: et oltre all'essersi mandata una lettera per il S.r Card.le Scaglia a suo favore, se ne manda hora una altra per il S.r Card.le Bentivogli....

 

 

 

2424.

 

GALILEO a [GERI BOCCHINERI in Pisa].

Roma, 25 febbraio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 88. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Osser.mo

 

Porgendomisi occasione d'una staffetta che parte questa sera, scrivo a V. S. et al Sig.re Alessandro, accusando la ricevuta delle loro ultime lettere, piene del solito affetto. Quanto al mio negozio, non posso dirgli nulla di resoluto, perchè a me sin qui non è stato detto niente; e me ne sto quietamente in casa l'Ecc.mo S. Ambasciatore, accarezzato in estremo: il qual Signore, continuando sempre col medesimo ardore di occuparsi in favorirmi in tutti quei luoghi onde si può sperare aiuto e protezzione, per quanto conietturalmente si può raccorre, comprende gl'impeti andarsi continuamente placando; e l'istesso osserva il P. D. Benedetto, mio ardente et indefesso procuratore: e finalmente intendiamo, le tante e sì gravi imputazioni essersi ridotte ad un punto solo([75]), cessando tutte le altre; e da questo solo io non harò fatica di liberarmi, quando siano sentite le mie giustificazioni, le quali tra tanto si vanno appoco appoco rappresentando ad aures ad alcuni di questi ministri supremi il meglio che si può, mentre essi non possono nè liberamente prestar l'orecchio alle intercessioni, e molto meno scioglier la lingua alle risposte. Onde per ultima conclusione si può sperare buono esito alle cose mie.

Io me ne sto continuamente in casa, parendo a me et a tutti gl'amici e padroni che così convenga di presente, anzi havendo consigliato l'istesso l'Em.mo S. C. Barberino([76]), non ex offizio, ma (come Sua Em.za stessa disse) in termine di amicizia; chè quanto al Tribunale, come ho detto, da quello non mi è venuta pure una sillaba. Mi è bene stato a visitare due volte uno de i Consultori([77]), come mio amico e padrone di molti anni, e mi ha anco destramente dato occasione di aprirmi in più particolari e di mostragli anco qualcuna delle scritture fatte già da me nel vertente negozio, il che ha egli mostrato di gradire assai; e noi andiamo conietturando, anzi tenendo per sicuro, che la sua venuta non sia stata senza participazione, e forse commissione, de i superiori, per un poco di esplorazione così alla larga: il che quando sia, si può interpretare per il più quieto e nobile termine che usar si potesse verso la persona mia.

Questa mia cessazione dall'esercizio, del quale, come V. S. sa, mi servo con notabil benefizio per la sanità, essendomene già privato quasi per giorni, comincia a farmi sentire il suo nocumento, con l'impedirmi particolarmente assai la digestione; onde la copia delle flemme, dando più copiosa materia alle flussioni, mi ha da 3 giorni in qua visitato con acerbissimi dolori in diverse parti delle gambe, e privato totalmente del dormire: tutta via spero che una esquisita dieta mi libererà. Il trattenermi di continuo in casa ha cagionato che io non ho presenzialmente presentate le lettere dell'Ecc.mo S. Car.le al Padre Vicario Generale de i Cappuccini([78]), e l'altra per il suo compagno; ma il cortesissimo S. Cav.r Buonamici([79]) ha supplito e fatto ogni buono uffizio, e massime col detto compagno, suo intrinseco amico in Germania etc., e dal Padre Generale ne ritrae ogni possibile aiuto; il quale si ha voluto ritenere la mia scrittura, fatta già a Madama Ser.a([80]), per consideratamente leggerla.

Scrissi li giorni passati a V. S. quanto sarebbe stato oportuno 2 lettere del S. G. D. alli Em.mi SS.i C. Scaglia e Bentivoglio, li quali subodoro che si mostrano intenderla benissimo per me: e quando se ne habbiano uno o due in quella Congregazione che sieno restati capaci e sicuri di protegere l'innocenza e la verità, si può sperare che possino esser bastanti a quietare i più alterati: però col mezo e favore dell'Ill.mo Sig.r mio fautore e protettore, dico del S. Balì, prego V. S. a procurarle e inviarmele: al qual Signore, nel fargli parte di questi avvisi, V. S. mi farà grazia far humilissima reverenza in mio nome, mentre a loro con vero affetto bacio le mani e prego felicità.

 

Roma, li 25 di Feb.o 1633.

Di V. S. molto I.

 

Obblig.mo Ser.re e Parente

Galileo Galilei.

In un polizzino allegato:

 

Letta la presente, favoriscami farla inviare alle mie Monache e a Vincenzio.

 

 

 

 

2425.

 

ANDREA ARRIGHETTI a [GALILEO in Roma].

Firenze, 26 febbraio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 21. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Tutti li suoi amici e servitori, e io più d'ogn'altro, come più obbligato, non potevono sentir cosa di lor maggior gusto e consolazione, di quello che s'è compiaciuta V. S. di significarmi per la gentilissima sua de' 19 stante. Però le rendo grazie infinite di così buona nuova in nome di tutta la conversazione, promettendoci da così buon principio, e dalla sua sincerità, migliore il mezzo et ottima la fine di questi suoi travagli, e che queste persecuzioni sieno per ridondare in sua somma gloria e reputazione. Del resto tenga per fermo che non ha il maggior servitore di me, mentre salutandola con ogn'affetto in nome di tutti gl'amici, le prego dal Cielo ogni desiderabile contentezza.

 

Fior.a, 26 Feb.o 1632.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

 

La prego a ricordarmi servitore d'infinita obbligazione al P. D. Benedetto.

 

 

Serv.re Obb.mo

And.a Arrighetti.

 

 

 

2426*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO [in Roma].

Arcetri, 26 febbraio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 161-162. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

La sua lettera scritta alli 10 di Febbraio mi fu resa alli 22 del medesimo, et in questo tempo credo sicuramente che V. S. haverà ricevuta un'altra mia, insieme con una del nostro B. Padre confessoro, per le quali haverà inteso qualche particolare circa a quello che desiderava; e vedendo io che ancora non compariscano lettere che ne diano avviso dell'arrivo suo a Roma (le quali può V. S. giudicare con quanto desiderio, da me in particolare, siano aspettate), torno a scriverle, sì perchè ella sappia con quanta ansietà io viva mentre le sto aspettando, et anco per mandarle la inclusa polizza, la quale da un giovane fu, 4 o 5 giorni sono, portata qui a casa di V. S. e pigliata dal Sig.r Francesco Rondinelli, et egli, dandomela, mi consigliò a dar sodisfazione senza aspettare qualche peggior affronto dal creditore, dicendomi non potersi trasgredire in alcuna maniera a questo comandamento, et offerendosi egli medesimo a trattar questo negozio. Io stamattina gl'ho consegnati li 6 scudi, quali non vuol altrimenti pagar a Vincenzio([81]), ma depositarli là in Magistrato, fino che da V. S. verrà avvisato quel tanto che si deva fare. È in vero il S.r Francesco persona molto grata e discreta, e non finisce mai di esagerare l'obligo che tiene a V. S. per questa habilità che ha della sua casa. Dalla Piera intendo che egli usa a lei et a Gioseppe molta amorevolezza pur di cose mangiative; et io nel resto supplisco a i loro bisogni, conforme all'ordine di V. S. Il ragazzo mi dice che questa Pasqua haverà bisogno di scarpe e calze, le quali fo disegno di fargli di filaticcio grosso o vero di stame. Dalla Piera intendo che V. S. più volte gl'ha detto che vuol far venire una balla di lino, onde per questo mi sono ritirata dal comprarne qualche poco e fargli principiar una tela di panno grosso per la cucina, sì come havevo dissegnato di fare; e non lo farò se da V. S. non mi verrà ordinato altro.

Le vite dell'orto si accomoderanno adesso che la luna è a proposito, per mano del padre di Gioseppe, il quale intendo che è suffiziente, et anco il S.r Rondinelli vi assisterà. La lattuga intendo che è assai bella, et ho commesso a Gioseppe che ne porti a vendere avanti che sia guasta da altri. Di 70 melangole che si venderono, se n'hebbe 4 lire, pago assai ragionevole, per quanto intendo, essendo un frutto di poca utilità. Le malarance si venderono 14 crazie il cento, e furono 200.

Di quella botte di vino che V. S. lasciò manomessa, il S.r Rondinelli ne piglia ogni sera un poco per sè, et in tanto fa anco benefizio al vino, il quale intendo che si mantiene bonissimo. Quel poco del vecchio l'ho fatto cavare ne i fiaschi, e detto alla Piera che se lo bevino quando haveranno finita la loro botticella, già che noi fino a qui, havendolo havuto dal convento assai ragionevole et essendo sane, ne haviamo tolto poco.

Continuo a dar il giulio ogni sabato, alla Brigida; e veramente che stimo questa una elemosina molto ben data, essendo ella oltremodo bisognosa e molto buona figliuola.

Suor Luisa, la Dio grazia, sta alquanto meglio, e si va ancora trattenendo in purga; et havendo, per l'ultima lettera di V. S., compreso quanto pensiero ella si pigli del suo male per l'affetto che gli porta, la ringrazia infinitamente, e già che V. S. si dichiara unita meco nell'amarla, ella all'incontro pretende di star al paragone, nè di un punto vuol cedergli, poi che l'affetto suo procede dall'istessa causa, che sono io; onde mi glorio e pregio di questa così graziosa contesa, e più chiaramente scorgo la grandezza dell'amore che ambe due mi portano, poi che è così soprabbondante che arriva a scambievolmente dilatarsi fra quelle due persone da me sopra ogn'altra cosa mortale amate e reverite.

Domani saranno 15 giorni che morì la nostra Suor Virginia Canigiani, la quale stava assai grave quando scrissi ultimamente a V. S.: et in questo tempo si è ammalata di febbre maligna Suor M.a Grazia del Pace, che è la più antica di quelle tre monache che suonano l'organo e maestra delle Squarcialupe, monaca veramente pacifica e buona; et essendo stata fatta spacciata dal medico, siamo tutte sottosopra, dolendoci grandemente questa perdita.

Questo è quanto per adesso mi occorre dirgli, e subito che haverò sue lettere (che pur dovrebbono a quest'hora esser a Pisa, ove si ritrovano i SS.ri Bocchineri), scriverò di nuovo. In tanto di tutto cuore a lei mi raccomando, insieme con le solite e nominatamente S.r Arcangiola, il Sig.r Rondinelli et il Sig.r medico Ronconi([82]), il quale ogni volta che vien qui mi fa grand'instanza di haver nuove di lei. Il Signor Iddio la conservi e feliciti sempre.

 

Di S. Matteo, li 26 di Febb.o 1632([83]).

Di V. S. molto Ill.

Fig.la Aff.ma

Suor M.a Celeste Galilei.

 

In questo punto essendo tornato da Firenze il S.r Rondinelli, mi ha detto haver parlato al Cancelliere dei Consiglieri, et haver inteso esser necessario pagar li 6 scudi a Vincenzio Landucci e non altrimenti depositarli, e tanto si esequirà; se bene io mi ci sono resa alquanto difficilmente, per non haver havuta commissione alcuna da V. S. di questo particolare.

 

 

 

2427.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Pisa].

Roma, 27 febbraio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 129. – Autografa la sottoscrizione.

 

Ill.mo Sig.re mio Oss.mo

 

Il Sig.r Galilei si trova tuttavia in questa casa, senza esserli stato detto più di quel che avvisai a V. S. Ill.ma con le passate. Io in tanto non ho lasciato di raccomandarlo nella maniera che permette la qualità del Tribunal del S. Offizio, rappresentando la sua prontezza nell'ubbidire, nel voler dare ogni gusto e satisfatione, et il riguardo che pur merita la sua età et le sue indispositioni; e benchè io non possa dir precisamente in che grado si trovi la sua causa, nè quel che sia per succedere, tuttavia, da quel che raccolgo, la maggior difficoltà deve consistere nel pretendersi da questi Signori che sin dall'anno 1616 le fusse fatto un precetto, che non disputasse nè discorresse di questa opinione: nondimeno egli dice che il comandamento non stia in questa forma, ma sì bene che non la tenga o difenda, supponendo d'haver modo da giustificarsene, non havendo col suo libro mostrato di tenerla nè di difenderla, come nè anche determinata cos'alcuna, rappresentando solamente le ragioni hinc inde; le altre cose par che siano di minor consideratione, o più facili anco da uscirne. Tuttavia, perchè in questo paese bene spesso le cose riescono molto diverse da' presupposti, converrà credere all'evento; non mancando chi dubiti, che difficilmente habbia a scansar d'esser ritenuto al S. Offizio, benchè si proceda seco sin adesso con molta amorevolezza e placidità: e di quel che seguirà, ne darò avviso a V. S. Ill.ma, alla quale in tanto bacio le mani.

 

Roma, 27 Feb.o 1633.

Di V. S. Ill.ma

S.r Balì Cioli.

Obl.mo Ser.re

Franc.o Niccolini.

 

 

 

2428.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Pisa].

Roma, 27 febbraio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 133-135. – Autografa la sottoscrizione.

 

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

 

Esplicai hiermattina a S. S. tutti i concetti della cifra di V. S. Ill.ma a proposito dell'unione che potrebbe farsi in questi tempi contro al Gran Turco....

Le diedi parte dell'arrivo del S.r Galileo, soggiungendo di sperare che S. S. fusse per restar persuasa della sua devotissima reverente osservanza verso le cose ecclesiastiche, e particolarmente nella materia che si tratta; perchè, essendo venuto animatissimo e risoluto di sottoporsi interamente al suo savio giudizio et al prudentissimo parere della Congregazione, haveva edificato e consolato me medesimo ancora. Mi rispose S. S. d'havergli fatto un piacer singulare e non più usato con altri, in contentarsi che potesse trattenersi in questa casa in vece del S.to Offizio, e d'haver proceduto con questa dolcezza perchè è servitore accetto del Padron Ser.mo e non per altro, perchè in riguardo della stima dovuta a S. A. haveva voluto privilegiarlo et habilitarlo; poichè un Cavaliere di casa Gonzaga, figliuolo di Ferdinando, non solamente fu messo in una lettiga, accompagnato e guardato sin a Roma, ma condotto in Castello e tenuto quivi molto tempo sino all'ultimo della causa. Mostrai di conoscer la qualità del favore, e ne resi grazie humilmente a S. B.ne; e poi la supplicai di dar ordine della spedittione, perchè, come tanto vecchio et anche mal sano, potesse quanto prima ridursi in patria. Mi replicò che le cose del S.to Offizio procedevano ordinariamente con qualche lunghezza, et di non saper veramente se si fusse possuto sperarne così presto spedittione, perchè tuttavia s'andava fabbricando il processo, il qual non era per ancora finito. Poi passò a dirmi ch'in somma era stato mal consigliato a dar fuori queste sue opinioni, e che era stata una certa Ciampolata così fatta, perchè se bene si dichiara di voler trattar hipotheticamente del moto della terra, che nondimeno, in referirne gli argumenti, ne parlava e ne discorreva poi assertivamente e concludentemente, et ch'anche haveva contravenuto all'ordine datoli nel 1616 dal S.r Card.l Bellarminio, d'ordine della Congregazione dell'Indice([84]). Io replicai in difesa di lui tutto quel che mi sovvenne havermi egli espresso e significato in questi et altri propositi; ma come la materia è gelosa e fastidiosa, e S. S. ha fatta impressione che la dottrina del S.r Galileo sia cattiva e che egli anche la creda, v'è da fare; e quand'anche qui restassero appagati delle sue risposte, non vorranno apparir d'haver nè meno fatta una carriera, doppo una apparenza così pubblica d'haverlo fatto venir a Roma.

Lo raccomandai efficacemente alla protettione del S.r Card.l Barberino([85]) tanto più volentieri, quanto che mi parve di trovar S. S. manco esasperata del solito; e S. Em.za rispose che le voleva bene e lo stimava per huomo singulare, ma che questa materia è assai delicata, potendosi introdurre qualche dogma fantastico nel mondo e particolarmente in Firenze, dov'io sapevo che gl'ingegni erano assai sottili e curiosi, massime che egli referisce molto più validamente quel che fa per la parte del moto della terra che quel che si può addurre per l'altra: et ben ch'io dicesse che la qualità del negozio forse portava così, et che egli non vi haveva colpa all'hora, mi rispose ch'io sapevo pure che egli metteva raramente in carta, e sapeva esprimere esquisitamente, e maravigliosamente ancora persuadere, quel che voleva. Et a V. S. Ill.ma bacio le mani.

 

Di Roma, 27 Febb.o 1633.

Di V. S. Ill.ma

S.r Balì Cioli.

Obl.mo Ser.re

Franc.o Niccolini.

 

 

 

2429.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Pisa].

Roma, 27 febbraio 1633.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3353 (non cartolata). – Autografa.

 

Ill.mo S.r mio Oss.mo

 

Mandai una lettiga al Ponte a Centino al S.r Galilei, come mi ricercò per sua lettera, che è stata pagata dal mio Maestro di Casa a tanto il giorno in Ñdi trentasei moneta, per haverlo aspettato quivi alcuni giorni; e perch'io non so se io deva dar debito della spesa a lui o al Padron Ser.mo, prego V. S. Ill.ma d'ordinarmi quel ch'io debba in ciò fare. La lettiga ch'hebbe di Corte non potette passar il confine, et egli la rimandò a Firenze. Mentre intanto a V. S. Ill.ma bacio le mani.

 

Di Roma, 27 di Feb.o 1633 a Nat.e

Di V. S. Ill.ma

S.r Balì Cioli.

Obl.mo Ser.re

Franc.o Niccolini.

 

 

 

2430*.

 

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].

[Livorno], 3 marzo 1633.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3523 (non cartolata). – Minuta non autografa.

 

.... Mi dispiace di vedere che la causa del S.r Galilei sia per andare in lungo, se bene è gran consolazione per lui che sia lasciato stare in casa di V. E.; la quale potrà mettere a conto suo la spesa della lettiga, perchè la casa di S. A. non può hoggi usare i termini soliti della sua liberalità. Et a V. E. etc.

 

 

 

2431*.

 

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].

Livorno, 4 marzo 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 137. – Minuta di mano di Geri Bocchineri.

 

Al S.r Amb.re Nicc.ni

4 Marzo 1633, in Livorno.

 

Il Gran Duca N. S. ha havuto tanto gusto della habilità insolita che S. S. si degna di concedere al S.r Galilei col permettere che, senza esser messo prigione, sia lasciato stare in casa di V. E. ritirato, in riguardo dell'essere servitore accetto dell'A. S., che vuole che ella ne renda quanto prima infinite grazie a S. B.ne come di honore sommamente stimato da S. A., cominciando intanto a pagar questo debito con l'Em.mo S.r Card.le Barberino. Et se hora la S. S. restasse servita che questa grazia ricevesse il suo intero complimento con la prestezza della speditione, S. A. ne rimarrebbe estremamente favorita et allegrissima. Però anche di questo V. E. farà nuove supplicationi et instanze in nome dell'A. S. Et le bacio etc.

 

 

 

2432.

 

GALILEO a [GERI BOCCHINERI in Livorno].

Roma, 5 marzo 1633.

 

Museo Britannico in Londra. Egerton Mss. 48, car. 32. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Col.mo

 

Ricevei con la gratissima di V. S.([86]) quella del Ser.mo Padrone per l'Em.mo S. Car.le Bentivoglio([87]), che si presentò subito; la quale se frutterà (come spero) conforme all'altra per il S. Car.le Scaglia([88]), il guadagno sarà grandissimo, mostrandosi questo così bene affetto verso la persona mia, che più non si può desiderare. Quanto poi al resto del mio negozio, si va continuando con quella medesima taciturnità de i primi giorni. Vero è che quel poco che si può andar penetrando va continuamente scoprendo, le imputazioni andarsi diminuendo, et alcune anco esser del tutto svanite per la troppo evidente loro vanità; il che si può credere che arrechi alleggerimento all'altre che sussistono ancora in piede, onde spero che queste ancora siano per terminarsi nel medesimo modo: nè altrimenti convien credere, se la verità deve finalmente restar superiore alla falsità.

Con questa viene una del Padre Vicario Generale dei Cappuccini, in risposta di quella dell'Emin.mo S. Card.le Medici([89]). Io non ho potuto vedere il detto Padre Generale, et il S. Cav.re Buonamici([90]) presentò esso la detta lettera, insieme con l'altra per il compagno; nè esso per ancora ha potuto penetrare cosa veruna, ancor che non resti, per sua estrema benignità, d'invigilare con ogni sollecitudine ne' miei affari, obbligandomi ogni giorno più: come anco resto con molt'obbligo al S. Lagi([91]) per l'intercessione del S.Alessandro([92]), il quale V. S. saluterà in mio nome, scusandomi se, per non havere a replicar l'istesse cose più volte, non gli scrivo in proprio.

Alli Ill.mi SS.ri Cont'Orso([93]) e Balì Cioli mi ricordi servitore devotissimo, baciandogli con ogni affetto le mani, e supplicandogli a far penetrare alla mente del Ser.mo Padrone come io resto infinitamente obbligato alla somma sua benignità, e come, non potendo con altro mezo compensar le tante grazie che continuamente mi concede, fo che le mie figliuole monache si occupano in continue orazioni per ogni sua maggior felicità. Con che a V. S. bacio le mani.

 

Di Roma, li 5 di Marzo 1633.

Di V. S. molto I.

Obblig.mo Ser.re e Par.te

Galileo Gal.i

 

 

 

2433*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Roma.

Arcetri, 5 marzo 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 163. – Autografa.

 

Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

Il Sig.r Mario Guiducci hiermattina mi mandò fin qui per un suo servitore le lettere di V. S. Lessi con mio particolar contento quella ch'ella scrive al medesimo S.r Mario, e subito gliela rimandai. L'altra ho consegnata al Padre confessore, il quale credo che senz'altro gli risponderà. Mi consolo, e sempre di nuovo ringrazio Dio benedetto, sentendo che il suo negozio fino a qui passi con tanta [...]te e silenzio, il quale in ultimo ne promette un felice e prospero successo, come ho sempre sperato con l'aiuto divino e per l'intercessioni della Madonna Santissima.

Credo che a quest'hora V. S. haverà ricevuta l'ultima mia lettera; e da poi in qua le novità occorse sono: lo sborso delli 6 scudi, fatto dal S.r Francesco([94]) in nome di V. S. a Vincenzio Landucci, il quale venne in persona a pigliarli; il buon progresso in sanità che va facendo Suor Luisa, essendo stata parecchi giorni senza sentir travaglio; la indisposizione di Suor Arcangiola da 10 giorni in qua, che travaglia con dolore eccessivo nella spalla e braccio sinistro, se bene con l'aiuto di alcune pillole e serviziali, è alquanto mitigato: et anco Gioseppe travaglia con il suo stomaco et enfiagione di milza, sì che è convenuto fargli guastar quaresima; et il S.r Rondinelli ne tiene cura particolare. Di più, la nostra Suor M.a Grazia organista, che avvisai a V. S. che stava grave, si morì, essendo di età di 58 o 60 anni; e tutte ne haviamo sentito gran travaglio. La Piera sta bene: le vite dell'orto sono accomodate: di lattuga venduta si è preso fino a qui un mezzo scudo.

Altro particolare non ho da dirle, se non che io tutto il giorno fo l'offizio di Marta, senza alcuna intermissione([95]), e con questo me la passo assai bene di sanità; la quale participerei volentierissimo, anzi baratterei con l'indisposizione di V. S., acciò ella restasse libera da quei dolori che la molestano. Sto aspettando l'ordine suo circa il dar altri danari al Landucci questo mese presente, perchè non vorrei far errore, nè che incorressimo in spese, come questa volta, di £ 6. 13. 4, che importò la polizza che gli mandai. La lettera per la S.ra Ambasciatrice potrà sigillarla, quando l'haverà letta. E con questo di tutto cuore me le raccomando insieme con le solite.

 

Di S. Matteo, li 5 di Marzo 1632([96]).

 

Sua Fig.la Aff.ma

S.r M.a Celes[..].

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2434.

 

MARIO GUIDUCCI a [GALILEO in Roma].

Firenze, 5 marzo 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 23. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

 

Non mi poteva giugnere il più caro avviso di quello che mi ha arrecato la lettera di V. S. Ecc.ma, parendomi che oramai non si debba più temere che la sua persona sia molestata, e potendosi sperare che il libro non abbia da rimanere indifeso all'arbitrio di persone poco intendenti dell'argomento che tratta; e se dall'esito dell'altre persecuzioni che V. S. ha avuto si può conietturare qualcosa dell'evento di questa, non si può pronosticare altro fine che maggiore esaltazione e splendore della dottrina di V. S. e del suo nome. Piaccia al Signore Dio che il tutto sortisca bene, ad onore della verità e confusione delle fallacie e delle bugie.

Ho participato la sua lettera agli amici, come ancora alla R.da Suor Maria Celeste, alla quale la mandai subito insieme con la sua propria, et oggi mi ha mandato le alligate, acciò li dessi ricapito, come fo inviandole sotto coperta della S.ra mia sorella([97]). L'Emin.mo S.r Card.le Capponi([98]) è invaghito straordinariamente del libro di V. S., e si è tirato per qualche settimana in casa il S.r Dino Peri per potere intendere più particolarmente quella dottrina.

Mi dispiace che le sue solite doglie sieno tornate a travagliarla sì fieramente, come mi scrive. Ma se il non fare esercizio è la cagione di questo, V. S. arebbe a transferirsi alla Trinità de' Monti, a fare esercizio, dove goderebbe anche dell'aria, che pure dovrà cominciare a rintepidire.

Al P. Abate Don Benedetto mi ricordi devotissimo e obbligatissimo servitore, con dire di più che professo di aggiugnere all'altre grandissime obbligazioni che tengo a S. P. molto R.da tutto quello che ora fa, come mi immagino, con ogni caldezza in servizio di V. S.; e se bene V. S. non ha bisogno, negli ofizi di gratitudine, di chi entri seco a parte del debito, tuttavia non posso fare di non reputare fatto in persona mia quanto viene impiegato per lei. Gli amici comuni insieme meco la riveriscono, come ancora il P. Abate; e per fine le prego dal Signore Dio sanità e lunga vita e ogni bene.

 

Di Firenze, 5 di Marzo 1632([99]).

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Aff.mo e Obb.mo Ser.re

Mario Guiducci.

 

 

 

2435*.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Livorno].

Roma, 6 marzo 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 139. – Autografa la sottoscrizione.

 

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

 

Del Sig.r Galilei non posso dir a V. S. Ill.ma più dello scritto con le passate, se non che vo procurando, se sarà possibile, che li sia permesso di poter qualche volta transferirsi al giardino della Trinità per poter far un poco d'esercizio, già che li è di molto nocumento lo star sempre in casa; ma per ancora non m'è stata data risposta alcuna, nè so quel che ce ne possiamo sperare....

 

 

 

2436*.

 

LUCA HOLSTEIN a NICCOLÒ FABRI di PEIRESC [in Aix].

Roma, 7 marzo 1633.

 

Da Lucae Holstenii Eputolae ad diversos, quas ex editis et ineditis codicibus collegit atque illustravit Io. Franc. Boissonade ecc. Parisiis, in bibliopolio graeco-latino-germanico, MDCCCXVII, pag. 254.

 

.... Vidi Gualterii Observationes([100]) ad Lansbergii [Uranometriam], et quantum potui Eminentissimo Cardinali nostro([101]) commendavi. Ibi tum utilissima se obtulit occasio, ut de eiusdem Lansbergii libro de motu terrae([102]) agerem. Sed haec quoque causa vehementi praeiudicio iam damnata est, praesertim cum divinum illud Galilaei opus eodem tempore in lucem prodiret. Auctor, Florentia evocatus, media hieme ad Urbem venit, ut S. Inquisitionis Officio se sisteret, ubi nunc in vinculis detinetur. Longum foret, causam concepti adversus optimum senem odii commemorare. Id profecto nemo sine indignatione vidit, deputatos fuisse qui de libro Galilaei et de tota hac Pythagorea sive Coperniciana sententia cognoscerent, homines plane [Žmoæsouw; cum] tamen praecipue de Ecclesiae auctoritate hic agatur, quae minus recto iudicio vehementer labefactabitur. Ego sedulo illos moneo, ut cogitent primos auctores summos fuisse mathematicos, et qui excellenti prae caeteris studio in veritatis disquisitionem incubuerunt; tum qui nostro saeculo eam doctrinam in lucem revocarunt, eruditionis laude quam proxime ad veteres accessisse. Nam Galilaeum livor et invidia opprimit eorom qui solum illum sibi obstare existimant, quominus summi mathematici habeantur; nam omnis haec tempestas ex odio particulari unius monachi orta creditur, quem Galilaeus pro mathematicorum principe agnoscere noluit. Is nunc est Sancti Officii Commissarius([103]). Sed mirum quo me scribendi impetus abripiat....

 

 

 

2437.

 

GALILEO a [GERI BOCCHINERI in Livorno].

Roma, 12 marzo 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 90. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Col.mo

 

Continua per ancora l'istesso silenzio, il quale dovrà pure una volta rompersi, e forse in breve, per quanto mi dice l'Ecc.mo S. Ambasciatore haver ritratto stamattina da S. S. nel leggergli la lettera([104]) scrittagli dall'Ill.mo S. Balì, d'ordine di S. A. S., in raccomandazione della mia spedizione. Scrivo al S. Balì, supplicando sua Sig.a Ill.ma a render grazie al Ser.mo Padrone del favore fattomi([105]).

Il Sig.r Cav.r Buonamici è alquanto indisposto, e pur questa mattina ha mandato da me per una presa delle mie pillole: si trattiene in casa di Mons.r Motmanno, Auditor di Ruota; et intendo che è qua per alcuni negozii del Duca di Neoburgo([106]), suo padrone. Della sua spedizione e ritorno in costà non posso dir niente a V. S.; ma si può credere che non sia per esser così presto, attenendo uno de i detti negozii al S.to Offizio, le spedizioni del quale par che siano comunemente assai tarde.

Questo è quanto V. S. può ricevere da uno che non va molto attorno. A V. S. et al Sig.re Alessandro([107]) affettuosamente bacio le mani e prego felicità.

 

Di Roma, li 12 di Marzo 1633.

Di V. S. molto Ill.re

Obblig.mo Ser.re e Par.te

Galileo Galilei.

 

 

 

2438.

 

GALILEO ad [ANDREA CIOLI in Livorno].

Roma, 12 marzo 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 91. – Autografa.

 

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

 

Ho veduta la lettera([108]) scritta da V. S. Ill.ma, d'ordine del S. G. D. nostro Signore, qua all'Ecc.mo S. Ambasciatore in raccomandazione a S. S. per la spedizione della mia causa; la quale S. Ecc.za ha letta questa mattina alla medesima S., e ritrattone quello che V. S. Ill.[ma] più particolarmente doverà intendere dalla risposta([109]) di S. Ecc.za Io conosco la continuazione del benigno affetto di S. A. S.ma verso la persona mia e la multiplicazione degl'obblighi miei, d'infinito intervallo superiore alla mia possibilità del poterne rendere ricompensa alcuna, salvo che di nude parole, ma ben piene di reverente et humilissimo affetto in ringraziamento di un tanto favore in un tanto mio bisogno.

Supplico V. S. Ill.ma a rappresentare a cotesta A. S.ma la mia confessione di tanti obblighi et il rendimento di grazie, dandogli con la sua voce quella forza e vivezza, che io per me stesso non saprei nè potrei dargli, con baciargli appresso humilissimamente la veste; et a V. S. Ill.ma confermandogli la mia devotissima servitù, reverentemente m'inchino e prego da Dio il colmo di felicità.

 

Di Roma, li 12 di Marzo 1633.

Di V. S. Ill.ma

Dev.mo et Obblig.mo Ser.re

Galileo Galilei.

 

 

 

2439*.

 

ANDREA ARRIGHETTI a [GALILEO in Roma].

Firenze, 12 marzo 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 198. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron Col.mo

 

V. S. non si stanca mai di farmi grazie et accrescere il cumolo del'obbligazioni che le professo, come segue particularmente adesso con il darmi avviso di sua salute e del buon principio de' suoi negozii, mediante il quale con gran ragione se ne può sperare ottimo evento, e che con somma sua laude sia in fine per restar giustificata in conspetto di tutto il mondo la sua sincerità, e scoperta la malignità e ignoranza de' suoi avversarii. Tutta la conversazione le rende grazie di così buone nuove; e stia sicura che da ciascuno de' suoi amici e servitori si stanno aspettando le sua lettere come si aspettano le cose più care, e da me più d'ogn'altro, come più di tutti suo obbligatissimo.

Il S.r Gabbriello([110]) la ringrazia del'avviso, e la risaluta per mille volte. Recapitai l'alligata per S. M.a Celeste, e penso che con questa sarà la sua risposta. L'Emin.mo S.r Card.le Capponi dette una scorsa a' suoi Dialoghi con estremo suo gusto; et avendo S. Em.za curiosità di rivederli in compagnia di qualcuno che potesse sopirli quelle difficultà che poteva apportarli il non essere a bastanza impossessato della geometria, se li propose il nostro S.r Dino([111]), quale stando del continuo a Montui([112]), lo va adesso servendo in questa occasione con estremo gusto e maraviglia di S.a Em.za

La prego a tornare centuplicate raccomandazioni al Rev.mo Padre D. Benedetto, dicendoli che se bene il rispetto di non l'infastidire ha potuto raffrenare così lungamente la mia penna, da' dovuti ossequii, non ha però potuto raffreddare il desiderio che tengo di servire a sua Paternità, e che gli sono più servitore che mai. Del resto confermo a V. S. la mia osservanza, mentre co 'l fine le sto pregando dal Cielo ogni desiderabile felicità.

 

Fiorenza, 12 Marzo 1632([113]).

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Serv.re Obb.mo

And.a Arrighetti.

 

 

 

2440.

 

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Roma].

Livorno, 12 marzo 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 129. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Tengo la lettera di V. S. de'([114]) 5. Mi rallegro et mi consolo che le cose sue piglino sempre maggiore speranza di buon esito, et ho gusto che dal S.r Cav.re Buonamici e dal S.r Lagi([115]) ella sia assistita et servita. Alli SS.ri Conte Orso et Balì Cioli ho detto quanto V. S. mi ha imposto; et con gusto anche di S. A. si intende che il male non habbia da essere di quella qualità che veniva minacciato, mentre la verità, come V. S. dice, deve havere il suo luogo. Le ribaciano le mani, et aspettano altre nuove di lei et di sentire il frutto del ringraziamento che haverà fatto il S.r Ambasciatore a S. S et al S.r Card.le Barberino([116]).

Mando la detta lettera di V. S. a D. Carlo([117]) questo giorno, acciò la partecipi alle Monache et la mandi a Poppi([118]); et unitamente con Alessandro bacio le mani a V. S.

Domani partirà la galeazza: Dio le dia buona fortuna. Lunedì andremo a Pisa, et fatto Pasqua torneremo qua a veder partire le galere, et poi daremo volta a Firenze.

 

Di Livorno, 12 Marzo 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Par.te et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

 

 

2441*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Roma.

Arcetri, 12 marzo 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 164. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

L'ultima sua lettera, mandatami dal S.r Andrea Arrighetti, mi ha aportato gran consolazione, sì per sentire che ella si va mantenendo in buon grado di sanità, come anco perchè per quella vengo maggiormente certificata del felice esito del suo negozio, chè tale me l'hanno fatto prevedere il desiderio e l'amore: chè se ben veggo che, passando le cose in questa maniera, si andrà prolungando il tempo del suo ritorno, reputo non dimeno a gran ventura il restar priva delle mie proprie sodisfazioni per una occasione la quale habbia da ridondare in benefizio e reputazione della sua persona, amata da me più che me stessa; e tanto più m'acquieto, quanto che son certa che ella riceve ogni honore e comodità desiderabile da cotesti Ecc.mi Signori et in particolare dall'Ecc.ma mia Signora e Padrona, la visita della quale, se havessimo grazia Suor Arcangiola et io di ricevere, certo che sarebbe favore segnalato et a noi tanto grato quanto V. S. può immaginarsi, chè io non lo so esplicare. Quanto al procurar che ella vedesse una comedia, non posso dir niente, perchè bisognerebbe governarsi secondo il tempo nel quale ella venissi, se bene io veramente crederei che stessimo più in salvo lasciandola in quella buona credenza in ch'ella deve ritrovarsi mediante le parole di V. S., già che ella si mostra desiderosa di sentirci recitare. Similmente la venuta del P. D. Benedetto ci sarà gratissima, per esser egli persona insignie e tanto affezionata a V. S. Gli renderà dupplicate le salute per nostra parte, e mi farà anco grazia di darmi qualche nuova della Anna Maria([119]), la quale V. S. esaltava tanto l'altra volta che tornò di costà, perchè io fino all'hora me gl'affezionai, sentendo il suo merito e valore.

S.r Arcangiola sta alquanto meglio, ma non bene affatto, del suo braccio; e S.r Luisa sta ragionevolmente bene, ma però con grande osservanza di vita regolata. Io sto bene, perchè ho l'animo quieto e tranquillo; e sto in continuo moto, eccetto però le 7 hore della notte, le quali io mando male in un sonno solo, poi che questo mio capaccio così umido non ne vuol manco un tantino. Non lascio per questo di sodisfare il più ch'io posso al debito che ho con lei dell'orazione, pregando Dio benedetto che principalmente le conceda la salute dell'anima, et anco le altre grazie che ella maggiormente desidera.

Non dirò altro per ora, se non che habbia pazienza se troppo la tengo a tedio, pensando che io ristringo in questa carta tutto quello ch'io gli cicalerei in una settimana. La saluto con tutto l'affetto, insieme con le solite; et il simile fa il S.r Rondinelli.

 

Di S. Matteo in Arcetri, li 12 di Marzo 1632([120]).

Di V. S. molto Ill.re

Fig.la Aff.ma

Suor M.a Celeste.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2442*.

 

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].

[Livorno], 12 marzo 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss Gal., P. I, T. II, car. 141. – Minuta non autografa.

 

.... Del S.r Galilei S. A. intenderà sempre volentieri le migliori nuove, che par che si possino sperare.

E questo basti a V. E. intorno alle sue de' 6([121]).…

 

 

 

2443.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Livorno].

Roma, 13 marzo 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 143-146. – Autografa la sottoscrizione,

 

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

 

Cominciai questa mattina il mio ragionamento con Sua Santità dall'offitio di rendimento di gratie, impostomi([122]) da V. S. Ill.ma di passare, per l'habilità conceduta al Signor Galilei di starsene in questa casa in vece di quella del Santo Offitio, supplicandola insieme della speditione con quelle più acconcie parole che io seppi. Ma da S. S. mi fu risposto d'haver fatto volentieri questa dimostratione per honor di S. A., ma di non creder già che si sia per poter far di meno di non lo chiamar poi al S. Offitio, quando s'havrà a esaminare, perchè così è il solito e non può farsi di meno. Io le replicai di sperare che la S. S. fusse per raddoppiare l'obbligatione imposta a S. A. con dispensarlo anche da questo: ma mi fu risposto di creder che non si potrà far di meno. Io tornai a soggiungere che l'età sua grave, la poca salute et la prontezza in sottoporsi a ogni censura, lo potevan rendere meritevole d'ogni favore: ma mi disse di nuovo di creder in somma che non si potrà far di meno, et che Iddio li perdoni a entrar in queste materie, tornando a dire che si tratta di dottrine nuove e della Scrittura Sacra, e che la meglio di tutte è quella d'andar con la comune, e che Dio aiuti anch'il Ciampoli una volta con queste nuove opinioni, perchè anch'egli vi ha humore et è amico di nuova filosofia; che il Signor Galileo è stato suo amico, et hanno insieme trattato e magnato più volte domesticamente, e dispiacerli d'haverlo a disgustare, ma trattarsi d'interesse della fede e della religione. Mi parve d'andar soggiungendo che egli facilmente, se sarà udito, darà ogni satisfatione, con quella reverenza però che è dovuta al Santo Uffitio; ma mi rispose che a suo tempo sarà esaminato, ma che v'è un argumento al quale non hanno mai saputo rispondere, che è quello che Iddio è omnipotente e può far ogni cosa; se è omnipotente, perchè vogliamo necessitarlo? Io dicevo di non saper parlare di queste materie, ma di parermi d'haver udito dire al medesimo Signor Galilei, prima, che egli non teneva per vera l'opinione del moto della terra, ma che sì come Iddio poteva far il mondo in mille modi, così non si poteva negar nè meno che non l'havessi possuto far anche in questo. Ma riscaldandosi mi rispose che non si doveva impor necessità a Dio benedetto: et io, vedendolo entrare in escandescenza, non volsi mettermi a disputar di quel che non sapevo et apportarle disgusto con pregiuditio del Sig.r Galilei; ma soggiunsi che egli in somma era qui per ubbidire, per cancellare o retrattare tutto quel che le potesse esser rimostrato esser servitio della religione, e che io non sapevo di questa scienza, nè volevo, col parlarne, dir qualche eresia; e mettendola in canzona, col sospetto di poter anch'io offendere il S. Offitio, passai in altro negotio. Ben la supplicai di compatirlo e di farlo degno della sua grazia, particolarmente col restar servita d'andar considerando se havesse potuto habilitarlo a non uscir di questa casa; ma tornò a dirmi che le farebbe dare certe stanze nominatamente, che sono le migliori e le più commode di questo luogo: et io mi dichiarai che ne darei conto a S. A., per tornar anche di nuovo a supplicarla, se così m'havesse ella imposto.

Tornando a casa, ho conto in parte al medesimo Sig.r Galilei di quel che havevo ragionato col Papa, ma non gl'ho già detto per ancora che si pensi a chiamarlo al S. Offitio, perchè ero sicuro di darle un gran travaglio e di farlo vivere inquieto sino a quel tempo, massime che non si può saper per ancora quanto siano per stare a volerlo, perchè il Papa m'ha risposto, quanto alla speditione, di non saper per ancora quel che se ne possa sperare, e che si farà quel che si potrà; ancorchè il Commissario del S. Offitio rimostrasse al mio secretario pochi giorni sono, che si trattava di spedirlo quanto prima. Ma a me non piace l'impressione non punto diminuita in Sua Beatitudine. Et le bacio le mani.

 

Roma, 13 di Marzo 1633.

Di V. S. Ill.ma

S.r Balì Cioli.

Obl.mo Ser.re

Franc.o Niccolini.

 

 

 

2444*.

 

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].

[Pisa,] 17 marzo 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 147. – Minuta non autografa.

 

Al S.r Amb.re Niccolini.

17 di Marzo 1633.

 

A quel che più importa del contenuto delle lettere di V. E. de' 13 io rispondo a parte, bastandomi accennarle nel resto che S. A. le sentì hiersera tutte con estraordinaria attenzione....

In proposito del Sig.r Galilei, l'offizio che V. E. ne ha ri[nnov]ato con S. Beatitud.ne([123]) è parso a S. A. tanto ardente, che si è maravigliata che S. S. non se ne alterasse anche più di quello che V. E. rappresenta; onde si vede che ricordandosi S. Santità della familiarità che haveva prima seco il Sig.r Galilei, non lascia di compatirlo. Ma se egli habbia da essere esaminato, non pare che si possa sfuggire ch'egli non comparisca dinanzi al Tribunale del Santo Offizio; et se almeno, andandovi il giorno, potesse tornarsene la sera a casa in riguardo della sua età et non intera salute, si salverebbe forse in questa maniera dal danno che gli potrebbe fare il travaglio et il disagio della prigionia. Però questa sola replica potrà aggiugnere V. E. all'altre gagliardamente fatte a favore di lui; et piaccia a Dio che resti consolato....

 

 

 

2445.

 

GALILEO ad [ANDREA CIOLI in Pisa].

Roma, 19 marzo 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 92. – Autografa.

 

Ill. mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

 

Continua meco l'istessa taciturnità, nè altro si può penetrare se non quello che in termini assai generali vien raccolto dall'Ecc.mo Sig.re Ambasciatore e datone conto costà. Con una simile generalità viene anco penetrato, o per meglio dire subodorato, dal mio indefesso procuratore D. Benedetto Castelli, un miglioramento di speranze, cagionato principalmente dalle lettere del Ser.mo Padrone; onde si conclude (come anco intenderanno dal medesimo S. Ambasciatore) che sarebbe molto profittevole che l'istesso offizio fusse passato con li altri Eminentissimi del S.to Tribunale, atteso che quelli con i quali si è fatto l'havranno di obbligo referito in Congregazione.

Supplico pertanto V. S. Ill.ma, che alle intercessioni dell'Ecc.mo S. Ambasciatore vogli aggiugner le sue per impetrar tal grazia dal Ser.mo Padrone, della quale con ogni humiltà lo supplico, assicurando S. A. S. che ne riceverà da Dio quel guiderdone che meritano i protettori dell'innocenzia. Inchino con ogni humiltà la Ser.ma Al.za, et a V. S. Ill.ma con la debita reverenza bacio la mano, pregandogli da Dio l'intera felicità.

 

Di Roma, li 19 di Marzo 1633.

Di V. S. Ill.ma

Dev.mo et Obblig.mo Ser.re

Galileo Galilei.

 

 

 

2446*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a [GALILEO in Roma].

Arcetri, 19 marzo 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 166. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

Il Sig.r Mario([124]) con la solita sua gentilezza mi mandò iermattina le lettere di V. S. Ho recapitate le due incluse a chi andavano; e la ringrazio dell'avvertimento che mi dà dell'errore da me commesso nella lettera della Sig.ra Ambasciatrice, della qualle tengo una cortesissima lettera in risposta alla mia: e fra l'altre cose mi dice ch'io persuada V. S. a proceder con più libertà in cotesta casa, e con quella sicurtà che farebbe nella sua propria, e si dimostra molto ansiosa delle sue comodità e sodisfazioni. Io gli riscrivo, domandandole il favore che V. S. vedrà: se gli par ben fatto il presentarla, l'havrò caro; se no, me n'apporto al suo parere. Ma veramente, o per mezzo della medesima S.ra Ambasciatrice o di V. S., havr[..] caro di ottener questa grazia; sì come da V. S. desidererei un regalo al suo ritorno, il quale pur spero che non deva andar molto in lungo. Mi persuado che costà sia copia di buone pitture; onde io desidererei che V. S. mi portassi un quadretto di grandezza quanto questa carta qui inclusa([125]), di questi che si serrano a uso di libriccino, con due figure una delle quali vorrei che fossi un Ecce Homo e l'altra una Madonna; ma vorrei che fossino pietosi e devoti al possibile. Non importerà già che vi sia altro adornamento che una semplice cornice, desiderandolo io per tenerlo sempre appresso di me.

Credo senz'altro che il S. Rondinelli scriva a V. S.; onde sarà bene ch'ella nella risposta gli dimostri gratitudine per le amorevolezze che ci ha usate di quando in quando in questa quaresima, e particolarmente perchè hieri fu qua a desinare e volse che ancor noi due v'intervenissimo, acciò si passassi quel giorno allegramente, principalmente per amor di Suor Arcangiola, la quale, per grazia di Dio, va migliorando del suo braccio. È ben vero che, per esser da parecchi giorni in qua sopraggiunto un catarro nelle reni a Suor Oretta, e non potendosi esercitare, tocca a me in gran parte il pensiero dell'offizio di Provveditora; e per questo e per altre mie faccende essendomi ridotta a scriver a mezza notte, et assalendomi il sonno, temo di non scriver qualche sproposito.Godo in estremo di sentir che V. S. si conservi in buona sanità, e prego Dio benedetto che la conservi. La saluto per parte di tutte le amiche et anco in nome del Sig.r Ronconi([126]), il quale spesso con grande instanza mi domanda di V. S.

 

Di S. Matteo in Arcetri, li 19 Marzo 1632([127]).

Di V. S. molto Ill.

Fig.la Aff.ma

Suor M.a Celeste.

 

 

 

2447*.

 

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Roma.

Firenze, 19 marzo 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 24. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

 

Sento con molto gusto dalla gratissima di V. S. la continuazione del suo esser lasciato stare, e una certa quasi sicurezza che così debba succedere anche per l'avvenire, come anche mi aveva dato avviso il S.r Giovanni Rinuccini nel suo ritorno di costà. Mi rallegro ancora che quell'Eminentiss.o Signore([128]), che ella non nomina, si sia messo a vedere con diligenza, e con l'aiuto del P. Abate D. Benedetto, i suoi Dialoghi, e che ne abbia fatto concetto se non contrario interamente, almeno molto diverso e lontano da quello che s'era formato prima; e tanto più me ne rallegro, poichè avendomi il S.r Giovanni Rinuccini dichiarata la persona, son sicuro che può giovare quanto qualsivoglia altro alla causa e alla verità. Il S.r Card.le Capponi, come le scrissi con altra([129]), è invaghito fuor di modo della sua dottrina; et avendo letta quella scrittura di V. S. scritta già a Madama Ser.ma([130]), rimase appagatissimo che l'opinione del Copernico non sia erronea; e poi ha tanto gusto ne' Dialoghi, che sente disgusto di non potere intendere perfettamente le dimostrazioni che vi sono, e se il farsi da capo alle matematiche non fosse cosa lunga e alle sue occupazioni molto contraria, non gli parrebbe fatica nessuna il mettersi a studiare Euclide. Con tutto ciò l'ingegno suo è tale che apprende benissimo e presto tutto quello che studia, e l'assistenza del S.r Dino aiuta a supplire dove l'esser privo di geometria può far difficultà. Io ancora ci vo spesso, così ricercato da S. E., alla quale per ora non mi pare che sia bene che V. S. scriva, per la poca sicurtà che s'ha delle lettere che non capitino male. Tornerò lunedì in villa sua; e se scorgerò che sia bene che V. S. scriva a S. E., ne la avviserò.

I PP. Arrighi e Stefani([131]) la ringraziano della parte che dà loro delle cose sue per mezzo mio, e mi dicono che hanno sempre ne' loro sacrifizi e orazioni raccomandata al Signore Dio questa causa, e così continueranno. Piaccia a S. D. M. concedere lume e volontà a' Signori che hanno a determinare, di eseguire quello che è maggior gloria Sua e in esaltazione della verità.

Mi rallegro che ella stia bene di sanità: proccuri di conservarsi per potere illustrare ancora con altre sue opere le buone lettere e la salda filosofia.

Mi dimenticavo di dire che il S.r Card.le Capponi ha una gelosia grandissima del suo trattato del moto, e sempre mi domanda se quest'opera si è per perdere, quando costà fussero proibiti i Dialoghi. Io ho risposto a S. E. che non lo credo in modo nessuno, e che io farei ogni opera appresso di lei e di chi bisognasse, e mi impiegherei per quel poco che sapessi e potessi, acciò non ri[mane]sse nelle tenebre: sì che ancora da questo V. S. può comprendere quanta stima faccia delle sue cose.

La ringrazio in nome di Giulio([132]) e mio della congratulazione del figliuolo maschio, concedutoci dal Signore; e per fine pregandole dal Signore Dio felicissima la S.ta Pasqua con l'accompagnatura di ogni bene, le fo reverenza, pregandola a fare il medesimo ufizio in mio nome col P. Don Benedetto.

 

Di Firenze, 19 di Marzo 1632([133]).

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ser.re Aff.mo e Obb.mo

Mario Guiducci.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2448**.

 

MARIA TEDALDI a GALILEO in Roma.

Firenze, 19 marzo 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 167. – Autografa.

 

Molto Ill. et Ecc.mo Sig.r mio Colend.mo

 

Nella partenza di V. S. E.ma mi ritrovai alla villa di mia figliola, e per questo effetto non la potei nell'ultima sua partenza reverire conforme al desiderio e debito mio, che ne sentii disgusto. Non potevo credere non essere una volta honorata di una sua lettera doppo arrivata costà; ma ho bene procurato havere nuove da varie persone, e con l'occasione della Santa Pascqua non posso nè devo manchare di auguriarli dal Cielo le buone e Sante Feste per cento e mill'anni.

Havevo da raccontarli una bella azione seguita tra il Landucci([134]) e suo padre([135]); ma perchè non so se questa mia si verrà sicura nelle sue mani, la taccio: e favorischami di risposta, avisandomi come mi deva contenere in avviarli le lettere, chè desidererei pure tenere qualche volta nuova di V. S. E.ma, e quando pensa di tornare, chè ogn'hora ci paiono mill'anni. Le sue figliuole stanno bene e la salutano, et io credo che domani sarò da loro; e con tal fine ricordandomeli obligatissima servitrice, li bacio la mano, e resti felice e di noi ricordevole.

 

Fir.e, li 19 Marzo 1 632([136]).

Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma

Dev.ma Serva e Parente

Maria Ted.i

 

Fuori: Al molto Ill. et Ecc.mo Sig.r mio Colend.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, p.mo Filosofo del Ser.mo di Toscana, in

Roma.

In casa l'Ambasciatore del Ser.mo di Toscana.

 

 

 

2449.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Pisa].

Roma, 19 marzo 1633

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 149. – Autografa la sottoscrizione.

 

Ill.mo Sig.r mio Oss.

 

Del Sig.r Galilei non posso aggiungnere allo scritto con le passate, se non che giudicherei a proposito, che sì come il Ser.mo Padrone ha scritto in sua raccomandazione a' Cardinali Bentivogli e Scaglia([137]), così si compiacesse di raccomandarlo ancora agl'altri Cardinali della Congregazione, che sono gl'infrascritti, acciò s'inanimissero tanto più a favorirlo, e sapendo che S. A. S, havesse scritto ad altri non le potesse cadere in concetto d'esser meno stimati o men confidenti delli altri. Tuttavia mi rimetto a quel che sarà stimato meglio. In tanto hormai sin a fatto le Feste si può credere che non le sarà detto cos'alcuna; et per hora s'intende che il S.r Card.l Scaglia e Bentivogli camminano assai uniti in protegerlo e favorirlo. Et a V. S. Ill.ma fo reverenza.

 

Roma, 19 di Marzo 1633.

Di V. S. Ill.ma

 

 

S. Onofrio([138]), Barberino([139]), Borgia([140]), Gessi([141]), Ginnetti([142]), S. Sisto([143]), Verospi([144]).

 

 

S.r Balì Cioli.

Obl.mo Ser.re

Franc.o Niccolini.

 

 

 

2450.

 

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Roma].

Pisa, 26 marzo 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 134. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Io veramente vorrei che con V. S. si fusse cominciato a rompere il silenzio, perchè se bene ne i primi giorni che li Cardinali vengono a Roma si chiude loro la bocca, si apre nondimeno loro poco appresso. Ma alla fine ci consoliamo con la buona salute che V. S. gode. Hieri comparsero le lettere di costà, et havendo S. A. inteso il desiderio et bisogno di V. S. di nuove lettere di favore per quelli altri SS.ri sette Cardinali, subito molto benignamente le ha ordinate; et così tutta mattina ho lavorato in distenderle, et sono in forma di raccomandar la speditione etc., come V. S. mi ha accennato([145]): et vedrò di mandarle anche aperte, per instruttione di chi doverà presentarle et accompagnarle. V. S. comandi se altro occorra.

Non mi sono nuovi li favori et le cortesie eccessive ch'ella riceve in casa del S.r Ambasciatore, perchè alla benignità di S. E. et della S.ra Ambasciatrice non si può arrivare; et io ne so parlare per esperienza.

Mando di mano in mano a Firenze alle Monachine le lettere di V. S. et poi al S.r Vincenzo, ancorchè io creda ch'ella scriva anche a loro; et le baciamo le mani Alessandro et io, pregandola di darci qualche nuova del S.r Cav.re Buonamici, baciandoli le mani in nome nostro, con dirgli che in questa frettolosa speditione non habbiamo tempo di scrivergli nè di domandargli come sta, perchè tutto il tempo di questa mattina l'ho speso in servire V. S.

 

Di Pisa, 26 Marzo 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

 

 

2451.

 

NICCOLÒ CINI a GALILEO in Roma.

Firenze, 26 marzo 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 132. – Autografa.

 

Molto Ill. S.r e P.ron mio Oss.mo

 

Dalla lettera ch'io scrissi a V. S. la settimana passata, ella havrà veduto per qual causa io facessi la diligenza che feci col Maestro della Posta: et ora replico (se ben le sue lettere mi son carissime) ch'io non intendo che ella s'affatichi a scrivermi, poi che quello che ella scrive al S.r Mario([146]) o simili, è comune a tutti noi altri più stretti suoi amici e servitori. Di quello che seguirà costì, spero bene insieme con tutta la città di Firenze; non di meno si nuota sott'acqua. Li so ben dire, e lo dico sinceramente e per sua consolazione, che qua si parla di lei con tanto affetto da tutti, che ella medesima non potrebbe desiderar più; e finalmente la sua virtù e 'l suo merito ha superato l'invidia, quanto il suo libro supera di vera dottrina ogn'altro libro. Qui in ogni congresso si parla di V. S. Mons.r Piccolomini, Arcivescovo di Siena, che venne di Siena alle Rose([147]) per abboccarsi col S.r Pandolfini([148]), segretario di ll. AA., residente a Milano, parlò di lei martedì passato con ammirazione e compassione insieme. Mons.r Venturi([149]) mi referisce quello che fa il S.r Card.l Capponi col S.r Peri e S.r Mario([150]). Io sento quello che si dice nella fioritissima conversazione de' SS.ri Riccardi e del S.r Orazio Rucellai, in casa del quale, per esser egli convalescente, va tutta la nobiltà. E finalmente non ci è nessuno che non desiderasse col sangue medesimo di liberarla da coteste angustie e di vederla esaltata secondo il suo merito. Ogn'uno si rallegra che 'l S.r Card.l Scaglia legga il suo libro, e (quel che importa) con l'assistenza del Padre D. Benedetto; e si desidera in estremo (pensando che gli possa molto giovare) che S. Emin.za legga la lettera che V. S. scrisse già a Madama Ser.ma([151]): ma a questo già ci havrà pensato il Padre D. Benedetto medesimo. In effetto ogn'uno esclama: Legghasi il libro, leggasi il libro, e considerisi: chè nel resto si ha per sicuro che ella ne riporterà la dovuta vittoria.

Empierei il foglio s'io volessi nominar tutti quelli che m'hanno commesso ch'io li baci le mani in nome loro; ma voglio che ella se lo imagini, e solo nominerò Mons.r Venturi e 'l S.r Cav.r Orazio Rucellai e S.r Vincenzo Capponi, che me l'hanno comandato espressamente. Ma la verità è che ogn'uno la saluta e gl'augura felicità; di che non è piccolo o debole esordio il godere della soave conversazione di cotesti Ecc.mi SS.ri Ambasciatore e Ambasciatrice, a i quali desidero che mi ricordi obbligatissimo, devotissimo e vero servitore, sì come io sono a V. S.: alla quale per fine bacio le mani.

 

Di Fir.e, 26 Marzo 1633.

Di V. S. molto Ill.

Dev.mo Ser.re

Niccolò Cini.

 

Fuori: Al molto Ill.re S.r e P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2452*.

 

ANDREA CIOLI a GALILEO [in Roma].

Pisa, 26 marzo 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 131. – Di mano di Geri Bocchineri, con sottoscrizione autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Parrebbe che fusse tempo che con V. S. si rompesse il silenzio. Il Ser.mo Padrone la compatisce della sospensione d'animo in che tuttavia ella si ritrova; nè vi è stato bisogno di mie parole per disporlo a scrivere per lei agli altri sette S.ri Cardinali del S.to Offizio che restavano, perchè da sè medesimo ordinò tali lettere, subito che dalle lettere del S.r Ambasciatore([152]) et di V. S.([153]) ne intese la richiesta et il bisogno. Desidera S. A. che, sì come sono efficaci, rieschino di frutto, et io ne prego Iddio; et le bacio le mani, confermandomele per servirla sempre

 

Di Pisa, 26 Marzo 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

S.r Galilei.

Ser.re Aff.mo

And. Cioli.

 

 

 

2453*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a [GALILEO in Roma].

Arcetri, 26 marzo 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 174. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

V. S. ha voluto che questi giorni santi io resti mortificata, privandomi di sue lettere; il che quanto io habbia sentito, non posso esprimerlo. Non voglio già io lasciar, se bene con molta strettezza di tempo, di salutarla con questi due versi, augurandoli felicissima questa Santissima Pasqua, colma di consolazioni spirituali e di buona salute e felicità temporale, chè tanto mi prometto e spero dalla liberalissima mano del Signor Iddio.

Qua di presente, la Dio grazia, siamo tutte sane, ma non già il nostro Gioseppo, il quale, fatto le Feste, bisognerà che vadia a lo spedale, per curarsi della febbre e della milza che è assai gonfia; et io vo procurando, col mezzo della nostra Madre badessa, che egli sia ricevuto in Bonifazio, ove starà meglio che in nessun altro luogo. La Piera sta bene e la saluta, sì come fo io di tutto cuore insieme con le solite, e gli ricordo che è in debito meco della risposta di 3 lettere.

 

Di S. Matteo Arcetri, il Sabbato S.to del 1633.

Di V. S. molto Ill.

Fig.la Aff.ma

Suor M.a Celeste.

 

 

 

2454*.

 

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Roma.

Firenze, 26 marzo 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 148. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

 

Ho discorso a lungo col S.r Andrea Arrighetti e col S.r Tommaso Rinuccini, già che col S.r Dino([154]) non ho potuto trovarmi per essere egli a Montui, del desiderio di V. S. Ecc.ma, che quel Signore([155]) scrivesse costà ad alcuno de' suoi colleghi il suo senso circa al libro di V. S.; e tutti convengono meco che non sia opportuno, nè anche riuscibile, questo disegno, perchè non essendo egli in confidenza appresso a' Padroni di costà, oltrechè non arrecherebbe giovamento alla causa, andrebbe molto ritenuto a mettere in carta, sì come ancora va con riguardo a dichiararsi con quelli che non siano parziali, come siamo noi: e non so se avesse anche per bene che di qua fusse stato scritto da noi altri a V. S. quanto abbiamo scritto, per il dubbio che le lettere non andassero in altre mani; sì che non mi sono assicurato a ringraziarlo da parte di V. S., se bene ho detto che ella, sapendo il suo affetto, ne le resterà obbligatissimo. Ma quello che egli non farà per lettera, lo farà sicuramente in voce il S.r Francesco Nerli, il quale è suo confidentissimo, quando verrà a Roma, come disegna di fare fra poco, se però i passi non sono ristretti in modo, che s'abbia a fare lunghe quarantine. Il S.r Dino non è il caso a fare quest'inizio, per essere in casa sua servitore attuale, e temerebbe di disgustare il padrone. Si andrà scoprendo un poco più indirettamente circa di questo la sua volontà; et il S.r Tommaso Rinuccini s'è offerto un giorno di queste Feste, con occasione di darli le buone Feste, di darne qualche motto, e vedere quello che si può sperare; e trovando buon taglio, si proccurerà, senza che V. S. abbia a scrivere da per sè, a fare il favore bramato da lei.

Mi rallegro che questo indugio le dia sempre maggiore speranza di buon esito al suo negozio, ancorchè l'indugio tenga tuttavia sospesi e in travaglio, sto per dire, noi altri quanto lei propria. Confido non dimeno tanto nella giustizia della sua causa, che spero che questo travaglio abbia da venire ricompensato da maggiore accrescimento della sua gloria e riputazione nel conspetto del mondo, e che tanto più sia per venire autenticata la verità.

Ricapitai la lettera per la sua figliuola, e non mi ha oggi mandato la risposta, come ha fatto dua volte. Il P. Fra Diacinto Stefani bacia le mani a V. S., e insieme col P. Arrighi la tiene raccomandata continuamente ne' sacrifizi al Signore Dio; et io per fine a V. S. facendo reverenza, come ancora al P. Abate Don Benedetto, le prego dal Signore felicissima la S.ta Pasqua con ogni più bramata felicità.

 

Firenze, il Sabato S.to 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ser.re Obb.mo e Aff.mo

Mario Guiducci.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2455.

 

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Roma.

Firenze, 2 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 136. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

 

Ho veduto con singolar gusto mio e degli amici, a' quali ho participato la lettera di V. S. Ecc.ma, la continuazione, anzi acquisto maggiore, di buone speranze per il felice esito de' suoi negozi; il qual gusto viene ancora raddoppiato dall'intendere che conferisca alla sanità di V. S., la quale il Signore Dio le mantenga e conceda con lunga vita, acciò ella possa godere della gloria che le arrecherà l'esser passata per ignem et aquam, combattuta da tanti e sì potenti avversari, e uscitane felicemente: onde, se, come spera, darà in luce il trattato del moto, sarà ricevuto con maggiore applauso, e minor contraddizione della parte avversa.

Abbiamo avuto tempi tanto cattivi e piovosi da più giorni in qua, che non sono stato ancora a dar le buone Feste e visitare, come ero solito ogni settimana, l'Em.mo S.r C. C.([156]) Il primo dì di buon tempo vogliamo andarvi Mons.r Venturi([157]), il S.r Canonico Cini([158]) e io; e perchè S. E. non ha mai veduto telescopii buoni, e non ha mai guardato con tale strumento cose celesti, il S.r Canonico porterà seco il suo, donatoli da lei.

La lettera di V. S. l'ebbi stamani al tardi, e dopo averla letta a più amici la diedi al S.r Andrea Arrighetti, acciò la mandasse alla R.da Suora Maria Celeste, dalla quale mi è stata poco fa mandata la alligata per V. S. Mi dispiace che il P. Abate Don Benedetto in queste urgenze abbia da lasciare V. S.; pure il negozio debbe essere tanto bene incamminato, massimamente con quell'Eminentissimo che ella accenna([159]), che non può fare un repentino naufragio. Piaccia al Signore Dio che la sincerità di V. S. sia conosciuta anche appresso degli altri Signori della Congregazione, e di concedere ad essi grazia e lume tale di deliberare quello che ridondi a maggior onore di S.ta Chiesa e della verità. Con che, facendo a V. S. reverenza, le prego dal Signore perfetta sanità e ogni bene.

 

Firenze, 2 di Aprile 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ser.re Aff.mo e Obb.mo

Mario Guiducci.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2456.

 

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Roma.

Montalto, 5 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 138-139. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

 

Ricevo la lettera di V. S., e da essa ricevo consolatione singolare. Mi rallegro che il suo famoso valore sia in cotesta Corte honorato di visite, e spero anco ch'ella sia per conoscere infinita benignità ne i superiori. Io qua la passo con sanità e quiete. Un de' maggior martelli che mi dia Roma lontana, è l'havervi presente il S.r Galileo. Chi parla con V. S. scopre sempre nuove luci nel cielo della sapientia, e non ha bisogno di desiderare il vero Apollo de gl'intelletti. Qua io posso sfogarmi con gli studii, e procuro che questo eremo di solitudine mi riesca un Parnaso di virtù. È vero che molto tempo mi vien tolto dalle cure del governo, le quali effettivamente non sono altro che materie di forche e di galea. Oh quanto sono diversi dal mio genio questi pensieri! L'assicuro che io reputo gran miseria l'haver sopra gl'huomini ius vitae et necis: però io non di meno, in paesi di confini e pieni di latrocinii, ambisco nome di rigoroso. Così devo fare per servitio di Dio e della quiete pubblica. Ma che? mi ricordo anco che Apollo, deponendo la cetra, prese l'arco per sterminare i mostri, e quel grand'Alcide, che resse il cielo con Atlante, non si vergognò, per tranquillare la Libia, di cangiare il proprio corpo in forche, le proprie mani in piedi di boia, e da sè stesso strangolare in aria Anteo. Hora veda V. S. che gloria ha buscato dalla mia penna un carnefice, che volle esser pagato uno scudo per miglio di viaggio.

Ma passando a più lieta materia, non comporto già che stiano esuli da Montalto nè la poesia nè la filosofia. L'una e l'altra aspetta con impatientia amorosa il S.r Galileo, acciò, tra gl'altri privilegi che rendono famoso questo monte, ci sia ancora l'essere stato albergo di sì celebre virtuoso. Mons.r Rinuccino([160]) mi scrisse che godeva della speranza datali della venuta di V. S., e la sta aspettando per honorarla con ogni soprabbondante amorevolezza. Si prepari dunque alla venuta, chè le vogliamo far tante carezze, che al sicuro la vogliamo far ringiovenire. E qui cordialissimamente la reverisco, e supplico a ricordar la mia servitù obbligatissima agl'Ecc.mi S.ri Ambasciatore et Ambasciatrice.

 

Di Montalto, il dì 5 di Aprile 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Sig.r Galil.o Galilei. Roma.

Aff.mo Ser.re

Gio. Ciampoli.

 

 

 

2457.

 

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Roma].

Firenze, 9 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 140. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Noi tornammo a Fiorenza, come V. S. haverà saputo, con buona salute di tutti, per grazia d'Iddio; et mi rallegro con lei di quella con che stanno le sue figliuole monache: et Suor M.a Celeste mi ha inviata l'inclusa per lei.

A Pisa ricevetti la lettera di V. S. de' 2, et con grandissimo contento intendemmo Alessandro et io la speranza ch'ella va pigliando sempre maggiore dell'esito delle sue cose. Con impazienza hora aspetto di intendere quello che haverà operato la scrittura che il S.r Ambasciatore haverà lasciata in mano del S.r Card.le Barberino([161]), con l'accompagnatura poi delle favorite lettere che V. S. haveva ricevute del Ser.mo Padrone, il quale ha gradito il reverentissimo ringraziamento che V. S. ne ha fatto; et il S.r Balì Cioli ancora la ringrazia di quello ch'ell'ha fatto a lui.

La sudetta sua lettera io la invio questa sera al S.r Vincenzo nostro per sua consolatione, et le bacio di cuore le mani, a nome anche degli altri di casa; et dica a Marsilio che il buon servizio ch'egli rende a V. S. ci obliga ad aiutar la sua casa: che però io sono dietro a vedere se mi potrà riuscire di fare havere una cappella a Filippo suo fratello, perchè di 3 voci già io ne ho una, et mi affatico per le altre.

 

Di Fiorenza, 9 Aprile 1633.

Di V. S. molto Ill.re

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri [Bocchine]ri.

 

 

 

2458**.

 

NICCOLÒ CINI a GALILEO in Roma.

Firenze, 9 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 144. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Oss.mo

 

Io vorrei, insieme con tutti gli amici, poter dar consolazione a V. S. eguale a quella che ella dà con le sue lettere, dando speranza di esser qua presto da noi; a' quali ogn'ora par mill'anni per rivederla in quella quiete d'animo che ella possa dar perfezione a mille belle cose, ch'al mondo tutto saranno d'insegnamento et a lei di gloria.

Stetti un di questi giorni, con Mons.r Venturi e S.r Mario Guiducci, dal S.r Card.l Capponi([162]), che l'ama e stima infinitamente, e 'l S.r Mario le ne darà segno con certo avvertimento che li scriverà([163]). Io non ho che soggiugnerle, se non che tutta la città (senza adulazione) desidera il suo ritorno, et io tanto più degl'altri quanto son maggiori gl'oblighi che li tengo, e questo però con pace di cotesti Ecc.mi Signori, i quali mi scuseranno se l'amor proprio mi fa prevaricar a desiderare cosa che sarà con scapito loro, poi che resteranno privi della sua dotta, graziosa e soavissima conversazione. La prego però a tener viva col'Ecc.ze loro la mia devota servitù, e per fine a V. S. bacio affettuosamente le mani.

 

Fir.e, 9 di Aprile 1633.

Di V. S. molto Ill.

Dev.mo Ser.re

Niccolò Cini.

 

Fuori: Al molto Ill. S.r mio P.ron Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2459*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a [GALILEO in Roma].

Arcetri, 9 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 173. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

Sabato passato veddi la lettera che V. S. scrisse al S.r Andrea Arrighetti, e particolarmente mi dette gran contento quel sentire, che ella non solo si vada conservando in sanità, ma che più presto va guadagnando qualcosa con l'aiuto della quiete dell'animo che gode, mentre che spera placida e presta spedizione del suo negozio. Del tutto sia sempre lodato Dio benedetto, dal quale principalmente derivano queste grazie.

Hebbi anco molto caro di intender che V. S. presentò la mia lettera all'Ecc.ma Sig.ra Ambasciatrice, dal che fo conseguenza non esser stato sconvenevole, come temevo, il domandarle quella grazia, la quale con il suo favore spero di ottenere, promettendomi la sua incomparabil cortesia ogni possibile diligenza per impetrarla. Desidero che V. S. supplisca per me con far seco i dovuti complimenti: et oltre a questo da V. S. desidero nuove grazie, non per me sola, ma per S.r Arcangiola, la quale, per grazia di Dio, oggi a 3 settimane, che sarà l'ultimo del presente, deve lasciar l'offizio di Provveditora, nel quale fino a qui ha speso cento scudi e da vantaggio; et essendo in obligo di lasciarne 25 in conservo alle nuove Provveditore, nè havendo assegnamento di nessuno, io vorrei, con licenza di V. S., accomodarnela di quelli che tengo di suo, tanto che questa nave si conduca in porto, chè veramente senza l'aiuto di V. S. non arrivava nè meno alla metà del viaggio. Ma non occorre ch'io mi affatichi in esagerar questo, quando sarà dichiarato il tutto con dire che tutto il bene che haviamo, chè ne haviamo tanto, o quello che possiamo sperare e desiderare, l'haviamo e speriamo da lei, dalla sua più che ordinaria amorevolezza e carità, con la quale, oltre all'haver compitamente sodisfatto all'obligo di allogarne, continuamente ne sovviene tanto benignamente in tutti i nostri bisogni. Ma V. S. vede che la remunerazione gliene dà per noi Dio benedetto, al quale piaccia pure, con la sua conservazione e prosperità, di mantener lei e noi lungo tempo felici.

Il dolore eccessivo che sento in un dente m'impedisce il poter più lungamente scrivere, sì che non gli darò altra nuova se non che Gioseppo va migliorando e che noi tutte stiamo bene, insieme con la Piera, e tutte la salutiamo affettuosamente.

 

Di S. Matteo in Arcetri, li 9 di Aprile 1633.

Di V. S. molto Ill.

Fig.la Aff.ma

Suor M.a Celeste.

 

 

 

2460.

 

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Roma.

Firenze, 9 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 142. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

 

Col solito contento ho veduto per la sua gratissima la continuazione delle buone speranze di felice esito de' suoi negozi, che al Signore Dio piaccia sia anche presto. Qui si è sparso voce, e esce ancora da i medesimi partigiani del Cav.re Chiaramonti([164]), che il detto matematico è chiamato a Roma, e si discorre per metterlo a fronte con V. S. Ecc.ma Circa il qual particolare ragionandone l'altro giorno con l'Eminentiss.o S.r Card.le C.([165]), mi disse che in tal caso sarebbe di parere, che quando il detto Cavaliere avesse proposto i suoi dubbi avanti a' Signori della Congregazione, V. S. domandasse prima se essi vogliono che ella dia la risposta che le pare aggiustata a solvere tali argomenti, o no; e se dicono di sì, come per necessità pare che devano dire, allora risolvergli con la sua solita chiarezza: e questo dice S. E. che può far colpo negli animi di que' Signori, sì per mostrar la modestia, sì ancora perchè, impetrata la licenzia, potrà con più franchezza ribattere i soffismi e le fallacie dell'avversario.

Quanto allo scrivere a S. E., mi pare che ora V. S. lo debba fare, con ringraziarla dell'onore fattole in leggere il libro e dargli tanta lode quanta io le ho significato con mie lettere; e può soggiugnere: Piacesse a Dio che gli altri Em.mi suoi colleghi fussero stati del medesimo sentimento che S. E., cioè di leggere prima il libro che formarne concetto sinistro. Può fare scusa di non avere scritto prima, perchè non ci essendo stato in Firenze un segretario di S. A. suo parente([166]), non li pareva di potere scrivere con quel sicuro ricapito che arebbe desiderato scrivendo a S. E., chè tanto le ho detto per scusa che ella non abbia scritto sino a ora.

La lettera di V. S., insieme con quella per Suor M.a Celeste, l'ho avute oggi al tardi, sì che non gliel'ho potuta mandare questa sera; ma domattina a buon'ora l'avrà. Dalla quale Suor M.a Celeste l'altro giorno ebbi un regalo di conserve di cedro e altre galanterie, onde prego V. S. ad aiutarmi a ringraziarnela, sì come io ne ringrazio anche V. S., per essere venuta da persona tanto a lei congiunta.

Non mi pare di avere che soggiugnerle davantaggio; però facendole reverenza, le prego dal Signore Dio lieto fine de' suoi travagli, con ogni maggior felicità.

 

Firenze, 9 di Aprile 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

 

Avverta di mandarmi la lettera per il S.r Cardinale per mezzo del. S.r Bocchineri, che è in Firenze.

 

 

Ser.re Aff.mo e Obb.mo

Mario Guiducci.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2461.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].

Roma, 9 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 151-152. – Autografa la sottoscrizione.

 

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

 

Perchè il Sig.r Card.l Barberini([167]) si dichiarò col mio secretario mercoledì passato di desiderare ch'io mi lasciassi rivedere da S. Em.za, mi vi trasferii giovedì dopo desinare per ricevere i suoi comandamenti. Mi significò, haverli ordinato S. S. e la Congregatione del S.to Offitio di farmi sapere, che a fine di spedir il S.or Galileo non potevano non lo chiamare a rappresentarsi al S.to Ofitio; e perchè S. Em.za non sapeva se così in due hore lo potessero spedire, potend'essere che fosse occorso di ritenerlo quivi per comodo della medesima causa, che in riguardo della casa dove habitava e della persona mia, come ministro di S. A. S., come ancora del buon termine che l'Alt.a S. teneva con questa S.ta Sede, particolarmente nelle materie della Santa Inquisitione, per corrispondere in parte al merito dell'Alt. S., havevan voluto ch'io lo sapessi, per non mancar di quella corrispondenza ch'era dovuta verso un Prencipe tanto zelante nelle cose della religione. Io resi molte gratie a S. Em.za della stima che S. B.e e la Sacra Congregatione mostravano di fare di cotesta Ser.ma Casa, come ancora di me suo ministro, e ch'io non potevo non rappresentare la poca sanità di questo buon vecchio, che per due notte continue haveva qui gridato e rammaricatosi continuamente de' suoi dolori artetici, la sua età grave e 'l travaglio che ne sentirebbe; e che in consideratione di queste cose mi pareva di poter supplicar Sua B.ne a far reflessione se li fosse parso di darle comodità di tornar ogni sera in questa casa a dormire, et che, a fine di non sapersi i suoi constituti, imporli un silentio sotto pena di censure. Al S.r Cardinale non parve di potersi sperare alcuna facilità in questo proposito, benchè in processo del discorso io la supplicassi di farvi qualche reflessione; et in contracambio m'offerse tutte le comodità desiderabili, e che vi sarebbe tenuto non come prigione nè in secrete, come è solito con gl'altri, ma provisto di stanze buone, et fors'anche lasciate aperte. E questa mattina havendone anche parlato a S. B.ne, doppo i dovuti rendimenti di gratie della participatione anticipata di che ha voluto favorirmi, s'è doluta la S. S. che sia entrato in questa materia, la quale da lei è stimata gravissima tuttavia e di consequenza grande per la religione. Egli nondimeno pretende di difender molto bene le sue opinioni; ma io l'ho esortato, a fine di finirla più presto, di non si curare di sostenerle, e di sottomettersi a quel che vegga che possin desiderare ch'egli creda o tenga in quel particolare della mobilità della terra. Egli se n'è estremamente afflitto; e quanto a me l'ho visto da hieri in qua così calato, ch'io dubito grandemente della sua vita. Si procura che possa tenervi un servitore et havervi altre comodità, nè si manca da tutti noi di consolarlo e d'aiutarlo con gl'amici e con chi interviene a queste deliberationi, perchè veramente merita ogni bene, e tutta questa casa, che l'ama estremamente, ne sente una pena indicibile.

A' SS.ri Cardinali della Sac. Congregatione presenterò le lettere inviatemi([168]); e come ho supplicato S. S. et il S.r Cardinale della presta e favorita speditione, così passerò anche con loro i medesimi offitii. Et a V. S. Ill.ma bacio le mani.

 

Di Roma, li 9 di Aprile 1633.

Di V. S. Ill.ma

S.r Balì Cioli.

Obl.mo Ser.re

Franc.o Niccolini.

 

 

 

2462.

 

ASCANIO PICCOLOMINI a [GALILEO in Roma].

Siena, 10 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 146. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

 

Dalla di V. S. del 26 di Marzo, la quale è tardata più del dovere a capitarmi, ho ricevuto un straordinario contento, di vedere che non riesce vano il giuditio ch'io havevo fatto de' suoi travagli; e sebene io li vorrei a quest'hora haver veduti gionti al suo fine, potriansi dare per benissimo spesi quando terminassero con manifestare quella sincerità e quell'innocenza che è nell'animo suo: e benchè la candidezza della causa ampiamente lo prometta, piaccia nondimeno a Dio che quei cavilli che non l'han potuto offendere, non allunghino la speditione. Ciò dico pel troppo desiderio di rivederla quanto prima resa alla dolce conversatione di tanti suoi veri amici e servitori, a' quali non ho potuto tacere le buone speranze che V. S. mi dà, con l'occasione massime dell'esser io l'altro giorno arrivato in sino alla villa delle Rose([169]), dove il luogo e la conversatione del S.r Can.co Cini destò un più che mai vivo desiderio della persona di lei. Pregola adunque a continuarmi l'honore della notitia de' suoi successi; e se la mia servitù havessi mai luogo in niente, impieghila con quell'autorità che lei può, mentre non mi rimane altro che pregarle da Dio felicità e contentezza.

 

Di Siena, li 10 Aprile 1633.

Di V. S. molto Ill.re

Devot. Ser.

A. A.o di Siena.

 

 

 

2463.

 

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Roma].

Firenze, 14 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 150. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

 

Si è inteso quanto il S.r Ambasciatore ha scritto questa settimana([170]) del negozio di V. S.; et con tutto che in me specialmente cagioni un gran sentimento l'udire che doppo li costituti da farsele V. S. deva restare nel Tribunale, senza potere la sera tornare a casa, nondimeno mentre considero che per questa strada V. S. camina alla speditione della causa, et che le saranno fatte habilità di stanze et forse anche di porte aperte, con tenere appresso di sè un servitore, et che le viene promessa la speditione, mi si mitiga il dispiacere; et non posso però non pregare V. S. di far cuore a sè stessa, che di tanto anche la pregano il S.r Tomaso Rinuccini, il S.r Giovanni pur Rinuccini, il S.r Guiducci, et principalmente il S.r Balì Cioli, con quanti altri amici di V. S. mi hanno parlato; et molte volte avviene che il futuro male si apprende per maggiore che non riesce in effetto, et mi figuro che maggiore patimento sarà stato quello della quarantena al Ponte a Centino che quello del Tribunale: et finalmente, in luogo di aborrire questa clausura, V. S. se la rappresenti come mezzo a potersi spedire di costà, per tornare alla sua quiete di Narcetri: et piacesse a Dio che in quei giorni che V. S. starà ritirata nel Tribunale, io potessi farle compagnia et servitù, per scacciarle la malinconia et renderle meno noioso quel tempo, chè lo farei con grandissimo gusto. Ma questa consolatione Iddio me la riserba qua; dove intanto tutti noi non resteremo di pregare Iddio per V. S., et lo farà particolarmente F. Antonino, nostro fratello Cappuccino, per non dir nulla delle Monachine, le quali stanno bene, come sta il S.r Vincenzo, la Sestilia et li bambini([171]), havendo io havute lettere loro hieri. Et a V. S. bacio di cuore le mani; e Marsilio attenda pure a servirla bene, perchè spero sempre più che mi habbia da riuscire di far qualche bene al suo fratello([172]).

 

Di Fiorenza, 14 Aprile 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

 

 

2464*.

 

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].

[Firenze,] 14 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 153. – Minuta di mano di Geri Bocchineri.

 

.... Ha sentito S. A. con molto dispiacere il pericolo che corre il povero S.r Galileo della sua salute([173]), poi che pur li converrà, o li sarà convenuto, di mettersi prigione....

 

 

 

2465*.

 

GABRIELE NAUDÉ a PIETRO GASSENDI in Digne.

[Roma, aprile 1633.]

 

Bibl. d'Inguimbert in Carpentras. Collection Peiresc, Reg. XLI, T. II, car. 73. – Copia del tempo.

 

.... Domine, mi pare che V. S. si sia menticato di tutt'i suoi amici fra queste montagne di Provenza. O perchè non siete venuto in Italia con il buon Vescovo([174])? Bisogna bene che ci sia stato qualche grande impedimento! Sed noli arcana Dei; et je m'en rapporte à ce qui en est. Vous aurez, comme je croy, sceu par les siennes comme nous nous sommes veuz à Venise et à Padoue, où il m'a chargé plus de trente fois de vous chercher quelque livre nouveau; sed ad impossibile nemo tenetur, n'y en ayant aulcun en ce païs, qui soit de vostre profession, au moins pour les nouveaux. Si j'y eusse peu trouver les Dialogues de Galilei, je vous en aurois faict achepter un, quoy que vous l'ayez desjà; mais l'engeance en est faillie en ce pays, à cause de la malediction prononcée sur icelluy par la Cour de Rome, où le Galileo a esté citté par les menées du Père Scheiner et des aultres des Jesuites, qui le veulent perdre, et le feroient asseurement s'il n'estoit puissamment protégé du Duc de Florence, qui l'a recommandé à Son Ambassadeur, chez lequel il est logé il y a plus de cinquante jours, d'où il escript toutesfois que personne ne luy a encore rien dict.

Au reste, je crois vous avoir desja escript plusieurs foys que le Sieur Leo Allatius avoit une sympathie estrange pour affectionner vostre personne, de laquelle luy ayant donné trez ample information, il vouloit faire un long poeme grec, et le fera asseurément, pour vostre Epicure. Mais cependant l'occasion estant survenue d'un livre([175]) qu'il faict imprimer, contenant la liste de tous les autheurs qui ont esté à Rome despuis trois ans, il vous y a inséré en termes très advantageux, en parlant du Père Scheiner et prenant son subject que le Père Scheiner estant à Rome, et le Galilei y ayant esté banni auparavant, il ne restoit plus que de vous y voir quelque jour et en suitte de vous paranimpher en termes exquis; et specifie tous vos livres imprimez et à imprimer, n'oubliant l'Epicure....

 

 

 

2466.

 

GALILEO a [GERI BOCCHINERI in Firenze].

Roma, 16 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 93. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Osser.mo

 

Effetto della scrittura che feci all'Em.mo S. C. B.([176]), credo che sia stato il cominciarsi a trattar del mio negozio([177]), pur sotto la consueta e strettissima segretezza; per la continuazion del quale mi è convenuto restare ritirato, ma ben con insolita larghezza e comodità, in 3 camere, che sono parte di quelle dove abita il S. Fiscale([178]) del S.to Offizio, e con libera et ampia facoltà di passeggiare per spazii ampli. Di sanità sto bene, per grazia di Dio e per l'esquisito governo della cortesissima casa del S. Ambasciatore e della S.ra Ambasciatrice, invigilantissima in tutte le comodità anco per me soprabbondantissime.

A Marsilio ho fatto sapere quanto V. S. mi scrive([179]), e ringrazia V. S. e va continuando nel servirmi con la solita soverchia amorevolezza, la quale non resterà irremunerata. Quanto al resto, la solitudine non mi dà occasione di dargli nuove nissune, salvo che il veder le lettere di V. S. molto mal concie mi dà indizio de i sospetti rinovati per avvisi non buoni della sanità di costì: cosa che mi dispiace assai.

Essendo V. S. ritornata, riceverò per favor particolare che ella e suoi fratelli si prevaglino con assoluta padronanza della mia villa, pigliandone quelle poche comodità che se ne possono cavare. Desidero che Vincenzo mi dia nuove di sè, della consorte e figliuoli e del suo stato minutamente; e V. S. per sua intelligenza gli potrà mandar questa stessa che scrivo a lei: alla quale, et insieme a i SS.i suoi fratelli, con vero affetto bacio le mani e prego felicità.

 

Di Roma, li 16 di Aprile 1633.

Di V. S. molto I.

 

Aff.mo et Obl.mo Ser.re e Par.te

Galileo Galilei.

 

 

 

2467.

 

MARIA CELESTE GALILEI a [GALILEO in Roma].

Arcetri, 16 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 177. – Autografa.

 

Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

Intendo per due lettere, che questa settimana tengo di suo, il buon progresso del suo negozio; me ne rallegro quanto ella può immaginarsi, e ne ringrazio Dio.

Hiersera qua fu un applauso et allegrezza grande, mediante la grazia impetrataci dall'Ecc.ma S.ra Ambasciatrice, alla quale scrivo questi pochi versi, veramente di scarso ringraziamento a tanti benefizii([180]) che da essa ricevo: fo quel ch'io so, e non quel che dovrei. Scrissi al S.r Giovanni Rinuccini per conto del servizio che V. S. m'impone; e da esso tengo risposta che per adesso non bisogna trattarne, ma che quando verrà l'occasione, me ne farà avvisata.

Del mal cattivo intendo esserne in Firenze qualche poco, ma non già conforme a quello che si va dicendo e ragguagliando costà. Sento che ci sono dei carboncelli, ma che i più muoiano di petecchie e mal di punta. Quanto al suo ritorno, ancor che grandemente io lo desideri, la consiglierei a soprastare qualche poco, aspettando altri avvisi da gl'amici suoi, et anco a metter ad effetto il pensiero([181]) che haveva quando partì di qui, di visitare la Santa Casa di Loreto.

Vincenzio nostro c'ha scritto questa settimana, e mandatoci a donare un pezzo di prosciutto. Io haverei([182]) curiosità di sapere come egli visita spesso V. S. con lettere. Giuseppo è tanto migliorato che è partito da lo spedale([183]), e per qualche giorno si trattiene in casa un suo zio in Firenze. La Piera sta bene, e attende a filare. De i limoni se ne son colti alcuni pochi che erano già bassi, avanti che fussero portati via da i malfattori; gl'altri intendo che sono molto belli, e similmente le fave, le quali cominciano ad allegare il frutto. Spero pure che V. S. sarà qua a corle da sè, quando saranno in perfezione.

La saluto caramente in nome di tutte e de i SS.ri Rondinelli et Orsi, e dal Signor Iddio gli prego ogni vero bene.

 

Di S. Matt.o in Arcetri, li 16 Aprile 1633.

 

Sua Fig.la Aff.ma

Suor M.a Celeste.

 

Suor Isabella nostra desidera che V. S. gli faccia grazia di mandar per il suo servitore l'inclusa in mano propria a chi va, perchè ne vorrebbe la risposta quanto prima.

Il nostro S.r Governatore, con occasione di venir a dar l'acqua benedetta, mi domandò instantemente di V. S., imponendomi ch'io gli facessi sue raccomandazioni.

 

 

 

2468*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO [in Roma].

[Arcetri, 16 aprile 1633].

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 288. – Autografa. Di fuori, accanto all'indirizzo, si legge di mano di Galileo: Suor Maria Celeste: chiede danari in presto.

 

Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

Non hebbi tempo stamattina di poter risponder alla sua proposta, che fu che ella haveva intenzione di voler sollevare e far servizio solamente a noi due, e non a tutto il convento, come per aventura V. S. si persuade che sarà in effetto mentre mi accomoderà di danari per l'offizio di S.r Arcangiola([184]). Conosco veramente che V. S. non è interamente informata delle nostre usanze o, per meglio dire, ordini poco discreti; perchè, essendo ciascuna di noi obligata a spender in questo e in tutti gl'altri offizii, conviene a quella che di mano in mano si perviene secondo il grado, trovar quella somma di danari che fa di bisogno, e se non gl'ha, suo danno: onde molte volte avviene che per strade indirette et oblique (questo l'ho imparato da V. S.) si procurano simili servizii e si fanno molti imbrogli; et è impossibile il far altrimenti, convenendo a una povera monaca nell'offizio di Proveditora spender cento scudi. Per Suor Arcangiola fino a qui ne ho provvisti vicino a 40, parte havuti in presto da Suor Luisa e parte della nostra entrata, della quale ci resta a riscuoter 16 scudi, decorsi per tutto Maggio: e Suor Oretta ne ha spesi 50. Adesso siamo in grande strettezza, e non so più dove voltarmi; e già che Nostro Signore la conserva in vita per nostro sollevamento, io, prevalendomi e facendo capitale di questa grazia, prego V. S. che per l'amor di Dio mi liberi dal pensiero che mi molesta, con prestarmi quella quantità di danari che può fino a l'anno prossimo futuro, chè all'hora si andrà riscotendo da quelle che dovranno pagare le spese, e se gli darà sodisfazione. Con che per fretta gli dico a Dio.

 

 

Sua Fig.la Aff.ma

Suor M.a Celeste.

 

Fuori: Al mio Amatiss.o Sig.r Padre

Il Sig.r Galileo Galilei.

 

 

 

2469.

 

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Roma.

Firenze, 16 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 152. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

 

Con molto gusto sento dalla sua gratissima la speranza di presto e buono esito a' travagli di V. S. Ecc.ma, e riconosco per mia particolar buona fortuna che il S.r Orazio([185]) mio cognato e la mia sorella([186]) cooperino a questo bramato fine. Quanto al ritorno di V. S., se le è permesso di farlo, non lo procrastini per timore della peste, chè l'assicuro da suo servitore obbligatissimo che ci è pochissimo male, e piacesse al Signore Dio che molt'altre città d'Italia delle più principali non stessero peggio di noi. Speriamo con l'aiuto del Signore di tor via anche questo poco di residuo in breve tempo.

Recapitai le lettere per la R.da Suor Maria Celeste sua figliuola, e debbe rispondere per mezo del S.r Bocchineri.

Scrissi la settimana passata del Cavaliere Chiaramonti chiamato a Roma([187]), ma l'ho per una cantafavola, nè credo che hora costì si curino di far venire di qua filosofi, per la temenza che non arrecassero con loro altra mercanzia che mattematica; e una quarantina lunga il Chiaramonti non la piglierebbe a fare. Mi dispiace che il P. Abate Don Benedetto non sia per passare di qua, per gli impedimenti de' passi che ci sono al tornare a Roma; ma questo dispiacere verrà soprabbondantemente ecceduto dal gusto di intendere che quanto prima sia a Roma per poter giovare alla causa di V. S. Alla quale pregando dal Signore Dio lunga vita con ogni felicità, fo cordialissima reverenza.

 

Firenze, 16 di Aprile 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ser.re Aff.mo e Obb.mo

Mario Guiducci.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2470*.

 

MARIA TEDALDI a GALILEO in Roma.

Firenze, 16 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T.XIII, car. 175-176. – Autografa.

 

Molto Ill. et Ecc.mo Sig.r mio Colend.mo S.

 

Quanto gusto e contento mi habbia apportato la gentilissima sua delli 2 del presente, lingua humana non lo potrebbe esplimere, trovando in quella cose di molta mia satisfazione, che è principalmente la sua sanità e bene stare, e che la lontananza e' gravi suoi negozzi non habbino sbandita la mia anticha e fedel servitù dalla buona e giovevole gratia di V. S. E.ma; chè in vero ne dubitavo e temevo, come in voce dissi ultimamente (cioè domenica, che fummo alli 10 del corrente) a Suor Maria Celeste: quale ancho essa mi diceva non havere ricevuto risposta, che molto si meravigliava e stava con pensiero sempre di vari accidenti; ma io la consolavo con l'ottime nuove che io vado giornalmente procurando da terze persone, e così ci andavamo rincorando l'una a l'altra, sì che per quella giornata la passai con più quiete. Il lunedì sera Suor Maria Celeste ricevette le lettere, et il martedì mattina mi favorì mandarmi la mia, inclusa in una sua, che in vero maggior regalo non poteva[..ai] mandarmi, che ne rendo gratie ad ambi.

Ringratio S. D. M. anchora, mentre sento li suoi negozi passino felicemente, che tanto ne ho sempre sperato, e spero ottima fine. Intendo che un certo Cav.r Chiaramonti, quale dovette far contro, sia chiamato ancho esso a Roma([188]): bella sarebbe che intervenissi come a' pifferi di montagna! chi sa, così al resto! Non si mancha di fare continove orationi per la sanità, quiete e presto ritorno di V. S. E., non solo tutti di casa mia, ma in particolare Suor Serafina, quali tutti la salutano cordialissimamente.

Circha quello io li accennavo volerli dire, è che il nostro Sig.r Vincenzo([189]), sendo creditore di suo padre([190]), della somma più di 40 d., decorsi delli d. 2 il mese che li doveva di provisione ottenuta già da i Consiglieri, come lei sa, e per questo effetto havendoli più volte chiesti e fatti chiedere, il padre faceva formicone di sorbo; finalmente il detto Vincenzo mandò a far gravare il padre per detta somma: ma il padre fu lesto, e non si lasciò gravare, e citò il figliuolo a' Consiglieri; a dove Vincenzo hebbe la sententia contro in questa maniera: cioè feciono che il padre non fussi più obligato a darli detti d. 2 il mese, ma che li d. 40 già maturi glieli deva pagare in tempo e termine di venti mesi a ragione di d. 2 il mese e non altrimenti; e feciono una bella fistiata a Vincenzo, dicendoli che andassi a lavorare: sì che elli restò brutto e molto confuso; et io dissi che bene li stava e prudentemente sentenziato.

La Lucretia Mariani, mia nipote, partorì un bambino la mattina della Santissima Nunziata, e sta bene lei et il bambino; e la mia nuora partorì un'altra bambina: ricchezze de' poveri huomini.

Quanto a mio fratello, tribola più che mai, e si ritrova quella povera casa in pessimo stato. La mia cognata più tempo fa haverebbe volsuto fare il piato d'inopia per levarsi quel moschaio de' birri tutto il giorno per la casa: ma perchè ci andavano circha d. 50 di spesa, di qui è che Cosimo più volte supplicò di farlo per povertà, e sempre tornò un Non altro, perchè mai hanno usato i Principi far tal gratia, mentre la dote passa d. 500, e questi anco [....] gran favori e mezzi: o pensi questa, che fu d. 2000. Ma io ci messi la mano, supplicai, parlai e finalmente ottenni la gratia, conforme al mio desiderio, chè non ci era chi lo potessi credere, già che non ce ne era esemplo. Finalmente, Dio lodato, mi riuscì; et adesso si litiga con il Sig.r Giulio Mariani, quale teme di non perdere il podere che li fu consegnato per dote: ma questa non è la mente nostra, ma sì bene di mantenerli quanto li fu promesso legittimamente.

E già che V. S. E. con tanta cortesia mi offerisce il suo favore in codeste bande, io l'accetto, e prego si compiaccia farmi gratia di ottenere da S. S. una assolutione papale per me per al punto di mia morte: questo è il maggiore e più grato regalo che già mai io possi ricevere da qual si voglia creatura del mondo. So che V. S. E. potrà assolutamente ottenerla, già che continovamente S. S. dispensa tal gratie, che pure un'altra amicha mia de' Bracci l'ottenne; e credo V. S. E. sappia molto bene che questa assolutione ha d'essere in incrittis (sic). Però, caro mio Signore, facciami per carità questa supplenissima gratia, che sarà causa che io viverò questo resto di vita con buona speranza di salute, e morendo avanti a lei sarà sicura di havere una obligatissima procuratrice appresso S. D. M. per ogni sua maggiore felicità; e se fussi possibile ottener tal gratia anchora per Suor Serafina mia sorella, mi sarebbe doppio favore e gratia, già che ancho lei mai si quieta di fare oratione per noi. Procuri per carità che al suo ritomo io riceva questo singularissimo regalo, per il che si raddoppieranno in me l'oblighi in vita et ancho in morte.

Li SS.ri Cocchapani mia vicini e Mess. Lorenzo mio agente fanno reverenza e salutano carissimamente V. S. E., alla quale io con loro me li ricordo obligatissima per servirla, con pregarli felicità in colmo.

 

Fiorenza, li 16 Aprile 1633.

Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma

Aff.ma et Oblig.ma Ser.ce

Maria Tedaldi.

 

Fuori: Al molto Ill. et Ecc.mo Sig.r mio Colend.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, p.mo Filosofo del Ser.mo di Toscana.

In casa l'Ecc.mo Amb.re di Toscana.

Roma.

 

 

 

2471.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].

Roma, 16 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 155-157. – Autografa la sottoscrizione.

 

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

 

Doppo quel che avvisai([191]) havermi significato il S.r Cardinal Barberini a proposito del S.r Galileo, posso aggiugner a V. S. Ill.ma come egli si constituì martedì mattina([192]) avanti al Padre Commissario del S.to Offitio, il quale lo ricevette con dimostrattioni amorevoli e li fece assegnar non le camere o secrete solite darsi a' delinquenti, ma le proprie del Fiscale di quel Tribunale; in modo che non solo egli habita fra i ministri, ma rimane aperto et libero di poter andar sin nel cortile di quella casa. Egli nondimeno credeva d'haver a tornare l'istesso giorno a casa verso la sera, perchè fu, subito giunto, esaminato; ma il medesimo Commissario rispose al mio secretario, che glielo presentò, di non poter esequir più di quel che le sarà ordinato doppo che harà dato parte a S. B.ne della sua constituttione e di quel che harà ritratto da lui doppo la presente prima esame. Si crede nondimeno che sarà spedito presto; perchè come in questa causa s'è proceduto con modi insoliti e piacevoli, in riguardo della prontezza che S. A. dimostra negl'interessi della S.ta Inquisittione, chè così m'ha rappresentato S. S. medesima, il S.r Card.l Barberini e S.r Card.l Bentivogli, così anche s'ha a sperar la spedittione presta e favorita: perchè non v'è esempio che si sian più fabbricati processi di persone inquisite, che non siano state ritenute anche in secrete, et a questo gli ha giovato l'esser servitore di S. A. e l'esser scavalcato in questa casa; come nè meno si sa che altri, ben che vescovi, prelati o titolati, non siano, subito giunti in Roma, stati messi in Castello o nel medesimo palazzo dell'Inquisittione, con ogni rigore e con ogni strettezza. Anzi che le permettono che il suo servitore medesimo lo serva e vi dorma, e, quel che è più, che vada o torni donde li piace, e ch'i miei medesimi servitori li portino di qui la vivanda in camera, e se ne tornino a casa mia mattina e sera. E come queste agevolezze son permesse in riguardo dell'autorità e della stima dovuta a cotesta Ser.ma Casa, così parrebbe che se ne dovessin render gratie particolari a S. B.ne, uscito che sarà fuori de' presenti fastidi; perchè intanto andrò supplendo io medesimo con la S. S. e col S.r Card.le, il quale dice il Commissario che l'aiuta e l'ha aiutato anche appresso al Papa, in mitigar l'animo di S. B.ne in modo non ordinario. Egli nondimeno s'affligge d'esser al S.to Offitio e le par duro; et io non resterò d'aiutarlo per la spedittione, com'ho fatto, doppo che egli è fuori di questa casa, con le lettere dell'A. S.: ma come in quel Tribunale si tratta con huomini che non parlano, non rispondono, nè in voce nè per lettere, così anche più difficile è il negoziarvi o penetrar i lor sensi. Anzi che alcuni di quei Cardinali a chi ho rese le lettere Ser.me([193]), si son scusati se non risponderanno, per la prohibittione che vi è, e qualchuno anche è stato sospeso di riceverle, per dubbio di non cader in censure; ma gli ho dato animo con l'esempio del S.r Card.l Barberino e degli altri che l'hanno ricevute. A lui poi dev'esser stata imposta la pena di scomunica, di non parlar o revelar i constituti; perchè al Tolomei([194]), mio Maestro di Camera, non ha voluto referir cos'alcuna, senza dirli nè meno se ne possa o non possa parlare. Et a V. S. Ill.ma bacio le mani.

 

Di Roma, 16 Aprile 1633.

Di V. S. Ill.ma

S.r Balì Cioli.

Obl.mo Ser.re

Franc.o Niccolini.

 

 

 

2472*.

 

BALDASSARRE NARDI a [GALILEO in Roma].

Bruxelles, 19 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 154. – Autografa.

 

Molto Ill. Sig.r mio Oss.mo

 

So bene che V. S. si meraviglierà di ricevere lettere da me, già sono tanti anni nel gielo di questi paesi di Fiandra sepolto, e forse morto nella sua memoria; ma nè lunghezza di tempo nè distanza di luogo ha fatto a me nè farà già mai scordare l'antica nostra amicitia et il merito suo, il quale la fama ha portato ancora in queste parti con suono così chiaro, che qui da ciascuno si celebra et ammira forse più che non si fa in Italia et in Firenze: sì che, da lungo rimirando con il suo occhi[a]le cotante virtù che illustrano il nome di V. S., tutti la riveriscono come miracolo del nostro secolo, e particolarmente il Sig.r Goffredo Vendelino, del quale potrà giudicare da questa operetta([195]), obligandomi a mandarle poi il suo libro, nel quale ha trovato non solo l'anno, ma il giorno medesimo del diluvio universale, le tavole e l'altro che scrive del plenilunio, acciò si possa da tutti subito sapere in qual giorno venga ciascuno anno la Pasqua. Ma sopra tutti è di V. S. partiale il Sig.r Puteano, il quale ha voluto ch'io mandi a V. S. questo suo nuovo Circolo([196]), per haverne con ogni libertà il suo giuditio([197]), del quale fa egli tanta stima, che se ella l'avvertirà di qualche difetto, sarà prontissimo a correggerla; e se da V. S. sarà approvato, stimerà che non gli bisogni altro scudo per difendersi dalle saette delle lingue, delle quali sogliono esserli brezaglio coloro tutti che di cose nuove sono inventori, come egli ha di già cominciato a sentirne le punture molto più piccanti di quello che conveniva a censore ecclesiastico. E perchè la modestia e virtù del Sig.r Puteano, e la riverenza che porta a V. S., meritano di ricevere da lei questo honore, ho preso volentieri a carico di supplicarla che, per fare ancora gratia a me, voglia liberamente avvisarmi di questo nuovo Circolo il suo parere, solo per il fine sopradetto, come ancora ne la supplicherà il Sig.r Marchese di S. Angelo([198]), et ne resterò eternamente obbligato a V. S.; la quale m'accrescerà ancora altrettanto l'obbligo, se mi favorirà di ricordarmi servitore al mio Sig.r Sertini([199]) et al Sig.r Salvadori([200]), coi quali e con V. S. spero ben presto, piacendo a Dio, ritrovarmi un'altra volta ad un simposio poetico, come poco avanti ch'io partissi fui favorito in casa di V. S. Alla quale et a questi Signori prego dalla divina misericordia la Sua santa gratia et ogni bene.

 

Bruscelles, li 19 Aprile 1633.

Di V. S. molto Ill.

Se.re Aff.mo di core

Baldassar Nardi.

 

 

 

2473.

 

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.

Firenze, 20 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 156. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

 

Io sono rimasto tutto consolato per quello che V. S. mi ha scritto con la sua lettera de' 16([201]), vedendo che, per finire il suo negozio et per liberarla di costà convenendo pure dar principio alla causa et conseguentemente fare star ritirata V. S., le siano, con insolita larghezza et commodità, state assegnate per habitatione 3 camere, con libera et ampia facultà di passeggiare per spazii ampli, le sia stata data facultà di tenere il servitore et di godere dello squisito governo della cortesissima casa del S.r Ambasciatore et della S.ra Ambasciatrice; et quel che più mi conforta è il sentire la buona sanità con che V. S. si trova, et la speranza che il S.r Ambasciatore soggiugne di havere della presta speditione. Di tutto ringrazio Dio et mi rallegro con V. S.

S. E. ha scritto([202]) a lungo di questo medesimo ch'ell'ha scritto a me; et io posso dirle che S. A. ne ha havuto gusto grande, et ha ordinato al medesimo S.r Ambasciatore di ringraziare S. S. et il S.r Card.le Barberino di queste habilità, per esseguir poi di nuovo questo offitio con proprie lettere dell'A. S. quando la causa sarà spedita: et ha mostrato S. A. di sapere le gran cortesie che il S.r Ambasciatore et la S.ra Ambasciatrice fanno tuttavia più a V. S.

Con la sudetta lettera di V. S. ho dato adesso una gran consolatione al S.r Can.co Cini, perchè la possa participare ad altri amici, che tutti stanno ansiosi della sua salute; et la manderò domattina al S.r Vincenzo col ritorno di Bertino, giunto qua hoggi per provedere una serva: ma essendo cresciuto il male in Fiorenza, non è cosa sicura levar persone di qua per mettersele in casa. Il S.r Vincenzo con la Sestilia et con i bambini stanno bene, et stanno tutti sospesi della salute di V. S. et dell'esito delle sue cose, et le baciano le mani.

La ringrazio dell'offerta della villa([203]) a nome anche de' miei fratelli, et volentieri, se occorra, ne faremo capitale. Ma V. S. sa che noi non habbiamo tempo da godere spassi, et appena habbiamo agio da condurci dal Palazzo a casa su la Costa([204]), senza potervici trattenere nè anche un quarto d'hora doppo desinare. Et cominciamo a spaurirci tutti del progresso che fa il male; et di persone note morirno hieri il S.r Braccio Michelozzi et una gentildonna de' P[itti]: di m[an]iera che è gran ventura di chi hora si trova costà. Bacio le mani a V. S., a nome anche del S.r Can.co Cini et de' miei fratelli.

 

Di Fiorenza, 20 Aprile 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2474*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a [GALILEO in Roma].

Arcetri, 20 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 178. – Autografa.

 

Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

Dal Sig.r Geri mi vien avvisato in qual termine ella si ritrovi per causa del suo negozio, cioè ritenuto nelle stanze del S.to Offizio; il che per una parte mi dà molto disgusto, persuadendomi che ella si ritrovi con poca quiete dell'animo e forse anco non con tutte le comodità del corpo; dall'altra banda, considerando la necessità del venir a questi particolari per la sua spedizione, la benignità con la quale fino a qui si è costà proceduto con la persona sua, e sopra a tutto la giustizia della causa e la sua innocenza in questo particolare, mi consolo e piglio speranza di felice e prospero successo, con l'aiuto di Dio benedetto, al quale il mio cuore non cessa mai di esclamare e raccomandarla con tutto quell'affetto e confidenza possibile. Resta solo che ella stia di buon animo, procurando di non progiudicare alla sanità con il soverchiamente affliggersi, rivolgendo il pensiero e la speranza sua in Dio, il quale, come padre amorevolissimo, non mai abbandona chi in Lui confida et a Lui ricorre.

Carissimo Sig.r padre, ho voluto scrivergli adesso, acciò ella sappia che io sono a parte de i suoi travagli, il che a lei dovrebbe esser di qualche alleggerimento: non ne ho già dato indizio ad alcun'altra, volendo che queste cose di poco gusto siano tutte mie, e quelle di contento e sodisfazione siano comuni a tutte; che però tutte stiamo aspettando il suo ritorno, con desiderio di goder la sua conversazione con allegrezza. E chi sa che mentre adesso sto scrivendo, V. S. non si ritrovi fuora d'ogni frangente e di ogni pensiero? Piaccia pur al Signore, il quale sia quello che la consoli e con il quale la lascio.

 

Di S. Matteo in Arcetri, li 20 di Aprile 1633.

Di V. S. molto Ill.re

Fig.la Aff.ma

Suor M.a Celeste.

 

 

 

2475*.

 

ANTONIO QUARATESI a GALILEO in Roma.

Siena, 20 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 45. – Autografa.

 

Molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

 

Penso che hormai sia V. S. alla fine de' sua negozi, e che non volendo aspettare costà li caldi, possa ogni volta dar volta in qua. Io li ricordo il mio desiderio di servirla, et aspetto al suo passaggio il favore che promesse alla casa mia.

In Firenze hanno fatto un poco di rumore, mediante certe petechie che sono andate a torno; ma in breve si spera sarà cessato ogni sospetto. E li fo reverenza.

 

Di Siena, il dì 20 Aprile 1633.

Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma

Sig.r Galilei.

Ser.e Dev.mo

Ant.o Quar.si

 

Fuori: Al molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.r Oss.o

Il Sig.r Galileo Galilei, a

In casa l'Amb.re di Firenze.

Roma.

 

 

 

2476*.

 

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].

Firenze, 20 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 150-160. – Minuta di mano di Geri Bocchineri.

 

Al S.r Amb.re Niccolini.

20 Aprile 1633, in Fior.za

 

Habbiamo hoggi le lettere di V. E. de' 16([205]) et 17; et essendo state sentite da S. A. in questo punto, io subito mi metto a replicare a quanto occorrerà....

Pare a S. A. che il S.r Galileo si possa contentare delli straordinarii benignissimi trattamenti che riceve nelle stanze del S.to Offitio, et che altro non debba desiderare che la presta liberatione; al qual tempo S. A. renderà le dovute grazie a S. B.ne et al S.r Card.le Barberino nel modo che V. E. propone, approvando che intanto non lasci ella di farlo in nome pure della A. S. Et il medesimo S.r Galileo non scrive mai qua che non si lodi infinitamente degli honori, cortesie et consolationi che riceve da V. E. et dalla S.ra Ambasciatrice....

 

 

 

2477**.

 

MARIA TEDALDI a GALILEO in Roma.

Firenze, 22 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. V, T. XIII, car. 180. – Autografa.

 

Molto Ill. et Ecc.mo Sig.r P.rone Colend.mo S.

 

La gita passata scrissi a V. S. Ecc.ma, cioè sotto dì 16 del corrente([206]), e mandai la lettera al Sig.r Mario Guiducci; e questa procurerò sia data in mano del Sig.r Bocchineri, conforme all'ordine che ne dà V. S. E. E perchè nell'altra mia, accettando l'offerta fattami nella sua da V. S. E., la pregavo e con molta instanzia supplicavo si compiacessi favorirmi di ottenere una assoluzione papale per all'hora della morte mia, e, se non ci fussi grave difficoltà e che possibile fussi, desideravo l'istesso per Suor Serafina mia sorella; e già che in questo mezzo tempo s'è agravato e si agrava tutta via maggiormente il contagio in questa povera et afflitta città, per il che siamo tutta via e privi e riserrati come già seguì mentre V. S. E. era qua et io al Callone([207]), chè pure questa mattina è andato il secondo bando, ripieno di molti avertimenti e privazioni, et imparticolare che le donne e' fanciulli si devino riserrare nelle loro case per tempo e termine di dieci giorni da incominciarsi domenica mattina all'Ave Maria di mezzo giorno, che saremo alli 24 del corrente, per seguire come sopra; e perchè pare che questo terzo anno minacci maggiori travagli e mortalità che mai; pertanto di nuovo ricorro all'innata benignità e gentilezza di V. S. E. a pregarla e suplicarla, per quanto mai desiderò farmi cosa grata e per mio utile e giovamento, che vogli fare ogni opra per ottenere la da me desiderata, bramata e per altra mia addomandatali grazia di questa benedetta assoluzione papale, acciochè, se piacesse a S. D. M. trasferirmi da questa([208]) all'altra vita, io possa essere sicura (sebene indegnamente) della salute dell'anima mia. Parrà a V. S. E. che io troppo e la solleciti e l'importuni con queste mia lettere, ma ne incolpi l'urgente e grave necessità nella quale io mi ritrovo, la quale è di gran lunga più che in carta non lece raccontare: e questo basti, pregandola mi favorischa rispondere con prima commodità; et ottenendola, la mandi per grazia subito inclusa in una di Suor Maria Celeste per via del Sig.r Bocchineri, acciò venga sicurissima, che ogni hora mi paiono mille di havere in mano la desiderata grazia.

Per altra mia m'ero scordata dirli che il Sig.r Ceseri Galletti andrà a Maggio Podestà di Fiesole, se ben credo ch'a quest'hora l'haverà saputo([209]) V. S. E.; alla quale con ogni affetto di cuore li prego felicità in colmo.

 

Fir.e, li 22 Aprile 1633.

Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma

Devo.ma et Oblig.ma Ser.e

Ma.a Ted.i

 

Fuori: Al molto Ill. et Ecc.mo Sig.r mio Colend.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, p.mo Filosofo del Ser.mo di Toscana.

In casa l'Ecc.mo Sig.r Amb.re del Ser.mo di Toscana.

Roma.

 

 

 

2478.

 

GALILEO a GERI BOCCHINERI in Firenze.

Roma, 23 aprile 1633.

 

Museo Britannico in Londra. Egerton Mss. 48, car. 35. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.re Osser.mo

 

Scrivo del letto, dove mi trovo da 16 hore([210]) in qua, ritenuto da dolori eccessivi in una coscia; li quali, per la pratica che ne ho, doveranno in altrettanto tempo svanire. Mi sono poco fa venuti a visitare il Commissario et il Fiscale, che son quelli che mi disaminano; e mi hanno dato parola e ferma intenzione di spedirmi subito che io levi del letto, replicandomi più volte che io stia di buono animo et allegramente. Io fo più capitale di questa promessa che di quante speranze mi sono state date per il passato, le quali si è visto per esperienza essere state fondate più su le conietture che sopra la scienza. Che la mia innocenza e sincerità sia per essere conosciuta, io l'ho sempre sperato, et hora più che mai. Scrivo con incomodo, però finisco.

All'Ill.mo S. Balì([211]) un reverentissimo baciamani: a sè stessa e suoi fratelli il simile. Desidero che le mie monache vegghino questa, e Vincenzio ancora.

 

Roma, 23 di Aprile 1633.

Di V. S. molto I.

Par.te e Serv.re Obblig.mo

G. G.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re et Pad.ne Osser.mo

Il S. Geri Bocch.ri

Firenze.

 

 

 

2479.

 

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.

Firenze, 23 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 158. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Risposi due giorni sono([212]) a una lettera di V. S., et le ne inviai un'altra di Suor Maria Celeste, onde adesso non harei che dirle, fuori di mandarle le aggiunte([213]), se non dovessi anche darle nuova della salute di noi di casa, che non è poco nel male grande che va serpendo per la città et che non lascia esente la Costa([214]); onde, per esser meno a guardarci, habbiamo mandato a Prato Ascanio([215]): et domattina all'Ave Maria di mezzo giorno comincerà il tempo della bandita prohibitione, che le donne et li ragazzi minori di 15 anni non eschino di casa per X giorni, il qual tempo si andrà prolungando secondo il bisogno. Si sono prohibiti li mercati tutti, et solamente su la piazza di S.ta Maria Novella si devono ridurre coloro che vendono li viveri, con altri ordini che si sono parimente publicati, per vedere di spegnere questo male. V. S. habbia per ventura di ritrovarsi hora a Roma; et le bacio di cuore le mani.

 

Di Fiorenza, 23 Aprile 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

 

Infilo le lettere in questa forma, acciò non siano aperte allo abbronzo et non si perdino spicciolate.

 

 

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2480*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Roma.

Arcetri, 23 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 182. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

Se bene V. S. nell'ultima sua lettera non mi scrive particolarità nessuna circa il suo negozio, forse per non mi far partecipe de i suoi travagli, io per altra strada ho penetrato qualcosa, sì come potrà comprender V. S. da una mia scrittali mercoledì passato([216]). E veramente che questi giorni a dietro sono stata con l'animo molto travagliato e perplesso, fino che, comparendomi la sua, resto accertata della sua salute, e con questo respiro: e non lascerò di esseguire quanto in quella mi ordina, ringraziandola in tanto della habilità di danari che fa a Suor Arcangiola([217]), per sua parte e mia ancora, già che miei sono tutti i suoi pensieri.

Qua in monastero siamo tutte sane, la Dio grazia, ma sentiamo bene gran romori di mali cattivi che sono in Firenze, et anco fuora della città in qualche luogo. E per questo, di grazia, ancorchè V. S. fossi spedita presto, non si metta in viaggio per il ritorno, con tanto manifesto pericolo della vita, tanto più che l'infinita gentilezza di cotesti Signori suoi ospiti gli dà sicurtà di trattenersi quanto gli farà di bisogno.

S.r Luisa, insieme con gl'altri nominati, gli tornano dupplicate salute, et io dal Signor Iddio gli prego abbondanza di grazie. Desidero che faccia reverenza in mio nome all'Ecc.ma mia Signora.

 

Di S. Matteo in Arcetri, li 23 di Aprile 1633.

Di V. S. molto Ill.re

Fig.la Aff.ma

S.r M.a Celeste.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2481.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].

Roma, 23 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 161-163. – Autografa la sottoscrizione.

 

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

 

Non mancheranno faccende col Santo Offizio. È arrivato il S.r Mariano Alidosi ancora, il qual si constituì hieri in quelle carceri, secondo mi fece saper Mons.r Baffadi, che comparse in questa casa martedì con una lettera di V. S. Ill.ma per me de' 17 del passato....

Quanto al S.r Galilei, egli è ancora nel medesimo luogo, con le medesime agevolezze. Mi scrive giornalmente, et io le rispondo e le dico il mio senso liberamente, senza che vi si pensi punto, e vo dubitando che questa festa habbia a finir sopra qualch'un altro. È stato esaminato una volta solamente, e credo che lo libereranno subito che S. S. torni da Castel Gandolfo, che sarà per l'Ascensione. Della materia del libro non si parla sin hora, e si preme solamente in ritrovar perchè il Padre Maestro del Sacro Palazzo n'habbia data la permissione, mentre S. S. dice di non ne haver saputo mai niente, come nè meno ordinato che la licenza si conceda. Io presi partito di raccomandarlo al S.r Card.l Antonio([218]) la sera antecedente alla partenza del Papa; e poichè sento adesso dal S.r Galilei medesimo quel che egli scrive al S.r Bocchineri, mi vo persuadendo che l'offizio con Antonio gli habbia giovato più d'ogni altra cosa, perchè egli fa da vero quando si ricorre a lui, come quel che ha gusto d'essere stimato. Et a V. S. Ill.ma bacio le mani.

 

Di Roma, 23 d'Aprile 1633.

Di V. S. Ill.ma

S.r Balì Cioli.

Obl.mo Ser.re

Franc.o Niccolini.

 

 

 

2482*.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].

Roma, 25 aprile 1633.

 

Bibl. Medicea Laurenziana in Firenze. Ms. Ashburnhamiano 1850, II, car. 350.– Copia di mano del sec. XIX, che fa parte della raccolta di lettere galileiane messa insieme, in copie, dall'ab. Francesco Fontani: cfr. Antonio Favaro, Ragguaglio dei Manoscritti galileiani nella collezione Libri – Ashburnham presso la Biblioteca Mediceo-Laurenziana di Firenze (Bullettino di bibliografia e di storia delle scienze matematiche e fisiche. Tomo XVII), Roma, tip. delle scienze matematiche e fisiche, 1884, pag. 861-865.

A questa copia sono premesse, della stessa mano, le seguenti parole:

«La presente fu ritrovata fra le schede del Galluzzi, autore della Storia semibugiarda del »Granducato Mediceo; chè non si trova in veruna raccolta, nè tampoco in quella che si conserva nella »Biblioteca Palatina: quale fa molto onore a quello che la scrisse.

»Articolo di lettera dell'Ambasciator Niccolini al Consiglier Cioli, da Roma il dì 25 Aprile 1633».

E dopo la copia si legge, pur della stessa mano:

«NB. Veggasi di questo storico, al capitolo IX dell'anno 1633, la patetica e libera descrizione ch'egli fa dell'ultima persecuzione del Galileo, ch'è veramente un capo d'opera».

Dubitiamo dell'autenticità di questo «articolo di lettera», di cui abbiamo cercato inutilmente l'originale, sotto la data indicata, nella Filza Medicea 3353 dell'Arch. di Stato in Firenze, nella quale sono rimaste tutte quelle lettere dell'Ambasciatore Niccolini al Cioli del primo semestre del 1633, che non ne furono cavate, perchè riconosciute attinenti a Galileo, per formare, quando fu messa insieme la Collezione Palatina dei Mss. Galileiani, il T. II della P. I dei Manoscritti stessi.

 

Le cose del Signor Galileo camminano sull'istesso piede. Attendo il ritorno di Sua Santità per eseguire quanto mi viene da V. S. commesso per ordine del Serenissimo Padrone. Io frattanto, per rendere meno dolorosa la situazione di questo buon vecchio, passo seco lui le prime ore della notte, insieme con l'Ambasciatrice, in vari e dolci colloqui, alla presenza di un Assessore del S. Uffizio; e così seguiterò di fare fino alla sua liberazione, avendone per questo avuto largo permesso.

 

 

 

2483**.

 

GIO. BATTISTA GONDI ad ANDREA CIOLI in Firenze.

Parigi, 26 aprile 1633.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4644 (non cartolata). – Autografa la sottoscrizione.

 

.... Fra tanto V. S. Ill.ma sentirà qui quel che m'habbia mandato a chiedere la Sig.ra di Combalet([219]), nipote del Sig.r Card.l Duca([220]), e non senza qualche indizio che habbia da servire al medesimo Sig.r Cardinale. Domanda che io le facci venire di costà il libro nuovo, se sia finito di stampare, del Sig.r Galileo Galilei, libro aspettato qua con gran curiosità e con gran concetto, e ne vorrebbe almeno due; un occhiale grande del medesimo Sig.r Galilei, e de' migliori, et un piccolo di simile qualità; e la ricetta del nutrire i capponi di cibo viperino.... Io addirizzo a V. S. Ill.ma la domanda di questa Signora, sì perchè in Corte potrà trovare autorità a suo favore sopra il Sig.r Galilei, e la ricetta parimente del detto cibo viperino, come per far anco nota, come devo, la cosa di questa domanda....

 

 

 

2484*.

 

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].

Firenze, 27-28 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 165. – Minuta di mano di Geri Bocchineri.

 

.... Si è rallegrata S. A. di sentire la continuatione de' benigni trattamenti che riceve il S.r Galilei, et la speranza della sua presta speditione....

Io cominciai a scriver questa lettera a V. E. hiersera et la finisco hoggi, che siamo alli 28. Nè altro ho da replicare alle sue de' 23, 24 et 25. Et le bacio etc.

 

 

 

2485.

 

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.

Firenze, 28 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 160. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Io mi rallegro sommamente della ben fondata speranza che V. S. ha di essere licenziata di costà alla prima sessione che harebbero fatto cotesti SS.ri ministri intorno al suo negozio, et il S.r Ambasciatore conferma il medesimo. Questo avviso è stato sentito volentieri anche da S. A., che ha sempre compatito grandemente V. S. de' suoi incommodi. Il S.r Balì Cioli ne sente gusto grande: l'istesso fanno il S.r Tommaso Rinuccini et altri amici, a' quali l'ho participato.

Ho mandata hoggi la sua lettera alle Monache, le quali vivono ansiose del suo stato, et la manderò poi al S.r Vincenzo. Ringrazio però infinitamente V. S. di tale buona nuova, non volendo entrare a condolermi delle doglie che la travagliavano nel tempo che V. S. mi scriveva, perchè spero che di già saranno passate. Nè altro ho da replicare alla sua lettera, et insieme con Alessandro([221]) le bacio affettuosamente le mani, come fa anche il S.r Balì. Quanto al male, noi ci trattenghiamo più tosto con miglioramento.

 

Di Fiorenza, 28 Aprile 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2486*.

 

VINCENZO MACULANO a [FRANCESCO BARBERINI in Castelgandolfo].

Roma, 28 aprile 1633.

 

Bibl. Vaticana. Cod. Barberiniano lat. 6468 (già LXXIV, 14), car. 49 – Autografa.

 

Emin.mo et Rev.mo Sig.re P.rone Col.mo

 

Hieri, conforme all'ordine di N. S., diedi parte alli SS.ri Em.mi della S. Congregatione della causa del Galileo, lo stato della quale refferii brevemente; et havendo questi SS.ri approvato quello che si è fatto sin qui, hanno dell'altro canto considerate varie difficoltà quanto al modo di proseguire la causa et incaminarla a speditione, massime havendo il Galileo negato nel suo constituto quello che manifestamente apparisce nel libro da lui composto, onde dallo stare così negativo ne seguirebbe la necessità di maggior rigore nella giustitia e di riguardo minore a gli rispetti che si hanno in questo negotio. Finalmente proposi io un partito, che la S. Congregatione concedesse a me la facoltà di trattare estraiudicialmente col Galileo, a fine di renderlo capace dell'error suo e redurlo a termine, quando lo conosca, di confessarlo. Parve, a prima faccia, la proposta troppo animosa, e non si concepiva molta speranza di conseguire questo intento, mentre si teneva la strada di convincerlo con ragioni; ma con haver io accennato il fondamento col quale m'avanzavo a questo, me n'hanno data facoltà. Et per non perder tempo, hieri dopo il pranzo mi posi a discorrere col Galileo, e dopo molti e molti argomenti e risposte passate fra noi ottenni, per gratia del Signore, l'intento mio, che gli feci toccar con mano l'error suo, sì che chiaramente conobbe di haver errato et nel suo libro di haver ecceduto; il che tutto espresse con parole di molto sentimento, come che si trovasse consolatissimo della cognitione dell'error suo, e si dispose a confessarlo giuditialmente: mi dimandò però alquanto di tempo per pensare al modo co 'l quale egli poteva honestare la confessione, chè quanto alla sostanza spero seguirà nella maniera sodetta([222]).

Ho stimato obligo mio darne subito parte a V. E., non havendolo communicato a niun altro, perchè S. Santità et l'E. V. spero resteranno sodisfatti che in questo modo si ponga la causa in termine che senza difficoltà si possi spedire. Il Tribunale sarà nella sua reputatione, co 'l reo si potrà usare benignità, e in ogni modo che si spedisca, conoscerà la gratia che li sarà fatta, con tutte l'altre conseguenze di sodisfatione che in ciò si desiderano. Hoggi penso di essaminarlo per havere la detta confessione, et havendosi, come spero, non mi restarà altro che interrogarlo sopra l'intentione e dargli le diffese; e ciò fatto, si potrà habilitare alla casa per carcere, come accennò V. E. Alla quale faccio humilissima riverenza.

 

Di Roma, 28 Aprile 1633.

Di V. S. Em.ma et R.ma

 

 

 

 

 

2487*.

 

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.

Firenze, 30 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 162. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Io conto i giorni et l'hore da che ricevetti la lettera di V. S. de' 23, calculando il tempo quando ce ne potranno essere altre, che ci possino arrecare la nuova et la consolatione dell'essere V. S. stata licenziata dal Tribunale; et preghiamo Iddio che non ci differisca questo contento, perchè cominciando noi a migliorare del male, con essere hoggi morto un solo nella città et XI malati stati mandati al lazzeretto, V. S. potrà anche pensare a tornare a Fiorenza, sperando noi però di havere a guarir presto. Et le bacio di cuore le mani.

 

Di Fiorenza, 30 Aprile 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2488.

 

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Roma.

Montalto, 30 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 164. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron Oss.mo

 

Non mi contento di una sola lettera di V. S. Non doveva eccitarmi l'appetito, se non pensava di consolarlo. La lontananza del nostro P. Abate([223]) mi rende desideroso dello stato di lei; però si degni darmene avviso. Di me ella potrà haver nuove tanto particolari, quanto da me stesso, dal S.r Andrea Silvestri. Questo è un gentilhuomo della parentela di Sisto V, e ne ritiene qualche vestigio in sua casa, poi che tra esso e l'Abate suo fratello haveranno sopra cinquemila scudi d'entrata. Ha più di 30 anni habitato in Roma; hora si trattiene in Montalto. È la bontà e la cortesia stessa; tiene ingegno spiritoso, con gusto et intelligenza di lettere; pratica in questa casa notte e giorno. Egli vorrebbe poterla servire nel ritorno, perchè sa che ella si aspetta in Montalto. Sig.r mio, quando, quando sarà quell'hora che io possa abbracciarla come un padre e sentirla come un oracolo? Non ne vedo l'hora. Fra tanto le prego la meritata gloria dalle presenti traversie; e qui con tutto il cuore la reverisco.

 

Di Montalto, il dì ult.o d'Aprile 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

S.r Galileo. Roma.

Dev.mo Ser.re

Gio. Ciampoli.

 

 

 

2489*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Roma.

Arcetri, 30 aprile 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 184. – Autografa.

 

Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

Ho vista l'ultima lettera che V. S. scrive al S.r Geri, il quale veramente è tutto cortese e molto sollecito in darmi nuove di lei; e se bene quando ella scrisse si ritrovava indisposta, spero che adesso ella stia bene, onde sto quieta, rallegrandomi di sentire che il suo negozio si vadia incaminando a buon fine et a presta spedizione. Tengo questa settimana lettere dell'Ecc.ma S.ra Ambasciatrice, la quale con la solita sua cortesia si è compiaciuta ragguagliarmi dello stato nel quale V. S. si ritrova, perchè, come ella mi dice, non crede che io tenga lettere di V. S. da poi che uscì di casa sua, et ella desidera che io stia con l'animo quieto; e questo mi è un indizio manifesto dell'amore che questi Signori portano a V. S., il quale è tanto che è bastante a participarsi tanto largamente ancora a me, sì come la medesima Signora me ne dà certissima caparra nella sua amorevolissima lettera. Io gl'ho risposto, indrizzando la lettera a lei assolutamente, parendomi che così convenga.

Del contagio ci son buone nuove, e si spera, per quanto dicono, che in breve sia per cessar del tutto, sì che ella, se piacerà a Dio, non haverà questo impedimento per il suo ritorno.

Sono occupata intorno al muratore, che ci accomoda, o per dir meglio fa, un fornello da stillare, e per questo scrivo brevemente. Stiamo tutte bene, eccetto Suor Luisa, la quale da 3 giorni in qua travaglia con il suo stomaco, ma non tanto malamente quanto l'altre volte. Giuseppo sta ragionevolmente, e la Piera bene. Il S.r Rondinelli la saluta, e ne farà grazia di pagar i danari per il fitto al S.r Lorenzo Bini([224]). Il Padre confessore ancora se gli raccomanda, et il simile fanno tutte queste monache et in particolare Suor Archangiola. Nostro Signore la([225]) conservi.

 

Di S. Matteo, l'ultimo di Aprile 1633.

Di V. S. molto Ill.

Fig.la Aff.ma

Suor M.a Celeste.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2490.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad [ANDREA CIOLI in Firenze].

Roma, 1° maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 167. – Autografa la sottoscrizione.

 

Ill.mo Sig.r mio Oss.o

 

Il Sig.r Galileo mi fu rimandato hieri a casa, quando manco l'aspettavo, ancorchè non sia finita la sua esame, e questo per li offizi fatti dal P. Commissario col Sig. Card.l Barberino([226]), che da sè stesso, senza la Congregatione, l'ha fatto liberare, perchè possa rihaversi da' disagi e dalle sue indispositioni solite, che lo tenevano continuamente travagliato. Dà anche intentione il medesimo P. Commissario di volersi adoprare perchè questa causa si stiacci, e vi s'imponga silentio; e se s'otterrà, sarà un abbreviare il tutto e liberar molti da fastidi e pericoli.

Del Sig. Mariano Alidosi non so che dir altro, se non che, dopo che fu rinchiuso, Mons.r Baffadi non m'ha fatto saper altro; ma egli non gode già le habilità e le facilità concesse al Sig. Galileo, standovi con ogni rigore. Et a V. S. Ill.ma bacio le mani.

 

Roma, p.mo di Maggio 1633.

Di V. S. Ill.ma

Obl.mo Ser.re

Franc.o Niccolini.

 

 

 

2491**.

 

VINCENZIO GALILEI a GALILEO in Roma.

Poppi, 2 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 166. – Autografa.

 

Molt'Ill.re Sig.r Padre Oss.mo

 

Con mio particolar contento, da più lettere scritte da V. S. al Sig.r Geri mio cognato, e da lui participatemi, ho sentito l'intera salute di V. S., le cortesie usateli dal Sig.r Ambasciadore, e 'l felice progresso del suo negozio, che mi porge sicura speranza che habbia a terminare con intera sua sodisfazione e grandissimo honore, e ch'ella sia per tornar da noi vittoriosa e trionfante; il che piaccia a Nostro Signore che segua quanto prima.

Noi poi di casa stiamo, per grazia di Dio, tutti bene di sanità; ma la peste, che di nuovo si è risvegliata in Firenze e va giornalmente facendo progressi, e nelle case buone, ci fa stare in timore delle disgrazie che possono occorrere in tali tempi a' nostri amici e parenti, e massime che intendo che non si fa diligenza alcuna per reprimere e smorzare un tanto male, che dilatandosi, come si crede che sia per fare, arrecherà grandissimo danno.

In quanto poi a' miei particolari, non ho altro che dirli se non che attendo a tirare inanzi nel mio offizio, con dimolte fatiche e guadagno mediocre; tuttavia, per esser questo il primo, mi posso contentare, e la speranza che ho d'haver sempre a andar migliorando mi fa parer le fatiche più leggiere. Altre nuove non ho da darli. Procuri di star sana et allegra, e speri nell'aiuto di Nostro Signore, quale per fine della presente li prego, insieme con la Sestilia, sempre favorevole in ogni occorrenza. E con questo tutt'a due unitamente li baciamo le mani con ogni affetto.

 

Di Poppi, li dua di Maggio 1633.

Di V. S. molt'Ill.re

Aff.o Figliuolo

Vincenzio Galilei.

 

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.re e P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2492*.

 

[GIOVANFRANCESCO BUONAMICI] a....

[Roma], 2 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 74t. – Da un diario autografo.

 

1633.

Maggio,

lunedì, 2.

 

.... Il Sig.r Galileo Galilei uscì dal S.to Ufitio, dove è stato ritenuto in assai larga custodia per 12 giorni per esaminarlo sopra il suo libro de' Dialogi della constitutione dell'universo circa il sistema Coperniano della mobilità della terra et stabilità del sole. Della qual materia è bene di sapere che il S.r Galileo più anni sono, mediante il telescopio o tubo di lunga vista, ha scoperto molte cose nel cielo, dalle quali per buone ratiocinationi filosofiche, comprobate dal senso visibile, trova probabile l'opinione che Nicolò Copernico conformandosi a quella de' Pitagorici, ha tenuto, che la terra si muova et che 'l sole stia fermo, girandosi in sè stesso da mezzo giorno a tramontana; la quale opinione, per prima assai oscura, vien molto dichiarata dalle prove sensate del telescopio. In tempo di Paolo V° fu contrariata questa opinione, come erronea et contraria a molti luoghi della Sacra Scrittura; perciò Paolo V° fu di parere di dichiararla contraria alla Fede: ma opponendosi li SS.ri Card.li Bonifatio Gaetano et Maffeo Barberino, hoggi Urbano 8°, fu fermato il Papa di testa, per le buone ragioni addotte da loro Eminenze et per la dotta scrittura fatta dal detto S.r Galileo in questo proposito, diretta a Mad.a Cristina di Toscana circa l'anno 1614, nella quale mostra che non dobbiamo obligare la Sacra Scrittura a decidere una cosa nelli accidenti naturali della quale in progresso di tempo si possa per sensate dimostrationi palesare il contrario, acciò l'ingegno humano per la sua arroganza o debolezza non habbia campo di dubitare de' punti della Fede, che sono lo scopo della Scrittura, la quale non vuole insegnarci la filosofia, ma la Fede, et la quale molte volte si vede che parla secondo la nostra capacità, et se dovessi esser sempre intesa secondo il suono delle parole, ne seguirebbero grandissimi absurdi et inconvenienze. Però la Congregatione de' Cardinali del S.to Ufitio o dell'Indice fece, in luogo di dichiarar l'opinione erronea, un decreto, nel quale si prohibisce il tenerla et il difenderla, per esser contraria a quello ne dice la Sacra Scrittura. Così lasciata la materia([227])

 

 

 

2493.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].

Roma, 3 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 169. – Autografa la sottoscrizione.

 

.... Il Sig.r Galilei, come le accennai con le passate([228]), fu lasciato tornar in questa casa, dove par che sia tornato in miglior stato di salute. Et perchè desidera che si venga all'ultima terminattione della sua causa, il Padre Commissario del S.to Offitio gli ha data qualche intentione di venir a questo fine a trovarlo, continuando verso questo negozio di farci tutti i piaceri possibili et di mostrarsi benissimo inclinato verso cotesta Ser.ma Casa, sì come io non lascio di far ogni opera per conservarli et augumentarli questa buona disposizione....

 

 

 

2494*.

 

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].

[Firenze], 4 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I. T. II, car. 171. – Minuta non autografa.

 

Al Sig.r Amb.re Niccolini.

4 di Mag.o 1633.

 

Sono arrivate hoggi le lettere di V. E. de' 29 et 30 del passato et del primo del presente([229])....

Grandissimo gusto ha ricevuto S. A. dall'avviso della liberazione del Sig.r Galileo: et mi pare di dover ricordare a V. E. che quando io le scrissi di riceverlo in casa, vi messi la dichiarazione del tempo di un mese, perchè alle spese del restante del tempo bisognerà che vi pensi egli medesimo....

 

 

 

2495*.

 

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].

[Firenze], 6 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 173. – Minuta non autografa.

 

.... posso accusare la ricevuta delle sue de' 3([230]), et dirle qualche motto intorno al contenuto di esse.

Mi rallegro di nuovo delle consolazioni del S.r Galileo et con lui medesimo, al quale bacio per mezzo della cortesia di V. E. affettuosissimamente le mani. Ma sento ben rammarico di quel che mi convenne scrivere a V. E. in materia delle spese, dolendomi in estremo della strana congiuntura de' tempi, che, nel posto in che per grazia di Dio et de' Ser.mi Padroni mi trovo, mi viene interrotto il corso degli offizii che richiede la qualità del mio carico et l'inclinazione della mia natura. Ma se mi sarà concessa quella lunghezza di vita che può esser desiderata senza peccato da tutti gli huomini da bene, mi governerò poi secondo la mutazione delle cose. Sì che viva anche il S.r Galileo, et cessi la meraviglia in chi ha filosofato a bastanza, acciò non si tiri dietro la displicenza che non lascia godere il refrigerio delle pene patite....

 

 

 

2496*.

 

PIETRO GASSENDI a GABRIELE NAUDÉ [in Padova].

Aix, 6 maggio 1633.

 

Dalla pag. 55 dell'edizione citata al n.° 1729.

 

.... Literas accipio ex amicis nostris qui degunt Parisiis.... Accipio simul quas Londino Diodatus noster tum ex se mittit, tum remittit missas ex Hetruria, agnoscoque Virum praeclarum expeditionem Romam parare: sed nosti tu melius quid id rei sit. Rescripturus ad illum sum; spondere tamen non audeo ut brevi respondeat. Effice tu ut nosse valeam quid aget cum illo fortuna....

 

 

 

2497.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Roma.

Arcetri, 7 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 186. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

L'allegrezza che mi apportò l'ultima sua amorevolissima lettera fu tale, e tale alterazione mi causò, che, con questo e con l'essermi convenuto più volte legger e rilegger la medesima lettera a queste monache, che tutte giubilavano sentendo i prosperi successi di V. S., fui soprapresa da gran dolor di testa, che mi durò dalle 14 hore della mattina fino a notte, cosa veramente fuori del mio solito. Ho voluto dirgli questo particolare, non per rimproverargli questo poco mio patimento, ma sì bene perchè ella maggiormente possa conoscere quanto mi siano a cuore e mi premino le cose sue, poi che causano in me tali effetti; effetti che, se bene, generalmente parlando, par che l'amor filiale possa e deva causar in tutti i figliuoli, in me ardirò di dire che habbino maggior forza, come quella che mi do vanto di avanzar di gran lunga la maggior parte degl'altri nell'amare e riverire il mio carissimo padre, sì come all'incontro chiaramente veggo che egli supera la maggior parte de i padri in amar me sua figliuola. E tanto basti.

Rendo infinite grazie a Dio benedetto per tutte le grazie e favori che fino a qui V. S. ha ricevuti e per l'avvenire spera di ricevere, poi che tutti principalmente derivano da quella pietosa mano, sì come V. S. molto giustamente riconosce. E se bene ella attribuisce in gran parte questi benefizii al merito delle mie orazioni, questo veramente è poco o nulla; ma è ben assai l'affetto con il quale io gli domando a S. D. M., la quale havendo riguardo a quello, tanto benignamente prosperando V. S., mi esaudisce, e noi tanto maggiormente Gli restiamo obligati: sì come anco grandemente siamo debitori a tutte quelle persone che a V. S. sono in favore et aiuto, e particolarmente a cotesti Ecc.mi SS.ri suoi ospiti; et io volevo scriver all'Ecc.ma Sig.ra Ambasciatrice, ma sono restata, per non la infastidire con replicarle sempre le medesime cose, cioè rendimenti di grazie e confessioni di oblighi infiniti. V. S. supplirà per me, con farle reverenza in mio nome. E veramente, carissimo S.r padre, che solamente la grazia che V. S. ha havuta del favore e della protezzione di questi Signori è tale, che è bastante a mitigare, anzi annullare, tutti i travagli che ha sofferti.

Mi è capitata alle mani una ricetta eccellentissima contro la peste, della quale ho fatta una copia e gliela mando, non perchè io creda che costà vi sia sospezione alcuna di questo male, ma perchè è buona ad ogn'altra cattiva disposizione. Degl'ingredienti io ne sono tanto scarsa, anzi mendica, per me, che non gliene posso far parte di nessuno; ma bisogna che V. S. procuri di ottener quelli, che per avventura gli mancheranno, dalla fonderia della misericordia del Sig.r Iddio, con il quale la lascio: salutandola per fine in nome di tutte et in particolare di Suor Arcangiola e Suor Luisa, la quale per adesso, quanto alla sanità, se la passa mediocremente.

 

Di S. Matteo in Arcetri, li 7 di Maggio 1633.

Di V. S. molto Ill.re

Fig.la Aff.ma

Suor M.a Celeste.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2498.*

 

GABRIELLO RICCARDI a GALILEO [in Roma].

Firenze, 7 maggio 1633.

 

Raccolta Lozzi In Roma. Autografa.

 

Molt'Illustre Signor mio Osservandissimo.

 

Non ho prima risposto alla gentilissima lettera di V, S., perchè non mi bastava l'animo, in congiuntura di tanti sua travagli, porgerle quelle consolazioni che desideravo di poter dare, e come amicissimo e suo servitore me ne chiamavo a parte. Hora che sento essersi volto a suo pro il vento favorevole, me ne rallegro con lei, ringraziando Dio che la sua innocenzia e il suo valore habbino havuto luogo di giustificazione appresso i superiori e glie ne risulti gloria. Gl'amici brillano d'allegrezza e contento; si spera quanto prima il suo ritorno: nè lo sbigottisca le male nuove di sanità, che non sono tali quali forse gli sarà accennato e scritto. Mi consoli intanto di qualche comandamento in segno del suo amore e della solita sua buona grazia, baciando (sic) per fine di vero core le mani.

 

Di Firenze, li 7 Maggio 1633.

Di V. S. molt'Illustre

Dev. et Obbl. Servitore

Gabriello Riccardi.

 

 

 

2499*.

 

ANTONIO BADELLI a ........

Roma, 7 maggio 1633.

 

Arch. di Stato in Modena. Avvisi di Roma, 1633. – Di mano sincrona.

 

Di Roma, li 7 di Maggio 1633.

 

.... Il Galileo, ch'era trattenuto nel Santo Ufficio per havere scritto troppo liberamente del moto della terra, è stato liberato, con questo che stia nel Palazzo dell'Ambasciatore del G. Duca et che l'habbia in luogo di carcere....

 

 

 

2500.

 

PIETRO GASSENDI a TOMMASO CAMPANELLA [in Roma].

Aix, 10 maggio 1633.

 

Dalla pag. 56 dell'edizione citata al n.° 1729.

 

.... ex amplis nuper a Galileo epistolis([231]) rescivi, ipsum brevi Romae, quo citatus est, adfuturum. Id miratus sum, quoniam nihil non approbatum edidit; sed nostrum non est nosse haec momenta. Alia ut mittam, quam ageres pro rara tua humanitate et singulari industria, si exortum dissidium inter summos illos et amicos nobis viros (Galileum et Scheinerium intelligo) componeres! Vir uterque adeo est bonus, adeo veritatis studiosus, adeo fidei et candoris plenus: et, Deum tamen immortalem!, occurrisse quod alterum alteri faceret infensum! Ipse certe satis dolere literatorum vicem non possum, quoties observo magnos viros in generis huiusmodi altercationes incidere. Nam pusilla quidem ingenia, quae pendentem ex tenui filo consectantur gloriolam, ita excandescere possunt; at viros adeo eminenteis, quos sincerus agit veritatis amor, iisdem moveri affectibus, magnopere sane est mirum. Sed haec nimirum videtur esse humanae sortis conditio: adeo sumus omnes sive corporis sive ingenii foetuum amantes. Nolim porro quicquam esse importunus, nisi ipse eo propendeas; quocirca neque adiicio quod, mea quidem sententia, promovere concordiam posset: tibi sunt clarius omnia perspecta, etiam quae dicere praesenti, quam scribere absenti, tutius. Itaque nihil vehementer a te exopto efflagitoque, nisi ut amare me pergas, ac eum habeas qui sit amantissimus et observantissimus tui. Vale.

 

Aquis-Sextiis, VI Eid. Mai., anno M. DC. XXXIII.

 

 

 

2501.

 

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.

Firenze, 12 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 168. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Io non ho havuto da un gran tempo in qua consolatione eguale a quella che mi ha adesso apportata la lettera di V. S. de' 7, per la speranza ben fondata che mi dà che le persecutioni et le calunnie o macchine de' suoi nemici habbiano a rimaner senza frutto, perchè alla fine si possono comportar volentieri quei disagi che si sostengono per difesa, mantenimento et forse augumento della reputatione, come haverà fatto V. S., che più tosto haverà guadagnato che scapitato nell'infortunio occorsole. Mi si accresce la contentezza([232]), nel sentire che V. S. creda con le prossime lettere di potermi avvisare l'ultimatione di questo suo negozio. Anche il Ser.mo Padrone ha inteso il tutto con gusto; et la città, dirò tutta, si rallegra di questi avvisi, nè sono bastante io solo a rispondere a tanti amici che mi domandano di lei. Sia lodato Iddio di tutto.

Ho caro che il S.r Cav.re Buonamici([233]) venga spesso a visitarla.

Al S.r Vincenzo io mando ogni volta le lettere che V. S. mi scrive; nè si maravigli se forse non vede lettere di lui, perchè egli non può nemeno scrivere a noi, poi che il Casentino, come ogni altro luogo dello Stato, ci ha levato il commerzio, nè ci può venir gente. Ma V. S. non faccia per questo mal concetto di [n.. perchè] il numero de' morti va più tosto sempre scemando, non eccedendo nella città quello di 4 o 5 al più il giorno, et molte volte sono 3, 2 et uno. Da bene temere la morte di Don Benedetto del Maestro, seguita questa notte, et de' due cerusici che lo curavano. Bacio le mani a V. S., a nome anche degli altri miei, et il medesimo fa il S.r Balì Cioli.

 

Di Fiorenza, 12 Maggio 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2502.

 

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Roma.

Brescia, 12 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 170. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.re e P.ron Col.mo

 

Con quanta ansietà io sia stato attendendo nove di V. S., lei medesima si può imaginare. Hora finalmente son avisato che le cose passano benissimo, lodato Dio; solo mi resta intendere più minuti particolari, come la prego raguagliarmi: e se bene io disegno partire di Brescia l'ultimo del presente, scriva pure direttivamente a Brescia in San Faustino, che haverò le lettere a tempo, e quando bene fossi partito, mi saranno mandate sicure dove sarò. Nel resto io sto benissimo di sanità, e non vedo l'hora venire alla volta di Roma per vederla e servirla.

Ho provista la scattolina di refe per l'Ecc.ma Sig.ra Ambasciatrice; e se bene tutte le cose di queste nostre bande sono in grandissime rovine per le calamità passate, in ogni modo spero che S. Ecc.za restarà sodisfatta. In tanto supplico V. S. ricordarmi humilissimo servitore all'Ecc.mo Sig.r Ambasciatore; e perchè penso che a quest'hora lei habbia facoltà di potere da vicino gustare le meravigliose prerogative della esquisitezza dell'ingegno dell'Emin.mo Scaglia, la prego a fargli in nome mio humilissima riverenza. E li bacio le mani.

 

Di Brescia, il 12 di Maggio 1633.

Di V. S. molto Ill.re

Devotis.o e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo

Don Bened.o Castelli.

 

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re Sig.r et P.ron mio Col.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2503**.

 

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.

Firenze, 14 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 172. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Di nuovo mi rallegro con V. S. del buon progresso delle sue cose, et aspetto con desiderio sue nuove lettere per intendere la ultimatione del suo negozio, anche quanto al licenziamento del libro, come me lo fa sperare quello che ultimamente V. S. mi ha scritto.

Le mando le aggiunte del S.r Vincenzo et di Suor Maria Celeste. Noi seguitiamo di travagliare col male, che hieri in 20 hore atterrò il figliuolo del medico Portoghese([234]), cioè quello che attendeva alla medicina; onde per X altri giorni sono state le donne raffermate in casa, et questo è il terzo termine.

Per grazia d'Iddio tutti noi altri stiamo bene; così Iddio conservi V. S.: et le bacio di cuore le mani.

 

Di Fiorenza, 14 Maggio 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2504*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a [GALILEO in Roma].

Arcetri, 14 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 188. – Autografa.

 

Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

Che la lettera scrittami da V. S. la settimana passata mi apportassi grandissimo gusto e contento, io già per altra mia glien'ho significato; et hora soggiungo, che essendomi convenuto rimandarla al S.r Geri, acciò anco Vincenzio la vedessi, ne feci una copia, la quale il S.r Rondinelli, doppo haverla letta, volse portar seco a Firenze per farla sentire ad alcuni amici suoi, a i quali sapeva egli che sarebbe stato di molta sodisfazione l'intender questi particolari di V. S., sì come è seguito, per quanto mi ha avvisato nel rimandarmela il medesimo Sig.r Rondinelli, il quale di quando in quando viene in casa di V. S., et altri non vi praticano. La Piera mi dice che non esce, se non quanto vien qua da noi, per sentir messa o per altre occorrenze; et il ragazzo qualche volta va fino da i SS.ri Bocchineri a pigliar le lettere, nè si trasferisce altrove, perchè, oltre al fuggire i sospetti del male, è ancora deboluccio e di più pieno di rogna, aquistata nello ospedale, et hora si attende a medicarla con qualche untione che io gli vo facendo. Nel resto procuro che restino provvisti nella maniera che V. S. potrà vedere in questo scartafaccio([235]) che gli mando, ove fino a qui ho notate le spese fatte, et anco l'entrata havuta per questo effetto, la quale se bene è più che la spesa parecchie lire, io ho presa sicurtà di spenderla per bisogni mia e di Suor Arcangiola; sì che si può dire che siamo del pari, et da qui avanti farò libro nuovo. L'altre spese che si son fatte doppo la partita di V. S. sono:

d. 17 1/2 al Sig.r Lorenzo Bini per il fitto della villa([236]);

d. 24 in quattro paghe a Vincenzio Landucci, e lire 6. 13. 4 di spese fatte per la paga di Febbraio([237]); e di tutti ne tengo le ricevute;

d. 25 presi io per accomodarne Suor Arcangiola, come V. S. sa([238]);

et altri d. 15 fui necessitata a pigliare, acciò ella potessi finir il suo benedetto uffizio, il quale è condotto con l'aiuto di Dio e di V. S., chè, senza questo gran sollevamento, non era possibile il tirarlo innanzi; et anco le monache si sono dimostrate assai sodisfatte, perchè, con le amorevolezze di V. S. e con l'havere supplito con danari, si sono ricoperte molte malefatte, o magagne che dir vogliamo. Questi ultimi 15 d. aspetto di rimettergli presto con l'entrata di ambe due noi, che a quest'hora doveremmo haver riscossa.

Questo presente anno toccava a Suor Arcangiola ad esser canovaia, uffizio che mi dava che pensare. Pur ho ottenuto grazia dalla Madre badessa che non gli sia dato, con allegar varie scuse, et in quel cambio è fatta pannaiuola, essendo obligata a imbiancare e tener conto delle tovaglie e bandinelle per asciugar le mani, del convento.

Sento gusto particolare nell'intender che V. S. stia bene di sanità, del che grandemente temevo mediante i travagli che ha passati; ma il Signor Iddio ha voluto concederne le grazie compite, liberandola da i travagli dell'animo e del corpo. Sia Egli sempre ringraziato!

Il male contagioso si sente che va per ancora perseverando; ma dicono che ne muor pochi e che si ha speranza che deva terminare, trattandosi di portar in processione a Firenze la Madonna dell'Impruneta per questa causa.

Al nostro già Padre confessore ho mandata la lettera a Firenze, già che egli non sta più qui al nostro convento, e ne haviamo havuto un altro, giovane di 35 anni, dalla Pieve a S.to Stefano.

Mi maraviglio che Vincenzio non gl'habbia mai scritto, e mi glorio di averlo superato nell'esser fervente in visitarla con mie lettere, se bene qualche volta ho havuto ancor io gran strettezza di tempo, et oggi ho scritto questa in 4 volte, interrotta sempre da varii intrighi per amor della spezieria, e di più con dolor di denti, che mi causa il mio solito catarro, che già parecchi giorni sono che mi travaglia.

Finisco salutandola per parte delle nominate, e pregandola a ritornar centupplicati i saluti all'Ecc.ma mia Signora, e pregando Nostro Signore che la conservi e feliciti sempre.

 

Di S. Matteo in Arcetri, li 14 di Maggio 1633.

 

Sua Fig.la Aff.ma

Suor M.a Celeste.

 

Da S. Casciano sono venute in due volte 8 staia di farina per la Piera, ma io non ho cercato di pagarla, sapendo che fra V. S. e il Ninci([239]) sono altri conti.

 

 

 

2505*.

 

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Roma.

Firenze, 14 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 174. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

 

Con singolarissimo contento intesi la settimana passata la liberazione della persona di V. S.([240]), e con altrettanto ho veduto confermarmisi dalla sua cortesissima lettera nella presente. Sto con desiderio attendendo la totale spedizione del suo negozio, sperando che debba seguire, come ella accenna, senza alcuna diminuzione della reputazion sua, già che senza disagio e scomodo della persona e della mente non si è potuta sin a ora conseguire.

Ho caro di intendere che non sia mai stato mente di cotesti Signori della Congregazione il chiamar costà il Chiaramonti([241]), come alcuni suoi partigiani andavano seminando.

La lettera per l'Eminentiss.o S.r Card.le Capponi io non l'ho veduta, chè il S.r Bocchineri l'avrà ricapitata da sè. Non ho nè anche da molti giorni in qua veduto il S.r Dino, il quale è a Montui con S. E.([242])

Spero che ora, passati gl'incontri che la facevano star tanto sospesa d'animo, V. S. abbia a ritrovare qualche poco il sonno smarrito e liberarsi anche da' suoi consueti dolori, che al Signore Dio piaccia di concedergliele, acciò torni da noi sana e da durare lungamente. La ringrazio del suo cortesissimo affetto, che la muove ad avvertirmi d'avermi cura ne' travagli di questa città: ma sappia che io non mi avventuro punto in risico alcuno più di qualsivoglia che rigorosamente si guardi, perchè la carità non soprabbonda tanto in me che mi esponga a pericolo niuno; oltre che la cura che io ho([243]) non lo richiede punto. Qui si va temporeggiando col male, non ci essendo nè notabil miglioramento nè anche peggioramento; e se bene ci è alle volte qualche giorno ottimo, e pel contrario un altro, rispetto all'antecedente, pessimo, tuttavia si va alternando senza vedere continuazione nè del bene nè del male. Speriamo nella divina misericordia che ci abbia da liberare. Con che a V. S. facendo reverenza, le prego dal Signore ogni più bramata grazia.

 

Firenze, 14 di Maggio 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Aff.mo e Obb.mo Ser.re

Mario Guiducci.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2506**.

 

GABRIELLO RICCARDI a [GALILEO in Roma].

Firenze, 14 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 176. – Autografa.

 

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

 

Con ogni puntualità ho essequito l'ordine di V. S. per Monsig.r Sommai([244]) per inviare il mandato costà de' d. 500([245]), subito che da Sua Sig.ria mi sarà mandato. Intanto, perchè resti servita di quanto le fa di bisogno, l'invio l'inclusa lettera per i SS.i Acciaiuoli e Martelli, ringraziando sommamente V. S. dell'occasione, benchè piccola, di poterla servire e riverire, sperando pur ch'una volta in cosa maggiore habbia da mostrare la recognizione de gl'oblighi che le tengo. Mi consolo poi che nella conversazione di codesti Signori, ad ogni querela che possa esser mossa contro di me, V. S. manterrà ogni mia difesa; e con l'augurio di sì bravo patrino resto sicuro che la mia osservanza sarà sempre a galla, con la professione che fo fermissima di vero servitore a tutti codesti Signori, e satisfarò a bocca, se le congenture de i tempi me lo concederanno, come ne dà speranza il miglioramento che si vede ogni giorno, quale è tanto che può consigliare e assicurare V. S. a venire ogni volta alla sua villa d'Arcetri, dove è desideratissima; mentre in nome di tutti i suoi amici, et imparticolare del Sig.r Cosimo mio fratello, suo vero servitore, rendiamo per fine a mille doppi i suoi affettuosi baciamani.

 

Di Firenze, li 14 Mag.o 1633.

Di V. S. molt'Ill.re

Aff.mo et Obb. Ser.e

Gabriello Riccardi.

 

 

 

2507*.

 

MARIA TEDALDI a GALILEO in Roma.

Firenze, 14 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 190. – Autografa.

 

Molto Ill. et Ecc.mo Sig.r et P.rone Col.mo

 

Con mio soverchissimo gusto e contento sento quanto felicemente passi il suo negozio, ad onta e dispetto dell'inimica ingnoranzia, e satisfatione particolare delle persone dotte e scienziate. A me pare ogn'hora mille di riveder V. S. E. in queste parti, e per molti e degni rispetti, oltr'all'interes[se] mio, ch'è di servirla e riverirla, come farò sempre.

Circha al Sig.r Vincenzio([246]), se ne sta come il prete della poca offerta, facendo capitale di quanto dalla benigna mano di V. S. E. li viene distribuito, nè per ancora li è stato soministrato altra caricha, perchè in questa Sanità si tengono termini differentissimi dall'anni passati, sì come anchora il male è differente all'altro passato, già che in questo ne ammalano pochissimi, ma di quelli non ne campa testa: però un sol lazzeretto ne avanza a tutta la brigata. Morì il Sig.r Braccio Michelozzi, già suo vicino alla villa; il simile fece il Sig.r D. Benedetto del Maestro, insieme con sua consorte e serva; morì similmente il medico, e figliuolo del medico, Portughese([247]); del resto, tutta gente bassa, che tra morti e malati ne vanno da dua o tre il giorno. Qua si fa la quarantena per noi altre povere donne, per la quale sono passati già venti giorni; e questa mattina è andato il terzo bando per altri dieci giorni, con speranza che S. Giovanni ci scarceri e dia libertà; ma purchè giovi: e sia fatta la volontà del Signore.

Circha all'assoluzione papale([248]) che io desideravo e desidero da V. S. E., non consiste altrimenti in dulgenzie di medaglie, corone o immagini di Cinque santi o d'altri, ma è un'assoluzione che S. S. dà e concede nominatamente a quella sola e stessa persona: e dovere[b]be S. S. esser lì presente alla morte di detta persona, perchè con quella assoluzione manda quell'anima, subito che disciolta dal corpo, alla gloria del Paradiso, senza passare o tocchare il Purgatorio per purgare li suoi peccati; ma non potendo per la lontananza, S. S. dà e concede in scrittis la sua autorità, in quel caso solamente, a quel confessore che in articolo di morte si ritroverrà a dare l'assoluzione a quella tal persona, e non si può esercitare in altro caso che in articolo di morte: e questa è una gratia particolare che fa S. S. Per tanto ne affaticho V. S. E., come persona particolare da ottenere ancho grazie particolari. Non l'affaticho in medaglie de' Cinque santi, perchè ne ho appresso di me, e quelle hanno indulgenzie e remissioni di peccati sì, ma bisogna passare per quel santo Purgatorio, e quest'assoluzione libera di pena e colpa. Per tanto di nuovo pregho e supplico di tutto quore V. S. E., si voglia sbracciare per ottenere tal grazia, che di tanto gnene resterò con obbligho perpetuo; e se V. S. E. ne potessi ancho cavare una per Suor Serafina mia sorella, gli sarebbe gratissima, per il che ne viene e da lei e da me supplicata. Quale continovamente pregha Nostro Signor Iddio per ogni felicità e contento di V. S. E., e desidera al suo ritorno riverirla, e la saluta con ogni affetto di quore, come fa Mess. Lorenzo et li SS.ri Cocchapani; et io senza fine me li offero e raccomando, pregandoli dal Cielo felicità in colmo, con presto e salvo ritorno. Con che facendoli reverenza, li bacio la mano.

 

Fiorenza, li 14 Maggio 1633.

Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma

Dev.ma et Ob.ma per ser.la

Maria Tedaldi.

 

Fuori: Al molto Ill. et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, p.mo Filosofo del Ser.mo di Toscana, in

In casa l'Ecc.mo Amb.re del Ser.mo di Toscana.

Roma.

 

 

 

2508**.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].

Roma, 15 maggio 1633.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3353 (non cartolata). – Autografa la sottoscrizione.

 

.... Il qual Sig.r Mariano([249]) fu visto a giorni a dietro passeggiar per camera tutto lieto e contento, con una chitarra alla spagnola, che esercitava il talento del cantare, come se fusse in villa et in luogo di suo spasso e piacere; che tanto non ha saputo mai far il Sig.r Galilei, che tornò a casa mezzo morto. È ventura insomma, per chi vuol vivere, non haver cervello....

 

 

 

2509.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].

Roma, 15 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 176. – Autografa la sottoscrizione. Il secondo e il terzo foglio di questa lettera, con la sottoscrizione, sono nella Filza Medicea 3353 (non cartolata) dell'Arch. di Stato in Firenze.

 

.... Il Sig.r Galilei sta assai bene, ma la sua causa non riceve per ancora speditione. Se ne sta tuttavia sequestrato in questa casa, con qualche suo dispiacere per non poter far esercitio. E quanto a quel che V. S. Ill.ma mi soggiunge, che S. A. non intenda di far buone le spese che si fanno qui per lui passato il primo mese([250]), posso replicar che io non sono per entrar seco in questa materia, mentre è mio hospite, e più tosto me l'addosserò io medesimo, che finalmente non passeranno 14 o 16 scudi il mese, compreso ogni cosa; di modo che quando stesse qui anche sei mesi, rispetto all'estate, importeranno poi da novanta o cento scudi fra lui et un servitore....

 

 

 

2510.

 

ASCANIO PICCOLOMINI a GALILEO in Roma.

Siena, 16 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 178. – Autografa.

 

Molt'Ill.e Sig.r mio Oss.mo

 

Io, che non ho mai revocato in dubbio l'innocenza ed ottima intenzione di V. S., ho più temuto de' travagli dell'animo suo, che d'altro sinistro accidente che mai havessi potuto portare la persecuzione de' suoi nimici, poi che cotesto è tribunale che camina pensatamente, e sempre più che altro eccede nella facilità. Nondimeno mi sono infinitamente rallegrato degl'albori, che V. S. m'accenna, di speranze megliori; e pur ch'una volta ci scoprino il fine, si possono dare per bene spesi tutti gl'incommodi. Ma data quella felice uscita al tutto ch'io le desidero, fin d'hora onninamente V. S. m'ha da promettere di venirsene a dirittura a questa casa, per favorirla finchè i rumori di Firenze sian giunti a quella total buona piega che van prendendo. E se non altro, da questi colli consolerà più i suoi servitori che da quei di Roma; e con il Sig. Can.co Cini([251]), Commissario di Sanità qui a Poggibonsi, tutto dì mi vado consolando con questa speranza. Di Fiorenza io intendo più tosto meglioramento, nè per lo Stato si sent'altro che queste faville di Poggibonzi e d'alcune case di quei contorni. Che è quanto ho che dirli delle nostre parti, mentre in core me le rassegno vero e sincerissimo suo servitore.

 

Siena, li 16 di Maggio 1633.

Di V. S. molto Ill.e

S.r Galileo Galilei. Roma.

Devot. Ser.

A. A.o di Siena.

 

 

 

2511.

 

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.

Firenze, 18 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 180. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

V. S. ha fatto bene a non replicare a me quel che ella scrive a Suor Maria Celeste, mentre ho potuto vedere da quanto ell'avvisa a detta Suor Maria Celeste, di che segno sono le cose sue. Mi rallegro sempre più che continuino di caminar bene, et che l'allungamento del negozio riesca a V. S. di profitto, sebene io ero entrato in speranza di dover sentire con queste lettere che la causa havesse havuta la sua buona terminatione. Quello che non è avvenuto succederà, piacendo a Dio; et intanto V. S. si conservi, nè si lasci trasportare dalla bontà di cotesti vini a beverne più del bisogno, mentre ogni bicchiere poi le costa tanto caro: ma veramente, se io mi trovassi al cimento, farei peggio di V. S.

La nostra sanità sta in questo grado: ogni giorno di Fiorenza si mandano al lazzeretto un numero o di 10 o 12 o 15 o 18 malati, ma rare volte si arriva a 18; li morti sono (dico in Firenze) hora uno, hora due, hora tre, et hora 4 il giorno, et qualche volta nessuno; a 5 non si è arrivato mai, che io sappia, et rarissime volte a 4, et communemente sono uno o due o tre il giorno. In questo contado ci è qualcosetta di male, ma non gran cosa, et qualcosa è in Poggibonzi, dove si trova il S.r Can.co Cini a sopraintendere. Il resto dello Stato sento che è sano. Il male, che fino a hora è stato così velenoso che pareva senza remedio, hora pare che cominci a cedere a' medicamenti, essendo al lazzeretto persone che guariscono. Séguita la clausura delle donne, di quelle però che non possono andare nella propria sua carrozza. Li contadini non si ammettono in Fiorenza, fuori di quelli che non portano roba da gabellare; et si continuano et si introducono nuovi buoni ordini. Sabato si condurrà solennemente in Fiorenza la miracolosa Madonna dell'Impruneta, et si faranno processioni et altre devotioni per placare l'ira d'Iddio, il quale ci perdoni a tutti, et guardi V. S. Et le bacio le mani.

 

Di Fiorenza, 18 Maggio 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

 

Il male, nelle case de' nobili, non si fa più sentire.

 

 

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2512**.

 

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Roma.

Brescia, 19 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 182. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re Sig.re et P.ron mio Col.mo

 

Non posso discrivere l'allegrezza ch'ho hauta dalla lettera di V. S., intendendo il felice essito dei suoi negotii. In tanto si resta di ammirare e ringratiare l'infinita bontà et somma previdenza d'Idio, che i soliti mezzi e inopinabili e altissimi giuditii suoi l'han liberata dal travaglio della peste, hora in questo modo, e l'altra volta preservata in un'altra maniera: il tutto sia sempre benedetto.

Hieri sera solamente hebbi la lettera di V. S., però non ho ancora ritrovato l'Arisio: lo ritrovarò, e li parlarò in bona e laudabil forma, e di quello seguirà darò parte a V. S. Dell'altra pensione([252]) non li posso dir altro in carta, solo che il negotio sin hora è andato male, perchè quell'amico si ha serviti poco bene. A bocca li dirò il resto.

Quanto al refe, ne ho provisto una scatoletta per le sue Monachine et un'altra per l'Ecc.ma S.ra Ambasiatrice, alla quale, insieme co' l'Ecc.mo S.r Ambasiatore, e a V. S. fo humilissima riverenza.

 

Brescia, 19 Maggio 1633.

Di V. S. molto Ill.re

S. Galileo.

Devotiss.o e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo

Don Bened.o Castelli.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio et P.ron Col.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2513*.

 

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.

Firenze, 21 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P I, T. X, car. 184. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Non posso lasciare di non baciar le mani a V. S., con l'occasione di inviarle l'aggiunta di Suor Maria Celeste, et di confermarle la buona salute nostra et del S.r Vincenzo ancora, del quale hebbi lettere hier l'altro, non havendo nel resto che aggiugnere a quanto le risposi mercoledì passato([253]).

Aspetto sue nuove lettere con avviso della totale et buona speditione della causa. Di sanità noi seguitiamo ut supra. Speriamo nella misericordia di Dio et nella intercessione della Madonna, la cui santa imagine della Impruneta si è condotta questa mattina in Fiorenza con solennità et devotione grandissima, essendo S. A. con tutti i principi et magistrati andata ad incontrarla a piedi fuori della Porta S. Pier Gattolini, et seguitatala sempre, pure a piedi, fino a S.ta Maria Novella, dove si è posata questo giorno. La pioggia rovinosissima et lunga, con vento et freddo grande che sopragiunse, non impedì per questo la processione, la quale si è fatta senza concorso di popolo. Domattina la Madonna si condurrà in S.ta Maria del Fiore, et domattina l'altra in S.ta Croce, et la sera si riporterà alla Impruneta; et si farà la strada nostra della Costa, onde ancora noi, a imitatione degli altri, ci prepariamo a parare et ornare la casa nostra et la strada. Et a V. S. bacio di cuore le mani.

 

Di Fiorenza, 21 Maggio 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2514.

 

LUIGI CAPPONI a GALILEO in Roma.

Firenze, 21 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 213. – Autografa la firma e la parola Aff.mo che la precede.

 

Ill.re et Ecc.mo Sig.re

 

Quand'io tra le occupationi ho trovato tempo, mi son dato a studiare con avidità i Dialoghi di V. S. sopra il sistema del mondo, ch'è un pezzo ch'io ne havevo desiderio. È poi piaciuto al Sig.r Mario Guiducci di scriverle in questo proposito([254]) quel che gl'ha dettato l'amorevole animo suo; e così V. S. ancora ha voluto qualificare questa mia lettura com'è paruto alla sua cortesia. Io glie ne rendo gratie, e così faccio ancora dell'avviso datomi, che le sue cose comincino a pigliare buona piega; che sebene ho sempre tenuto che dovessero passar benissimo, in ogni modo la certezza che da lei n'ho havuta, mi è stata di particolare consolatione. Me ne rallegro con V. S. non volgarmente, e prego il Signore Dio che la prosperi quanto desidera.

 

Firenze, 21 Maggio 1633.

Di V. S.

 

 

Sig.r Galileo Galilei etc.

 

Fuori: All'Ill.reet Ecc.mo Sig.re

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2515*.

 

NICCOLÒ CINI a GALILEO in Roma.

Poggibonsi, 21 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 188. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molt'Ill.re S.r et P.ron mio Oss.mo

 

Il Sig.r Geri Bocchineri m'ha favorito ogn'ordinario di darmi nuove di V. S., che è quanta consolatione ho havuto ne' travagli in che mi trovo, di sollitudine e di negotii fantastici, fastidiosi e pericolosi, come sono questi di soprintendere ad accidenti di contagio([255]); de' quali non gli parlerò per adesso, per non gli amareggiare il contento in che si trova per il migliore stato e posto in che sono hoggi le cose sue, e per non gli tor l'animo, quando sia spedita, a venirsene a Firenze, anzi a far questo favore a me d'avisarmi quando sarà il suo ritorno, perch'io possa servirla in questo luogo, rivederla, goderla e metterla in alloggio sicuro, sì come io le offerisco. Dalli amici e servitori suoi si sta con ansietà aspettando quello che sarà deliberato del suo libro, e se ne spera ogni bene, poichè il progresso del suo negotio ci pare che sia ito sempre di bene in meglio. Ma non è proposito il parlar di questo adesso; però lo lascio da banda, e solo intendo con questa mia ricordarmeli servitore e farli reverenza, come fo con tutto l'affetto. E li bacio le mani.

 

Di Poggibonzi, 21 Maggio 1633.

Di V. S. molto Ill.re

S.r Galileo Galilei.

Dev.mo Ser.re

Niccolò Cini.

 

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2516*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO [in Roma].

Arcetri, 21 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 192. – Autografa.

 

Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

Io non ho mai lasciato passar ordinario nessuno senza scrivergli, e mandate le lettere al Sig.r Geri, il quale mi avvisa che a quest'hora V. S. dovrà haverle ricevute. Quanto al tornarsene ella in qua, con questo ordinario non posso darle risoluzione nè sicurtà alcuna per conto del male contagioso, atteso che tutta la speranza della città di Firenze è riposta nella Madonna Santissima, et a questo effetto questa mattina con gran solennità si è portata la sua miracolosa immagine dell'Impruneta a Firenze, ove si sente che dimorerà 3 giorni, e nel ritornarsene haviamo speranza di haver grazia di vederla ancor noi. Sentiremo pertanto quello che seguirà, e quest'altro sabato gliene darò ragguaglio. In tanto, sentendo che la dilazione giova a i suoi interessi, andiamo più facilmente tolerando la mortificazione che proviamo per la sua assenzia.

In questi contorni sono state due case di contadini infette dal mal cattivo, ma di presente non si sente altro; e già che tutti i gentiluomini che c'hanno le ville, ci si sono ritirati, è segno che non ci sono sospetti.

Mi sarà molto grato, per amor di Suor Luisa, che V. S. vegga se può favorir il nostro vecchino nel suo negozio; ma sarà di necessità che V. S. vegga di parlarne con il Sig.r Giovanni Mancini, al quale si mandorno le scritture un pezzo fa, nè mai da lui nè da altri, a i quali si è raccomandata questa causa, si è potuto haver risposta nessuna.

Mi sono fatta portare un poco di saggio del vino delle due botte piene, e mi par che sia molto buono. La Piera mi dice haverle ripiene più volte, ma che da un pezzo in qua non ne hanno più bisogno.

Giuseppo mi aspetta per portar le lettere, sì che non posso dir altro, se non che la prego a non disordinar col bere, come sento che va facendo. La saluto in nome di tutte, e dal Signor Iddio gli prego vera felicità.

 

Di S. Matteo, li 21 di Magg.o 1633.

 

Sua Fig.la Aff.ma

Suor M.a Celeste.

 

 

 

2517.

 

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Roma.

Firenze, 21 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 186. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

 

Sento grandissimo gusto che V. S. vadia continuamente avanzandosi in buone speranze di presta e felice spedizione della sua causa per poter tornare in qua; ma quanto più si spera vicino il termine de' suoi travagli, altrettanto ancora si va accrescendo il desiderio e diventa più noioso l'indugio. Dal S.r mio cognato([256]) e dalla mia sorella([257]) mi vengono tuttavia replicate le medesime cose, cioè che ella rimarrà presto libera, come ella ancora mi avvisava la settimana passata; onde, se bene me ne rallegro sommamente, la dilazione mi fa sempre temere di qualche ostacolo de' suoi emuli et avversarii; e se non che

 

coscienza n'assecura,

La buona compagnia che l'huom francheggia

Sotto l'usbergo del sentirsi pura,

 

come dice il nostro Poeta, temerei grandemente di naufragio nell'istesso porto, e che chi l'ha fatta trabalzare, senza ragione, di travaglio in travaglio, fusse ancora per ottenere la vittoria di non la lasciare ritornare alla sua quiete et a' suoi studi. Confido non di meno tanto nella giustizia della causa e nell'integrità dell'intenzione di cotesti Signori della Congregazione, che siano per conoscere manifestamente la sincerità di V. S., e col lor giudizio approvare le sue azioni e i suoi scritti, a confusione degli invidiosi. Di qua io non le posso dire cosa alcuna circa a questi particolari, perchè essendo io assai occupato circa all'estirpazione del contagio([258]), non mi sono già più settimane lasciato rivedere all'Eminentiss.o S.r Card.le Capponi, il quale se, come credo, avrà ricevuto la sua lettera, le avrà facilmente risposto([259]), che nè anche ho veduto, è un pezzo, il S.r Dino([260]).

Le cose della sanità vanno temporeggiando, e non ci sono quelle rovine che sono state scritte. Stamani si è condotta in Firenze la Madonna Santissima dell'Impruneta, e ci starà sino a lunedì. La speranza che si ha in questa sempre, a benefizio della città, miracolosissima imagine, è grandissima, et il popolo ha concepito grandissima speranza di rimaner libero, mediante l'intercessione della Santissima Vergine. Piaccia al Signore Dio che noi ci siamo disposti in maniera, che non demeritiamo tanto aiuto. Con che a V. S. facendo reverenza, le prego dal Signore Dio ogni contento e felicità.

 

Firenze, 21 di Maggio 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ser.re Aff.mo e Obb.mo

Mario Guiducci.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2518.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].

Roma, 22 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 177. – Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

 

Ill.mo Sig.r mio Oss.

 

Da quel che V. S. Ill.ma leggerà con queste, potrà avvedersi che non si sia perso punto di tempo da hiermattina in qua, dopo che io tornai dall'audienza. Si contenterà di perdonare se in qualche particolare non riceverà le risposte, perchè col primo ordinario supplirò a quel che potessi haver mancato.

Parlai con S. S. della speditione del negotio del Sig.r Galileo, e mi fu data intentione da lei e dal Sig.r Card.l Barberino che la sua causa si terminerà facilmente nella seconda congregatione, che sarà giovedì a 8 giorni. Posso ben dubitare assai della prohibitione del libro, se non vi si rimediassi col farli fare un'apologia da lui medesimo, come io proponevo a S. B.; et a lui toccherà ancora qualche penitenza salutare, pretendendosi che egli habbia trasgrediti gl'ordini del 1616, datili dal Sig.r Card.l Belarmino sopra la medesima materia del moto della terra. Io non gl'ho per ancora detto ogni cosa, perchè intendo, a fine di non l'affligere, d'andarcelo disponendo pian piano; e per questo è ben che costà non si pubblichino questi pensieri, perchè i suoi non glie l'accennino, massime che si può anche variare....

 

Roma, 22 di Maggio 1633.

Di V. S. Ill.ma

 

 

Havevo lasciato di rappresentar ch'in parlarsi con S. S. del S.r Galileo, mi soggiunse che si sarebbe cercato di spedir anche il S.r Mariano Alidosi, perchè S. A. vedesse che le cose sua le erano a cuore: e credo che dello stato([261]) non vi sia pensiero. Io ne baciai a S. S. i piedi, e gliene resi le dovute grazie.

 

 

S.r Balì Cioli.

Obl.mo Ser.re

Franc.o Niccolini.

 

 

 

2519.

 

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.

Firenze, 26 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 190. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

È dovuta da me ogni applicatione et ogni premura alle cose di V. S., onde non ho da esser ringraziato da lei se sto tanto su l'avviso a quello che le succede. Mi rallegro che alla prima o seconda congregatione V. S. speri di havere a essere spedito con la sua liberatione, et mi si accresce il contento dal sentire che ella disegni di incaminarsi subito verso Siena, per attender quivi l'esito del nostro male; il quale se continui di diminuire come ha fatto da sabato in qua, noi saremo guariti fra 8 giorni, perchè il numero de' malati si è ridotto a otto et sei il giorno, et hieri furno 4, et quello de' morti a due et a uno: grazia che si riconosce dalla santissima imagine della Madonna della Impruneta, in honor della quale noi facemmo, nel suo passar dalla Costa, apparato tale, con una bizzaria di fonte, che fu stimato forse il più bello che si sia visto in questa occasione, et fu creduto che la curiosità della fonte fusse un segreto di V. S.

Tutti del parentado stiamo bene, et unitamente con Alessandro([262]) bacio le mani a V. S., et le preghiamo felicità.

 

Di Fiorenza, 26 Maggio 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2520*.

 

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Roma.

Brescia, 26 maggio 1633.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n.° 29. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.re e P.ron mio Col.mo

 

Ho parlato al Sig.r Arisio per la pensione di V. S. molto Ill.e, quale mi dice che ha scritto più volte a V. S. e che vorrebbe aggiustarsi, ma che non ha mai hauto resoluzione; adduce le calamità di questi paesi di peste e di guerra, e che non è possibile pagare tanto, e che vorrebbe ridurre la pensione a qualche termine honesto, e che pagarebbe. Io l'ho ricercato che paghi a V. S. di presente almeno quel tanto che lui giudica necessario per sgravio di sua coscienza, chè poi io mi sarei interposto a trattare accomodamento. Mi ha risposto che lo farebbe, quando io havessi commessione da lei di ricevere il dinaro, overo ordine lui di pagarmi; et havendoli fatto instanza di dichiararsi che somma pretende di scemare, non ha voluto determinare cosa alcuna, ma in generale che non è possibile pagare tutta la pensione. Credo però che si ridurrà a pagare prontamente quarantacinque scudi al più; e se V. S. mi ordina che si concluda cosa nessuna intorno a questo particolare, farò quello che lei mi comandarà: e penso che si possa farli questa agevolezza, per quanto ritrovo e provo ancor io nei miei interessi. Però faccia V. S. come li pare.

Sto con ansietà attendendo la riuscita felice del suo negozio, e mi scriva, perchè mi saranno mandate le lettere se sarò partito di Brescia. Fo humilissima riverenza alli Ecc.mi Sig.ri Ambasciatore e Ambasciatrice, e a V. S. insieme.

 

Di Brescia, il 26 Maggio 1633.

Di V. S. molto Ill.e

S.r Gal.o

Oblig.mo e Devotiss.o Ser.re e Dis.lo

Don Benedetto Castelli.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r et. P.ron mio Coll.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2521*.

 

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].

[Firenze,] 26 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 179. – Minuta di mano di Geri Bocchineri.

 

.... In proposito della nostra sanità haviamo cominciato a godere la grazia che la Madonna della Impruneta ci ha recata, perchè hieri non havemmo più che 4 malati et 2 morti; et se per ringraziarne Iddio si desidererà da S. B.ne un Giubbileo, ne ricorreremo alla benignissima offerta di S. S. Alla quale S. A. rende grazie della estraordinaria stima fatta delle sue raccomandationi a favor del S.r Galileo et del S.r Alidosi([263])....

 

 

 

2522*.

 

NICCOLÒ CINI a GALILEO in Roma.

Poggibonsi, 28 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 193. – Autografi il poscritto e la sottoscrizione,

 

Molt'Ill.re Sig.r e P.ron mio Oss.mo

 

Bench'io sia in Poggibonzi da un pezzo in qua, son però stato con l'animo a Roma a compatir V. S., et ho havuto ogni settimana aviso del progresso del suo negotio, del quale già la veggo al fine per la lettera che ha honorato di scrivermi, e m'ha dato una consolatione incredibile; sì come ho sentito un gran contento che Monsig.r Arcivescovo di Siena([264]) l'habbia invitata, perchè mi rende certo che, se non fusse per altro che per godere di sì gratiosa hospitalità, ella s'accosterà a questi nostri paesi, lasciando Roma nella staggione pericolosa. Io poi stimerò grate le fattiche fatte in questa terra, se saranno cagione ch'io sia de' primi a rivederla, sì come so d'esser de' primi a riverirla; e da Monsig.r di Siena (che m'honora bene spesso di sue lettere) sarò avisato di quando ella v'arrivi; e se sarà in tempo che questa terra habbia rihavuto il comertio, verrò sino a Siena a farle reverenza, e insieme servire e Monsig.r Ill.mo e lei, e confabular un poco de' suoi travagli, secondo che dice il Poeta: Forsan haec olim meminisse iuvabit. La supplico d'humilissima reverenza a gl'Ecc.mi Sig.ri Ambasciatore e Ambasciatrice, de' quali la prego a impetrarmi qualche commandamento; et a V. S. bascio le mani.

 

Poggibonzi, 28 Maggio 1633.

Di V. S. molto Ill.re

 

 

la quale prego a scusarmi se non scrivo di mio pugno, perchè la mia testa non lo permette,

 

 

Dev.mo Ser.re

Niccolò Cini.

 

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r e P.ron Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2523*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO [in Roma].

Arcetri, 28 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 193. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

Da l'inclusa scrittami hoggi dal S.r Rondinelli V. S. potrà venir in cognizione dello stato nel quale, circa il male, si ritrova Firenze e questi contorni; che per esser assai buono, et V. S. quasi del tutto spedita da i suoi negozii, spero pure che non dovrà indugiar molto a ritornarsene da noi, che con tanto desiderio la stiamo aspettando: sì che la prego a non lasciarsi tanto legare dalla gentilezza indicibile di cotesti Ecc.mi Signori, che noi doviamo restar prive di lei per tutta l'estate. Pur assai ha ricevuto fin qui, nè mai sarà possibile il poter ricompensar tante grazie e favori, ricevuti da lei e partecipati da noi.

Desidero che V. S., in particolare all'Ecc.ma Sig.ra Ambasciatrice, faccia per nostra parte la solita reverenza. Di più havrò caro che nel suo ritorno mi porti un poco di amido, conforme a che ha fatto l'altre volte; e gli ricordo le due figurine che gli domandai è già un pezzo([265]).

Quanto all'orto, per quanto dalla Piera intendo, le fave hanno fatta bellissima verzura, essendo alte quanto lei, ma il frutto è stato poco e non molto bello, e similmente i carciofi, i quali intendo che fecion meglio l'anno passato([266]); non dimeno ve ne sono stati per la casa, per noi, et anco qualcuno se n'è mandato a Vincenzio e al Sig.r Geri. Gl'aranci ancora non hanno gran quantità di fiori, atteso che il freddo e vento, che questi giorni passati ha dominato, gl'ha fatto gran danno: quelli che cascano, la Piera gli va raquistando e gli stilla. I limoni sono tanto maturi, che hanno necessità che V. S. venga a corgli; e di quando in quando ne casca qualcuno, che sono veramente belli e bonissimi.

Questo è quanto le faccende della bottega mi permettono che io gli possi dire, poi che Suor Luisa et un'altra delle mie compagne sono in purga, et io, per conseguenza, sola a lavorare. La saluto caramente per parte di tutte le solite, e di più di Suor Barbera e Suor Prudenza, e prego il Signor Iddio che la conservi.

 

Di S. Matteo, li 28 di Mag.o 1633.

 

Sua Fig.la Aff.ma

Suor M.a Celeste.

 

 

 

2524*.

 

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Roma.

Firenze, 28 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Nuovi Acquisti, n.° 28. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

 

Con incredibil contento leggo le lettere di V. S., mentre vedo continuata la speranza e avvicinato il termine di riaverla qua, chè veramente mi par un'hora mill'anni di vederla fuora di questi viluppi, temendo sempre che qualche maligno non si attraversi e porti nuovo ostacolo al negozio, che cammina felicemente alla fine. Qui non manca chi dice che il libro sarà senz'altro proibito, che veramente me ne dorrebbe assaissimo per più cagioni. Ma purchè V. S. torni presto in qua con buona sanità, ogni cosa si fa tollerabile.

Non mi sono abboccato col S.r Bocchineri, però non ho saputo niente se ha ricapitato la lettera per l'Eminentiss.o S.r Card.le Capponi; ma da esso V. S. ne harà risposta.

Qua cominciamo a gustare degli effetti delle grazie della Beatissima Vergine dell'Impruneta, essendo il male cominciato assai a mitigarsi e di qualità e di quantità, onde speriamo in breve rimaner totalmente liberi, purchè la nostra ingratitudine non ci faccia ricadere sotto il medesimo flagello, che Dio ce ne guardi. Con che a V. S. facendo reverenza, le prego ogni felicità e contento.

 

Firenze, 28 di Maggio 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Aff.mo et Obb.mo Ser.re

Mario Guiducci.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2525.

 

ASCANIO PICCOLOMINI a GALILEO [in Roma].

Siena, 28 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 191. – Autografa.

 

Molt'Ill.e Sig.e mio Oss.mo

 

Posposta ogni considerazione dell'honore ch'io riceverei della sua persona in questa casa, s'assicuri che l'ardire che ho preso nell'invitarla, principalmente depende dal poterla quanto prima ridurre a i desiderii ed alla vicinanza di tanti suoi amici e servitori, che impazientemente stanno attendendo il suo ritorno: senza che, non tengo questa patria di cielo men salubre di Roma; al che anco aggiungo la consolazione ch'ella potria ricevere dall'intendere un po' più dappresso le nuove di Firenze, che forse, prive del solito augumento della fama, arrecheranno minor spavento.

La di V. S. pel Sig. Can.co Cini fu da me mandata al suo recapito; e si trattiene anco ne i nostri contorni per ridurre a fine la quarantena che ha cominciato in quei paesi, che hanno hauto una gran grazia da Dio in haver la sua assistenza. Mi rallegro infinitamente della poscritta che V. S. m'ha soggiunto; ed il termine promesso non l'impegna ne' caldi, che anco dalla stagione vengano più del solito ritardati. Ritorno per tanto ad accettare ed a sollecitare la grazia ch'ella mi promette, nè altro gli posso promettere se non una servitù libera d'ogni soggezione ed assolutamente qual V. S. comanderà. E con fine le bacio devotamente le mani.

 

Siena, li 28 di Maggio 1633.

Di V. S. molt'Ill.

 

 

In Firenze da lunedì in qua son corsi tre giorni senza morti di contagio.

 

 

S.r Galileo Galilei.

 

 

 

2526*.

 

MARIA TEDALDI a GALILEO in Roma.

Firenze, 28 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 194. – Autografa.

 

Molto Ill. et Ecc.mo Sig.r P.rone Colend.mo

 

Con mio grandissimo gusto e contento sento come V. S. E.ma habbia compreso il desiderio mio; e scuserà l'ignoranzia mia, se nel principio non lo seppi così bene dichiarare: adesso resto in ardentissimo desiderio di sentire l'ottenuta grazia, quale son sicura sia per sortire a V. S. E., sapendo quali sieno li meriti e favori suoi. Per tanto la prego che, subito ottenuta, me ne facci parte, e, come già li dissi, se ancho per Suor Serafina mia cara sorella ne potessi ottenere una simile, doppio sarebbe il favore e grazia: et se ci andassi spese alcuna, il che non so, mi farà grazia di spendere di sua borsa, et avisandomi subito a dove deva rimettere il denaro, chè io prontamente lo farò, chè non conviene che chi dà brigha dia spesa.

Circha al male contagioso, è migliorato talmente, che più presto un poco di residuo si può addimandare che propriamente male, et hieri pure non andò più che uno al lazzeretto: e questo lo riceviamo per miracolo e gratia ricevuta dalla Santissima Madonna dell'Impruneta, quale fu da' SS.ri della Sanità condotta in questa città a tutte loro spese, con molta pompa e festa. Quale arrivò sabato mattina ad hore 9, sendo alloggiata la notte antecedente nella chiesa di S. Gaggio, accompagnata sempre da cavaleggieri; et arrivata alla città, si posò fuori di porta sur un bellissimo palcho, e fu ricevuta da Monsig.r Arcivescovo, il Clero del Domo, S. Lorenzo, et altre fraterie e compagnie, e da S. A. S. insieme con tutti Principi, Madama, e Principesse e Magistrati: e nell'entrata che fece tirorno le fortezze, e così pricissionalmente andorno al Carmine, e di là a S.a M.a Novella, a dove si fermò per tutta la notte seguente. La domenica mattina, con la medesima processione di Prelati e Principi et altri, andorno alla Nunziata, e di là al Domo, a dove fece la seconda posata per tutta la notte seguente. Il lunedì mattina con l'istesso ordine fu condotta a S.a Croce, dove si fermò fino ad hore 21, che a detta hora con l'istessa processione fu condotta a S.a Felicita, tirando per la Costa a S. Giorgio et alla porta, con suono d'arteglierie. Fu da Monsig.r Arcivescovo benedetta la città, si partì, et ad hore 2 di notte entrò in S. Matteo in Arcetri, e di là seguitò il suo viaggio all'Impruneta. E per tutte le strade della città, a dove passò, furno fatti bellissimi apparati, con gran quantità di torce et altri lumi, altari, fonte et altri adornamenti; et imparticolare la casa di V. S. E. su la Costa feciono bellissimo apparato, con bello altare drento alla porta, fonte, con molte belle invenzioni([267]).

Quanto a mio fratello, si finì con l'aiuto di Dio il piato d'inopia([268]), e fu consegnato alla Sig.ra Cassandra sua consorte la casa, insieme con tutte le masserizie che vi sono drento, per d. 1650, sì che detta Sig.ra Cassandra resta creditora di d. 350, per li quali potrebbe ferire il podere di Ganbassi, consegnato al Mariani.

Quanto alla Lucrezia, se ne sta tutta via in villa col suo bambino, amata grandemente dal marito e servita, et non li mancha cosa alcuna; anzi la mia sorella mandò la sua fattoressa a visitarla in parto, quale fattoressa non può dire altro che ella sta sì bene e che è tanto ingrassata che non si riconosce, et il bambino è grassissimo. E quivi era andata la sua cognata vedova a governarla, la quale li trovò da colizione e la trattò benissimo; la condusse per tutta la casa, quale dice essere un palazzo con molti belli abrigliamenti, e copiosissimo d'ogni bene, sì che a lei non mancha altro se non che non può vedere li suoi parenti: et ancho questo spero che si supirà, piacendo a Dio, come saremo tutti agiustati nelli nostri conti e pretensioni.

Il Sig.r Galletti([269]) non andò altrimenti in podesteria a Fiesole, già che S. A. S. fece prorogha per tutto il mese di Maggio a tutti li podestà, vicari et altri, per causa del male, e di nuovo ha prorogato per tutto Agosto. Del resto lui sta bene insieme con tutta sua famiglia.

Quanto a mio genero, si ritrova a Certaldo, e stanno bene lui, mia figliuola e tutti; e con prima occasione servirò V. S. E., come ancho farò alla mia cognata, che li sarà gratissimo.

Mad.ma Bartolomea([270]) se ne sta tutta via a Fiesole, più grassa e frescha che mai, e non ha punto voglia di morire. E per fine tutti li saluti li tornono dupplicati, et io senza fine me li offero e raccomando. Resti felice e di me ricordevole.

 

Fir.e, li 28 Maggio 1633.

Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma

Devotis.ma e Oblig.ma per ser.la

Maria Tedaldi.

 

Fuori: Al molto Ill. et Ecc.mo Sig.r P.rone Colend.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, p.mo Filosofo del Ser.mo di Toscana.

In casa l'Ecc.mo Amb.re di Toscana.

Roma.

 

 

 

2527.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze]

Roma, 29 maggio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 181. – Autografa la sottoscrizione.

 

Ill.mo Sig. mio Oss.

 

A' giorni passati al Padre Commissario del S.Offitio rappresentai la necessità che haveva il Sig. Galilei di poter qualche volta uscir di casa per pigliare un poco d'aria e camminare, come quello che, avvezzo a far esercitio, si trovava hora, per esserne privo, in poco buono stato di salute; e lo pregai che, mentre si trattava della speditione della causa, gl'impetrasse da' Sig.ri Cardinali del Sant'Offitio e dal Sig. Card.l Barberino particolarmente questa habilità, come è seguito, havendomi fatto sapere il medesimo Padre che questi Signori se ne contentano: e però va hora a questi giardini, ma in carrozza mezza serrata....

 

 

 

2528*.

 

NICCOLÒ FABBI DI PEIRESC a PIETRO DUPUY in Parigi.

Aix, 30 maggio 1633.

 

Bibl. Nazionale in Parigi. Collection Dupuy, Vol. 717, car. 247. – Autografa.

 

.... Nous avons aprins par ledict Scieur Bodier la mesme nouvelle que vous nous mandiez, de la prison du pauvre Galilée, que nous deplorons infiniment, estimants que si aulcun la pouvoit avoir meritée pour l'édition de ses Dialogues, ce debvoient estre ceux qui les avoient chastrez à leur poste, puis qu'il avoit remis le tout à leur discretion et disposition plenière. Vous en verrez un jour un peu de relation....

 

 

 

2529*.

 

GIACOMO GAFFAREL a RAFFAELLO DI BOLLOGNE in Digne.

[Venezia, maggio 1633].

 

Bibl. d'Inguimbert in Carpentras. Collection Peiresc, Reg. XLI, T. II, car. 73. – Copia del tempo.

 

.... il mio carissimo Gassendio, il quale saluto con ogni amorevolezza e devotione. Il sçaura ces tristes nouvelles du pauvre Galilée, qu'il a esté arresté prisonnier à l'Inquisition. Le père Scheiner, Jésuite, luy a joué ce tour, ut creditur....

 

 

 

2530.

 

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Roma].

Firenze, 1° giugno 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 195. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Le doglie visitano V. S. troppo spesso, ma forse questo nasce dalla suavità di cotesti vini; et sarà però ventura di V. S. il tornar qua presto, perchè li nostri vini non le gusteranno tanto.

Mi sono molto rallegrato dal sentire dalle lettere del S.r Ambasciatore, che V. S. sia stata habilitata a passeggiare per cotesti giardini([271]), et godo del godimento ch'ell'haverà havuto a Castel Gandolfo. Aspettiamo di sentire la speditione della sua causa col suo licenziamento, senza pregiudizio anche del libro, del quale se ne debbe mandar di qua una stampa o due in Francia al cognato del S.r Card.le di Richelieu, et io le faccio legare nobilmente; et viene anche richiesto l'occhiale([272]).

Di sanità noi ci trattenghiamo nel miglioramento avvisato, et solamente hieri il numero de' malati arrivò a 9; gli altri giorni et hoggi ancora non ha ecceduto 4 o 5, onde speriamo di guarire presto interamente. Et io però crederei che V. S. potesse venirsene qua senza scrupolo, o almeno fermarsi in Siena, per non si havere a inchiodare in Roma tutta la state: massime che le spese di V. S. costì non vanno hora più a conto di S. A., et il S.r Ambasciatore spende egli; et se non se le farà rifar da lei, sappia ella di dovergli haver questo obligo([273]). Et le bacio le mani.

 

Di Fiorenza, p.mo Giugno 1633.

Di V. S. molto Ill.re

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

Le raccomando l'aggiunta per il S.r Cav.r Buonamici.

 

 

 

2531**.

 

VINCENZIO GALILEI a GALILEO in Roma.

Poppi, 2 giugno 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss Gal., P. I, T. X, car. 197. – Autografa.

 

Molt'Ill.re Sig.r Padre Oss.mo

 

Già con molto mio gusto havevo hauto avviso da' miei cognati([274]) della salute di V. S., e come la sperava di ottener quanto prima la spedizione del suo negozio et a sua sodisfazione; la qual buona nuova essendomi confermata dalla sua gratissima, mi ha raddoppiato il contento: e ringrazio Iddio che con tanto suo honore habbia fatto scoprire la sua innocenza e rintuzzate le calunnie de' suoi avversarii, confidando appresso nella Sua bontà che ci habbia a far la grazia compita, con ricondurla presto a casa sana([275]) e con l'animo interamente quieto e tranquillo.

Quando ella si risolva a tornarsene, mi farebbe piacere grandissimo a passar di questi paesi, e venire a star qua su da noi parechi giorni e quanto li piacerà; dove se non haverà le delizie o i regali che riceverebbe in Siena da quell'Ill.mo Arcivescovo, almeno sarà in casa sua, e servita da' suoi con quell'affetto che gli doviamo, oltre che questo luogo non gli dispiacerà et ci havrà forse qualche spasso. La staremo dunque aspettando, con desiderio di rivederla sana e contenta. E con questo, non m'occorrendo altro che dirli, li bacio la mano, salutandola con ogni affetto insieme con la Sestilia.

 

Di Poppi, li 2 di Giugno 1633.

Di V. S. molto Ill.re

Aff.mo Figliuolo

Vincenzio Galilei.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2532*.

 

NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC a LUCA HOLSTEIN [in Roma].

Aix, 2 giugno 1633.

 

Bibl. Vaticana. Cod. Barberiniano lat. 6505 (già LXXIV, 51), car. 98t. – Autografa.

 

.... Nous avons bien plaint le pauvre Galilei, que l'on nous a voulu dire estre debtenu prisonnier, au prejudice de bons et valables saufconduits et des declarations reiterees qu'il avoit faictes aux officiers du S.t Office de ne vouloir escrire que ce qu'ils auroient approuvé, comme ils l'avoient faict. Vous ne sçauriez croire come cela esclatte par tout, et comme on trouve estrange sa persecution, puis que c'est a ceux qui avoient esté commis a la lecture de son livre qu'il eust fallu s'en prendre, s'il y pouvoit escheoir, plustost qu'a luy. Je pense que ces Peres peuvent aller à bonne foy, mais ils auront de la peine à le persuader au monde. Sur quoy je finis, demeurant

 

Mousieur,

A Aix, ce 2 Juin 1633.

 

Fuori, d'altra mano: Monsieur

Monsieur Holstenius, Gentilhomme Allemand, a

En la Cour de l'Em.me Seig.r Card.al Barberin.

Rome.

 

 

 

2533.

 

NICCOLÒ AGGIUNTI a [GALILEO in Roma].

Firenze, 4 giugno 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 17-18. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.[mo] Sig.r e P.ron mio Col.[mo]

 

Nel tempo che V. S. Ecc.ma è stata in Roma, io sono stato sempre in una continua paura che le calunnie et imposture de' maligni non opprimessero la sua innocenza e contaminassero([276]) la sua integrità; e sebene le nuove di costà, le quali io con geloso affetto sono andato ricercando, per lo più mostravano buone speranze, con tutto ciò l'ardente desiderio che havevo di veder V. S. posta in sicurissimo stato, faceva che io sentisse più il travaglio del mio proprio timore che la consolazione dell'altrui speranze. Ma adesso mi par di potere con qualche sicurezza finir di temere, sentendomi ratificar per tanti versi che il suo negozio cammina felicemente verso la spedizione; del che non solo meco medesimo mi rallegro, ma, per rendermi più gioconda questa allegrezza, la fo ancora manifesta a V. S. Ecc.ma per mezo di queste quattro righe, riserbando dopo il suo ritorno a dichiararle presenzialmente, con più efficace et abbondante dimostrazion di affetto, il vivo sentimento del mio cuore. Il Ser.mo Gran Duca, in questo tempo che ella ma[nca di qua, ra]giona spesso di lei, e sempre con gusto, e dà segni di singolar affezzione verso V. S. Il S.r Principe Gio. Carlo, sapendo che hoggi scrivevo a V. S., mi ha commesso che io la saluti in suo nome, e le dica che la sta attendendo con ansietà.

Il Chiaramonti non ha ancor finito di far gemere i miseri torchi, i quali con molta renitenza conducono a fine l'opera incominciata([277]), nè l'autore può con gran forza spigner le leve, perchè è partito di Pisa febricitante di quartana: con tutto ciò presto (per quel che si dice) uscirà fuori questo escremento di humor melancolico.

E qui, per non deviarla più a lungo dalle sue occupazioni, finisco col ricordarle il mio reverentissimo ossequio e singolar devozione, con la quale bacio a V. S. Ecc.ma le mani.

Mi favorisca per grazia, vedendo il P. D. Benedetto, di dirle in mio nome che io vivo ricordevolissimo delli oblighi che le tengo, e desideroso più che mai della sua grazia, alla quale con cordiale affetto mi raccomando.

 

Di Firenze, il dì 4 di Giugnio 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Hum.mo e Dev.mo Ser.re

Niccolò Aggiunti.

 

A punto volevo piegar la presente, quando dal libraio (che haveva da me tal ordine) mi è venuto il libro del Chiaramonti, finito di stampare. Per via di Segreteria ho giudicato che sia per venir più sicuro; però l'ho consegnato e raccomandato al Sig.r Bocchineri, il quale mi ha detto che gliel'invierà, per più sicurezza, insieme con le lettere di loro AA. Di nuovo le bacio le mani; et in nome del Sig.r Alessandro Pitti, sopragiunto al chiuder di questa, la riverisco ossequentemente.

 

 

 

2534.

 

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.

Firenze, 4 giugno 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 201. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Havendo io scritto a V. S. hier l'altro([278]) in risposta della sua lettera de' 28, non ho che aggiugnerle, se non confermarle la continuata nostra buona salute; dico di noi parenti, perchè nel resto in universale noi seguitiamo nel miglioramento, non crescendo nè scemando il numero de' malati che con altre le ho avvisato. Domani cominceranno le donne a uscir fuora, cioè una per casa, senza uscir del quartiere et con prohibitione di entrare in altre case.

Mentre scrivo, il S.r Aggiunti mi manda questo libro([279]) per V. S.; nè io saprei far maggior diligenza per il buon recapito, che metterlo, come faccio, nel mazzo del S.r Ambasciatore et raccomandarlo al S.r Ruggiero. Harò caro che giunga salvo; et le bacio le mani.

 

Di Fioren[za], 4 Giugno 1633.

 

Alligate ci sono due altre lettere, cioè del S.r Vincenzo et di Suor Maria Celeste.

 

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Con un libro.

Roma.

 

 

 

2535*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Roma.

Arcetri, 4 giugno 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 196. – Autografa.

 

Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

Nell'ultima mia([280]) detti buone nuove a V. S. circa il male, et adesso (Dio lodato e la Madonna Santissima, dalla quale si riconosce la grazia) gliene do migliori, già che intendo hieri non esserne morti nessuno e due soli andati al lazaretto, ammalati di altro male che di contagio, mandati là perchè gl'ospedali non ne pigliano o pochi. Si sente bene ancora non so che là in verso Rovezzano, ma poca cosa; e con il buon governo e con il caldo, che adesso si fa sentire assai gagliardo, si spera in breve la intiera liberazione.

In questi contorni non è sospetto alcuno: le case che nel principio del male hanno patito detrimento, sono quella de i Grazini, lavoratori del Lanfredini, e quella de i Farcigli, che stavano a Mezzo Monte: era una gran famiglia, divisa in([281]) 2 o 3 case; non so già di chi fossero lavoratori, so bene che son finiti tutti. Queste sono le nuove che con ogni diligenza ho procurato di haver certe, per potergliene partecipare e con questo inanimirla al ritorno, caso che sia spedita costà del tutto: chè pur troppo è stato lungo questo tempo della sua assenzia fino a qui, nè vorrei in alcuna maniera che ella indugiassi fino all'autunno, come temo se ella tarda troppo a partirsi; tanto più che sento che ella adesso si ritrova più libera e con tante recreazioni, del che godo e mi rallegro grandemente, sì come all'incontro mi dispiace che le sue doglie non la lascino: se bene par quasi necessario che il gusto ch'ella sente nel bere cotesti vini così eccellenti, sia contrapesato da qualche dolore, acciò, astenendosi dal berne maggior quantità, venga ad ovviare a qualche altro maggior nocumento che potrebbe riceverne.

Ultimamente non hebbi tempo a dirgli, come nel ritorno che fece da Firenze l'immagine della Santissima Madonna dell'Impruneta, venne nella nostra chiesa; grazia veramente segnalata, perchè passava dal Piano([282]), sì che venne qui a posta, havendo a ritornar in dietro tutta quella strada, che V. S. sa, et essendo il peso di più di 700 lib., quello del tabernacolo et adornamenti; mediante i quali non potendo entrare nelle nostre porte, bisognò rompere il muro della corte et alzare la porta della chiesa, il che da noi si è fatto con molta prontezza per tale occasione.

Suor Arcangela([283]) di S. Giorgio, doppo l'havermi più volte mandato a domandare di V. S. con molta instanza, mi scrive adesso facendomi un lungo cordoglio per la morte della sua Suor Sibilla, e mi prega che io preghi V. S., come fo, che gli faccia carità di far dir una messa per quell'anima all'altare di S. Gregorio, del che vorrebbe la certezza per poter star quieta, promettendo di non lasciar di pregar per V. S.

Adesso che ho ricordato S. Gregorio, mi è sovvenuto che V. S. non mi ha mai detto niente di haver ricevuto una ricetta che gli mandai per la peste([284]). Mi è paruto strano, perchè mi pareva di havergli mandata una bella cosa, e dubito che non([285]) sia andata male. E qui, facendo fine con salutarla caramente per parte delle solite, prego Nostro Signore che gli conceda la Sua santa grazia.

 

Di S. Matteo in Arcetri, li 4 Giug.o 1633.

Di V. S. molto Ill.re

Fig.la Aff.ma

Suor M.a Celeste.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2536*.

 

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Roma.

Firenze, 4 giugno 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 199. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

 

Per la gratissima di V. S. ho veduto la propinqua speranza che teneva della sua spedizione, che al Signore Dio piaccia segua presto e felicemente, per onor suo e di que' Signori che hanno da deliberare. Mi par gran cosa che la passione de' suoi emuli acciechi loro tanto il lume dell'intelletto, che dalle premesse dell'applauso che ha il libro di V. S. appresso tutti quelli che lo leggono, ne cavino sì storta conseguenza, Adunque supprimasi; e che sperino di trovare appresso di persone ragionevoli approvazione al loro perverso modo di concludere. Io non posso credere che un simil concetto sia per ritrovar luogo appresso di alcuna persona di retto discorso. Tuttavia mi rallegro sommamente di scorgere in V. S. un animo tranquillo, apparecchiato e accomodato sì bene ad esser conforme ad ogni deliberazione che venga fatta.

Della lettera di V. S. scritta all'Eminentiss.o S.r Card.le Capponi non ho inteso niente, et il S.r Dino([286]), che ho veduto stamani, non ne sa niente. Il qual S.r Dino mi dice, avere scritto a V. S. dua volte, e che non ha seguitato di scriver più, stimando, dal non avere avuto risposta, che V. S. non avesse ozio di occuparsi intorno alle sue lettere; ma che ora, vedendo il suo desiderio o conietturando che le lettere siano andate male, supplirà alla sua mancanza.

Quanto al male di qua, V. S. si assicuri che è mitigato assai, e, a mio giudizio, non arebbe a esser cagione a lei di differire il ritorno in queste parti. Di Poggibonzi intendo che era estinto affatto, essendovi stato là e ritrovandovisi ancora il S.r Canonico Cini([287]), nè ho sentito che sia passato a Staggia: ma la gente spaurita dice assai più che non è. Et in quanto a me, reputerei per V. S. molto più sicuro lo starsene nella sua villa che a Siena e che anche in Roma, perchè non credo che in alcun luogo ella sia per goder quiete come in villa sua, dove non si è mai approssimato questo male e dove può aversi ottima cura. Non credo che la troppa brama di rivederla presto mi offuschi il giudizio: tuttavia ella ha da deliberare quello che le parrà più a proposito. E qui facendole riverenza, le prego dal Signore Dio ogni maggior felicità e contento.

 

Firenze, 4 di Giugno 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Aff.mo e Obb.mo Ser.re

Mario Guiducci.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2537*.

 

DINO PERI a [GALILEO in Roma].

Firenze, 4 giugno 1633.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXIV, n.° 180. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

 

Questa è la terza lettera ch'io scrivo a V. S. Ecc.ma, e voglio consegnarla al Sig.r Bocchineri, per veder se in compagnia delle sue si potessi ridurre in salvo, o pur se la mia disgratia farà capitar mal tutto il resto. Se bene io non havevo risposta, ne stavo con l'animo in pace, supponendo che, per l'amore osservantissimo ch'io le porto, ella mi favorisse di pigliarsi meco ogni sicurtà e di non affaticar maggiormente la testa, occupatissima in pensieri di estremo rilievo; ma il Sig.r Mario Guiducci mi ha letto stamattina una lettera di V. S. Ecc.ma, donde ho ritratta la mia sventura e sentito disgusto grande, mentre ella si duole ch'io non le habbia mai scritto un verso. La prima lettera fu piena d'augurii e di preghiere d'esito felice de' suoi viaggi: la 2a fu di ringraziamento, ch'io dovevo a V. S. Ecc.ma per mezo de' suoi mai a bastanza lodati Dialogi, poichè questi mi tenevano honorato appresso il Sig.r Cardinal Capponi etc. In questa dunque rinuovo le preghiere, e le desidero quelle felicità che si converrebbono alla sua zelantissima, piissima e sapientissima mente; piaccia al Cielo ch'ella sia conosciuta, chè insieme resterà conosciuto l'obligo particolarissimo che gli deve e gli dovrà sempre tutto il mondo: rinuovo ancora i ringraziamenti debiti a' dottissimi libri di V. S. Ecc.ma et alla sua benignità, donde io riconosco le lodi soprabbondanti che mi accreditorno appresso molti di questi Signori, e per mezo loro appresso il Sig.r Cardinale.

Le nuove della diligenza e gusto grande con che il Sig.r Cardinale ha letto i suoi stupendi Dialogi, penso che già per molt'altre bande l'habbia sapute([288]); e qualche cosa ch'io direi di più, non la scrivo volentieri, ancorchè ci sarebbe da darle gusto.

Il dispiacere che mi lasciò stamane la chiusa della lettera di V. S. Ecc.ma mi levò la memoria di dir al Sig.r Mario quel ch'i' sapevo della lettera inviata da lei al Sig.r Cardinale; cioè che S. Eminenza mi disse da sè, tre settimane sono, che V. S. gli haveva scritto, e me lo disse mostrandone gusto grande, e ch'ell'era sì bella lettera. Mi disse di più che quella del Segretario non gli era piaciuta, e che gli haveva ordinato che la rifacessi per il sabato seguente([289]): non ho poi saputo nè domandato altro.

Resta ch'io preghi V. S. Ecc.ma a tenermi honorato della sua pretiosissima e desiderabilissima gratia, a comandarmi per quant'io possa, et a gradire l'offerta ch'io le fo di tutto me stesso. Le fo humilissima reverenza, e devotamente le bacio le mani.

 

Fir.ze, 4 Giugno 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo e Devotiss.o S.re

Dino Peri.

 

Al P. Reverendiss.o Don Benedetto presento mille ossequiosissimi saluti, e con ogni devotione et osservanza gli bacio le mani.

 

 

 

2538*.

 

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Roma.

Brescia, 9 giugno 1633.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n.° 30. – Autografa.

 

Molto Ill.re S.r et P.ron mio Col.mo

 

Tengo due lettere di V. S. molto Ill.e, tutte due nel medesimo tempo, che mi sono state carissime, come lei si può immaginar. È ben vero che mi sarebbero state molto più care se havessi hauta la nova del fine totale de' suoi negozii, quale in ogni modo spero felicissimo.

Io penso di partire hoggi otto per Mantoa, Ferrara, Ravenna e la S.ta Casa, e penso di andar a stare un paro di giorni dal nostro Monsignor Ciampoli. Non mancarò servirla del refe per le sue Monachine. In tanto attenda a conservarsi nei caldi, e mi conservi la gratia delli SS.ri Ecc.mi Ambasciatore e Ambasciatrice, a' quali et a V. S. fo humilissima riverenza.

 

Brescia, 9 Giugno 1633.

Di V. S. molto Ill.re

S.r Galileo.

Devotiss.o et Oblig.mo Ser.e e Dis.lo

Don Bened.o Castelli.

 

Fuori: [....] P.ron mio Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

In Corte dell'Ecc.mo Sig.r Ambas.re di Toscana.

Roma.

 

 

 

2539*.

 

GIO. CAMILLO GLORIOSI a GALILEO in Roma.

Napoli, 10 giugno 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 19. – Autografa.

 

Molto Ill.re S.r

 

Ho inteso con mio dispiacere li travagli che si danno a V. S.: pure col suo sapere e con la sua prudenza superarà il tutto, e ne uscirà con maggior sua gloria e riputatione.

Di questo libro del Sistema del mondo, sono parecchi mesi mi ne diede avviso di Pavia il Padre Santini([290]), e mi disse di più che V. S. ci voleva fare un'aggiunta. In Napoli non ci ne sono comparsi per le librarie; ho procurato haverlo di Roma, mi dicono che non si possa vendere: la priego a farmene capitar uno nelle mie mani; anzi mi doglio che V. S. non me honori e favorisca delle cose sue che di tempo in tempo manda alle stampe, sapendo quanto io le sono amico e servitore. Le bacio le mani.

 

Di Napoli, 10 di Giugno 1633.

Di V. S. molto Ill.re

Aff.mo Ser.re

 

 

Fuori: Al molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2540.

 

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.

Firenze, 11 giugno 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 203. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Dispiacciono anche a me infinitamente le lunghezze che V. S. va incontrando nel suo negozio, con tutto che sempre le venga promesso brevità. Staremo a sentire se finalmente nella congregatione di hier l'altro V. S. sarà stata spedita, conforme alla benigna intentione che ne dette S. S. Ma avverta V. S. sopra tutto a non si mettere in viaggio doppo San Giovanni, perchè il pericolo è certo di chi esce di Roma in quel tempo; però glielo ricordo, et ne la prego per il zelo che ho della sua conservatione. Et dovendo mettersi hora in camino, sarà bene ch'ella si fermi in Siena, per aspettar l'esito quivi del nostro male, che da 8 giorni in qua pare che si faccia maggiore, crescendo il numero degli infermi et de' morti, et essendo chiuse alcune case di gentilhuomini. Mi affligge ancora, che se il male séguita, F. Antonino mio fratello, offertosi di andare a servire a lazzeretto, et che ne fa continua instanza, vi sarà mandato infallibilmente, essendo già morti tre de' 6 cappuccini che andorno. Et a V. S. bacio le mani.

 

Di Fiorenza, XI Giugno 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2541*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a [GALILEO in Roma].

Arcetri, 11 giugno 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 198. – Autografa.

 

Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

Ultimamente scrissi a V. S.([291]), le cose del contagio esser ridotte in assai buon termine; ma adesso non posso con verità replicar il simile, già che da alcuni giorni in qua, essendo variata la stagione con un fresco più che ordinario in questo tempo, il male ha ripreso forze, et ogni giorno si sente serrarsi nuove case, se bene il numero di quelli che muoiono non è grande, non passando, per quanto dicono, i sette o gl'otto il giorno, et altrettanti se ne ammalano. Stando per tanto le cose in questo termine, giudicherei([292]) che ad ogni modo ella se ne potessi venire alla volta di Siena, come già ha dissegnato, quando però siano terminati del tutto i suoi negozii, per tutto il presente mese: già che poi fino all'autunno non si può batter la campagna di Roma, per quanto intendo dal S.r Rondinelli; et io non vorrei già che V. S. fossi astretta a far costà tanto lunga dimora. Sì che di grazia procuri, per quanto può, la sua spedizione, la quale spero pure che sia per ottener quanto prima, con l'aiuto di Dio benedetto e del S.r Ambasciatore, il quale si vede chiaramente non essersi mai straccato nell'aiutare e favorir V. S. con tutte le sue forze. E veramente, carissimo S.r Padre, che se da una parte il Signor Iddio l'ha travagliata e mortificata, dall'altra poi l'ha sollevata et aiutata grandemente. Solo l'haverla conservata sana, con i disagi che patì per il viaggio e di poi con i travagli che ha passati, è stata una grazia molto particolare. Piaccia a S. D. M. di concederci che non siamo ingrati a tanti benefizii e di conservarla e protegerla fino all'ultimo, del che Lo prego con tutto il cuore; et a V. S. mi raccomando per mille volte insieme con le solite.

 

Di S. Matteo in Arcetri, li 11 di Giugno 1633.

Di V. S. molto Ill.re

Fig.la Aff.ma

Suor M.a Celeste.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei

Roma.

 

 

 

2542*

 

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Roma.

Firenze. 11 giugno 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 205. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

 

Mi dispiace sommamente dell'indugio che vedo interporsi al ritorno di V. S., dopo l'aver, si può dire, avuto la spedizione. Tuttavia questa tardanza ad ultimare questo negozio mi fa credere che l'argomento de' suoi avversari appresso a i superiori non inferisca quella stravolta conseguenza che nelle loro appassionate e forse maligne menti perversamente conclude che il libro debba supprimersi, ma per avventura rettamente ne deducano che si debba andar più considerato in deliberare, mentre sentono l'applauso che indifferentemente riceve il libro, dovunque è letto e inteso. Se a' 9 di questo mese l'aranno spedita, V. S. sarà a tempo molto bene a incamminarsi verso queste parti, poichè la stagione è più fresca che non arebbe anche a essere, sì che il viaggiare non può esser pericoloso per troppo caldo.

Qui il male, che era quasi spento, si è fatto un po' risentire: piaccia alla Divina bontà che questo sia l'ultimo sforzo, e non passi più oltre.

Il S.r Dino mi promesse di scrivere a V. S., e poi non l'ho riveduto, e non posso credere che non l'habbia fatto. E per fine facendole riverenza, le prego dal Signore Dio ogni felicità.

 

Firenze, 11 di Giugno 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Aff.mo e Obb.mo Ser.re

Mario Guiducci.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2543.

 

ASCANIO PICCOLOMINI a GALILEO [in Roma].

Siena, 12 giugno 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 207. – Autografa.

 

Molt'Ill. Sig.r mio Oss.mo

 

La pratica ch'io ho della natural lentezza di cotesta Corte, mi consola la dilazione ch'io pato al sperato honore della sua presenza in questa casa. Ma perchè l'ultima intenzione data da N. S. denota non men presta che favorevole spedizione, se anco in materia di lettighe o d'altro la conosce buona la mia servitù, li ricordo che ella la può adoprare con ogni libertà; nè altro titolo ambisco appresso di lei, che quello di vero sincero suo servitore, fuor d'ogni cirimonia. E qui con fine affettuosamente li bacio le mani.

 

Siena, li 12 di Giugno 1633.

Di V. S. molt'Ill.

S.r Galileo Galilei.

Devot. Ser.

A. A.o di Siena.

 

 

 

2544.

 

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Roma.

Montalto, 14 giugno 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 209. – Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

 

Il longo silentio di V. S. mi tiene troppo inquieto, nè posso persistere con l'animo così sospeso. Gli affetti della mia mente pendono dallo stato de' suoi negoci. Non ho in Roma chi mi dia raguaglio di V. S., però la prego ad essermi in ciò più liberale.

Il nostro D. Benedetto sarà qui fra pochi giorni([293]): s'uniranno i nostri desiderii in bramar la presenza e la virtuosissima conversatione di V. S., alla quale bacio con ogni affetto le mani.

 

Mont.to, 14 Giugno 1633.

Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma

 

 

Non amo così poco il S.r Galileo, ammirato dalla fama, che io possa soffrire un silentio sì lungo senza gelosia inquieta. Continuo a vivere con salute e con quiete; e lo studio è la miniera de i diletti su questo monte, dove vorrei piantare un boschetto di lauri, che riuscissero cari alla gloria. La supplico a reverire in mio nome l'Ecc.mo S.r Ambasciatore.

 

 

S.r Galileo G. Roma.

Dev.mo Ser.re

Gio. Ciampoli.

 

 

 

2545*.

 

GOFFREDO WENDELIN a MARINO MERSENNE [in Parigi].

[Bruxelles], 15 giugno 1633.

 

Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds français, Nouvelles acquititions, n.° 6205, pag. 20. – Autografa.

 

.... Caeterum cum eodem illo Patre([294]) simul hoc agebam, cuius non sine horrore admonuisti nos heri, dum Galilaei tantum non perniciem suggessisti (et is propter solam istam opinionem tantum periculi invenit?). Loxiam([295]) meum, denuo ac in triplum auctiorem proditurum, ostendebam, observationibus longe pluribus iisque antiquissimis instructiorem, obiterque de motu telluris (cuius me assertorem professus semper sum etiam coram Eminentissimo Cardinali de Balneo([296])) verba faciebam, confirmando ex ipsis Sacris sacrae linguae disertis oraculis, nisi et festinatio discessus et simul Galilaei recordatio me raperent, tibi, antequam quidquam edam, hîc communicandis....

 

 

 

2546.

 

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Roma.

Brescia. 16 giugno 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 211. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.re e P.ron Col.mo

 

Partirò martedì prossimo alla più longa di Brescia per cotesta volta, e non vedo l'hora di vederla e servirla. Spero in Dio e nella somma prudenza e sapienza di cotesti Signori, che le cose di V. S. saranno hormai terminate in bene, stante la sua innocenza; perchè se bene la debolezza dei cervelli comuni è ridotta a tanta miseria, che sono largamente premiati i cacciatori e cuochi, che con nove inventioni di caccie e pasticci s'affaticano di dar gusto alla bizarria e palato delli huomini, e all'incontro sono poste altissime colonne alli intelletti specolativi col Non plus ultra, quasi che in queste si sia saputo tutto il scibile, e in quelle non bastino le delicie ritrovate sin qui, non dimeno nelle cose di V. S. habbiamo da fare con il Santissimo Tribunale, e guidato dalla somma prudenza e sapere di un ottimo Pontefice, in modo che non si può dubitare di traversia di maligni nè d'ignoranza.

Io pensavo di havere risposta da V. S. intorno al suo interesse della pensione; ma non ne havendo hauto altro, non posso trattare cosa alcuna. Però finisco, facendo riverenza alli Ecc.mi Sig.ri Ambasciatore e Ambasciatrice et a V. S. con tutto il cuore.

 

Brescia, il 16 di Giug.o 1633.

Di V. S. molto Ill.re

S.r Gal.o

Devotis. e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo

Don Bened.o Castelli.

 

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re S.r mio et P.ron Col.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2547.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Roma.

Arcetri, 18 giugno 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 200-201. – Autografa.

 

Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

Quando io scrissi a V. S. dandolgli conto del male che era stato in questi contorni([297]), già era cessato quasi del tutto ogni sospetto, essendo scorsi molti giorni, anzi settimane, senza sentirsi niente; e, come all'hora gli soggiunsi, me ne dava intiera sicurtà il vedere che tutti questi gentiluomini nostri vicini se ne stavano qui in villa, come seguitano ancora di starci tutti; e, che è più, nella medesima città di Firenze si sentiva che il male andava tanto diminuendo, che si sperava che presto dovessi restar libera del tutto: onde, con questa sicurtà, mi mossi ad esortarla e sollecitarla per il suo ritorno, se bene nell'ultima che gli scrissi([298]), sentendo che le cose erano peggiorate, mutai linguaggio, come si suol dire. Perchè, se bene è verissimo che desidero grandemente di rivederla, desidero non dimeno molto più la sua conservazione e salute; e riconosco per grazia speciale del Signor Iddio l'occasione che V. S. ha havuta di trattenersi costà, più lungamente di quello che lei et noi havremmo voluto; perchè, se bene credo che gli dia travaglio il trattenersi così irresoluta, maggiore gliene darebbe forse il ritrovarsi in questi pericoli, i quali tuttavia vanno continuando, e forse aumentando: e ne fo conseguenza da una ordinazione venuta al nostro monastero, come ad altri ancora, da parte dei SS.ri della Sanità, et è che per spazio di 40 giorni doviamo, due monache per volta, star continuamente giorno e notte in orazione, a pregar S. D. M. per la liberazione di questo flagello. Havemmo da i sudetti Signori d. 25 di elemosina; e oggi è il quarto giorno che demmo principio.

A S.r Arcangela Landucci ho fatto intendere che V. S. gli farà il servizio che desiderava([299]), et ella la ringrazia infinitamente.

Per dargli avviso di tutte le cose di casa, mi farò dalla colombaia, ove fino di quaresima cominciorno a covare i colombi; et il primo paio che naque, fu mangiato una notte da qualche animale, et il colombo che gli covava fu trovato dalla Piera sopra una trave, mezzo mangiato e cavatene tutte l'interiora, che per questo si giudicò che fossi stato qualche uccello di rapina. Gl'altri colombi spauriti non vi tornavano; ma seguitando la Piera a dargli da mangiare, si sono ravviati, et adesso ve ne covano due.

Gl'aranci hanno havuti pochi fiori, i quali la Piera ha stillati, e mi dice haverne cavato una metadella d'acqua. I capperi, quando sarà tempo, si accomoderanno. La lattuga che si seminò, secondo che V. S. haveva ordinato, non è mai nata, e in quel luogo la Piera vi ha messo de i fagiuoli, che dice esser assai belli, e similmente de i ceci, de i quali la lepre ne vorrà la maggior parte, havendo già cominciato a levargli via. Delle fave ve ne sono da seccare, et i gambi si danno per colazione alla muletta, la quale è diventata così altiera, che non vuol portar nessuno, et alcune volte ha fatto far de i salti mortali al povero Geppo, ma con gentilezza, poi che non si è fatto male. Ascanio([300]), fratello della cognata, la domandò una volta per andar di fuora, ma quando fu vicino alla Porta al Prato, gli convenne tornar in dietro, non havendo mai hauto forza di scaponire l'ostinata mula acciò andassi innanzi; la quale forse sdegna di esser cavalcata da altri, trovandosi senza il suo vero padrone.

Ma ritornando all'orto, gli dico che le vite mostrano assai bene; non so poi se prosseguiranno così, mediante il torto che ricevano di esser custodite dalle mani della Piera, in cambio di quelle di V. S. De i carciofi non ve ne sono stati molti; con tutto ciò se ne seccherà qualcuno.

In cantina le cose passano bene, andandosi il vino conservando buono. In cucina non manco di somministrare quel poco che fa bisogno per la servitù, eccetto che nel tempo che ci viene il Sig.r Rondinelli, che all'hora ci vuol pensar lui; anzi che in questa settimana volse che una mattina noi stessimo in parlatorio a desinar da lui. Queste (sic) sono tutti gl'avvisi che mi par di potergli dare.

L'Archilea desidera che V. S., di costì dove è abbondanza di buoni maestri di musica gli provvegga qualche bella cosa da sonar su l'organo. Suor Luisa havrebbe caro di sapere se V. S. ha poi visto il Sig.r Giovanni Mancini, che è mercante, per conto del negozio del nostro vecchino; e similmente Suor Isabella desidera di sapere se la lettera che gli mandò per il Sig.r Francesco Cavalcanti habbia havuto ricapito, desiderando pur di sapere da cotesto gentiluomo se un fratello che ha costì sia morto o vivo.

Finisco, per riserbar qualcosa da dirgli quest'altra volta che gli scriverò; ma mi sovviene che devo salutarla per parte di Suor Barbera, e dirgli così che ella non va più fuora, se non tanto quanto entra in chiesa dal primo usciolino per parare e sparare. Tutte l'altre amiche la salutano, et io da Dio benedetto gli prego ogni vero bene.

 

Di S. Matteo, li 18 di Giug.o 1633.

Di V. S. molto Ill.re

Fig.la Aff.ma

Suor M.a Celeste.

 

 

 

2548*.

 

CASSIANO DAL POZZO a GALILEO [in Roma].

Roma, 18 giugno 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal. P. VI, T. XII, car. 21. – Autografa.

 

Molt'Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

 

Ho di già visto la scrittura da V. S. inviatami, e da lei fatta tant'anni sono per chiarezza de' suoi scritti e delle sue inventioni nobilissime, e m'è parsa tale che sii da farla goder a molti; e così, se è con sua grazia, ardirò pigliarne una copia, per poterla rileggere e far leggere ad altri a mio commodo, essendovi da imparar assai.

Rimando il libro de' vantaggiosi moschetti, non essendo mio e non havendo a rihavere libro nessuno, eccetto il Telescopio del Sirturi([301]) cha a V. S. dono, havendol'io duplicato. Ho fatto conto di quel libretto, perchè dà a V. S. quello che deve, dico dell'inventione d'esso telescopio. Mando anco uno scatolino, con molte di quelle lumache che si trovano in un condotto della vigna di Madama, fra la rena del medesimo. Sono nell'esattezza loro, riguardata la piccolezza, non meno ammirabili di quello siino nel nascimento, conform'a che anco dice Plinio([302]): In magnis siquidem corporibus, aut certe maioribus, facilis officina, sequaci materia, fuit. In his tam parvis atque tam nullis, quae ratio? quanta vis? quam inextricabilis perfectio? Tuttavia non sono da ammirarsi, quando l'arte giugne, in un certo modo, a contendere del pari. V. S., che vedrà in questo scatolino rinchiusi, dirò, centinara di nicchi, stupirà quando in un grano di pepe vedrà rinchiuso un migliaro di bichieretti d'avorio, fatti a calice, lavorati al torno, e con l'orlo d'essi dorato. Il Baron Sciat, gentiluomo Tedesco, che credo ch'ancor hoggi si trovi in questa città, può far vedere questa maraviglia, che da me si procurerà per servirla. E pregandola, se in qualche m[....] posso ricevere l'honore de' suoi comandi, a favorirmene, le bacio di cuore le mani, pregandole quella prosperità e contento ch'alla sua segnalata virtù si deve.

 

Di casa, a' 18 Giug.o 1633.

Di V. S. molt'Ill.re

 

Fuori: Al molt'Ill. Sig.r e P.ron Col.mo

Il S.r Galileo Galilei.

 

 

 

2549*

 

GIO. GIACOMO BOUCHARD a PIETRO e GIACOMO DUPUY [in Parigi].

Roma, 18 giugno 1633.

 

Bibl. Méjanes in Aix. Correspondance de Peiresc, Reg. LX, T. II, car. 410. – Copia del tempo.

 

.... il y a icy un Linceo, qui voit bien plus clair que touts ces gens cy avec ses lunettes d'approche, qui ne leur ont pas néantmoins fait découvrir dans la lune les trahisons que l'on luy a tramées à Rome, où il a esté appelé par ceux de l'Inquisition, lesquels l'ont mesme retenu prisonnier quelques huit jours, d'où il est maintenant dehors. Je le fus voir l'autre jour avec M. Doni([303]), et luy leus les louanges que certains maistres de vostre Académie m'ont escrites sur ses Dialoghi del flusso et reflusso, qu'il receut avec un extresme contentement. C'est le vieillard le plus sage, le plus éloquent et le plus venerable que j'aye jamais veu, et qui a en sa façon et en ses termes je ne sçay quoy de ces philosophes anciens; aussi chés luy se fait le cercle di tutti i virtuosi di Roma....

 

 

 

2550.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].

Roma, 19 giugno 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 183-186. – Autografa la sottoscrizione.

 

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

 

Ho ricevute questa mattina un'infinità di benignissime dimostrattioni da S. B.ne....

Ho di nuovo supplicato per la spedittione della causa del S.r Galilei; e S. S. m'ha significato ch'ell'è di già spedita, e che di quest'altra settimana sarà chiamato una mattina al S.to Offizio per sentirne la risoluttione o la sentenza. Io, in sentir questo, supplicai all'hora S. B.ne a restar servita, in grazia di S. A. S. nostro Signore, di mitigar quel rigore che potesse esser parso a S. S. et alla Sacra Congregatione di dover usar in questo negozio, già che con tant'altre singulari dimostrattioni s'era in questa causa obligata l'A. S., la quale si riserbava di renderne da sè stessa le dovute grazie, terminato che fusse interamente il negozio. Mi replicò che non occorreva che S. A. si pigliasse questa briga, perchè haveva fatta volentieri ogni habilità al S.r Galileo in riguardo dell'amore che porta al Padrone Ser.mo; ma che, quanto alla causa, non si potrà far di meno di non prohibir quell'opinione, perchè è erronea e contraria alle Sacre Scritture dettate ex ore Dei; e quanto alla sua persona, dovrebbe egli, per ordinario e secondo il solito, rimaner qui prigione per qualche tempo, per haver contravvenuto a gli ordini che teneva sin dell'anno 1616, ma che, come sarà pubblicata la sentenza, mi rivedrà di nuovo, e tratterà meco di quel che si possa far per manco male e per manco affliggerlo, poichè senza qualche dimostrattione personale non ne può uscire. Io tornai all'hora a pregarla di nuovo humilmente a usar della sua solita pietà verso l'età grave di 70 anni di questo buon vecchio, e verso ancora la sua sincerità: ma mi accennò di creder che non si potrà far di meno di non lo relegar almeno in qualche convento, come in S.ta Croce, per qualche tempo; ma che non sapeva ben per ancora quel che fusse per risolvere la Congregatione, la qual tutta unitamente et nemine discrepante caminava in questi sensi del penitenziario. Ben era vero che S. S. vuol che si dichiari, per fuggir gli esempi, essersi mitigata ogni pena in grazia del Ser.mo Granduca nostro Signore, perchè per questo veramente, et non per altro, se le son fatte e se le faranno tutte le facilità possibili.

Io non ho referito altro sin hora al medesimo S.r Galileo che la prossima spedittione della causa e la prohibittione del libro, ma della pena personale non gliene ho detto niente, per non affliggerlo, col dirgli ogni cosa in un istesso tempo, et perchè anche S. B.ne m'ha ordinato di non gliene conferir per non lo travagliar ancora e perchè forse, col negoziare, si potrebbon alterar le cose; onde stimerei anche a proposito che di costà non gliene fusse avvisato cos'alcuna....

 

 

 

2551*.

 

ISMAELE BOULLIAU a PIETRO GASSENDI [in Parigi].

Parigi, 21 giugno 1633.

 

Dalla pag. 411-412 dell'edizione citata al n.° 1729.

 

.... Quis exhaurire unquam poterit omnia illa quae quotidie nova se produnt? Antiqui Venerem infra solem semper currere asseverarunt et docuerunt, et omnes secuti sunt ad Copernici aetatem. Ante annos triginta sphaericam semper credita est emittere lucem, et faciem globosam versus terram ostendere; tubus opticus detegit, illam proprio carere lumine, et corniculatam versus terram descendere. Quis maculas in sole viderat, et tales non planetam Mercurium docuerat? Galilaeus et Apelles et infiniti alii viderunt et quotidie vident; ipseque superiore anno, excepto solis lumine per foramen, maculas grandiores notavi mensibus Augusto et Septembri.... Audieram a Domino Luillerio([304]), Galilaeum vocatum decreto Sanctae Inquisitionis, ut ad accusationes responderet quae obiiciebantur ei, tanquam adversus religionem Catholicam et authoritatem Sanctae Sedis Apostolicae haeretica quaedam scripsisset in libello suo de terrae mobilitate. Stupebam et dolebam vicem huius optimi et doctissimi senis; sed gratissimus mihi fuit nuntius, qui Galilaeum ampliatum non solum, sed et absolutum, dixit. Nunquam persuasum habeo, Sanctissimum Dominum nostrum ac Beatissimum Patrem Papam, Christi Vicarium, ad ea quae ad Fidem non pertinent, clavium potentiam extendere velle. Sane si Sacrae Scripturae, vel decretis Summorum Pontificum aut Conciliorum canonibus, adversaretur illa de motu terrae opinio, quanto studio illam, ut verisimiliorem et naturae rerum magis convenientem, tueor, tanta non solum facilitate amandarem, sed et contrario affectu execrarer, illius authores, perfectoque odio prosequerer....

 

 

 

2552**

 

GIO. BATTISTA GONDI ad ANDREA CIOLI in Firenze.

Parigi, 21 giugno 1633.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4644 (non cartolata). – Autografa la sottoscrizione.

 

.... Quegli occhiali e libri del S.r Galileo e quella ricetta delle vipere sono aspettati con gran desiderio dalla Sig.ra nipote del S.r Cardinale, che rende umilissime grazie di questo favore([305])....

 

 

 

2553*.

 

NICCOLÒ FABBI DI PEIRESC a PIETRO DUPUY [in Parigi].

Aix, 22 giugno 1633.

 

Bibl. Nazionale in Parigi. Collection Dupuy, Vol. 717, car. 254t. – Autografa.

 

.... Je me conjouys avec vous et avec M.r Diodati, tant de son retour d'Angleterre, que de la glorieuse issue de l'affaire de M.r Galilée, et que Dieu luy ayt faict la grace de se purger d'une telle calomnie et de trouver la bonne iustice qu'il méritoit. Ses oeuvres en auront tant plus de credit cy aprez....

 

 

 

2554*.

 

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.

Firenze, 23 giugno 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 213. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Mi rallegro sommamente che il negozio di V. S. habbia finalmente havuta la sua terminatione: staremo adesso a sentire il come, et lo spero in bene; et ho gran consolatione che V. S. non voglia perder tempo nel mettersi in viaggio, quale io le annunzio buono, et che sia per fermarsi in Siena. Di sanità, noi andiamo migliorando.

Non ho visto Mess. Ceseri([306]), con tutto che io gli habbia fatto intendere di havere da parlargli per suo servizio. Ma il vecchio Cav.re Poltri([307]) mi racconta che Mess. Ceseri, oltre al debito, haveva fatto qualche altra cosetta [....] nell'offizio, degna di reprensione, quale è stata in gran parte celata da esso Cavaliere; ma il medesimo Mess. Ceseri ha voluto aposta darla in luce, con haver supplicato S. A. della compositione del debito; perchè è bisognato, nella informatione, dire qualche cosa. Spera il medesimo Cavaliere, che pagando Mess. Ceseri il debito, sia per h[ave]r grazia da S. A. di esser reintegrato nell'offizio, massime con lo aiuto che haverà da noi. Ma V. S. mi impone che io prometta la sodisfazione di questo debito sempre che egli sia reintegrato, o almeno le sue parole hanno questo senso implicito; et non potendo io esser sicuro di quello che ha da dependere dalla volontà d'altri et [....] dalla grazia di S. A., ho sospeso di promettere fino a nuovo cenno di V. S. È ben vero che, torni o no Mess. Cesare nell'offizio, il debito l'ha da pagare in tutti i modi, et non lo facendo per amore, gli converrà farlo in prigione, perchè il denaro è del Principe; et se paghi hora, questa prontezza gli faciliterà la grazia. In caso dunque che V. S. si risolva a fargli questa carità, bisogna sborsar prontamente il denaro; et se Suor Maria Celeste habbia in mano denari di V. S., potrà ella ordinarle che somministri questa somma. Et con molta fretta le bacio le mani.

 

Di Fiorenza, 23 Giugno 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Roma.

 

In nessun luogo del Casentino è male, per grazia di Dio.

 

 

 

2555*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Roma.

Arcetri, 25 giugno 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 202. – Autografa.

 

Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

Ringraziato sia Dio, che pur sento che V. S. comincia a trattar di mettersi in viaggio per il suo ritorno, il quale io ho grandemente desiderato, non solo per rivederla, quanto anco perchè, con la totale spedizione del suo negozio, dovrà ella restar con l'animo quieto e tranquillo, il che sono molti mesi che non ha potuto provare. Ma si potranno([308]) benedire tutti i travagli sofferti, se saranno terminati con tanto buon esito, quanto ella mi accenna di sperare.

Ho caro che V. S. se ne vadia a Siena, sì perchè ella non venga in questi sospetti di contagio, il quale s'intende però che questa settimana è assai alleggerito, sì anco perchè, sentendo che quell'Arcivescovo l'invita con tanta instanza e gentilezza, mi prometto che quivi havrà molto gusto e sodisfazione. La prego bene a venirsene a suo bell'agio, e pigliarsi tutte quelle comodità che gli saranno possibili, poi che è stata necessitata a viaggiare in due estremi di freddo e di caldo; et anco a darmi nuove di sè ogni volta che gli sarà possibile, sì come ha fatto in tutto il tempo che è stata assente, del che devo ringraziarla, essendo stato questo il maggior contento ch'io potessi ricevere.

Volevo con questa mandarle una lettera per la S.ra Ambasciatrice (alla quale per amor di V. S. mi conosco tanto obligata); ma perchè sto in dubbio se all'arrivo di questa V. S. sarà già partita, mi risolvo a indugiar a quest'altra settimana o, per dir meglio, a quando V. S. mi avviserà ch'io deva farlo. Del servizio del vecchino([309]) ne tratteremo in voce, se piacerà a Dio, il quale prego che la guardi e conservi in questo viaggio; e la saluto caramente, insieme con le solite.

 

Di S. Matteo in Arcetri, li 25 Giugno 1633.

 

Sua Fig.la Aff.ma

Suor M.a Celeste.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2556*.

 

ANTONIO BADELLI a ........

Roma, 25 giugno 1633.

 

Arch. di Stato in Modena. Avvisi di Roma, 1633. – Di mano sincrona.

 

Di Roma, li 25 Giugno 1633.

 

.... Il Galileo fu abiurato mercordì mattina nel Convento della Minerva alla presenza di tutti i Cardinali della Cong.ne, e gli abbruciorono in faccia il suo libro, dove tratta del moto della terra....

 

 

 

2557*.

 

NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC a PIETRO GASSENDI in Digne.

Aix, 25 giugno 1633.

 

Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds français, n.° 12772, Lettres de Peiresc, car. 59t.-60r. – Autografa.

 

.... M. Naudé([310]) m'escript que le P. Scheyner escrivoit dez lors ex professo contr3 le pauvre Galilée, qu'il y travailloit puissamment et avec grandissime animosité, à ce qu'on leur en mandoit de Rome, dont les effects n'ont que trop paru, à mon grand regret et peult estre au dezadvantage des arts liberaulx. L'ordinaire estant depuis arrivé, j'y ay apprins une nouvelle bien agréable pour vous aussy bien que pour moy, en faveur du pauvre Galilei, que M.r du Puy m'escrit estre heurensement sorty des prison de l'Inquisition, aprez s'estre glorieusement purgé de la calomnie qu'on luy avoit imposé, d'avoir changé quelque chose en l'edition de son libvre depuis la correction du Padre Mostro, Maistre du Sacré Palais; de sorte qu'on luy mande de Rome, qu'il y avoit apparance qu'enfin ses Dialogues se publieroient. Et dict que ses lettres de Rome sont du 23 de May: i'en ay bien de plus fraisches de Rome, du 2 et 3 Juin, et par la poste et par le retour des galères de M.r de Crequy; mais persone ne m'en dict rien. Vray est que je n'ay pas de lettre de ceux qui m'en pourroient parler, ne pas mesmes du Cardinal Barberin....

 

 

 

2558.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].

Roma, 26 giugno 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 187. – Autografa la sottoscrizione.

 

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

 

Il S.r Galileo fu chiamato lunedì sera al S.to Offitio, dove si trasferì martedì mattina, conforme all'ordine, per sentire quel che potessero desiderare da lui; et essendo stato ritenuto, fu condotto mercoledì alla Minerva avanti alli S.ri Cardinali e Prelati della Congregatione, dove non solamente li fu letta la sentenza, ma fatto anche abiurare la sua opinione([311]).

La sentenza contiene la prohibitione del suo libro, come ancora la sua propria condennatione alle carceri del S.to Offitio a beneplacito di S. S., per essersi preteso ch'egli habbia trasgredito al precetto fattoli 16 anni sono intorno a questa materia; la qual condennatione li fu subito permutata da S. B. in una relegatione o confine al giardino della Trinità de' Monti, dove io lo condussi venerdì sera, e dove hora si trova per aspettar quivi gli effetti della clemenza della S. Sua. E perchè egli haverebbe pur voluto venirsene in costà per diversi suoi interessi, io mi son messo a negotiare, che non parendo al Sig.r Card.l Barberini et a S. S. di favorirlo d'una assolutione libera, si contentino almeno di permutarli il confine a Siena, in casa di Mons.r Arcivescovo, amico suo, o in qualche convento di quella città, affine che, passato il sospetto del contagio, possa calar subito a Firenze per i suoi interessi, dove piglierà anche per carcere la sua propria villa. Attendo qualche risposta da Mons.r Bichi([312]), che tratta col S.r Card.l Barberini, non havendo io possuto veder S. Em.za per gl'impedimenti delle capelle di S. Giovanni e concistoro publico dell'Ambasciator di Francia. Mi è parso che il Sig.r Gallileo si sia assai afflitto della pena riportata, giuntali anche assai nuova, perchè quanto al libro mostrava di non si curare che fosse prohibito, come cosa antevista da lui. E con questo a V. S. bacio le mani.

 

Di Roma, li 26 di Giug.o 1633.

Di V. S. Ill.ma

S.r Balì Cioli.

Obl.mo Ser.re

Franc.o Niccolini.

 

 

 

2559*.

 

GIO. GIACOMO BOUCHARD a FULGENZIO MICANZIO [in Venezia].

Roma, 29 giugno 1633.

 

Collezione Galileiana nella Torre del Gallo presso Firenze. – Autografa.

 

.... Il buon vecchio amico è stato finalmente oppresso. Detenuto di nuovo nel S. Ufizio due giorni, mercoledì fu condotto, come reo, in abito di penitenza, alla Minerva davanti a' Cardinali e gli altri della Congregazione. Là fu sentenziato alla carcere del S. Uffizio, oltre la pena di vedersi condannato il suo libro. Non so come egli in quell'età abbia potuto reggere. L'invidia ha trionfato nella sua umiliazione....

 

 

 

2560.

 

GALILEO ad URBANO VIII in Roma.

[Roma, giugno 1633.]

 

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 40) [Edizione Nazionale].

 

 

 

2561*.

 

FRANCESCO BARBERINI a CESARE MONTI in Madrid.

Roma, giugno 1633.

 

Bibl. Vaticana. Cod. Barberiniano lat. 8370 (già CIV, 16), car. 107. – Minuta.

 

.... e perchè non si maraviglino costà che alle volte, per inavvertenza di chi ha cura di rivedere i libri da stamparsi, scappi qualche cosa indegna di stampa, si serva dell'esempio del Galileo, il quale avendo composto un libro sul moto della terra, fu ammesso alla stampa dal Maestro del Sacro Palazzo e stampato; nel quale sono stati poi trovati errori gravi, che hanno obbligato la S. Congregatione del S.to Offitio non solo a sopprimere i libri, ma a chiamar lo stesso autore in Roma per disdirsi, come ha fatto....

 

 

 

2562*.

 

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].

[Firenze,] 1° luglio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 189. – Minuta di mano di Geri Bocchineri.

 

.... Il povero S.r Galileo ha fatto così grave penitenza, che sarà hora degno di consolatione....

Altro non ho che replicare alle sue de' 26([313])....

 

 

 

2563.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Roma.

Arcetri, 2 luglio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 204. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

Tanto quanto mi è arrivato improvviso et inaspettato il nuovo travaglio di V. S., tanto maggiormente mi ha trafitta l'anima di estremo dolore il sentire la risoluzione che finalmente si è presa, tanto sopra il libro quanto nella persona di V. S.: il che dal Sig.r Geri mi è stato significato per la mia importunità, perchè, non tenendo sue lettere questa settimana, non potevo quietarmi, quasi presaga di quanto era accaduto.

Carissimo S.r Padre, adesso è il tempo di prevalersi più che mai di quella prudenza che gl'ha concessa il Signor Iddio, sostenendo questi colpi con quella fortezza di animo, che la religione, proffessione et età sua ricercano. E già che ella per molte esperienze può haver piena cognizione della fallacia e instabilità di tutte le cose di questo mondaccio, non dovrà far molto caso di queste burasche, anzi sperar che presto siano per quietarsi, e cangiarsi in altrettanta sua sodisfazione.

Dico quel tanto che mi somministra il desiderio, e che mi pare che ne prometta la clemenza che S. Santità ha dimostrata in verso di V. S., in haver destinato per la sua carcere luogo così delizioso; onde mi pare che si possa sperare anco commutazione più conforme al suo e nostro desiderio, il che piaccia a Dio che sortisca, se è per il meglio. In tanto la prego a non lasciar di consolarmi con sue lettere, dandomi ragguaglio dell'esser suo quanto al corpo e molto più quanto all'animo; et io finisco di scrivere, ma non già mai di accompagnarla con il pensiero e con le orazioni, pregando S. D. M. che gli conceda vera quiete e consolazione.

 

Di S. Matteo in Arcetri, li 2 di Luglio 1633.

Di V. S. molto Ill.

Fig.la Aff.ma

Suor M.a Celeste.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

2564*.

 

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO [in Roma].

Roma, [2 luglio 1633].

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 217. – Autografa.

 

S.r Galileo,

 

V. S. potrà andarsene a Siena nell'Arcivescovado([314]), e quivi aspettar di sentir poi quel che sia mente di S. S. quanto alla grazia libera, non essendo parso alla Congregatione nè a S. S. così presto di liberarla interamente. Ho ottenuto questo contr'a quel che i SS.ri Cardinali havevano risoluto e convenuto, cioè ch'andando a Siena, si fermasse in un convento, a beneplacito di S.B.e; et ho anche supplicato poi il S.r Card.l Barberino d'ordinare ch'ella possa andar anche nella Chiesa Cathedrale per udir messe e divini offizi. È necessario adesso che il P. Commissario vada a pigliarne l'ordine per darne le commissioni oportune all'Arcivescovo di Siena, in quella maniera che le sarà ordinato; et io manderò hoggi dal detto Commissario, perchè vada a Palazzo prima che puole. Com'ella sarà stata in Siena qualche settimana, si potrà poi supplicar di potersene andar a Firenze et anche d'esserne interamente liberato; e fra tanto dovranno cessare i sospetti del male di Firenze, dove per hora ella non può in ogni modo transferirsi senza pericolo. Come si sia parlato con il Commissario, le potrò facilmente dire quando ella possa sperare di partir di qua, afin di dare gl'ordini oportuni. E li bacio le mani.

 

Di casa, questo medesimo giorno di sabato.

Di V. S. molto Ill.re

Aff.mo Ser.re

Franc.o Niccolini.

 

 

 

2565*.

 

ANTONIO BADELLI a ........

Roma, 2 luglio 1633.

 

Arch. di Stato in Modena. Avvisi di Roma, 1633. – Di mano sincrona.

 

Di Roma, li 2 Luglio 1633.

 

.... Il Galileo, oltre l'abiurazione, era stato condennato per molto tempo alle carceri del Sant'ufficio; ma in grazia del G. Duca gli è stato assignato il palazzo di Sua Altezza, posto alla Trinità de' Monti, in luogo delle carceri medesime....

 

 

 

2566.

 

ANTONIO BARBERINI a...., Inquisitore di Modena.

Roma, 2 luglio 1633.

 

Arch. di Stato in Modena. Inquisizione. Lettere della Sacra Inquisizione, 1629-1641.–Autografa la firma.

 

Rev. Padre,

 

Benchè dalla Congregazione dell'Indice sia stato sospeso il trattato di Nicolò Copernico De revolutionibus orbium coelestium, perchè in quello si sostenta che la terra si muova e non il sole, ma questo sia centro del mondo, opinione contraria alla Sacra Scrittura; e sia stato proibito da questa Sacra Congregazione del Santo Officio più anni sono a Galileo Galilei di Fiorenza di tenere, difendere, insegnare in qualsivoglia modo, in voce o in scritto, la detta opinione; non dimeno il medesimo Galileo ha ardito di comporre un libro intitolato Galileo Galilei Linceo, e, senza palesare la detta proibitione, ha estorto licenza di porlo in stampa, come ha posto; e supponendo nel principio, mezzo e fine di quello, di voler trattare hipoteticamente della sudetta opinione di Copernico, ha con tutto ciò (benchè non ne potesse trattare in modo alcuno) trattatone in guisa tale, che si è reso vehementemente sospetto di haver tenuto tale opinione: onde, inquisito et carcerato in questo Santo Offizio, per sentenza di questi Eminentissimi miei SS.ri è stato condannato ad abiurare la detta opinione et a stare nella carcere formale, ad arbitrio delle Eminenze loro, et a fare altre penitenze salutari, come V. R. vederà nella congiunta copia di sentenza e di abiura, che se le manda affinchè la notifichi a' suoi Vicari e se n'habbi notitia da essi e da tutti li professori di filosofia e di matematica, perchè, sapendo eglino in che modo si è trattato con il detto Galileo, comprendino la gravità dell'errore da lui commesso, per evitarlo insieme con la pena che, cadendovi, sarebbono per ricevere. Et per fine il Signor Iddio la conservi.

 

Di Roma, li 2 Luglio 1633.

Di V. R.

Inquis.re di Modona.

Come Fratello

Il Card. S. Onof.

 

 

 

2567**.

 

GALILEO a [MAZZEO MAZZEI in Firenze].

Roma, 3 luglio 1633.

 

Arch. di Stato in Firenze. Monte di Pietà, Filza 1068 (d'antica numerazione Campione 103), n.° interno 319([315]). – Autografa.

 

Clar.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

 

Riceverà V. S. Cl.a la presente per mano del S. Geri Bocchineri, al quale mi farà grazia di far pagare d. 75 costì dal Monte, che tanti sono per i frutti del semestre decorso il mese passato de i d. 3000 che vi ho sopra; et io per tal favore terrò obbligo particolare a V. S. Cl., alla quale, confermandogli la mia servitù, reverentemente bacio le mani e prego intera felicità.

 

Roma, li 3 di Luglio 1633.

Di V. S. Clar.ma

Dev.mo et Obblig.mo Ser.re

Galileo Galilei.

 

E di mano di Geri Bocchineri

 

Et per me Geri Bocchineri V. S. Ill.ma si compiacerà di far pagare questo denaro ad Alessandro Bocchineri mio fratello, trovandomi io molto occupato.

 

Di Seg.ria ne' Pitti, 8 Luglio 1633.

Di V. S. Ill.ma

Devot.mo Ser.re

Geri Bocchineri.

 

 

 

2568.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].

Roma, 3 luglio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 191. – Autografa la sottoscrizione.

 

Ill.mo Sig.r mio Oss.o

 

Supplicai mercoledì passato la Congregatione del S. Offitio di qualche agevolezza verso il Sig.r Galileo, come m'haveva dato animo di fare il Sig.r Card.l Barberino; e perchè in leggersi giovedì mattina l'instanza, mentre v'era anche presente S. B., fu risoluto che S. S. ne trattassi meco il sabato prossimo per concordarle qualche comodità, invitato anche da questo, replicai hiermattina l'istesse preghiere a S. S. medesima, mostrando anche insieme di saper la determinatione sudetta. Mi rispose la S. S., che seben era un poco presto il diminuirli la pena, che nondimeno s'era contentata di permutargliene prima nel giardino di S. A., et hora a mia intercessione, in riguardo dell'autorità del Padron Ser.mo, che potesse arrivar sino a Siena, per star quivi in qualche convento a beneplacito. Io instavo che potesse, subito cessato il sospetto del contagio, trasferirsi costà, per starsene pur relegato alla sua villa; ma le parve troppo presto: et io all'hora le proposi che l'haverebbe possuto gratificar di starsene appresso a Monsignor Arcivescovo Piccolomini. Le piacque la propositione, e mi disse di contentarsene ancorchè la Congregatione non ne sapesse niente; ma che avvertissi di non vi far conversatione in cont'alcuno, comandandomi di darne parte al Sig.r Card.l Barberini, come feci, impetrando da vantaggio da S. Em.za che potesse anche andar in Duomo a' divini offizi.

Pensa poi S. B. di permetterli fra qualche tempo che se ne vada alla Certosa di Firenze, dicendo che bisogna far pian piano et habilitarlo a poco a poco; e qui non replicai niente, per non vi far impegnar innanzi tempo la S. S., poichè si potran'usar quelle diligenze che egli vorrà, quando pretenda di ricorrer a nuova grazia. Ma Dio voglia che siamo a tempo anch'a questo, perchè mi par molto caduto, travagliato et afflitto. Nè dovrà in lui solo fermarsi questa tempesta, perchè essendo stato hieri da me il P. Commissario del S.Uffitio m'accennò che il P. Maestro del Sacro Palazzo, com'incorso anch'egli nel pregiuditio per la sua inavvertenza e trascurataggine in sottoscriver il libro, ne patirà qualche pena; e cotesto Inquisitor costà sarà gastigato anch'egli, perchè s'è portato malissimo, non dovendo alcuno di quelli che hanno havuto mano in questo negotio remanerne immuni. Contro al Sig.r Galileo poi s'è preteso che habbia contravenuto a gl'ordini della Congregatione, poichè 16 anni sono questa opinione fu dannata, non solo perchè nella fede, che gli fa Bellarmino([316]), attesta che, come contraria, alla Sacra Scrittura, le sia stato ordinato di non la tener nè difendere, da che si raccolga che ella in consequenza sia st[ata] dannata, ma perchè ne fu fatto stampar anche l'editto dalla Congregatione dell'Indice([317]), con il quale ella si reprova e si prohibisce espressamente; pretendendosi in oltre che dovesse significar tutte queste cose al P. Maestro del S. Palazzo, e anche non vi s'interessar più o scrivervi sopra, e che il medesimo P. Maestro dovesse saper che vi erano gl'editti e gl'ordini e le prohibitioni. Pretendono ancora che il libro non parli hypoteticamente o per suppositione, come era stato ordinato: e per questo è parso di proceder con ogni rigore, e farlo abiurare l'opinio[ne] della mobilità della terra, già prohibita e notificata a lui e come di diretto contraria alla Sacra Scrittura. Credo che voglia partir per Siena fra due o tre giorni. E con questo a V. S. Ill.ma bacio le mani.

 

Roma, 3 di Luglio 1633.

Di V. S. Ill.ma

S.r Balì Cioli.

Obl.mo Ser.re

Franc.o Niccolini.

 

 

 

2569**.

 

NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC a PIETRO DUPUY in Parigi.

Aix, 4 luglio 1633.

 

Bibl. Nazionale in Parigi. Collection Dupuy, vol. 717, car. 256t. – Autografa.

 

.... J'ai bien de l'obligation à M.r Diodati du soing qu'il prend de nous faire part de sa lettre du S.r Galilei, que nous attendrons en bonne devotion. Je m'estonne que personne de mes amys de Rome ne m'en escrive rien. Il est vray que mes lettres ne sont que de huit ou dix jours plus fraisches que les vostres ....

 

 

 

2570*.

 

ANTONIO QUARATESI a GALILEO [in Acquapendente?].

Siena, 6 luglio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 46. – Autografa.

 

Molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.re Os.mo

 

Da quella di V. S. Ecc.ma e da altra scritta all'Ill.mo Monsig.r Arcivescovo nostro([318]) ho visto come sarà venerdì([319]) a' confini, e per ciò, conforme suo ordine, li invio di qua la lettiga; e sentendo che voglia andare da Monsig.r Arcivescovo, non posso se non lodare la sua resoluzione e dolermi della mia poca fortuna in servirla: e mentre sia per stare qua qualche giorno, sarò pronto ad ogni suo comando. E li bacio le mani.

 

Di Siena, il dì 6 Luglio 1633.

Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma

Sig.r Galileo Galilei.

Ser.e Dev.mo

Ant.o Quar.si D.

 

 

 

2571*.

 

NICCOLÒ HERRERA ad ANTONIO BARBERINI in Roma.

Napoli, 6 luglio 1633.

 

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 47) [Edizione Nazionale].

 

 

 

2572.

 

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Siena].

Firenze, 9 luglio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 215. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Due lettere di V. S. de' 26 et de' 3 mi sono comparse in un medesimo tempo, che ci hanno consolato assai. La prima l'ho fatta vedere a diversi amici, et questa sera, se haverò tempo, la farò sentire a S. A., non havendo potuto prima, et poi la manderò a Suor Maria Celeste, che me la chiede, et poi a Poppi.

Presuppongo V. S. partita di Roma et arrivata a Siena con salute, et me ne rallegro, inviando questo pieghetto sotto coperta di Mons.r Ill.mo Arcivescovo.

Ho ricevuto li denari dal Monte([320]). Allo Scalandrone([321]) ho pagato £ 83. 6. 8. A Mess. Ceseri([322]) darò li 25 Ñdi, ma dubito ch'egli non potrà altrimenti recuperare l'offizio; et domani si spedirà questo negozio, però questa sera farò sentire a S. A. la lettera, che parla anche di lui. Et la colpa è tutta sua, che volse, contro la voluntà di tutti, supplicar S. A. della compositione del debito, manifestando da sè quel che era occulto([323]) all'A. S. et a' ministri, perchè dal Proveditore sarebbe stato tollerato qualche poco. Et pagherò il resto a chi V. S. mi ordinerà.

V. S. non può intendere l'aggiunta lettera in gergo, se prima non haverà ricevuta un'altra mia, con diversi nomi pure in gergo([324]), che la settimana passata le mandai a Roma, sotto coperta al solito del S.r Ambasciatore, il quale veniva pregato di fare havere a V. S. tale mia lettera in propria mano, et credo che S. E. le ne haverà mandata: però in ogni caso V. S. la procuri.

In nessun luogo del Casentino è male: però a Poppi V. S. può andar sicuramente. Hieri et hoggi non habbiamo alcun morto nè malato, onde se ne fanno qui publiche allegrezze.

Mess. Benedetto([325]) non sta bene, essendogli sopragiunta la febre subito che si cavò sangue hier l'altro, et hoggi ha preso medicina, onde ne stiamo tutti travagliati. Et a V. S. bacio le mani.

 

Di Fiorenza, 9 Luglio 1633.

 

Suor Maria Celeste scrive hoggi alla S.ra Ambasciatrice, ringraziandola conforme all'ordine di V. S.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

 

 

2573*.

 

ANTONIO BADELLI a ........

Roma, 9 luglio 1633.

 

Arch. di Stato in Modena. Avvisi di Roma, 1633. – Di mano sincrona.

 

Di Roma, li 9 Luglio 1633.

 

.... Il Galileo è partito verso Firenze; e martedì([326]) si leggerà su le cantonate delle piazze la prohibizione del libro([327])....

 

 

 

2574*.

 

CLEMENTE EGIDII ad ANTONIO BARBERINI in Roma.

Firenze, 9 luglio 1633.

 

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 43) [Edizione Nazionale].

 

 

 

2575*.

 

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO [in Siena].

Roma, 10 luglio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 218. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.o

 

V. S. augumenta sempre le nostre obbligationi con le dimostrationi della sua cortesia; che però l'Ambasciatrice et io le rendiamo infinite gratie della memoria che si compiace tener di noi, accompagnandola col favore del moscatello inviatoci.

Spero che sarà comparsa a Siena con buona salute, di dove potrà inviare i suoi comandamenti, già che non la posso servir di presenza. Et le bacio le mani.

 

Roma, 10 di Luglio 1633.

Di V. S. Ill.ma

 

 

S.r Galilei

 

 

 

2576.

 

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].

Roma, 10 luglio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 199. – Autografa la sottoscrizione.

 

.... Il Sig.r Galileo partì per Siena mercoledì mattina([328]) con assai buona salute, e da Viterbo ci scrive che haveva camminato quattro miglia a piedi con un tempo freschissimo....

 

 

 

2577*.

 

ASCANIO PICCOLOMINI ad ANTONIO BARBERINI in Roma.

Siena, 10 luglio 1633.

 

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 44) [Edizione Nazionale].

 

 

 

2578**.

 

FRANCESCO MARIA FIORENTINI a GALILEO in Roma.

Lucca, 12 luglio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 220. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Oss.mo

 

Hebbi occasione molti anni sono in Pisa di far reverenza a V. S. Ecc.ma in compagnia del S.r Dottor Pellegrini, e rimasi all'hora talmente obligato al suo gran merito, c'ho poi sempre con particolar sentimento reverito ancora le cose sue. Ma come, vivendo il S.r Pelleg[rini], mi pareva nella persona di quel buon letterato, c[he] era un altro me medesimo, d'essercitar in certo mo[do] con lei la mia devota servitù, così, mancatomi poi sul più bello degli anni l'amico partialissimo di V. S. Ecc.ma, ho sempre desiderato di dichiararmi se non antico possessore di questa servitù, almeno herede della medesima osservanza. L'occasione mi si porge adesso, quando il P. Girolamo, mio fratello, mi scrive d'haver havuto fortuna di reverirla. Da lui V. S. Ecc.ma potrà saper[e] i miei sentimenti, che non son punto dissimili dal concetto universale, se non nella singolarità dell'affetto. Ho compatito alle sue fortune, delle quali non parlo, perchè son sicuro che l'affettione mi trasporterebbe in eccessi. Basta ch'io mi glorierò sempre d'esserli servitore, e goderò che la verità, da lei sempre cercata, faccia, com'io spero, scoppiar il fiele all'invidia. Così desidero ch'ella creda in quest'offitio di reverenza che le presento, mentre, più che mai partial del suo nome, prego Dio benedetto a concederle quanto desidera.

 

Lucca, a' 12 di Luglio 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

S.r Galilei. Roma.

Partialiss.mo Ser.re

Francesco Maria Fiorentini.

 

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.e e P.ron Oss.mo

Il Sig.re Galileo Galilei.

Roma([329]).

 

 

 

2579.

 

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Siena].

Firenze, 13 luglio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 222-223. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Con grandissima consolatione ho inteso il salvo arrivo di V. S. a Siena, ricevutavi massime con tanto eccesso di cortesia da Mons.r Ill.mo Arcivescovo. In fatti tutte le cose di questo mondo sono([330]) tutte temperate col dolce et con l'amaro. V. S. ha havuto un mare di tribulationi, ma non le sono mancati all'incontro di grandissimi conforti: la protettione di S. A., il favore incessante del S.r Ambasciatore, le amorevolezze della S.ra Ambasciatrice, et hora il ristoro delle accoglienze gratissime di Mons.r Arcivescovo, le quali tanto più V. S. potrà godere, quanto non si trova ella più in quella stanza infausta di Roma.

Ho ricevuto tutte le lettere che V. S. mi ha scritte: però ne stia quieta. Quella lunga, doppo essere stata veduta da molti amici, è stata sentita anche da S. A. con molta attenzione, et ha detto che io ne tenga conto, perchè è degna d'esser conservata. L'ha veduta anche Suor Maria Celeste, et hoggi l'ho mandata al S.r Vincenzo.

Il negozio di Mess. Ceseri([331]) non è disperato affatto, et cerchiamo tutti di aiutarlo. Egli ha sodisfatto l'Arte([332]), havendo trovato denari per altro verso, senza che io gli dia li 25 Ñdi ordinatimi da V. S. Ho riscosso li Ñdi 75 dal Monte([333]). Allo Scalandroni ho pagato £ 83. 6. 8([334]). Al S.r Ilario Soldani pagherò li Ñdi 40 di giuli con pigliarne ricevuta: et a Mess. Ceseri fino a nuovo ordine di V. S. non pagherò li 25; in riguardo, prima, dell'esser già sodisfatta l'Arte, et poi del non esser io sicuro ch'egli rihabbia l'offizio, che mi parvero le due conditioni che V. S. mi prescrisse; et in conseguenza non gli ho presentata la sua lettera, ma ben gli ho detto quanto per mezzo mio V. S. ha scritto a S. A. et il frutto che ne spero: et è verissimo che S. A., nel sentire quel capitolo di lettera, mostrò inclinatione di consolare V. S. in questo, et ordinò che il memoriale di Mess. Ceseri fusse rimesso per informatione al S.r Cav.re Girolami([335]), al quale ho parlato efficacemente, et egli mi ha promesso tutto quell'aiuto che può dependere da lui. Il negozio è hora in questo grado.

Vedremo di recuperare li due fagottini che V. S. ha inviati per Alessandro mio fratello; et egli la ringrazia della briga che vi ha havuta.

Mess. Benedetto guarisce([336]), ma adagio; et bacia le mani a V. S.

Il S.r Ambasciatore ha rimandato l'aggiunto mio pieghetto per lei, poichè non ha potuto presentarglielo in propria mano, come ne lo havevo pregato; et con questa clavicola V. S. intenderà meglio il gergo([337]), la sustanza del quale veggo che già V. S. haveva penetrata, et godo di havere incontrato il suo gusto.

Nel ritorno, V. S. si ricordi di consolare con la sua presenza il S.r Vincenzo et la Sestilia, che l'aspettano con desiderio. Colà, dico in tutto il Casentino, non è stato nè vi è male: però V. S. non habbia scrupolo. In questa assenza di V. S. io ho soccorso più volte il S.r Vincenzo di denari, et ho fatto qui anche delle spese per lui; onde il ritomo di V. S. è tanto più desiderato da me, quanto potrò rimborsarmi. Questa casetta del Zuccagni([338]), contigua alla nostra, dico a questa di V. S.([339]), è in vendita: credo che passerà di poco 200 Ñdi. Sarebbe un gran commodo di questa di V. S. se si potesse allargare da quella banda, perchè adesso la sala è monca, et sebene le stanze nostre sono belle et buone, sono contuttociò poche, et Dio sa quando V. S. potesse havere una occasione simile, se adesso si lasciasse scappar questa. V. S., rispetto alla vicinanza, in parità deve esser preferito agli altri, et per il medesimo prezzo in conseguenza più comple a V. S. che a un altro il pigliarla. Et finchè V. S. non fusse in commodo di incorporarla con questa et di murarvi, lo Zuccagni continuerebbe di habitarvi et di tenerla a pigione. Paga hora Ñdi dodici, et potrebbe V. S. far conto di tenere li denari sul Monte. Si compiaccia di rispondermene, perchè io possa referire al Zuccagni il senso di V. S.

Di sanità noi siamo stati 3 giorni senza malati et senza morti; ne i giorni seguenti, cioè hieri et hier l'altro, si è ammalato qualcuno, cioè 2 o 3 il giorno. D'hoggi non so niente, et questo speriamo che sia uno sfogo et l'ultimo residuo del male. Et a V. S. bacio le mani.

Il S.r Agnolo Guicciardini sta in estremis.

 

Di Fiorenza, 13 Lug.o 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

 

 

2580*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Siena.

Arcetri, 13 luglio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 206. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

Che la lettera che V. S. mi scrive di Siena (ove dice di ritrovarsi con buona salute) mi habbia apportato contento grandissimo, e similmente a Suor Arcangiola, non occorre che io mi affatichi in persuadernela, perchè ella saprà meglio penetrarlo che non saprei io esplicarlo; ma ben vorrei sapergli descriver il giubilo et allegrezza che queste Madri e Sorelle hanno dimostrato nel sentire il felice ritorno di V. S. (che è veramente stato straordinario), poi che la Madre badessa, con molte altre, sentendo questo avviso, mi corsono incontro con le braccia aperte e lacrimando per tenerezza et allegrezza; cosa veramente che mi ha legata per schiava di tutte, per haver da questo compreso quanto affetto esse portino a V. S. et a noi. Il sentir poi ch'ella se ne stia in casa di ospite tanto cortese e benigno quanto è Mons.r Arcivescovo, raddoppia il contento e sodisfazione, ancorchè ciò potessi esser con qualche progiudizio del nostro proprio interesse, poi che facilmente potrà essere che quella così dolce conversatione la trattenga costì più lungamente di quello che havremmo voluto. Ma già che qua per ancora non terminano i sospetti del contagio, lodo che ella si trattenga et aspetti (come dice di voler fare) la sicurezza da gl'amici più cari, li quali, se non con maggior affetto, almeno con più sicurezza di noi potranno accertarla della verità.

Ma fra tanto stimerei che fossi bene il pigliar compensa del vino che si ritrova nella sua cantina, almanco di una botte, perchè, se bene per ancora si va mantenendo buono, dubito che a questi caldi non faccia qualche stravaganza; e già quella botte che V. S. lasciò manomessa, del quale beano la serva e il servitore, ha cominciato a entrar in fortezza. V. S. potrà dar ordine di quello che vorrà che si faccia, perchè io non ho troppa scienzia in questo negozio; ma vo facendo il conto, che essendosi V. S. provvista per tutto l'anno, et essendo stata fuora 6 mesi, di ragione dovrà avanzarne, ancorchè ella tornasse fra pochi giorni.

Ma lasciando questo da parte e venendo a quello che più mi preme, io veramente haverei desiderio di sapere in che maniera sia terminato il suo negozio con sodisfazione sua e dei suoi aversarii, sì come mi accennò nella penultima che mi scrisse di Roma. Faccilo con suo comodo e quando sarà ben riposata, che haverò pazienza un altro poco, aspettando di restar capace di questa contradizione.

Il Sig.r Geri fu qui una mattina, mentre si dubitava che V. S. si trovasse in travagli, et insieme con il S.r Aggiunti fece in casa di V. S. l'opera([340]) che poi mi avvisa che gli ha fatto intendere; la quale ancora a me parve ben fatta e necessaria per ovviare a tutti gl'accidenti che fossero potuti avvenire, onde non seppi negargli le chiavi e l'habilità di farlo, vedendo massime la premura che egli haveva ne gl'interessi di V. S.

Alla Sig.ra Ambasciatrice scrissi sabato passato con quel maggior affetto ch'io seppi([341]), e, se ne haverò risposta, V. S. ne sarà consapevole. Finisco perchè il sonno mi assale, essendo 3 hore di notte, sì che V. S. mi haverà per scusata se haverò detto qualche sproposito. Gli ritorno dupplicate le salute per parte di tutte le nominate e particolarmente la Piera e Geppo, li quali per il suo ritorno son tutti allegri, e prego Dio benedetto che gli doni la Sua santa grazia.

 

Di S. Matteo in Arcetri, li 13 di Luglio 1633.

Di V. S. molto Ill.re

Fig.la Aff.ma

Suor M.a Celeste.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Siena.

 

 

 

2581*.

 

ANTONIO DA LENDINARA ad ANTONIO BARBEBINI in Roma.

Padova, 15 luglio 1633.

 

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 45) [Edizione Nazionale].

 

 

 

2582*.

 

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Siena].

Firenze, 16 luglio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 224. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Di sanità noi andiamo trattenendoci hora con due malati, hora con 4, hora senza morti et hora con un morto il giorno. Insomma noi stiamo bene, ma non siamo guariti.

Fra li medici che vengono a curare Mess. Benedetto nostro fratello([342]), è Mess. Antonio Massi Norcino valentissimo, che si porta anche con diligenza et amorevolezza indicibile, onde li siamo tutti obligatissimi. Egli ha costà un suo carissimo parente, chiamato Arcangelo di Girolamo Seppi cerusico da Norcia, huomo di 40 anni, che vorrebbe la facultà di portar arme; et si raccomanda però Mess. Antonio a noi, acciò vegghiamo, con la intercessione di V. S. di impetrargli costì da Mons.r Ill.mo Arcivescovo grazia di esser messo al suo ruolo, perchè in conseguenza possa poi portar l'arme. Se per qualsisia rispetto Monsignore Ill.mo non potesse o volesse arrolarlo, prego V. S. di procurare, col mezzo del S.r Depositario([343]) o in altro modo, che questo huomo restasse sodisfatto. Intanto la prego di farlo chiamare et di referirli quanto io le scrivo di lui et la volontà ch'ella ha di aiutarlo, incaricandolo di dare qua relatione di tutto a Mess. Antonio: et di grazia V. S. ci aiuti a scaricarci con questo huomo.

De' christalli dell'occhiale del Gran Duca per ancora non posso dire a V. S. cosa alcuna. Et le bacio le mani, a nome anche degli altri di casa; et Mess. Benedetto va guarendo, ma sempre adagio.

 

Di Fiorenza, 16 Luglio 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

 

 

2583*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Siena.

Arcetri, 16 luglio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 208. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

Ho visto la lettera del Sig.r Mario([344]) con mia grandissima consolazione, havendo per mezzo di essa compreso in quale stato V. S. si ritrovi quanto all'interna quiete dell'animo; e con questo anco il mio si sollieva e tranquilla in gran parte, ma non in tutto, mediante questa lontananza e la incertezza del quando io deva rivederla: et ecco quanto è pur vero che in cosa alcuna di questo mondo non può([345]) trovarsi vera quiete e contento. Quando V. S. era a Roma, dicevo nel mio pensiero: Se ho grazia che egli si parta di là e se ne venghi a Siena, mi basta, potrò quasi dire che sia in casa sua; et hora non mi contento, ma sto bramando di riaverla qua più vicina. Horsù, benedetto sia il Signore che fino a qui c'ha fatto grazia così grande. Resta che procuriamo di esser grati di questa, per maggiormente disporlo e commuoverlo a concedercene dell'altre per l'avvenire, come spero che farà per Sua misericordia. In tanto io principalmente fo grande stima di quest'una più che di tutte l'altre, la quale è la conservazione di V. S. con buona sanità, in mezzo a i travagli che ha passati.

Non ho nè tempo nè occasione di scriver più a lungo per hora. Con l'occasione di un'altra sua, che pur presto doverà comparirmi, scriverò più a lungo, e gli darò ragguaglio minuto della casa.

La saluto in nome di tutte le solite e del Sig.r Rondinelli, tutto amorevole inverso di noi, e dal Signor Iddio gli prego consolazione.

 

Di S. Matteo in Arcetri, li 16 di Luglio 1633.

Di V. S. molto Ill.re

Fig.la Aff.ma

Suor M.a Celeste.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Siena.

 

 

 

2584*.

 

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Siena.

Firenze, 16 luglio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 226. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

 

Con mia singolare contentezza e consolazione, e di tutti gli amici, a' quali l'ho conferite, ho letto le due lettere scrittemi da V. S. di Siena, vedendo per esse la quiete e franchezza dell'animo suo in mezzo a tante tribolazioni, e la conformità che tiene col volere de' superiori, a' quali è piaciuto di darle questa mortificazione. Spero che sempre si avanzerà in confermarsi in tali propositi, e che questo le cagionerà accrescimento e stabilimento di sanità e di ogni altro bene, e che le sarà mezzo efficace per potere tornarsene alla sua solita quiete, per potere continuare e tirare a fine quelli studi e quelle fatiche che aveva per le mani, non attenenti alle materie già dannate, dalle quali vedo che ha staccato ogni affetto.

Qui si sta assai meglio, et il male del contagio è ridotto a pochissimo residuo, onde quando a' superiori piacerà di farle grazia del ritorno, non avrà cagione di ritardarlo per timore di esso.

Mi rallegro sommamente degli onori e cortesie che riceve da Mons.r Ill.mo Arcivescovo, se bene non mi giungono punto nuovi. Mi farà grazia di ricordarmi servitore divotissimo a S. S. Ill.ma E qui a V. S. facendo reverenza, le prego dal Signore Dio vera tranquillità e ogni bene.

 

Firenze, 16 di Luglio 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

 

La lettera di V. S. scritta di Roma al S.r Geri fu veduta da me e da altri amici, e mi maraviglio che ella non ne abbia sino a ora avuto avviso dal medesimo S.r Geri, che pure dice di averlo dato. Suor Maria Celeste ha letto la sua lettera scritta a me, e facilmente le scriverrà da sè.

 

 

Ser.re Obb.mo e Aff.mo

Mario Guiducci.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

In casa Mons.r Ill.mo Arcivescovo.

Siena.

 

 

 

2585*.

 

GIO. FRANCESCO TOLOMEI a GALILEO in Siena.

Roma, 16 luglio 1633.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XCI, n.° 116.–Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Oss.mo

 

Sono arcisicuro che Mons. Ill.mo Arcivescovo patrocinerà gl'interessi di casa mia, trattandosi d'aiutare una povera famiglia che è nata con l'obligatione verso la casa di Sua Sig.ria Ill.ma; l'intercessione poi di V. S. saranno poi causa efficace d'invogliar cotesto Signore a una scoperta protettione: e certo ch'io n'haverò necessità, che però prego V. S. della continuatione de' suoi favori.

Questi Ecc.mi miei SS.ri([346]) sono rimasti, per la partita di V. S., ripieni di malenconia, e parlano di lei non senza amarezza, per vedersi privi della sua dolcissima conversatione.

Haverei da fare un lunghissimo catalogo di certuni che mandono saluti a V. S., ma ne tralascierò la maggior parte. Il Rev. Don Benedetto è restato sconsolatissimo per non haverla trovata in Roma. Saluta però V. S., e seco Mons.r Rospigliosi([347]) e Mons.r Mascardi([348]), il S.r Paolo Mateiti (?), con li SS.ri Mellini([349]), Ridolfi([350]), Bruni([351]), Casaola, Leonida([352]), D. Raffaello([353]), Doni([354]), e finalmente tutta la schiera virtuosa; et io a V. S. rassegno me stesso per deditissimo servitore di cuore et humilmente la reverisco.

 

Di Roma, li 16 di Luglio 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Dev.mo et Umiliss.mo Ser.re

Giovanfran.co Tolomei.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Siena.

 

 

 

2586*.

 

PAOLO DA GARRESIO ad ANTONIO BARBERINI in Roma.

Bologna, 16 luglio 1633.

 

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 46) [Edizione Nazionale].

 

 

 

2587*.

 

CRISTOFORO SCHEINER a PIETRO GASSENDI [in Digne].

Roma, 16 luglio 1633.

 

Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds français, n.° 9531, Peiresc Mathematica, car. 215. – Copia di mano sincrona.

 

.... Ego contra Galilaeum, mearum inventionum invasorem, altera nunc vice me defendo([355]). Obstupesco, qua homo fronte tantum dedecus consciscere sustinuerit. Videbis olim et miraberis, ubi defensionem meam perlegeris....

 

 

 

2588*.

 

CRISTOFORO SCHEINER ad ATANASIO KIRCHER [in Avignone].

Roma, 16 luglio 1633.

 

Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds français, n.° 9538, Correspondance de Peiresc, Divers, car. 227t. – Copia di mano del P. Kircher.

 

.... Ego, post meum Prodromum contra Galilaeum, cuius titulus iste est: «Cristophori Scheiner e Soc. Iesu, Pro sole mobili, terra stabili, Prodromus, oppositus suo censori, terrae motori, solis statori([356])», quod opus iam in manibus est R.mi D. Sac. Pal. Magistri, cuius approbationem nactus mox in Germaniam discedam, ad Sacr. Caesar. Maiestat. vocatus (quid cum mathematicis Imperatori, merito quispiam dubitare posset); absoluto inquam Prodromo, communem astronomiam contra Galilaeum opere pleno, Deo dante, defendam: ita hortatur Pontifex, Generalis noster, Assistentes, omnes meliora secuti.

Galilaeus paucis ante diebus abiuravit et damnavit suam de stante sole, de motu terrae, sententiam, coram Inquisitore, in praesentia 20 testium, ut vocant de vehementi, laborans vehementi haereseos suspicione. Liber eius proscribetur. Valeat R. V., mei ad Deum memor, et officia mea cum salute amanter de toto corde offerat DD. Fabricio de Peiresc et Petro Gassendo ....

 

 

 

2589*.

 

NICCOLÒ FABRI DI PEIRESC a PIETRO DUPUY in Parigi.

Aix, 19 luglio 1633.

 

Bibl. Nazionale in Parigi. Collection Dupuy, vol. 717, car. 262. – Autografa.

 

.... Je viens d'avoir des lettres du R. P. Doni du Puy([357]) du 23 Juin, où il me confirme la nouvelle du Galilée, aagé de 70 ans, logé chez l'Ambassadeur de Toscane, glorieux d'avoir esté eslargy en si peu de jours et si avantageusement, et qu'on avoit regret de l'avoir si mal traicté....

 

 

 

2590.

 

ANTONIO NARDI a [GALILEO in Siena].

Roma, 20 luglio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 228. – Autografa.

 

Molto Ill.e et Eccell.mo S.r e P.ron Oss.mo

 

Insino a che non ho ricevuto avviso del suo felice arrivo in Siena (come pure stamane ho ricevuto dal S.r Rafaello Magiotti), sono visso inquieto, il che V. S. si può imaginare, sapendo quanto io ammiri la sua virtù e deva alla sua gentilezza; oltrechè il desiderio ch'io tengo di veder in luce l'altre sue opere, mi fa maggiormente desiderarli vita e prosperità. Nella lettera scritta da V. S. al S.r Rafaello, oltre il commun gusto che egli et io habbiamo preso, ci s'aggiunge un mio particolar interesse della memoria che lei tiene di me, cosa della quale vivo ambiziosissimo; et in contracambio s'assicuri che in questi pochi giorni, ne' quali V. S. manca di Roma, non sono stato punto contento se non quanto la memoria della sua conversazione e la venuta del Padre D. Benedetto Castelli mi hanno sollevato alquanto.

È comparso quaggiù un libro stampato in Fiorenza, dedicato al S.r Card.l Barberino, intitolato: Difesa del Cav.r Scipione Chiaramonte contro all'autor del Sistema Tolemaico([358]) etc., materia di riso e di sdegno, per quel poco che io ho potuto giudicare, havendolo trascorso mentre era sciolto e in breve tempo, non havendo possuto vederlo con agio.

Il S.r Filippo Magalotti et il Padre Campanella mi hanno imposto che io la riverisca per lettere, come faccio; e se V. S. ha occasione di scrivere al S.r Baldassarri Nardi in Bruselles, l'esorti a tornarsene in queste parti. La vorrei ancora infastidire, che scrivendo al S.r Ambasciator di Toscana, gli facessi quella attestazione di me che la sua cortesia e prudenza comportano, essendochè io vorrei andare a farli riverenza; il che sebene è molto tempo che desidero, contuttociò non ne volsi aggravar V. S. mentre era quaggiù, perchè stava occupata in cose di più importanza: e sono sicuro che il testimonio suo farà più gradito il termine di convenienza ch'io devo a questo Signore. E con questo pregandola a scusar la mia importunità, la prego insieme a volermi comandar con ogni libertà.

 

Roma, 20 di Luglio 1633.

Di V. S. molto Ill.e et Eccell.ma

S.re Obligat.mo di vero affetto

Ant.° Nardi.

 

 

 

2591*.

 

MATTIA NALDI a FABIO CHIGI in Roma.

Siena, 21 luglio 1633.

 

Bibl. Chigiana in Roma. Ms. A. II. 51, car. 451t. – Autografa.

 

.... Haviamo in Siena appresso Monsig.r Arcivescovo il Galileo, che è tornato di Roma per certo suo negotio e si tratterrà qualche giorno.

Il Sig.r Francesco Pelagi predicò la Pasqua di Spirito Santo in Duomo, con buon plauso in parte et partibus; e se bene scese presto di pulpito, che non passorno tre prediche, nondimeno restò un poco alto più del solito: particolarmente l'altr'hieri venne a ragionamento con il Galileo, e nel discutere se la tromba d'aqqua havesse l'attione sua per impulsione o per attrattione, messe il Galileo in inconveniente, perchè nella sua opinione di detta tromba si concederebbe il vacuo. Rispose il Galileo che, se non naturale, almeno violento, non haveva difficultà di concedere il vacuo; et il Pelagi lo piccò di temerario, in voler conceder cosa negata da tutti, senza addurne ragione. Rispose il Galileo che per allora non gli sovveniva ragion più digesta se non che l'esperienza gli mostrava così, e che incolpava il proprio intelletto che non arrivasse più oltre. Replicò il Pelagi che hora non era di carnevale, che s'havesse a far le maschare, e disse al Galileo che questa sua humiltà era una maschara alla più fina superbia che sia; e ad istanza di molti lassò scandelizzato il Galileo. Hebbe ordine, per quanto ho inteso, di non entrar più in palazzo di Monsignore. Sono molte notti che non dorme, va la notte gridando e improvisando alla pazzesca, e si dubita grandemente che presto non sciolga i bracchi a fatto....

 

 

 

2592*.

 

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Siena.

Firenze, 22 luglio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 230. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re mio Oss.mo

 

Io non ho tempo di rispondere alla lettera di V. S. de' 18, perchè l'ordinario parte; et solamente posso dirle, che ho procurato finalmente di havere li vetri dello occhiale di S. A.([359]), et me li sono in questo punto fatti dare, et con prima occasione li manderò bene accommodati in una scatoletta, non ci essendo tempo hora.

Ancorchè il Norcino sia assente, potrebbe ad ogni modo V. S. fargli il favore di procurargli la sodisfattione che desidera([360]); perchè se V. S. parta, Dio sa se egli potrà rimaner consolato.

S. A. parte in questo punto per il Poggio a Caiano, a far preda di starnotti: tornerà domenica. Et a V. S. bacio le mani.

 

Di Fiorenza, 22 Luglio 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re

Geri Bocchineri.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.re mio Oss.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Siena.

 

 

 

2593.

 

GALILEO ad [ANDREA CIOLI in Firenze].

Siena, 23 luglio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 94. – Autografa.

 

Ill.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

 

Non ho passato ordinario senza scrivere al S. Geri Bocchineri intorno a i progressi del mio negozio, il quale non haverà passato accidente alcuno di momento senza participarlo a V. S. Ill.ma, chè tale era il nostro appuntamento; e però rare volte ho scritto a lei in proprio, in riguardo anco alle molte e continue sue occupazioni, da non doversi accresciere senza necessità. Gli scrivo adesso, spinto dal desiderio di liberarmi dal lungo tedio di una carcere di più di 6 mesi già passati, aggiunta al travaglio et afflizzion di mente di un anno intero, et anco non senza molti incomodi e pericoli corporali, e tutto addossatomi per quei miei demeriti che son noti a tutti, fuor che a quelli che mi hanno di questo e di maggior castigo giudicato colpevole. Ma di questo altra volta.

Il tempo della mia carcerazione non ha altro limite che la volontà di S. S., la quale, alle richieste et intercessioni del S. Amb.re Niccolini, si contentò che in luogo delle carcere del S.to Offizio mi fusse assegnato il palazzo e giardino de' Medici alla Trinità, dove stetti alcuni giorni; fatta poi, per alcuni miei rispetti, nuova instanza dal medesimo S. Ambasciatore, fui rimesso qui in Siena nell'Arcivescovado, dove sono da 15 giorni in qua tra g[..]inesplicabili eccessi di cortesia di questo Ill.mo Arcivescovo. Io però, oltre a[..]desiderio, haverei gran necessità di tornare a casa mia e di esser restit[....] nella mia libertà, la quale si va conietturando da molti che sia riserbata [per] grazia speciale alla domanda del S. G. D., da non gl'esser negata, mentre si v[...] quanto si è impetrato alle sole dimande del S. Ambasciatore. Prego per tanto V. S. Ill.ma e [per] lei il Ser.mo Padrone, a restar servito di favorirmi di una domanda a S. S. o [..] S. Card. Barberino per la mia liberazione; dove per maggiore efficacia potrà inserirs[..] la mancanza del mio servizio di tanto tempo, figurandola di qualche maggior progiudizio per la Casa di S. Alt.za di quello che veramente è. Si crede, come ho detto, da tutti quelli con i quali ne ho parlato e da gl'istessi ministri del S.o Offizio, che la grazia a tanto intercessore non sarà negata.

Confido tanto nella benignità del S. G. D. mio Signore e nel favore di V. S. Ill.ma, che reputerei superfluo l'aggiugnere altre([361]) preghiere. Starò per tanto attendendone l'effetto, mentre con([362]) humiltà alla S. A. bacio la veste, e nella buona grazia e protezione di V. S. Ill.ma mi raccomando.

 

Di Siena, li 23 di Luglio 1633.

Di V. S. Ill.ma

Dev.mo et Obblig.mo Ser.re

Galileo Galilei.

 

 

 

2594.

 

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Siena.

Roma, 23 luglio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 232. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.re e P.ron mio Col.mo

 

Sono venuto a Roma con la furia del caldo per arivare a tempo avanti la partenza di V. S. molto Ill.re, ma non ho hauto tanta grazia. Ho portato il refe alla Sig.ra Ambasciatrice, che l'ha hauto carissimo; tengo ancora quello di V. S., e lo mandarò con la prima occasione sicura. Nel resto sento consolazione, havendo inteso il suo felice stato costì in Siena dal nostro Sig.r Raffaello Maosotti([363]), quale li vive svisceratissimo, insieme col Sig.r Nardi([364]).

A Brescia non ho hauto gusto di potere liberare un mio fratello([365]) condannato in prigione, se bene spero ottenere la grazia qui in Roma per mezo del S.r Ambasciator Veneto([366]); e fu condannato innocentissimamente, soprafatto da un testimonio, che per una dobla e una cena testificò falso, e il giudice inclinò alla condanna: inter hos tamen iudices vivendum, moriendum et, quod est durius, tacendum! Se posso ottenere la liberazione, lo farò venire a Roma. In tanto V. S. mi continovi la sua grazia, e faccia humilissima riverenza all'Ill.mo Mons.r Arcivescovo mio signore.

 

Roma, il 23 di Luglio 1633.

Di V. S. molto Ill.re

S.r Gal.o Gal.i

Devotiss.o Oblig.mo Ser.re e Dis.lo

Don Bened.o Castelli.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Fil.o di S. A. S.

Nell'Arcivescovato.

Siena.

 

 

 

2595.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Siena.

Arcetri, 23 luglio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 210. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

Il Sig.r Geri non mi ha per ancora potuto mandar la lettera che V. S. gl'ha scritto, essendole bisognato lasciarla al G. Duca([367]): mi promette bene di procurar che io l'habbia quanto prima. In tanto io resto molto sodisfatta con questa che V. S. scrive a me, per la quale comprendo che ella sta bene di sanità e con ogni comodità e sodisfazione; e ne ringrazio Dio, dal quale (come altre volte gl'ho detto) riconosco la sua sanità per grazia speciale.

Iermattina mi feci portar un poco di saggio del vino delle 2 botti, delle quali una è bonissima, l'altra ha cattivo colore, et anco il sapore non mi sodisfà, parendomi che voglia guastarsi. Stasera lo farò sentire al S.r Rondinelli, che, conforme al solito de gl'altri sabati, dovrà venirsene alla villa; et egli meglio saprà conoscere se sia cattivo per la sanità, che quanto al gusto non sarebbe dispiacevole, et io ne darò parte a V. S., acciò ordini quello che se ne deva fare, caso che non sia buono. Quel bianco che è nei fiaschi è forte, e farà un aceto esquisito, eccetto che quello della fiasca, che, per haver solamente un poco il fuoco, ce lo andiamo bevendo avanti che egli peggiori. Il difetto non è già stato della Piera, perchè gl'ha([368]) spesso riguardati e visto che si mantenevano pieni. De i capperi se ne sono acconci una buona quantità, ciò è tutti quelli che sono stati nell'orto, perchè la Piera mi dice che a V. S. gli gustano assai.

Son parecchi giorni che in casa non è più farina; ma perchè a questi gran caldi non si può far quantità di pane, chè indurisce subito([369]) e muffa, e per il poco non torna il conto a scaldar il forno, fo che il ragazzo lo compri qui alla bottega.

Con quest'altra gli darò più minuto ragguaglio delle spese fatte alla giornata, perchè adesso non me ne basta l'animo, sentendomi (conforme al mio solito in questa stagione) con una estrema debolezza, tanto che non ho forza di muover la penna, per così dire. La saluto caramente per parte di tutte queste Madri, alle quali par ogn'hora mille anni per il desiderio che hanno di rivederla, e prego il Signore che la conservi.

 

Di S. Matteo in Arcetri, li 23 di Luglio 1633.

 

Sua Fig.la Aff.ma

Suor M.a Celeste.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Siena.

 

 

 

2596*.

 

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Siena.

Firenze, 23 luglio 1633.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVII, n.° 129. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

 

Godo sommamente in vedere la tranquillità dell'animo di V. S. in mezo a tante perturbazioni, mentre cerca con la sua gratissima di quietar me, esortandomi col suo esemplo a non mi prender travaglio di quello che è avvenuto a lei; onde ammiro singolarmente la sua constanza, e ne ringrazio particolarmente la divina Bontà, che le ha donato tanta virtù e armatala così impenetrabilmente contro i colpi della fortuna. Mi par mill'anni di rivederla alla sua solita quiete, dov'ella possa, lasciato da banda gli studi dannati dalla Congregazione, attendere a gli altri che non hanno principio alcuno di sospetto, se bene non mancheranno di emuli e di invidiosi.

Al Landini([370]) non è ancora stato detto cosa alcuna, e sino a che non venga qualche ordine di Roma, resta nel medesimo modo che alla partenza di V. S. Qui si continua a stare tuttavia assai bene, sì che quando ella avesse la grazia da S. S., non arebbe cagione di dimorare più fuor di casa sua per timore di contagio. E per fine a V. S. facendo reverenza, le prego dal Signore Dio ogni contento.

 

Firenze, 23 di Luglio 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ser.re Aff.mo et Obb.mo

Mario Guiducci.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

App.o a Mons.r Ill.mo Arciv.o di Siena.

 

 

 

2597*.

 

VINCENZIO LANGIERI a [GALILEO in Siena].

Roma, 23 luglio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 52. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo

 

Ritornò a Roma il lettighiero che servì V. S. fino alli cancelli, tutto mal contento per non haverla possuta pienamente ubbidire in proposito delli fiaschi di moscatello di Ronciglione, destinato dalla gentilezza di V. S. per regalo di questi Ecc.mi miei SS.ri, non l'havendo egli possuto havere da quell'hoste. LL. EE. nondimeno hanno gradito in estremo il pensiero amorevole di V. S., e mi hanno comandato che io ne la ringrazi, come fo, vivamente, ritornandoli in dietro qui inclusi li quaran[ta] giuli restituitimi dal medesimo lettighiero. E le fo devotissima reverenza.

 

Roma, li 23 Luglio 1633.

Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma

Devotiss.mo Se.re

Vincenzio Langieri.

 

 

 

2598*.

 

RAFFAELLO MAGIOTTI a GALILEO in Siena.

Roma, 23 luglio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 310. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio S.

 

Nè il Sig.r Antonio([371]) nè io potemmo rispondere in tempo a V. S., perchè la sua mi fu resa non prima che lunedì, sebene sempre gratissima poi che ci dà la meglio nuova che noi sappiamo desiderare, come della sua buona sanità. Fra tanto è tornato il P. D. Benedetto, quale ha lasciato di visitar un amico([372]) per meglio potere arrivar l'altro([373]), et hora si vede privo della conversatione d'ambedua non senza grave cordoglio, e massime havendo inteso da me come sia parso mal agevole a V. S. partirsi di qua senza soddisfazione di vederlo.

Così è comparsa la risposta del Chiaramonte([374]), dedicata all'Em.mo Sig.r Card. Barb., e, per quel poco ch'io ho possuto vedere (chè l'ho veduta alla sfuggita), ella non supera punto l'espettatione et il concetto ch'io havevo formato in me d'un simil suggetto. Che più? ella nega l'uso del telescopio per negar le diverse grandezze di  e . Dall'ugna si conosce la gran bestia. S'io potrò legger questo libro con qualche commodo, credo non mi mancherà occasione di ridere, seben questo riso non m'anderà troppo giù, non essend'io sicuro ch'a V. S. sia permesso rispondere ad ogni cosa. Pur io mi consolo, che, chi non ha il gusto guasto, conoscerà ch'in sì gran pentola non c'è punto di sale. Così finisco, pregando V. S. a farmi (sempre che sia con suo commodo) grazia di quattro righe e qualche comandamento, assicurandola ch'io sempre tengo ripercossa la memoria del suo gran valore e del grand'obligo mio. N. Signore Iddio gli conceda quella lunga vita e sanità ch'io gli desidero; e gli fo reverenza([375]).

 

Roma, il dì 23 Luglio 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

Aff.mo e sempre Oblig.mo Servitore

Raffaello Magiotti.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, in

Nell'Arcivescovado.

Siena.

 

 

 

2599.

 

CARLO RINUCCINI a [GALILEO in Siena].

Roma, 23 luglio 1633.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 234-235. – Autografa.

 

Molt'Ill.e Sig.r mio Oss.mo

 

Io non potevo con maggior prontezza sodisfare al desiderio di V. S. in rappresentare alla conversazione di Castello la memoria che ella fa di quella nella sua cortesissima lettera: poi che non a pena lettala che mi senti' chiamare, essendo dui ore di notte, per andare a sentire non so che musiche, e trovai in carrozza la S.ra Ambasciatrice con la S.ra Maddalena([376]) et i mariti, e così calde calde esposi le sue raccomandazioni, le quali furno ricevute con tanto applauso e tenerezza, che non mi è possibile l'esplicarglielo, sì come è impossibile che possa rappresentare a V. S. così al vivo le grazie che da tutte queste Signore li vengono rese: basta che per un pezzo il discorso fu della persona di V. S., e se non fusse stato con suo danno, ci sarremmo tutti doluti d'haverla perduta in tempo molto opportuno per servirla con suo e nostro gusto; poi che, correndo qua una stagione caldissima e nel giorno intrattabile, andiamo tutti insieme spessissimo consumando buona parte della notte in carrozza intorno a queste fontane, conducendo al pari un'altra carrozza con la più squisita musica che si possa fare, e credami che non passa questa ricreazione che da queste Signore non si faccia mentione di V. S., dolendosi di non haverla in loro compagnia. Ci rallegriamo tutti della sua buona salute, e tutti unitamente preghiamo il Signor Iddio che glie la conservi per quanto lei stessa desideri. Sono in obbligo, per non tralasciare offizio alquno, di salutarla particolarmente a nome della S.ra Maddalena, che con tanto affetto m'impose la carica che ogn'altro assunto havrei più volentieri intrapreso fuori di questo, per conoscermi incapace di saperlo con la medesima forza esequire, e perciò ne lascerò a V. S. il giudizio.

Non mi giungono nuove le cortesie di Mons.re nostro, che ancora io, che lungo tempo l'ho sperimentate, so di che qualità siano, e con quanto profitto i suoi servitori le ricevino. V. S. goda allegramente codeste delizie e si ristori de' disagi patiti in questo paese con presupposto di non affliggersi mai di quelli accidenti che, prodotti da una ingiusta violenza, faranno poi al mondo più palese il suo merito. E supplicandola a non scordarsi di me e a conservarmi la grazia di Monsignore, bacio a V. S. di cuore le mani.

 

Roma, 23 Lug.o 1633.

Di V. S. molt'Ill.e

Ser.re Aff.mo

Carlo Rinuccini.

 

 

 

2600*.

 

GIO. FRANCESCO TOLOMEI a GALILEO in Siena.

Roma, 23 luglio 1633.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XCI, n.° 117. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron mio Oss.mo

 

Ricorro al favore di V. S. per gl'interessi di casa mia, essendo stato fatto un sequestro sopra l'eredità di mia madre, renuntiata da me e presa dal mio figliuolo. Io ho mandate molte scritture per le quali appariscano pagamenti fatti, che perciò pretendo che si debbia levare detto sequestro. Monsignore à decidere questa causa, e spero nella benignità di Sua S.ria Ill.ma e nell'intercessione di V. S., che ha per punto di gentilezza di favorirmi.

Il gentilissimo Sig. Benedetto Mellini, servitore di cuore di V. S., le bacia affettuosamente la mano, e le manda queste belle composizioni che pare che superino quelle del Padre Panetio([377]): avvisi, per grazia, chi di questi poeti habbia stile più sdrucciolante([378]). A V. S. ricordo quanto le devo, perchè vegga che mi sono a memoria i suoi favori; e per fine humilmente la reverisco, supplicandola della continuatione del suo patrocinio.

 

Di Roma, li 23 di Luglio 1633.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Dev.mo et Umiliss.o Ser.re

Gio. Franc.co Tolomei.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.