LE OPERE

 

DI

 

GALILEO GALILEI

 

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VOLUME XIII

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FIRENZE

G. BARBÈRA EDITORE

 

1966


LE OPERE

 

DI

 

GALILEO GALILEI

 

NUOVA RISTAMPA DELLA EDIZIONE NAZIONALE

 

SOTTO L'ALTO PATRONATO

 

DEL

 

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

 

GIUSEPPE SARAGAT

 

 

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VOLUME XIII

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FIRENZE

G. BARBÈRA - EDITORE

 

1966

 


PROMOTORE DELLA EDIZIONE NAZIONALE

IL R. MINISTERO DELLA ISTRUZIONE PUBBLICA

 

DIRETTORE: ANTONIO FAVARO

COADIUTORE LETTERARIO: ISIDORO DEL LUNGO

CONSULTORI: V. CERRUTI – G. GOVI – G. V. SCHIAPARELLI

ASSISTENTE PER LA CURA DEL TESTO: UMBERTO MARCHESINI

1890 – 1909

 

 

LA RISTAMPA DELLA EDIZIONE NAZIONALE

FU PUBBLICATA SOTTO GLI AUSPICII

DEL R. MINISTERO DELLA EDUCAZIONE NAZIONALE

DELLA R. ACCADEMIA DEI LINCEI

E DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE

 

 

DIRETTORE: GIORGIO ABETTI

COADIUTORE LETTERARIO: GUIDO MAZZONI

CONSULTORI: ANGELO BRUSCHI – ENRICO FERMI

ASSISTENTE PER LA CURA DEL TESTO: PIETRO PAGNINI

1929 – 1939

 

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Questa Nuova Ristampa della Edizione Nazionale

è promossa

dal Comitato Nazionale per le Manifestazioni Celebrative

del IV centenario della Nascita di Galileo Galilei

1964


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CARTEGGIO.

 

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1620-1628

 

 

 

 

1433.

 

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].

Acquasparta, 4 gennaio 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, c. 101. – Autografa.

 

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

 

Veramente non posso negare che non mi sia duro lo star non solo molte settimane, ma anco molti mesi, senza haver lettere di V. S.; e se ben mi quieta il rispetto della sua sanità, la quale più d'ogn'altra cosa mi preme, tuttavia mi resta lo scrupolo d'una curiosa intercettione di qualche bello, o, per dir meglio, maligno, spirto, che avvenga alle lettere d'ambidoi. Scrissi, et a lungo, tempo fa; nè dopo ho ricevuta risposta o altro. V. S., capitandole questa, potrà e darmi nova di sè e accennarmi quanto le occorrerà in questo particolare, acciò possa esser più sicuro e quieto nel'inviamento delle lettere.

Intanto io me la passo qui assai bene e quietamente, Dio gratia, con la mia famiglia, e nelle contemplationi e scritti mi vado esercitando al meglio che posso. Circa la risposta nella materia della cometa, conforme al debito mio e quello mi par che ricerchi l'occasione, ho posto giù il mio senso. Il S.r Colonna e S.r Stelluti([1]) concordano meco; credo l'istesso de' S.ri compagni assenti: però starà a V. S. il giudicare molto meglio, e aspettarò sentirne presto. Le conceda N. S. Dio felicissimo l'anno nuovo con altri moltissimi appresso, come io glieli desidero e prego, e baciando a V. S. le mani di tutto core.

 

D'Acquasparta, li 4 di Genn.o 1620.

Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te

 

Aff.mo per ser.la sempre

F. Cesi Linc.o P.

 

 

 

1434*.

 

ANTONIO SANTINI a GALILEO in Firenze.

Roma, 10 gennaio 1620.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n.° 155. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r

 

Hormai sarà tanta la mia contumacia, che non si potrà scusare. Ben io so questo, che il silentio non mi ha fatto punto diminuire la reverenza e l'affetto tanto antico verso di V. S. Ecc.ma; et io dovrei, per informarla di qualcosa a mia discolpa, esser prolisso in scriverle: ma perchè non sarà con frutto ma con noia sua, me la passo con augurarle il bon Capo d'anno e un felice successo di molti seguenti.

Per alcuni affari questo anno io l'ho consumato quasi tutto fuori di Roma, et al ritorno ho sentito tra' letterati andar a torno una controversia di studio tra il S.r Mario Guiducci, et sotto suo nome di V. S., et il P. Horatio Grassi, lettore nel Collegio Romano. A dir la verità, io ho dato una corsa al libro, ma non con quell'agio che ricerca l'opera, e questo per mie occupationi più che ordinarie. Credo che non cesserà la curiosità quivi, ma che vi sia il campo libero in molte cose di mostrar allo studioso il frutto di molte fatiche; e se bene haverei gran voglia di alcune altre sue inventioni, in materia del moto e di altre dottrine, vederle in luce, aspetto mi faccia gratia dirmi in che lascierà vedere l'utilità del suo esquisito valore, e se in qualche modo del Sistema([2]) ne goderà la futura età. Le raccordo che il tempo non solo passa, ma ne porta seco; et il rimedio di questa fragilità è il lasciarsi da insigni ingegni insigni opere.

È venuto qua il S.r Paolo Santini, mio parente; e per haver tenuto servitù con V. S. Ecc.ma, mi ha anco fatto conoscere maggiormente il mio debito con lei. Le fa reverenza, com'io faccio con tutto l'affetto. E perchè non mi pareva di haver stato in Congregazione amovibile([3]), feci passaggio in religione di Somascha qua a Monte Citorio, quale se bene ha molte case, massime in Lombardia, io penso stantiarò qua, ove ancora vengono la più parte de' nostri libri, che potrò recuperare. Me le offerisco quel devoto servo di sempre e le b. le mani con particolar affetto. Il Signore le conceda compita felicità.

 

Di Roma, a' 10 Gennaio 1620.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Servo Dev.mo in Christo

D. Antonio Santini, C. R. S.

 

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.r Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Firenze.

 

 

 

1435*.

 

GALILEO a FORTUNIO LICETI [in Padova].

Firenze, 11 gennaio 1620.

 

Riproduciamo il seguente capitolo di lettera dall'opera: De novis astris et cometis libb. VI, in quibus elementarium caelestiumque stellarum recentium, tum sine coma tum crinitarum, in alto micantium affectiones primum adducuntur, ecc.: autor Fortunius Licetus, ecc. Venetiis, apud Io. Guerilium, MDCXXIII, pag. 194. – Si può tener per certo che la lettera sia stata scritta da Galileo in italiano, e fatta poscia latina dal Liceti.

 

Perillustri ac Excellentiss. Fortunio Liceto, Patavinae Scholae

Philosopho, Galileus Galileus S. D.

 

Stellae laterales Saturni, eorum quae praedicere ausus fui, id effecerunt quod ego assertive affirmavi; sed non tamen alia peculiaria, quae ego dubitative coniecturaliterque scripsi: nempe redierunt tempore a me praedicto; sed postea non amplius delituerunt, et semper visae sunt et videntur etiam, et, meo iudicio, non occultabuntur prius quam circa annum millesimum sexcentesimum vigesimum sextum. Verum est quod figura ipsarum cum stella praecipua sex ab hinc annis videtur hac forma , nec umquam adhuc alterata est([4]). Et hoc illud est, quod circa propositum dicere possum. Vale.

 

Florentiae, die undecima Ianuarii MDCXX.

 

 

 

1436*.

 

GIOVANNI FABER a [GALILEO in Firenze].

Roma, 18 gennaio 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 85. – Autografa.

 

Molt'Ill. Sig. mio et Padron Oss.mo

 

Il Sig.r Prencipe nostro mi ha mandato da Aquasparta il presente plichetto per V. S., per vedere se io fossi più fortunato a capitare le sue lettere, poichè dubita che di tante che ha scritto a V. S., lei non habbia havuto nissuna.

II Sig.r Marchese Muti([5]), che baccia le mani a V. S., et l'altri Sig.ri compagni stanno con desiderio a vedere che V. S. otturi la bocca a qualche sboccato et inimico della vera et real philosophia et sane discipline mathematiche, et fa mistiere che si abbassi l'orgoglio istis minorum gentium mathematicis, qui magnorum ingeniorum obtrectationibus sperant se etiam magnos fieri. Supplico ancora a V. S. voglia far consegnare in mano propria questa rinchiusa, poichè il Sig.r Philippo([6]), pittore di S. Altezza Ser.ma, ha per le mani una curiosa operetta delle mie Anatomie di diversi animali([7]), che io vorrei esso mandasse in luce presto, come mi ha promesso, et V. S. per gratia sua potrebbe a ciò essortarlo.

Il Sig.r Don Virginio nostro([8]), come V. S. di certo saperà([9]), si trova a Nettuno, et per gratia di Dio con assai miglior sanità. Per fine a V. S. con ogni divoto affetto di cuore baccio le mani, et le prego felicissimo principio d'anno.

 

Da Roma, alli 18 di Gennaio 1620.

Di V. S. molt'Ill.re

Divotiss. Se.

Giova. Fabro Lynceo.

 

 

 

1437.

 

LORENZO PIGNORIA a [GALILEO in Firenze].

Padova, 24 gennaio 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 105. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Sarà con questa il battesimo del figliolo([10]) di V. S., il quale (come vederà) fu battezato in parochia di S.ta Catarina([11]): io ne mando la nota autentica, et sentirò gusto particolare d'haverla ben servita sì in questa come in ogn'altra occorrenza.

Le inscrittioni([12]), a mio giudicio, sono bellissime, et parlano non a caso. Io, se mi venirà fatto, m'ingegnarò di trattarle con qualche malignità; ma certo non credo che si possa addentarle. Ma non potre' io sapere chi sia cotesto Signore([13]), che fa capitale di chi capitale non ha? Signor mio, e' bisogna che sia cortese in eccesso, et io, come tale, desidero di conoscerlo.

Lo stato mio in Padova al presente abbraccia fortuna assai tenue, nè ho altro impedimento per cercarne una migliore che gl'anni et il carico d'un poco  di famigliola, che tutta s'appoggia a me. Stanti questi impedimenti, io mi vivo assai contento di quanto che ho, tuttochè sia poco, et di questo poco ne so molto grado alla maligna costellatione che mira a perpendicolo le sfortunate lettere, che una volta furono credute essere proprie dell'homo. Rendo molte gratie a V. S. dell'amorevole dimostratione che mi fa dell'amor suo, et le bacio le mani con ogni più vivo affetto, desiderandole compita prosperità.

 

Di Padova, il dì 24 Genn.o 1620.

Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma

Ser.re Devotiss.o

Lorenzo Pignoria.

 

 

 

1438.

 

FORTUNIO LICETI a GALILEO in Firenze.

Venezia, 26 gennaio 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 107. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.or mio,

 

Io resto con obbligo infinito a V. S. del favor fattomi nel darmi contezza delle apparenze di Saturno([14]). Quanto al minuto ragguaglio che mi ricerca dello Studio sin dalla sua partenza, le dirò quello che dalla memoria me ne verrà somministrato.

La frequenza degli scuolari si è mantenuta sempre la medesima che V. S. la lasciò, se bene in questi due ultim'anni pare alquanto scemata. Lo Studio è assai quieto, essendovi tutti questi anni seguite pochissime quistioni e senza morte.

Passò due anni sono a miglior vita il S.or Gallo([15]), in cui luogo fu trattato di condur di Francia il S.or Giulio Paci Vicentino; ma, se bene si dice ch'egli fusse condotto, non è però ancora giunto, e vi è chi tiene ch'e' non sia per venire in Italia. Morì parimente il Galvano([16]), suo concorrente, la cui cathedra fu data al S.or Marta([17]), il quale ha poi gagliardamente pretesa quella del Gallo; ma sin hora non gli è venuto fatto di ottenerla. Si stampano dal Giunti li suoi Digesti Novissimi([18]), opera di molti volumi.

Successe al Soazza([19]), morto, nelle Pandette il Pola([20]) Veronese, a cui, poco doppo passato ad altra vita, successe il Coradino([21]); et a questo, assai presto morto d'infermità, è succeduto il Boato([22]), avocato Padovano.

Il Cesana([23]), che le feste leggeva de regulis iuris, rinunziò la lettura, si dice per non haver potuto haver le Pandette, et in suo luogo fu posto il Galvano([24]) Padovano, il quale litigò molto per entrare in Collegio, dove finalmente fu ammesso.

Spirò il vecchio Summo([25]), primo loico, e la sua cathedra fu data al P. Fiorini([26]) Agostiniano, che leggeva in terzo luogo, havendo il Pace([27]), che teneva il secondo, ottenuta in titolo la parità del primo.

Il S.or Vincenzo Contarini rinunziò, non si sa per che, la lettura d'Umanità, et un anno doppo, sendo ritornato di Capodistria infermo, se ne morì in Vinezia in casa di Mons.or Bonfadio suo amico, a cui ha per testamento lassato ogni suo havere, in compagnia del P. Alberti([28]) Agostiniano Scritturista, coerede. La sua lettura è stata nuovamente conferita nella persona di Mons.or Baldassar Bonifacio da Rovigo, il quale non ha per ancora dato principio a leggere.

Il metafisi[co] Domenicano([29]) de' suoi tempi uscì di vita due anni sono, e gli è stato dato successore il P. Bovio([30]) della stessa religione, che si compiacque l'anno passato di fare tutte le lettioni tra Natale e Carnovale, in numero d'otto o dieci, de cometis. Lesse sopra tal materia nella sua scuola ordinaria, con frequenza grandissima de' scuolari. Al principio di Quaresima poi, de cometis fece quatro o cinque lezzioni il S.or Gloriosi([31]), successor a V. S., nella scuola grande degli Artisti, con intervento di tutto lo Studio, essendo stato sentito con universale sodisfattione di tutti gl'intendenti; se bene con qualche ribrezzo di que' dottori e scuolari che non ammettono per vere l'osservazioni degli astronomi moderni. Fu d'opinione che le comete si generassero nel cielo di essalazioni uscite da' globi de' pianeti, et in particolare dal sole; non discostandosi dall'altra parte il P. Bovio dalla volgata sentenza, ad Aristotele attribuita.

Morì anche il S.or Alpini([32]) a cui successero nella ostensione al Giardino il S.or Prevozio([33]), e nella lettura il S.or Iacopo Zabarella.

Alla cathedra del Sig.or Minadoi([34]), morto costì, fu condotto da Pisa il S.or Fonseca([35]); a cui, doppo la morte del S.or Vigonza([36]), occorsa due mesi sono, è stato dato concorrente in secondo luogo il S.or Silvatico([37]). Furono questi due chiamati a Gratz alla cura del Ser.mo Arciduca Carlo; e 'l S.or Vigonza era stato condotto a Bologna sopraordinario, con honoratissima provisione. Il S.or Fonseca ultimamente ha stampato un libro de' suoi consulti([38]) e dedicatolo al re di Polonia; ne è stato honorato di donativo di cento scudi d'oro.

Pochi anni sono un tedesco Austriaco([39]) fu fatto vicerettore degli Artisti, e morto in cotal carico, fu dall'Università con solenni essequie sepellito. La state passata fu fatto un rettore de' Leggisti([40]), che durò in officio due mesi soli.

Mons.or Gasparo Lonigo meteorista è stato fatto auditore di Mons.or Patriarca, e però tralascierà la lettura.

Morì il S.or Acquapendente([41]), doppo di haver maritata sua nipote in un nobile Viniziano, nipote del Vescovo di Vicenza, di casa Dolfini, la quale pochi giorni sono è passata all'altra vita senza figliuoli. La notomia si diede al S.or Adriano Spigellio, a cui fu dato concorrente in secondo luogo il S.or Francesco Piazzoni Padovano. E ciò quanto allo Studio.

Dell'affetto poi che la dimostra verso di me, tengo degna corrispondenza, vivendo nell'animo mio grata memoria degli obblighi che io devo alla sua molta cortesia, e desiderio grande di essere impiegato in cosa di suo servizio. In Vinezia, dove hora dimoro a S. Stai in casa delli SS.ri Ferrari, mi trattenirò fino a Quaresima, per occasione di trattare con questi librari se a sorte mi venisse fatto disporli ad istampare un mio libro De reconditis antiquorum lucernis([42]); dove, occorrendo a V. S. di favorirmi de' suoi commandamenti, potrà in questo tempo inviar sue lettere. E per fine le bacio cordialissimamente le mani.

 

Di Vinezia, li 26 di Gennaio 1620.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ser.re Aff.mo

Fortunio Liceti.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.or mio Oss.mo

Il Sig.or Galileo Galilei.

Al canto alla Cuculia.

Firenze.

 

 

 

1439*.

 

GALILEO a [GIULIANO DE' MEDICI in Madrid (?)].

[1620]

 

Dal Tomo III, pag. 142-143, dell'edizione citata nell'informazione premessa al n.° 1201.

 

Sono molti anni che io feci offerta alla M. Cattolica di una mia invenzione per potere in ogni tempo e luogo ritrovare la longitudine, negozio di grandissima importanza per l'esatta descrizione di tutte le provincie del mondo, delle carte nautiche e per la navigazione stessa, onde in ogni secolo è stato ricercato, nè sin ora da alcuno ritrovato. A tale mia offerta si sono attraversate molte difficoltà, le quali hanno lungo tempo ritardato l'esserle dato orecchio e l'essere abbracciata conforme al merito della sua grandezza: di che (per quanto ho inteso) ne è stato principal cagione l'esser ne i tempi passati state proposte molte invenzioni, le quali poi, accettate e venutosi alla esperienza ed all'uso, sono riuscite vane e di niuna utilità; onde Sua M., già molte e molte volte defraudata, si è trovata in fine aver fatti inutilmente dispendi di grosse somme di denari: perlochè si era presa deliberazione d'andar per l'avvenire molto più riservati e circospetti. Questa determinazione, e la sicurezza che io ho del mio trovato, mi ha fatto prendere resoluzione di manifestare liberamente a Sua M. il principal fondamento([43]) di quello, sicuro che essa sia per gradire la mia liberalità. Il negozio dunque procede nell'infrascritta maniera.

Ritrovare la longitudine non è altro che, stando noi in qualsivoglia parte del mare e della terra, sapere quanto noi siamo lontani, verso ponente o levante, da un meridiano ad arbitrio nostro prefisso per termine e principio dal quale tal longitudine si misura. Di ciò son venuti in cognizione sino a questa età tutti gli antichi e moderni geografi solamente per mezzo degli eclissi lunari, secondo che da diverse parti della terra sono stati osservati ad altre ed altre ore della notte: imperocchè se, v. g., il medesimo eclissi che in Siviglia si vide dieci ore dopo mezzo giorno, nelle Terzere([44]) si vide otto ore dopo il loro mezzo dì, chiara cosa è che nelle Terzere il sole arrivò al loro meridiano due ore più tardi che al meridiano di Siviglia, e che in conseguenza dette isole sono più occidentali trenta gradi. Ora, se in ciascheduna notte accadessero eclissi, e di essi si avessero calcolati e ridotti in tavole i loro tempi dell'apparire in un determinato luogo, non è dubbio alcuno che in ciascheduna notte potrebbero i marinari sapere in quanta longitudine si ritrovassero; ma perchè rarissimi sono gli eclissi, piccolissimo e quasi nullo resta l'uso loro per le navigazioni.

Ma quello che sino alla nostra età è stato occulto, è toccato a me in sorte di scoprire e ritrovare, cioè come in cielo in ciascheduna notte accaggiono accidenti osservabili per tutto il mondo, opportuni per la investigazione della longitudine quanto si sieno gli eclissi lunari, e molto più ancora: e questo si ha da i quattro Pianeti Medicei, li quali in cerchi diversi si raggirano continuamente intorno alla stella di Giove, li quali, o col congiugnersi due di loro insieme, o coll'unirsi coll'istesso Giove, o col separarsi([45]) da esso, o coll'eclissarsi, cadendo nella sua([46]) ombra, o coll'uscire di detta ombra, ci danno in diverse ore di ciascheduna notte uno, due, tre ed anco talvolta quattro e cinque punti mirabili per la cognizione che ricerchiamo, e tanto più esquisiti degli eclissi lunari, quanto questi sono in certo modo momentanei; sicchè poi le longitudini vengono sapute senza errore anco di una lega. Queste stelle sono state a tutti sin ora inosservabili ed invisibili: io, coll'eccellente telescopio da me ritrovato e fabbricato, le ho scoperte, e per dodici anni continui osservate; ne ho con lunghe e laboriose vigilie ritrovati i movimenti ed i periodi, e fabbricatone le tavole, colle quali posso in ogni tempo futuro calcolare le loro congiunzioni, eclissi e gli altri accidenti soprannominati, mediante i quali ogni notte ed in ogni parte della terra e del mare posso puntualmente sapere la mia longitudine: ogni notte, dico, che si veda la stella di Giove, il che accade per tutto l'anno, eccetto quei giorni che ella sta sotto i raggi del sole.

L'impresa è grandissima, e che forse poche ne sono state che avanzino questa in nobiltà, perchè ella si appoggia e fonda sopra tre grandissime maraviglie, le quali mi è bisognato investigare. La prima è stata il ritrovare uno strumento col quale si moltiplichi la vista quaranta e cinquanta volte sopra la facultà naturale; la seconda, ritrovare in cielo un nuovo mondo, con quattro nuovi pianeti che intorno ad esso si vanno rigirando; terzo, ritrovare i tempi delle conversioni di tutti quattro, sicchè per essi io possa esattamente calcolare i loro accidenti.

Ecco brevemente accennato il mio progresso, ben degno della M. Cattolica, per la cui grandezza si ritrovano nuove parti di questo basso mondo, e nuovi mondi interi si scuoprono in cielo.

 

 

 

1440*.

 

GIULIANO DE' MEDICI a CURZIO PICCHENA in Firenze.

Madrid, 26 gennaio 1620.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4949 (non cartolata). – Autografa la sottoscrizione.

 

.... Ho in buona congiuntura dato al Segretario Arostigui il memoriale per il servizio del S.r Galileo, con raccomandarlo al S.r Don Baldassar de Zuniga, come quello che più degli altri è intendente di queste materie....

 

 

 

1441.

 

FRANCESCO STELLUTI a GALILEO in Firenze.

Fabriano, 27 gennaio 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 87-88. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

 

Prima ch'io partissi di Acquasparta per Fabriano, che fu due giorni avanti le feste di Natale prossime passate, già m'era capitata in mano la Libra Astronomica del Padre Grassi([47]), quale, havendola letta, mi è parso che si sia assai più lasciato trascorrere nel dire contro V. S. e contro il S.r Guiducci e contro i Lincei, di quello che prometteva nel principio del discorso, et che veramente non si sia retto da Giesuita, dando la burla sino all'istessa Academia Fiorentina, o per dir meglio al Console di essa, con quei suoi scherzi, come haverà visto. E perchè ho inteso che V. S. s'era accinta già alla risposta, perciò mi è parso scrivergli la presente, con avvertirla di alcuni particolari, sebene son sicurissimo che già gl'haverà considerati, come prudentissima. Contuttociò ad cautelam ho voluto accennargli: et sono, che non mi pare espediente in modo alcuno che risponda V. S., ancorchè lei sia stimulata, ma faccia rispondere all'istesso S.r Guiducci, quale è trattato da semplice copista, perchè non è conveniente che un maestro la pigli con un discepolo, come si finge il detto Grassi; sichè sia vinto quello da un discepolo di V. S., poichè potrà più liberamente parlare, ma però con quella gravità e maniera che sa fare V. S., e potrà dire che se il maestro di quello ha cosa alcuna contro V. S., che parli lui, al quale poi V. S. risponderà volentieri. E sopratutto non vorrei mai nominare nè detto Padre Grassi nè meno il Collegio del Giesù, fingendo di pigliarla solo con quel discepolo, perchè altrimenti saria un non mai finire, pigliandola con quei Padri, quali, essendo tanti, dariano da fare a un mondo intiero, e poi, sebene hanno il torto, vorranno non haverlo; et a noi ciò non potrebbe giovare, anzi nuocere assai, essendo in particolare poco amici delle nuove opinioni, come sono tutti li Peripatetici. So che V. S. havera l'istesso pensiero, e però non mi estenderò più in lungo a persuaderglilo; e di questa istessa opinione è anco il S.r Principe nostro et il S.r Colonna([48]), quale anco me ne scrive. E di questo basti.

Dal S.r Mattheo Sabatini, nepote del S.r Cavalier Cesare Sabatini, che hora è qui, ho havuto nuova di V. S., dicendomi che per lo più se la passa fuori in villa per la sua poca sanità. Mi dispiace che sia per questa cagione, sebene lo deve fare anco per più quiete dell'animo e per poter meglio attendere alle speculationi; ma sopratutto procuri per la sanità, che da questa poi ha dipendenza il resto. Et con sua comodità poi m'accennarà qualche cosa sopra il particolare scrittoli. Intanto, non occorrendomi altro, me li ricordo servitore e le bacio le mani.

 

Di Fabriano, li 27 di Gennaro 1620.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ser.r Aff.mo

Francesco Stelluti.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re et P.ron mio Oss.mo

Il S.r Galileo Galilei L.

Perugia per Fiorenza.

 

 

 

1442*.

 

FILIPPO III, Re di Spagna, a PEDRO TELLEZ Y GIRON, Duca di Ossuna, [in Napoli].

Madrid, 28 gennaio 1620.

 

Arch. Generale di Simancas. Secretaria de Estado. Legajo 1883. «Minuta de despacho de S. M. al Duque de Osuna, fecha en Madrid á 28 de Enero de 1620.»

 

El Conde Orsso Delzi, embaxador del Gran Duque de Toscana, estando aquí me representó que Galileo Galiley, Mathematico de S. A. y lector en la Unibersidad de Pissa, offreçia de dar el modo para poder graduar la longitud y facilitar y asegurar la navegaçion del oceano, y que offreçia tambien otra imbençion para las galeras del Mediterraneo, con que se descubrirán los baxeles del enemigo diez vezes lejos que con la vista ordinaria, y por no estar aquí el dicho Galiley no se hizo la esperençia dello. Agora se me ha dado de su parte el memorial de que aquí va copia([49]), haziendo instançia en que se tome resoluçion en su propuesta; y para saber la substançia que tiene, he querido encargaros (como lo hago) le oygays atentamente; y aviendolo comunicado con personas platicos desta profession, me avisareys con mucha particularidad de lo que os pareçiere en ello; que yo seré servido de que assí lo hagays y el acudirá a verse con vos luego que recibays esta.

 

 

 

1443*.

 

GIULIANO DE' MEDICI a CURZIO PICCHENA in Firenze.

Madrid, 28 gennaio 1620.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4949 (non cartolata). – Autografa la sottoscrizione.

 

.... Havendo rincontrato nel Segretario Arostigui, non solo mi ha detto che era stato servito il Sig.r Galilei nella sua domanda, ma che già n'era stata fatta la spedizione con una lettera al Vice Re di Napoli([50]), sì che poteva incaminarsi a quella volta a sua posta per far la prova; et domandandogliene io il dupplicato, perchè detto Sig.r Galilei possa presentarsi con esso a quel Vice Re, mi ha detto di darmelo, et che si manda la lettera a dirittura con questo corriero, che sarà di più efficacia che se si fusse data in sua mano. E fra tanto che io mandi questo dupplicato, il quale detto Arostigui haveva per superfluo, potrà il S.r Galilei, se gli parrà, far tastare il Vice Re, che doverà essere il Card.1 Borgia, innanzi che mettersi in viaggio....

 

 

 

1444.

 

LORENZO PIGNORIA a [GALILEO in Firenze].

Padova, 31 gennaio 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 109. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Per servire a V. S. ho atteso (per quanto m'è stato possibile) la promessa d'essere maligno([51]): et credo che l'haverò fatto infelicemente; tuttavia spero che s'attenderà la intentione principale, ch'è l'obedire. Prego V. S. a scusarmi con l'autore delle inscrittioni, et dirli ch'io vorrei essere adoperato in materia più benigna et in opera più conveniente alla mia natura, chè forse io haverei ventura più a proposito del desiderio di S. S.ia All'uno et all'altro bacio le mani, et desidero loro compita contentezza.

 

Di Padova, il dì 31 Genn.o 1620.

Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma

Ser.re Devotiss.o

Lorenzo Pignoria.

 

 

 

1445*.

 

GIULIANO DE' MEDICI a CURZIO PICCHENA [in Firenze].

Madrid, 4 febbraio 1620.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4949 (non cartolata). – Autografi la sottoscrizione e il poscritto, che è formato dal capitolo che qui pubblichiamo.

 

Per conto del Sig.or Galilei, non ho ancora havuto quel dupplicato([52]), non si facendo le cose qui così presto, come V. S. sa; et lo solleciterò, per poterlo mandare con la prima occasione.

 

 

 

1446*.

 

GIOVANNI FABER a GALILEO in Firenze.

Roma, 15 febbraio 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 139. – Autografa.

 

Molt'Ill.re Sig.re et Padron mio Oss.mo

 

Ho ricevuto questa mattina la gratissima risposta di V. S. delli 27 del passato, con una rinchiusa al Sig.r Prencipe Cesi, alla quale questa sera darò felice ricapito per Aquasparta. Ho havuto ancora l'altro hieri una dal Sig.r Don Virginio nostro da Nettuno([53]), il quale per li cattivi tempi in Nettuno non ha nè peggiorato nè migliorato; tuttavia sta assai commodamente bene; al quale ho dato conto di quanto V. S. mi avisa, et so che gli sarà nova gratissima: et è molto necessario abbassare l'orgoglio di quelli che si credono che tutti quelli che desiderono arrivare a qualche perfettione habbiano d'uscire dalle scole loro, come dal cavallo Troiano. Al Sig.r Marchese Muti([54]) ancora, che spesso si ricorda di lei, farò un bacciamano da parte di V. S. Ringrazio a V. S. del ricapito che ha dato della mia lettera al Sig.r Philippo, pittore di S. Al.za Ser.ma([55]), et la priego hora per l'istesso favore. Alla quale per fine riverentemente le bacio le mani.

 

Di Roma, alli 15 di Febr.o 1620.

Di V. S. molt'Ill.re

Divotiss. Se.

Giov. Fabro Lynceo.

 

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r mio et Padron Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Fiorenza.

 

 

 

1447*.

 

GIULIANO DE' MEDICI a CURZIO PICCHENA in Firenze.

Madrid, 20 febbraio 1620.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4949 (non cartolata). – Autografa la sottoscrizione.

 

.... Richiesi il Segretario Arostigui della copia della lettera al Sig.r Vice Re di Napoli per il Sig.r Galilei, che faceva più tosto difficultà a darmela: e domandandogli se vi si comprendeva la promessa della mercede destinata a cotesto effetto, mi rispose che stava nel memoriale che era incluso nella lettera, e che dependerebbe dalla relazione del Vice Re; e non me ne mostrando interamente sodisfatto, me n'ha poi data una copia, accompagnata da una sua lettera per il Vice Re, nella quale abbona la persona del S.r Galilei, come vedrà da essa([56]). E potrà detto Sig.r Galilei trattare innanzi col Sig.r Vice Re, e procurare i suoi vantaggi, che ormai doverà essere il Card. Borgia, col quale facilmente havrà miglior fare....

 

 

 

1448**.

 

FEDERICO CESI a GIOVANNI FABER in Roma.

Acquasparta, 23 febbraio 1620.

 

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 423, car. 159. – Autografa.

 

.... Il S.r Galilei trova qualche difficultà nel porre in effetto il mio consiglio in materia della risposta; ma io persisto che la risposta ad ogni modo venga fuori per mano d'un suo discepolo. Al Sig.r Marchese Muti scrissi a lungo e di questo particolare....

 

 

 

1449*.

 

CURZIO PICCHENA a GIULIANO DE' MEDICI [in Madrid].

[Firenze], 23 febbraio 1620.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4950 (non cartolata). – Minuta.

 

.... Ho fatto sapere al Sig.r Galilei quel che V. S. Ill.ma ha scritto per conto del suo negozio, et egli starà aspettando di sapere se havrà da negoziare col Duca d'Ossuna o col Card.le Borgia. Et forse col duplicato che V. S. Ill.ma ha scritto esserle stato promesso([57]) ella ne manderà anche una copia, acciò il Galilei vegga quel che vien commesso al Vicerè, et se gli sarà data commodità alcuna d'andare a stare a Napoli; et egli sarà poi pronto d'andarvi et far quelle diligenze che si ricercano....

 

 

 

1450.

 

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].

Acquasparta, 4 marzo 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 89. – Autografa.

 

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

 

Già che per la gratissima di V. S. intendo che il S.r Guiducci non ha pensiero di pigliar la risposta al suo avversario per il verso che converrebbe, concorro pienamente con lei nel riprovar affatto ogni modo satirico e acerbo, come cose che sogliono dimostrare et accompagnare più l'eccesso delli affetti e passioni che la sodezza della dottrina, e perciò che nella risposta si deva tener altra via. Ma non vorrei che V. S. stessa uscisse in campo a darli la sodisfattione che tanto desidera e procura. Se per via d'alcun discepolo al presente non riesce, forse non sarebbe male far il debito in una semplice lettera di V. S. al Sig.r Guiducci stesso o ad altro amico di là, quale habbia sopra questo fatto trattato con V. S. e datogliene opportuna occasione. L'accoglier molti in uno scritto medemo, lo lodo assolutamente, e similmente il sollecitare nel dar fuori quello che deve darsi. Molto meglio V. S. potrà considerar e risolvere il tutto; ma io non posso contener l'affetto mio verso di lei, che non esponga liberamente il suo senso. Aspettarò d'intender la sua risolutione, et insieme buona nuova di lei e che mi commandi.

Di me posso dirle che, Dio gratia, me la passo con buona sanità e qualche poco più di quiete delli anni a dietro. Séguito il corso delle naturali contemplationi al meglio che m'è permesso dalla propria debolezza e dalle solite distrattioni. Il Sig.r Cesarini sta meglio, Dio gratia, e li altri S.ri compagni tutti bene. Con che a V. S. di tutto core bacio le mani e prego da N. S. Dio ogni contento.

 

D'Acquasparta, li 4 Marzo 1620.

Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te

Aff.mo per ser.la sempre

F. Cesi Linc.o P.

 

 

 

1451**.

 

GIULIO CESARE LAGALLA a [GALILEO in Firenze].

Roma, 6 marzo 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 92. – Autografa la firma.

 

Molto Ill.re et Eccel.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

 

Con un altra mia([58]), doi mesi fa, fei riverenza a V. S., conforme era mio debito, la quale dubito non li sia capitata: per tanto ho voluto con la presente rinovar questo offitio et ricordare a V. S. la mia solita devotione. Diedi raguaglio con l'altra mia a V. S., con quanto gusto havevo letto il dottissimo Discorso fatto dal Sig.r Guiducci sopra le comete: con la presente li do aviso, haver sentito maggior piacere in haver letta l'Apologia fatta dalli Rev.di Padri Archimandriti([59]), et in segno delle notabil cose ne ho fatte l'apostille alla margine, le quali, se V. S. se degnerà per diporto leggere a veglia, le inviarò. Saviissimo è stato il pensiero di V. S. di non rispondere, perchè troppo frivole sono le ciancie che dicono, nè meritano la dotta censura sua; et li giuro che son restato attonito, si habbiano fatta uscire tal cosa dalle mani.

Io sono intorno a far stampare una mia opera De immortalitate animorum ex Aristotelis sententia([60]), con molti altri opusculi di filosofia, tra' quali vi è uno nel qual mostro che il cielo sia animato di anima informante, non solo secondo li dogmi di Aristotile, ma anche secondo la vera filosofia, cosa impugnata grandemente dai detti Padri, e come erronea, o vero almeno temeraria in fede, da loro riputata. Però, per gratia del Signore, è stata approvata dal Santo Offitio di Roma come opinione che, senza alcun scrupolo di errore, possa sostenersi, et mandarsi in luce. Ogni cosa si stampa in Roma nella stamperia Cammerale, et ne mandarò subito a V. S. un libro, finito che sarà, acciò si degni honorarlo.

Il Sig.r Thomasso Monte Catini, gentilhuomo Lucchese, mi ha riferito, haver inteso a Pisa di prossimo che il Sig.r Gallesio([61]) habbi preso licenza da Sua Altezza Serenis.ma, per andare a riposarsene a casa sua. Per tanto ricordo a V. S. il mio desiderio di vivere al servitio di cotesta Serenissima Casa per più rispetti, et in particolare per poter da presso servire la persona di V. S. molto Ill.re: alla quale restando servitore bagio le mani.

 

Da Roma, li 6 di Marzo 1620.

Di V. S. molto Ill.re et Eccell.ma

Servitore Aff.mo

Giulio Cesare La Galla.

 

 

 

1452.

 

ZACCARIA SAGREDO a GALILEO in Firenze.

Venezia, 14 marzo 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 111. - Autografa la sottocrizione. Accanto all'indirizzo esterno si legge, di mano di Galileo: S. Zacc. Sagredo avvisa la morte del S. G. F.

 

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

 

Intenderà V. S. molto Ill.re, so certo con infinito disgusto, la perdita che habbiamo fatta li giorni passati([62]) del S.r Gio. Francesco mio fratello, che sia in Cielo, soffocato da un violente cataro, da lui anco fomentato con infiniti disordini nell'indispositione sua di cinque giorni. Ho stimato debbito mio dar parte a V. S. molto Ill.re di questo accidente, et per il particolar affetto che esso S.r Gio. Francesco le portava, et per quello ancora che so ella porta a me. Così faccia Dio che m'incontri occasione di far per lei che bramava esso S.r mio fratello poter valere in servitio suo. Con che fine a V. S. molto Ill.re baccio la mano.

 

In Venetia, a 14 Marzo 1620.

Di V. S. molto Ill.re

S.r Galileo.

S.r Aff.mo

Zacc.a Sagredo.

 

Fuori: Al molto Ill.re S.r mio Oss.mo

L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei Mat.o

Firenze.

 

 

 

1453.

 

PAOLO GUALDO a GALILEO in Firenze.

Padova, 26 marzo 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 94. – Autografa.

 

Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

È possibile che V. S. m'habbia posto talmente in oblivione, che non mi vogli far degno, doppo tanto tempo, di due sue righe? Io gli ho scritto più di 4 lettere([63]), nè è stato possibile c'habbia potuto haver risposta d'alcuna di esse. Mi ricercò d'alcuni semi di meloni di questi paesi: io glieli mandai; nè pur di questi ho saputo mai niente. Ho deliberato di far come solevano fare certi uccellatori al tempo che s'adopravano le ballestre con li bolzoni, in luogo delle quali sono successi adesso gli arcobugi: hor questi, quando tiravano ad un uccello, guardavano dove cadeva il bolzone, per andarlo a recuperare; se non lo trovavano, sparavano un'altra volta all'istesso luogo la detta ballestra con un altro bolzone, per vedere se, con avertire la caduta di questo secondo, potevasi ritrovare il primo; et alle volte occorreva che lo trovavano, e qualche volta perdevano e l'uno e l'altro. Vengo all'applicatione: io le mandai già alcuni semi di meloni, de' quali mai ho havuto risposta; hor essendomene mandati alcuni di Spagna da un mio nepote che si ritrova a Madrid, ho voluto mandarne un pochi a V. S.: chi sa che questi non mi facci venir la risposta anco de gli altri. Mi scrive che sono eccellentissimi e durano buoni tutto l'inverno: mi sarà caro che le riusciscono.

Ho inteso che V. S. ha fatto un trattato sopra la cometa([64]), et io non ho havuto gratia di vederlo. Non sento n'anco più niente de gli effetti mirabili del suo cannocchiale. Caro Signor, se ha qualche cosa di nuovo, non mi difraudi: sa pure quanta stima ho fatto sempre e faccio di tutte le cose sue. Desidero anco d'intendere qualche cosa del stato suo, sì intorno alla sanità come intorno a' suoi studii.

Di nuovo non saprei che dirle di questi paesi. Questi Signori han condotto alla lettura del già Dottor Gallo([65]) un S.r Giulio Pace, di origine Vicentino, ma allevato e nodrito in Germania et in Francia, dove ha letto nelli principali Studii di quelle provincie con grandissimo nome, et ha bellissimi libri alle stampe sì in legge come in filosofia. Questi signori, subito giunto, l'han fatto Cavalier di Senato con una cathena d'oro di 200 Ddi, e li danno di prima condotta mille e trecento Ddi, che ridotti a moneta ordinaria saranno più di 1500. Lo Studio quest'anno è stato assai quieto: s'è detto che il Cremonino vogli dimandar licenza, per ritirarsi a casa sua per vivere in quiete. Morse il S.r Vic.o Contarini, che leggeva l'humanità in concorrenza del S.r Beni: havevano eletto in suo luogo un Rhodigino([66]), ma poi non è venuto, essendo stato tratenuto a Venetia per servire ad un collegio di giovani nobili poveri, nuovamente instituito in detta città, sì che questa lettura vaca.

Mons.r Ill.mo([67]) sta bene, come facc'io, e siamo tutti di V. S.; e con pregarle dal Signore ogni vero bene, le bacio le mani.

 

Di Pad.a, alli 26 Marzo 1620.

Di V. S. Ill.re et Ecc.ma

Ser.re

Paolo Gualdo.

 

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Firenze.

 

 

 

1454.

 

LORENZO PIGNORIA a [GALILEO in Firenze].

Padova, 27 marzo 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 113. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Dio perdoni a V. S. che m'ha fatto usare sì mala creanza, di metter mano nelle cose del S.r Picchena([68]). Di gratia, ch'io sia scusato et che mi sia perdonato, ch'altramente io non ne starei mai con la conscienza sicura.

Non ho risposto alla lettera di V. S., impedito da febre et catarro, che m'hanno afflitto sopra modo. Hora, per gratia d'Iddio, sto meglio, et risponderò con più commodo. Mons.r Gualdo scrive ancor esso, et la sua lettera viene con questa mia, che non so come non arrossirà comparendo costì et pensando al mancamento fatto. Bacio le mani a V. S., et le desidero compita prosperità.

 

Di Pad.a, il dì 27 M.zo 1620.

Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma

Ser.re Aff.mo

Lor. Pignoria.

 

 

 

1455*.

 

ANTONIO SANTINI a [GALILEO in Firenze].

Roma, 3 aprile 1620.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n.° 156. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.or Col.mo

 

Alla sua cortesissima lettera di molte settimane sono ho tardato a far resposta, massime per non occuparla con pregiuditio di faccende più utili; ma perchè ora con certo negotio uno de' Padri nostri, per servitio della religione, viene mandato costà, saria culpabile il mio silentio e dimorar più a farli reverenza. Aspetto che sia compito quel trattato che componeva in resposta a Lottario Sarzio, il che vedrò volentieri; ma più desiderarei veder spiegato le sue inventioni nelle cose filosofiche, e che il tempo non impedisse il manifestarle al mondo. Io sono applicato tanto a studii alieni, che poco tempo mi avanza; et ancorchè senta suscitar l'antico stimolo, conviene reprimere il diletto che dalla suavità di tali discipline si trae.

Intesi che era uscito del S.r Chepplero uno Harmonicum mundi([69]): non so quello si tratti questo argomento, qua non ne sono capitati; caso che lo havesse veduto, me ne dia qualche ragguaglio, perchè se fosse cosa grave me lo procurarei.

Il Padre che viene costì si chiama il Padre Don Ferdinando Petrignani: è fratello del Sig. Cav.r Petrignani. Se in qualcosa le occorresse il favore di V. S. E.ma, stimi fatto alla mia persona. Egli le farà reverenza più particolare a mio nome; e del venire costì può divisarne con esso, perchè il tempo può apportare più occasione. Tra tanto io resto il medesimo obbligatissimo servo a V. S. e partialissimo come sa, come altretanto desideroso de' suoi comandi, certificandola che niuno la riguarda con più affetto di quello mi faccia, perchè s'io non ben conosco, almeno ammiro, la sua virtù. E le faccio devotissima reverenza, augurandole la Santa Pasca.

 

Di Roma, a' 3 Aprile 1620.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Servo Dev.mo

Antonio Santini.

 

 

 

1456**.

 

FRANCESCO STELLUTI a [GALILEO in Firenze].

Fabriano, 4 aprile 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 96. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re et P.ron mio Oss.mo

 

Scrissi un'altra mia([70]) a V. S. nel mio ritorno qui in Fabriano, accennandogli alcuni particolari intorno alla Libra Astronomica del Padre Grassi. Hora, con occasione del ritorno costì del Sig.r Mattheo Sabatini, vengo con questa a baciarle le mani et a ricordarmele servitore, aspettando con desiderio di sentir buone nove dello stato di V. S.

In quanto poi al sopradetto Discorso del Padre Grassi, le replico con questa che in ogni maniera estimo bene il rispondergli; ma però dovendosi rispondere non al detto Padre, ma a quel suo finto scolare, come nell'altra mia gli dicevo, non è bene che gli risponda V. S., ma il S.r Guiducci, per le ragioni che in detta mia gli allegavo. Ma già che il S.r Guiducci non vuol entrare in queste risposte, come per una sua ho visto, mandatami dal Sig.r Principe, se gli risponde V. S., potrebbe indrizzare la risposta a qualche suo amico, e non a quel Lotario, nè meno al Padre Grassi, per non pigliarla con uno scolare, nè meno con quel Padre, chè sarebbe un non finirla mai; e([71]) scrivere con quel bel modo che saprà fare V. S.: e potrà, scrivendo ad un suo amico, scriver liberamente le sue opinioni e ragioni, con confutare quelle della detta Libra Astronomica; et con questa occasione potrà anco metter fuori li suoi pensieri di filosofia, come fa in quella risposta del Padre Castelli contro Ludovico delle Colombe, che a me piacque grandemente; e qui haverà maggiore occasione di allargarsi. Insomma vada pensando come le pare che sia meglio circa a detta risposta, se è risoluta a farla; e quando non voglia scrivere nè al Grassi nè al suo scolare, scriva ad una terza persona, fingendo esserne richiesta per havere le sue opinioni proprie, chè così a me parrebbe meglio. So che a V. S. non mancheranno ripieghi: contuttociò ho voluto con questa occasione accennargli il mio pensiero, non gli l'havendo detto con l'altra mia. Che è quanto devo dirle; et per fine qui resto con aspettare qualche suo comandamento, e le bacio con ogni affetto maggiore le mani.

 

Di Fabr.no, li 4 di Aprile 1620.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ser.re Aff.mo

Francesco Stelluti.

 

 

 

1457*.

 

ZACCARIA SAGREDO a GALILEO in Firenze.

Venezia, 14 aprile 1620.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n.° 95. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

 

Mi dariano grande occasione le lettere di V. S. molto Ill.re, colme non meno della sua gentilezza et amorevolezza che della sua pietà verso la mia afflittione, di discorrere più a dentro della perdita fatta da me per la morte del suo et del mio amorevolissimo fratello, il Sig.r Gio. Francesco; ma il rinovare il commun dolore è cosa troppo molesta. Dirò pur che V. S. molto Ill.re mi ha toccato nel vivo rammemorandomi l'affettione, l'unione et la conformità, che teneva con esso Sig.r mio fratello; sì come mi ha in estremo consolato coll'attestatione dell'haver trasferito in me quell'amore ardentissimo che ella gli portava. Consolatione grandissima appresso ho ricevuta nel veder il desiderio che tiene di mirar ancora presentialmente questa casa, per consolarsi nella posterità mia delle passate perdite, la quale in vero, quando che piaccia a Dio di non levarle la propria custodia, potrà in qualche parte per aventura sollevare il nostro travaglio. Sette sono li figliuoli che Dio mi ha dati, onde ho potuto rinovare li nomi di miei vechi abbondantemente, cioè di Niccolò, Paolo, Gio. Francesco, Bernardo, Marco, Alvise et Stefano. Se farà Dio benedetto che si accostino a' costumi di cui portano in fronte la memoria, ne loderemo la Sua Divina Maestà.

Io so che il S.r Gio. Francesco teneva qualche negotio di V. S. molto Ill.re per le mani; se alcuna cosa ci è, o manca, onde io possa supplire, io la prego efficacemente concedermi il contento di poterla servire: et se nelle cose di lui alcuna ce ne fusse di gusto suo, in gratia me ne faccia cenno, chè maggior favore non potrò ricevere che sia goduta da lei.

Mi mostrò egli, poco innanzi la sua morte, alcune lettere di V. S. molto Ill.re in proposito del credito mio con M.r Camillo Germini. Io ne scrivo una parola anco al S.r Residente: se esser può, io lo prego a farmi recuperar il danaro dovutomi da lui, che tutto riconoscerò sì come grande benefitio ottenuto dalla sola amorevolezza et gentilezza di lei. Con che fine a V. S. Ill.ma bacio affettuosamente la mano.

 

In Venetia, a 14 Aprile 1620.

Di V. S. molto Ill.re

S.r Galileo.

S. Aff.mo

Zacc.a Sagredo.

 

Fuori: Al molto Ill.re S.r mio Oss.mo

L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.

Fiorenza.

 

 

 

1458**.

 

CARLO MUTI a GALILEO in Firenze.

Roma, 18 aprile 1620.

 

Autografoteca Morrison in Londra. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re Sig.r Oss.mo

 

Se dalla scarsezza dello scrivere dovesse altri fare argomento dell'affetto, potrebbe per avventura V. S. dubitar della mia volontà: ma ella sa che amore appoggiato all'altrui merito non ha mestiero, per sostenersi, di somiglianti lusinghe; e dove anche è già conosciuto l'animo, indarno è il testimonio delle parole. Vaglia ciò dunque per iscusa del silentio.

Intendo che parla, non so dir se V. S. o 'l S.r Guiducci, nel replicare alle oppositioni fatte qua al Discorso delle Comete. Grande è il desiderio col quale altri aspetta di veder queste repliche, havendo per costante, chi conosce 'l valor di V. S., ch'elle habbiano a corrispondere alla peregrinità dello 'ngegno, e, quel che soprano condimento è di tutte le cose, alla modestia. Non può, com'ella sa, leggier'ombra macchiare nè oscurar gran luce. E con ciò le bacio le mani, pregandole colma d'ogni bene la Santissima Pasqua.

 

Di Roma, a' 18 di Aprile 1620.

Di V. S. molto Ill.re

S. Galileo Galilei.

Aff.mo S.re di core

Carlo Muti Lync.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re Oss.mo

Il Sig.re Galileo Galilei.

Firenze.

 

 

 

1459*.

 

PAOLO GUALDO a GALILEO in Firenze.

Padova, 20 aprile 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 114. – Autografa.

 

Ill.re et Ecc.mo Sig.r

 

Io non ho mai havuto lettere da V. S., alle quali io non habbia subito prontamente risposto. Il S.r Duca d'Acerenza([72]) ha usato l'istesso termine di creanza meco che ha usato con V. S.; poi che all'istesso tempo ch'ella le mandò il suo occhiale, io gliene mandai alquanti para di questi ordinarii, conforme al suo desiderio, tra' quali un paro venutimi da Parigi eccellentissimi, e di più le mandai una scatola piena di varii semi di fiori, che pur mi ricercò, nè mai ho havuto nuova alcuna della ricevuta: e pur son stato certificato c'ha havuto il tutto. Voleva anco far una sepultura o memoria al S.r G. Vinc.o([73]), ma mai più s'è lasciato intendere. Pure io voglio stuccicarlo di nuovo.

Non mandai a V. S. li semi di Poiana, nè li mando n'anco al presente, poi che sono alquanti anni che il Conte Nicolò([74]) morì, sì che non ho saputo a chi scrivere. Volevo scrivere a certo prete allevo di quella casa, ma ho trovato ch'è andato a Loreto; sì che per quest'anno si contenterà delli meloni firentini.

Starò attendendo con desiderio le sue compositioni, lette sempre da me con grandissimo gusto.

La morte del S.r Sagredo([75]) ha passata l'anima a tutti i galant'huomini, perchè era Signore di gran valore. Dio benedetto l'habbia in gloria, e doni a V. S. il compimento d'ogni vero bene; e le bacio le mani, salutandola caramente a nome di Mons.r Ill.mo([76])

 

Di Pad.a, alli 20 Apr. 1620.

Di V. S. Ill.re et Ecc.ma

Ser.re

Paolo Gualdo.

 

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Fiorenza.

 

 

 

1460*.

 

GIULIANO DE' MEDICI a CURZIO PICCHENA in Firenze.

Madrid, 22 aprile 1620.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4949 (non cartolata). – Autografa la sottoscrizione.

 

.... Ho parlato al Sig.r Segretario Arostigui di far rinnovar le lettere per il negozio del Sig.r Galilei al S.r Card. Borgia, il qual m'ha detto che, sebene si poteva far di meno, in ogni modo le rinnoverebbe per ogni miglior rispetto. Et al Segretario resterà la cura di mandarle a V. S., poichè, subito che havrò l'audienza da S. M.à, vedrò di spedirmi quanto prima, per far prova se possa essere a tempo con le galere di Don Ottavio o della Platta; se no, seguiterò da Barzellona il viaggio per terra....

 

 

 

1461*.

 

CAMILLO GERMINI a [ZACCARIA SAGREDO in Venezia].

[Firenze], 25 aprile 1620.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n.° 101. – Copia sincrona, alla quale sono premesse queste parole: «Copia d'un capitolo della lettera del Germini di 25 Aprile»: cfr. n.° 1465. Sotto di essa, sulla stessa carta, è un conto di dare e avere tra Galileo e Giovanfrancesco Sagredo: cfr. n. 1465.

 

Resto obligatissimo a V. S. Ill.ma del tanto aspettatomi a ricever la dovuta sodisfatione delli danari li restai debitore quando feci partenza di Cadore; et la supplico a creder quel che veramente è, cioè che io habbi usata diligenza grandissima per contrattare la mia casa, ma che sin hora non mi sia mai riuscito, il che non poco ha diminuito il mio capitale. E se si contenta di voltar il credito al S.r Galileo, potrà mandargli il scritto che tiene di mia mano, col quale io mi intenderò et sarà sodisfatto quando Dio vorrà darmi gratia di concludere un partito della mia casa; chè quanto al voler mio, sarebbe seguito molto tempo fa. Terrò sempre obligo a V. S. Ill.ma del benefitio che mi farà, etc.

 

Laus Deo. Primo Gen.ro 1618.

 

 

 

Ecc.mo Sig. Galilei deve dare per grogano mandat'a lui per avanti .....….£ 82.

 

L'Ecc.mo Galilei deve havere per riscossi dal Crimonino per conto suo scudi 50….£ 410.

Per scossi dal Cremonino scudi 25....….......£ 205.

 

 

 

1462*.

 

GIROLAMO DA SOMMAIA a GALILEO [in Firenze].

Pisa, 29 aprile 1620.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXIX, n.° 55. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.or mio Oss.mo

 

Mando con questa il solito mandato([77]), e rendo insieme molte et affettuose gratie a V. S. dell'honore che si compiace farmi nella sua; e riconosco tutto, come devo, da una infinita sua cortesia, non havendo con lei merito alcuno, se bene invero la voluntà di servirla è stata et è ardentissima, conforme alla obligatione che al suo valore deve ciascuno: et io in particulare per molti favori fattimi V. S. (sic) sono tenuto più che infiniti altri; ma la debolezza delle forze mi ha tolto il poter con gli effetti dimostrarli l'interno dell'animo, del quale la prego per hora a restare appagata. E con affetto gli bacio le mani, e prego da Dio intera felicità.

 

Di Pisa, a' 29 di Aprile 1620.

Di V. S. molto Ill.re et Eccell.ma

S.or Galileo.

S.re Aff.mo

Girol.o da S.ia

 

 

 

1463*.

 

GIULIO INGHIRAMI a CURZIO PICCHENA [in Firenze].

Madrid, 30 aprile 1620.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4949 (non cartolata). – Autografa la sottoscrizione.

 

.... E quanto al dupplicato([78]) per il Sig.r Galilei, mi ha detto il Segretario Arostigui che sarà bene aspettare un poco, per sapere l'arrivo del S.r Card. Borgia al suo governo; sì che anche qui si dubita, benchè siano andati più e più volte reiterati ordini, e benchè vadino qui prevenendo e disponendo la casa dove ha da vivere il S.r Duca d'Ossuna ....

 

 

 

1464*.

 

FRANCESCO MARIA DEL MONTE a GALILEO in Firenze.

Roma, 3 maggio 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 164. – Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

 

Ill.re Sig.re

 

Il pittore, essibitor dela presente, mostrerà a V. S. un occhiale da veder d'appresso, fatto ad imitatione del suo. Et perchè la bontà di questo occhiale mi ha fatto nascer desiderio di haverne un altro simile, prego V. S. a pigliarsi il pensiero di favorirmene, et di avvisarmi dela spesa che anderà in esso, persuadendosi di farmene accettissimo piacere. Et mi offero a lei nele sue occasioni.

 

Di Roma, li 3 di Maggio 1620.

Di V. S.

 

 

Qui cito dat, bis dat.

 

 

[S.r] Galileo Galilei.

Come fratello

Il Card.le dal Monte.

 

Fuori: All'Ill.re Sig.r

Il S.r Galileo Galilei.

Firenze.

 

 

 

1465*.

 

ZACCARIA SAGREDO a GALILEO [in Firenze].

Conegliano, 5 maggio 1620.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n.° 96. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

 

Significai a V. S. molto Ill.re quel tanto che ella intese per le precedenti lettere mie, perchè io sapevo haver tenuto negotio con lei sempre il già S.r mio fratello, onde sono andato tanto pensando poter esser avanzata alcuna reliquia di quello. Sarò prontissimo all'esborso di quanto ella mi accenna, o le rimetterò il danaro, come più le piacerà.

Essendomi ritirato in queste parti per godere un poco di buon'aria a sollevo di qualche mia indispositione, et portati meco alcuni libri et scritture, io ritrovo in un memoriale del predetto mio fratello il conto che ad ogni buon fine ho voluto includere in copia([79]), che appunto risponde a quello V. S. molto Ill.re mi accenna rimaner creditore in circa. A questo proposito io voglio ben pregarla, come fo efficacemente, che, se ben non tanto atto come era il povero S.r Gio. Francesco, in ogni modo al pari di lui et di ogni altro inclinato et pronto al suo servitio, voglia in ogni tempo et occasione servirsi dell'opera et persona mia, con quella confidenza maggiore che può usare con chi si sia antico et sincero amico suo.

Nel particolare del mio credito col Germini, io riposo sopra l'amorevolezza et gentilezza di V. S. molto Ill.re Ne scrivo alcuna cosa al S.r Residente, et l'istesso Germini ne scrive a me ancora quanto si compiacerà ella vedere dall'alligata copia([80]). Se haverà egli ad aspettare od incontrare qualche avviamento, o che volontariamente venda la casa acquistata, dubito non haverem vita a sufficenza per vedere la mia sodisfattione. Gli caricherà la mano addosso il S.r Residente, et attenderò poi quello V. S. molto Ill.re si compiacerà dirmene con sue lettere. Aggiungerò solamente che, per lo peso che io tengo sopra le mie spalle di numerosa famiglia, la recuperatione di questo credito mi riuscirà di non poco sollievo, onde l'obligatione che ne tenerò a V. S. molto Ill.re, dalla quale sono per riconoscere il tutto, sarà grandissima. Et per fine le bacio cordialmente la mano.

 

In Conegliano, a 5 Maggio 1620.

Di V. S. molto Ill.re

S.r Galilei.

S.r Aff.mo

Zacc. Sagredo.

 

 

 

1466.

 

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].

Acquasparta, 18 maggio 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 118. – Autografa.

 

Molt'Ill.re Sig.r mio sempre Oss.mo

 

Il Sig.r Don Virginio Cesarini, mal trattato dalla sua indispositione nel'incominciato viaggio questi giorni a dietro, a mia esortatione si compiacque arrestarsi e riposarsi qui alquanto, dove, Dio gratia, si va tuttavia rihavendo; et è seco il Sig.r Ciampoli, e ce la passiamo con grandissima consolatione.

Non poche volte ci siamo ricordati di V. S. e delli suoi nobilissimi componimenti, quali tanto desideriamo veder compiti; et in particolare habbiamo unitamente fatta ogni necessaria consideratione sopra la risposta alla Libra, et c'è parso tanto necessario che venghi fuori e presto, quanto anco che per ogni rispetto V. S. non vengha fuori a duello direttamente, ma o per mezzo del'istesso Sig.r Guiducci, quando però egli resti persuaso d'astenersi da detti mordaci et aspri, o pure scrivendo lettera con occasion di richiesta d'amico, come le accennai, ancorchè longhissima. Così credo le accennarà l'istesso Sig.r Ciampoli; et il vero affetto nostro et obligo verso V. S. non ci permette sentire altrimente. V. S. m'assicuro che considerarà il tutto molto meglio.

Quanto al suo passare a Napoli([81]), veramente ci pare opportunissimo il tempo quando vi sarà fermo il Vicerè, che anco il Sig.r D. Virginio speriamo si trovarà là e potrà oprar molto in servigio del negotio. Io poi se sto con ansietà di riveder V. S., pol bene imaginarselo, e che lo desidero infinitamente: per ciò non lasci in alcun modo di far questa strada, che le riuscirà anco breve e commoda, et io ce l'aspetto sicuramente. Et con questo di tutto core a V. S. bacio le mani, e le prego da N. S. Dio ogni contento.

 

Di Acquasparta, li 18 Maggio 1620.

Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te

 

 

Il Sig.r D. Virginio meco affettuosamente le bacia le mani.

 

 

Aff.mo per ser.la sempre

Fed.co Cesi Linc.o P.

 

 

 

1467.

 

GIOVANNI CIAMPOLI a [GALILEO in Firenze].

Acquasparta, 18 maggio 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 116-117. - Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Col.o

 

Mi trovo da quindici giorni in qua, col S.r D. Virginio, in Acquasparta dal S.r Princ. Cesi; conversatione degna di esser invidiata da V. S. altrettanto, con quanto cordiale affetto è qui continuamente desiderata la sua. Siamo tre suoi nemici, unitamente congiurati contro la persona sua; ella s'immagini che satire si facciano ne i ragionamenti nostri contro i meriti di lei, sì poco conosciuti e reveriti da noi, come credo ch'ella si persuada. Il S.r Principe ci ha dato nuove di lei, congiunte con qualche speranza di dover presto vederla a Roma per passare a Napoli. Io penso che forse vederò lei prima in Firenze; ma perchè questa mia venuta non è anco tanto certa che sia irrevocabile, le dirò in lettere quanto a questo quel che allhora le potrò dire in voce.

Stimiamo circa al negotio di V. S. ottima congiuntura quella del S.r Card. Borgia; perchè il S.r D. Virginio, che è trattato da lui come parente, gli è anco in grande stima per il proprio merito; et appresso al S.r Cardinale è uno Auditore favoritissimo, gentilhuomo d'ingegno eminente, amico intrinseco del S.r D. Virginio e mio, che mille volte ci ha sentito ragionar di lei, et anco prima l'ammirava come singolare splendore di lettere nell'Europa. Avviso il tutto a V. S., acciò ella sia informata di quel che passa e se ne vaglia con ogni sicurtà, assicurandola che nel S.r D. Virginio ella può confidare quanto in me proprio, chè non troverà in esso minor prontezza di servirla.

Si sono poi hoggi in terzo fatti lunghi ragionamenti circa la risposta desiderata della Libra Astronomica. A tutti tre, che viviamo affettuosamente gelosi della riputatione di V. S., pare necessario il rispondere, e quanto prima; ma però questi Signori sarebbero stati d'opinione che, per degnità maggiore della sua persona, o non comparisse il nome suo, tanto glorioso, in contesa di persona mascherata, o che almeno ella mostrasse di farlo richiesto da qualche amico della sua opinione più tosto in forma di lettera che di libbro: se bene molti libbri, dedicati ne i principii loro a varii personaggi da gl'antichi scrittori, hanno i proemii loro in forma di lettere, et i trattati poi con ordine di perfetto volume. Io so che l'accortezza di V. S. non ha bisogno di consigli; però a questi Signori preme ch'ella non s'humilii anco tanto per modestia, che ne risulti troppa gloria a gl'avversarii benchè perdenti.

Il S.r Principe mi dice di scrivere a lei nel medesimo tenore, et il S.r D. Virginio, rimettendosi alla mia lettera, le si ricorda servitore partialissimo. Facciamo più d'un brindesi alla sanità di V. S., alla quale io fo humilissima reverenza, supplicandola a continuarmi l'affetto([82]) e protettion sua.

Sarò fra pochi giorni in Roma, e mi vi tratterrò almeno fino all'estremo di Giugno: però non mi vi lasci vivere senza alcun suo comandamento.

 

Di Acquasparta, il dì 18 di Maggio 1620.

Di V. S. molto Ill.re

Dev.mo et Obl. Ser.re

Gio. Ciampoli.

 

 

 

1468.

 

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Firenze].

Pisa, 20 maggio 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 120. – Autografa.

 

Molto Ill.re S.r et P.ron Col.mo

 

So che non accade ch'io adduca scuse a V. S. di non l'havere iscritto, perchè tutte riuscirebbono scarse, quando questo solo non li capisse nell'animo, che il non haver cosa degna di scrivere ad un par suo, et non volerla infastidire con cose frivole, è stato causa di cotesto; chè quanto al ricordarmeli continuamente servitore, non ho mancato di farlo (come ben era conveniente e conforme al vero), scrivendo al P. D. Benedetto([83]), reputando quasi di scrivere a V. S. stessa, come ch'io sappi lor due esser, per dir così, d'un animo stesso. Pure, se questo non gli paresse causa sufficiente, converrà sottopormi alla censura di V. S., confessando che l'haver io fatto un certo habito di scriver pocco, per conformarmi al desiderio de' superiori, che per il pagare le lettere che vengono in risposta non mancano mai di lamentarsi, mi facci notare di qualche specie di poltroneria, ma insieme scusi, sì come credo che V. S. con la sua prudenza mi scuserà.

Hora, che sono per andare a stare a Milano, d'ordine de' miei superiori, e che non sono per abboccarmi con V. S., dovendo andare per la via di Genoa, mi parrebbe di mancar troppo del debito mio, s'io non facessi con lei la partenza (come si suol dire) con offerirli le mie, benchè deboli, forze a servirla in ogni occasione ch'ella mi conoschi buono. D'una cosa poi la pregherò mi vogli favorire (se li par cosa lecita però), cioè di una lettera sua in raccomandatione appresso il S.r Card.le Borromeo, che mi sarà gratissima, quanto qualsivoglia commandamento suo mi sarà sempre. Con che fine gli pregherò da N. S. il colmo d'ogni bene, offerendomeli servitore prontissimo e basciandoli le mani.

 

Di Pisa, alli 20 di Maggio 1620.

Di V. S. molto Ill.re

Ser.re di cuore

F. Bon.ra Cavalieri da Mil.o Gesuato.

 

 

 

1469*.

 

FRANCESCO MARIA DEL MONTE a GALILEO in Firenze.

Roma, 6 giugno 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 166. – Autografa la sottoscrizione.

 

Ill.re Sig.re

 

È riuscito di mia compita satisfattione l'occhiale che V. S. mi ha mandato([84]), come non poteva riuscir altrimente partendosi da le sue mani. Gliene rendo però affettuosissime gratie, come di cosa che mi è stata sopra modo gratissima et nela quale io considero egualmente il suo valore et la sua cortesia. Posso ben assicurarla che a V. S. non mancarà modo di obligarmi anco maggiormente, se le piacerà di darlo a me d'impiegarmi in occasioni di suo servitio. Et la saluto di core.

 

Di Roma, li 6 di Giugno 1620.

Di V. S.

S.r Galileo Galilei.

Come fratello Amor.mo

Il Card.le dal Monte.

 

Fuori: All'Ill.re Sig.r

Il S.r Galileo Galilei.

Firenze.

 

 

 

1470.

 

MARIO GUIDUCCI a FEDERICO CESI [in Acquasparta].

Firenze, 19 giugno 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XIV, car. 40. – Copia di mano del sec. XVIII. In capo alla copia si legge, della stessa mano: «Mario Guiducci al medesimo Principe Cesi, di faccenda letteraria».

 

Mando a V. E. un poco di risposta([85]) che io ho fatto alla Libra Astronomica di Lottario Sarsi, col quale ho, più tosto che col Sig.re Grassi, voluto trattare per più cagioni. Ho preso per me il consiglio che V. E. dava al Sig.re Galileo, di risponder con una lettera ad altra persona, e non al Sarsi; tanto più che havendomi egli sdegnato([86]) per avversario quando io era Consolo, molto maggiormente haverebbe riputato vile il cimentarsi meco ora che io non ho quella dignità. Ho bene fatto servitio notabile al Sig.re Grassi a pigliarla col Sarsi, avendo per ciò tralasciato di dichiarar quell'ingegnoso anagramma, dal quale (essendo sotto la persona di Lothario Sarsio Sigensano mascherata la persona di Horatio Grassio Salonensi) chiaramente si poteva far giuditio della dottrina di quella scrittura, e dire che il Sig.re Grassi, come di sangue Salonese, era però di dottrina e di scienza Salonense: del qual luogo faccendo nella sua Geografia memoria Strabone, dice nel Libro 2: Salon, regio Bythiniae bobus ferendis idonea; nè da ciò aborriva il cognome de' Grassi.

V. E., la quale mi favorì ed onorò di legger la prima scrittura, mi faccia gratia di dare una vista anche a questa, e per sua gentilezza mi scusi se sono stato troppo risentito, perchè in vero io non ho potuto non dimostrare di aver conosciuto e sentito il torto che m'è stato fatto senza ragione da quel buon Sig.re Grasso. Mi ricordo a V. E. servidore devotissimo; con che, facendole umilmente riverenza, le prego dal Signore([87]) Iddio ogni maggior grandezza e prosperità.

 

Di Firenze, 19 Giugno 1620.

 

 

 

1471.

 

MARIO GUIDUCCI a TARQUINIO GALLUZZI [in Roma].

Firenze, 20 giugno 1620.

 

Cfr. Vol. VI, pag. 183-196 [Edizione Nazionale].

 

 

 

1472*.

 

ZACCARIA SAGREDO a GALILEO in Firenze.

Venezia, 1o luglio 1620.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n.° 97. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

 

Mi par di scorgere difficile pur troppo il negotio col Germini([88]). Io non hebbi mai intenzione che V. S. molto Ill.re dovesse soggiacere a nissun danno, et intanto le mandai in copia([89]) il capitolo contenuto in lettere di esso Germini, in quanto, poca fede stimando dover prestare alle parole di lui, volli conferire con V. S. molto Ill.re il tutto, acciò meglio si avvedesse della costui indiscretezza et presuntione. Scriverò al S.r Residente che si contenti usare il rigore della giustitia, et poi non me ne prenderò altro pensiero.

In quanto al conto([90]), io le ho mandato quello che ritrovo et si può vedere sopra alcuni memoriali del fu Sig.r Gio. Francesco. Ma in tutto mi rimetto a lei, non volendo che la sua compita intiera sodisfattione.

Al Varottari pittore, che mi ha rese le sue di 2, ho detto si lascia vedere; ma egli, sicome ogn'hora, vivente mio fratello, era in questa casa, così di presente, non ci vedendo, credo, cosa di suo gusto, non vi si accosta mai. Scrissi a V. S. molto Ill.re che volentieri le haverei fatta parte delle robbe lasciate da mio fratello, sicome ho eseguito con altri amici di lui, et ella mi rispose star bene quelle appresso me; onde, havendo io deliberato riuscirne in ogni modo, non volendo a poter mio che' miei figliuoli s'ingombrino il cervello in cose di nissun profitto, di tutte fatto un fascio ho disposto in M. Gasparo Pignani, acciò medesimamente ne riesca come saprà e potrà. Spiacemi però che non potrò mostrare a detto Varottari se non poche cose rimase et ritenute da me, sicome quelle che possono servire a qualche uso. Desidererei dunque che ella m'accennasse il suo desiderio, perchè di quello che si ritrova in essere appresso il Pignani et me, sarà servita senz'altro mezzo et con mio particolar contento. Che tanto mi occorre dire in risposta delle lettere di V. S. molto Ill.re, alla quale per fine cordialmente bacio la mano.

 

In Venetia, al p.o Luglio 1620.

Di V. S. molto Ill.re

S.r Galileo.

S. Aff.mo

Zacc. Sagredo.

 


Fuori: Al molto Ill.re S.r mio Oss.mo

L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.

Fiorenza.

 

 

 

1473*.

 

FEDERICO LANDI a GALILEO in Firenze.

Bardi, 10 luglio 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 168. – Autografa la firma.

 

Giorni sono riccevei la di V. S. con il canone occhiale che mi mandò, quale mi è piaciuto sommamente et è a mia sodisfattione. L'ho mandato a far finire, e lo sto con desiderio aspettando. Lo ringracio della carrezza. Il non haver risposto prima di hora, ne è stata causa un'indispositione che mi sopragionse di febre continua de molti giorni, che mi ha poi lasciato; come parimente non risposi al S.r Marchese, che mi significò le diligenze usate da V. S. intorno al detto canone, di che le ne resto con obligo, e desiderio insieme d'impiegarmi in cosa di suo servitio. N. S.r lo guardi.

 

Bardi, li 10 Lug.° 1620.

 

Il P.e de Valditaro.

 

Fuori: Al Sig.r Galileo de Galelei, che Dio guardi.

Firenze.

 

 

 

1474.

 

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.

Roma, 17 luglio 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 122-123. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Col.mo

 

L'infermità del S.r D. Virginio ha impedito la mia venuta a Firenze per questa state. Ci partimmo d'Acquasparta([91]) e tornammo a Roma, dove le sue flussioni della gola lo hanno mal trattato, e ben che adesso siano assai mitigate, non però esce ancora di letto. Haviamo però buona speranza, perchè lo stomaco si trova assai vigoroso, e si è indebolito assai meno del solito.

In questo tempo ci è arrivata la lettera scritta da V. S. al S.r Principe Cesi([92]) e mandataci da S. Ecc.za Ella chiede il nostro parere quanto alla dedicatione della sua risposta. A me sovvenne alla prima ch'ella potesse inviarla al S.r D. Virginio, porgendogliene occasione l'istesso Lotario, che si vale nelli suoi scritti della testimonianza et autorità di S. S.ria Ill.ma, alla quale ne parlai, per vedere se rispetto alcuno lo riteneva dal desiderare un tale honore, e lo trovai non solamente non repugnante, ma ambitioso di tanta gratia, soggiungendo però non conoscersene degno, con quelle altre parole che la naturale sua modestia gli dettava. Ne scriverò domani al S.r Principe, e credo che gli piacerà; assicurando poi lei dall'altro canto che, non ostante che il S.r D. Virginio sia grandemente amato dalli Padri, con tutto ciò saprà e vorrà parlare ardentemente in difesa di quelle dottrine che a lui paiono ammirande, e non gli pare che da altri si dispensino che dall'eminente intelletto di V. S. E questo è quanto mi occorre in tal proposito.

Penso sicuramente poi arrivar costà alla rinfrescata, e se al Novembre ella haverà pensiero di passare a Napoli, facilmente anco potrò servirla fin là, dove il S.r D. Virginio tien risolutione di passar l'invernata; e credo che haverà qualche habilità di servirla nelli suoi negotii appresso il S.r Vicerè e suoi primi ministri, come di Acquasparta le accennai([93]). Io le vivo devotissimo servitore, e fra i miei primi voti è la sanità di V. S., essendo sicuro che con essa ella partorirà frutti di gloria habili a vincer le forze del tempo, con l'immortalità del suo nome e con honore universale di Firenze e di Toscana. Prego Dio che ci conceda sì desiata gratia, et a lei fo humilmente reverenza.

 

Di Roma, il dì 17 di Luglio 1620.

Di V. S. molto Ill.re

S.r Galileo Galilei. Fir.e

Dev.mo e Vero Ser.re

Gio. Ciampoli.

 

Il S.r Princ.e Cesi mi ha mandato aperta l'inclusa([94]): vi era una poliza, nella quale adduceva alcune ragioni per le quali giudicava bene il dedicar l'opera al P. Bamberger([95]), e rimette a noi il mandarla; i quali, essendo qua in paese, assolutamente non giudichiamo bene il farlo, per non mettere in fastidi quel povero Padre, come certamente sappiamo ab exemplo che seguirebbe.

 

 

 

1475.

 

ZACCARIA SAGREDO a GALILEO in Firenze.

Venezia, 25 luglio 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 124. – Autografa la sottoscrizione. Alla lettera facciamo seguire la «lista», che lo scrivente vi accludeva, e che tuttora è allegata e forma la car. 125 del medesimo codice.

 

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

 

Anzi sopramodo caro mi riuscirà far parte a V. S. molto Ill.re di quelle cose che ho serbate per uso mio et che ho stimate più utili, scelte da me tra quelle che mi sono state lasciate dal fu S.r Gio. Francesco mio fratello. Mi accennò il Varotari, tra le desiderate da lei essere qualche pittura; perciò io le mando la lista di alcune cosette ch'ho trattenute, affermandole che, sicome carissimo mi sarà il participarne con lei, così non sono per disporne in nissuna parte se non intenderò prima il voler suo, cioè, et mi dichiaro, se ella non mi accennerà quali le possono gustare. Ho trattenuto ancora una bilancia fatta da quel tale Spuntino, parmi con somma isquisitezza lavorata. Se questa anco facesse per lei, gliele offerisco prontissimamente, et saria cosa molto degna. Calamite, vetri et altri istromenti sono stati levati da gl'amici di casa; et alcune ferramenta, compassi, astrolabii et simili, ho dati al Pignano([96]), al qual, ad ogni minimo cenno di lei, si commetterà che essequisca il suo ordine.

A Mess. Giovanni Bortolucci la settimana ventura, ch'io ritornarò di fuori, dove sono per trattenermi alcuni pochi giorni, darò sodisfatione conforme al desiderio di V. S. molto Ill.re; alla quale rendo gratie affettuosissime dell'operato col mio debitore([97]), da cui se riceverò la mia sodisfatione, io riconoscerò tutto dalla cortesia et amorevolezza di lei. Con che fine a V. S. molto Ill.re bacio la mano affettuosamente.

 

In Venetia, a 25 Luglio 1620.

Di V. S. molto Ill.re

Ecc. Galileo.

S.r Aff.mo

Zacc.a Sagredo.

 

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.

Fiorenza.

Colombo

n.° 1

Occa

n.° 1

Cedri

n.° 2

Gallo di montagna

n.° 1

Zucchetta d'acqua cosa (sic)

n.° 1

Sparesi mazzo

n.° 1

Formagi

n.° 3

Anera

n.° 1

Libro

n.° 1

Paesetti diversi

n.° 5

Piato d'ostreghe

n.° 1

Venere d'un Romano

n.° 1

Detto d'hortolani

n.° 1

Quadretto di pietra natural, che  mostra una città

 

n.° 1

Detto di tartufole

n.° 1

Zuccaro

n.° 1

S.t'Andrea, venuto da Roma

n.° 1

Artichiochi

n.° 1

Quadri d'uccelli

n.° 5

Lavezo rotto

n.° 1

Tutte le cose sopradette sono di picciol volume, et si possono mandare in ogni luogo.

Pignatta rotta

n.° 1

Pan

n.° 1

 

In calce, di mano di Galileo, si legge:

 

rihaver il prestato con troppa usura.

 

 

 

1476.

 

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.

Roma, 2 agosto 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 127-128. – Autografa,

 

Molto Ill.re S.re e P.ron mio Col.o

 

Ho letto al S.r D. Virginio la lettera di V. S., e le rendo infinite gratie in nome suo dell'honore che ella dispone di farli. Quanto al consiglio ch'ella ci chiede, noi per ogni rispetto ci asterremmo dall'obbedirla, deferendo con la debita osservanza a tutto quel che sovverrà a lei proprio, i pensieri della quale sono leggi al nostro intelletto: però, perchè ella ci fa tanta instanza, come a persone che ci troviamo in fatto et informate de gl'humori presenti, non ci ritiriamo dal servirla, rimettendo alla sua prudenza il farne quel capitale che le parrà.

Convenghiamo che apparirebbe troppo simulato l'affetto ch'ella vuol professare verso li PP., se volesse pretendere di non sapere e non voler credere semplicemente che l'autore della Libra sia stato uno de i loro; perchè essi non solo non l'hanno occultato, ma se ne sono publicamente gloriati e cantatone le vittorie, e non può rendersi verisimile che a lei sola, alla quale appartiene tanto questa opera, sia celato quel che a tutti gl'altri è palese. Però a me sovvenne alla prima, et il S.r D. Virginio l'approvò, ch'ella potessi fare un proemio, nel quale, disteso poi a modo suo, si contenesse un simil concetto: ciò è, che havendo ella inteso a' mesi passati che da' P. Giesuiti si scriveva un libro contro di lei, con occasione del trattato del S.r Guiducci, si trovava assalita da due grandissime e tra sè contrarie difficoltà, ciò è dall'obbligo della difesa della propria riputatione, che non si poteva tralasciare, e dal desiderio della sua continuata osservanza verso li PP., che ella haveva eletto di professare in tutta la vita sua; perchè, dovendosi nelle risposte fare ogni sforzo di abbattere le ragioni dell'avversario e di trionfarne nel publico teatro de i litterati e della fama, non vedeva come bene potesse eseguirsi ciò senza diminuire in parte la riputatione di quel Collegio, al quale ella professa tanto affetto: però alzò le mani al Cielo e ringratiò Dio quando vide comparir la Libra sotto nome di Lotario, parendoli potere allora difendere sè senza offender i Padri, a i quali, come a persone non solo intelligenti ma giuste, non doverà in modo alcuno dispiacere che ella combatta per la sua difesa e per la verità, mentre, reverendo il nome loro, all'insegna del quale ella havrebbe piegato la fronte quando le fusse comparso in faccia del libro, farà ogni sforzo di scoprire la ragione et il vero; per questo, essendoli dall'inventione dell'avversario levato l'odiosa necessità di schermirsi contro di loro, voleva però fare al contrario di lui: che dove esso, disprezzando il vero nome di gentilhuomo litteratissimo, l'haveva presa contro di lei, solamente citato nell'opera, ella, reverendo il nome del mathematico Giesuita, voleva solo trattare con l'incognito o mascherato Lotario, non volendo ricercare di lui altra notitia che quella che può haversi dalla sua Libra, nella quale ella col suo trattato farà apparir quanto ei pesi etc., con quello più o meno che le sovverrà. Mi pare che i Padri possino con questa maniera offendersi meno che sia possibile. Già essi confessano esser bene ch'ella risponda: così otterrà di mostrar loro reverenza, e di non mancare alla propria difesa.

Manderò la sua lettera al S.r Principe Cesi, accennandoli il nostro parere. Il S.r Cav.r Vestri([98]) è in Roma; sarà quest'autunno a Napoli e potrà molto aiutarla, perchè è favoritissimo del Vicerè. Io penso venire a Firenze a 7mbre: potremo poi al 9mbre fare insieme il viaggio di Roma, e seguir quello di Napoli insieme col S.r D. Virginio, che a V. S. bacia affettuosamente la mano; et io me le ricordo servitor devotissimo, pregandole da Dio sanità et ogni contentezza.

 

Di Roma, il dì 2([99]) d'Agosto 1620.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

S.r Galileo Galilei. Firenze.

Dev.mo Ser.re

G. Ciampoli.

 

 

 

1477**.

 

FEDERICO CESI a GIOVANNI FABER in Roma.

Acquasparta, 11 agosto 1620.

 

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 423, car. 177. – Autografa.

 

.... Vorrei, poichè non posso io, che V. S. fusse spesso dal Sig.r D. Virginio([100]), e mi dasse nuova della sua sanità, e facessero subito che si pò il colloquio che fu preparato qui; e particolarmente haverei caro, V. S. sentissi in materia della risposta del S.r Galilei, che hormai dovrà venir presto in luce. E V. S. sentirà dal S.r Ciampoli quel che si sia sopra ciò discorso....

 

 

 

1478*.

 

ELIA DIODATI a GALILEO [in Firenze].

Parigi, 27 agosto 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. V, T. VI, car. 78r. – Copia di mano di Vincenzio Viviani, in capo alla quale si legge, di mano dello stesso Viviani: «E. D. Parigi, 27 Ag.to 1620. Prima lettera».

 

Il Sig.r Iacopo Badovere (mentre viveva, devotissimo suo e mio amicissimo) mi favoriva di farmi parte delle lettere che V. S. gli scriveva, dalle quali, oltre alla relazion fattane da lui, veddi fin dal principio l'origine della ricerca e della scoperta de' suoi nuovi Pianeti Medicei, doppoi da lei pubblicata, con le altre singolarissime sue speculazioni circa la costituzione dell'universo secondo l'opinione de' Pitagorici e circa le meccaniche, non anco viste in queste bande. Onde, essendomene informato ultimamente dall'Ill.mo Sig.r Cav.r Guidi([101]) in questa sua ultima ambasciata, mi disse che sin qui non aveva sentito nè visto da lei opera alcuna della meccanica, e che per conto dell'altr'opera non credeva che V. S. fusse per pubblicarla. Però mi perdoni se piglio ardire di pregarla a farmi grazia di voler a suo comodo chiarirmi con due versi che cosa si ha da sperare dell'una e dell'altra di queste sue opere; e se per altro ci sono alcuni rispetti locali per i quali differisca di stamparle in coteste bande, si potrebbero vincere in questa regione, etc.

 

 

 

1479.

 

MAFFEO BARBERINI a GALILEO in Firenze.

Roma, 28 agosto 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 170. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill. S.re

 

La stima che ho fatta sempre della persona di V. S. et delle virtù che concorrono in lei, ha dato materia al componimento che viene incluso([102]); il quale se mancherà di quelle parti che se gli convengono, havrà ella da notarvi solamente il mio affetto, mentre io intendo d'illustrarlo col puro suo nome. Onde, senza prolongarmi più in altre scuse, che rimetto alla confidentia che io ho in V. S., la prego che gradisca la picciola dimostratione della volontà grande che le porto; et con salutarla di tutto cuore, le desidero dal Signor Iddio qualunque contento.

 

Di Roma, li 28 di Agosto 1620.

Di V. S.

S.r Galileo Galilei.

Come fratello

M. Card.1 Barberino.

 

Fuori: Al molto Ill. S.re

Il S.r Galileo Galilei.

Firenze.

 

 

 

1480*.

 

ZACCARIA SAGREDO a GALILEO in Firenze.

Venezia, 29 agosto 1620.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n.° 98. – Autografa la sottoscrizione

 

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

 

Doppo la perdita del Sig.r mio fratello mi incontra un'altra sciagura, che improvisamente et inaspettatamente ancora mi vien commesso dall'Ecc.mo Senato che per il suo servitio io mi transferisca a Crema; et a ciò fare mi assegnano piutosto hore che giorni. In ogni modo, ricevendo il favore de' comandi di V. S. molto Ill.re, ponerò insieme quel che io potrò per la settimana ventura delle cose descritte da lei et a me rimase([103]), perchè se le godi in gratia mia. De' ferri et instrumenti da legnaiuolo non potrò servirla, perchè, come cose a me noiosissime et improprie alla professione mia, le ho dissipate et disperse senza riguardo alcuno.

Al mercante la settimana presente darò sodisfattione, havendomi egli promesso venirla a ricevere. Per fine a V. S. molto Ill.re bacio con tutto l'affetto la mano.

 

In Venetia, a 29 Agosto 1620.

 

S.r Galileo.

S. Aff.mo

Zacc. Sagredo.

 

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

L'Ecc.mo Sig.r Galileo Galilei.

Fiorenza.

 

 

 

1481*.

 

GALILEO a [MAFFEO BARBERINI in Roma].

Firenze, 7 settembre 1620.

 

Bibl. Barberiniana in Roma. Cod. LXXIV, 25, car. 10. – Autografa.

 

Ill.mo e Rev.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

 

Il favore di V. S. Ill.ma e Rev.ma mi è giunto inaspettatissimo, non perchè a me non sia noto l'eccesso della sua cortesia, ma perchè altrettanto conosco la nullità del mio merito, sì che quanto meno era aspettato, tanto è stato più grato: e mentre era mio debito di andar continuamente pensando in qual maniera io potessi pagare in parte gl'obblighi infiniti che tengo alla sua somma gentilezza, eccomi improvisamente caricato di altri maggiori; nè so altro vedere per mio alleviamento se non che, quella stessa cortesia che tanto altamente mi honora, la medesima dispensi la mia impossibilità di dimostrarmeli grato con altro che con un ardente desiderio di servirla, il quale non saprei in qual maniera porre in effetto, se qualche suo cenno non mi additasse alcuna cosa in che io potessi impiegarmi per servirla: e di questo instantemente la supplico.

La Ode([104]) di V. S. Ill.ma e Rev.ma è parsa ammirabile a tutti gl'intendenti, con i giudizii de i quali non porto in schiera il mio, come per sè stesso imperfetto et hora troppo affascinato dalla grandezza del favore usatomi da lei nel nominarmi ben due volte nella sua dottissima composizione. Io non dirò che per mostrar l'eminenza del suo ingegno ella habbia voluto illustrar le tenebre, ma dirò bene che un trabocco di gentilezza habbia voluto scoprire al mondo l'affezione che ella mi porta; e questo reputo io per il maggior honore che già mai avvenir mi potesse: del quale, non potendo altro, le rendo grazie infinite, e con humiltà inchinandomegli le bacio la veste, e dal S. Dio gli prego il colmo delle felicità.

 

Di Firenze, li 7 di 7bre 1620.

Di V. S. Ill.ma e Rev.ma

Dev.mo et Obblig.mo Ser.re

Galileo Galilei.

 

 

 

1482.

 

CARLO MUTI a GALILEO in Firenze.

Roma, 25 settembre 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 129. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re Sig.re Oss.mo

 

Ho sentito con mio gran disgusto i travagli di V. S., sì per la perdita che mi dice haver fatto della sua Sig.ra madre([105]), che sia in gloria, sì per le proprie indispositioni sue: e sicome dell'uno e dell'altro mi condoglio di core con V. S., così credo che ella, come prudentissima, haverà tolerato con gran moderatione di affetto il primo accidente irremediabile, e per la medesima cagione cercherà ancora di cessare il secondo con usare ogni cura circa la sua salute, aciò che li suoi amici et osservanti possino più lungamente goderla, et io particolarmente e li Sig.ri Cardinale([106]) e Duca mio padre([107]), quali assicuro V. S. esserle amorevolissimi e desiderosissimi di farle cosa grata, benchè harei maggior gusto che ella se ne assicurasse da per sè stessa con impiegare tal volta la opera loro nelle sue occorrenze.

Il desiderio che tengo della risposta di V. S. alla Libra, è ito sempre di pari passo con la comodità sua; però ella può essere certa che la tardanza ancora mi sarà grata, quando segua con sua salute, quale piaccia al Signore Iddio di darle con ogni altra consolatione. Et io le bacio la mano.

 

Da Roma, alli 25 di 7.re 1620.

Di V. S. molto Ill.re e molto Ecc.te

Aff.mo Se.r di core

Carlo Muti Ly.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re Oss.mo

[Il S.r G]alileo Galilei.

Firenze.

 

 

 

1483*.

 

GIULIO INGHIRAMI a CURZIO PICCHENA [in Firenze].

Madrid, 6 ottobre 1620.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4949. – Autografa la sottoscrizione.

 

.... Io non ho cavato mai quel dupplicato([108]) per il Card. Borgia in favor del Sig.r Galilei, non per essermene scordato, ma per haver veduto andar le cose così titubanti; et è stato bene, perchè era buttata la fatica. Quando Zappata sarà là, lo procurerò; e 'l Segretario Arostigui, a chi ne ho parlato, mi dice che io aspetti per vedere un poco assentate le cose, rinfrescando la voce di presta mutazione, benchè a giudizio di molti paia fuor di squadra....

 

 

 

1484*.

 

TOMMASO STIGLIANI a GALILEO in Firenze.

Roma, 30 ottobre 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 131. – Autografa.

 

Molto Ill.re ed Ecc.mo mio Sig.re e P.ron Col.mo

 

Non havendo potuto di persona venire a riverir V. S. nella villa per la improvisa partenza, la vengo a riverir con questa ed a supplicarla a tenermi pel maggior servitore ch'ella habbia in questo mondo, che tale veramente le sono, e quanto ella è grande osservator delle stelle, tanto grande osservator son io del suo valore inestimabile e singolare. Anzi vorrei, che sì come si è trovato uno occhiale da veder sì lontano le cose visibili, così se ne trovasse un altro da veder gli animi humani, chè, a quella guisa ella veggendo con gli occhi quel ch'io non so esprimere con parole, mi premierebbe col riamarmi. Ma quel che non ispero dalla sperienza impossibile, spero dalla grande amorevolezza sua. E con tal fine, ma senza fine, le fo riverenza.

 

Di Roma, 30 8bre 1620.

Di V. S. molto Il.re ed Ecc.ma

Sig.r Galilei.

Se.re Devot.mo

Tom.o Stigliani.

 

Fuori: Al molto Il.re ed Ecc.mo mio Sig.r Col.mo

Il Sig.r Dottor Galileo Galilei.

Fiorenza.

 

 

 

1485*.

 

GIULIANO DE' MEDICI a CURZIO PICCHENA in Firenze.

Madrid, 1° dicembre 1620.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4949. – Autografa la sottoscrizione.

 

.... Del negozio del S.r Galilei non si può trattare sinchè non si vegga l'esito di questi Vice Re di Napoli....

 

 

 

1486*.

 

LODOVICO SETTALA a [GALILEO in Firenze].

Milano, 16 dicembre 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 133. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Eccellentis.o S.r mio Oss.mo

 

Audacia forsi parerà il ricercar favori da chi non è cognosciuto, e senza che preceda alcun merito: ma la gentilezza sua m'invita, il suo molto valore mi sprona, et il desiderio che ho di darmele per servitore e mostrarmi grato alla sua dottrina mi sforza a scriverle. Più si mostra et avalora l'amicitia quando di primo volo si dimanda, che quando si offerisse: quello mostra confidenza, e questo ceremonia. L'assicuro però dall'altro canto che non sarò così libero ad offerirmele in parole per vero amico e servitore, come sarò prontissimo a mostrarle gli effetti in ogni occorrenza.

Quello che da lei desidero è che mi mandi la sua Diffesa contro le calunnie di Baldasar Capra([109]), che mi fa bisogno per un negocio di qualche rilievo, che pur in parte concerne la riputazione di V. S. molto Ill. et Ecc.ma, essendo io uno de gl'admiratori delle sue cose. Favorendomene, potrà inviarla per la posta in un pachetto in Milano, nella contrada dei Restelli, a le scole Canobiane, dove io son professore della filosofia morale e della politica; e quanto prima lo farà, tanto più l'aggradirò.

Pregole dal Signore tra tanto il compimento de' suoi desiderii e le bone Feste, e le bacio la mano.

 

Di Milano, il 16 Decembre 1620.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Affecionatis.o Ser.re

Lodovico Sett'ale.

 

 

 

1487*.

 

GALILEO ad ELIA DIODATI [in Parigi].

Firenze, 30 dicembre 1620.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. V, T. VI, car. 83r. – Copia di mano di Vincenzio Viviani. In capo a questo frammento si legge, di mano dello stesso Viviani: «G.o G.o Fir.e 30 Xbre 1620. Risposta alla de' 27 Agosto 1620». Cfr. n.° 1478.

 

e così in simili contese m'è stato forza restar involto da molti anni in qua, il che è stato cagione di ritardar l'opere mie, nelle quali averei avuto più gusto, e forse più riputazione: sì che non si maravigli V. S. se non ha visto le mie Meccaniche o il mio Sistema, fermato e frenato anco da più alta mano([110]). Ma perchè l'offesa dello scrivere mi è grande, son forzato a recider molte cose che desidererei conferir seco, etc.

 

 

 

1488*

 

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].

Acquasparta, 4 gennaio 1621.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 135. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.or mio sempre Oss.mo

 

Mi porge la gratissima di V. S. insieme allegrezza e fastidio: poichè non posso se non rallegrarmi vedendo lettere sue; poi è forza che mi doglia delle sue pertinacissime indispositioni al solito. Qui, S.r mio, non bisogna perdersi d'animo al superarle su riposo e cura diligente. E circa il travaglio della mente, digratia non ce lo pigliamo se prima non si chiarisce bene il fatto che V. S. m'accenna; chè all'hora si pensarà a rimedio, che di raggione non doverà mancare. E sarà bene participar il tutto in Roma, e principalmente col S.r D. Virginio Cesarini, quale al presente, Dio gratia, si trova assai meglio di sanità.

Aspettarò che, quando le sia permesso dalla sanità, compisca le sue fatighe e m'avisi sopra ciò secondo occorrerà, chè ben sa il mio obbligo e desiderio nel servirla. Con ogni maggior affetto le rendo gratie del'annunzio delle buone Feste, e prego a V. S. felicissimo l'anno novo con altri moltissimi appresso, e lo bacio le mani. Io séguito al meglio che posso le mie fatighe, tutto contemplativo e solitario.

 

D'Acq.ta, li 4 Genn.o 1621.

Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te

Aff.mo per ser.la sempre

F. Cesi Linc.o P.

 

 

 

1489*.

 

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.

Milano, 13 gennaio 1621.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 97. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re

 

Hebbi la sua gratissima, quale mi fu di tanto gusto, di quanto disgusto m'è stato l'esserne sin all'hora privo. E quanto all'affettione ch'ella mi dice portarmi, sappi che n'è benissimo controcambiata dalla prontissima voluntà che ho sempre hauta et ho di servirla in cosa ch'io possa, sì come almeno non manco con la lingua di celebrare il suo valore etc. Farò poi co 'l Sig.r Cardinale([111]) e Giggi([112]) quanto mi comanda etc.

Fui da esso S.r Cardinale doi giorni fa, inanzi la riceuta però della sua, co 'l quale mi tratteni più d'un'hora e meza, quale mi mostrò diversi occhiali, uno in particolare longo 8 braccia, quale esso stima che sia il meglio che si trovi. Non hebbi per all'hora commodità di comprendere quanto aggrandisca gl'oggetti, per esser cattivo tempo; ma lui dice che con quello vede il corpo delle stelle, co 'l quale modo di dire parmi che voglia inferire che le vega grandi come forsi viene da quel di V. S. aggrandito Giove o più; il che s'è vero, è cosa, par a me, d'importanza. Ha per opinione che gl'occhiali non aggrandischino ugualmente gl'oggetti lontani come i vicini, fondato sopra l'apparire le stelle fisse di minor grandezza viste con l'occhiale, che senza; ma mi conviene andare con riguardo a farli intendere la verità, perchè non posso per altra via mostrarliela che di sensata esperienza, perchè non credo che habbi cognitione de' fondamenti matematici etc.

Desidero di sapere per cortesia da V. S., che modo ella tiene per assicurarsi più che a discrettione delle distanze dei Pianeti Medicei fra loro e Giove, e de' periodi de' loro moti più scrupolosi che mette nel trattato delle cose che stano su l'aqua etc., che mi sarà cosa molto grata.

Quanto alla informatione che ricerca da me del Sig.r Ludovico Sett'ale, dicoli ch'egli è de' primi medici di questa città, molto stimato, lettore di filosofia morale nelle scuole Canobiane, molto nobile, perchè di sua casata vi sono stati Arcivescovi di Milano Santi. Egli è di età forsi di 70 anni etc. Altro di lui non gli so dire: se altro mi commanderà spettante a lui, esseguirò prontissimamente il tutto. E per non attediarla finirò con augurarli da N. S. ogni bene, offerendomeli di nuovo servitore etc.

 

Di Mil.o alli 13 Gen.ro 1621.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Dev.mo Ser.re

F. Buonaven.ra Cav.ri da Mil.o

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Fil. o e Mat.co di S. A. S.

Firenze.

 

 

 

1490.

 

IACOPO GIRALDI a GALILEO in Bellosguardo.

Firenze, 21 gennaio 1621.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 103. – Autografa.

 

Molt'Ill.re e Eccell.mo Sig.r mio Osse.mo

 

Parrà forse a V. S. Eccell.ma che gl'Accademici Fiorentini si siano promessi troppo del suo volere, avendola nella prossima passata adunanza creata per lor nuovo Consolo([113]); ma come il merito che ha V. S. Ecc.ma con le fiorentine lettere la rendono nel cospetto degl'amatori di esse ammirabile, così gli sforza di rendergliene quell'onoranza che per loro si può maggiore; nè potendo con più chiara dimostrazione farlo palese, quanto conferendolene la suprema dignità, ànno con questa voluto manifestare l'affetto loro verso di lei e la stima che fanno del suo valore. Piaccia a V. S. Ecc.ma col ricevere volontieri questo carico onorevole, accompagnare l'universale allegrezza che talora si ravvivi la gloria della Fiorentina Accademia col nome di sì fatti Consoli; e a me imparticolare faccia tanto favore, che io possa pregiarmi che nel mio Consolato habbi avuto effetto una così degna deliberazione: nè gli metta pensiero la briga dell'ufficio, che non è tale che non possa supplirvi assente come presente. E pregandole dal Signor Dio intera salute, gli bacio le mani.

 

Di Firenze, dì 21 Gen.o 1620([114]).

Di V. S. molto Ill.re e Eccell.ma

Aff.mo Ser.re

Iaco. Giraldi.

 

Fuori: Al molt'Ill.re ed Eccell.mo Sig.r mio Osse.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

In villa.

 

 

 

1491.

 

TIBERIO SPINOLA a GALILEO in Firenze.

Anversa, 22 gennaio 1621.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 137-138. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.r mio Osser.mo

 

Dieci anni sono et più, che V. S. diede in luce il suo Nuntius Sidereus, il quale con tanto stupor del mondo fu ricevuto, et da esso tanta quantità di persone invitate a scoprir quello che V. S. proponeva. Tutti li virtuosi et curiosi hanno havuto molto obligho a V. S. per haverli certificato di quello che era il corpo della luna, le stelle de' pianeti, et particolarmente Giove, accompagnato da quello bello suo satellitio, la Venere cornuta, chiarificata la Via Lactea, et le stelle nebulose: dico che tutti hanno havuto questo obligho a V. S., et io più di tutti gli altri, havendomi molte volte ricreato et pigliato molto gusto alla contemplatione di tali cose; ma non ho mai potuto havere intiera satisfattione, mancando sempre di un bon occhiale, se bene in Parigi, in mano della felice memoria del S.r Cardinale di Gioiosa, ne ho visto un buono; et diceva lui esser venuto di sua mano([115]), il quale multiplicava molto et era chiarissimo; et da all'hora in qua non ho mai più trovato cosa buona, nè vista, se bene ne ho havuto da diverse parti, et vistone anchora ad amici, non sono mai arrivato a vista di valore. Et l'altro giorno essendo andato in Olanda, et parlando con colui il quale vole esser stato l'inventore di tanta curiosità, li dissi che lui non era inventore, ma che già anni sono che il Fracastino([116]) ne havea noticia et che sua era l'inventione, et Gio. Batta dalla Porta a Napoli me ne haveva mostrato qualche principio, ma che in quel tempo io ero giovane et non curai quello che valeva assai, et che il mondo non haveva obligho a lui di alcuna cosa, ma sì a V. S., il quale havea illuminato ed dechiarato le cose oscure a tutti i filosofi, et lei havea manifestato al mondo i secreti della curiosità, et che gli occhiali di V. S. multiplicavano l'oggetto tanto in cielo como in terra, et ogni cosa si vedeva tanto chiara et aperta come se vi si fosse stato presente, et che la vista di detti occhiali suoi arrivava in terra a quaranta miglia italiane et più. Mi ne mostrò uno il quale era longho da sei piedi geometrici, ma la chiarezza et moltiplicatione non era gran cosa; et lui mi disse che teneva per impossibile veder cosa meglio. Io li risposi che haveva cattivo parere, et che n'havevo visto un di V. S. in Francia esquisitissimo. Mi sostenne che non poteva essere, et che giocarebbe ogni esser suo. Io li risposi che se ingannava assai, ma che mi risolvevo di scriver a V. S., alla quale non ho sorte et ventura di conoscerla di presenza, ma per fama delle opere sue, et da homini che la conoscono, molto bene informato. Et vedendo la tanta sua ostinatione, mi sono risoluto, dico, scriver a V. S. questa per dedicarmeli per servitore et amico, como lo faccio con ogni sorte di vero affetto, ral[le]grando[mi] molto haver tale ventura di conoscerla per scritto: mi favorirà, la priegho, mettermi nel numero de' suo' servitori et amici, et servirsi di me di quel talento che io posso valere in queste parti, che mi troverà sempre prontissimo. Et da questa occasione et curiosità mia invitato insieme, la voglio pregare che si contenti di favorirmi di ricever questa mia et darmine risposta, inviandola per via di un ricamatore di questa città, che si chiama Mess. Melchior Vermelle, il quale mi ha certificato che V. S. benissimo lo conosce, et anche un suo zio, il quale vive costì al servicio di S. A., siando dell'istessa professione, et si chiama il S.r Gioanni Bromant.

Io desidero estremamente, se li posso arrivare et se V. S. lo ha a caro, uno de i suoi occhiali, sì per mia curiosità e diletto et ricreatione, come anche per sopire et ammuttire la bocca di coloro che non sanno quello che vagliono l'opre di V. S. Sempre che la si risolverà di volermi favorire, io darò ordine costì a Firenze a persona conosciuta, il quale compirà a quello che si deve estimare cosa che venghi dalle sue mani; sì che la mi favorirà assai di rispondermi a questo mio desiderio, assicurandola che io gli resterò sempre obligatissimo di tal favore, e supplicandola che mi voglia comandare qualche cosa di suo servitio in questi paesi, acciò li possa mostrare quanto è il desiderio mio di servirla et il stato che faccio delle rare virtù sue. Con basciarli le mani, augurandoli dal Cielo ogni prosperità et contentezza.

 

D'Anversa, li 22 di Gennaro 1621.

Di V. S. molto Ill.re

Affettionat.mo Servit.re

Tiberio Spinola.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Osser.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, Matematicho Digniss.mo di S. A. Gran Ducha di Toscana, a

Firenze.

 

 

 

1492*.

 

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.

Roma, 20 marzo 1621.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 141. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Col.o

 

I favori di V. S. han prevenuto la mia pigritia. Havevo determinato darle avviso di me; ma sono su questi principii sopraffatto da tante occupationi, che sono stato necessitato a differire il pagamento di questo debito. Gran novità sono succedute in poco tempo, dopo che son partito di coteste parti: le meste sono state così terribili, che a pena trovo modo a diminuirne l'affanno con le più liete.

In meno di un mese ho perduto il nostro padrone Ser.mo, i cui favori acquistavano sì nobile riputatione allo stato mio, il S.r Card. Aldobrandino([117]), la cui benevolenza e beneficenza era divenuta sicuro refugio di ogni mio bisogno; et ho tremato di non perdere pochi giorni fa il nostro S.r D. Virginio, senza il quale non mi so immaginare alcuna felicità che non mi si faccia avanti con apparenza di miseria. Le flussioni della gola l'havevano stretto in maniera, che il respirare era uno stento di anelito laborioso: pensi poi V. S. che cosa fusse il mangiare e 'l parlare. I medici s'erano perduti d'animo, e noi altri suoi amici e servitori lagrimavamo l'imminente pericolo. Pure sia ringratiato Dio, ch'egli è quasi resucitato, et al presente si trova fuor di pericolo. Ha ricevuto molta consolatione dall'affetto ch'ella gli continua e dall'honore che gli preparano le sue scritture([118]).

In tante avversità non mi è stato poco conforto l'honore conferitomi dal S.r Card. Nepote([119]) di N. S. Cerco di servire con diligenza; ma quanto a i discorsi et alla conversatione, fino a qui S. S.ria Ill.ma sta sì fattamente assediato da tanti e sì gravi negotii, che a pena ha tempo di cibarsi. Pure fra qualche giorno questi continui e sì numerosi assedii doverebbero far pausa. Premerò oltre modo di penetrare il gusto in materia di scienze, e ne avviserò V. S., della quale col S.r Pr. Cesi, col S.r Fabri e col S.re Stelluti, in camera del S.r D. Virginio, si narrano continuamente le glorie e si reverisce la virtù: nella quale armonia io pretendo in ogni luogo che il mio devotissimo affetto deva farmi toccar sempre la parte principale. E baciandole affettuosamente la mano, le prego da Dio sanità e lunghezza di vita.

 

Di Roma, il dì 20 di Marzo 1621.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

S.r Galileo Galilei. Fir.

Dev.mo et Obblig.mo Ser.re

Gio. Ciampoli.

 

 

 

1493*.

 

GIO. BATTISTA RINUCCINI a GALILEO in Firenze.

Roma, 27 marzo 1621.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVII, n.° 40. – Autografa.

 

Molto Ill.re S.r e P.ron Oss.mo

 

Io stimo maggiormente la grazia che mi ha fatta N. S.([120]) per haverne hauto da V. S. così cortese rallegramento, poichè in effetto alla gran riverenza ch'io porto al suo valore non corrispondeva fin qui la scarsezza delle nostre lettere. Io mi trovo con questo augumento d'honore nel principio felicissimo di questo pontificato, nel quale, se non altro, s'è fatto publica professione di voler tirar avanti persone solamente meritevoli; et io assicuro V. S. che quanto alle lettere non popolari siamo migliorati in estremo, conietturando io quello che sia per essere nella geometria e scienze più sode da quello che apparisce fin qui nelle lettere d'humanità, che ancor loro nel pontificato passato erano ridotte a termine che appena potevano passare per una buffoneria. Anzi veggo le cose incaminate di maniera, che moralmente si può giudicare che siano per andar rihavendosi sempre più, perchè i Cardinali che si faranno, e quei che correranno risico di succedere nel papato, son huomini d'altra stampa che di quella de' lustri passati.

Mi sa male che a questo poco di sollevamento, che può havere il valore di V. S., sia preceduto colpo tanto grande della perdita del Gran Duca([121]), il quale rispetto mi si fa più considerabile mentre ne veggo V. S. afflitto, e con tanta ragione quanto possiamo conoscere tutti; ma spero in Dio benedetto che per altri mezzi, che a Lui non mancano, sia per consolarla affatto di questo travaglio.

Mons.r Dini si va ordinando per poter impossessarsi della sua chiesa, e pochi giorni doppo Pasqua dovrà andar alla residenza([122]), havendo provato, con l'essersi trovato a Roma in questa congiuntura, che la sua è stata propriamente vocazione; e però si deve credere per tal rispetto ancora che sia per corrispondere nel carico con quella bontà che sogliono adoperare gl'ecclesiastici che non procurano le dignità. Io per qualsivoglia mutazione tanto son lontano a scemar punto di quel vero affetto che porto alla sua persona, che voglio più presto farli conoscere che tali cose mi saranno stimolo sempre più a servirla davero. E mentre io resto pregando Dio per la sua sanità, desidero d'esser fatto degno di haver presto il suo aspettato Discorso; e qui le bacio le mani, in nome ancora di mio fratello([123]). N. S. la feliciti.

 

Roma, 27 Marzo 1621.

Di V. S. molto Ill.re

Ser. Devot.mo

Gio. B. Rinucc.ni

 

Fuori: Al molto Ill.re S.r e P.ron Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, a

Firenze.

 

 

 

1494**.

 

GALILEO a [LEOPOLDO D'AUSTRIA in Innsbruck].

Firenze, 16 aprile 1621.

 

I. R. Arch. del Governo in Innsbruck. Sezione «Ambraser Acten.». – Autografa.

 

Ser.mo Sig.re e P.ron Col.mo

 

L'occasione del ritorno dell' Sig.r Ambasciador([124]) di V. A. S.ma mi ha dato ardire di prendermi questa libertà, di comparir con la presente nel cospetto dell'A. V. S. con quella reverente humiltà che alla devotissima servitù mia si richiede; la quale io intendo di ricordargliela e confermargliela, e nell'istesso tempo supplicarla a restar servita di gradirla con quella sua naturale e singolar benignità che sempre ho conosciuta in lei.

Io ho passato lungo tempo sotto silenzio, sì per la poca mia sanità, sì per sapere le gravi occupazioni di V. A. nelle passate turbulenze, per le quali ben potevo credere che l'occhio della sua clemenza non havrebbe potuto, così benignamente come suole, fissarsi nella bassezza mia. Hora che, per la divina grazia e per la prudenza e valore dei principi cattolici, le cose di S. M. caminano a gran passo verso la quiete e tranquillità, e che posso credere che anco i pensieri men gravi possino haver luogo nella mente di V. A. S., ho voluto sodisfare a questo mio debito; significandole appresso, come di somma grazia e favore mi sarà che la Ser.ma Arciduchessa sua sorella([125]) senta con qualche occasione da V. A. S. come ella mi continua la sua affezione, il quale affetto può fruttarmi nella grazia di questa Serenissima quello che non potrebbe mai la bassezza del mio merito. E qui, pregandogli dal S. Dio il colmo di felicità, humilmente gli bacio la veste.

 

Di Firenze, li 16 d'Aprile 1621.

Dell'A. V. S.ma

Humiliss.mo e Devot.mo Servo

Galileo Galilei.

 

 

 

1495.

 

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.

Milano, 28 aprile 1621.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 99. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r

 

Scrissi([126]) a V. S. già un pezzo fa, pregandola che al passar dell'Ill.mo Card.le Borromeo per Firenze mi favorisse di raccomandarmeli. Stavo aspettando qualche nuova di questo e di non so che richiestoli, ma sin hora non ho visto niente. Posso ben giudicare che V. S. m'habbi favorito com'io desideravo, poichè havendo io visitato detto Ill.mo, l'ho trovato più dell'altre volte benigno e cortese verso di me: perciò in contracambio non ho mancato di esaltare la rara dottrina et eccellente ingegno di V. S., non solo appresso del detto Ill.mo, ma d'altri ancora che attendono alla proffessione, fra' quali vi è un tale Sig.r Curtio Casato, che dice haver visto V. S. quando legeva in Padoa, tutto affettionato alla sua dottrina e forsi il più intelligente che sia in Milano, il fratello([127]) del Sig.r Proveditore dell'Arsenale in Pisa, quale hora attende a ridurre in più esatta forma la tavola dei logaritmi de' seni publicata dal Nepero([128]) (della quale desidero molto d'intendere il giuditio di V. S.), et altri ancora che v'attendono ex proffesso.

Credo poi che V. S. harà esperimentato con quanta destrezza bisogni che io proceda co 'l detto Ill.mo dai discorsi fatti insieme; circa del quale non dirò altro, se non che essendo impiegato in qualche cosa (sì come spero) sarò sempre difensore della sua dottrina, per affetto sì, ma anco per zelo della verità. Fra tanto prego V. S. a volermi favorire di qualche sua lettera, ricordandosi ch'io li vivo affetionatissimo e desideroso d'impiegarmi in cosa che gli sii grata: con che fine me gli offero di tutto cuore.

 

Di Mil.o, alli 28 Apr. 1621.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ser.re di cuore

F. Bonav.ra Cavallieri da Mil.o

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo

Sig.r Galileo Galilei, primo Fil.o e Mat.co di S. A. S.

Firenze.

 

 

 

1496.

 

GIOVANNI FABER a [GALILEO in Firenze].

Roma, 1° maggio 1621.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 101-102. – Autografa.

 

Molto Ill. Sig.re Padron mio Oss.mo

 

Già deve sapere V. S. che il Sig.r Prencipe nostro da 3 mesi in qua si ritrova a Roma, al quale parve, come anche al Sig.r Don Virginio Cesarini, Marchese Muti et altri Sig.ri Lyncei, qui presenti, d'aggregare qualchuno alla nostra Accademia. Furono dunque, in un Colloquio fatto avanti il Sig.r Don Virginio([129]), nominati diversi soggetti, et a me fu dato l'ordine di scrivere a V. S., acciochè lei ancora col suo calculo approvasse almanco una parte di quelli che gli pareranno più idonei, rescrivendo o al Sig.r Prencipe o a me. Et fuorono questi:

Il Sig.r Achillino([130]), lettore publico di Ferrara nella legge et hora presente alla Corte di Roma, et, come m'imagino, noto a V. S.;

Il Sig.r Verclay([131]), gentilhuomo Scozese, pur a Roma, et tenuto per un di primi della lingua latina;

Mosur Dupares([132]), gentilhuomo Franzese, in Francia, pur di belle lettere, il quale per lettere corrisponde con molti huomini dotti;

Il Sig.r Cavallier Del Pozzo([133]), qui in Roma, che credo V. S. conosca benissimo;

Un tal Sig.r Villani([134]), qui a Roma, buon poeta latino et volgare, et perito della lingua greca ancora;

Il Sig.r Mario Guiducci, del cui valore non dirò altro, che già è noto a V. S.;

Il Sig.r Gethaldi([135]), se bene di questo non habbiamo nova dove si ritrovi;

Un medico di Fabriano, chiamato il Favorino([136]), celebre per le molte opere stampate et che ha da stampare, che già fu lettore publico in Ferrara;

Un medico in Germania, chiamato Raymondo Minderero, che già ha stampato molti et belli libri, et fu medico dell'Imperadore Matthia, et hora medico et consigliere del Duca di Bavera;

Et un medico Romano, Prospero Martiano, il quale ha per le mani una opera bellissima et grande di stampare, nella quale ha restituito et dichiarato 1400 luoghi oscuri in Hippocrate;

Il Sig.r Dottore Nerio([137]) Perugino, insigne mathematico, philosopho, leggista, humanista et antiquario, et giovane molto spiritoso;

Giovanni Remo, medico et mathematico del Ser.mo Arciduca Leopoldo, che credo sarà noto a V. S. per lettere;

Et finalmente Iusto Rykio, Belga, che quasi è un altro Lipsio: scrisse ultimamente una bellissima opera De Capitolio([138]), et ha stampato molti versi et epistole.

V. S. consideri questi soggetti, et ci dia il suo parere quanto prima.

L'Ambasciadore([139]) del Ser.mo Leopoldo, col quale giornalmente mi ritrovo, vive amico et servidore di V. S. et gli baccia le mani; et io per fine mi raccomando alla bona gratia di V. S.

 

Di Roma, al 1 di Maggio 1621.

Di V. S. molt'Ill.re

Divotiss. Se.

Giova. Fabro Lynceo.

 

 

 

1497.

 

GALILEO a [GIOVANNI FABER in Roma].

Firenze, 12 maggio 1621.

 

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.° 12 (già cod. Boncompagni 580), car. 137– Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.re Osser.mo

 

La lettera di V. S. del primo stante non mi è stata resa se non ieri l'altro; e questo non tanto per negligenza di questi dispensatori di lettere, quanto perchè da 2 mesi in qua non sono stato alla città, ritenuto continuamente in villa([140]) da molte e varie indisposizioni, e tutte gravi, che mi levano il potermi applicare a ogni qualsisia sorte d'esercizio. Mi sforzai di visitare il Signor Ambasciatore([141]) del Ser.mo Arc.a Leopoldo, che mi cagionò poi un trabocco di malattia fastidiosissimo: tutta via hebbi caro di far tal visita; e se S. S. Ill.ma si trova ancora costì, mi faccia grazia baciargli reverentemente le mani in mio nome.

Ho veduta la nota de i suggetti nominati per ascrivere nella Compagnia, e veramente mi pare che ciascheduno sia di grandissimo merito e degno di essere ricevuto molto volentieri; però, per quanto aspetta a me, io laudo molto l'elezione de i SS.ri compagni.

Io, come ho detto, vo continuamente travagliando e scapitando nella sanità, e son ridotto che lo scrivere di una semplice lettera mi è di notabile offesa; però la supplico a scusarmi della brevità e del silenzio, et a fare anco mie scuse appresso l'Ecc.mo S. Principe e gli altri SS.ri Che sarà il fine di questa, con ricordarmi a V. S. servitore di cuore; e dal S. D. gli prego intera felicità.

 

Di Fir.ze, li 12 di Maggio 1621.

Di V. S. molto Ill.re

Ser.re Aff.mo

Galileo G. Lin.o

 

 

 

1498*.

 

GIOVANNI BROZEK a GALILEO in Firenze.

Padova, 28 maggio 1621.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 103. – Autografa.

 

Clarissime Domine S. P.

 

Ex ingenii tui praestantia te novi, Galilaee, etsi nunquam viderim. Anni sunt xiiij, cum circinum tuum, in eoque praxim geometriae facilimam, monstrante Illustri Domino Martino Sborowski, tuo discipulo, primum conspexi. Haec prima notitiae rudimenta. Postquam vero Medicaeos Planetas detexisti, incredibile est quantum accesserit admirationis ob res novas et quibus omnis orbium soliditas, antiquis credita, tolleretur. Hoc firmissimum argumentum nostris in Academia saepe opposui, cum res veniret, ut fieri solet in scholis, ad controversiam. Audio extare alia de maculis solaribus: verum illa nondum licuit videre, ut et de iis quae per aquas vehuntur. Rogo te, fac me participem. Quando autem tuum Systema reipublicae literariae dabis? An opinio rerum veritati impedimenta obiicit? Hoc est quod veremur omnes. Tu tamen perge. Philosophorum sententiae ab opinione multitudinis semper aliae sunt. Ego cum essem in Prussia multa in variis bibliothecis reperi, quae suo tempore, post quam medicinae studia confecero, in lucem prodibunt et te salutabunt. Vale.

 

Datum Patavii, xxviij Maii 1621.

Clarissimae tuae Dominationi

 

 

Addictissimus

M. Ioannes Broscius, Curzeloviensis,

Academiae Cracoviensis Ordinarius Mathematicus, m. p.

 

Fuori: Clarissimo Domino Galilaeo Galilaeo Florentino,

Magni Ducis Mathematico, Domino et Amico Observandissimo.

Florentiae.

 

 

 

1499*.

 

ANGELO ROTA a GALILEO in Firenze.

Verona, 13 giugno 1621.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 145. – Autografa.

 

Ill.e et Eccl.mo Sig.r mio Col.mo

 

Conforme al debito mio, do nova a V. S.([142]) Eccl.ma come son arrivato a Verona con buona salute, et ho trovato in effetto quello ella m'ha designato. La città mi par bella, et l'aria buona; il monasterio è di molta comodità, onde con più tempo e tranquillità potrò seguitare li soliti studii delle mattematiche, per li quali vengo a viver tanto obligato a V. S. Eccl.ma, che non credo poter mai tanto rendermi debitamente grato, quanto sono tenuto. Quando m'honorerà di([143]) suoi comandi, farò quello saprò e potrò mai.

Qui si tiene assolutamente che non sarà guerra in Italia. Altro di particolare non è di nuovo, solo che il Prencipe([144]) di Modena([145]), che serviva la Republica, è andato a star a Modena. Non ho potuto trovar quel Sig.re medico che V. S. Eccl.ma mi diede in poliza, havendola smarita tra alcuni libri: però la prego di nuovo replicarmi il nome et escusarmi del mio darli incomodo. E qui, pregandola della sua gratia e suoi comandamenti, offero tutto me stesso.

 

Di Verona, li 13 Giugno 1621.

Di V. S. Ill.e et Eccl.ma

Ill.o et Eccl.mo Sig.re Gallileo.

Aff.mo Ser.e

D. Angelo Ven.o Rota.

 

Fuori: All'Ill.e et Eccl.mo Sig.r

Gallileo Gallilei, Pad.n mio Col.mo

fuora di Portone di Annalena, a quello botegaio.

Fiorenza.

 

 

 

1500**.

 

TIBERIO SPINOLA a [GALILEO in Firenze].

Anversa, 15 giugno 1621.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 105-107. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.r mio Osser.mo

 

Ricevei la gratissima di V. S. de' 20 di Marzo, è un pezzo; per la quale vidi la sua generosa cortesia verso di me, ringratiandola molto delli favori et carezze che per detta mi fa. Et perchè nella sua mi avisava la morte del suo Ser.mo Gran Duca, che S. D. M. lo tenga in Cielo, del che mi dispiacque molto il sentirla, massime siando noto a tutto il mondo quanto era inclinato alla virtù et valore di V. S.; et con cotesta occasione un mio S. cuggino da Genova mi avisava che era stato elletto dalla Ser.ma Republica di Genova ambasciatore per costì, per condolersi et rallegrarsi, come è solito fare fra li principi; al quale risposi mandandoli una mia lettera in risposta di quella di V. S., pregandolo che dessi in sua mano la lettera, la visitassi et ringratiassi per parte mia della sua cortese risposta; ma tal mio pensiero non ha havuto effetto, rispetto che li sopravenne nel spedirsi una malattia, et non potè, in conformità dell'ellettione, seguir il suo viaggio, cosa che mi dispiacque molto per più conti. Poi qui un cuggino del S.r Gio. Bromants mi disse che dentro di pochi giorni lo aspettavano di Firenze; et con questa occasione non risposi altra alla di V. S., risalvandomi il farlo quando havessi conosciuto et visto il detto S.r Gioanni: il quale è capitato qui tre giorni sono, et dal quale ho ricevuto una gratissima di V. S. de' 20 di Maggio con uno de' suoi occhiali, havendo da esso sentito il bon stato di V. S., del che mi sono molto rallegrato, pregando N. S. lo conservi di bene in meglio.

Io la ringratio molto del favore fattomi et della memoria ha tenuto in honorarmi, di mandarmi un vetro di sua mano, il quale stimo et stimerò sempre, facendo molto et grande stato di quello che esce dalle mani di V. S. Et se bene, como la dice, non è della eccellenza di quello che lei si serve et anche io ho visto in Francia, ne ho ricevuto grandissimo contento per più conti, et massime per haver scoperto che il vetro che sta al fondo è fatto con tanto artificio, che tutti gli intraguardi che io gli ho messo, havendone diversi di vista curta ordinaria, da tutti cavo vista; qual cosa mi ha fatto molto meravigliare, vedendo che tal vista si confaccia con tutti: sì che priegho a V. S. che la mi honori o di mandarmi la misura del mezzo diametro di detto vetro, o vero favorirmi di un vetro più grande, se per sorte ne havesse qualche d'uno. Et dirò a V. S. la causa.

Quando ricevei la lettera di V. S., ne diedi parte a S. Ecc.a del S.r Marchese Spinola, dicendoli il favore che speravo di V. S. et insieme como havea certificatomi di mandare un de' suoi vetri, et dissi quello haveva visto in Francia, dove speravo che dovessi servire per le cose della guerra, di che il S.r Marchese hebbe molto gusto d'intender questo; ma poi di ricevuto, ho visto che non è della multiplicatione che io speravo, nè mi sono risoluto dirgli che l'ho ricevuto, ma sì pregar V. S. che si contenti di mandarmi la misura, come ho detto, del semidiametro, o vero un vetro che fossi grande, assicurandola, sempre che la mi favorirà di mandarmine la misura, persona nata al mondo non saprà tal cosa, procurando qui di vedere se si potessi arrivare ad uno il quale possa per la guerra dare una vista più aperta et che multiplichi assai, non dandomi travaglio la lunghezza del canone, qual cosa non può essere, se non che il vetro del fondo sia grande, perchè vedo che V. S. dice che nella bontà del cristallo puro consiste tutta la difficoltà: et in questo ne dimando il parere di V. S.

Serà contenta favorirmi di risponder a questo mio pensiero, dando la risposta a chi appresenterà questa a V. S., et tra tanto anderà pensando se io qui in queste parti la posso servire in qualche cosa di suo gusto, acciochè la mi comandi, et è mio pensiero, offerendomi sempre prontissimo a servirla in quello mi favorirà d'impiegarmi; facendo anchora sapere se havessi V. S. pensiero di far imprimer qualche opera che havessi gusto fossi fatta in queste parti, senza passar sotto il rigore che qualche volta costì gli invidiosi non vedono volentieri. Io gli ne faccio l'apertura, che con ogni sorte di puntualità lo farò sempre che ne habbia gusto et contento, senza una minima sorte di cerimonia; chè io desidero che fra V. S. et me vi sia una familiar domestichezza, senza nessuna sorte di ambitione. Et perchè la mi honora di scriver nelle sue lettere titolo d'Ill.mo, la si contenti di trattare nell'istesso modo come faccio io, chè in questo la mi ne farà favor particolarissimo, pregando V. S. a conservarmi nella sua gratia, et insieme che voglia favorirmi di ricordarsi, quando harà un vetro che gli paia migliore, di farmine parte, acciochè facci vedere quanto ho promesso, perchè qui si gusta molto della multiplicatione, nè mi dà alcuna pena la longhezza del canone, pur che sia chiaro. V. S. anchora mi favorisca di dirmi, se quando parla di cristallo, intende cristallo di rocca, o pur vetro chiaro; perchè qui vi è un amico mio, il quale ha un pezzo di cristallo di rocca, qual non è bianco, como ho visto delli altri, ma è un color pallido, et non so se questo fossi al proposito di V. S., perchè vedrei di mandarlo, ogni volta che fossi a proposito o che la mi ne mandassi una mostra como ha da essere, perchè per via d'Inghilterra et di Portogallo et de i Svizzeri, dove se ne trovano assai, procurerò di haverne con facilità. Con fine et basciar a V. S. le mani, di novo pregandola mi comandi qualche cosa, augurandole dal Cielo ogni felice contento.

 

D'Anversa, li 15 di Giugno 1621.

Di V. S. molto Ill.re

Affett.mo Servit.re

Tiberio Spinola.

 

Di novo guardando al vetro del fondo di V. S., vi è uno scritto, il quale dice: Ot.o P. 8. G. G.

Se questa fossi la misura del semidiametro de otto piedi, V. S. mi favorisca di mandarmine un filo, perchè non so la grandezza del piede. Con basciarli di novo le mani.

 

 

Detto Tiberio Spinola.

 

 

 

1501.

 

VIRGINIO CESARINI a [GALILEO in Firenze].

Roma, 23 giugno 1621.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 108. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.r mio P.ron Oss.mo

 

Nell'ultima radunanza celebrata de' Lincei in casa mia, intervenne il S.r Principe, come havrà V. S. inteso dal S.r Gio. Fabri([146]); e si restò in appuntamento ch'io mi prendessi cura di sollecitar V. S. alla publicatione dela risposta contro il Sarsio: ma la debbolezza che mi lasciò l'indispositione mortale dell'inverno passato, non m'ha permesso prima d'ora l'esecutione del publico commandamento. Vengo dunque a farle caldissima istanza, come l'esporrà il S.r Rinucini([147]), a non tardar più a redimere la vivacissima sua gloria dalle ignoranti calunnie de' malevoli. Pare che il silentio di V. S., benchè caggionato dalla necessità, sia specie di trionfo a' falsi e vani litterati. Non si curi ella sì p[oco] di sodisfare al mondo, benchè cieco ed ignorante, dopo ch'ella è internamente sodisfatto; [...] sebene il teatro dell'ingegno suo la puol compitamente appagare, per compiacimento almeno de gli amici mostri al mondo i suoi trofei. Noi tutti confidiamo che quando ella internamente si sarà persuasa d'haver rifiutati i paralogismi di Lotario, che realmente così sarà. Ella ne promette farci vedere molti errori, e noi gli aspettiamo. So che alla gloria di V. S. non è necessario il debellare nemici sì debboli; ma i suoi seguaci et amorevoli stimano propria vittoria il raffrenare le lingue del vulgo. Sforzisi dunque e superi ogn'indugio, chè l'assicuro che a la nostra Accademia non potrà dare gusto maggiore. Io glielo scrivo in nome publico; ma all'istanza comune aggiungo le preghiere particolari, mosso da zelosissimo e scrupolosissimo affetto della sua riputazione, di cui ella mi troverà sempre giustissimo diffensore, come merita il luminosissimo e discreto suo giuditio. E per fine, rimettendomi a quanto sopra ciò l'esporrà il S.r Rinucini, le bacio affettuosamente le mani.

 

Di Roma, il dì 23 di Giugno 1621.

Di V. S.

Aff.mo Ser.re

Virg. Cesarino.

 

 

 

1502.

 

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.

Roma, 3 luglio 1621.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 147. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Col.o

 

Vorrei poter scriverle alla lunga, ma le moltissime occupationi di questa giornata non permettono che io faccia altro che darle semplice avviso dell'honore fattomi da S. S. con l'eleggermi per suo Segretario de' Brevi. So che V. S. goderà d'ogni mio progresso; et io le conserverò sempre quella affettuosissima servitù che devo all'eminenza de' suoi meriti et alla grandezza della sua cortesia.

 

Di Roma, il dì 3 di Luglio 1621.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

S.r Galileo Galilei. Fir.

Dev.mo et Obblig. Ser.re

Gio. Ciampoli.

 

Fuori, d'altra mano: Al molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.re P.ron mio Col.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Firenze.

 

 

 

1503.

 

LEOPOLDO D'AUSTRIA a GALILEO in Firenze.

Innsbruck, 17 luglio 1621.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 172. – Autografa la firma.

 

Molto Diletto,

 

Mi ha riferto il mio Consigliere, già ambasciatore costì, Iacomo Christophoro Kempff, preposito di Passau, la singolar devotione nella quale tuttavia continuate verso la Ser.ma Casa et persona mia; la quale ricevendo a molto grado, et essendo informato delle vostre degne qualità et meriti, ho voluto insieme darvi segno della buona mia volontà verso voi con la qui gionta raccommendatione([148]) dalle pretensioni et interessi vostri alla Ser.ma Archiduchessa Granduchessa mia sorella, conforme il desiderio vostro([149]). Et vi assicurarete della prontezza mia in altre occasioni di vostro contento.

 

D'Insprugh, li 17 di Luglio 1621.

A Galileo de Galilei.

Leopoldo.

 

Fuori: Al molto diletto

Galileo de Galilei.

Fiorenza.

 

 

 

1504.

 

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Firenze].

Milano, 28 luglio 1621.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 110-111. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re

 

Il non haver occasione maggiore di scriverli che di usar semplici cerimonie, et l'haver io esperimentato che a simili lettere V. S., occupata (credo) ne' suoi molti affari, non dà risposta, mi ha trattenuto dallo scriverli spesse volte, sì come pure voluntieri harei fatto; e benchè adesso ancora io non habbi altr'occasione, pure non voglio mancare di salutarla con questa mia, per insieme ringratiarla del buon affetto e ricordanza che sono accertata che tiene di me dal P. F. Girolamo da Ferrara, che già un pezzo fa stava in Firenze e più e più volte ha raggionato con V. S., con insieme acertarla come non manco a tutto mio potere di proseguire inanzi ne' studii matematici. Ma mi creda certo ch'è miracolo ch'io possi far studio di momento, così per non haver compagnia, come perchè, ritrovandomi alla patria, dove sono questi vechi che da me aspettavano un grande progresso così nella teologia come nel predicare, può pensare come mi sopportino mal voluntieri così affetionato alle matematiche. Pure non sarà mai vero ch'io m'affettioni ad altro studio, perchè conosco questo esser la vera strada d'imparare. Ho qualche comercio con persone che ne hano più che mediocre cognitione, ma in somma non posso mai trovare quella sodisfattione ch'io desidero et ch'io havevo in cotesti paesi. Iddio mi conceda una volta di poterla rivedere e rigodere, chè hora credo sarei al proposito per esser suo discepolo: pure patienza, s'io non potrò così presto, come vorrei, ottenerlo. Almeno la voglio pregare che nascendoli occasione di favorirmi in qualche impiego, si vogli degnare di farlo, perchè, oltre che mi farà cosa gratissima, mi darà anco insieme occasione di accendermi maggiormente et anco di manifestare la sua dottrina, che merita d'esser anteposta a tutte l'altre, come che sii un naturalissimo ritratto della natura, dove le altre sono apunto come l'imagini che, riflesse nell'aqua molto agitata, apparendo in varie maniere et in diversi pezzi, a gl'occhi de' riguardanti riescono un confusissimo dissegno. E pure il secolo è tanto guasto, che, già dalla consuetudine di aprender in tal guis'ingannato, pur apresentatoli sì nobil tavola, o non cura di riguardarla, o, da maligno affetto sospinto, la riguarda solo per mascherarla co' suoi figmenti. Ben lo dipinse il Boccalino ne' suoi Raguagli pieno di croste e di marcia; ma meglio, quando i reformatori del secolo, fattolo spogliare, volsero far prova di levarli simil piaghe, che trovorno ch'erano penetrate tanto adentro, che bisognava con il rasoio arrivare sino in su l'osso e totalmente distruggerlo; dove conclude per il meglio il lasciarlo stare come da noi è ritrovato. Pure, per quello che s'aspett'alla cognitione delle cose, parmi però non esser fuori di proposito, anzi molto ben fatto, cavarsi d'adosso cotale scabie, benchè non si possa da tutti gl'altri levare; e così penso di far io, havendo l'occasione da me sopr'accenatali di farlo: perchè io poss'insieme dar sodisfattione a quelli che non stimano una scienza se non quanto che ella sii di guadagno, posciachè ciò è uno de' principali argomenti che adducono questi miei Padri per distormi da cotale studio delle matematiche, cioè perchè veggono ch'io non ci habbi sin hora fatto guadagno alcuno di momento. Spererò adunque di poterli, con l'aiuto d'Iddio e di V. S., una volta chiarire anco di questo.

Desidero per fine sapere per gratia da V. S. che opinione habbi circa quel lume, benchè debole, che quasi di color sanguigno apparisce nella luna ne' suoi ecclissi, perchè m'è occorso di raggionarne, e mi sarà molto grato; dipoi, di sapere se siano apparse le due stelle minori Saturnie, quali dice nelle sue lettere Delle machie solari, che s'ascosero dell'anno 1612([150]), perchè non ho istrumento a proposito per poter avertire se vi si veghino o no. Del resto V. S. mi scuserà della temerità mia di usar troppo parole con persona co la quale più conviene haver pronto l'orrechio che la lingua, perchè per l'imaginarmi di parlare con V. S., quasi che fosse presente, per il gusto grande sono trascorso in tanta longhezza di parole. Aspettando adunque d'esser favorito da V. S. di qualche sua, che mi sarà gratissima, farò fine, pregandola che vogli ricordarmi servitore al molto R. P. D. Benedetto([151]), come faccio parimente io con V. S., augurandoli dal Datore d'ogni bene longhezza di vita in questo mondo, perchè ne possi egli ricevere quell'utilità della quale già riconosce ottimi principii, simili mezi, e ne spera da V. S. non dissimil fine.

 

Di Milano, alli 28 Luglio 1621.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ser.re Ob.mo

F. Bonaventura Cavallieri.

 

 

 

1505*.

 

GIULIO CESARE LAGALLA a [GALILEO in Firenze].

Roma, 30 luglio 1621.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 112. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re et Eccel.mo Sig.r mio P.ron Oss.mo

 

Longo silentio è passato tra me et V. S. Eccel.ma, per rispetto che io ho hauto di non fastidirla et per non dargli occasione di rispondere. Hora son constretto di romperlo et ricorrere al favore di V. S., nella occasione di queste mie opere che io scrivo, delle quali è già finita l'opera De immortalitate animorum ex Aristotelis sententia([152]), nella quale io non solo la tengo immortale con Aristotele, ma anche forma informante et moltiplicata, salvando l'eternità del mondo et l'eternità della specie, senza uscire dalli principii di Aristotele nè dal lume naturale. Spero che sarà fuori per tutto Settembre, et ne inviarò una a V. S. per via del Sig.re Ambasciatore([153]), acciò sia favorito del suo giuditio, et un'altra acciò mi facci gratia presentarla alla Altezza del Sig.r Cardinal de' Medici([154]), in segno della mia devotione verso Sua Altezza et la Sereniss.a Casa.

Et perchè scrivo alcuni opusculi di filosofia, tra' quali De simpatia et antipathia, et mi occorre ragionare della remora che trattiene la nave nel suo corso, et io cerco ridurre la causa di questo effetto non a causa occulta, ma a l'impedimento che può portare al corso della nave, essendo la nave in equilibrio in uno elemento liquido, dove ogni piccolo impedimento può fare gran momento, come vedemo nella statera ogni poca differenza di peso nella linea alzare molta quantità et variar molto il moto nel centro; et questo può accadere nella remora facilmente, parte per la lentezza del suo humore, con il quale gagliardamente si attacca alla carina over timone delle navi, essendo una specie di conca over lumaca marina, come dice Plinio, di grandezza di mezzo piede, et havendo le pinne della conca prominente et spase talmente che pare haver li piedi, come dice Aristotele; perilchè si può coniecturare che possi portare impedimento al corso della nave nel'acqua, tanto più che Plinio attribuisce l'istesso effetto ad ogni sorte di conca; per tanto, innanzi che stendessi questo mio penziero, ho voluto pregarla del suo parere, acciò mi facci gratia considerarlo et vedere se con ragioni matematiche possa stabilirsi, chè venendo approvato da V. S. io lo scriverò con l'authorità sua: et mi perdoni dello incommodo che io li do, pregandola principalmente che non si affatighi, ma a suo commodo li piaccia favorirmi, perchè la sua sanità mi è più cara che qualsivoglia altra cosa. Alla quale bagiando le mani, resto servitore.

 

Da Roma, li 30 di Luglio 1621.

Di V. S. molto Ill.re et Eccel.ma

Servitore Aff.mo

Giulio Cesare La Galla.

 

 

 

1506*.

 

GIOVANNI FABER a GALILEO in Firenze.

Roma, 7 agosto 1621.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 149. – Autografa.

 

Molt'Ill.re Sig. mio et Padron Oss.mo

 

L'anniversario della felice institutione del nostro consesso Lynceo ricerca che io faccia ufficio con tutti dell'Academia nostra, sì come fo con V. S., con la quale mi rallegro infinitissimamente che si trova viva et, come voglio sperare, sana, doppo continoa sua indispositione. Iddio la prosperi molt'altri anni appresso, che possiamo godere li frutti del suo felicissimo et fecondissimo ingegno, come ci mostra tuttavia il Sig.r Ciampoli nostro, suo degnissimo discepulo.

Il Sig.r Don Virginio ancora sta meglio, et hieri fossimo il Sig.r Ciampoli et io seco in carrozza a spasso. Mi favorisca V. S. per gratia per un suo servidore a fare domandare al Sig.r Philippo([155]), pittore già di sua Altezza Ser.ma, se ha havuto un mese fa le mie lettere. Iddio a V. S. conceda colmo di felicità.

 

Di Roma, alli 7 di Agosto 1621.

Di V. S. molto Ill.re

Divotiss. Se.

Gio. Fabro Lyn.

 

Fuori: Al molt'Ill.re Sig. mio et Padron Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Fiorenza.

 

 

 

1507*.

 

CARLO MUTI a GALILEO [in Firenze].

Canemorto, 15 agosto 1621.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXI, n.° 177. – Autografe le lin. 15-23 [Edizione Nazionale].

 

Molto Ill.re Sig.re Oss.mo

 

La lettera del Sig.r Mario Guiducci in risposta del Sarsio([156]) è stata letta da me con grandissimo piacere, essendomi paruto che egli habbia ragionevolmente e con discreta maniera confutato le imposture appartenenti a lui. Ora, che io stia aspettando con avidissimo desiderio la risposta di V. S. al medesimo Sarsio, non solo glielo deve persuadere la debita propensione dello animo mio verso di lei, ma la certa speranza che tengo che ella sia per attutare tutte le proposte difficultà e superare la alta espettatione che di lei si porta. Vagliane ciò a pregare V. S. che, se non per gloria sua, almeno per compiacimento dei suoi partiali e del mondo, non voglia più differire il publicare la sua scrittura, alla quale, benchè io sia uno degli ultimi spettatori in questo theatro literario, già colla mente acclamo ed applaudo. A V. S. intanto prego dal Signore Iddio continua salute e gratia, e di core me le offero.

 

Da Canemorto, alli 15 di Agosto 1621.

 

Senza dubbio mi scuserà se non li scrivo di proprio pugno. Io me li ricordo obligatissimo, e la prego a valersi in qualche cosa, dove io vaglia, dell'opera mia, come persona delle più affettionate di core che lei habbia. È stato risposto a bastanza, come vogliono, dal S.r Mario. Ma adesso s'aspetta che V. S., non risponda, ma con questa occasione ci doni qualche cosa della sua philosofia, più di tutto e d'ogni altra cosa desiderabile, e per invitar altrui a dir in contrario e trovare più facilmente la verità. N. S. la feliciti.

 

Di V. S. molto Ill.re

S.r Galilei.

Aff.mo S.r di core

Carlo Muti.

 

 

 

1508*.

 

TIBERIO SPINOLA a [GALILEO in Firenze].

Anversa, 25 agosto 1621.

 

Autografoteca Morrison in Londra. – Autografa.

 

Molto Illustre Sig. mio Osser.mo

 

Subito che capitò qui il S.r Gio. Bromant et mi diede la gratissima di V. S. insieme con l'occhiale, li feci risposta([157]) et la diedi qui ad un amico mio, il quale si chiama il S. David Bustanzi, acciò la mandasse costì a bon recapito et fossi data in mano a V. S., siando lui mercante et continua negotii costì con li Sig.ri Niccolò Gianni e Lorenzo Segni; et mi ha rifferto haverlo fatto et haverla raccomandata assai, acciò non si smarrisca. È vero che non ha ancora havuto risposta di questo: V. S. sarà contenta di farla ricercare in casa di costoro, se non l'ha ancor ricevuta, che pur mi parrebbe strano, acciochè la veda ch'io sono sempre desideroso di far conoscere a V. S. ch'io tengo molto a cuore et molto stimo quello viene di sua mano. Hieri il S.r Gio. Bromant mi disse che volea partir domani per costì, et con questa occasione non ho voluto mancare di scriverli, per ricordarmeli servitore et amico, piacendomi molto di intender bone nove di V. S. et di sua casa, che piaccia a N. S. di conservarla, come desidero.

Circa l'occhiale, li feci far subito un canone, et conforme il filo che V. S. mandò, trovai la vista, et godo assai di haver un occhiale di mano di V. S., se bene, come la mi scrive, non è della multiplicazione del suo, ma nè anche di quello che ho visto in Francia: et come gli ho scritto, tutti li miei traguardi cavano vista dal vetro grande di V. S., che mi parve assai; et la longhezza de' miei canoni è quasi l'istessa del suo, se bene i miei convessi non credo siano fabbricati con tanta diligenza come quel di V. S. Come gli ho scritto, io vorrei pur vedere se si potessi arrivare ad haver un vetro grande convesso, per veder l'oggetto più grande et chiaro, perchè io ne ho uno fatto in Inghilterra, havendolo commesso ad un amico che andò a spasso là, dandoli una misura come questa che mando qui inclusa([158]). Lui mi portò un canone assai longo, con un vetro grosso, però tanto chiaro et così dolce alla vista, che il mio occhio lo passa così facilmente come se fosse di un specchio ordinario; et quando io scopro la luna, io vedo tutto il corpo intiero, et insieme vedo le Virgilie tutte in tratto, cosa che quando i vetri sono piccioli, con travaglio si vedono queste: et circa la multiplicazione, lui multiplica assai, ma non tanto come quello ho visto in Francia. Quando io scopersi il vetro così chiaro, et che la vista penetragli così dolcemente, subito procurai di farne vener delli altri di tale grandezza: ne ho avuto, ma i vetri non arrivano a quello di gran longa. Mi ha detto in Brusselles il S.r Vincislao([159]), il quale ha instituito il Monte di Pietà in quel loco, che un gentilhuomo molto amico di V. S., che si chiamava il S.r Daniele([160]), il quale morse sotto Gradisca, gli ne havea dato uno, fatto di mano di V. S., et lui lo donò a S. A. di felice memoria, che era molto buono. Ho procurato vederlo; ma lo tiene la S.ma Infanta, et perciò non l'ho visto.

V. S. mi favorirà di avvisarmi, se quando fabrica il vetro convesso, procura che sia tanto la parte convessa come la piana, essendo così quello che ricevei d'Inghilterra, come la vedrà segnato nella carta, se ben grossamente, havendolo lineato con la mano, senza mettervi compasso; chè quello che V. S. mi ha mandato, non l'ho voluto mover da i suoi cartoni, sperando che la mi farà favore di avisarmelo. Et perchè la scrive che la travaglia de i cristalli, la mi favorirà di dirmi, se quando parla di cristalli, intende il vetro cristallo bollito di Venetia, o pur cristallo di rocca pallido, perchè qui vicino a' Svizzeri, et anche in qualche altro loco, ne potrei havere. V. S. mi favorirà di dirmi quanto è il semidiametro del suo ordinario, perchè io voglio far fare una prova per veder se posso arrivare ad uno che sia longo et multiplichi assai, ma che il convesso sia molto grande, non curandomi nè del peso nè insieme de la longhezza, purchè vi sia la multiplicatione et chiarezza, favorendomi di dirmi se l'ha mai provato.

Io nella mia antecedente lettera scrissi un particolare a V. S. circa all'impressione dei libri: gliela confermo, favorendomi di farmi intendere se qui vi è qualche cosa di suo servicio, acciò la possa mandargliela, come desidero. Mi sarà sempre caro mi favorisca di comandarmi, acciò m'impieghi conforme il desiderio mio che ho di servirla. Con baciarle le mani, pregandole da Iddio ogni sorte di felicità et contento.

 

D'Anversa, li 25 di Agosto 1621.

Di V. S. molto Ill.re

Ser.re Aff.mo

Tiberio Spinola.

 

 

 

1509**.

 

FEDERICO CESI a [GIOVANNI FABER in Roma].

Acquasparta, 28 agosto 1621.

 

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 423, car. 193. – Autografa.

 

.... Lodo e giudico necessario che si scriva al S.r Galilei in nome di tutti per sollicitar la risposta, chè par che li suoi cometici aversarii trionfino contro di lui. Però è bene replicare, acciò non vada più in longo....

 

 

 

1510*.

 

FRANCESCO STELLUTI a [GIOVANNI FABER in Roma].

Acquasparta, 7 settembre 1621.

 

Dalle Lettere memorabili, istoriche, politiche ed erudite, scritte e raccolte da Antonio Bulifon, ecc. Raccolta quarta. In Napoli, presso Antonio Bulifon, 1697, pag. 56-57.

 

Si mandano a V. S. tre smiraldi da intagliarsi con li nomi de' Lincei che risolveranno hora d'ammetter costì([161]), come già l'accennò il Signor Principe, e potranno scegliersi secondo i soggetti et applicarli. Ve n'è uno che già vi è intagliata la lince: secondo quella potrà far intagliare l'altre, et trovare il meglio artefice che vi sia, e vi farà mettere li nomi, come negli altri anelli si è fatto. Inoltre si mandano anco due di quelle scritture che fece l'anno passato il Signor Principe a proposito dell'Instruttioni de' Lincei, giudicando il detto Sig. Principe espediente che si veggano da noi, e massime da quelli che sono più lontani et che non sono così bene informati di queste. Dunque ne mandarà una al Sig. Galileo, con quel mezzo che parerà a V. S. migliore, e troverà occasione da mandarla sicura; e l'altra potrà inviarla a Napoli al Sig. Fabio Colonna, acciò la mandi in Siracusa al Signor Mirabella, chè il Signor Colonna già l'hebbe l'anno passato. E scrivendo al Sig. Galileo potrà darli un cenno che si sta aspettando con desiderio la sua Lettera contro il Sarsi sopra la Libra Astronomica, che così sapremo a([162]) che termine si ritrova, e gli servirà anco per un poco di stimolo, essendo homai tempo che esca fuori.

Altro non mi occorre di dirle, se non che già ricevei la gratissima sua, scrittami in occasione del nostro annuo saluto, a cui non feci altra risposta, havendole scritto a lungo l'istessa settimana. Con che qui resto, e le bacio affettuosamente le mani.

 

Di Acquasparta, li 7 di Settembre 1621.

 

 

 

1511.

 

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.

Roma, 11 settembre 1621.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 151. – Autografa.

 

Molto Ill.re S.r e P.ron mio Oss.mo

 

Con occasione di accompagnar l'inclusa, vengo a ricordarmi servitore a V. S., dandole uno avviso che, come a persona mia amorevolissima, non doverà essere se non grato. Poi che entrai in questa carica([163]), dove mi è bisognato stare in fatiche eccessive, N. S.re la prima settimana mi honorò di 150 scudi di pensione, e nella presente me ne ha dati intorno a 450 in un benefitiato di S. Pietro; e pure sul principio del pontificato ne hebbi intorno a 140 in benefitii, ma questi mi scemano fra le mani: sì che in tutto questo poco tempo credo che almeno riusciranno intorno a 600 scudi d'entrata, sì che la ricolta di quest'anno passa molto felicemente. Le parole poi e le sodisfationi che mi vengono dalla benignità di N. S.re e del S.r Card. Nepote([164]), sono eccessive. So che V. S. goderà d'ogni mio progresso, e per ciò ho voluto avvisarnela, con baciarle affettuosamente la mano e pregarla a finire, quando potrà, il Discorso tanto mirabile delle comete([165]).

 

Di R.a, il dì 11 di 7mbre 1621.

Di V. S. molto Ill.re

S.r Galileo Gal.i Fir.

Dev.mo Ser.re

Gio. Ciampoli.

 

 

 

1512*.

 

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.

Roma, 23 ottobre 1621.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 153. – Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

 

La lettera di V. S. del cinque di Giugno mi è arrivata tardi, onde non doverà maravigliarsi di tarda risposta. Ella può rendersi più che sicura, che dove vedrò di poter giovare al Sig.r Domenico Visconti e sua moglie, io userò ogn'opera et ogni mezzo per servire a loro, che meritano, et a V. S., alla quale non debbo negare cosa alcuna.

Ho esequito il comandamento de' saluti impostimi da V. S. alli Sig.ri Cardinale Barberino([166]), D. Verginio([167]) e Monsig.r Agucchia([168]); ma certo che non occorre rinfrescare nella mente loro il nome di V. S., perchè spesso siamo di lei e delle sue virtù a ragionamento, e se ne parla con quell'affetto che ricercano le sue heroiche qualità. Hannomi imposto che la ringratii a nome loro e che raddoppiati le renda i saluti, sì come fo con ogni esquisitezza d'affetto: et in tanto a V. S. bacio le mani, e prego Iddio che la prosperi ogni dì maggiormente.

 

Di Roma, li 23 Ottobre 1621.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

 

Per non differir più la risposta, ho preso sicurtà valermi di mano d'altri, chè le occupationi di questa sera non comportano altrimenti. Mons.re Agucchia et io facemmo l'altra sera lunghi discorsi delli eminentissimi pregi di V. S. Aspettiamo con eccessivo desiderio il Discorso delle comete([169]): però faccia gratia di mandarlo quanto prima. Ho veduto hor hora il S.r Pr.e Cesi, arrivato in Roma questa sera, che saluta affettuosamente V. S.

 

 

S.r Galileo Galilei. Firenze.

Aff.mo et Obblig. Ser.re

Gio. Ciampoli.

 

 

 

1513.

 

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.

Roma, 26 novembre 1621.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I. T. VIII, car. 155. – Autografa

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Oss.o

 

Il S.r D. Virginio et io stiamo con infinito desiderio aspettando il Discorso delle comete: però ella ci faccia gratia di sollecitare il copista, acciò non viviamo più lungamente tormentati dall'ardor di questa sete.

Ho poi con mio dispiacere inteso la penosa heredità lasciatale da suo cognato([170]): frutti di amaritudine, che raccolgono sempre tutti i galanthuomini da i lor parenti. Io volentieri m'affaticherò in sgravarnela, ma le occasioni non riescono pronte conforme al desiderio. Sarà qui presto il S.r Pr.e Cesi, al quale mandai la lettera di V. S., e con esso anco ne parlerò, sapendo quanto eccessivo desiderio sia in quel Signore di servire a lei. Non mi sono per ancora abboccato col S.r Conte Ciro di Portia: l'essere egli amico di V. S. gli potrà sempre valere per titolo di dominio sopra di me, che facendole affettuosa reverenza, la supplico della continuatione della sua gratia.

 

Di Roma, il dì 26 di 9mbre 1621.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

S.r Galileo Galilei. Fir.e

Dev.mo Ser.re

G. Ciampoli.

 

 

 

1514.

 

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].

Acquasparta, 2 dicembre 1621.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 114-115. – Autografa.

 

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

 

Di quanta consolatione mi sia stata la gratissima di V. S., non posso a bastanza esprimerlo, ma ben potrà da sè stessa imaginarselo, sapendo l'affetto et obbligo mio, il desiderio ch'ho sempre d'intender nuova di lei, e quanto possa sollevarmi da qualsivoglia travaglio. Le rendo dunque infinite gratie del'humanissima e pietosissima sua; ricevo il buon annuntio che cortesemente mi fa; e mi protesto che s'io non procuro spesso di questi conforti e sodisfattioni, ciò è per non darle briga di scrivere, desiderando io la sanità di V. S. sopra ogn'altra cosa.

Godo grandemente che habbia compita la risposta al Sarsi, sicurissimo che le haverà ben mostrato che altro è il filosofare per la verità che l'empire le carte di galanterie e scherzi. Starò con intensissimo desiderio non solo di quanto prima vederla, ma anco che sia da ciascuno vista; et il S.r D. Virginio nostro in Roma bramava similmente. Fui seco molti giorni; anzi in un mare di negotii e complimenti, che m'arrecò Roma subito giontovi, non ritrovai altra consolatione che appresso di lui e di Mons.r Ciampoli nostro. Mi ridussi di nuovo qui dalla famiglia, ove hora séguito, però con la solita stracchezza, l'esercitii delle mie contemplationi, alle quali il S.r D. Virginio s'è compiaciuto non poco spronarmi et animarmi. Aspetto che d'hora in hora v'arrivi il S.r Stelluti nostro, havendomi circa doi mesi sono lasciato; compagni questa estate di lunga e noiosissima infirmità, hora, Dio gratia, di sanità.

Non è chi non compatisca V. S. di tutto cuore, chi non le brami di continuo non solo buona sanità, ma ogni compita felicità insieme; onde non solo non v'è di bisogno d'alcuna scusa, chè anco più tosto ci doleremmo non poco di lei se per noi gravasse la sua sanità di nocive occupationi.

S'attende hora al compimento d'una buona ascrizzione, come havrà inteso da' SS.ri compagni, per ristorarne delle perdite fatte quanto si può. E veramente il passaggio del buon S.r Mar.se Muti([171]) è doluto grandemente a ciascuno.

V. S. sa benissimo quanto io le sia servitore di cuore; però deve esser certa ch'io con la mente son sempre seco, e desiderosissimo sempre mi commandi.

Bacio a V. S. le mani con ogni maggior affetto, e le prego da N. S. Dio ogni contentezza.

 

D'Acquasparta, li 2 Xmbre 1621.

Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te

 

Aff.mo per ser.la sempre

Fed.co Cesi L.o P.

 

 

 

1515.

 

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.

Milano, 15 dicembre 1621.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 116. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo

 

Più spesso gli scriverei, s'io non dubitassi d'arrecharli più tosto incomodo che piacere, sapendo ch'ella con le sue occupationi non ha di bisogno d'aggiunta di cerimonie; tuttavia il non farlo alcuna volta mi parrebbe troppo grav'errore: perciò con questa mia vengo a salutarla con tutto l'affetto del cuore, et insieme a darli nuova del mio ben stare, come anco, per l'Iddio gratia, mi persuado di lei. Attendo poi continoamente a' studii di matematica, e vado dimostrando alcune propositioni d'Archimede diversamente da lui, et in particolare la quadratura della parabola, divers'ancora da quello di V. S.; e perchè m'occorre un certo dubbio, quale li esporrò, desidero esserne chiarito da V. S.

Il dubbio è questo, al quale mando inanzi questa esplicatione: Se in una figura piana s'intenderà tirata una linea retta come si voglia, et in quella poi tirateli parallele tutte le linee possibili a tirarsi, chiamo queste linee così tirate tutte le linee di quella figura; e se in una figura solida s'intenderano tirati tutt'i piani possibili a tirarsi paralleli ad un certo piano, questi piani gli([172]) chiamo tutt'i piani di quel solido. Hora vorrei sapere se tutte le linee d'un piano a tutte le linee d'un altro piano habbino proportione, perchè potendosene tirare più e più sempre, pare che tutte le linee d'una data figura sieno infinite, e però fuor della diffinitione delle grandezze che hano proportione; ma perchè poi, se si aggrandisse la figura, anco le linee si fano maggiori, essendovi quelle della prima et anco quelle di più che sono nell'eccesso della figura fatta maggiore sopra la data, però pare che non sieno fuora di quella diffinitione: però desidero esser da V. S. sciolto di questo dubbio. Se altro mi occorrerà di man in mano, confiderò che V. S. mi sii per favorire di lucidarmelo, contentandosi ella di posporre un pochetto di tempo per dimostrarmi ch'ella gradisca questo mio impiego, benchè di poco momento; et aspettando da V. S. gratissima risposta, finirò con augurarli da N. S. felice Natale et il colmo d'ogni bene, facendoli riverenza.

 

Di Mil.o, alli 15 10mbre 1621.

Di V. S. molto Ill.re

Ser.re di cuore

F. Bon.ra Cav.ri da Mil.o Gesuato.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo

Il Sig.r Gal.eo Gal.ei, p.o Fil. e Mat.co di S. A. S.

Fiorenza.

 

 

 

1516*.

 

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.

Roma, 18 dicembre 1621.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 157. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron Oss.o

 

Prendo volentieri l'occasioni di visitar V. S. con mie lettere. Il S.r Pr.e Cesi m'invia l'inclusa, et io nel mandarla a lei l'accompagno con mille affettuosi saluti, e rinuovo le preghiere per la speditione del suo Discorso cometario([173]), aspettato in Roma con grandissimo desiderio. L'altro giorno, trovandomi in casa del S.r Card. Ubaldino([174]), dove erano insieme li SS.ri Card.li Buoncompagni([175]) e Aldobrandino([176]), se ne fece mentione, et io diedi loro speranza di assai presto haverlo nelle mie mani. Io poi sto immerso fino a gola nelli continui negotii di N. S.re e del S.r Card. Lodovisio([177]), da i quali per ancora non mi si lascia otio di pensare ad altri studi che a quelli che mi perfettionino in questo servitio. Del resto, quanto alla tranquillità dell'animo, vivo in villa e lontano dalle macchinationi delle corti. A V. S. come a singolare splendore de gl'ingegni italiani, mi ricordo servitor devotissimo, e le prego felicissime le prossime feste di Natale.

 

Roma, 18 di Xmbre 1621.

Di V. S. molto Ill.re

S.r Galileo Galilei. Fir.

Dev.o Ser.re

G. Ciampoli.

 

 

 

1517.

 

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.

Pisa, 12 gennaio 1622.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 159. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo

 

Domenica sera gionse il Sig.r Vincenzo([178]) sano e salvo, se ben stracco dalla carrozza([179]). Mi diede la lettera di V. S., la quale mi mise il cervello a partito con l'avviso che mi dà, già che era cosa nova et al concetto che io havevo del giovane et anco ai ragionamenti hauti più volte con V. S. Per tanto li ho fatta una lezzione a sodo, e non mancarò ai debiti avvisi e consigli; e spero in Dio benedetto che le cose caminaranno bene. Mostra desiderio di studiare; prattiche non ne haverà, se potrò far tanto, che li possino essere di male essemplo; maestri buoni non li mancheranno: e in somma farò dal canto mio tutto il possibile acciò V. S. resti servito; e Dio me ne dia gratia. Del tutto l'andarò avvisando alla giornata.

Ho preso un letto a nolo pulito, e il padrone m'ha detto che vole cinque lire al mese a mantenerlo de lenzuola e foderetta: se V. S. ne vol mandare un mattarasso e due para di lenzuola, qua troverò il saccone e panchette, e non si farà questa spesa se non per questo mese; però mi avvisi se lo devo fermare o no. Giudicarei anco bene che V. S. scrivessi due versi a questo Priore, in ringraziarlo della sua cortesia in tenere qui il Sig.r Vincenzo, overo lo faccia nella lettera che scriverà a me con la prima occasione; perchè, se bene a principio di studio io restai col detto Padre di dar due piastre al mese per questo nostro albergo, e di più dirli la messa qua in sua chiesa, tuttavia il Padre è cortese, e merita d'essere conosciuto ancora di simil compimento. Del resto ieri sera comprai due some di vino eccellente da Buggiano, e se lo goderemo pian piano, e procuraremo di viver sani. Così sia di V. S., alla quale bacio le mani.

 

Pisa, il 12 di Gen.o 1622.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

 

Monsig.r Sommaia è costì in Firenze. Mi farà gratia farli riverenza in nome mio et al Sig.r Giovanni, suo nipote.

 

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re mio Colen.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filo.fo di S. A. S.

Firenze.

 

 

 

1518.

 

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.

Roma, 15 gennaio 1622.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 161. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.o

 

È gran tempo che non ho avvisi di V. S. Non si pensi ella che per essere io continuamente impiegato ne i più importanti negotii della Christianità, habbia per questo diminuito il desiderio di rivederla, o almeno, in lontananza, di veder lettere sottoscritte da lei. Le sono servitore più che mai: non ho bisogno che mi sia ricordato che ad ogni età non mancano mai de i re e de i gran potentati, ma che de' pari di V. S. non ne tocca non solo ad ogni provincia, ma nè meno ad ogni secolo. Però vivo più che mai ambitioso e geloso della benevolenza del S.r Galileo.

Aspetto con desiderio la copia della Sarseide([180]), et il S.r D. Virginio, che dalla perversità de i tempi e dalla ostinatione delle sue infermità vive per il più confinato in casa, non vede l'hora d'arricchirsi l'ingegno delle mirabili notitie che suole scoprire al mondo la famosa penna di V. S. Alla quale io fo reverenza, augurandole da Dio lunghezza e sanità di vita.

 

In Roma, il dì 15 di Gen.o 1622.

Di V. S. molto Il.re et Ec.ma

S.r Galileo Galilei. Fir.

Dev.mo et Obbl. S.re

G. Ciampoli.

 

 

 

1519*.

 

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Firenze].

Milano, 16 febbraio 1622.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 118. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

 

Ho scritto altre volte a V. S., dalla quale però non ho hauto sin hora risposta: tuttavia penso che ciò da altro non provenga che dalle molte occupationi che la devono tenere ingombrata; che però son anch'io andato rallentando lo scrivere, per non accrescerli tedio e fastidio. Occorrendomi però di manifestarli alcune cosette geometriche che mi sono passate per la fantasia, ho fatto risolutione di scriverli e mandargliene copia([181]), non perchè io pensi che sieno degne di esser poste inanzi al purgato giuditio et intelletto di V. S., ma perchè da questa piccol fatica riconosca in me l'ardente desiderio di mostrarmi legitimo suo discepolo, e di manifestare in parte (s'io potessi) ciò che per mancamento di compagnia mi conviene tenere come in confessione. Forsi questo mio pensiero li riuscirà una vanità, essendo elli lontano da tutto quello ch'i' ho potuto trovare esser scritto da altri, e per riuscire molto stravagante a chi non lo consideri con qualche attentione, e con qualche affettione non vadi scusando la mia brevità di dimostrare le cose proposte da me, come spero che sii per fare V. S., posciachè per mandargliele per la presente occasione m'è bisognato farne un compendio presto presto, non havendoli potuto aggiungere alcune cose delle spirali, le quali con commodità manderò anco a V. S., quando sappi come li rieschi questo puoco. Pure se li parrà cosa d'alcun momento, mi farà favore d'inanimirmi con farm'intendere([182]) il suo parere. Se anco altro li parerà, accett'il buon animo mio, e scusi la mia temerità co 'l troppo desiderio di coltivare questo fertilissimo campo delle matematiche: et in somma mi favorisca (la prego) di dirmene un puoco il suo parere e le sue difficoltà. Se li paresse poi (come ho detto) cosa di momento, harò per favore particolare che ne facci parte al P. D. B.([183]) Con che fine gli auguro da Dio ogni bene, offerendomili prontissimo a' suoi commandi.

 

Di Mil.o, alli 16 Feb.ro 1622.

Di V. S. molto Ill.re

Ob.mo Ser.re

F. Bon.ra Cav.ri da Mil.o

 

 

 

1520.

 

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.

Roma, 26 febbraio 1622.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 162. – Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

 

Non ho voluto prima rispondere a V. S., che io non habbia ricevuta lettera del nostro Sig.r Principe Cesi. Egli più che mai si conserva amorevole di essa, e desideroso della sua presenza. Con molta cortesia mostra gradire l'offerta di suo nipote([184]), mostrando gran passione di non havere in sua Corte luogo proportionato come vorrebbe; non ne ha per ciò escluso, anzi ha riserbato di parlarne meco a bocca, quando viene a Roma, che sarà in breve. In somma egli si mostra tutto ansioso del bene di V. S.

S. E.za il Sig.r D. Verginio et io stiamo con desiderio grande di veder una volta la sua Sarseide([185]): di gratia, non ci privi di questa consolatione. Et a V. S. di vivo cuore raccomandandomi, bacio per mille volte le mani.

 

Di Roma, li 26 Febbraro 1622.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

 

Alla venuta del S.r Principe Cesi vederò se sarà possibile operar qualche cosa in servitio di suo nipote. Io mi sto immerso nelle solite occupationi, le quali anco mi tolgono spesso la possibilità di scrivere di mano propria. V. S. continui ad amarmi, e ricordisi che il suo Discorso ci fa tutti morir e languir di desiderio.

 

 

[S.r] Galileo Galilei. Fir.e

Aff.mo et Obl. Ser.re

G. Ciampoli.

 

 

 

1521*.

 

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.

Milano, 22 marzo 1622.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 120. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r

 

Havendo io mess'insieme alcune cosette di geometria, et desiderando che V. S. l'assagi, per sentire il suo parere intorno a quelle([186]), gliele mando per il compagno del nostro P. Visitatore di Lombardia; e perchè l'havevo non troppo ben ordinate, e forsi trascurrate in qualche parte, pure, per servirmi della comodità di mandargliele, m'è convenuto in fretta darli quel miglior ordine ch'ho potuto: però V. S. mi scuserà se non le troverà come dovrebbon essere, chè per la fretta non n'ho nè anco potuto far altra copia che questa che mando a V. S.; perciò vi potrebbe anco trovare de gl'errori, e forsi anco non vi potrebbe esser cosa di momento, potendo patire il fondamento da me preso qualche istanza da me non avertita. Alcune cose, come chiare, per brevità le ho tralasciate, in particolare nel bel principio, che tutte le linee di due figure piane e tutte le superficie di due figure solide habino proportione, il che parmi facile da dimostrare; perchè, multiplicando l'una delle dette figure, si multiplicano anco tutte le linee nelle piane e tutte le superficie nelle solide, sì che tutte le linee d'una figura, overo superficie, possono, cresciute, avanzare tutte le linee, o superficie, dell'altre, e così sarano ancor esse fra le grandezze ch'hanno proportione. Come io pigli poi questo termine (tutte le linee d'una figura piana, o tutte le superficie d'un solido), lo dichiaro in esso trattato([187]). Di gratia, mi favorisca di dirmene il suo parere, chè ben può pensare che lo sto aspettando con gran desiderio, che poi li manderò anco alcune altre cose delle spirali, che per brevità di tempo non ho potuto accompagnar con queste altre ch'io li mando; e se vi fosse qualche cosa d'alcun rilevo, di gratia mi favorisca di farla vedere anco al P. D. Benedetto. E con questo finisco, desiderandoli et augurandoli felicissima Pasqua et il colmo d'ogni bene; e li faccio riverenza.

 

Di Mil.o, alli 22 Marzo 1622.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Devot.mo Ser.re

F. Bon.ra Cavallieri.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Il Sig.r Galileo Gal.ei

Fiorenza.

 

 

 

1522*.

 

LORENZO PIGNORIA a [GALILEO in Firenze].

Padova, 6 maggio 1622.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 164. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Ho ricevuto lo scatolino della terra sigillata per parte del S.r Residente, et a V. S. et al S.r Picchena ne resto con infinito obligo.

Le inscrittioni([188]) le vederò, et se qualche cosa mi sovvenirà, dirò sinceramente il mio parere.

Mons.r Gualdo([189]) morì il dì 16 Ottobre l'anno passato, con molto dolore de' suoi amici. Il S.r Sandelli([190]) sta bene. Lo Studio può passare. È morto il S.r Fonseca([191]) et il S.r Raguseo([192]), la cathedra del quale è stata data al S.r Liceti. Dell'Ill.mo S.r Sebastian Veniero non ho mai inteso la morte.

I semi delle zatte siamo tardi a domandarli.

Fo riverenza a V. S. et al S.r Curtio([193]), al valore del quale vivo servidore di cuore gran pezzo fa. Il S.r Sandelli pure le bacia le mani.

 

Di Pad.a, il dì 6 Maggio 1622.

Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma

Ser.re Aff.mo

Lor. Pignoria.

 

 

 

1523.

 

VIRGINIO CESARINI a [GALILEO in Firenze].

Roma, 7 maggio 1622.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 167-168. – Autografa la sottoscrizione. Un secondo originale, o minuta, di questa medesima lettera, firmato con le sole iniziali e poco leggibili, era contenuto nel cod. Boncompagni 483; e nella descrizione del ms. fatta da Enrico Narducci (Catalogo di manoscritti ora posseduti da D. Baldassarre Boncompagni ecc. Seconda Edizione. Roma, tip. delle scienze matematiche e fisiche, 1892, pag. 283) la lettera fu dichiarata di incerto autore.

 

Molto Ill. Sig.re P.ron mio Oss.mo

 

La mia debole sanità (se si deve chiamar tale un'eterna convalescenza), sicome m'impedisce e toglie le speculazioni de gli studii gravi, così riceve gran sollevamento, e si sottrae da pensieri più mesti, diportandosi nell'ozio delle Muse: vado però trattenendomi alle volte con loro, e cerco che i componimenti non siano affatto scarsi di qualche dottrina filosofica, e quanto io posso procuro in essi lasciar viva testimonianza dell'ossequio e riverenza ch'io porto alle virtù eminenti. Trovomi haver all'ordine un libretto d'elegie, fra le altre mie opere latine. Queste per lo più ragionano dell'infermità grave ch'io ho patita; non però tanto dimorano nell'argomento flebile, che non ricevano ornamenti di varii episodi d'altre materie. Una di queste è la qui congiunta([194]), che mando a V. S., uscitami ultimamente dalla penna; in cui, dopo haver ringraziato il S.r Cintio Clementi, medico molto stimato in questa città, per la cui opera, dopo l'esser stato io muto nove mesi intieri, ho finalmente ricominciato a parlare, digredisco rimproverando gli ostinati amatori et adoratori delle antichità, che si beffano de gl'ingegni ch'ardiscono trattar novità, dandomene occasione un medicamento di solfo sublimato, da lui preparatomi contro il volere de gli altri medici, da cui ho sentito manifesto et grandissimo aiuto. E perchè non mi pareva che si potesse raggionare de' trovatori d'artificio sublime e di scienze senza menzione di V. S., c'ha onorato l'Italia appresso le straniere nazioni co' suoi scritti et osservazioni, ho in qualche parte accennato il pregio et la gloria che le Muse le devono; e sebene nelle mie composizioni toscane([195]) ella riceverà lodi più diffuse, et di già in alcune ha cominciato a ricevere, con tutto ciò non ho voluto mancare d'inviarle questo picciol pegno dell'ossequio mio, consigliandomelo particolarmente il Sig.r Filippo Magalotti([196]), molto mio signore, che si è adoperato 'n farmi sicurtà piena ch'ella sia per gradirlo; oltrechè il Sig.r Prencipe Cesis nostro mi ha mosso a ciò colla sua autorità. Degnisi dunque di riconoscere in questi pochi versi qual sia il desiderio mio nel riverirla più di quello che da loro le sarà significato.

Prendo con tale occasione ardimento di sollecitarla alla publicazione della risposta al Sarsio, che per tanti rispetti ella deve al mondo, ma particolarmente per ricomprare da gl'ignoranti un falso nome di vittoria che danno a quei scritti. Il S.r Prencipe sopradetto et tutti i Lincei glie ne fanno caldissima istanza; fra' quali gli ultimamente aggiunti, Sig.r Giuseppe Neri et il Sig.r Cav.r del Pozzo([197]), sono dello stesso parere et ne la pregano, essendosi di ciò ragionato nell'ultima congregazione fatta da noi. Io ho promesso all'Academia che in breve V. S. la sadisfarà, havendomi il Sig.r Filippo alcuni mesi fa detto c'haveva veduto gran parte dell'opera trascritta. Procuri V. S. ch'io habbia ad osservare la parola da me data; e sebene ella per sazietà di gloria può disprezzare queste diseguali contese, tuttavia è obligata al nome publico de' Lincei, offeso dal Sarsio e da altri malevoli, et al mondo non deve occultare i tesori delle sue nobili speculazioni: mentre per fine io, insieme con gli altri SS.ri Lincei, le bacio affettuosamente le mani.

 

Di Roma, li 7 di Maggio 1622.

Di V. S. molto Ill.

Aff.mo Se.r di core

Virg. Cesarino.

 

 

 

1524*.

 

FILIPPO MAGALOTTI a [GALILEO in Firenze].

Roma, 7 maggio 1622.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 165. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Oss.mo

 

Io mi sono astenuto volentieri dallo scriver a V. S., per non aver avuto insin al presente occasione che meritassi di sturbar le sue gravi occupazioni; e come che altro non fosse stato il tenor delle mie lettere che accennarle in parte la reverenza che io porto al suo molto merito, abbi giudicato di sodisfar più a me medesimo di riverirla e d'ammirarla in un profondo silenzio. Èmmisi nondimeno per mia buona fortuna porto occasione di passar con lei questo ufficio, poichè avendo avuto parte in persuader l'Ill.mo Sig.r D. Verginio Cesa[rini] che mandassi a V. S. una sua composizione latina([198]), che conteneva alcune delle sue lodi, e mostrandosene egli assai renitente, parendole cosa assai diseguale alla sua virtù, ha voluto che con propria lettera glie ne facci testimonianza. E benchè per ogni rispetto io sia sicuro che del tutto è superfluo questo ufficio e che di niun valore è per mezzo mio, ho voluto più tosto non di meno obbedire a sì cortese comandamento, che far altrimenti, per non perder l'occasione di tener fresca nella memoria di V. S. questa mia devota et affettuosa osservanza, stimando che ella sia per gradirla, mentre averà riguardo che io mi sia adoperato in cosa che ridondi in sua lode, se non proporzionata al suo merito, al meno con desiderio intensissimo che ella sia tale.

Io non ardirei di aggiunger preghiere più di quelle che abbi fatto il Sig.r D. Verginio intorno alla pubblicazione della risposta al Sarsio, sì perchè io stimo le sue efficacissime, e agevolmente credo che ell'averà condotto a intera perfezzione quell'opera, che al mio partir di costà, sei mesi sono, veddi in buona parte incaminata. Resta solo che io la supplichi a scusarmi dell'ardire che ho preso d'assicurarmi che non le sia per esser discara la testimonianza che fa questo Signore nella sua elegia con riverenza sincera delle sue lodi, avendomene dato in parte comodità la gentilezza di V. S. e la stima ch'io so al sicuro che ella fa di lui. E per fine con ogni affetto umilmente le bacio le mani. Nostro Signore le conceda quanto desidera.

 

Di Roma, il dì 7 di Maggio 1622.

Di V. S. molto Ill.re

Affett.mo Ser.re

Filippo Magalotti.

 

 

 

1525.

 

GALILEO ad [ALESSANDRO SERTINI in Firenze].

Bellosguardo, 20 maggio 1622.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. V, car. 12. – Copia di mano di Vincenzio Viviani.

 

Molt'Ill.re e molt'Ecc.te Sig.r mio Osse.mo

 

Poi che la moltiplicità delle mie indisposizioni mi necessita a trattenermi il più del tempo alla villa, onde con troppo incomodo di quelli che meco avessero a conferir loro affari potrei soddisfare al carico che mi si aspetta mercè del Consolato([199]), ho pensato di far capitale della cortesia di V. S. molto Ill.re e molto Ecc.te, e supplicarla che in luogo mio voglia supplire per me in tali negozii, esercitando quella autorità che ho io, la quale interamente deferisco nella persona di V. S., sicuro che ella molto meglio potrà esequire tutto ciò che a tal ufizio appartiene: e gli resterò con obbligo particolare dell'aiuto e sollevamento che da lei desidero e spero. Con che affettuosamente gli bacio le mani, e dal Signore Dio gli prego intera felicità.

 

Da Bellosguardo, li 20 di Maggio 1622.

Di V. S. molto Ill.re e molto Ecc.te

Ser. Affez.mo

Galileo Galilei.

 

 

 

1526*.

 

PAOLO GIORDANO ORSINI a GALILEO in Firenze.

Bracciano, 27 maggio 1622.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 174. – Autografa la firma.

 

Ill.re e molto Ecc.te Sig.re

 

Havendo di bisogno qui per mio diletto d'un occhiale da veder da lontano, per haverlo de' migliori, desidero che mi venga dalle mani di V. S.; la quale io prego però con questa a farmi piacere di farmelo inviare quanto prima, mentre con altrettanta prontezza mi offero a V. S. in tutte le occorrenze di suo gusto o servizio. E Dio la conservi e prosperi.

 

Da Bracciano, il dì 27 di Maggio 1622.

 

S.r Gallilei.

Aff.mo di V. S.

Paolo Gior. Orsino.

 

Fuori: [....Ec]c.te Sig.re

Il S.r Galileo Gallilei.

Firenze.

 

 

 

1527*.

 

PAOLO GIORDANO ORSINI a GALILEO in Firenze.

Bracciano, 30 giugno 1622.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 176. – Autografa la firma.

 

Ill.re e molto Ecc.te Sig.re

 

Ho ricevuto il cannone con i suoi vetri, che V. S. mi ha mandato; il quale mi è stato tanto più grato, quanto mi è reuscito più perfetto e più accommodato alla mia vista. Ne rengrazio V. S. affettuosamente; e come per questa sua nuova amorevolezza resto io tanto più tenuto ad adoperarmi sempre per ogni suo servizio e gusto, così doverà ella valersi di me con tanto più di prontezza in tutte le sue occorrenze, per le quali per fine me le offero di cuore.

 

Da Bracciano, il dì ultimo di Giug.o 1622.

S.r Galileo Galilei.

Aff.mo di V. S.

Paolo Gior. Orsino.

 

Fuori: [....] Ecc.te Sig.re

Il S.r Galileo Galilei.

Firenze.

 

 

 

1528*.

 

PAOLO EMILIO BOIARDI a CESARE D'ESTE, Duca di Modena, in Modena.

Firenze, 19 luglio 1622.

 

Arch. di Stato in Modena. Dispacci "Ambasciatori esteri. Firenze", Busta n.° 49. – Autografa.

 

... Il Gallilei, cittadino Fiorentino, bell'ingegno et inventore dell'occhiale lungo, propose, dicono, al Conte di Monterei il modo di abbreviare la navigazione da Spagna alle Indie et poterla fare in un mese, dove per l'ordinario si spendono più di tre mesi; il che quando riesca, S. E. ha promesso di fargli havere m/6 scudi d'entrata dal Re di Spagna et un marchesato....

 

 

 

1529.

 

GALILEO a FORTUNIO LICETI in Padova.

Firenze, 30 luglio 1622.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 1, car. 162. – Copia di mano di Fortunio Liceti, da lui inserita nella sua lettera a Galileo del 6 luglio 1640.

 

Molt'Ill. etc.

 

Ieri l'altro mi fu reso il libro De cometis([200]) etc., inviatomi da V. S. Ecc.ma; e ben che lo stato mio di sanità non mi permetta di poter leggere allungo nè affaticare la vista e la mente, tuttavia, tratto dalla curiosità, gli ho dato in questi 2 giorni una superficiale et interrotta scorsa, e veduto come ella veramente ha condotta a fine una fatica atlantica. Mi duole di non l'havere havuto prima per poter far menzione di lei et honorarla, conforme al debito, in una risposta che fo alla Libra Astronomica e Filosofica di Lottario Sarsi Sigenzano, la quale 6 giorni fa inviai a Roma, dove forse sarà stampata, nella quale saranno per avventura molte delle cose nelle quali V. S. mi è contrario, o, per dir meglio, al S.or Mario Guiducci, autor primario di quel trattato, che dal Sarsi e da V. S. viene attribuito a me. Mando in questo punto il libro di V. S. al S.or Guiducci, per mettermi in necessità di non haver gravemente a disordinare con mio notabil danno, poichè la lunghezza de i giorni, la solitudine della villa, e più il gusto che prendo della lettura, non mi lasciano temperatamente occuparmi. Io rendo a V. S. Ecc.ma grazie infinite dell'honore e favore fattomi, et insieme mi rallegro seco della sua promozione, la quale già havevo intesa([201]). La prego a salutare in mio nome il molto R. S. Lorenzo Pignoria, e ricordargli che in gratia voglia favorire il S. Pichena in quel suo desiderio, chè amendue gliene resteremo obbligati([202]). Et riserbandomi a scrivergli più a lungo con miglior commodità, per hora gli bacio le mani e me gli ricordo vero et affettionatissimo servitore.

 

Di Firenze, li 30 di Luglio 1622.

Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma

Ser.re Aff.mo

Galileo Galilei.

 

Al molto Ill. et Ecc.mo S.ore e Pad.ne Oss.mo

Il S.or Fortunio Liceti.

Venezia per Padova.

 

 

 

1530*.

 

FABIO COLONNA a GALILEO [in Firenze].

Napoli, 8 agosto 1622.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 122. – Autografa.

 

Molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.r P.ne mio Oss.mo

 

L'instituzione della Lincea Academia, nella quale me ritrovo ascritto per gratia del nostro Sig. Prencipe, che Nostro Signor feliciti come desea, in questi tempi me obliga debbia a V. S. far riverenza, et augurarle et pregarle dal Signor non solo salute et allegrezza in quel giorno dell'anniversario, ma per sempre successivamente, come volentieri et con tutto l'affetto di cuore fo detto ufficio, et ne prego Nostro Signor così degni concederle. Et con questa occasione ancora voglio supplicar V. S. se degni farmi gratia avisarmi, anzi insegnarmi, che metodo possa tener per far una parabola per specchi da sole di bruciare di lontano vinti palmi, che bruci sotto il perpendicolo del sole nel piano de un triangolo, metà di quadrato, in questo modo:

poichè tutti li specchi concavi non han forza se non nell'opposito delli raggi solari per dritto; et obliquandoli, non essendo equali le rifrazzioni, perdono la forza: et desidero trovar il modo de far che quelli raggi obliquanti havessero la stessa potenza, et se unissero nel punto desiderato, equalmente fanno nell'opposizione dritta verso il sole. Che perciò credo sia vana la fama dell'haver bruciato la nave nel mare, stando il sole in alto, et anco il sito della casa de Archimede, et che li raggi potessero andar in giù con tanta forza et con tanta lontananza; et se ben se dice fusse specchio circolare senza fondo, et sesta parte de globo, io l'ho fatto, et tiene l'istessa imperfezzione, che non stanno (sic) a dritto del sole, perde la forza. È ben vero, quel modo va più lontano la metà del concavo sferico. Intanto, perchè sapienti pauca, spero che V. S. se degnarà insegnarmi questa regola; chè se ben con la prattica io posso trovarla, non ne saprò dare la raggione demostrativa et farne regolata dimostrazione, che non dubiti errare. Intanto prego Nostro Signor doni a V. S. salute et lunga vita, per beneficio commune de' studiosi et honore della Lincea Academia; et per fine le basio le mani.

 

Di Napoli, li 8 de Agosto 1622.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Aff.mo Ser.re

Fabio Colonna Linceo.

 

Fuori: Al molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei Linceo,

Matem.co del Ser.mo Sig.r Gran Duca di Toscana.

 

 

 

 

1531*.

 

FRANCESCO STELLUTI a GALILEO in Firenze.

Acquasparta, 16 agosto 1622.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 124. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

 

Non posso negare che mio fratello non si sia messo ad un grandissimo risico, sì per havere scritto([203]) materie fuori della sua professione, sì anco per haverla presa con uno che non si estimarà solo nell'offesa, e se pur solo, ei diverrà un Argo et un Briareo, c'haverà cent'occhi per vedere e cento mani per riscrivere e rispondere in sua difesa, se però prima non l'acqueta V. S., come con molto desiderio s'aspetta et indubitatamente si tiene che sia per fare. Ha scritto il detto mentr'io mi trovava qui in Acquasparta l'estate passata, mosso sì dalle buone ragioni di V. S. addotte dal Sig.r Guiducci, sì anco stimolato da amici per molti ragionamenti fatti fra loro intorno alla Libra Astronomica del Sarsi, et particolarmente spinto da alcuni Padri del Giesù paesani, che tenevano che a detta Libra Astronomica non si fusse potuto rispondere et che spesso domandavano se rispondeva V. S. Lo stampatore poi di Terni ha voluto stampare i scritti di detto mio fratello in tempo ch'io mi trovava in Fabriano per una infirmità che hebbe esso mio fratello quasi ad mortem, et al ritorno qui trovai l'opra già stampata e piena di molti errori, che estremamente mi dispiacque. Ne ha inviate questa settimana lo stampatore al Sig.r Mario Guiducci, a cui ha dedicato il libro, alcune copie, con ordine ne dia quattro a V. S.: però se le farà consegnare, e gli darà una vista quando haverà otio, acciò io possa far avertito mio fratello in che havrà fatto errore, o in che habbia debilmente difeso il Sig.r Guiducci.

Intanto s'assicuri V. S. che sì detto mio fratello, sì anco i nostri compagni tutti et amici e studiosi dispassionati, aspettano con grandissimo desiderio la risposta di V. S. intorno a detta materia; et io priego il Signore che le conceda tanto di sanità, che possa non solo compire detta risposta, ma giovare al mondo con altri suoi scritti, stendendo quei suoi pensieri pellegrini di cui è già gravido l'intelletto di V. S. E perchè siamo in tempo del nostro annuo saluto, l'invio a V. S. pieno d'ogni maggior bene et contento. Nè altro occorrendomi, bacio a V. S. le mani a nome del S.r Principe, che con desiderio aspetta sentir nuova di lei, et io fo l'istesso affettuosissimamente.

 

Di Acquasparta, li 16 di Agosto 1622.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei L.o

Fiorenza([204]).

 

 

 

1532*.

 

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Firenze].

Milano, 17 agosto 1622.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 126. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re

 

Sono stato e sono anchora desiderosissimo d'intendere un puoco il suo parere intorno quel mio trattato che già intesi che ricevè dal P. Vicario nostro di costì, ma sin hora (forsi per le sue molte occupationi) m'è convenuto sopportare quest'ardentissima sete con pazienza, come ho fatto, pur che finalmente sii di questo da lei gratiato. La mia debolezza e la legerezza del Discorso mandatoli, per uscir elli della via ordinaria, ma forsi più per non esser con accuratezza e diligenza da me fatto e ordinato, m'hano ben fatto spesso venir in sospetto che 'l suo non rispondermi fosse una risposta tacita etc.; ma pure mi son consolato pensando che, se non altro, almeno harà riconosciuto in me ch'io persevero nella divotione, o per dir meglio nell'affettione, verso le matematiche, che i suoi motivi già in me procreorno e che la lor eccelenza richiede. Intesi anco che lo volea mostrare al P. D. Benedetto: non ho però inteso pur di lui sin hora cos'alcuna; là onde io desidero esser da lei favorito non solo di ciò che ho detto di sopra, ma anco di darmi nuova del detto Padre, chè mi farà cosa gratissima.

Intesi anchora che lei mi volea far venire a Fiorenza per prevalersi di me. Io li dico, hora per sempre, ch'io sarò sempre prontissimo a' suoi commandi; e se io havessi inteso un puoco più chiaro la cosa, harei cercato senza sua briga di compire il suo desiderio, sì come lo farò, accennandomi ella solo il suo pensiero; che perciò me ne sto sospeso, senz'applicarmi determinatamente a cos'alcuna ferma qui in Milano.

Desidero poi sapere la solutione di questo puoco dubio che m'occorre in Euclide, et è che mi par che superfluamente elli dimostri dei numeri quello istesso che prima ha demostrato de magnitudinibus: v. g., la maniera di trovare, dati duoi numeri, la lor massima commune misura parmi esser l'istessa che del trovarla di due grandezze, il che già ha insegnato nel principio dell 10° libro. L'istesso dico de le altre, dove Euclide demostra qualche cosa de magnitudinibus, parermi che sii illico demostrato etiam de numero, perchè ancho il numero è magnitudine, e non so per qual raggione si devano quelle dimostrationi ricever solo per la quantità continua, e non per la discreta. Si può forsi dire, i numeri haver diversi principii dalla quantità continua; perciò etc. Ma pure i principii della grandezza, come grandezza, parmi che sieno communi et alla quantità continua e alla discreta. Pure può esser ch'io m'inganni, e che per magnitudine non intenda altro che un genere a tutte le sorti di quantità continua, e che sii l'istesso magnitudine che quantità continua. Basta: desidero esser favorito da lei, e che mi sganni dell'errore che potrei prendere. E con questo facendoli riverenza, me li offero e raccomando.

 

Di Mil.o, alli 17 Agosto 1622.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Devot.mo Ser.re

F. Bon.ra Cavallieri Gesuato.

 

 

 

1533**.

 

MUZIO ODDI a PIERMATTEO GIORDANI in Pesaro.

Milano, 2 settembre 1622.

 

Bibl. Oliveriana in Pesaro. Mss. 413, car. 1. – Autografa.

 

.... Io poi sono poco manco che necessitato stampar due opuscolini, uno dell'instrumento squadro, et l'altro del compasso polimetro, del quale se n'è fatto autore Galileo, Coignet, il Capra et altri, et io dimostro come è stato la felice memoria del Sig. Guidobaldo....([205])

 

 

 

1534*.

 

FRANCESCO DUODO a GALILEO in Firenze.

Venezia, 29 settembre 1622.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXIV, n.° 71. – Autografa.

 

Ill.re et Ecc.mo mio Sig. Oss.mo

 

Molti giorni sono che io inviai una mia a V. S. Ecc.ma, richiedendoli risposta di alcuni dubbi occorsimi circa il suo Discorso; del che mai ho potuto havere risposta alcuna. Onde vengo hora con la presente a supplicarla di favorire un suo servitore con dargli risposta, se ha ricevute le sue; il che se farà, l'havrò per favor singularissimo. Non manchi donque, di gratia, chè ne starò attendendo risposta. Et per fine a V. S. Ill.re di cuore baccio le mani.

 

Di Venetia, li 29 Settembre 1622.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Se.re Aff.mo

Francesco Duodo.

 

Fuori: Al molto Ill.re et mio Sig.r

L'Ecc.mo Sig.r Galileo Galilei Dot.

Fiorenza.

 

 

 

1535.

 

GALILEO a FEDERICO CESI [in Acquasparta].

Firenze, 19 ottobre 1622.

 

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.° 12 (già cod. Boncompagni 580), car. 139. – Autografa.

 

Ill.mo et Ecc.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

 

Ho finalmente inviata all'Ill.mo S. D. Virginio la risposta al Sarsi, e per esso a V. E.: scusi la mia tardanza, perchè non ho potuto fare altramente. Rimetto in tutto e per tutto l'esito di questa mia coserella nell'arbitrio di loro SS.e

La risposta del S. Stelluti([206]) non è arrivata qua se non pochi giorni sono, sì che appena gl'ho potuto dare una scorsa; che se havessi hauto tempo di leggerla più consideratamente, non dubito che ne havrei cavati avvertimenti da poter migliorar la mia: ma la rivedrò e mi servirò dell'avviso. Intanto non mi è parso di dover differir più lungamente il mandar la mia, chè pur troppo sono stato lento. E perchè pur hora mi è sopraggiunto un mandato del S. Pierfrancesco Rinuccini, che mi favorisce di esserne l'apportatore, e mi fa fretta, essendo egli, come si dice, col piede nella staffa, finirò con farle le debite reverenze e con ricordarmegli per vero e svisceratissimo servitore; e dal S. Dio gli prego intera felicità.

 

Di Fir.ze, li 19 di 8bre 1622.

Di V. S. Ill.ma et Ecc.ma

Dev.mo et Obblig.mo Ser.re

Galileo G. L.

 

La supplico a scusarmi appresso il S. Francesco Stelluti se non gli scrivo, non havendo io un momento di tempo.

 

 

 

1536.

 

VIRGINIO CESARINI a [GALILEO in Firenze].

Roma, 28 ottobre 1622.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 169. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill. Sig.r mio P.rone Oss.mo

 

Oggi appunto mi è capitato, per opera di Mons.r Rinucini([207]), l'invoglio con le lettere di V. S. A Mons.r Ciampoli ho ricapitata la sua, ed invierò l'altra ad Acquasparta al S.r Prencipe Cesis. Io fratanto mi son posto a leggere con grande ansietà l'eruditissima scrittura di V. S.([208]), la quale non cessa di riempirmi di maraviglia, benchè mi sia noto il valore di chi l'ha fatta. Ma quando potrò io pagar mai tanto debito che le devo per havermi ella adornato di favore eterno, intitolandomi cosa di sì gran pregio? Assicuro V. S. ch'io bramo da lei occasione di potere, servendola, darle segnali della mia gratitudine. La participarò poi con gli altri amici, et ne darò parte a V. S. se vi troveremo cosa alcuna da notarsi; ma fino ad ora son risoluto che si stampi, e quanto prima, per non differire utile al mondo, onore a me medesimo, et privar lei della gloria che meritamente sarà per conseguirne. Et con baciarli con ogni affetto le mani, le auguro dal Cielo ogni bramato aiuto.

 

Di Roma, li 28 d'8bre 1622.

Di V. S. molto Ill.e

 

 

 

 

1537*.

 

NICCOLÒ DOLFIN a GALILEO in Firenze.

Venezia, 29 ottobre 1622.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal. P. I, T. VIII, car. 171. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Osser.mo

 

V. S. abonda talmente in cortesia, ch'io conosco naver guadagnato con usura, ricevendo da essa tanto favore de ringratiamenti et di littere in ricompensa di quel poco ch'io stimai mio debito verso il S.r Vincenzo, suo figliuolo. Vengo a rendergliene le maggiori gratie che posso, et ad accertarla della dispositione et volontà che tengo di servirla conforme al merito delle sue virtù; le quali osservo come conviene, et bastano a farmegli viver servitore, quando anche altre cause non me ne tenessero obligato. La prego dunque essercitarmi come tale con suoi comandamenti, mentre io bacio a V. S. le mani et le prego da Dio benedetto ogni prosperità; il che fa parimente il S.r Cardinale mio zio([209]), che ha gradito sopra modo la memoria che V. S. si compiace tenir di lui.

 

Di Ven.a, adì 29 Ott.rio 1622.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

All'Ecc.mo Galileo.

Se.re Aff.mo

Nicolò Dolfin.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Osser.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Firenza.

 

 

 

1538**.

 

FEDERICO CESI a GIOVANNI FABER in Roma.

Acquasparta, 19 novembre 1633.

 

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 423, car. 198. – Autografa.

 

.... Aspetto con desiderio veder il contrapeso della Libra; e già il S.r D. Virginio mi ha accennato mandarmelo. E poi premeremo si stampi presto....

 

 

 

1539*.

 

LODOVICO LODOVICI a GALILEO in Firenze.

Macerata, 22 novembre 1622.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVIII, n.° 166. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Eccell.mo Sig.re

 

Sapendo quanto in lei sia eminente la scientia delle cose astronomiche, e confidandomi anco nella molta sua cortesia, ho preso ardire questa volta, se bene poco da V. S. conosciuto, di domandarli per gratia mi vogli avvisare se ancora si sono osservati i moti et li periodi di quelle dui stelle collaterali a Saturno, et insieme se ci è argumento alcuno per provare che la distanza dell'occhio al centro del mondo non sia del tutto insensibile, ma di qualche consideratione, rispetto anche al cielo stellato, cioè alle stelle fisse; perchè mi pare m'accennasse non so che sopra di questo, quando io hebbi l'honore di ragionar e conferir con seco da tre o quattro volte, l'ultima vece che lei fu in Roma: assicurandola che mi farà favor segnalatissimo, e ce ne resterò con obbligo perpetuo, facendoli hora un'humilissima reverenza, con pregarle lunga e felice vita.

 

Di Macerata, in Corte del Cardinal d'Ascoli([210]), alli 22 di Novembre 1622.

Di V. S. molto Ill.re et Eccell.ma

Aff.mo et Devotiss.mo Ser.re

Lodovico Lodovici.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Eccell.mo Sig.r mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Firenze.

 

 

 

1540**.

 

GALILEO a FERDINANDO II Granduca di Toscana [in Firenze].

[Firenze, novembre 1622].

 

Arch. di Stato in Firenze. Monte di Pietà, Filza 1041 (Campione n.° 76), non cartolata. – Autografa.

 

Ser.mo Gran Duca,

 

Galileo Galilei, devotissimo servo e vassallo di V. A. S.ma, humilmente la supplica che voglia restar servita di concedergli grazia ch'e' possa metter([211]) sul Monte Pio([212]) ducati duemila, con ritrarne i soliti emolumenti: del che gli resterà con perpetuo obbligo di pregar per ogni sua maggior grandezza e felicità.

 

Di mano della Granduchessa Cristina di Lorena:

 

Ita est.

 

Crist.

 

E di mano di Curzio Picchena:

 

Concedesi: et il Proveditore del Monte li faccia rispondere de' frutti, conforme al solito.

 

 

Curzio Picc.na

2 Dic.re 1622.

 

 

 

1541*.

 

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.

Milano, 21 dicembre 1622.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n.° 1. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re

 

Non minor forza m'è convenuto porre in mitigare il desiderio ch'havevo di sapere per qualche sua lettera il suo parere circa il mio trattato, che speculatione per investigare come per tanto mio desiderio, da lei benissimo conosciuto, non me n'habbi in tanto tempo volsuto favorire, e quale ne possi esser stato la cagione, non mi reputando dover ella così ritrovarsi occupata che almeno quattro righe non mi potesse scrivere. Pure ne sono stato resoluto dal P. Vicario nostro di Fiorenza, che per ordine del P. D. Benedetto mi ha fatto sapere le sue grandissime occupationi, et dipoi che mi deve scrivere al longo per le difficoltà che mi dice havere circa quel trattato, che il scrivermi pocco sarebbe non scrivermi; del che, come conviene, sono restato sodisfatto, sperando che finalmente mi sii per favorirne. Hora gli ho volsuto scrivere, sì per ricordarmeli servitore, come anco per augurarli felicissimo Natale et il compimento de' suoi desiderii.

Se sapessi dove fosse il P. D. Benedetto, gli scriverei; ma non lo sapendo, non lo faccio: prego però V. S. che, essendo in Fiorenza, lo vogli salutare in nome mio, dandoli il buon Natale. E con questo offerendomeli prontissimo a' suoi comandi, gli bascio le mani.

 

Di Mil.o, alli 21 10mbre 1622.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

 

Ho non so che circa le spirali, demostrato diversamente dal metodo d'Archimede, che con comodità farò vedere a V. S.

 

 

Devot.mo Ser.re

 

F. Bon.ra Cavallieri Gesuato.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Fiorenza.

 

 

 

1542.

 

VIRGINIO CESARINI a FEDERICO CESI in Acquasparta.

Roma, 22 dicembre 1622.

 

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.° 12 (già cod. Boncompagni 580), car. 367. – Autografa.

 

Ill.mo et Ecc.mo Sig.r et P.rone Col.mo

 

Mando a V. Ecc.a, per il Sig. Angelo de Filiis, l'originale medesimo del Saggiatore del Sig. Galileo, col ritener meco la copia piena d'errori. Et per questa cagione prego V. E., che notate c'havrà le cose che gli pareranno forse troppo pungenti, o altri particolari di dottrina che ella non approvasse, ad inviarnelo qua subito, acciò possiamo farlo stampare quanto prima, senza esser impediti da' Gesuiti, che di già l'hanno penetrato. Mons.r Ciampoli ed io habbiamo notate alcune cose, che si accomoderanno o correggeranno, insieme con quanto V. Ecc. accennerà non essere ben fatto; mentr'io, desiderosissimo de' suoi comandamenti, le fo riverenza.

 

Di Roma, li 22 di Xbre 1622.

Di V. Ecc.

Hum.mo e D.mo Ser.

Virg.o Ces.i Linceo.

 

 

 

1543*.

 

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].

Acquasparta, 27 dicembre 1622.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 128. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

 

Era gran tempo ch'io stavo con il solito desiderio di sentir nuova di V. S., et insieme ch'uscisse quanto prima fuori la sua risposta alla Libra: pensi hora quanto gusto ho sentito, mentre il Sig.r D. Virginio nostro m'ha inviato qui la sua gratissima, et insieme avisato che era compita l'opra; e tanto più che il S.r Angelo de Filiis nostro me l'ha poi portata, et adesso la vedo con mia grandissima consolatione. La trattengo, per haver questo gusto di vederla quanto prima, e non per altro, chè basta l'esser cosa di V. S. Subito letta, la rimandarò per l'istesso in mano del S.r Don Virginio, e sollecitarò al possibile la stampa, chè giudico la prestezza non solo opportuna, ma anco necessaria.

Sig.r Galilei mio, io le son quel servitore di core di sempre, e di me non posso al presente darli altre nove se non che mi trovo in questa quieta mia solitudine e residenza, ma in mezzo a molestissimi travagli urbani domestici, che mi soprarrivano continuamente, et alle contemplationi e compositioni filosofiche, che dal'altra parte mi vanno ricreando e ristorando; di modo che in un'inquietissima quiete e negotiosissimo otio me la passo in combattuto ritiramento. Duro però e guadagno al meglio che posso. La famiglia, Dio gratia, sta sana, et ho la S.ra Principessa mia gravida, e la prole sin hora è stata di quattro figliole. Senta io buone nove di V. S., chè m'aggiugnerà non poco di ristoro. Li negotii academici ferveranno hormai molto più, premendo tutti i soggetti, e particolarmente il S.r D. Virginio.

Non mi stenderò hora più in longo: di tutto core a V. S. bacio le mani, insieme col S.r Stelluti, che è qui a tenermi compagnia, e le prego da N. S. Dio felicissime le Feste et il Capo d'anno con altri moltissimi appresso.

 

D'Acq.ta, li 27 Xbre 1622.

Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te

 

 

Il S.r Conte Honofrio Castelli, che è qui meco, le bacia le mani.

 

 

Aff.mo per ser.la sempre

Fed.co Cesi Linc.o P.

 

 

 

1544*.

 

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.

Roma, 7 gennaio 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII. car. 173. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 

Dovevo molto prima rispondere alla cortese lettera di V. S.; ma se le continue occupationi mi tolgono a me stesso, non che a i padroni assenti, troverò bene scusa e perdono appresso la sua benignità. Farò il possibile che resti servito nel suo desiderio il S.r Giovanni Pellegrini, et ho speranza che mi possa riuscire: però di quanto occorre ne farò dar parte a lui proprio, senza continuamente tediar lei con simili materie.

Per passare a cose più eminenti, mi rallegro delle nuove et ammirande invenzioni circa il flusso e reflusso. Aspetto con ansietà di veder quel discorso perfettionato([213]). Quel primo sbozzo mi parve sempre un miracolo d'ingegno; hora s'immagini V. S. quanta eccessiva consolatione sia per darmi quando li piacerà d'inviarmene il discorso finito? Non sarò sempre tanto occupato quanto sono stato da due mesi in qua, che veramente non ho potuto respirare con otio. Spero con la assidua diligenza haver digerito gran mole di negotii che mi doveranno per quest'altro mese lasciare il campo un poco più libero. Appunto l'altro giorno mi lamentavo col S.r Ascanio Piccolomini di non haver ancora potuto rubar tanto tempo, che mi sia riuscito lo studiare quietamente la Sarseide([214]); e quanta immensa voglia io ne habbia, facilmente lo crederà chi vede che in materia di filosofia i discorsi del S.r Galileo mi hanno fatto perder totalmente l'appetito d'ogni altra vivanda.

Intendo poi che la sanità sua passa assai felicemente. Me ne congratulo seco, e ne auguro a tutti i litterati acquisto di nuovi e pretiosi tesori, quali ogni giorno si scopriranno nella celeste miniera del suo soprhumano intelletto. A V. S. fo humilissima reverenza, e la prego a conservarmi l'amor suo, perchè io me ne glorio singolarmente: e con questo le prego da Dio ogni più desiderabil consolatione.

 

Di Roma, il dì 7 di Genn.o 1623.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

S.r Galileo Galilei. Fir.e

Dev.o Ser.re

G. Ciampoli L.o

 

 

 

1545.

 

VIRGINIO CESARINI a [GALILEO in Firenze].

Roma, 12 gennaio 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 130-132. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.r P.ron mio Oss.mo

 

Dopo l'accusare a V. S. la ricevuta([215]) della sua dottissima epistola in risposta al Sarsi, non gli ho più scritto circa esso componimento, benchè in quella mia mi fussi obbligato ad avvisarle il mio sentimento, da lei chiestomi con molta istanza. Ciò è avvenuto perchè io disegnavo di aspettare che l'opera fusse letta da tutti i Lincei che si trovano in Roma, ed anco dal S.r Principe Cesi, e che di commun consenso si fusse avvisato a V. S. quel che si desiderava o moderato o mutato o taciuto in detta apologia; e però io havendone subito fatto fare alcune copie, la communicai al S.r Cav.re del Pozzo([216]) ed anco al S.r Principe; diedila anco a leggere ad altri, ed io stesso con maggior diligenza la rilessi. Non ho però fin ora potuto cavare il parere de' compagni: sento ben da tutti con vero eccesso di lodi celebrarla, ma niuno ardisce notarvi o nel costume o nelle scienze particella alcuna. Spero però che 'l S.r Principe nostro sia in breve per mandarmi in iscritto alcuni piccioli avvertimenti da lui considerati, i quali io unirò con alcune minute circuspezzioni fatte da me e dal S.r Giovanni Ciampoli, et invierò poi a V. S. ad effetto d'essaminarle: e se pure le parranno frivole e leggiere, ne scriverà con quella libertà ed autorità che ella ha che n'achettiamo; se per lo contrario vi sarà in esse qualche avvertenza buona, la riconoscerà V. S. per effetto del commandamento fattoci, et ordinerà che nel libro s'accetti o rifiuti, come più le gusterà. Fatta questa ultima diligenza (ch'in breve le si invierà), io son risoluto, per non essere publico reo appresso la filosofia et col genere humano e colla posterità, di dare alle stampe questo ingegnosissimo trattato, pieno di sì leggiadre speculazioni e non più udite; e poichè V. S. rimette al nostro arbitrio questa determinazzione, le dico che sicuramente vogliamo publicar l'opera, e che vogliamo ciò fare in Roma, non ostante la potenza degli aversarii, contro quali ci armaremo dello scudo della verità, ed anco de' favori de' padroni. Non vi ha dubbio ch'avremo contradizzioni; ma ho speranza sicura che le supereremo.

Di già la nuova di questa apologia è arrivata al Sarsi et al Collegio Romano, essendo stati avvisati da Padri di costì ch'ella era venuta a Roma; et oltre ciò havendola io ad alcuni qui letta, hanno penetrato il tutto. Non però gl'è arrivata alle mani, nè la vedranno se non impressa. Stanno essi sitibondi ed ansiosi, ed hanno anco ardito chiedermila; ma l'ho io negata loro, perchè con maggiore efficacia havrebbero impedita la publicazzione. Ha però questa diffesa (benchè occulta finora) operato molto appresso a' mezzani letterati ed appresso alcuni detrattori della gloria di V. S., che si credevano trionfare del suo silenzio; perchè quelli legendola, o sentendo da me e d'altri dir le raggioni di V. S., hanno conosciuto il vero, e questi sapendo ch'ella ha parlato, s'avvedono che la loro vittoria era vana: onde m'auguro che, imprimendosi, chiuderà affatto la bocca ad ogni sorte di persona, et forsi anco allo stesso Sarsio. Oltre la publicazibne ch'io farò della detta opera, penso di farla traddure in lingua latina da persona molto idonea, per participarla di là de' monti a quegli ingegni avidissimi della verità e della libertà filosofica, e presto comincerò ad attenderci.

È comparsa per queste librarie, stampata in Germania, una Apologia del Padre F. Tomasso Campanella sopra il moto della terra([217]), da lei in quei tempi proposto; e sebene detta scrittura è fatta avanti il decreto della Congregazione dell'Indice che sospese il Copernico([218]), tuttavia i superiori non hanno voluto che si venda e spacci publicamente. Alcuni emoli si sono serviti di questa occasione per rinovare contro di lei le calunnie un tempo fa rifiutate e debellate, ma non mancano protettori ed amici a difendere il nome e riputazione di V. S.; e l'innocenza de' suoi costumi, e l'obbedienza modestissime con che ella ha mostrato sempre di riverire il decreto della S. Congregazione, palesano al mondo quale sia la sua mente: perlochè non posso credere che non s'habbia a superare d'ottenere licenza di stampare l'epistola mandatami contro il Sarsi; ed io mi ci opererò tanto che lo farò riuscire, parendomi di molta riputazione di V. S. che qui sulla faccia della Chiesa, avanti gli occhi delle Congregazioni, sia approvata la sua dottrina et si faccia applauso alle novità filosofiche che ella adduce, benchè nel Collegio Romano quei Padri, in sul principio degli studi, quest'anno habbiano fatto nelle loro publiche prelezzioni detestare i trovatori di novità nelle scienze, et con lunga orazione cercato di persuadere agli scolari che fuori d'Aristotele non si trova verità alcuna, non senza biasimo e derisione di chiunque ardisce sollevarsi sopra il giogo servile dell'autorità. Non ostante, dico, questa scomunica fulminata con tanta eloquenza, spero che le nobilissime speculazioni di V. S. havranno per Roma libero commertio ed applauso.

Mando a V. S. qui annessa una lettera del S.r Principe Cesi; credo che l'avvisi d'haver letto il trattato di V. S.([219]). L'havere io inteso da varie parti che V. S. haveva accresciuto quel discorso della reciprocazzione del mare di molte curiosissime speculazzioni([220]), mi dà ardire di supplicarla a degnarsi di farcene in qualche modo consapevoli, assicurandola che le divinità delle sue dottrine non sono con maggiore divozione della mia altrove adorate ed ammirate, sebene il mondo e tutti i saggi la riconoscono per l'unico e vero ornamento della Italia, anzi delle scienze. Et per fine bacciandole affettuosamente le mani, me le ricordo obligatissimo.

 

Di Roma, il dì 12 di Gennaio 1623.

Di V. S. molto Il.re

Aff.mo et Oblig.mo S.e

Virg.o Cesarino Linceo.

 

 

 

1546.

 

GALILEO a [FEDERICO CESI in Acquasparta].

Firenze, 23 gennaio 1623.

 

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.° 12 (già cod. Boncompagni 580), car. 143. – Autografa.

 

Ill.mo et Ecc.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

 

Lo stato ancipite di V. E. variamente muove me ancora, affliggendomi hora con le sue perturbazioni et hora consolandomi con la sua filosofica tranquillità, sicuro che questa l'aiuti ancora a scorrer le sue tempeste più placidamente. Io scrivo allungo all'Ill.mo S. D. Virginio, e l'istessa sua lettera credo verrà anco a V. E. in compagnia di questa; e mi piglio questa libertà di trattar negozii comuni comunemente, senza offesa della filosofia. Saluto affettuosissimamente il S. Stelluti: al S. C. Honofrio([221]) mi ricordo l'istesso antico e devotissimo servitore; e non sono 15 giorni che rilessi una sua scrittura sopra la caduta delle Marmore([222]), la quale, se piacesse a Dio, vorrei pure una volta vedere. Et a V. E. humilmente bacio la veste, e gli auguro da Dio un figlio maschio e quanto bene ella desidera.

 

Di Fir.ze, li 23 di Genn.o 1622([223]).

Di V. S. Ill.ma et Ecc.ma

 

Dev.mo et Obblig.mo Ser.re

Galileo Galilei Li.o

 

 

 

1547**.

 

VIRGINIO CESARINI a [FEDERICO CESI in Acquasparta].

Roma, 28 gennaio 1623.

 

Bibl. della. R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.° 12 (già cod. Boncompagni 580), car. 369. – Autografa.

 

Ill.mo et Ecc.mo Sig.r Fratello e P.ron Col.mo

 

Questa sera il S.r Angelo([224]) m'ha portato il libro del S.r Galilei; non ha però havuto tempo di espormi l'annotazioni fatte da V. E., nè anco i negozii ch'ella gli commise a bocca. Ha promesso tornare domani; et io lo starò attendendo con molto desiderio.

Mandai la lettera di V. E. al S.r Gallileo, et io le scrissi a lungo. Il S.r Giuseppe Neri fa grande istanza d'havere la detta opera, e credo sarebbe ben fatto ch'egli la vedesse avanti lo stamparla. Se V. E. volesse mandarle la copia ch'ella ha fatto trarne costì, mi sarrebbe di molto gusto: egli si trattiene in Camerino col S.r Card.le Gherardi([225]), luogo tanto vicino ad Acquasparta, che per huomo fidato ella glielo potrebbe inviare. Avvisimi quel ch'è per fare intorno a ciò, chè quando V. E. non se ne volesse per questo breve tempo privare, finalmente lo manderei da Roma, sebene con qualche incomodo, dovendo anco leggerlo il S.r Cav. del Pozzo([226]) e 'l S.r Gio. Fabri: tutta via son pronto ad obedire i comandamenti e cenni di V. E....

 

 

 

1548.

 

VIRGINIO CESARINI a GALILEO [in Firenze].

Roma, 3 febbraio 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 175. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill. S.r mio P.rone Oss.mo

 

Il Padre Mostro Domenicano([227]), persona di non ordinario sapere, come credo che V. S. havrà udito, è stato revisore del suo Saggiatore([228]). Brama conoscere di presenza e trattar con lei, nell'occasione che gli si presenta adesso di passar per costà. Io, che desidero di servir lui e porger modo a V. S. di prender gusto per mezo di questo buon soggetto, benchè la sua virtù lo renda da sè medesima raccomandato a tutti, nondimeno la prego a sentirlo benignamente, come mio amico et come meritevole d'esser conosciuto da lei. Ne resterò obligatissimo alla sua cortesia, mentre per fine le bacio con ogni affetto le mani.

 

Di Roma, li 3 di Febb.o 1623.

Di V. S. molto Ill.e

S.r Galileo.

Aff.mo et Oblig.mo Ser.re

Virginio Cesarino.

 

 

 

1549**.

 

FEDERICO CESI ad [ANGELO DE FILIIS in Roma].

Acquasparta, 7 febbraio 1623.

 

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 423, car. 222. – Autografa.

 

.... Quando assaggiarà ciascuno il Saggiatore, e quando i saggi n'haveranno quel tanto aspettato e desiato saggio?....

 

 

 

1550*.

 

VIRGINIO CESARINI a GALILEO [in Firenze].

Roma, 25 febbraio 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, c. 177. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill. Sig.r mio P.rone Oss.mo

 

È sì grande la fama del valore di V. S., che tira persone da paesi lontanissimi ad ammirarla e riverirla. Il Sig.r Maurizio Pretniz, nobile Polacco e persona eruditissima, brama di vedere, di parlare, di conoscere V. S., sperando (nè s'inganna), dopo haver girata gran parte dell'Affrica e tutta l'Europa, di non haver poi veduto il maggior miracolo di lei. Lo raccomando a V. S., come degno del suo favore, che stimerassi maggiore se col suo mezo potrà vedere le cose più notabili di cotesta città; ed io imparticolare ne resterò obligatissimo all'infinita cortesia di lei, alla quale, desiderosissimo de' suoi comandamenti, bacio per fine le mani.

 

Di Roma, li 25 di Febb.o 1623.

Di V. S. molto Ill.

S.r Galileo.

Aff.mo Ser.re di core

Virg.o Cesarino.

 

 

 

1551**.

 

GIOVANNI FABER a [GALILEO in Firenze].

Roma, 3 marzo 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 133. – Autografa.

 

Molt'Ill.re Sig.r mio et Padron Oss.mo

 

Il presente gentilhuomo Sig.r Maurizio Pretniz, figlio del Secretario del Ser.mo Re di Polonia, merita per le sue rare virtù, non da me solo, che sono uno de i minimi servidori di V. S., ma dal S.r Don Virginio nostro, a cui è grand'amico, et per le sue rarissime qualità, essere raccomandato a V. S.; quale, per la fama di V. S. che in ogni parte del mondo risuona, desidera vederla et farle riverenza, atteso che questo Signore ha visto tutta quasi l'Europa et bona parte dell'Asia.

Dico poi a V. S. che il suo bellissimo et dottissimo libro, visto da me tutto, sta a termine tale che fra 8 giorni si metterà mano alla stampa. Io vi ho voluto mettere, con bona gratia di V. S., una mia Elegia([229]), che ha in mano il S.r Don Virginio, in lode del telescopio di V. S. Spero che questo libro deve fare passare l'humore a molti che erano stati persuasi che non si potesse rispondere.

Habbiamo qui con noi et in casa mia un Tedesco, mathematico non mediocre chiamato Gasparo Keuflero, Coperniceo, ammiratore grande del valore di V. S., scholare d'Adriano Romano([230]), che fu anche mio maestro in Herbipoli, et amico del gran Keplero et Pitisco([231]): è molto essatto nel calcolo astronomico et assai buon algebrista. Et per fine a V. S. affettuosamente bacio le mani, augurandole sanità et compita felicità.

 

Di Roma, alli 3 di Marzo, a.o 1623.

Di V. S. molto Ill.re

Divotiss. Se.e

Gio. Fabro Lynceo.

 

 

 

1552.

 

VIRGINIO CESARINI a GALILEO [in Firenze].

Roma, 20 marzo 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 135. – Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

 

Molto Ill.e S.r mio P.rone Oss.mo

 

Il Sig.r Benedetto Hertz, Alemanno, fu da me una sol volta, e d'allora in qua non l'ho potuto più rivedere, tutto che gli faccesse istanza che tornasse. Può ben essere che la mutazione dell'abitazione, con l'occasione della carica conferitami da Nostro Signore di suo Cameriere secreto, sia stata la caggione di ciò. Fo tuttavia far diligenza di ritrovarlo, per poter, in aiutandolo in tutto quello che per me sarà possibile, mostrare a V. S. la stima grande che debitamente fo io delle sue raccomandazioni e farò sempre d'ogni minimo cenno che mi si porga da lei; la quale pregando a favorirmi de' suoi tanto desiderati comandamenti, le bacio per fine le mani.

 

Di Roma, li 20 di Marzo 1623.

Di V. S. molto Ill.e

 

 

Dopo l'havere havuta la censura (benchè brevissima) dal S.r Principe Cesis intorno al Saggiatore, ed anco i pareri d'alcuni Accademici Lincei, era io restato d'appuntamento col S.r Filippo Magalotti, molto partiale amico di V. S., d'essere insieme a dare una trascorsa all'opera e cambiare et emmendare quelle poche parole, che àn consigliato i detti che si mutino. Ciò non s'è potuto fare per l'impedimento che detto gentilhuomo ha avuto dell'essame pel vescovado ottenuto; ma per non tardar più, da me col S.r Ciampoli habbiamo fatto il tutto. La mutazione non è di cosa sustanziale, e solo l'accomodamento d'alcuni vocaboli. Giovedì si porrà l'opera sotto il torchio, et con velocità si tirerà avanti.

 

 

S.r Galileo Galilei.

Aff.mo Se.re di core

Virg.o Cesarino.

 

 

 

1553*.

 

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.

Roma, 1° aprile 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 179. – Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

 

Quanto potrò, in ogni occorrenza tutto impiegherò in servitio delli Sig.ri Lodovico Landucci e Benedetto Hertz([232]) Alemanno, comparsi qui con le gratissime di V. S. Come prontissimamente ho detto a loro medesimi, vorrei che mi si porgesse occasione di poter dimostrare la gran premura che ho di sodisfare ad ogni desiderio di V. S. e di ogn'altro che dependa da lei, valendo appresso di me assaissimo la sua intercessione, oltre alla sicurezza che ho che da lei non mi si possono presentare se non suggetti meritevoli et occasioni da honorarmi maggiormente tutta via. Piaccia a lei di comandarmi liberamente ove mi conoscerà buono per l'avvenire, mentre sto preparato per servirla in questo ad ogni cenno che me ne sarà dato, baciandole fra tanto le mani, e pregandole da Dio compita felicità.

 

Di Roma, il p.o Aprile 1623.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

 

Vorrei scriverle a lungo in materia delli avvisi, dati al S.r D. Virginio et a me, delle nuove et ammirabili sue contemplationi. Mi riserbo a farlo con più opportunità, poi che per hora la mole delli negotii non mi permette se non il salutarla affettuosissimamente e ricordarle la mia devotissima servitù.

 

 

 

 

 

 

 

S.r Galileo Galilei. Fir.e

 

 

 

1554*.

 

FRANCESCO STELLUTI a [GALILEO in Firenze].

Acquasparta, 8 aprile 1623.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XC, n.° 145. – Autografa.

 

Molto Ill.re et molto Ecc.te Sig.r P.ron mio Oss.mo

 

Viene costì il Sig.r Bernardino Lucani, ministro del Sig.r Principe nostro, da S. E. mandatovi per alcuni negozii; et con questa occasione vengo io a baciar le mani a V. S., et a ricordarmeli servitore devotissimo e desiderosissimo d'intender buone nuove della salute sua. Appresso le dirò, come con grandissimo mio gusto e utile lessi il Saggiatore di V. S., che mandò qua il Sig.r D. Virginio Cesarini; et la seguente settimana si dovea cominciare a stampare, se però non ritarda la stampa l'essere in questi giorni santi: ma subito dopo le feste della Pasqua, quali l'auguro felicissime a V. S. e colme d'ogni desiderato bene e contento, si farà senz'altra tardanza. Io ne scrissi già a mio fratello([233]), quale lo sta aspettando con desiderio grandissimo: e con questa le mando due carte di altri errori di considerazione, trovati nel suo libro dello Scandaglio([234]), havendogli fatti ristampare dopo, che una ne potrà dare al Sig.r Guiducci, baciandole le mani a mio nome.

Del resto non mi occorre altro dirle, se non che il Sig.r Principe non resta, ancorchè travagliato più che la sua parte([235]), di attendere alli suoi studii tutte quell'hore che può robbare; et vuol finire una fatiga utilissima et bellissima, che va aggiunta al libro Messicano([236]) che si stampa hora, e sarà materia che farà un terzo di detto libro, volendo che per l'anno santo sia finito di stampare. Che è quanto per hora m'occorre dirle. Con che per fine di nuovo le bacio le mani affettuosamente, e le prego dal Cielo ogni contento.

 

Di Acquasparta, li 8 di Aprile 1623.

Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te

 

Ser.re Aff.mo et Vero

Franc.o Stelluti.

 

 

 

1555*.

 

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.

Milano, 9 aprile 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 137. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re

 

Mando a V. S. alcune puoche cose delle spirali([237]), quali prima non ho mandato([238]) per non haver havuto commodità, acciò che vedi se patiscono alcuna difficoltà. In questo trattatello pure séguito lo stile dell'altro, come meglio, legendolo, intenderà; però potrebbe forsi patire l'istesse difficoltà ch'ella ritrova nell'altro ch'io li mandai molto tempo fa, quali s'io havessi saputo, haverei cercato di scioglierle, s'havessero patito solutione, o ch'havrei tralasciato la fatica fatta in questo. Spero dunque dalla benignità sua che del tempo, che li togliono i suoi alti pensieri ed altre sue più necessarie occupationi, scioglierà alcuna parte per dare un'occhiata a questo mio trattatello, il quale suppone la cognitione in parte dell'altro sudetto, massime supponendo io in questo di servirmi dell'istessi nomi diffiniti in quello, e dipoi che l'haverà visto, farne anco parte al molto R. P. D. Benedetto: che poi, ritornando da Roma per Milano un Padre mio amicissimo (che si chiama P. Angiol Maria Calvi Gesuato), verrà in nome mio a far riverenza a V. S., quale prego con tale occasione mi vogli favorire di dirmi il suo parere dell'uno e l'altro, mandandomi il primo, per non haverne io copia se non confusa, e ritenendo questo, se così li pare. Il sudetto Padre credo che passerà per Fiorenza circa il mezo del mese di Maggio; il che gli dico, acciò che, dovendomi scriver al longo, prendi il commodo di farlo. Starò dunque attendendo sua risposta; e per fine la prego saluti in nome mio il molto R. P. D. Benedetto, facendo io insieme a V. S. riverenza e desiderandoli il colmo d'ogni bene.

 

Di Mil.o, alli 9 Aprile 1623.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

Dev.mo Ser.re

F. Bonav.ra Cavallieri Gesuato.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Il Sig.r Galileo Gal.ei

Fiorenza.

 

 

 

1556.

 

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].

Acquasparta, [avanti la Pasqua, 16 aprile, del 1623].

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 14. – Autografa.

 

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

 

Poi che raro per lettere, e mai da tanto tempo in qua m'è stato concesso con la voce propria, haveremo almeno adesso occasione d'intender nuove ambidoi l'uno del'altro pienamente con la voce viva del lator della presente, mio confidentissimo ministro, che è il Lucani([239]). V. S. sentirà i miei travagli, che m'intorbidano i studii, quali continuo al meglio che posso, e le noie che, senza alcuna mia colpa, mi rompono ogni quiete([240]). Vorrei sentir io di V. S. nuove di felice stato, sanità, e sempre novi parti a benefitio publico.

Sollecito al possibile che esca l'opra; e m'avisano li Sig.ri compagni che già cominciarà la stampa, essendo spedito il resto: dico del saggio e dottissimo Saggiatore.

Non posso stendermi più a longo: mi rimetto al latore. V. S. mi favorisca della sua gratia al solito, et anco in quello che le parerà opportuno, secondo dal latore sarà informata. E mi commandi, che le son quel obbligatissimo servitore di core di sempre. E con questo a V. S. bacio per m[...]e volte le mani, e le prego da N. S. Dio felicissima la Santa Pasqua, con altre moltissime appresso, piene d'ogni contento.

 

Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te

Aff.mo per ser.la sempre

Fed.co Cesi Linc.o P.

 

 

 

1557*.

 

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze

Roma, 6 maggio 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 181. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Col.o

 

Ho voluto più volte scrivere a V. S., ma io sono tanto poco padrone del tempo, che, contra mia voglia, sono stato costretto ad astenermene. Hora posso darle avviso come il suo Saggiatore è cominciato a stamparsi; nè si maravigli di questa tardanza, perchè le occupationi strasordinarie sopravvenute al S.r D. Virginio, e le ordinarie mie, la rendono degna di scusa.

Molti amici, che hanno visto questa compositione nelle camere private, l'hanno ammirata, e credono certamente ch'ella sia per trionfare nell'applauso publico. Io per me ero certo molto tempo prima, che quanti parti si producevano dal suo ingegno, tante maraviglie si accrescevano all'Italia, e tante corone si ponevano sopra la sua fronte. Fra quelli che con devoto affetto le reveriscono, io pretendo iuridicamente uno de i primi luoghi, sì per esser hora mai nel numero de i servitori suoi più antiani, come anco per haver io fino in quei tempi del G. Duca Ferdinando primo, nella Villa d'Artemino([241]), nel primo sapore che sentii delli suoi discorsi ammirandi, gustatone la soavità e la sostanza, e conosciuto la differenza che è tra l'ambrosia de gli Dei e le minestre del vulgo([242]). Sto per tanto aspettando con infinita ansietà il nuovo Discorso sopra il flusso e reflusso del mare([243]), perchè m'assicuro d'havere a trovarvi scoperti gran segreti di natura, che fino a qui sono stati occultati a tutte le nationi et a tutti i secoli; però quando ella haverà in essere l'opera in maniera che da me si possa intendere, la supplico a farmene parte quanto prima.

Io prego Dio con tutto l'affetto che conceda molti anni di sanità a V. S., per gloria de gl'ingegni italiani e per singolar felicità de' nostri tempi. E qui facendole reverenza, la supplico a continuarmi l'amor suo, stimato da me per singolar titolo di gloria. Il S.r D. Virginio le si ricorda affettuoso servitore.

 

Di Roma, il dì 6 di Maggio 1623.

Di V. S. molto Il.e et Ec.ma

S.r Galileo Galilei. Fir.

Dev.mo et Obblig. Se.re

G. Ciampoli.

 

 

 

1558.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Firenze.

Arcetri, 10 maggio 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 24. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.r Padre,

 

Sentiamo grandissimo disgusto per la morte della sua amatissima sorella e nostra cara zia([244]); ne habbiamo, dico, grave dolore per la perdita di lei et ancora sapendo quanto travaglio ne havrà havuto V. S., non havendo lei, si può dir, altri in questo mondo, nè potendo quasi perder cosa più cara, sì che possiamo pensare quanto gli sia stata grave questa percossa tanto inaspettata: e, come gli dico, partecipiamo ancor noi buona parte del suo dolore, se bene doverebbe esser bastato a farci pigliar conforto la consideratione della miseria humana et che tutti siamo qua come forestieri e viandanti, che presto siamo per andar alla nostra vera patria nel Cielo, dove è perfetta felicità e dove sperar dovi[a]mo che sia andata quell'anima benedetta. Sì che, per l'amor di Dio, preghiamo V. S. a consolarsi e rimettersi nella volontà del Signore, al quale sa benissimo che dispiacerebbe facendo altrimenti, et anco farebbe danno a sè et a noi, perchè non possiamo non dolerci infinitamente quando sentiamo che è travagliata o indisposta, non havendo noi altro bene in questo mondo che le[i].

Non gli dirò altro, se non che di tutto cuore preghiamo il Signore che la consoli e sia sempre seco. E con vivo affet[to] la salutiamo.

 

Di S. M.o, li 10 di Mag.o 1623.

Di V. S. molto Ill.re

Aff.ma Fig.la

Suor M.a Celeste.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre

Il Sig.r Galileo Galilei.

Firenze.

 

 

 

1559.

 

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.

Roma, 27 maggio 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 183. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.o

 

Mando a V. S. i due primi fogli del Saggiatore, acciò ella possa chiarir quelli che, per ostinatione di malignità o per timor di gelosia, non voglion credere che se ne impetri la licentia.

Altra volta risponderò a gl'altri particolari della sua lettera.

Questa sera, in una lunghissima udienza di N. S.re, ho speso forse più di mezz'hora in rappresentare a S. B.ne le eminenti qualità di V. S. Il tutto è stato sentito volontierissimo. Se in quei tempi ella havesse hauto qua gli amici che ci sono adesso, non occorrerebbe forse di cercar l'inventioni per campare dall'obblivione, almeno come filosofiche poesie, quelli ammirandi pensieri con i quali ella porgeva tanti lumi a questa età.

V. S. si ricordi di non haver servitore più partiale di me e che più reverisca le maraviglie del suo ingegno. Prego Dio che la prosperi con ogni più desiderata consolatione.

 

Di Roma, il dì 27 di Maggio 1623.

Di V. S. molto Ill.re

S.r Galileo Galilei. Fir.

Dev.o et Obl. Se.re

G. Ciampoli.

 

 

 

1560*.

 

FEDERICO CESI a GALILEO [in Firenze].

Acquasparta, 29 maggio 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 185. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molt'Ill.re et molto Ecc.te S.r mio Oss.o

 

Sicome io mi rallegro e mi rallegrarò sempre d'ogni felicità di V. S., così son certo che ella farà all'avviso di questa, per la nova che gli significa della gratia che ho ricevuta da Dio d'un figlio maschio. M'è parso darline parte per corrispondere all'obligo che le devo, al quale cercarò anco sodisfare con li effetti nel servirla, se me ne darà l'opportunità, come ne la prego: e per fine di tutto core le bacio le mani.

 

D'Acq.ta, li 29 Mag.o 1623.

Di V. S. molto Ill.re e molto Ecc.te

S.r Galileo.

Aff.mo per ser.la sempre

Fed.co Cesi Lin.o P.

 

 

 

1561.

 

MAFFEO BARBERINI a GALILEO in Firenze.

Roma, 24 giugno 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 195. – Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

 

Molto Ill. S.r

 

La testimonianza che V. S. mi fa della riuscita di mio nipote([245]) nel dottorarsi, è tanto più meco acreditata, quanto che proviene dalla stima del valor di lei; alla quale rendendo particolari gratie dell'affetto che conosco continua verso di me et la mia Casa, l'assicuro di non essere per tralasciar veruna occasione di corrisponderle, come ancora faranno mio fratello et i miei nipoti, con servirla sempre. Le scuse poi che V. S. s'è compiaciuta di aggiungere a gli altri effetti della cortesia sua, non erano meco necessarie; ma mi dispiace bene della necessità del suo ritiramento in villa per ricuperare la sanità, che le desidero pienamente, acciò ella possa giovare al publico et alla sua gloria in lungo corso d'anni. Et la saluto cordialmente.

 

Di Roma, li 24 di Giugno 1623.

Di V. S.

 

 

Io resto tenuto molto a V. S. della sua continuata affetione verso di me et li miei, et desidero occasione di corrisponderle, assicurandola che troverrà in me prontissima dispositione d'animo in servirla, rispetto al suo molto merito et alla gratitudine che le devo.

 

 

S.r Galileo Galilei.

Come fratello Aff.mo

M. Card.l Barberino.

 

Fuori: Al molto Ill. S.re

Il S.r Galileo Galilei.

Firenze.

 

 

 

1562*.

 

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.

Roma, 22 luglio 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 187. – Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

 

Non ho altro con che meglio io possa ricordar di presente a V. S. la mia devotione, che l'inclusa copia dell'Oratione recitata da me alli giorni passati alli Sig.ri Cardinali avanti il loro ingresso nel conclave([246]). Gradisca in essa il vero affetto con il quale la riverisco tutta via, e si degni tener viva memoria di me, come fo io di lei, alla quale di vivo cuore bacio le mani e prego da Dio ogni contento.

 

Roma, 22 Luglio 1623.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

 

Ben che ci troviamo involti nelle massime occupationi, non perciò si tralascia la stampa del suo libro, del quale presto si manderà copia finita.

 

 

S.r Galileo Galilei. Fir.e

Dev.mo et Obblig. Se.re

G. Ciampoli.

 

 

 

1563.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.

[Arcetri], 10 agosto [1623].

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 26. – Autografa.

 

Molt'Ill.re Sig.r Padre,

 

Il contento che m'apportato il regalo delle lettere che mi ha mandate V. S., scrittegli da quell'Ill.mo Cardinale, hoggi Sommo Pontefice([247]), è stato inesplicabile, conoscendo benissimo in quelle qual sia l'affetione che le porta e quanta stima faccia delle sue virtù. Le ho lette e rilette con gusto particolare, et gliene rimando come m'impone, non l'havendo mostrate ad altri che a Suor Archangela([248]), la quale insieme meco ha sentito estrema allegrezza, per vedere quanto lei sia favorita da persona tale. Piaccia pure al Signore di concedergli tanta sanità quanta gl'è di bisogno per adempire il suo desiderio di visitar S. S., acciò che maggiormente possa V. S. esser favorita da quella; et anco vedendo nelle sue lettere quante promesse gli faccia, possiamo sperare che facilmente havrebbe qualche aiuto per nostro fratello. In tanto noi non mancheremo di pregar l'istesso Signore, dal quale ogni gratia deriva, che gli dia gratia d'ottener quanto desidera, pur che sia per il meglio.

Mi vo inmaginando che V. S. in questa occasione havrà scritto a S. S. una bellissima lettera per rallegrarsi con lei della degnità ottenuta, et perchè sono un poco curiosa, havrei caro, se gli piacessi, di vederne la copia; et la ringratio infinitamente di queste che ci à mandate, et ancora dei poponi, a noi gratissimi. Le ho scritto con molta fretta, imperò la prego a scusarmi se ho scritto così male. La saluto di cuore, insieme con l'altre solite.

 

Li 10 d'Agos.o

Di V. S.

Aff.ma Fig.la

Suor M.a C.

 

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r Padre

Il Sig.r Galileo Galilei.

In villa.

 

 

 

1564.

 

FRANCESCO STELLUTI a GALILEO in Firenze.

Roma, 12 agosto 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 139. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

 

La novità della sede vacante ha tratto anco il Sig.r Principe nostro e me qui in Roma per venire a vederla, dove per gratia del Signore, fin hora siamo sani, essendo venuti in vero in pessima stagione et affannosissima per il gran caldo, che qui particolarmente si fa sentire: il che è stato principal cagione che il Conclave sia stato men lungo di quello si credeva, poichè ogni giorno n'uscivano e Cardinali e Conclavisti ammalati, de' quali molti ne son morti; e noi ci habbiamo perso un compagno, che è il S.r Gioseppe Neri, quale entrò in Conclave con il S.r Card.l Gherardo([249]), e n'uscirono ambedue ammalati: il S.r Cardinale ancora se ne sta con febre, ma il Neri passò a miglior vita, con nostro comun dispiacere([250]), essendo bonissimo giovane e di molte lettere: Nostro Signore l'habbia in gloria. La creatione poi del nuovo Pontefice ci ha tutti rallegrati, essendo di quel valore e bontà che V. S. sa benissimo, et fautore particolare de' letterati, onde siamo per havere un mecenate supremo. Ama assai il nostro Sig.r Principe, e, come V. S. haverà inteso, ha subbito dichiarato suo Mastro di Camera il nostro Sig.r D. Virginio Cesarini; e Mons.r Ciampoli non solo resta nel suo luogo di Secretario de' brevi de' Principi, ma è fatto anco Cameriere secreto; et il Sig.r Cavalier del Pozzo, pur nostro Linceo, servirà il nepote([251]) del Papa, quello che sarà Cardinale: di modo che habbiamo tre Accademici palatini, oltre molti altri amici. Preghiamo intanto il Signor Dio che conservi lungo tempo questo Pontefice, perchè se ne spera un ottimo governo.

Lo Scandaglio([252]) di V. S. fra otto giorni sarà finito di stampare; ci restarà a stamparvi i rami; che se le figure si facevano in legno, si faceva in una sol volta la stampa. Habbiamo pensato di farvi una figura nel frontespicio del libro, dico nella prima carta, che habbia conformità con quel titolo di Saggiatore; però V. S. vi pensi un poco che cosa estima più a proposito e me l'avvisi subbito, che si farà intagliare, essendo gl'altri rami la maggior parte intagliati. Intanto annunzio a V. S. felicissimo il presente nostro anniversario, con la pieneza d'ogni contento; e per fine, ricordandomele servitore, le bacio le mani a nome del S.r Principe, et io fo l'istesso con ogni maggior affetto.

 

Di Roma, li 12 di Agosto 1623.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ser.r Aff.mo

Franc.o Stelluti L.o

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei Lin.o

Fiorenza.

 

 

 

1565.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.

[Arcetri], 13 agosto 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 28. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.r Padre,

 

La sua amorevolissima lettera è stata cagione che io a pieno ho conosciuto la mia poca accortezza, stimando io che così subito dovessi V. S. scrivere a una tal persona, o per dir meglio al più sublime Signore di tutto il mondo. Ringratiola adunque dell'avvertimento, et mi rendo certa che (mediante l'affetione che mi porta) compatisca alla mia grandissima ignoranza et a tanti altri difetti che in me si ritrovano. Così mi foss'egli concesso il poter di tutti esser da lei ripresa et avvertita, come io lo desidero et mi sarebbe grato, sapendo che havrei qualche poco di sapere e qualche virtù che non ho. Ma poi che, mediante la sua continua indispositione, ci è vietato infino il poterla qualche volta rivedere, è necessario che patientemente ci rimettiamo nella volontà di Dio, il quale permette ogni cosa per nostro bene.

Io metto da parte e serbo tutte le lettere che giornalmente mi scrive V. S., e quando non mi ritrovo occupata, con mio grandissimo gusto le rileggo più volte; sì che lascio pensare a lei se anco volentieri leggerò quelle che gli sono scritte da persone tanto virtuose et a lei affetionate.

Per non la infastidir troppo, farò fine, salutandola affettuosamente insieme con Suor Archangela e l'altre di camera, e Suor Diamante ancora.

 

Li 13 d'Agosto 1623.

Di V. S.

Aff.ma Fig.la

Suor M.a Celeste.

 

Fuori: Al molt'Ill.re et Amat.mo Sig.r Padre

Il Sig.r Galileo Galilei.

In villa.

 

 

 

1566*.

 

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.

Lodi, 16 agosto 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 189. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re

 

Scrissi già un pezzo fa a V. S. in risposta di quello che ai fundamenti di quel mio trattato opponea, ch'io li mandai intorno le misure dei solidi; ma per non esser sicuro della ricevuta, e per sapere ciò che li parea di quelle risposte, gli scrivo hora, salutandola con ogni affetto di cuore, et insieme rallegrandomi che la patria sua habbi ricevuto, per speciale gratia d'Iddio, in un sogetto di meriti eminente, come qui vien predicato, la dignità suprema del pontificato: e più oltre mi rallegro, perchè reputo che V. S. vi habbi qualche particulare cognitione, come sapendolo più sicuro da V. S., ne sentirò gusto grandissimo. La prego dunque favorirmi di qualche sua lettera, et anco di salutare il molto R. P. D. Benedetto, avisandomi s'egli è in Fiorenza, e mantenermi nella sua memoria e gratia, com'io li vivo con la memoria et affetto prontissimo servitore.

 

Di Lodi, alli 16 Agosto 1623.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ser.re di cuore

F. Bon.ra Cavallieri Gesuato.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron [Col.]mo

Il Sig.r Galileo Gal.ei

Fiorenza([253]).

 

 

 

1567.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Firenze.

Arcetri, 17 agosto 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 30. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.r Padre,

 

Stamattina ho inteso dal nostro fattore che V. S. si ritrova in Firenze indisposta: et perchè mi par cosa fuora del suo ordinario il partirsi di casa sua quando è travagliata dalle sue doglie, sto con timore, et mi vo immaginando che habbia più male del solito. Per tanto la prego a darne ragguaglio al fattore, acciò che, se fossi manco male di quello che temiamo, possiam quietar l'animo. Et in vero, che io non m'avveggo mai d'esser monaca, se non quando sento che V. S. è amalata, poi che allora vorrei poterla venire a visitare e governa[r] con tutta quella diligenza che mi fossi possibile. Horsù([254]), ringratiato sia il Signore Iddio d'ogni cosa, poi che senza il suo volere non si volta una foglia.

Io penso che in ogni modo non gli manchi niente; pure veda se in qua[l]che cosa à bisogno di noi, e ce l'avvisi, chè non mancher[e]mo di servirla al meglio che possiamo. In tanto seguiteremo (conforme al nostro solito) di pregare nostro Signore per la sua desiderat[a] sanità, et anco che gli conceda la sua santa gratia. Et per fi[ne] di tutto core la salutiamo, insieme con tutte di camera.

 

Di S. M.o, li 17 d'Agosto 1623.

Di V. S.

Aff.ma Fig.la

Suor M.a Celeste.

 

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Firenze.

 

 

 

1568*.

 

VIRGINIO CESARINI a GALILEO [in Firenze].

Roma, 18 agosto 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 193. – Autografi la sottoscrizione e il poscritto.

 

Molto Ill. Sig.r mio P.rone Oss.mo

 

La lettera di V. S. m'ha fatto diventare un Arpocrate; sì le sue allegrezze hanno accresciute le mie consolazioni. Non posso esagerarle se non col silenzio. Si leggono nell'effigie di Nostro Signore tutte le virtù. Vi sta dipinto il secol d'oro. Vi trionfa la religione, vi campeggiano vive speranze di Santa Chiesa. Mi rallegro ch'ella si rallegra, e le professo obligazioni che meco le partecipi, benchè di già nel mio pensiero io l'havessi veduta giubilare. Mi duole ch'ella non sia presente colla presenza, com'è coll'animo, acciò potesse prenderne maggior parte. Anch'io mi congratulo con V. S., et la prego in segno di gratitudine di qualche suo commandamento, mentre per fine le bacio con ogni affetto le mani.

 

Di Roma, li 18 d'Agosto 1623.

Di V. S. molto Ill.

S.r Galileo Galilei.

Aff.mo S.re

Virg.o Cesarino.

 

N. S. sente con grand'affetto ragionare delle lodi di V. S., et io con Mons.r Ciampoli ne facciamo spesso commemorazione. Gli ho letto la cortese lettera di V. S., udita da lui con molta consolazione. Dal S.r P.e Cesis e dal S.r Stelluti V. S. intenderà quanto sia avanti l'opera del Saggiatore.

 

 

 

1569.

 

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.

Roma, 18 agosto 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 191. – Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

 

Se alcuno di cuore si è rallegrato con me, V. S. al certo è uno di quelli, perchè troppo ne promette l'amor che mi porta, esperimentato da me in tutte le occorrenze, e goduto ancora con segni manifesti della gentilezza e bontà dell'animo suo. Rendole affettuose gratie dell'uffitio di congratulatione passato meco, e la prego a persuadersi che è stato da me gradito in estremo, sì come estremo può dirsi l'affetto con il quale le ho sempre corrisposto. Questa eletione, di satisfatione e contento universale, doverà essere cagione tanto più a noi di giubilare d'allegrezza, come servitori partiali a S. S. et arricchiti dell'amor e benevolenza sua. Piaccia a Dio conservarlo con prosperità per lungo tempo, et a V. S. accrescere in infinito quei contenti che può desiderar maggiori, mentre le bacio cordialmente le mani, e la saluto a nome del nostro Sig.r D. Verginio, più che mai lieto e ricordevole, in tanti honori, della persona di V. S.

 

Di Roma, li 18 di Agosto 1623.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

 

la quale è con affetto paterno amata da N. S.re Io gli ho baciato i piedi in nome di V. S., et egli ha gradito singolarmente questo offitio e l'allegrezza che ella sente della sua esaltatione. Con più otio scriverò più lungamente.

 

 

S.r Galileo Galilei. Fir.e

Dev.mo et Obl. S.re

G. Ciampoli.

 

 

 

1570*.

 

GIOVANNI FABER a [GALILEO in Firenze].

Roma, 19 agosto 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 195. – Autografa.

 

Molt'Ill.re Sig.r et Padron Colen.mo

 

Sono debitore ad una amorevolissima di V. S. già da molte settimane in qua, et la ringrazio della gratissima audienza che V. S. ha dato al Sig.r Mauritio([255]), che fu da noi altri qui raccomandato a V. S. Hora vengo ad augurare a V. S. moltissimi altri anni in quest'anniversario della nostra institutione Academica. Et già credo che lei haverà saputo in quanta stima il S.r Don Virginio et Mons.r Ciampoli nostro si trovino appresso Sua S. Questi et il S.r Prencipe nostro desiderano aggregare alla nostra Academia il Sig.r Don Francesco Barberino, nipote maggiore di Sua S., il cui merito credo sia notissimo a V. S., alla quale ho voluto dare conto, et anche avisarle che il suo libro è horamai quasi tutto stampato, et haverà mirabile applauso, come merita. Et a V. S. per fine con ogni divoto affetto baccio le mani.

 

Di Roma, alli 19 di Agosto, a.o 1623.

Di V. S. molto Ill.re

Divotis. S.

Gio. Fabro Lyn.

 

 

 

1571*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Firenze.

Arcetri, 21 agosto 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 32. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Amat.mo Sig.r Padre,

 

Desiderosa oltre modo d'haver nuove di V. S., mando costì il nostro fattore, e per un poco di scusa gli mando parecchi pescetti di marzapane, quali, se non saranno buoni come son quelli d'Arno, non penso che siano per esser cattivi a fatto per lei, e massimamente venendo da S. Matteo.

Non intendo già d'apportargli incomodo o fastidio con questa mia per causa dello scrivere, ma solo mi basta d'intender a bocca come si sente, et perchè, se niente possiamo in suo servitio, ce l'avvisi. Suor Clara([256]) si raccomanda a suo padre e a suo fratello et a V. S. di tutto cuore; et il simile facciamo ambe dua noi, et dal Signor Iddio gli preghiamo et desideriamo la perfetta sanità.

 

Di S. M.o, li 21 d'Agosto 1623.

Di V. S. molto Ill.re

 

 

Ricevemmo i poponi e' cocomeri bonissimi, e ne la ringratiamo.

 

 

Aff.ma Fig.la

Suor M.a Celeste.

 

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Firenze.

 

 

 

1572*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Firenze.

Arcetri, 28 agosto 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 33. – Autografa.

 

Molt'Ill.re Sig.r Padre,

 

Ci dispiace grandemente il sentire che per ancora V. S. non pigli troppo miglioramento, anzi che se ne stia in letto travagliata e senza gusto di mangiare, che tanto intendemmo hieri da Mess.r Benedetto([257]). Niente di manco habbiamo ferma speranza che il Signore, per sua misericordia, sia per concedergli in breve qualche parte di sanità, non dico in tutto, parendomi quasi impossibile, mediante le sue tante indisposizioni, quali continuamente la molestano, et le quali, indubitatamente, gli saranno causa di maggior merito e gloria nell'altra vita, essendo da lei tollerate con tanta patientia.

Ho cercato di provveder quattro susine per mandargli, et gliene mando, se bene non sono di quella perfetione che havrei voluto: pure accetti V. S. il mio buon animo.

Gli ricordo che, quando riceve risposta da quei Signori di Roma, m'à promesso di concedermi che ancor io le possa vedere. Dell'altre lettere che m'aveva promesso mandarmi, non starò a dirgli niente, inmaginandomi che le tenga in villa. Per non l'infastidir troppo, non gli dico altro, se non che di tutto cuore la saluto insieme con S.r Archangela e l'altre solite. Nostro Signore la consoli e sia sempre seco.

 

Di S. M.o, li 28 d'Agosto 1623.

Di V. S.

Aff.ma Fig.la

Suor M.a Celeste.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Amat.mo Sig.r Padre

Il Sig.r Galileo Galilei.

Firenze.

 

 

 

1573*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Firenze.

Arcetri, 31 agosto 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 34. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

Ho letto con gusto([258]) grandissimo le belle lettere da lei mandatemi. La ringratio e gliene rimando, con speranza però d'haverne per l'avvenire a veder dell'altre. Mandogli appresso una lettera di Vincentio([259]), acciò che con suo comodo gliela mandi.

Ringratio il Signore, et mi rallegro con lei, del suo miglioramento, et la prego a riguardarsi più che gl'è possibile, fino a tanto che non raquista la desiderata sanità. La ringratio delle sue troppe amorevolezze, che in vero, mentre che à male, non vorrei che di noi si pigliassi tanto pensiero. La saluto con ogni affetto, insieme con S.r Archangela, et da Nostro Signore gli prego abbondanza della sua gratia.

 

Di S. Matteo, il dì ultimo d'Ag.to 1623.

Di V. S. molto Ill.re

Aff.ma Fig.la

Suor M.a Celeste G.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Amat.mo Sig.r Padre

Il Sig.r Galileo Galilei.

Firenze.

 

 

 

1574.

 

CARLO BARBERINI a GALILEO in Bellosguardo.

Roma, 2 settembre 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 178. – Autografa la firma.

 

Molto Ill.re Sig.re

 

Ha V. S. prevenuta l'assuntione di S. S. al Pontificato, perchè, essendo ella tanto partiale di questa Casa, s'andava imaginando i prosperi successi di essa, per apportar gusto e diletto a sè medesima; et hora che S. D. Maestà si è compiaciuta d'effettuare questo suo desiderio, accompagna ella con sentimenti tanto cortesi l'esaltatione di Sua B.ne, che si lascia adietro di gran lunga gran parte di coloro che hanno passato meco quest'uffitio di congratulatione. Rendole però quelle gratie che posso maggiori, assicurandola che con gl'accrescimenti della medesima Casa s'avanza anco in me il desiderio di farle fede con l'opere della corrispondenza della mia ottima voluntà. E le bacio le mani.

 

Di Roma, li 2 Sett.re 1623.

Di V. S.

S.r Galileo Galilei. Bellosguardo.

Aff.mo per ser.la

Carlo Barberini.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.ore

Il S.or Galileo Galilei.

Firenze per Bellosguardo.

 

 

 

1575*.

 

FRANCESCO STELLUTI a [GALILEO in Firenze].

Roma, 8 settembre 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 141. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

 

Già ricevei la lettera di V. S. insieme con quel disegno per il frontespicio del suo libro([260]), quale subbito lo mostrai a questi Signori tutti, e feci la sua scusa, essendoci grandemente dispiaciuto la sua indispositione: però attenda pure a conservare l'individuo, che tutti estremamente lo desideriamo.

Di quella figura mandata da V. S. non ce ne serviremo altrimenti, perchè habbiamo risoluto di fare il frontespicio tutto di rame e dedicare a nome dell'Accademia il libro al Papa, dove ci andarà la sua arme e l'arme dell'Accademia, con due statue, rappresentanti una la filosofia naturale et l'altra la matematica([261]). Il disegno è già fatto, et hieri fu fatto il rame e dato al Villamena([262]), che fa l'intaglio, quale fra cinque o sei giorni lo finirà; et il libro è già finito di stampare, eccetto però l'ultimo foglio, quale è già composto, ma non tirato in pulito, perchè ci va la nota degl'errori, poichè quello che n'ha havuto cura ce n'ha lasciato scorrere qualch'uno, come io già ho notato; e le figure di rame, che saranno sino a 20, essendovi anco tutte quelle del Sarsi, ne saranno fin hora stampate più della metà, ch'io le sollecito quanto più posso: ma queste fra due o tre giorni si finiranno di stampare, sebene sono in tutto dodici mila, computandovi il frontespicio et il ritratto di V. S.([263]), che quello ancora vi si metterà, se vi sarà luoco.

N. Signore non dà per anco audienza a nessuno, attendendo a ristorarsi dell'indispositione havuta: anzi dicesi che voglia andare a Frascati a starvi qualche settimana, e poi tornare in Roma ad incoronarsi. Intanto vanno crescendo i luoghi de' Cardinali per una bella promotione, essendovene hora sino a nove, perchè, dopo Gozzadino([264]), morì anco Sacrato([265]), et ne stanno male degl'altri con pericolo. Il nostro Sig.r D. Virginio Cesarini si tiene per sicurissimo Cardinale, et vuol dare l'anello linceo al nepote di S. S.([266]), Cardinale futuro, che hora s'intaglia, quale l'anno passato credo io che ne facesse istanza. Nè altro occorrendomi, le bacio le mani a nome del S.r Principe, quale ha havuto disgusto della sua infirmità et che nel suo libro non vi sia stata usata tutta quella diligenza che conveniva([267]); che se eravamo noi a Roma, passava altrimenti. Et per fine anch'io le bacio le mani affettuosamente, e le priego da N. S. Dio sanità con ogn'altro bene desiderato.

 

Di Roma, li 8 di Settembre 1623.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ser.re Aff.mo e Vero

Franc.o Stelluti L.o

 

 

 

1576*.

 

GALILEO a [FRANCESCO BARBERINI in Roma].

Firenze, 19 settembre 1623.

 

Bibl. Barberiniana in Roma. Cod. LXXIV, 25, car. 12. – Autografa.

 

Ill.mo e Rev.mo Sig.mo e Pad.ne Col.mo

 

Io non vorrei che dal mio tardo comparire innanzi a V. S. Ill.ma et Rev.ma a congratularmi dell'esaltazione del Beat.mo suo zio al pontificato ella arguisse in me allegrezza minore che in qualunque altro suo servitore, essendo veramente il mio giubilo in quello altissimo grado di che mente e cuore humano può esser capace: ma della mia tardanza sono stati a parte il caso e la elezzione; quello, col raddoppiarmi nell'istesso tempo la mia già cominciata infirmità, forse per temperar l'eccesso della mia allegrezza; e questa, perchè mi pareva di poter ragionevolmente temere che la mia voce, per sè stessa languida e debile, fosse per rimaner muta e poco sensibile alle orecchie di V. S. Ill.ma tra 'l numeroso et altissimo concento di quelle di tanti suoi congiunti, parenti, amici e servidori di gran merito. Ora che in me cessano in parte amendue gl'impedimenti, vengo a pagare un tanto debito; e per renderla certa dell'inesplicabil contento che mi arreca la salita di S. B. al più subblime trono, dovrà esser concludente argomento il dirgli come soavissimo mi è per esser quello che mi resta di vita, e men grave assai del consueto la morte, qualunque volta ella mi sopraggiunga: vivere felicissimo, ravvivandosi la speranza, già del tutto sepolta, di esser per veder richiamate dal lor lungo esilio le più peregrine lettere; e morirò contento, essendomi trovato vivo al più glorioso successo del più amato e reverito padrone che io avessi al mondo, sì che altra pari allegrezza nè sperare nè desiderar potrei.

Tanto basti per hora (nè più mi permettono le forze) a dare un poco di sfogo all'infinito giubilo che mi risiede nel petto; e sia questo poco gradito dalla benignità di V. S. Ill.ma alla quale reverentemente bacio la veste, et la supplico ad humilissimamente adorare in mio nome il Beat.mo nostro comune Padre, ricordandomi insieme servitore devotissimo all'Ill.mo et Ecc.mo Sig.r suo padre([268]); et il Signore Dio le mantenga lungamente in felicità.

 

Di Firenze, li 19 di Settembre 1623.

Di V. S. Ill.ma et Rev.ma

 

Devot.mo et Obblig.mo Ser.re

Galileo Galilei.

 

 

 

1577.

 

FRANCESCO BARBERINI a GALILEO in Firenze.

Roma, 23 settembre 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 180. – Autografa la firma.

 

Molto Ill.re e molto Ecc.te Sig.re

 

M'è incresciuto d'intendere l'indispositione di V. S. in tempo che la consolatione la qual so che ha sentito per l'essaltatione di N. S. la doveva render più lieta e contenta che mai. Ma l'affetto di V. S. vedo che ha havuto della virtù della palma, che quanto è stato tenuto depresso dal male, con altrettanto e maggiore sforzo e vigore è uscito a rappresentarmisi nelle sue lettere, come se io non l'havessi prima conosciuto e sperimentato. Ringratio con tutto l'animo V. S. di quest'affettuosa dimostratione; e come la posso certificare che la volontà di S. B. sarà sempre la medesma verso di lei, così di me la prego a credere che non mi potrà far cosa più grata che darmi molte occasioni di mostrarle la stima e l'amor che le porto. Con che a V. S. mi raccomando con tutto l'animo.

 

Di Roma, li 23 di Sett.re 1623.

Di V. S.

S.r Galileo Galilei. Fir.e

Aff.mo per serv.la

Franc.o Barberini.

 

Fuori: Al molto Ill.re e molto Ecc.te Sig.re

Il S.re Galileo Galilei.

Firenze.

 

 

 

1578*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO [in Bellosguardo].

Arcetri, 30 settembre [1623].

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 36. – Autografa.

 

Amat.mo Sig.r Padre,

 

Le mando la copiata lettera, con desiderio che sia in sua satisfatione, acciò che altre volte possa V. S. servirsi dell'opera mia, essendomi di gran gusto e contento l'occuparmi in suo servitio.

Madonna([269]) non si trova in comodità di comprar vino, fino che non sarà finito quel poco che habbiamo ricolto, sì che fa sua scusa appresso di lei, non potendo dargli satisfatione, et la ringratia dell'avviso datogli intorno al vino. Quello che ha mandato a S.r Archangela è assai buono per lei, et ne la ringratia; et io insieme con lei la ringratio del refe et altre sue amorevolezze.

Per non tenere a bada il servitore, non dirò altro se non che la saluto caramente in nome di tutte et dal Signore gli prego ogni desiderato contento.

 

Di S. M.o, il dì ultimo di 7mbre.

 

Sua Aff.ma Fig.la

Suor M.a Celeste.

 

Fuori: Al mio Amat.mo Sig.r Padre

Il Sig.r Galileo Galilei.

 

 

 

1579.

 

FRANCESCO STELLUTI e FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].

Roma, 30 settembre 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 148. – Autografi così la lettera dello Stelluti come il poscritto del Cesi.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

 

Questa mattina ho rihavuto dal Villamena il rame del frontespicio del libro de V. S., quale mando accluso([270]); onde homai non vi resta altro da stampare che il primo foglio, con la lettera dedicatoria, et questa figura, che si farà la seguente settimana.

Questa sera poi si è dato finalmente l'anello a Mons.r Ill.mo Barbarino, quale è stato assai da S. S. Ill.ma gradito, et ha mostrato haver caro d'essere connumerato fra questi altri Signori, e tutti insieme l'habbiamo ringratiato di tanto favore che ci ha fatto: vi è mancato solo Mons.r Ciampoli, che stava un poco indisposto.

Hieri fu fatta la coronatione di N. S.re, et lunedì si farà Concistoro, et sarà promosso al Cardinalato detto Mons.r Barbarini, onde haveremo un protettore porporato e principale, che possiamo credere debbia anco essere nostro benefattore. Credo che V. S. ne sentirà gusto particolare, et sarà bene che gli scriva; e quando senta che sia stato fatto Cardinale, potria in un istesso tempo rallegrarsi di questa sua promotione et ringratiarlo di questo favore che ci ha fatto. Gli abbiamo presentati dieci libri de' nostri Accademici, fra' quali ve ne sono due di V. S. et vi sarà poi questo del Saggiatore; li due sono le Macchie Solari, e le Cose che galleggiano. Intanto desideriamo tutti sentire la buona salute di V. S., a che attenderà con ogni studio; et per fine baciandole le mani a nome del S.r Principe, io fo l'istesso con ogni affetto maggiore.

 

Di Roma, li 30 di 7mbre 1623.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ser.re Aff.mo

Franc. Stelluti L.o

 

Sig.r Galilei mio,

 

Mons.r nipote di S. S. ci ha favorito con tanto amore, che più non si pol dire. V. S. mi faccia gratia scriverle subito con vero affetto d'obligo e di servitù per questo vincolo di divotione. E già N. S. ha provisto tre de' nostri soggetti e possiamo sperar ogni bene. Io sto hora tutto in premer nelle stampe et altri negotii lincei, et a V. S. mi ricordo servitore di core.

 

 

Aff.mo per ser.la sempre

F. Cesi Linc.o P.

 

 

 

1580*.

 

GALILEO a [FRANCESCO BARBERINI in Roma].

Firenze, 9 ottobre 1623.

 

Bibl. Barberiniana in Roma. Cod. LXXIV, 25, car. 14. – Autografa.

 

Ill.mo e Rev.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

 

Il giubilo che sentii nella nuova dell'esaltazione di Nostro Signore ascese repentinamente a quel segno oltre il quale è impossibile il trascendere, essendo incapace di accrescimento, perchè immediatamente scorsi nella Beatitudine di S. S. lo splendore e la felicità di tutta la sua Casa, et in particolare vidi con infinito diletto V. S. Ill.ma e Rever.ma risplendere nella porpora: onde non posso darle segno di nuova allegrezza, presa nella sua promozzione al Cardinalato, ma solo significarle la continuazzione della già cominciata. Sentone bene una seconda nell'intendere dall'Ill.mo et Ecc.mo S. Prin. Cesi il cortesissimo affetto col quale V. S. Ill.ma e Rev.ma si è degnata di onorare et illustrare il nostro consesso Linceo, col restar servita d'essere ascritta nel numero de gl'Academici; onde possiamo sperare che, mossi dall'esempio di personaggio così eminente, altri soggetti di nome illustre sieno per ambire l'istessa ascrizzione. So che tutti i Sig.ri compagni restano sommamente obbligati a V. S. Ill.ma e Rev.ma per lo splendore che dal suo lume ricevono, ma io sopra tutti gl'altri, come quello il cui nome restava più di tutti gl'altri oscuro. Confesso dunque l'obligo mio infinito, e per esso infinite grazie rendo a V. S. Ill.ma e Rev.ma, mentre devotamente l'inchino e reverentemente gli bacio la veste, augurandole perpetua felicità.

 

Di Firenze, li 9 di Ottobre 1623.

Di V. S. Ill.ma et Rev.ma

 

Devot.mo et Obblig.mo Ser.re

Galileo Galilei L.

 

 

 

1581.

 

GALILEO a [FEDERICO CESI in Roma].

Bellosguardo, 9 ottobre 1623.

 

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.° 12 (già cod. Boncompagni 580), car. 151. – Autografa.

 

Ill.mo et Ecc.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

 

Ho veduto il frontispizio del Saggiatore, mandatomi dal S. Stelluti([271]), il quale mi piace assai; e se tra le 2 parole Astronomica Filosofica si aggiugnesse una piccola e su alta, sarebbe levato questo poco error di stampa. Qua si aspetta da molti con grande ansietà l'opera intera.

Scrivo([272]) al S. Card. Barberino([273]) rallegrandomi della sua ascrizzione, sì come sommamente me ne rallegro con V. E. e con tutti i SS.ri compagni.

Io ho gran bisogno del consiglio di V. E. (nella quale più che in ogn'altro mio Signore confido) circa l'effettuare il mio desiderio, et anco per avventura obbligo, di venire a baciare il piede a S. S.; ma lo vorrei fare con oportunità, la quale starò aspettando che da lei mi venga accennata. Io raggiro nella mente cose di qualche momento per la republica litteraria, le quali se non si effettuano in questa mirabil congiuntura, non occorre, almeno per quello che si aspetta per la parte mia, sperar d'incontrarne mai più una simile. I particolari che in simil materia harei bisogno di communicar con V. E. son tanti, che sarebbe impossibile a mettergli in carta.

Favoriscami in grazia di avvisarmi quanto ella pensa di trattenersi ancora costì in Roma, perchè son risoluto, quando la sanità me lo conceda, venire a farle reverenza, o costì o altrove, e discorrer seco allungo. Non sento cosa che mi necessiti di rispondere alla cortese lettera del S. Stelluti, ma ben la supplico a favorirmi di ricordarmeli servitore; et a V. E. facendo humilissima reverenza, con ogni affetto bacio la veste, e dal Signore le prego il colmo di felicità.

 

Da Bellosguardo, li 9 di 8bre 1623.

Di V. Sig.([274]) Ill.ma et Ecc.ma

Dev.mo et Obblig.mo Ser.re

Galileo Galilei Linceo.

 

 

 

1582*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.

[Arcetri, autunno del 1623?]

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 297. – Autografa.

 

Amatiss.mo Sig.r Padre,

 

Le frutte che V. S. ha mandate, mi sono state gratissime, per esser adesso per noi quaresima([275]); sì come anco a Suor Archangela il caviale: e la ringratiamo.

Vincenzio si ritrova molto a carestia di collari, se bene egli non ci pensa, bastandogli haverne uno imbiancato ogni volta che gli bisogna; ma noi duriamo molta fatica in accomodargli, per esser assai vecchi, e per ciò vorrei fargliene con la trina, insieme con i manichini: ma perchè non ho nè tempo nè danari per farli, vorrei che V. S. supplissi a questo mancamento con mandarmi un braccio di tela batista e 18 o 20 lire almanco per comprar le trine, le quali mi fa la mia Suor Ortensia molto belle; et perchè i collari usano adesso assai grandi, vi entra assai guarnitione. Doppo che Vincentio è stato così obediente a V. S. che porta sempre i manichini, per ciò, dico, egli merita d'havergli belli; sì che ella non si maravigli se domando tanti danari. Per adesso non dirò altro, se non che di cuore saluto ambe duoi, insieme con Suor Archangela. Il Signor la conservi.

 

 

Sua Fig.la Aff.ma.

Suor M.a Celeste.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre

Il Sig.r Galileo Galilei, a

Bello Sguardo.

 

 

 

1583*.

 

GIO. BATTISTA RINUCCINI a GALILEO in Firenze.

Roma, 13 ottobre 1623.

 

Bibl. Est. in Modena, Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVII, n.° 41. – Autografa.

 

Molt'Ill.re S.r mio Oss.mo

 

Non so se in questo mio augumento d'honore([276]) mi poteva venir lettera di maggior gusto che quella di V. S., alla quale mi par d'esser stato ed esser tanto servitore, che qualche volta l'haver una sua lettera sola per pontificato m'è parso, in paragone di quelli che n'havevan molte, troppo gran mortificatione. Ringratio Dio di sentire da mio fratello([277]) lo stato e la salute di V. S.; e nel felice progresso che si spera da sì virtuoso Pontefice tutti siamo entrati in speranza di riveder V. S. qua, con quell'honore che ciascheduno di noi le desidera. Quanto a me, se bene mi troverà ingolfato ne' paragrafi, posso assicurarla che non resto mai di ammirare e sentire le speculationi di V. S.; e ne do in testimonio il modo col quale parlo di lei, sempre che ne venga l'occasione e quante volte io ne habbi discorso con N. S. In somma faccia conto di haver pochi che l'amino e la riverischino più sinceramente di me; e con questo facendo fine, a V. S. con mio fratello bacio le mani di tutto cuore.

 

Roma, 13 Ottobre 1623.

Di V. S. molto Ill.re

 

Sig. Galileo Galilei.

 

Aff.mo Ser.e

Gio. b. Rinuccini.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig. mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Fiorenza.

 

 

 

1584.

 

FRANCESCO BARBERINI a GALILEO in Firenze.

Roma, 18 ottobre 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 182. – Autografa la firma.

 

Ill.re e molto Ecc.te Sig.re

 

L'amor, che suol far altri cieco, mi pare che facesse V. S. più che linceo, havendole, come scrive, fin dall'assuntione di N. S. fatto prevedere la mia promotione al cardinalato. M'incresce, che havendole all'hora dato tutta la consolatione che poteva capere, non le habbia lasciato luogo alla successione di nuovo piacere, desiderando io poter esser causa a V. S. di nuove occasioni di rallegrarsi sempre, come vedo che l'è avvenuto dall'essermi ascritto nella sua Academia, dalla quale io ho havuto pensiero di riportar honore più tosto che d'apportarlene; e mi sento molto tenuto a cotesti SS.ri Academici, et a V. S. in particolare, del piacer che ne dimostrano, offerendole in tanto la mia solita volontà e pregandole da Dio ogni contento.

 

Di Roma, alli 18 di Ottobre 1623.

 

S.r Galileo Galilei.

Affett.mo di V. S.

F. Card.l Barberino.

 

Fuori: All'Ill.re e molto Ecc.te Sig.re

Il Sig.r Galileo Galilei, a

Fiorenza.

 

 

 

1585*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.

Arcetri, 20 ottobre 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 37. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Amat.mo Sig.r Padre,

 

Gli rimando il resto delle sue camice, che abbiamo cucite, et anco il grembiule([278]), quale ò accomodato meglio che è stato possibile. Rimandogli anco le sue lettere, che, per esser tanto belle, m'hanno accresciuto il desiderio di vederne dell'altre. Adesso attendo a lavorare ne i tovagliolini, sì che V. S. potrà mandarmi i cerri per metter alle teste; et gli ricordo che bisogna che siano alti, per esser i tovagliolini un poco corti.

Adesso ho rimesso di nuovo S.r Arcangela nelle mani del medico, per vedere, con l'aiuto del Signore, di liberarla della sua noiosa infermità, che a me apporta infinito travaglio.

Da Salvadore([279]) ho inteso che V. S. ci vuol venirci presto a vedere, il che molto desideriamo; ma gli ricordo che è obligat[o] a mantener la promessa fattaci, di venire([280]) per star una sera da noi, e potrà star([281]) a cena in parlatorio, perchè la scomunica è mandata alla tovaglia e non alle vivande.

Mandogli qui inclusa una carta([282]), la quale, oltre al manifestargli qual sia il nostro bisogno, gli porgerà anco materia di ridersi della mia sciocca compositione; ma il vedere con quanta benignità V. S. esalta sempre il mio poco sapere, mi ha dato animo a far questo. Scusimi adunque V. S., e con la sua solita amorevolezza supplisca al nostro bisogno. La ringratio del pesce, et la saluto affettuosamente insieme con S.r Archangela. Nostro Signore gli conceda intiera felicità([283]).

 

Di S. M.o, li 20 d'8bre 1623.

Di V. S.

Aff.ma Fig.la

Suor M.a C.

 

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r Padre

Il Sig.r Galileo Galilei.

Villa.

 

 

 

1586.

 

TOMMASO RINUCCINI a GALILEO in Firenze.

Roma, 20 ottobre 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 197-198. – Autografa.

 

Molto Ill. Sig.re e P.rone Oss.mo

 

Non prima hebbi audienza dal Sig.r Card.le Barberino, che subito mi domandò di V. S., e con particolare disgusto sentì che lei non stessi interamente bene di sanità. Parlammo a lungo di V. S., dove la servii meglio che seppi, per sodisfare in parte a quanto le devo, chè benissimo conosco che nulla d'aqquisto si fa alla sua gloria dalle mia parole; et il Sig.r Cardinale in ultimo mi disse ch'io le scrivessi che N. S. l'haverebbe sempre vista volintierissimo, e che di questo io ne l'assicurassi da sua parte.

Tre giorni sono baciai i piedi a N. S., e giuro a V. S. che di niente lo veddi tanto rallegrare che quando li nominai lei; e doppo haver parlato un poco di lei, e dettoli io che V. S. haveva gran desiderio, come la sanità glie lo permetteva, d'essere a' suoi santissimi piedi, mi rispose che n'haverebbe hauto gran contento, pur che fussi senza suo incommodo e senza pregiudizio della sua sanità, perchè i grand'homini come lei si doveva operare in tutte le maniere che vivessero più che si poteva.

Ho parlato più volte di lei con il Sig.r D. Virginio, il quale non occorre ch'io le dica quanto sia suo: mi stimolò, avanti ch'io li dicessi niente, di parlare di V. S. al Papa, e l'aspetta qua con suo commodo, prontissimo per servirla per quanto potrà in ogni cosa. Il Sig.r Pr. Cesis le bacia le mani, e si trattiene in Roma solamente per la spedizione del Saggiatore, il quale non ha altro indugio che una dedicatoria, che la deve fare il Sig.r D. Virginio([284]), che per le molte occupazioni in questo suo carico non ha ancora potuto attenderci bene, e ne fa scusa con promessa di presta spedizione.

Tutti i servitori di V. S. la desiderano qua, e pregono Dio che possa esser presto con ottima sua salute; et io non la posso se non consigliare, perchè so che c'havera gran contenti, e che toccherà con mano che questo ha da essere il papato de' virtuosi, e goderà di molti pensieri gloriosi che ha questo bon Signore, il quale piaccia a Dio di conservare lungamente.

Io per ultimo me le ricordo servitore obligatissimo, e desideroso d'havere occasione di servirla per sodisfare in qualche parte a quanto le devo; e con ogni maggiore affetto che posso le bacio le mani e prego ogni contento.

 

Di Roma, li 20 8bre 1623.

Di V. S. molto Ill.e

 

S.r Gal.o Galilei.

Obl.mo Ser.e

Tomm.o Rinucc.ni di Camm.o

 

Fuori: Al molto Ill.e Sig.re e P.rone Oss.mo

[....]lileo Galilei.

Firenze.

 

 

 

1587.

 

GLI ACCADEMICI LINCEI ad URBANO VIII in Roma.

Roma, 20 ottobre 1623.

 

Cfr. Vol. VI, pag. 203 [Edizione Nazionale].

 

 

 

1588.

 

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].

Roma, 21 ottobre 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 199-200. – Autografa.

 

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

 

Mi son rallegrato grandemente con la gratissima di V. S.([285]), sentendo da lei la sicurezza della sua venuta et il pensiero di giovare alle buone lettere e studii con la congiuntura sì buona di questo ottimo, dottissimo e benignissimo Papa. Io son, al solito e conforme al mio debito, per servirla di tutto core; e nella communicazione che vol far meco, della quale le rendo infinite gratie, sentirò quanto si compiacerà espormi e commandarmi, e le rappresentarò vivamente lo stato delle cose al presente e quanto occorrerà e potrò considerare a proposito. La venuta è necessaria, e sarà molto gradita da S. S., quale mi dimandò se V. S. veniva et quando; et io le risposi che credevo che a lei paresse un'hora mill'anni, et aggiunsi quello mi parve a proposito della divotione di V. S. verso di lui, e che presto le haverei portato un suo libro: insomma mostrò d'amarla e stimarla più che mai. Il tempo di venire mi pare sarà avanti l'inverno, cioè a mezzo del seguente mese, che sogliono esser tempi placidi; dico questo per la sanità di V. S., et anco perchè questa tardanza sarà cagione che trovarà il trattare qui più facile et sedato, che, per la confluenza grande de' negotii dopo il ritegno di quasi quattro mesi impediti da diverse cagioni, è stato molto calcato e stretto, et hora comincia a poco a poco ad allargarsi.

Io sarò in Acquasparta, per dove son al presente di partenza; e V. S. venendo di là non allungarà se non molto poco la strada, e tanto maggiore sarà la gratia che mi farà a me, et anco opportunità per il negotio, poichè potremo consultar e trattar lì con ogni quiete, chè qui confesso a V. S. che hora non se ne trova momento di quiete, et a scriver questa già mi son messo tre volte; et V. S. verrà qui non novo, ma informatissimo di quanto pol occorrere. Potrà dunque allhora venirsene a Perugia e di là ad Acquasparta, che sono solamente vent'otto miglia, e si passa per Todi; e bastarà che pigli i cavalli per sino ad Acquasparta, chè di là a Roma verrà con la mia lettica. Aspettarò dunque con desiderio circa quel tempo, prontissimo a servirla con tutto il core.

Presentarò fra tre o quattro giorni il libro a N. S., che già è compito, come ne vedrà V. S. accluso il principio, e reiterarò l'offitii opportuni di divotione et affetto. Intanto a V. S. bacio le mani, pregandole da N. S. Dio ogni contento.

 

Di Roma, li 21 8bre 1623.

Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te

 

 

Non ho potuto haver copie finite per inviargliele questo: le inviare il seguente procaccio.

 

 

Aff.mo per ser.la sempre

Fed.co Cesi Linc.o P.

 

 

 

1589.

 

VIRGINIO CESARINI a GALILEO in Firenze.

Roma, 28 ottobre 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 201. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill. Sig.r mio Oss.mo

 

Si è condotta a fine la 'mpressione del suo libro con la maggior accuratezza che la fretta delle stampe ha sostenuto. Se ne manda uno a V. S. per la presente posta, che sarà poi seguito da una balla di sessanta volumi. Hora egli è salito in tal pregio appo N. S., che se 'l fa legger a mensa. In tanto me ne pregio anch'io, per vedermi a parte de' suoi honori, e mi rallegro con V. S. in veder il suo nome in possesso dell'immortalità, e l'età nostra, mercè la sua penna, alzarsi a tal segno di gloria, che non fu da i primi nostri conosciuta, nè sarà da i posteri pareggiata. Conceda Dio lunga vita a V. S., perchè possa arricchire il mondo di nuovi parti e la sua fama di nuovi fregi.

 

Roma, 28 Ottobre 1623.

Di V. S. molto Ill.

 

Il Sig.r Galileo Galilei.

Affett.mo Se.re

Virg.o Cesar.o

Fiorenza.

 

 

 

1590*.

 

FRANCESCO STELLUTI a [GALILEO in Firenze].

Roma, 28 ottobre 1623.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XC, n.° 144. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

 

Con il presente procaccio ho inviato a V. S. questa mattina una balla, scrittovi sopra il suo nome; et è bene ammagliata e coperta, e vi son dentro cinquanta copie del Saggiatore di V. S.: però al suo arrivo se la farà consegnare ben condizionata; e fra detti libri ve ne sono otto di carta più fina, che serviranno per dare a cotesti SS.ri suoi amici. Et perchè vi è una figura male stampata a car. 121([286]), essendo posta al contrario, perciò ne ho fatte ristampare alcune poche, che se le potrò havere a tempo, le manderò con questa, acciò le possa far incollare sopra quella.

Hier sera il Sig.r Principe ne presentò uno a N. S., e dui tutti ligati al Sig.r Card.1 Barberino, et hoggi a diversi Sig.ri Cardinali et altri amici; e son dimandati da altri con molta istanza.

V. S. mi avvisarà la ricevuta, ma a bocca in Acquasparta, per dove fra due giorni partiremo, e in detto luogo staremo aspettando V. S. con desiderio; e si spedisca presto, prima che li tempi e le strade si guastino. Se ne verrà a Perugia, e da Perugia a Todi, e da Todi ad Acquasparta; che se parte di Perugia a buon'hora, potrà arrivare la sera in Acquasparta.

Vedrà nel suo libro una mia canzone([287]): priego V. S. a scusarmi dell'imperfettioni che trovarà in essa, poichè, oltrechè havea la mente astrattissima e rivolta a mille negozii, mi ha bisognato farla per le anticamere di questi Sig.ri Cardinali, in carrozza e per le strade quando andavo solo, perchè mai ci siamo fermati in casa, e perciò non ho potuto farla a mio gusto; onde mi scusi, e si appaghi della mia buona volontà. E per fine baciandole le mani a nome del S.r Principe, io fo l'istesso con ogni affetto, ricordandole che la stiamo aspettando quanto prima.

 

Di Roma, il 28 di Ottobre 1623.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

Ser.re Aff.mo et Vero

Franc. Stelluti L.o

 

 

 

1591*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.

Arcetri, 29 ottobre [1623].

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 39-40. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Amat.mo Sig.r Padre,

 

S'io volessi con parole ringratiar V. S. del presente fattoci, oltre che non saprei a pieno sadisfare al nostro debito, credo che a lei non sarebbe molto grato, come quella che, per sua benignità, ricerca più presto da noi gratitudine d'animo che dimostrationi di parole e cerimonie. Sarà adunque meglio che nel miglior modo che possiamo, che è con l'oratione([288]), cerchiamo di riconoscere e ricompensare questo et altri infiniti, e di gran lunga maggiori, benefitii che da lei ricevuti habbiamo.

Gl'havevo domandato dieci braccia di roba, con intenzione che pigliassi rovescio stretto, e non questo panno di tanta spesa e così largo e bello, quale sarà più che a bastanza per farne le camiciuole.

Lascio pensare a lei qual sia il contento che sento in legger le sue lettere, che continuamente mi manda; che solo il vedere con quale affetto V. S. si compiace di farmi partecipe e consapevole di tutti i favori che riceve da questi Signori, è bastante a riempiermi d'allegrezza; se bene il sentire che così presto deve partirsi, mi pare un poco aspro, per haver a restar priva di lei: et mi vado immaginando che sarà per lungo tempo, nè credo ingannarmi; e V. S. può credermi, poi che gli dico il vero, che, doppo lei, io non ò altri che possa darmi consolatione alcuna. Non per questo mi voglio dolere della sua partita, parendomi che più presto mi dorrei de i suoi contenti; anzi me ne rallegro, et prego e pregherò sempre Nostro Signore che gli conceda perfetta sanità e gratia di poter far questo viaggio prosperamente, acciò che con maggior contento possa poi tornarsene in qua e viver felice molti anni: che così spero che sia per seguire, con l'aiuto di Dio.

Gli raccomando bene il nostro povero fratello, se ben so che non occorre, e la prego hormai a perdonargli il suo errore([289]), scusando la sua poca età, che è quella che l'à indotto a commetter questo fallo, che, per esser stato il primo, merita perdono: sì che torno a pregarla che di gratia lo meni in sua compagnia a Roma, e là, dove non gli mancheranno l'occasioni, gli dia quegl'aiuti che l'obligo paterno et la sua natural benignità et amorevolezza ricercano.

Ma perchè temo di non venirgli a fastidio, finisco di scrivere, senza finir mai di raccomandarmeli in gratia. E gli ricordo che ci è debitore di una visita, che ci ha promesso è molto tempo. Suor Arcangela e l'altre di camera la salutano infinite volte.

 

Di S. M.o li 29 d'8bre.

Di V. S. molt'Ill.re

Aff.ma Fig.la

Suor M.a Celeste G.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo S.r Padre

Il Sig.r Galileo Galilei.

In villa.

 

 

 

1592.

 

GALILEO a [FEDERICO CESI in Roma].

Firenze, 30 ottobre 1623.

 

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.° 12 (già cod. Boncompagni 580), car. 145. – Autografa.

 

Ill.mo et Ecc.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

 

Ho inteso il cortesissimo e prudentissimo consiglio di V. E. circa 'l tempo e 'l modo della mia andata a Roma, conforme al quale mi governerò, e sarò ad Acquasparta da lei per esser compitamente instrutto dello stato delle cose di Roma.

Il Saggiatore finito è aspettato qui da molti ansiosamente; ma dubito che la gran dilazione di tempo, causata prima da me e poi dalla stampa, non habbia a detrarre assai dal concetto che forse molti si havevano formato.

Io non posso entrare a discorrer con V. E. sopra varii particolari, perchè tutti ricercherebbono lunga scrittura; onde io stimo assai meglio riserbargli a bocca. In tanto, rendendo grazie a V. E. delle fatiche fatte per l'espedizione dell'opera (la qual credo che senza la sua sollecitudine sarebbe ancora andata assai in lunga), me gli ricordo più che mai obbligato e devotissimo servitore, con baciargli reverentemente la mano e con pregargli da Dio il colmo di felicità.

 

Di Fir.ze, li 30 d'Ottobre 1623.

Di V. S. Ill.ma et Ecc.ma

 

Devot.mo et Obblig.mo Ser.re

Galileo Galilei L.

 

 

 

1593.

 

TOMMASO RINUCCINI a GALILEO [in Firenze].

Roma, 3 novembre 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 145-146. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.re e P.rone Oss.mo

 

Finalmente, doppo un lungo aspettare, si publicò il Saggiatore, riceuto da i servitori veri di V. S. con estremo contento; e molti andiamo spiando di ritrovare con qual toleranza d'animo sia visto e letto da quelli per i quali è particolarmente scritto, o, per dir meglio, ch'hanno dato materia di scrivere: e di tutto quello che si ritroverà, V. S. sarà ragguagliato. Intanto le posso dire che il primo dì il Padre Grassi fu [col] libraio che gli vende, e se ne fece dare uno, dicendo che V. S. l'haveva fatto stentare tre anni, ma che lui in tre mesi la voleva cavar di fastidio: non so poi come li basterà l'animo di mantener la parola. Un gentilomo mio parente, Romano, ostinatissimo Peripatetico, mi disse ier l'altro che lui non haveva mai fatto stima nessuna delle risposte del Sarsi, poichè se ne poteva dir delle migliori assai; di maniera che m'accorgo che qualch'uno piglia il sale. Mons.r Ciampoli m'ha detto d'haverne letti più pezzi al Papa, e particolarmente la favola del sono([290]), e che li gusta sommamente ogni cosa: con tutto ciò non mancano di quelli che sotto diverse scuse non vogliono, per invidia credo io, vedere il libro; ma questi tali non meritano che di loro si parli. Però basti di questo.

La bona nova che V. S. mi dà della presta sua venuta m'è talmente cara, che vorrei pigliarla in parola, acciò V. S., per fuggir il rischio d'un duello, si trovassi in necessità di mantener la parola. Assicuro V. S. di novo che sarà da tutti volintierissimo vista, e spero ne riceverà gran consolazione: però venga allegramente, chè a molti par mill'anni; e [se] mi farà avvisato il suo arrivo, sarò a servirla come desidero.

Ricapitai io medesimo in propria mano la lettera al Sig.r Marini([291]), et un'altra, non so di V. S. o di D. Benedetto([292]), la feci dal mio servitore portare al Padre Grillo([293]). Credo poter assicurare V. S. che Mon.r Magalotti([294]) habbi hauto la sua lettera, ma perchè in quel tempo era malato, e risanato che fu, considerato il numero grande di lettere alle quali doveva rispondere, prese espediente di non rispondere a nessuno, et al mio arrivo ne fece meco scusa di non haver risposto nè al Sig.r padre([295]) nè a me, e so che ha passato il medesimo officio con altri, sichè mi pare di poter benissimo argumentare che l'istesso habbi fatto seco; tutta via prometto di servirla destramente all'occasione. Mon.r mio fratello([296]) se le ricorda servitore, e l'aspetta, desiderando d'haver occasione di servirla, et insieme andiamo vedendo il suo Saggiatore con grand'ammirazione. Io poi le vivo obbligatissimo, e per tale mi conoscerà in eterno; e desiderandole per fine ogni felicità, me le ricordo con ogni affetto schiavo.

 

Di Roma, li 3 di 9mbre 1623.

Di V. S. molto Ill.e

S.r Gal.o Galilei.

Obb.mo Ser.e di core

Tommaso Rinucc.ni di Camm.o

 

 

 

1594*.

 

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.

Roma, 4 novembre 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 203. – Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

 

Essendosi finite di stampare le opere di V. S., ho preso occasione di participarle con Nostro Signore, et havendone lette a S. S. alcune carte, gli sono piaciute grandemente([297]). Questi Signori che le hanno vedute l'ammirano e le lodano assaissimo, et io, che sento infinito piacere in veder dare il suo debito al valor di V. S. et alle cose sue, non ho potuto fare di non significarle questo mio contento.

Qua si desidera sommamente qualche altra nuovità dell'ingegno suo; onde se ella si risolvesse a fare stampare quei concetti che le restano fin hora nella mente, mi rendo sicuro che arriverebbero gratissimi anco a N. Signore, il quale non resta di ammirare l'eminenza sua in tutte le cose e di conservarle intera l'affettione portatale per i tempi passati. V. S. non privi il mondo de' suoi parti, mentre ha tempo a poterli render palesi, e si ricordi che io le sono quel di sempre. Con che, pregandola de' suoi comandi, le bacio con tutto l'affetto le mani e le auguro ogni contento.

 

Di Roma, il dì 4 Novembre 1623.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

 

Il S.r Tommaso Rinuccini ci portò molta speranza della venuta di V. S., la quale sarebbe d'infinita consolatione a molti suoi servitori et a me in particolare, il quale con ansietà sto aspettando di veder una volta assicurati dall'oblivione con elegante scrittura quelli ammirandi concetti nati nell'ingegno di V. S. per lume delle lettere e per gloria della nostra Toscana.

 

 

S.r Galileo Galilei. Fir.e

Dev.mo Se.re

Gio. Ciampoli.

 

 

 

1595.

 

FRANCESCO STELLUTI a [GALILEO in Firenze].

Roma, 4 novembre 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 147. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

 

Con il procaccio passato mandai a V. S. una balletta di libri, dove erano cinquanta copie del suo Saggiatore, quali voglio credere già l'habbia ricevute. Non gli dissi che ne desse al nostro Sig.r Pandolfini et anco al Sig.r Guiducci, perchè son sicuro che l'haverà fatto senza mio avviso. Devo poi dire a V. S. che il primo libro che si sia veduto in publico, fu uno di quelli che hebbe il Maestro del Sacro Palazzo, che lo diede al libraro del Sole, e subbito vi corse il Sarsi, il vero però, che il finto è un nudo nome: dimandò di detto libro, e nel leggere il frontespicio si cambiò di colore, e disse che V. S. tre anni gli havea fatto stentare questa risposta, ma forse nel leggerla gli sembrarà troppo frettolosa([298]). Si mise subbito il libro sotto il braccio e se n'andò, nè poi ho inteso altro, se non che un Padre del Collegio, che lo lesse tutto, ha detto che il libro è bellissimo, e che V. S. si è portato troppo modestamente, e che il Sarsi haverà che fare assai a voler rispondere. Insomma li Padri si stimano ben trattati da V. S.

Il Sig.r Principe n'ha fatti ligare da 60 in circa, e donati a questi SS.ri Cardinali curiosi e Prelati et altri amici, et anco a molti nella corte del Sig.r Card. de' Medici([299]), e due a S. S. Ill.ma Lunedì prossimo si darà il resto al libraro, acciò ne possa mandare fuori di Roma in città più principali. Ne diedi uno al S.r Cavalier Marino, che l'hebbe caro, e mi disse che già haveva ricevuta una lettera di V. S.([300]), alla quale non havea risposto, perchè intese che V. S. dovea partir per Roma et essere in breve qua: mi ha detto che baci le mani a V. S. a suo nome, e che la starà qui aspettando. Hieri appunto vidi nel suo Adone le lodi che dà a V. S., distendendole in cinque ottave([301]).

Il Sig.r Principe Cesi questa mattina è partito per Acquasparta, et io mi son trattenuto qui per alcuni miei negozii; ma fra otto o dieci giorni sarò colà anch'io per aspettarvi V. S. Con che fine baciandole le mani a nome del Sig.r Principe e di mio fratello([302]), che già me n'ha scritto, io fo l'istesso a V. S. con ogni affetto maggiore.

 

Di Roma, li 4 di Novembre 1623.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ser.r Aff.mo et Vero

Francesco Stelluti.

 

 

 

1596*.

 

GALILEO a [FEDERIGO BORROMEO in Milano].

Firenze, 18 novembre 1623.

 

Bibl. Ambrosiana in Milano. Nella vetrina degli autografi. – Autografa.

 

Ill.mo et Rev.mo Sig.re e P.ron Col.mo

 

Mi vennero 8 giorni sono di Roma alcune copie del mio Saggiatore, ma così scorrette per negligenza del correttore, che mi è bisognato fare un indice degl'errori, e stamparlo qui in Firenze e aggiugnerlo nel fine dell'opera. Ne invio una copia a V. S. Ill.ma et Rev.ma, non perch'io la reputi degna della sua lettura, ma per mia onorevolezza e per procurare reputazione e vita all'opera, per sè stessa bassa e frale, nell'eroica et immortal libreria di V. S. Ill.ma et Rev.ma, in uno de i più riposti angoli della quale mi sarà somma grazia che sia collocata; sì come per altrettanto favore riceverò che ella riponga me e conservi tra i minimi suoi servitori, mentre, reverentemente inchinandomegli, le bacio la veste e gli prego il colmo di felicità.

 

Di Firenze, li 18 di Novembre 1623.

Di V. S. Ill.ma et Rev.ma

 

Humil.mo et Devot.mo Servitore

Galileo Galilei.

 

 

 

1597.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.

Arcetri, 21 novembre 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 41. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.r Padre,

 

L'infinito amore che io porto a V. S., et anco il timore che ho che questo così subito freddo, ordinariamente a lei tanto contrario, gli causi il risentimento de i suoi soliti dolori e d'altre sue indispositioni, non comportano ch'io possa star più senza haver nuove di lei: mando adunque costì per intender qualcosa, sì dell'esser suo, come anco quando pensa V. S. doversi partire. Ho sollecitato assai i[n] lavorare i tovagliolini, et sono quasi al fine; ma nell'appiccare le frange trovo che di questa sorte, che gli mando la mostra, ne manca per dua tovagliolini, che saranno 4 braccia. Havrò car[o] che le mandi quanto prima, acciò che possa mandarglieli avanti che si parta; chè per questo ho preso sollecitudine in finirgli.

Per non haver io camera dove star a dormir la notte, Suor Diaman[te], per sua cortesia, mi tiene([303]) nella sua, privandone la propria sorella per tenervi me; ma a questi freddi vi è tanto la cattiva st[an]za, che io, che ho la testa tanto infetta, non credo potervi stare, se V. S. non mi soccorre, prestandomi uno de i suoi padiglioni, di quelli bianchi, che adesso non deve adoprare. Havrò caro d'intender se può farmi questo servitio; et di più la prego a farmi gratia di mandarmi il suo libro, che si è stampato adesso([304]), tanto ch'io lo legga, havendo io gran desiderio di vederlo.

Queste poche paste, che gli mando, l'havevo fatte pochi giorni sono, per dargliene quando veniva a dirci a Dio. Veggo che non sarà presto, come temevo, tanto che gliele mando acciò non indurischino. Suor Arcangela séguita ancora a purgarsi; se ne sta non troppo bene, con dua cauterii che se gli sono fatti nelle cosce. Io ancora non sto molto bene; ma per esser ormai tanto assuefatta alla poca sanità, ne faccio poca stima: vedendo di più che al Signore piace di visitarmi sempre con qualche poco di travaglio, lo ringratio, e lo prego che a V. S. conceda il colmo d'ogni maggior felicità. Et per fine di tutto cuore la saluto, in nome mio e di S.r Archangela.

 

Di S. M.o, li 21 di 9mbre 1623.

Di V. S. molto Ill.re

 

 

Se V. S. à collari da imbiancare, potrà mandarceli.

 

 

Fuori: Al molto Ill.re et Amat.mo Sig.r Padre

Il Sig.r Galileo Galilei, a

Bello Sguardo.

 

 

 

1598.

 

VIRGINIO CESARINI a GALILEO [in Firenze].

Roma, 22 novembre 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 205. – Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

 

Ho recevuta la nota de gli errori([305]) che V. S. m'invia, e l'andarò distribuendo, sì come ella mi scrive; querelandomi in questo fortemente di colui([306]) che da me hebbe carico della stampa. Io intanto passarò con N. S. quegli uffici che da([307]) lei si desiderano, e sarò, con baciargli il S.mo piede, precursor della sua venuta; nella quale prego Dio le conceda felice il viaggio, pieno di consolatione e di salute, et a V. S. mi ricordo per fine partialissimo et affettuoso come il suo merito richiede.

 

Roma, 22 Novembre 1623.

Di V. S. molto Ill.re

 

 

Con infinito mio rossore ho veduta espressa la mia negligenza negli errori del Saggiatore. Una sola verissima e potentissima scusa le dirò per mia discolpa, lo stare in Corte in officio sì occupato, che non mi lascia un'ora d'ozio per le lettere. Ho ordinato che si ristampi in Roma il foglio per aggiungere a ciaschedun volume([308]).

 

 

Il Sig.r Galileo.

Aff.mo Se.re

Virg.o Cesar.o

 

 

 

1599**.

 

LORENZO MAGALOTTI a GALILEO in Firenze.

Roma, 23 novembre 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 184. – Autografa la sottoscrizione.

 

MoIt'Ill.re Sig.re

 

Ogni allegrezza che si prenda dell'assunzione di N. S. al pontificato resta inferiore al debito che ha ciascuno di rallegrarsene, in riguardo di ciò che la christianità può sperar di bene da Prencipe così magnanimo e giusto. Ma se pur sodisfà a quel che deve chi se ne rallegra quanto può, m'assicuro che V. S. ha bene adempito la sua parte, per rispetto anche della stima che S. B. ha fatto sempre delle virtuose sue qualità. Io le rendo affettuosissime gratie che m'habbia favorito di parteciparmi questo suo sentimento, di che le professo obbligazione. E le bacio le mani.

 

Roma, 23 9mbre 1623.

Di V. S. moIt'Ill.re

S.r Galileo Galilei. Fir.e

Aff.o per serv.la sempre

Lor.o Magalotti.

 

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.re

Il S.r Galileo Galilei.

Firenze.

 

 

 

1600*.

 

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Bellosguardo.

Pisa, 29 novembre 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 207. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo

 

Ho riceuta la lettera di V. S. molto Ill.re; e perchè mi fu resa solo ieri, pensando che lei di già fosse partita, stante il bisogno di Vincenzo, havevo di già dato ordine di vestirlo di saia roversa di Firenze, con fodere di fustagno per l'inverno, con le maniche di filaticcio e una semplice spinettina di guarnizione. Bisognarà comprarli ancora un paro di calze, e mi dice di haver bisogno di un mantello di panno, stante che quello che ha è corto assai; però V. S. comandi quel che debbo fare, che tanto farò.

Monsig.r Sommaia mi dice haver riceuta una lettera di V. S. assai tardi dopo la data, ma il libro non l'haveva ancora hauto. Io però, subito gionto che fui in Pisa, li dissi che V. S. glie lo voleva mandare, sì che resta soddisfatto di lei.

Quanto a Cesari, non l'ho più veduto, ma credo se la passi meglio, perchè so che ha parlato a Vincenzo, e se stesse male, me l'haverebbe detto.

Io poi ho avviata la scola numerosissima, e sto bene; quando m'avvanza tempo, leggo il Saggiatore, o, per dir meglio, lo rileggo con infinito mio gusto, e tengo per fermo che il povero Sarsi non possa rispondere parola. In somma è concio male male male. Mi servo ancora nelle private mie lezzioni della lettura di qualche pezzetto del medesimo Saggiatore, facendola cascare a proposito, e trovo che piace a ogn'uno fuor di misura, perchè, se bene la maggior parte delle cose, per non dir tutte, giongono nove alle brigate, tuttavia son dette tanto chiare e spiccano in modo, che venendo da tutti intese, sono ancora da tutti gustate e con meraviglia. E non occorrendomi altro, mi dolgo delle sue doglie, e li bacio le mani.

 

Di Pisa, il 29 di 9mbre 1623.

Di V. S. molto Ill.re

S.r Gal.o

Oblig.mo Ser.re e Dis.lo

Don Bened.o Castelli.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo del Ser.mo Gr. Duca di Toscana.

Firenze, a Bellosguardo([309]).

 

 

 

1601*.

 

GIROLAMO DA SOMMAIA a GALILEO [in Firenze].

Pisa, 29 novembre 1623.

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXIX, n.° 56. – Autografa.

 

Molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio Oss.mo

 

Io rendo a V. S. molte et affettuose grazie dell'honore che si è compiaciuta farmi con il suo bel libro, il quale sarà da me letto con molto gusto, se bene non potrò godere del tutto per la mia ignoranza le bellezze di questo suo parto, che, come di mirabile ingegno et di purgatissimo giuditio, sarà cosa perfetta. Gli rendo ancora infinite gratie del favore mi fa in participare la sua partenza per Roma. Piaccia al Cielo concederli quivi et in ogni luogo felicità, come di cuore gli prego da Dio benedetto.

 

Di Pisa, a' 29 di Nov.e 1623.

Di V. S. molto I.e et Ecc.ma

S.or Galileo.

S.re Aff.mo

Girol. da S.ia

 

 

 

1602.

 

TOMMASO RINUCCINI a GALILEO [in Firenze].

Roma, 2 dicembre 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 209-210. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.re e P.rone Oss.mo

 

Otto giorni sono risposi a V. S. a Aqquasparta, conforme a che m'ordinava, e le davo conto di tutto quello havevo ritratto de' pensieri del Sarsi; e quando stavo aspettando o sue lettere di là o la venuta sua qui, m'è comparsa la lettera che mi significa non s'essere ancor mossa: e sebene con qualche mortificazione ho sentito questa dilazione di tempo di servirla, con tutto ciò non posso se non lodare che lei non si sia trovata in viaggio in questi tempi pessimi che sono stati, chè in questi paesi l'aqque hanno fatto grandissimi danni, e s'intendono molte disgrazie [....]e a diversi, et il Tevere s'è lasciato un poco vedere per Roma all'Orso. Ma oggi l'aria fredda e serena dà indizio di stabilità, e credo che V. S. non doverrà aspettare miglior occasione.

Gl'indici([310]) del Saggiatore non si sono per ancora visti, et io ne ho fatta continua diligenza con lo stampatore e libraio, ma stamattina m'è stato significato che gli possa havere hauti il Sig.r D. Virginio; che se sarà vero, domattina me ne chiarirò, e fra tutti in qualche maniera s'opererà che il Sarsi n'habbia uno. Il quale Sarsi (per replicare a V. S. qualche cosa di quello le scrissi a Aqquasparta) in un primo discorso fatto con un mio amico lodò assai V. S., dicendo che nella scrittura v'era del bono, ma che con tutto ciò voleva replicare, ma fino alle vacanze dell'autunno [non] poteva attenderci, e che poi V. S. haveva un vantaggio sopra di lui, che haveva chi li pagava le stampe. Disse ben di voler replicare senza mordacità (chè di questo si lamentava di lei), e che se V. S. veniva a Roma, voleva far seco amicizia. Di lì a pochi giorni l'istesso amico lo trovò tutto alterato, che dice che haveva visto una lettera scritta di Firenze a un suo amico, che diceva che costì era comparso il Saggiatore, il quale doverebbe haver chiuso la bocca a tutti i Gesuiti, che non saprebbono che si rispondere; e seguitò il Sarsi con questa sciocchezza, che se i Gesuiti sapevano in capo a l'anno rispondere a cento eretici, saprebbono anche farlo a un cattolico. Di lui non so poi altro, ma stamattina ho sentito dire da un Gesuito che fra loro c'è severo comandamento di non discorrere di queste scritture; ma perchè non hebbi tempo di domandare di particolari, non ho per adesso che dirle altro in questo proposito.

Intorno a gli studi, non saprei che nova darne a V. S., perchè fino adesso i negozi tengono tanto occupati tutti, e particolarmente il Sig.r Card.le Padrone([311]), che non danno campo di lasciar conoscere l'inclinazione: so ben dir a V. S., e la posso assicurare, che lei sarà benissimo vista da tutti, et è desideratissima; e mi vien detto che il Papa (con tutte l'occupazioni) ha letto tutto il Saggiatore con gran gusto.

V. S. fa benissimo a comandarmi liberamente, perchè, oltre che è la verità quello che lei dice, le sono anche tanto più obligato di nessun altro, che sarò sempre prontissimo ad ogni suo cenno. Non ho ancor possuto dar nove di lei a nessuno, perchè la lettera la ricevo adesso, chè, per rispetto a' tempi, le poste son tutte tardate assaissimo; ma domani la servirò. E con questo augurandole felice viaggio et ogni bene, me le ricordo obligatissimo servitore, e Mon.r mio fratello([312]) fa l'istesso con ogni affetto.

 

Di Roma, li 2 di Xmbre 1623.

Di V. S. molto Ill.e

S.r Galileo Galilei.

Obl.mo Ser.re

Tommaso Rinucc.ni di Camm.

 

 

 

1603.

 

FEDERIGO BORROMEO a GALILEO in Firenze.

Milano, 6 dicembre 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 186. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re Sig.re

 

Viene da me ricevuto il Saggiatore di V. S., che colla sua de' 18 Novembre([313]) si è compiacciuta d'inviarmi, con quel gusto ch'io provo in veder l'opere sue; le quali stimando io come conviene, ho di già commesso che la presente si riponga in luogo principale della nostra Biblioteca Ambrosiana, in riguardo non solo del suo valore, ma della cortesia grande che in ciò ancora ha voluto mostrare verso la persona mia. E ringratiando V. S. con particolar affetto di questa dimostratione, me le offero di cuore, con augurarle vera contentezza.

 

Di Milano, a 6 Dec.re 1623.

Di V. S.

S.r Galileo Galilei.

Come fratello Affett.mo

F. Car. Borromeo.

 

Fuori: Al molto Ill.re S.re

Il S.r Galileo Galilei.

Fiorenza.

 

 

 

1604.

 

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Bellosguardo.

Pisa, 6 dicembre 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 211. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

 

Io ho fatto vestire il Sig.r Vincenzo con il maggior rispiarmo che ho potuto, e compratoli scarpe e calze di filaticcio: del mantello per quest'anno non farò altro.

Quanto ai suoi studii, attende all'Instituta sotto la disciplina del Sig.r Dottor Accarigi([314]), huomo eminentissimo e di gran séguito, e, quel che io pur stimo assai, affezionato alle cose di V. S. e desideroso servirla; che però mi pare che meriti un de' suoi libri, e di già si è dichiarato con il Sig.r Vincenzo che ne vorrebbe uno. Nel resto l'ostinazione è più salda che mai, et io darei del capo nel muro, tanto resto stordito. Non manco, ogni volta che mi viene avanti, rimproverarli la sua perfidia, e rappresentargli l'infamia grande che li ha da risultare, e il danno, se non si risolve a confessare come è passato il tutto([315]), assicurandolo assolutamente che dal confessarlo non è per patire cosa alcuna. In ogni modo sta duro senza rispondere, come se fosse incantato, et io, quanto a me, ho il caso per desperatissimo. Me ne dispiace, ma non li posso dare altra nova, e il vero lo devo dire.

Mi dispiace poi che il P. Caccini([316]) pregiudichi tanto a' Principi e al S.to Officio stesso, se però è vero che vadia dicendo che, se non fusse lo scudo di diversi Principi, V. S. sarebbe stata messa all'Inquisizione, quasi che i Principi impedischino il S.to Officio e protegghino persone di mal affare, e insieme il S.to Officio porti rispetti a' Principi nel procedere contro l'impietà; e mi pare che il Padre Caccini meriti d'esser messo all'Inquisizione, perchè non fa il debito suo per rispetti de' Principi. Io poi sto bene al solito, e penso di essere in Firenze per Natale; con che li bacio le mani.

 

Di Pisa, il 6 di Xmbre 1623.

Di V. S. molto Ill.re

 

 

Il Camarlingo di Dogana desidera che quando V. S. si fa fare il mandato del suo semestre faccia fare diviso il credito che lui haverà con V. S. dal restante([317]), perchè torna meglio ai suoi conti e libri. Però, quando sarà il tempo, se lei si contenta, farò che resti sodisfatto, già che non importa.

 

 

Oblig.mo Ser.re e Dis.lo

Don Bened.o Castelli.

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.

Firenze, a Bellosguardo.

 

 

 

1605*.

 

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.

Roma, 9 dicembre 1623 (?).

 

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.° 12 (già cod. Boncompagni 580), car. 223t.- 225r. – Autografa.

 

... Ho trovato anche questa mattina nell'anticamera del Sig. Card.le Barberino il Sig. Marchese Matthei, il quale hebbe gran gusto quando gli dissi che il Sig. Galilei era presto per venire a Roma; ma, per quanto ho inteso dal Sig. Magalotti, per li cattivi tempi non si è partito ancora di Firenze. Quando sarà a Roma, io non mancherò di servirlo ....

 

 

 

1606*.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO [in Bellosguardo].

Arcetri, 10 dicembre 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 43-44. – Autografa. Alla lettera facciamo seguire la «carta», che Suor Maria Celeste mandava inclusa al padre, e che è a car. 45-46 del medesimo Tomo dei Mss. Galileiani. A tergo di questa «carta» si legge, di mano di Galileo: Suor Mar. Celeste scrive a Roma.

 

Molto Ill.re et Amat.mo Sig.r Padre,

 

Pensavo di poter presentialmente dar risposta a quanto mi disse V. S. nell'amorevolissima sua lettera, scrittami già son parecchi giorni. Veggo che il tempo ne impedisce, sì che mi risolvo con questa mia notificargli il mio pensiero. Dicogli adunque che il sentire con quanta amorevolezza lei si offerisce ad aiutare il nostro monastero, mi apportò gran contento. Lo conferii con Madonna et con altre Madri più attempate, quali ne mostrorno quella gratitudine che ricercava la qualità dell'offerta; ma perchè stavano sospese, non sapendo in fra di loro a che risolversi, Madonna scrisse per questo al nostro Governatore; et egli rispose, che, per esser il monastero tanto bisognoso, gli pareva che ci fossi più necessità di adimandar qualche elemosina che altro. Fra tanto io ho discorso più volte sopra questo con una monaca che e di giuditio e di bontà mi pare che sopravanzi tutte l'altre; et ella, mossa non da passione o interesse alcuno, ma da buon zelo, m'ha consigliato, anzi pregato, a domandargli cosa che a noi indubitatamente sarebbe molto utile, et a V. S. molto facile ad ottenere; ciò è che da S. S. ci impetrassi gratia che potessimo tener per nostro confessore un regolare, o frate che dir lo vogliamo, con conditione di scambiarlo ogni 3 anni, come si costuma per l'altre, et per questo di non levarci dall'obedienza dell'ordinario, ma solo per ricever da questo i Santi Sacramenti: et è questo a noi tanto necessario che più non si può dire, e per moltissime cause, alcune delle quali ho qui notate nell'inclusa carta che gli mando. Ma perchè so che non può V. S. mediante una semplice mia parola muoversi a dimandar questo, oltre all'informarsene con qualche persona esperimentata, potrà, quando vien qui, cercar, così dalla lunga, d'intender qual sia, circa a questo, l'animo di Madonna, e di qualcun'altra di queste più attempate, senza però mai scoprir la causa per la quale gliene domanda. Et, di gratia, non ne parli niente con Mess.r Benedetto([318]), perchè senz'altro lo manifesterebbe a Suor Chiara([319]), e lei poi a tutte le monache, et eccoci rovinati, perchè in fra tanti cervelli è impossibile che non ci siano variati humori, et per conseguenza qualcuna a chi potessi dispiacer questo et metter qualche impedimento acciò non si ottenessi: e pure anco non conveniente, per rispetto di dua o tre, privar tutte in comune di tanto utile, che di questo, sì per lo spirituale come per il temporale, ne potrebbe riuscire. Resta adesso che V. S. con il suo retto giuditio (al quale ci apportiamo) vada esaminando se gli par lecito il domandar questo, et in che modo si deva domandare per ottenerlo più facilmente; perchè, quanto a me, mi pare che sia domanda lecita, tanto più per haverne noi estrema necessità.

Ho voluto scrivergli oggi, perchè, essendo il tempo tanto quieto, penso che V. S. sia per venir da noi avanti che torni a rompersi, et acciò che già sia informata dell'uffitio che è necessario che faccia con queste vecchie, come già gl'ò detto.

Perchè temo d'infastidirla pur troppo, lascio di scrivere, riserbando molte cose che mi restano per dirgliene alla presenza. Oggi aspettiamo Mons.r Vicario, che viene per l'eletione della nuova Abbadessa. Piaccia a Dio che sia eletta quella che è più conforme al Suo volere; et a V. S. conceda abbondanza della sua santa gratia.

 

Di S. Matteo, li 10 di Xmbre 1623.

Di V. S. molte Ill.re

Aff.ma Fig.la

Suor M.a Celeste G.

 

 

La prima e principal causa che ne muove a domandar questo, è il veder e conoscere che la poca cognitione et esperienza che ànno questi preti degl'ordini et oblighi che habbiamo noi altre religiose, ci dà grand'occasione, et, per dir meglio, buona licenza, che viviamo sempre più dilandite (sic) e con poca osservanza della regola nostra. E chi dubita che, mentre vivremo con poco timor di Dio, non siamo anco per viver in continua miseria quanto alle cose temporali? Dunque bisogna levar la prima causa, che è questa che già gl'ho detto.

La seconda è, che per ritrovarsi il nostro monastero nella povertà che sa V. S., non può sodisfare a i confes[s]ori che ogni 3 anni si partono, dando loro il dovuto salario avanti che si partino: onde che io so, tre di quelli che ci sono stati, ànno a havere buona somma di danari, e con questa occasione vengano spesse volte qui a desina[re], e pigliano amicitia con qualche monaca, e, quel che è peggio, ci portano in bocca e si dolgon di noi dovunque vanno, sì che siam[o] la scorta di tutto il Casentino, di dove vengon questi nostri confessori, usi più a cacciar lepre che a guidar anime. Et credam[i] V. S. che se io volessi raccontargli le goffezze di questo che habbi[a]mo al presente, non verrei mai alla fine, perchè sono incredibili et infinite.

La 3a sarà, che un regolare non sarà mai tanto ignorante che non sappia molto più che uno di questi tali; o se([320]) non saprà, non andrà almanco, per ogni minimo caso che fra di noi occorra, a dimandar consiglio in vescovado o altrove, come si deva portare o governare, come tutt'il giorno fanno questi preti, ma ne addimanderà a qualche Padre letterato della sua religione; e così lo nostre cause si sapranno in un convento solo, e non per tutto Firenze, come si sanno al presente. Doppo che, se non altro per esperienza, saprà benissimo un frate i termini che deva tener con monache, acciò che vivino più quiete che sia possibile; dove che un prete, che vien qui senza haver, si può dir, cognition di monache, ha compito il tempo determinato di 3 anni, che ci deve stare, avanti che abbia imparato quali siano gl'oblighi et ordini nostri.

Non domandiamo già più i Padri di una religione che d'un'altra, rimettendoci nel giuditio di chi ne impetrerà e concederà tal gratia. Ben è vero che quelli di S.ta Maria Maggiore, che molte volte sono venuti qui per confessori straordinarii, ci hanno dato gran satisfatione, e credo che sarebbano più il caso nostro: prima, per esser Padri molto osservanti et in buona veneratione; e doppo questo, perchè non ambiscono a gran presenti, nè si curano (essendo usi a viver poveramente) di far una vita esquisita, come altri d'altra religione ànno voluto, quando ci son venuti, e come fanno i preti che ci son dati per confessori, che, venendo qui per 3 anni soli, in quel tempo non cercano altro che l'utile et interesse proprio, e quanta più roba posson cavar da noi, più valenti si riputano.

Ma, senza ch'io stia ad estendermi più oltre con altre ragioni che gli potrei addurre, può V. S. informarsi in quale stat[o] si trovavano prima il monasterio di S. Iacopo, quello di S.ta Monaca, et altri, et in quale si trovano al presente, poi che son venute al governo di frati che ànno saputo ridurle per la buona strada.

Non per questo domandiamo di levarci dall'obedienza dell'ordinario, ma solo d'esser sacramentate e governate da persone esperimentate e che sappiano qualcosa.

 

 

 

1607*.

 

PIETRO FRANCESCO MALASPINA a GALILEO in Firenze.

Parma, 12 dicembre 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 213. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

 

Riccevei dal Prencipe di San Gregorio la lettera di V. S., insieme col libro che s'è compiacciuta di mandarmi, di che sentii particolar consolatione, vedendo che tiene memoria di me, sì come la tengo io di V. S. con una particolarissima affettione. Ho letto e riletto il libro, poichè la prima volta posso dire d'haverlo più tosto devorato che letto, e le affermo che il concetto che m'havevo presuposto d'esso è stato di gran longa inferiore a quello ch'io l'ho trovato, tutto che io conoscessi V. S. di singolarissima dottrina e di maravigliosa accutezza d'ingegno; nè in questo parmi de detrahere alla stima che ho fatto sempre della persona sua, poichè l'ingegno mio non ha saputo capir tanto. Dico donque di nuovo che i concetti, le esperienze e le sode risposte alle obbiettioni fatte dal Sarsi, se così debbo chiamarlo, si mostrano maravigliose, che, accompagnate con una grandissima modestia e riguardo, m'hanno fatto arosire, mentr'io mi sono ramentato che m'ingegnai di persuaderla, mentre io era in Fiorenza, a non rispondere a quanto le era stato scritto contra, parendomi impossibile che tutte queste cose si potessero congiongere insieme. Ho mostrato l'istesso libro ad alcuni Padri Giesuiti miei amici, i quali hanno commendato sommamente et il libro e la persona di V. S. Resta ch'io, col baciarle le mani, le faccia di nuovo fede del vivo desiderio che ho di servirla, ove mi favorisca di valersi della persona mia.

 

Parma, li 12 Decembre 1623.

Di V. S. molto Ill.re

Cordialiss.o Ser.re

Pietro Fran.co Malaspina.

 

Fuori: Al molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Fiorenza.

 

 

 

1608*.

 

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.

Roma, 16 dicembre 1623.

 

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.° 12 (già cod. Boncompagni 580), car. 207t. – Autografa.

 

.... Ho trovato hieri mattina nell'anticamera del Sig. Cardinale Barberino il Sig. Mario Guiducci, col quale ho fatto amicitia. Mi disse che non sapeva quando il Sig. Galilei sarebbe per venire....

 

 

 

1609.

 

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Firenze.

Roma, 18 dicembre 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 151-152. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

 

Doppo il mio arrivo in Roma ho sentito quasi ogni giorno da questi S.ri Lincei che V. S. era del sicuro per viaggio, e forse a Acquasparta dal S.r Principe; ma non trovando sino a ora tali avvisi verificati, vo pensando che ella sia ancora a Firenze, tanto più che i tempi sono stati così cattivi, che il partirsi a chi non ha necessità, et è in casa sua, pareva cosa troppo da giovani. Onde già che io ho mancato sin'a ora a non le dare avviso delle cose di qua, non voglio rimanere in questo fallo più lungamente.

Primieramente le confermo quello che le è stato scritto da altri, che e da N. S. e dall'Ill.mo S.r Card.le Barberini e da quest'altri Signori suoi amici, che sono in gran numero, ella ci è aspettata con desiderio; e di ciò V. S. non ha bisogno del mio testimonio. Ma che ella ci sia desiderata dal P. Grassi ancora, per fare con esso lei un'intrinseca amicizia, non so se ella lo sappia; di che S. R.za si promette tanto, che gli pare di meritarla grandemente. Ha tentato, o forse è stato motivo solamente del P. Tarquinio([321]), di abboccarsi meco, ma ho risposto liberamente che non ne voglio far altro; e già che non lo conoscevo prima, non ho tanta cagione di cercare la sua amicizia che l'abbia a andare a trovare al Collegio, come mi voleva persuadere il P. Tarquinio. Quanto al rispondere, egli non diffida di poterlo fare, e però va tuttavia notando le risposte al Saggiatore di V. S.: ma io credo che egli donerà volentieri alla nuova amicizia da contrarsi con esso lei la vittoria; onde, anche per questo capo, mi par giusto il titolo di negargli questa mendicata familiarità.

Il Cavaliere Stigliani([322]) poi ha fatto un'Apologia in difesa degli errori, cioè d'una parte de' notati e fatti stampare da V. S., difendendo che non sieno errori; ma d'una parte consente. Quali siano gli uni, quali gli altri, io non lo so; ma domani andrò a Visitare il S.r Don Verginio, e proccurerò di saperli, acciò non segua una cosa dettami oggi dal detto Stigliani, che fa stampare un foglio di forse trenta o trentacinque errori da correggersi, e gli altri gli lascia passare, pretendendo che siano male avvertiti. Io dirò quel che m'occorre, e poi mi rimetterò, come è mente di V. S., a S. S. Ill.ma, la quale da quattro giorni in qua sta in letto con un poco d'asma e di dolore e catarro nel viso. I fogli([323]) mandati da V. S. furon pochi, ma il detto S.r D. Verginio gli ha quasi tutti in camera, e se non ne davo lume io, poichè sono arrivato a Roma, si stavan quivi; chè quel Cavaliere non gli avrebbe mai lasciati uscir di quivi, tenendosi gravemente offeso. N'ànno avuti molti amici, e uno n'ho fatto anche venire in mano del Sarsi, che l'ha avuto caro in apparenza; chè di già andava dicendo, essergli stato alterato il testo della sua Libra.

Qua, oltre agli amici suoi di costà, V. S. troverrà pochi che sieno abili a gustare, come conviene, delle sue cose; non dimeno l'agevolezza che ella ha maravigliosa in ispiegare i suoi concetti, spero che abbia a piacere straordinariamente a chi più non l'ha sentita, e che sino a ora è uso a leggere i libri degli altri filosofi senza stomacare; che io restai alcune sere sono grandemente ammirato, che un signore avesse tanta gran pazienza che potesse legger tutto un libretto di Giulio Cesare Lagalla De caelo animato([324]), sì come fece alla mia presenza, donandomi poi il libro, con dirmi che io guardassi di non diventare affatto peripatetico. Io gli dissi che volevo, in contraccambio di quella lezione fattami in quella sera, leggere un'altra volta a lui una satira, se però il S.r Iacopo Soldani me la manderà, in proposito della dottrina del barbone di Stagira([325]), la quale forse piacerebbe più che non piacque a me quella scrittura della Galla. Do in tanto a V. S. le buone feste in questo Santo Natale, e con ogni maggior affetto le fo riverenza.

 

Di Roma, 18 di Dicembre 1623.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

 

 

 

 

 

 

S.r Galileo.

 

 

 

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Firenze.

 

 

 

1610*.

 

LEOPOLDO D'AUSTRIA a GALILEO in Firenze.

Innsbruck, 26 dicembre 1623.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 188. – Autografa la firma.

 

Leopoldus, Dei gratia Archidux Austriae, Dux Burgundiae, Episcopus Argentinensis et Passaviensis, Administrator Abbatiarum Murbacensis et Luderensis, perpetuus Comes Tyrolis et Goritiae, Landgravius Alsatiae.

 

Syncere nobis dilecte,

 

Accepimus una cum literis tuis foetum ingenii tui ad nos transmissum, et ex eo quam nostrae erga te propensionis memoriam habes intelleximus. Ut autem vel ipsa nominis tui, nobis iam pluribus antehac testimoniis commendati, inspectione librum eundem singulari ac rerum praeclararum reconditiore doctrina refertum concepimus, sic eundem gratum quoque acceptumque habemus, et utrumque, occasione data, solitis gratiae nostrae demonstrationibus, quas tibi in omnes eventus benigne pollicemur, recognoscere parati erimus.

 

Oeniponti, 26 Decembris, a.o 1623.

 

Leopoldus.

Admodum Ser.mi ac Rev.mi Arch.

Arg. et Pass. Eps.i proprium

............................([326])

 

Fuori: Syncere nobis dilecto Galilaeo Galilaei.

Florentia.

e, di mano diversa, in altra sopraccarta:

Al Galilei Matematico mio Amat.mo

Fiorenza.

 

 

 

1611.

 

MARIA CRISTINA DI LORENA a CARLO DE' MEDICI in Roma.

Firenze, 14 gennaio 1624.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 60. – Autografa la sottoscrizione.

 

Ill.mo et Rev.mo Sig.re, mio Fig.lo Amat.mo

 

Il Mattematico Galilei, havendo risoluto di venirsene un poco a Roma, ha desiderato che io l'accompagni con una mia lettera in testimonio che egli ci habbia fatto sapere questo suo pensiero et che noi ci ne siamo contentati, poichè per altro egli non ha punto di bisogno d'introduttione a V. S. Ill.ma, che lo conosce come noi et l'honora della sua benevolenza. Io dunque, per compiacerlo, gl'ho dato la presente, con la quale io saluto V. S. Ill.ma cordialissimamente, et prego il Signore Iddio che le conceda sempre quelle prosperità et gratie che possono consolar lei et me.

 

Di Fir.ze, li 14 Genn.o 1623([327]).

Di V. S. Ill.ma et Rev.ma

S.r Card.le de' Medici.

Amor.ma Madre

Chrest.na G. D.sa

 

Fuori: All'Ill.mo et Rev.mo Sig.or mio Fig.lo Amat.mo

Il Sig.r Cardinale de' Medici.

Roma.

 

 

 

1612*.

 

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.

Roma, 27 gennaio 1624.

 

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.° 12 (già cod. Boncompagni 580), car. 216. – Autografa.

 

.... Fo un presente qui appresso a V. Ecc.za di un instromento mathematico, donatomi dall'authore l'altra sera, del quale io poco mi intendo; sì come diceva quello, sum totus ignorans huius rei. Esso pretende però che sia cosa rara, havendo havuto il privilegio papale; et desidera a suo tempo far riverenza al Sig.r Galilei, et vuole mandar fuori anche in stampa la dichiaratione. È quel maestro che lavora in ottone, come Daniele, amico grande del Remo([328]).

Il Sig.r Magalotti et Sig.r' Guiducci ambedue fanno humilissima riverenza a V. Ecc.za, et mi dicono che il Sig.r Galilei ha havuto da fare di accommodare certi suoi nipoti doppo la morte della sua sorella([329]), havendo fatto uno monacho Benedettino; ma sperono che al primo buon tempo deve venire a Roma. Ho invitato il Sig.r Guiducci che vada, nel ritorno, a trovare V. Ecc.za, et mi pare che ha animo di farlo....

 

 

 

1613.

 

GALILEO a [FEDERICO CESI in Acquasparta].

Firenze, 20 febbraio 1624.

 

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.° 12 (già cod. Boncompagni 580), car. 146. – Autografa.

 

Ill.mo et Ecc.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

 

Dal S. Stelluti ho inteso, con mio grave dispiacere, la leggiera indisposizione di V. E., la quale spero di esser per trovare del tutto risanata. La perfidia de i tempi ha di giorno in giorno impedita la mia venuta, la quale finalmente non sono per differir più lungamente; ma quanto prima cessino queste nevi, che pur ora fioccano gagliardamente, mi porrò in viaggio e me ne verrò da V. E., famelico di rivederla, goderla e servirla. E perchè spero pure che la fortuna sia per placarsi tra 2 o 3 giorni, riserberò a supplire a bocca a quanto occorre. Intanto ho volsuto darne conto a V. E., alla quale fo humilissima reverenza, salutando di core([330]) il S. Stelluti, al quale risponderò a bocca. Et il S. Dio gli conceda il colmo di ogni felicità.

 

Di Fir.ze, li 20 di Feb.o 1623([331]).

Di V. S. Ill.ma et Ecc.ma

Dev.mo et Obblig.mo Ser.re

Galileo Galilei L.

 

 

 

1614.

 

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].

Acquasparta, 20 febbraio 1624.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 215. – Autografa.

 

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

 

Hebbi una lettera di V. S. nel principio di Novembre, che arrivai qui in Acquasparta, per la quale fui molti giorni in speranza della sua venuta, sino che le stravaganze e rigori della staggione mi cagionorno in essa lunga dilazione. Hora mi pare di dover ripigliarla, promettendone lo sfogamento del'aria, già seguito più che a pieno, prossima opportunità; e perciò ho voluto con questa mia ricordar a V. S. ch'io alli primi tempi buoni l'aspetto e desidero sommamente, desiderando intanto intender buone nove della sua sanità, e quando crede precisamente poter venire.

Non so se le copie de' Saggiatori, che le feci inviare dal S.r Stelluti nostro, le capitorno. Intendo bene ch'ella fece fare una nota d'errori([332]), che mi farà gratia inviarmela; e mi dole che, per la mia assenza, non potei premere in detta stampa come haverei voluto. Bacio a V. S. le mani di tutto core, ricordandomele vero servitore et aspettandola con grandissimo desiderio; e perciò mi riserbo a bocca, e non mi stendo più in longo. N. S. Dio le conceda ogni contentezza.

 

D'Acquasparta, li 20 Feb.ro 1624.

Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te

 

 

Fu qui la settimana passata a favorirmi Mons.r Dini([333]), Arcivescovo di Fermo, e discorremmo un pezzo di V. S.

 

 

Aff.mo per ser.la sempre

Fed.co Cesi Linc.o P.([334])

 

 

 

1615*.

 

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.

Roma, 21 febbraio 1624.

 

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.° 12 (già cod. Boncompagni 580), car. 378t. – Autografa.

 

.... Detto Sig.r D. Virginio([335]) ha letto la lettera del P. Terrentio([336]), et giudica che sia bene che procuriamo che il Sig. Galilei favorisca al P. Terrentio su quel calcolo de ecclipsibus, nel quale negozio V. Ecc.za potrà assai....

 

 

 

1616*.

 

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].

Acquasparta, 23 febbraio 1624.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 217. – Autografa la sottoscrizione.

 

Molt'Ill.re e molto Ecc.te S.r mio sempre Oss.mo

 

Haverà V. S. visto quanto le scrissi con altra mia due settimane sono. Hora, con l'occasione della venuta del lator di questa, che sarà Mess. Calisto Morelli mio vassallo, devo replicarle, che essendo hormai passato il rigor dell'inverno et cominciando a raddolcirsi il tempo, voglio sperare di ricever la gratia che sono stato tanto pezzo fa aspettando, con la venuta sua da queste bande. Torno dunque di novo a pregarnela, per darmi questa consolatione, che maggiore non posso per hora desiderarla. Et con ricordar a V. S. il mio desiderio di servirla, la prego a comandarmi, et intanto le bacio affettuosamente le mani.

 

D'Acquasp., li 23 Febraro 1624.

Di V. S. molto Ill.re e molto Ecc.te

 

Aff.mo per ser.la sempre

Fed.co Cesi L.o P.

 

 

 

1617*.

 

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI [in Acquasparta].

Roma, 24 febbraio 1624.

 

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.° 12 (già cod. Boncompagni 580), car. 288. – Autografa.

 

.... Questa mattina il Sig.r Scioppio([337]), Sig.ri Mario Guiducci et Magalotti, io, siamo stati bon pezzo di tempo col Sig. Don Virginio([338]).

Il Sig. Galileo haveva dato intentione di essere qui avanti la Quaresima, ma il mal tempo non gli ha permesso. Intendo dire che il P. Grassi risponde, ma non lo vuole stampare....

 

 

 

1618*.

 

FERDINANDO II, Granduca di Toscana, a FRANCESCO NICCOLINI in Roma.

Firenze, 27 febbraio 1624.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3518 (non cartolata). – Minuta, in capo alla quale si legge: «Per il Gran Duca. All'Amb.re Niccolini, 27 Feb.o 1623 ab Inc.ne»

 

Venendo a Roma il Galilei, nostro Matematico, per suoi affari privati, habbiamo voluto accompagnarlo con questa nostra lettera, acciò nelle occorrenze sue gli prestiate aiuto et favore, secondo che alla prudenza vostra parrà di poterlo fare, perchè, come a servitore accettissimo di questa Casa, gli desideriamo ogni accrescimento di honore. Et già egli deve esser molto ben conosciuto dal Papa et da' suoi principali ministri, onde havrà poco bisogno dell'opera vostra. Con tutto ciò fate che egli conosca che noi ve l'habbiamo raccomandato, sì come facciamo in nome delle Ser.me tutrici et nostro. Et Dio vi conservi.

 

 

 

1619*.

 

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.

Roma, 2 marzo 1624.

 

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.° 12 (già cod. Boncompagni 580), car. 208t. – Autografa.

 

.... Mando qui a V. E.za notate quelle parole della lettera Terrentiana([339]) che non potea leggere. Sarà bene oprare col Sig. Galilei che favorisca in questa parte al Padre, acciocchè possiamo noi ancora poi domandare qualche curiosità naturale più liberamente che spero a suo tempo non mancherà....

 

 

 

1620*.

 

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.

Roma, 8 marzo 1624.

 

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.° 12 (già cod. Boncompagni 580), car. 217.– Autografa.

 

.... È stato meco l'altro hieri un gran pezzo il Sig. Mario Guiducci, cortesissimo gentilhuomo. Egli non sa quando il Sig. Galilei sia per venire. L'ho pregato per amor delle osservationi che desidera il P. Terrentio([340]): lui crede che il Sig. Galileo sarà per compiacergli....

 

 

 

1621.

 

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.

Roma, 16 marzo 1624.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 218. – Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

 

Non rispondevo all'ultima di V. S., perchè speravo di dover supplire in voce; ma poichè ancor non la veggo, e forse la continuatione de i cattivi tempi ne è cagione, eleggo questa sera d'inviarle queste due righe, quali, se non ad altro, serviranno almeno per renderle testimonianza dell'affetto mio et osservanza che le professo tutta via. Sia certa che quanto più si differisce la sua venuta, tanto più son tirato a desiderarla, insieme con questi Signori, che più che mai la stimano e la tengano viva nella lor memoria; nè io ho mancato alle occorrenze di rapresentare a i Padroni il suo desiderio e la vera devotione che lor professa tutta via. Pregola a favorirmi di alcun suo comando, mentre, aspettando di goderla di presenza, le auguro da Dio compita felicità.

 

Di Roma, il dì 16 Marzo 1624.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

 

Il S.r D. Virginio et io l'aspettiamo con eccessivo desiderio. Ella troverà poi in N. S. affetto non ordinario verso la persona; et io non manco di nutrirlo et accrescerlo, dove posso, con opportune commemorationi che ne i nostri discorsi inserisco intorno alle eminenti qualità di lei: alla quale si ricorda

 

 

S.r Galileo Galilei. Fir.e

Dev.mo Se.re

Gio. Ciampoli.

 

 

 

1622.

 

GALILEO a FEDERICO CESI in Acquasparta.

Perugia, 4 aprile 1624.

 

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.° 12 (già cod. Boncompagni 580), car. 147. – Autografa.

 

Ill.mo et Ecc.mo S.re

 

Scrivo a V. E. di Perugia, dove arrivai iersera: e perchè il lettighiere che mi haveva condotto qui da Firenze, havendo trovato da fare un nolo per Roma, mi ha piantato, benchè fusse in obbligo di condurmi sino a Acquasparta, son necessitato a pregar V. E. che voglia restar servita di favorirmi della sua lettiga, la quale ho ben trovata qui, ma impiegata nel servizio dell'Ill.mo Mons. Mattei([341]); et altre qui non se trovano, nè io posso venire a cavallo.

Mi dispiace non potere essere a far la Pasqua seco, poi che il suo lettighiere, senza l'ordine espresso di V. E., non ha voluto ritornar da Todi in qua a levarmi. E perchè parte in questo punto, non le posso dir altro; e scrivo male, per non haverne altra comodità. E reverentemente gli bacio le mani.

 

Di Perugia, il giovedì Santo del 1624.

Di V. E.

Ser.re Dev.mo

Galileo Galilei.

 

Fuori: All'Ill.mo et Ecc.mo Sig.r R.mo (sic)

Il S.r Princ.e Cesi.

Acquasparta.

 

 

 

1623.

 

FEDERICO CESI a [GALILEO in Perugia].

Acquasparta, 5 aprile 1624.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 220. – Autografa.

 

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

 

Hora apunto, col ritorno della mia lettiga da Todi, ho ricevuto la gratissima di V. S., et con mia infinita allegrezza ho sentito il suo arrivo e venire, da me desideratissimo; ma mi son poi doluto grandemente che la simplicità e poca pratica del mio lettighiero m'habbia trattenuta tanta consolatione e impedito il far la Pasqua seco, poichè doveva tornar subito a servirla volando, come haverei voluto poter far io stesso. Subito giunto, dunque, non le ho dato tempo un momento, che l'ho rimandato indietro a servirla; e sto aspettando V. S. con quel desiderio che ella pol imaginarsi maggiore. E le bacio con ogni maggior affetto le mani, nè mi stendo più in longo per non trattenere.

 

D'Acq.ta, li 5 Aprile, a hore 21, 1624.

Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te

 

 

Perchè l'aversarii di V. S. stamporno in Perugia([342]), nè li Saggiatori credo vi siano arrivati, ho pensato mandar a V. S. questi che mi trovo alle mani, acciò possa donarli costì a chi le parerà; con patto però che non sia occasione di trattenerla, perchè io non intendo procurarmi questo pregiuditio.

 

 

Aff.mo per ser.la sempre

Fed.co Cesi Linc.o P.

 

 

 

1624.

 

GIO. CAMILLO GLORIOSI a GALILEO in Firenze.

Venezia, 13 aprile 1624.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 155. – Autografa.

 

Molto Ill.re Sig.r

 

Quando apparse questo ultimo cometa, feci alcune lettioni publiche nello Studio([343]), nelle quali tenni e disputai alcune conclusioni contro la filosofia d'Aristotele; per lo che li SS.ri Peripatetici di detto Studio l'hebbero non poco a sdegno, ma nessuno montò in catedra ad oppugnarle. Il S.r Licetti poi, mosso da non so che, e forse per la difesa d'Aristotele, si pose a studiar queste materie, e ne fece un grosso libro([344]), nel quale refutò quelle conclusioni ch'io sostenni. A preghiere d'amici sono stato costretto a stampar dette lettioni, con alcune risposte et ampliationi. Ne mando uno de' detti miei libri([345]) a V. S., acciò qualche volta, ritrovandosi sfacendata, se degni leggerlo; e perchè ci sono occorsi alcuni errori di stampa, come è solito, l'ho corretti in margine, acciò V. S. non habbia nessuno impaccio nella lettura.

Saperà V. S. come per alcuni disgusti passati tra me e li SS.ri Riformatori ho lasciato la lettura; e si bene detti Signori procurino darmi ogni sodisfattione, anzi maggior provisione, acciò io la repigli de nuovo, non ne tengo troppo pensiero. Presto sono per andare in Napoli, per accomodar alcuni affari de mio nepote. Non so quel che sarà. Le bacio le mani.

 

Di Venetia, 13 Aprile 1624.

Di V. S. molto Ill.re

Aff.mo Ser.re

Gio. Camillo Gloriosi.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Fiorenza.

 

 

 

1625**.

 

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.

Roma, 13 aprile 1624.

 

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.° 12 (già cod. Boncompagni 580), car. 234. – Autografa.

 

Ill.mo et Ecc.mo Princeps Sig.r Colendiss.mo

 

Venit summa dies et ineluctabile tempus. Habbiamo perso qui in terra il nostro Sig. Don Virginio([346]), che speriamo che in Cielo sarà nostro intercessore, atteso che è morto benissimo, come mi hanno riferto certi frati di S. Domenico, essendosi confessato et commonicato pochi giorni avanti. Io ho parlato hier sera con il suo Sig. fratello Mons.r Cesarini([347]) nell'anticamera del Sig. Card. Barberino([348]), et gli ho insinuato che ricuperi l'anello Lynceo. Vostra E.za potrà far l'istesso a commandare al Sig.r Angelo([349]) nostro che lo soleciti. Et perchè mi pare che Vostra E.za altre volte m'havesse detto che esso Sig.r Don Virginio lasciava bona parte de i suoi libri alla bibliotheca Lyncea, vorrei saper se havesse hora mutato questo testamento, perchè, per quanto mi accorgo, Mons. Cesarini dice che haverà lui questi libri. Non ho visto ancora il cerusico che l'ha aperto, ma intendo che li polmoni erano attaccati alle coste, et il fegato quasi scyrrhoso....

 

 

 

1626**.

 

GIO. BATTISTA GUAZZARONI a [GALILEO in Acquasparta].

Todi, 20 aprile 1624.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 157-158. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et molto Ecc. Sig.r Oss.mo

 

Intendendo in questo punto dal figliuolo del Sig.r Capitan Matalucci che V. S. per ancora si trattiene costì in Acquasparta, et che lunedì prossimo è per partire alla volta di Roma, mi è paruto bene di venirle a far riverenza con queste quattro righe et ricordarmele servitore, come faccio di tutto cuore et farò mentre sarà in Roma et mentre me ne darà licenza, per impararne qualcosa.

Hora mi ricordo, mentre mi fu concesso di goderla in quel poco tempo che fu a Todi, che io restai appagato d'alcuni dubbi che io le mossi in materia del suo occhiale, tanto famoso, utile et di gusto alla nostra vista et al mondo. Passando poi alli specchi, et dimandandole io del luogo o punto dove s'accende il fuoco nello specchio concavo, et apportandole il parere del Sig.r Porta, che disse essere nel semidiametro o centro di quella sfera di cui è portione esso specchio, et il parere del Sig.r Magino, che disse esser nella quarta parte del medesimo diametro; ella mi rispose che variamente si costituisce il detto luogo del fuoco, secondo la varietà delle sfere di cui li specchi sono segmenti; conseguentemente, che non è il luogo dell'incensione vero nel centro o quarta parte del diametro, ma vario; et che il luogo del fuoco non è punto, ma buono spatio. Così parmi che V. S. mi dicesse, se io mal non intesi. Mi nasce hora dubbio circa questo, che, essaminando io in un mio specchio concavo d'acciaro detti luoghi, trovo che il luogo del fuoco si termina et fa più vehemente in una portione del diametro diversa dalle due opinioni riferite; meno vehemente poco sopra o sotto questo punto, et in maggiore spatio, et conseguentemente conforme al parer di V. S.; et si fa anco, se bene non così gagliardo, in altri luoghi ancora fuori del diametro, o perpendicolare, dal mezzo dello specchio; ma il detto termine della perpendicolare dal piano o centro dello specchio si costituisce in un punto solo: in maniera che dallo specchio si forma come un cono, di cui esso specchio è base, et il luogo del fuoco è la punta del cono; nè il detto luogo del fuoco maggiore([350]) è buono spatio, ma quasi un punto; et fuori del detto punto, et fuori anco del diametro, si fa pure il cono, ma il fuoco è più debole, nè si fa però mai gagliardo più vicino allo specchio del punto detto più efficace, nel diametro, ma sì bene più lontano.

Compatisca alla mia ignoranza, se gli l'esplico intricatamente. Per meno confusione di quanto io dico, le pongo qui sotto la concavità perfetta sferica del mio specchio, in cui, pigliando li tre punti A, B, C, trovo, per le regole ordinarie, le due linee DE et FG, et per esse il diametro BH, quali linee non pongo intiere per non uscir della facciata d'un mezzo foglio. Hora, lasciando per brevità li numeri, dico che la quarta parte del diametro, dove, secondo il Magino, sta il punto del fuoco, cade nel punto I; ma secondo il Porta, esce assai il foglio, locandosi nel semidiametro istesso, oltra la H. Ma io vedo che il vero punto dell'incensione maggiore è in K nel diametro; et si forma dalla base AC, il cono ACK. Il foco poi fuori del detto diametro, a destra et a sinistra, si fa sopra detto punto K in H et altrove, ma più debolmente; et si forma parimente il cono, o conoide, di cui è base la AC: nè detto mio specchio è parabolico o simile.

Aspetterò che V. S. si degni di dirmi qualcosa di più circa ciò, se non d'Acquasparta, di Roma, et a suo commodo; condolendomi intanto seco per la perdita dell'Ill.mo S.r Cesarini([351]), et desiderando a V. S. buon viaggio et perfetta sanità et salute, facendo qui affettuosissima riverenza a V. S. et a cotesto Ill. mo et Ecc.mo S.r Prencipe Cesi, miracolo dell'età nostra.

 

Todi, 20 Aprile 1624.

Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.

Ser.re Deditiss.o

Gio. Batta Guazzaronio.

 

 

 

1627.

 

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Roma.

Arcetri, 26 aprile 1624.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I., T. XIII, car. 47. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Amat.mo Sig.r Padre,

 

Grandissimo contento c'ha apportato il sentire (per la lettera mandata d'ordine di V. S. a Mess.r Benedetto([352])) il suo prospero viaggio fino in Acquasparta, e sommamente ne ringratiamo Dio benedetto. Godiamo anco de i favori che ha ricevuti dal Sig.r Prencipe Cesis, e stiamo con speranza d'haver occasione di molto più rallegrarci quando intenderemo il suo arrivo in Roma, essendo V. S. stata da gran personaggi tanto desiderata; ancorchè io mi persuada che questi suoi contenti sieno contrappesati con molto disturbo mediante l'improvvisa morte del Sig.r D. Virginio Cesarini([353]), da lei tanto riverito et amato. Ne ho preso io molto disgusto, solamente pensando al travaglio che haverà havuto V. S. per la perdita di così caro amico, e tanto più che era così vicina a doverlo presto rivedere. È certo che questo caso ne dà materia da considerare quanto sieno fallaci e vane tutte le speranze di questo mondaccio.

Ma, perchè non vorrei che V. S. credessi ch'io voglia sermoneggiar per lettera, non dirò altro, salvo che, per avvisarla dell'esser nostro, gli dico che stiamo benissimo, et affettuosamente la salutiamo, in nome di tutte le monache. Et io gli prego da Nostro Signore il compimento d'ogni suo giusto desiderio.

 

Di S. Matteo, li 26 d'Aprite 1624.

Di V. S. molto Ill.re

Aff.ma Fig.la

Suor M.a Celeste.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo

Il Sig.r Galileo Galilei.

Roma.

 

 

 

1628*.

 

GALILEO a [CURZIO PICCHENA in Firenze].

Roma, 27 aprile 1624.

 

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3883, car. 527. – Autografa.

 

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

 

La certezza che ho della affezione di V. S. Ill.ma verso di me, mi assicura che gli sarà grato l'intendere come, dopo l'essermi trattenuto i giorni santi in Perugia e 15 giorni poi in Acquasparta, giunsi li 23 stante in Roma, alle 3 hore di notte. La mattina seguente fui a i piedi di N. S., introdotto dall'Ecc.mo S. D. Carlo([354]), e per un'ora di tempo fui in diversi ragionamenti trattenuto da S. S., con mio singolarissimo gusto. Il giorno seguente per simile spazio di tempo fui con l'Ill.mo S. Car. Barberino([355]), e con altrettanta sodisfazione.

Presentai la lettera di Madama Ser.ma all'Ill.mo et Rev.mo S. Card. Medici([356]), ricevuto pure con lieta fronte e con humanissime offerte. L'altro tempo lo vo spendendo in varie visite, le quali in ultima conclusione mi fanno toccar con mano che io son vecchio, e che il corteggiare è mestiero da giovani, li quali, per la robustezza del corpo e per l'allettamento delle speranze, son potenti a tollerar simili fatiche; onde io, per tali mancamenti, desidero ritornare alla mia quiete, e lo farò quanto prima. Intanto favoriscami V. S. Ill.ma di baciare umilmente le vesti a loro AA. Ser.me in mio nome, e in sè stessa mantenga viva la memoria della mia vera e devotissima servitù: et il Signore la colmi di felicità.

 

Di Roma, li 27 di Aprile 1624.

Di V. S. Ill.ma

Dev.mo et Oblig.mo Ser.re

Galileo Galilei.

 

 

 

1629.

 

NICCOLÒ AGGIUNTI a [GALILEO in Roma].

Firenze, 29 aprile 1624.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 222-223. – Autografa.

 

Molto Ill. et Ecc.mo Sig.r et P.ron mio Col.mo

 

Il Sig.r Benedetto Landucci, suo cognato, m'ha, per sua gratia, participato tutto quel che del viaggio di V. S. in due ben lunghe lettere l'haveva ragguagliato il Sig.r Francesco Ambrogetti. Ogni cosa mi è stato d'indicibil contento, eccettuatone però quelle doglie, la cui importunità, insolenza et ostinatione V. S. mi creda pure che io ho più d'una volta maledetta et abiurata. Ma più d'ogni mio scongiuro harà giovato a V. S. il sommo diletto nel veder la caduta delle Marmora([357]), la quale senz'altro o gli harà levato, o gli harà almeno ingannato, ogni sentimento di dolore. Non potre' mai dirgli, Sig.r Galileo, quanto io sia acceso di voglia di vedere uno spettacolo sì ammirando, e molto più di sentirlo raccontare e descrivere da V. S. con le osservazzioni et dottrine appresso che ella ci harà notate; ma quando io penso che io la rivedrò Dio sa quando, mi sento il petto sparar di duolo. L'infinita sua cortesia, con la quale ella tanto humanamente mi aperse l'adito a sì domestica conversatione, quanto, mentr'ell'era presente, mi confortava e colmava d'allegrezza, tanto nella sua lontananza mi contrista e mi flagella. I' vo leggendo e rileggendo l'opere di V. S. per temprare in me l'ardente desiderio de' suoi gustosissimi e fruttuosissimi discorsi; ma ne sento effetto contrario all'intentione, e s'io fussi in mia libertà, Dio sa se a quest'hora V. S. non si fusse sentito appresso il calpestio del mio ronzino. In cambio di questo l'ho ben seguita sempre col pensiero, et hora la vengo a visitare e salutar con lettere, ringratiandola quanto so e posso del saluto che nominatamente e di sua propria mano mi ha mandato nella seconda lettera al suo Sig.r cognato: ma io devo anco rammaricarmi seco (e più meco medesimo), che al partir ch'ella fece di qua non mi lasciasse da far cosa alcuna per lei, segno espresso che io non debbo esser buono a nulla. Patienza! so ben certo che ad una cosa i' son buono, cioè ad amarla, riverirla et ammirarla; il che ho fatto sempre, e farò sin ch'io vivo. E qui facendole riverenza, le bacio col più intrinseco affetto la mano.

 

Di Firenze, a dì 29 Aprile 1624.

Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma

Obblig.mo et Devot.mo Ser.re

Niccolò Aggiunti.

 

Quando le sarà commodo, se ella mi dirà qualche cosa del Sarsi, mi sarà carissimo. Il Sig.r Iacopo Peri saluta V. S. affettuosissimamente. Hieri discorremmo insieme di lei più di du' hore.

 

 

 

1630*.

 

FEDERICO CESI a [GALILEO in Roma].

Acquasparta, 30 aprile 1624.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 224. – Autografa.

 

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

 

Ho sentito consolatione del felice arrivo di V. S. e della sua gratissima; ma però il temere delle indispositioni, et l'essersi pigliata soverchia fatiga in un subito, come lei m'accenna, me l'ha minuita non poco: nè è cosa nella quale più si deva premere e da lei e da tutti noi, che la sua sanità. La Corte, Sig.r mio, dà infinite occupationi e fatighe, e quando non fussero altre, le officiose e di complimenti sono senza numero. Ma pol pigliarsi in fretta, et anco adagio. Vorrei dunque che V. S. pian piano si venisse in essa sodisfacendo, come benissimo pol fare, havendosi sopratutto bonissima cura. Aspettarò altre nove migliori, come devo sperarle, ratificandomele intanto prontissimo et obbligatissimo a servirla per tutto, mentre di tutto core bacio a V. S. le mani et le rendo infinite gratie di quanto s'è compiaciuta ragguagliarmi. La mia Sig.ra Principessa insieme con me affettuosamente la saluta.

 

D'Acq.ta, li 30 Aprile 1624.

Di V. S. molto Ill.re e molto Ecc.te

Aff.mo per ser.la sempre

Fed.co Cesi L.o P.

 

Il S.r Stelluti nostro bacia a V. S. per mille volte le mani.

 

 

 

1631*.

 

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.

Roma, 11 maggio 1624.

 

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.° 12 (già cod. Boncompagni 580), car. 242. – Autografa

 

.... Sono stato hier sera col Sig.r Galilei nostro, che habita vicino alla Madalena. Ha dato un bellissimo ochialino al Sig. Card. di Zoller([358]) per il Duca di Baviera. Io ho visto una mosca che il Sig.r Galileo stesso mi ha fatto vedere: sono restato attonito, et ho detto al Sig.r Galileo che esso è un altro Creatore, atteso che fa apparire cose che finhora non si sapeva che fossero state create. Mi gli sono proferto in tutto quello che potrò per lui; ma esso non mi ha comunicato cosa alcuna delli suoi negozii: però sto al comando suo, et lo vederò spesso. Ha voluto da me una copia delli suoi libri De maculis solaribus, che non trovava più a Roma. Gli ho anche ragionato per conto delle osservationi dell'ecclissi solari per il Terrentio([359]), ma mi dice che non ha nulla....

 

 

 

1632*.

 

FABIO COLONNA a FEDERICO CESI in Acquasparta.

Napoli, 13 maggio 1624.

 

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.° 12 (già cod. Boncompagni 580), car. 42. – Autografa.

 

.... Mi son rallegrato del godimento che V. Ecc.za have ricevuto dal S.r Galilei, che certo le tengo invidia, et credo che habbia inteso bellissime cose.

Quel giovine di casa Oddi fu allievo del S.r Stelliola([360]), et è vero che tiene molti scritti, per che lui aiutava a copiare detti scritti. Non so se saranno di opere compite, poichè li ultimi originali sono in poter del figlio, il quale è poco huomo di senno, havendolo pregato più volte me havesse dato o fatto copiar il restante del Telescopio([361]), acciò si finisse di stampare, già che la spesa della stampa si faceva da V. Ecc.a, per honorar suo padre et anco per utile suo, che non doveria farsi pregare, ma offerirle da sè stesso a V. Ecc.za Lui stava con quell'humor di croce di cavalerato, et me par una vanità di cervello. Come starò un poco men travagliato, cercherò di trovarlo et veder che ne possa cavare, già che l'esortai che non facesse perder la fama di suo padre nè la spesa fatta da V. Ecc.za in quella parte stampata....

 

 

 

1633.

 

GALILEO a [FEDERICO CESI in Acquasparta].

Roma, 15 maggio 1624.

 

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.° 12 (già cod. Boncompagni 580), car. 155-156. – Autografa la firma.

 

Ill.mo et Ecc.mo Sig.r e P.ron Colend.mo

 

Il consiglio che m'arreca V. Ecc.za nella cortesissima sua delli 11 stante([362]) intorno al contentarsi di un lunghissimo negoziare in questa Corte, mi pare perfettissimo, tutta volta che la natura si contentasse di convertire parimente in anni o in mesi quelli pochi giorni che mi rimangono: e veramente trovo ogni giorno per esperienza verissimo, che potrei condurre a fine alcuna di quelle intenzioni delle quali discorremmo insieme, tuttavolta che io potessi prevalermi del benefizio del tempo, della flemma e della pazienza; ma il dubbio che ho nella mancanza del tempo, et il desiderio che tengo di terminare qualcuna delle mie speculazioni, mi consiglia a ridurmi quanto prima alla mia quiete et oziosa libertà.

Ricordevole del desiderio di V. Ecc.za e del bisogno della Compagnia, mi sono incontrato qua nel Sig.r Ceseri Marsilii, gentilhomo Bolognese e, per quanto ho potuto comprendere, di ingegno molto elevato, e tale che dentro di me me l'ho figurato per degno successore et herede del luogo del Sig.r Filippo Salviati. Si mostra desideroso di essere ascritto nella Compagnia, e con grand'istanza mi ha domandato la nota dei compagni e le constituzioni accademiche, le quali procurerò di havere dal Sig.r Fabbri o dal Sig.r Angelo de Filiis, poichè le mie non sono appresso di me. Questo gentilhomo professa di essere molto servitore et intrinseco di Monsig.r Ill.mo Cesi([363]), fratello di V. Ecc.za, di dove ella potrà havere più autentica informazione della mia: intanto la supplico a favorirmi di accennarmi il suo pensiero circa il tirar avanti questo negozio, che non mi allargherò un capello dall'ordine suo.

Fui, tre giorni sono, a pranzo col Sig.r Card.le S.ta Susanna([364]) et in varii discorsi poi per molte hore, con l'assistenza di varii litterati; ma non si venne a ristretto di alcuna proposizione delle nostre più principali: ma, come ho detto di sopra, ho bene scoperto paese, che ci sarebbe da sperare profitto quando non si havesse strettezza di tempo. Sono stato due volte a lungo discorso con il Sig.r Card.le Zoler, il quale, benchè non molto profondo in questi nostri studii, tuttavia mostra di comprender bene il punto et il quid agendum in queste materie, e mi ha detto volerne trattar con S. S. avanti la sua partita, la quale doverà essere fra 8 o 10 giorni: sentirò quello che ne haverà ritratto. Ma in conclusione la moltiplicità de i negozii, reputati infinitamente più importanti di questi, assorbono et annichilano l'applicazione a simili materie.

Qua ci è di nuovo la morte del Sig.r Card.le d'Este([365]), col quale fui 10 giorni sono in lungo ragionamento et allegro, passeggiando in camera sua, et hier l'altro passò a miglior vita; stimolo e ricordo a me della rapacità del tempo. Piaccia a V. Eccza continuarmi la sua buona grazia, mentre ad essa et all'Ill.ma et Ecc.ma Sig.ra Principessa sua consorte reverentemente bacio le mani, e dal Signore Dio prego somma felicità.

 

Di Roma, li 15 di Maggio 1624.

Di V. S. Ill.ma et Ecc.ma

 

Devotiss.o et Obligatiss.o Ser.re

Galileo Galilei L.o

 

 

 

1634.

 

FEDERICO CESI a [GALILEO in Roma].

Acquasparta, 18 maggio 1624.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 161. – Autografa.

 

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

 

Replicando alla gratissima di V. S. ricevuta questa posta, devo confessare che l'affetto mio della sua vicinanza, il desiderio del'utile e la speranza della sodisfattione, et il pensar che di già lei è in Roma e non pol fare spesso simil viaggi, m'hanno mosso tanto più ad essortarla al trattenimento; ma però ho regolato e regolo sempre il tutto con il riguardo e cura della sua sanità e commodo di essa, e non ho inteso nè intendo in altra maniera, essendomi questa sommamente a core. Onde restarò con l'altro desiderio di goder delle sue sublimi speculationi e sentir sempre miglior nove di quella.

Il Sig.r Marsilii non pol haver maggior nè più effica[ce] nè più autentico testimonio delle sue qualità che V. S., quale potrà assicurarlo della stima ch'io già faccio delle sue qualità, e desiderio che ho di conoscerlo. Spero l'istesso di tutti li Sig.ri compagni, et io subito che sarò in Roma, farò la proposta et il debito. Intanto, partendo V. S., potrà farlo abboccare col Sig.r Fabri nostro; e V. S. fa particolarissima gratia a tutta la Compagnia andar pensando a simili soggetti, acciò alla mia venuta possa concludere una bella ascrizzione.

Con che a V. S. di tutto core bacio le mani, e la Sig.ra Principessa mia insieme con me la saluta; e le prego da N. S. Dio ogni contento, desiderosissimo mi commandi sempre.

 

D'Acq.ta, li 18 Maggio 1624.

Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te

Aff.mo per ser.la sempre

Fed.co Cesi L.o P.

 

 

 

1635*.

 

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.

Roma, 24 maggio 1624.

 

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.° 12 (già cod. Boncompagai 580), car. 263 e 264. – Autografa.

 

.... Quel gentilhuomo([366]) che il Sig. Galileo ha proposto per l'Accademia, non è a Roma, ma a Tivoli. Subito che sarà qui, il Sig.r Galileo et io lo anderemo trovando....

Il Sig.r Galileo, che hieri fu a casa mia, pensa fra 6 giorni partirsi da Roma. Spero che il Sig.r Card.1e di Zoller([367]) gli farà qualche servizio appresso il Papa per conto del sistema Copernicano....

Ho([368]) trattato col Sig. Galilei per conto del libro dello Stigliola([369]), et gli pare ben fatto che si tiri innanzi. Siamo stati insieme dal Sig. Gerolamo Mathei, un vero compitissimo Cavalliere, il quale ha havuto gran gusto a conoscere il Sig.r Galilei, et di questo dice haver obligo a V.a Ecc.za; et viceversa il Sig.r Galilei restò molto sodisfatto di esso ancora. Si potrebbe col tempo pensare ancora di admetterlo all'Accademia. Quel gentilhuomo Bolognese Marsilio ancora sta fuori, ma avanti il Sig. Galileo parta gli parleremo; et il Sig.r Galilei inclina assai che sia admesso.

 

 

 

1636*.

 

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.

Roma, 1° giugno 1624

 

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.° 12 (già cod. Boncompagni 580), car. 253. – Autografa.

 

.... Il Sig.r Galileo ha fatto bona amicitia col Sig. Card.le di Zoller, nella casa del quale una mattina esso Sig. Galileo, col P. Mostro([370]), Sig.r Scioppio([371]) et io, habbiamo fatto un colloquio. Trovammo il P. Mostro molto per noi, ma non consiglia che hora si tenti di rivangare questa lite supita; onde credo che il Sig.r Galileo stamperà qualche cosetta che indirettamente dica il fatto, acciochè l'inimici non habbino attacco....

 

 

 

1637.

 

GALILEO a FEDERICO CESI [in Acquasparta].

Roma, 8 giugno 1624.

 

Riproduciamo questa lettera dalle Lettere memorabili, istoriche, politiche ed erudite, scritte e raccolte da Antonio Bulifon, ecc. Raccolta quarta. In Napoli, presso Antonio Bulifon, 1697, pag. 39-42, dove vide per la prima volta la luce. Una copia di mano del sec. XIX, trascritta quando fu messa insieme la raccolta Palatina dei Mss. Galileiani, è nella Bibl. Naz. Fir., Mss. Gal., P. VI, T. VI, car. 38-39, e confrontata con l'edizione del Bulifon presenta poche e insignificanti varietà di forma.

 

Sono ancora in Roma, benchè contro mia voglia, che vorrei essermi partito 15 giorni fa per poter essere a Firenze in tempo di poter fare un poco di purga, della quale mi sento bisognoso; ma ormai mi converrà far passata, essendo scorso tanto avanti col tempo. Partirò domenica prossima in compagnia di Monsignor Vescovo Nori([372]) e del Signor Michelangelo Buonarruoti, a richiesta de i quali mi sono trattenuto tanto.

Quanto alle cose di qua, ho principalmente ricevuti grandissimi honori e favori da N. S., essendo stato fin a 6 volte da S. Santità in lunghi ragionamenti; et hieri, che fui a licentiarmi, hebbi ferma promessa di una pensione per mio figliuolo, per la quale resta mio sollecitatore, di ordine di Sua Santità, Mons. Ciampoli; e 3 giorni avanti fui regalato di un bel quadro e 2 medaglie, una d'oro e l'altra di argento, e buona quantità d'Agnus Dei. Nel Sig. Cardinal Barberino([373]) ho trovato sempre la sua solita benignità, come anco nell'Eccellentiss. Sig. suo padre([374]) e fratelli([375]).

Tra gli altri Signori Cardinali, sono stato più volte con molto gusto in particolare con Santa Susanna([376]), Buoncompagno([377]) e Zoller, il quale partì hieri per Alemagna, e mi disse haver parlato con N. S. in materia del Copernico, e come gli heretici sono tutti della sua opinione e l'hanno per certissima, e che però è da andar molto circospetto nel venire a determinatione alcuna: al che fu da S. Santità risposto, come Santa Chiesa non l'havea dannata nè era per dannarla per heretica, ma solo per temeraria, ma che non era da temere che alcuno fosse mai per dimostrarla necessariamente vera.

Il P. Mostro e 'l Sig. Scioppio([378]), benchè sieno assai lontani dal potersi internar quanto bisognerebbe in tali astronomiche speculazioni, tuttavia tengono ben ferma opinione che questa non sia materia di fede, nè che convenga in modo alcuno impegnarci le Scritture. E quanto al vero o non vero, il Padre Mostro non aderisce nè a Tolomeo nè al Copernico, ma si quieta in un suo modo assai spedito, di mettere angeli che, senza difficoltà o intrico veruno, muovano i corpi celesti così come vanno, e tanto ci deve bastare

Ho trovato il Sig. Girolamo Mattei([379]) molto gentile, e desideroso di havere uno che potesse bene instruirlo in quelle parti delle matematiche le quali principalmente attengono all'arte militare.

Sopra tutte le cose fin qui accennate avrei da dire a V. E. moltissimi altri particolari, li quali per la loro moltiplicità mi sbigottiscono: basta in universale, che gli amici miei et io concludiamo che restando qui potrei continuamente alla giornata andar più presto avanzando che scapitando, ma che, essendo il negotiar di Roma lunghissimo, et il tempo che mi avanza forse brevissimo, meglio sia che io mi ritiri alla mia quiete e vegga di condurre a fine alcuno de i miei pensieri, per farne poi quel che l'occasione alla giornata ed il consiglio degli amici ed in particolare il comandamento di V. E. mi ordinerà.

Il Sig. Cesare Marsilii ha vedute le Costituzioni([380]), e continua nel desiderio di essere ascritto, e continuerà il negotio col Sig. Fabri([381]), et in tanto affettuosissimamente fa riverenza a V. E. Et io, conforme a gli obblighi infiniti che le tengo, riverentemente le bacio le mani, ed insieme alla Eccellentiss. Signora Principessa, augurandole intera felicità.

 

Di Roma, li 8 di Giugno 1624.

 

 

 

1638.

 

URBANO VIII a FERDINANDO II DE' MEDICI, Granduca di Toscana, [in Firenze].

Roma, 8 giugno 1624.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. I, car. 199. – Originale. La firma di Giovanni Ciampoli è autografa.

 

Urbanus PP. VIII.s

 

Dilecte fili, Nobilis vir, salutem et Apostolicam benedictionem.

Tributorum vi et legionum robore formidolosam esse Hetrusci principatus potentiam, Italia quidem omnis fatetur: at enim remotissimae etiam naitones foelicem vocant Nobilitatem tuam ob subditorum gloriam et Florentinorum ingenia. Illi enim, novos mundos animo complexi, et oceani arcana patefacientes, potuerunt quartam terrarum partem relinquere, nominis sui monumentum. Nuper autem dilectus filius Galilaeus, aethereas plagas ingressus, ignota sydera illuminavit, et planetarum penetralia reclusit. Quare, dum beneficum Iovis astrum micabit in coelo quatuor novis asseclis comitatum, comitem aevi sui laudem Galilaei trahet. Nos tantum virum, cuius fama in coelo lucet et terras peragrat, iamdiu paterna charitate complectimur. Novimus enim in eo non modo literarum gloriam, sed etiam pietatis studium; iisque artibus pollet, quibus Pontificia voluntas facile demeretur. Nunc autem, cum illum in Urbem Pontificatus nostri gratulatio reduxerit, peramanter ipsum complexi sumus, atque iucundi idemtidem audivimus Florentinae eloquentiae decora doctis disputationibus augentem. Nunc autem non patimur eum sine amplo Pontificiae charitatis commeatu in patriam redire, quo illum Nobilitatis tuae beneficentia revocat. Exploratum est, quibus praemiis Magni Duces remunerentur admiranda eius ingenii reperta, qui Medicei nominis gloriam inter sydera collocavit. Quin immo non pauci ob id dictitant, se minime mirari tam uberem in ista civitate virtutum esse proventum, ubi eas dominantium magnanimitas tam eximiis beneficiis alit. Tamen ut scias quam charus Pontificiae menti ille sit, honorificum hoc ei dare voluimus virtutis et pietatis testimonium. Porro autem significamus, solatia nostra fore omnia beneficia, quibus eum ornans Nobilitas tua paternam munificentiam non modo imitabitur, sed etiam augebit.

 

Datum Romae, apud Sanctam Mariam Maiorem, sub Annulo Piscatoris, die VIII Iunii MDCXXIIII, Pontificatus nostri anno primo.

Ioannes Ciampolus.

 

Fuori: Dilecto filio, Nobili viro Ferdinando Medici,

Etruriae sibi subiectae Magno Duci.

 

 

 

1639.

 

FRANCESCO BARBERINI

a MARIA MADDALENA D'AUSTRIA, Granduchessa di Toscana, [in Firenze].

Roma, 8 giugno 1624.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 62. – Autografa la sottoscrizione.

 

Ser.ma Sig.ra mia Col.ma

 

Tornando a Fiorenza il S.r Galileo Galilei, che per la molta affettione ch'io gli porto ha tanta parte della volontà mia, non ho voluto ch'egli venga senza portar a V. A. questo segno della mia osservanza e divotione. Supplico l'Alt.za Vostra a voler esser apieno informata da lui del desiderio che tengo di servir alla Ser.ma sua Casa; e baciandole con tutto l'animo le mani, le prego da Dio ogni maggior felicità.

 

Di Roma, li 8 di Giugno 1624.

Di V. A. Ser.ma

Ser.ma Arciduchessa.

Aff.mo Serv.re

F. Card.l Barberino.

 

 

 

1640.

 

FRANCESCO BARBERINI

a FERDINANDO II DE' MEDICI, Granduca di Toscana [in Firenze].

Roma, 8 giugno 1624.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 64. – Autografa la sottoscrizione.

 

Ser.mo Sig.r mio Col.mo

 

Con occasione che se ne ritorna il S.r Galileo Galilei, non ho potuto fare che, come persona tanto accetta a V. A, e che ha tanta parte della mia affettione, egli non le porti qualche segno dell'osservanza e divotione mia, et insieme di quanto io desideri veder lui di ben in meglio honorato di tutte le gratie e dimostrationi che col concorso dell'intercession mia si deve promettere della benignità di V. A. Alla quale perch'egli può render sicuro testimonio dell'infinito mio desiderio di servirla, la supplico a prestargli in questa parte ogn'intera fede, et a V. A. bacio con tutto l'animo le mani.

 

Di Roma, alli 8 di Giugno 1624.

Di V. A. Ser.ma

Ser.mo G. D.a

Aff.mo Serv.re

F. Card.1 Barberino.

 

 

 

1641.

 

FEDERICO CESI a [GALILEO in Roma].

Acquasparta, 10 giugno 1624.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 143. – Autografa.

 

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

 

M'ha grandemente rallegrato la gratissima di V. S.([382]) per le molte buone nove che in essa ho ricevuto, con il compimento della sua speditione da Roma con buona sanità e buoni principii. Le rendo infinite gratie di tutto il ragguaglio datomene, ma le ricordo di nuovo che molto maggior consolatione riceverò se pensarà favorirmi qui nel passaggio, con quelli Signori anco che sono seco, come con ogni affetto torno a ripregarla. Io poi me le ricordo quel servitore di core che le devo esser sempre; e sperando il favore della presenza, non mi stendo in altro con la presente. Bacio a V. S. affettuosamente le mani, insieme con la S.ra Principessa mia, pregandole da N. S. Dio ogni contento.

 

Di Acq.ta, li X Giugno 1624.

Di V. S. molto Ill.re e molto Ecc.te

Aff.mo per ser.la sempre

Fed.co Cesi L.o P.

 

 

 

1642.

 

MARIO GUIDUCCI a [GALILEO in Firenze].

Roma, 21 giugno 1624.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 163. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

 

Io ho ricevuto contento grandissimo dall'avviso datomi da V. S. del suo salvo arrivo in Firenze, e mi s'è accresciuto il gusto nel participarlo a diversi amici e servitori di V. S., che ne dimostravan tanto piacere. Questa mattina, essendo stato occupato appunto su l'ora della anticamera, non ho potuto comunicarlo, come disegnavo e mi consigliava il nostro S.r Ascanio, con l'Ill.mo S.r Cardinale([383]), ma domattina in tutti i modi voglio baciarli la veste in nome di V. S.

Non ho nè anche veduto il S.r Cesare Marsili, ma farò al più lungo l'ufizio domattina; e in caso che da S. S. non avessi la scrittura dell'Ingoli([384]), n'ha una copia Bartolino([385]), che sta con Mons.r Corsini([386]), e me la farò dare e la manderò a V. S.; e penso di mandarla per il S.r Alessandro Vettori, il quale fra pochi giorni parte di qua. Mi piace il pensiero di V. S. di levarsi d'intorno simil gente, che la cortesia e pietà ascrivono a lor trofei. Ma bisogna rivedergli il conto senza misericordia nessuna. E se non fusse presunzione la mia entrare a consigliarla, mi parrebbe da rispondere solamente agli argomenti che egli chiama matematici e filosofici, lasciando i teologici da parte, almeno per ora, perchè a quelli sarebbe più agevole a lui il replicare, quando V. S. scrivesse in contrario; essendo manco necessarii degli altri, che in tal materia si possano addurre.

Sento da ogni parte crescere il romore della battaglia che ci minaccia il Sarsi con le sue risposte, tanto che mi induco quasi a credere che l'abbia fatte; ma dall'altro canto non so vedere dove abbia da attaccare, avendomi il S.r Conte Verginio Malvezzi quasi certificato che in su quell'opinioni del caldo e de' sapori, odori et c. non abbia a fare fondamento nessuno, poichè, dice egli, si vede manifestamente che V. S. ve l'ha poste per ingaggiare nuova lite, alla quale debbe essere apparecchiato e armato molto bene: et il detto S.r Conte e un S.r Marchese Pallavicino([387]) dissuadono il Sarsi dall'intromettersi in questa controversia.

Mi rallegro che V. S. si sia messa a lavorare: piaccia al Signore Dio darle sanità, da tirare a fine e questa e l'altre opere che ha imbastite. La risaluto in nome di molti amici, e in particolare molto affettuosamente per parte del S.r Ascanio Piccolomini; e Giulio mio fratello et io reverentemente le baciamo le mani. Il Signore Dio le doni ogni bene.

 

Di Roma, 21 di Giugno 1624.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Aff.mo Ser.re

Mario Guiducci.

 

 

 

1643*.

 

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.

Roma, 22 giugno 1624.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 227. – Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo

 

Rendo a V. S. infinite gratie, la quale con la nuova del suo felicissimo viaggio si è compiaciuta di apportarmi questa nuova consolatione. Maggior cosa non desideravo io di presente da lei, dependendo ogni mio contento dalla sua buona salute, nella quale la veggo così prosperamente conservare.

Ho inteso con mio singolar piacere de i ragionamenti havuti da V. S. con le AA. Ser.me; e de i favori che si compiace di farmi con la solita gentilezza sua le resto debitore di nuovi oblighi a i quali m'ingegnerò in ogni tempo di sodisfare in qualche parte, almeno con quelli atti di servitù che mi si concederà da i suoi comandi, in particolare tanto da me, come ella sa, desiderati. Bacio a V. S. affettuosissimamente le mani; e pregandola a dar alcun segno, con la frequenza delle sue, di tener viva memoria di me, le auguro dal Cielo ogni più desiderata prosperità.

 

Di Roma, il dì 22 Giugno 1624.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

 

 

Rendo gratie a V. S. dell'avviso datomi. La supplico a continuarmi le sue lettere. Ho ricordato a N. S.re et al S.r Card. Barberino la pensione per suo figlio,([388]) e mi dicono che quanto prima vederanno di consolarla. Il memoriale([389]) per il confessore Giesuita delle sue monache sarà spedito quest'altra settimana. Gran gusto mi ha dato V. S., avvisandomi di haver subito cominciato a metter in opera cotesta sua penna gloriosa, la quale produce frutti per l'immortalità e maraviglie per gl'ingegni humani.

 

 

S.r Galileo Galilei. Fir.e

Dev.mo et Obblig. Se.re

G. Ciampoli.

 

 

 

1644*.

 

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.

Roma, giugno 1624.

 

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.° 12 (già cod. Boncompagni 580), car. 255. – Autografa.

 

.... Aggiongo hora questo di più: che hieri fu da me quel gentilhuomo Bolognese([390]), raccomandato per l'Academia nostra Lyncea dal Sig. Galilei, quale mi riportò le Constitutioni Lyncee, et mostra di havere gran sete di entrare in questo consesso. Dice esser grandissimo amico di Mons.r fratello([391]) di V. Eccell.za; et in quanto posso comprendere, è amatore della bona philosophia et bene introdotto nella mathematica, havendo già per le mani da stampare non so che tavole de motu Martis([392]): et accenna di un mathematico di Bologna, grande et ricco et vecchio et carico di scritti, ma cynico come M. Amb. di Paliano, quale se potessimo havere, sarebbe molto a proposito per noi. Ma di queste cose forse il Sig. Galileo haverà dato conto più minuto a V. Ecc.za....

 

 

 

1645*.

 

GIROLAMO MATTEI a GALILEO in Firenze.

[Roma, giugno 1624].

 

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXX, n.° 22. – Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

 

Molto Ill.re Sig.re

 

Già che non volse la mia fortuna concedermi tanto che io potessi, avanti la sua partita da Roma, come harei desiderato, baciarle di presenza le mani ed esibirle di nuovo la mia prontezza in servirla, ho voluto con questa pagar questo debito, assicurandomi la virtù sua, che sa i rispetti che m'impedirono, che V. S. lo riceverà anche in grado in questa forma. Io ne la prego, come fo parimente a favorirmi di ritruovar quella persona che dicemmo, ed a mandarmi quei scritti che si compiacque di promettermi; et se le paresse che in raccordarglielo fosse troppo sollecito, mi scusi, e l'ascriva alla stima che ne fo, mentre per fine a V. S. bacio le mani.

 

Di V. S. molto Ill.re

 

 

La mortificatione che ricevei nella sua partita fu grandissima, et la speranza che tengo di dover esser da V. S. compiutamente favvorito non è minore; et creda che con qualche([393]) ansietà ne attendo avviso.

 

 

S.r Galilei.

Aff.mo per servirla

Girolamo Mattei.

 

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re

Il Sig.r Galileo Galilei.

Fiorenza.

 

 

 

1646.

 

[MARIA MADDALENA D'AUSTRIA, Granduchessa di Toscana,]

a FRANCESCO BARBERINI [in Roma].

Firenze, 2 luglio 1624.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 63. – Minuta.

 

Ill.mo e Rev.mo Mons.re mio Col.mo

 

L'essersi compiaciuta V. S. Ill.ma di rinnovarmi la memoria della sua amorevolezza per mezzo di persona a lei tanto accetta come mi significa esserle il Galileo, mi fa maggiormente riconoscere non meno la grandezza dell'affetto suo che della mia obligatione. Però ne ringratio infinitamente V. S. Ill.ma: la prego a rendersi certa, che sicom'ella n'è da me abbondantemente ricambiata, così riceverò sempre sommo contento di goder ben spesso occasioni di dargliene più chiara evidenza col'impiegarmi in suo servitio; et intanto le auguro dal Signore ogni più bramata contentezza.

 

Di Firenze, li 2 Luglio 1624.

Di V. S. Ill.ma e Rev.ma

S.r Card.1 Barberino.

Aff.ma per ser.la

 

 

 

 

1647**.

 

ANTONIO SANTINI a GALILEO in Roma.

Genova, 4 luglio 1624.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 165. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r

 

Sono tanto pigro con la penna, ch'io merito di non scusarmi per mancamento di questa sorte. Io soglio dire che dalla regione della religione sono tardi gli spacci. V. S. o mi condanni o mi rimetta: mi assicuro che sentenza del tribunal della sua gratia non uscirà in pregiuditio della mia antica servitù. Questo è ben certo, che il S.r Cav.r Giovan Santini tiene ordine da me, tuttavolta che venga alla Corte, non mancar di questo tributo di farle reverenza a mio nome.

Io venni al principio dell'inverno passato in Roma, ove per alcuni negotii solo mi trattenni quindici giorni, et al ritorno dissegnava tener la via di Firenze; ma li tempi così corrotti che regnarono, mi constrinsero a non divertire, et ancor il dubio che V. S. non ci fosse aiutò il distogliermi. Mi fu in Roma detto, credo dal P. Grassi, era uscito alle stampe il Saggiatore della Libra Astronomica, opera di V. S., essortandomi a vederlo, il che per quell'angustia di tempo e negotii non mi fu permesso. Qua poi non ho mancato di leggerlo, e con mia grandissima sodisfattione, come sempre feci dell'opere di V. S.; e perchè alla perfetta intelligenza vi bisogna di fresco memoria del Discorso del S.r Mario Guiducci, ho dato ordine ne sia procurato due essemplari, perchè non mancano amici di V. S., ancor a lei non cogniti, che, invitati e convinti dalla sua dottrina, s'inoltrano in simil materie con grandissimo gusto. Fra questi il S.r Bartolomeo Imperiali, gentilhuomo di rarissime qualità, discorrendo talvolta con me, ha desiderato di scoprirsele amico; e dicendosi che V. S. ha tutta via avanzato nel perfettionare il cannocchiale, havria grandissima volontà di tenerne uno di quei piccioli, che multiplicano e fanno tali apparenze nelle cose minime, che maggiormente si mostra meraviglioso. Io me le sono offerto, come servitore antico del S.r Galileo, essere mediatore, che per sua cortesia voglia procurarne uno de' più eccellenti e con quelle galanterie che lei sa benissimo ritrovare. La persona che presenterà a V. S. queste lettere, haverà ancor pensiero di sodisfare ad ogni spesa, alla quale non si guardi. Scrive([394]) ancora questo gentilhuomo a V. S., e per essere di quelle conditioni che molti sanno, spero che gradirà questa nuova rispondenza, della quale li Signori di gran titolo trattano alla pari. Non le dico altro, sicuro della sua infinita cortesia; e le bacio le mani.

 

Genova, 4 Luglio 1624.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Servo Obligat.mo

D. Antonio Santini, C. R. di Somasca.

 

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.r Col.mo

Il S.r Galileo Galilei.

Roma([395]).

 

 

 

1648**.

 

BARTOLOMEO IMPERIALI a GALILEO in Roma.

Genova, 5 luglio 1624.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 163. – Autografa.

 

Molto Ill.e et Eccell.mo S.r

 

Con l'occasione ch'io l'altrieri conferiva alcune cose di matematica col molto R.do P.e D. Antonio Santini, venimo in proposito dell'ultima opera stampata da V. S., dico della Libra Astronomica([396]), già da me gustata; e discorrendo col detto Padre, maggiormente m'accesi in desiderio di scoprirmi a V. S. amico di vero affetto, essendo gran tempo che, per la fama e per lo studio dell'altre opere sue, già me le professo tale. Lo stesso D. Antonio mi s'essibì mediatore, acciò che io dovessi con questa mia dar principio a questa sodisfatione e all'acquisto della sua rispondenza; sopra della quale offerta affidato mi ha (sic) molto più nella cortese natura di V. S., ho preso sigurtà di offerirmele servitore et amico daddovero, essendo io per altro inimico di cerimonie: e se V. S. si degnerà di commandarmi, proverà in effetto che riuscirò tale.

Desidero che mi favorisca dirmi se va fabricando altre opere, poichè il concetto della sua profonda intelligenza mi persuade che debba lasciare tutta via maggiori testimonii del suo valore. E le bacio le mani, pregandole da N. S. vera felicità.

 

G.a, li 5 Lug.o 1624.

Di V. S. molto Ill.re et Eccell.ma

Aff.mo Se.re

Bartolomeo Imper.le

 

Fuori: Al molto Ill.re et Eccell.mo S.r mio

Il S.r Galileo Galilei.

Roma([397]).

 

 

 

1649*.

 

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.

Roma, 6 luglio 1624.

 

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.° 12 (già cod. Boncompagni 580), car. 194. – Autografa.

 

.... Quel gentilhuomo di Bologna dei Marsili, amico del Sig.r Galilei, è stato un'altra volta da me; et hora, tornato a casa sua, mostra di haver gran desiderio di essere de' nostri. Nel passar per Fiorenza sarà di novo col Sig. Galilei ancora....

 

 

 

1650.

 

MARIO GUIDUCCI a [GALILEO in Firenze].

Roma, 6 luglio 1624.

 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 167. – Autografa.

 

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

 

Io ho consegnato al S.r Alessandro Vettori([398]), il quale si partirà per costà la prossima settimana, le scritture dell'Ingoli, cioè la prima scritta a V. S.([399]) e la risposta al Cheplero([400]). Il S.r Cesare Marsili, il quale me l'ha date, mi dice di avere discorso con l'autore, e che trova in effetto che egli non esprime interamente il suo pensiero in quell'argomento della paralasse, e che ha delle ritirate in voce, le quali non ha voluto mettere in iscritto. Io mi son messo a leggerlo, ma, tra le scorrezioni del copista e la stravaganza e confusione dell'autore, non ho avuto pazienza da intenderlo; e per quanto ho veduto dalla risposta al Cheplero, nè anche il Cheplero doveva averlo inteso, chè non avrebbe forse detto che la definizione della paralasse, usurpata dall'Ingoli, fusse nominale e non vera, che è più termine da frate che da matematico. Dice il S.r Marsili che l'Ingoli tiene, benchè gli angoli della paralasse del sole e della luna fossero eguali, nondimeno, rispetto alla maggior lontananza del sole dall'orbe stellato, esser maggiore la paralasse del sole; e similmente avviene, benchè l'angolo della paralasse lunare sia maggiore di quello della solare, avendo la lontananza del sole dal firmamento maggior proporzione a quella della luna che l'angolo di quello all'angolo di questa; e però, mediante questa maggior distanza, le linee della diversità intraprendono maggiore spazio di cielo, e maggiori o maggior numero d'asterischi. Da quel poco che ho veduto in detta scrittura, mi pare che tal pensiero vi sia assai adombrato, ma non ispiegato quanto basta. Ma avendomi il S.r Cesare detto che non v'è, e che io lo scriva a V. S., ho voluto scrivergliele.

M'è stato detto che il P. Mostro è entrato consultore del Santo Ofizio; ma non lo sapendo da lui, non lo dico assolutamente. Il S.r Marcello Sacchetti bacia le mani a V. S., e insieme col S.r Matteo, suo fratello, mi fanno instanza che io proccuri d'avere il suo ritratto, che lo vorrebbero mettere in compagnia d'altri personaggi, in certe stanze che hanno messo a ordine a terreno per la state. V. S. sa che anche il Cavalier Marino lo voleva. Se V. S. ne mandasse uno a questi Signori, il Marino l'avrebbe poi da loro. Penso che il P. Don Benedetto sarà tornato a Firenze. V. S. mi faccia grazia di ricordarmeli servidore. Il S.r Cesare Marsili passerà di costà al suo ritorno per Bologna, e si ripiglierà le scritture. Intanto bacia le mani a V. S., come ancora il S.r Ascanio Piccolomini, il S.r Tommaso Rinuccini e 'l S.r Filippo