Abbiamo, a questo punto, quasi tutte le carte in mano
per costruire un atomo.
Aiutati dall'esperienza andiamo allora a vedere come si
dispongono gli elettroni di un atomo.
Fin'ora abbiamo volutamente trattato l'atomo senza far
riferimento al numero degli elettroni in gioco.
Cominciamo col dire che ogni elettrone in un atomo è
caratterizzato dai quattro numeri quantici che abbiamo or ora
visti.
Poiché, poi, ogni elettrone tende in natura allo stato
di energia minore (cioè al livello energetico più basso) e questo è per
l'atomo con un solo elettrone il livello con numero
quantico principale n=1 e con numero quantico secondario l=0
(cioè il livello 1s),
si potrebbe pensare che tutti gli elettroni dell'atomo siano normalmente nel
livello 1s. Ma ciò è in completo contrasto con l'esperienza.
In molti anni infatti si raccolsero una infinità di dati
sul comportamento degli atomi portandoli dal livello ad energia
più basso ai successivi livelli energetici.
Mediante la spettroscopia
si studiava il comportamento di questi atomi, si catalogavano i risultati, senza riuscire a sapere
come stessero in realtà le cose.
Sta di fatto che l'esperienza contraddiceva quanto abbiamo poco
fa detto: gli elettroni nello stato di energia più bassa di un
atomo, non si muovevano tutti sul primo livello energetico.
Nel 1925 il tedesco W.Pauli trovò la chiave del
problema e, come spesso succede (si ricordino le ipotesi di Bohr),
era una chiave incredibilmente semplice, una chiave che ha aperto
una infinità di porte e che ha spiegato gran parte dei fenomeni atomici
fino ad allora oscuri.
Pauli enunciò una regola (il Principio di Pauli) che,
appunto, sconcerta per la sua semplicità: in un atomo non vi
possono essere due elettroni con gli stessi numeri quantici,
cioè su un livello energetico vi possono essere al massimo due
elettroni e ve ne sono due se questi elettroni hanno spin opposti.
Cerchiamo di vedere ciò in altre parole.
La fisica definisce come "stato" una fissata quaterna di
numeri quantici: dati cioè contemporaneamente un n, un l, un m
ed un ms si ha un determinato stato.
Ebbene, per il principio di Pauli, un dato stato può essere assegnato ad
un elettrone solo.
Si può ancora dire che in un atomo tutti gli elettroni sono
diversi del punto di vista del loro comportamento. Alla luce di
questo principio (che ha avuto moltissime conferme e nessuna smentita, che solo
da relativamente poco tempo ha trovato una giustificazione teorica)
vediamo di "costruirci" qualche atomo partendo dall'atomo di
idrogeno che ha un solo elettrone
ed andando avanti.
Consideriamo il livello K. In questo livello il numero
quantico principale è n=1. Applicando quanto abbiamo appreso
studiando i numeri quantici ed il principio di Pauli per il livello K si hanno
queste due sole possibilità:
| n |
l |
m |
ms |
| 1 |
0 |
0 |
-1/2 |
| 1 |
0 |
0 |
+1/2 |
Si vede subito allora che su questo livello non possono
trovarsi più di due elettroni i quali risultano diversi nel
numero quantico ms di spin.
L'idrogeno, quindi, avrà il suo unico elettrone sul livello K. L'elio
avrà i suoi due elettroni ancora sul livello K:
|
n |
l |
m |
ms |
| H |
1 |
0 |
0 |
-1/2 |
|
He
|
1
1
|
0
0
|
0
0
|
-1/2
+1/2
|
| Li |
1
1
2
|
0
0
0
|
0
0
0
|
-1/2
+1/2
-1/2
|
Il litio con tre elettroni (tabella precedente), completato il livello K
con
due di essi, troverà il suo terzo elettrone sul livello L (è come se il terzo elettrone non fosse capace di entrare nello stato n=1 quando
questo ha già due elettroni).
Osserviamo a parte che per indicare simbolicamente gli
atomi finora visti si usano le seguenti notazioni:
H 1s
; He 1s2
; Li 1s2
2s
dove il numero che precede la lettera indica il numero quantico
principale, la lettera (in questo caso s) indica il numero quantico secondario
mentre il numero in alto a destra della lettera
indica il numero di elettroni che si trovano in quel livello energetico.
Considerando ad esempio il boro (B), che ha 5 elettroni, si trova la scrittura seguente:
B 1s2
2s2
2p
indicando
con questo che il boro ha due elettroni nel livello 1s, due nel livello 2s, uno
nel livello 2p.
Ritornando a quanto dicevamo qualche riga indietro,
dovrebbe essere ormai chiaro come si sistemano gli elettroni
in un
atomo.
Per maggior chiarezza riportiamo nella tabella seguente
gli stati quantici successivi degli elettroni che entrano a
far parte di un atomo (tavola 4):
| Elettone |
n |
l |
Livello |
m |
ms |
Strato |
| 1° |
1 |
0 |
1s |
0 |
-1/2 |
K |
| 2° |
1 |
0 |
1s |
0 |
+1/2 |
K |
| 3° |
2 |
0 |
2s |
0 |
-1/2 |
L |
| 4° |
2 |
0 |
2s |
0 |
+1/2 |
L |
| 5° |
2 |
1 |
2p |
-1 |
-1/2 |
L |
| 6° |
2 |
1 |
2p |
-1 |
+1/2 |
L |
| 7° |
2 |
1 |
2p |
0 |
-1/2 |
L |
| 8° |
2 |
1 |
2p |
0 |
+1/2 |
L |
| 9° |
2 |
1 |
2p |
1 |
-1/2 |
L |
| 10° |
2 |
1 |
2p |
1 |
+1/2 |
L |
| 11° |
3 |
0 |
3s |
0 |
-1/2 |
M |
| 12° |
3 |
0 |
3s |
0 |
+1/2 |
M |
| 13° |
3 |
1 |
3p |
-1 |
-1/2 |
M |
| 14° |
3 |
1 |
3p |
-1 |
+1/2 |
M |
| 15° |
3 |
1 |
3p |
0 |
-1/2 |
M |
| 16° |
3 |
1 |
3p |
0 |
+1/2 |
M |
| 17° |
3 |
1 |
3p |
1 |
-1/2 |
M |
| 18° |
3 |
1 |
3p |
1 |
+1/2 |
M |
| 19° |
4 |
0 |
4s |
0 |
-1/2 |
N |
| 20° |
4 |
0 |
4s |
0 |
+1/2 |
N |
| 21° |
3 |
2 |
3d |
-2 |
-1/2 |
M |
| 22° |
3 |
2 |
3d |
-2 |
+1/2 |
M |
| etc. |
|
|
|
|
|
|
Una rappresentazione simbolica dei primi atomi che si incontrano nella tavola
periodica degli elementi dà:
H
1s
He
1s2
Li
1s2
2s
Be
1s2 2s2
B
1s2
2s2
2px
C
1s2 2s2
2px2
N
1s2 2s2
2px2 2py
O
1s2 2s2
2px2 2py2
F
1s2 2s2
2px2 2py2
2pz
Fe
1s2 2s2
2px2 2py2
2pz2
Etc...
Si potrebbe così continuare fino all'ultimo elemento del
la tavola periodica (l'uranio) che ha una distribuzione di elettroni nei livelli
e sottolivelli come riportato di seguito (non
si sono distinte le orientazioni dei vari orbitali):
U
1s2 2s2
2p6 3s2
3p6 3d10
4s2 4p6
4d10 4f14
5s2 5p6
5d10
5f3
6s2 6p6
6d 7s2
Nella Tavola 5 abbiamo riportato uno schema riassuntivo di
tutte le possibili combinazioni dei numeri quantici tra
loro,
mentre sella Tavola 6 riportiamo la distribuzione degli elettroni per tutti gli
atomi degli elementi della tavola periodica.



Grafico della distribuzione delle
energie in un atomo. Diagramma di Grotrian.
Per far si che il nostro lavoro sia meglio compreso, cerchiamo di
renderci conto del come sono distribuite le energie dei
livelli energetici intorno al
nucleo di un atomo.
Dobbiamo considerare un diagramma, il Diagramma di Grotrian, che ci rende
ben conto di questa distribuzione di energie.
In questo diagramma l'asse delle ordinate riporta il valore
delle energie possedute dagli elettroni che si trovano intorno al
nucleo di un atomo. Tenendo conto che le
energie quando c'è attrazione vengono
considerate negative, mentre, quando c'è repulsione, vengono considerate
positive, tracciamo l'asse delle ordinate rivolto verso
il basso. L'asse delle ascisse corrisponderà allora allo zero della nostra
energia; far arrivare cioè un elettrone fino a questo
zero di energia significa fornire all'elettrone un'energia tale da
farlo sfuggire dall'atomo, un'energia tale, cioè, da togliere un
elettrone o più dall'atomo, da ionizzare l'atomo. L'asse delle
ascisse è quindi il livello energetico corrispondente alla ionizzazione dell'atomo. Poiché il livello di energia che corrisponde allo
stato fondamentale (non eccitato) dell'atomo è relativo ad n = 1 e
poiché mano a mano che si aumenta l'energia aumenta n e ci si allontana dal nucleo, al livello di ionizzazione corrisponderà un valore n =
∞
.
A proposito di questo diagramma ci sono poi da osservare alcune cose che
non giustificheremo teoricamente ma che daremo
per scontate.
1)
Per ogni valore di n vi sono n2
livelli energetici: cioè, per
n = 1 si ha n2 = 1 livello energetico (l'1s); per n = 2 si hanno n2
= 4
livelli energetici (2s, 2px , 2py , 2pz); per n
= 3 si avranno n2 = 9
livelli energetici e così via.
2)
Nel caso dell'atomo di idrogeno tutti gli n2
livelli energetici
relativi ad un certo valore di n hanno la stessa energia di n
(sono degeneri), per cui ad n = 1 corrisponde un livello, ad n = 2
ancora un livello, e così via.
3) Le
righe, che in questo diagramma ci rappresentano i livelli energetici, non sono
equidistanti ma vanno ad infittirsi mano a mano
che ci si avvicina al livello di ionizzazione a cui compete, come
abbiamo detto, una energia E=0, e si vanno ad infittire con una
legge che risulta inversamente proporzionale ad n2 . Il primo
livello, cioè n=l, dista dal secondo di 1/n2
= 1/1; il secondo
livello (n=2) dista dal terzo di 1/n2 = 1/22 =
1/4; il terzo dista dal quarto di 1/9; il quarto dal quinto di 1/16; e così
via.
4)
Partendo dal nucleo fino ad arrivare al livello di ionizzazione
le energie dei livelli elettronici sono quantizzate, sono
cioè discrete. Questi livelli mentre sono molto distanziati in prossimità del
nucleo, mano a mano che ci si allontana
da esso tendono ad infittirsi. Superando questo livello di
energia di ionizzazione (E = 0) ci sono talmente tanti livelli
e così fitti che all'atto pratico l'elettrone può stare dovunque perché in
questo punto trova sempre un livello a sua disposizione. Oltrepassando quindi il
livello
E=0 si ha in pratica un continuo di energie e l'elettrone,
una volta che gli sia stata fornita energia, può vagare come e dove vuole (elettrone
libero)
Vediamo ora, alla luce di quanto abbiamo detto, come è
fatto questo diagramma:

Come
sono fatti gli orbitali atomici
Abbiamo introdotto i numeri quantici che ci sono serviti per introdurre
il principio di Pauli; abbiamo poi parlato della distribuzione dei livelli
elettronici in un atomo. A questo
punto rimane da vedere come sono fatti gli
orbitali atomici, ricollegandoci a quanto andavamo dicendo prima di parlare
dei numeri quantici.
Riassumendo, per descrivere la struttura elettronica di un atomo, si
utilizzano i seguenti fatti:
1) la funzione d'onda y associata ad ogni
singolo elettrone;
2) la y modulo quadro che misura, la densità
della nuvola di carica dell'elettrone;
3) i numeri quantici n, m, 1, ms
;
4) le energie associate ai singoli orbitali.
In
definitiva: la funzione d'onda y
è l'orbitale
atomico e la densità di probabilità di trovare l'elettrone in questo orbitale
ci è data da y modulo quadro; ogni elettrone
ha associati quattro numeri quantici e, per il principio di Pauli, in un
atomo non vi possono essere due elettroni con tutti e quattro i numeri quantici
uguali o, che è lo stesso, su di un orbitale vi possono essere due elettroni
solo se questi hanno spin opposti; così come i livelli energetici della teoria
di Bohr-Sommerfeld, anche gli orbitali hanno energie caratteristiche (in
un orbitale se vi sono orbitali diversi con identiche energie, questi orbitali
sono chiamati degeneri); tra orbitali diversi possono
avvenire transizioni
di elettroni (se la transizione avviene da un orbitale ad energia più bassa
ad uno ad energia più alta si ha assorbimento di un fotone hn;
per la transizione inversa si ha emissione di un fotone di energia hn)
e queste transizioni
hanno luogo solo tra determinati orbitali così come ci dicono alcune regole
(che non abbiamo
studiato per non appesantire il discorso) dette di selezione;
la somma delle energie
di tutti gli
orbitali atomici
occupati da
elettroni ci
fornisce l'energia elettronica totale dell'atomo in questione. Nelle figure
seguenti sono riportate le superfici limite dei tre orbitali 2p (già visti) e
dei 5 orbitali 3d (abbiamo già visto che gli s sono sferici), superfici che
sono state
trovate andando a considerare i punti in cui la y
è costante (i segni + o -
che si trovano in figura indicano le regioni in cui y
è positiva o negativa; dobbiamo avvertire, comunque, che il +
ed il - non debbono essere in alcun modo pensati legati ad una qualche
carica elettrica):


Disegnati questi orbitali si può restare in imbarazzo osservando i nodi,
per esempio degli orbitali 2p. Infatti ci si può
chiedere come un elettrone che si trovi su quel determinato orbitale possa
passare da una parte all'altra di un nodo. Il problema
ha anche qui una soluzione
semplice: il modello dell'atomo fornito
dalla meccanica quantistica non descrive come un elettrone si muove (la sua
traiettoria o altri particolari) ma solo la probabilità di un elettrone di
trovarsi in una determinata posizione.
La traiettoria è un concetto collegato con la
fisica classica e non ha quindi senso parlarne in questo nuovo tipo di
meccanica, nella meccanica quantistica.
Oltre a ciò va detto che quando troviamo disegnato un orbitale in cui
una certa zona è ombreggiata più marcatamente di un'altra, in questa zona più
scura si ha maggiore probabilità di trovare l'elettrone e questo fatto può
essere inteso anche nel senso
che l'elettrone passa una parte maggiore del suo tempo in quella
zona.
E'
bene, prima di
chiudere questo
argomento, fare
delle considerazioni
complementari sulla probabilità di
trovare elettroni sui vari livelli energetici od orbitali che siano. Colleghiamo
cioè quanto abbiamo ora detto alla
rappresentazione grafica della y e della y
modulo quadro.
Riferiamoci all'atomo di idrogeno e consideriamo la figura seguente re
lativa agli orbitali 1s, 2s, 2px (disegnati ora non più con le
superfici limite ma con la densità di probabilità elettronica) ed alle
rispettive y e
y modulo quadro .

Come
si può vedere: in (a) è stata riportata la densità di probabilità
elettronica, in (b) la funzione d'onda elettronica y,
in (c) la probabilità y modulo quadro di
trovare l'elettrone ad una certa distanza x dal nucleo.
Nelle figure sono anche
state riportate
le superfici nodali che corrispondono all'Insieme di punti in
cui l'elettrone non può trovarsi. L'orbitale 1s ha una superficie nodale
all'infinito (in pratica ad 1÷2 Å dal nucleo) l'orbitale 2s ha, oltre alla
superficie nodale all'infinito, una superficie nodale sferica rappresentata in
sezione tratteggiata, l'orbitale 2px
ha, oltre alla superficie nodale all'infinito, una superficie nodale
piana corrispondente al piano passante per il nucleo e perpendicolare all'asse
x. In corrispondenza ad una superficie nodale la funzione d'onda y
cambia segno (o fase), mentre la probabilità y modulo
quadro di trovare l'elettrone si
annulla. Considerando, come abbiamo fatto, anche le superfici nodali
all'infinito, dalla figura si può vedere, e mostrare più in generale, che il
numero totale delle superfici nodali è uguale al numero quantico principale n,
mentre il
numero delle superfici nodali passanti per il centro dell'atomo (per il suo
nucleo) è uguale al numero quantico secondario l. E' questa una scoperta di
grande portata, dovuta alla meccanica quantistica. I numeri magici n ed l
della teoria di Bohr-Sommerfeld acquistano ora un significato fisico ben
preciso. Tra l'altro, poiché il numero delle superfici nodali non può essere
altro che
un numero intero, si ritrova anche una spiegazione del perché i numeri
n ed l di Bohr-Sommerfeld dovevano essere
interi.
Il
modello atomico attuale
Il presente stato di conoscenza sulla costituzione di un atomo ad
un elettrone contiene elementi forniti dai vari modelli fin qui discussi. Si può
riassumere nel modo seguente:
a) Al
centro dell'atomo c'è un nucleo in cui è concentrata
la gran parte della
massa dell'intero atomo; il nucleo ha
una carica positiva uguale a quella di tutti gli elettroni
ed ha le dimensioni di 10-12 cm.
b) Ad
una certa distanza dal nucleo c'è una
zona in cui si
ha una certa probabilità, diversa da zero,
di trovare un elettrone estremamente piccolo che possiede
il resto della massa dell'atomo (1/1800) ed una carica negativa.
c)
L'elettrone occupa una posizione che può non essere conosciuta con precisione,
benché la sua probabile posizione possa
essere calcolata.
d)
Informazioni completa sull'elettrone, compresa la sua posizione più probabile, possono essere ricavate risolvendo l'equazione di Schrödinger.
e)
L'elettrone possiede sia energia potenziale di origine elettrostatica, sia
energia cinetica; la somma di queste energie
è minore dell'energia potenziale di un elettrone libero.
L'elettrone è così trattenuto vicino al nucleo in una zona
di potenziale chiamata buca di potenziale.
L'energia totale che esso può assumere è limitata ad alcuni valori
particolari che sono determinati univocamente da alcune costanti
fondamentali e da alcuni parametri (i numeri quantici)
che
escono fuori dalla soluzione dell'equazione di Schrödinger
e dalla sua distanza media dal nucleo.
f)
Nel passare da un livello
energetico ad un altro, l'elettro
ne emette od assorbe energia, usualmente nella forma di un'onda elettromagnetica
(o di un fotone).
La dettagliata, completa e fortunata descrizione dell'atomo ad un
elettrone è uno dei più grandi trionfi della fisica contemporanea.
Nel fornire una descrizione dell'atomo a più elettroni
cominciamo con il mantenere le varie caratteristiche dell'atomo
ad un elettrone.
Oltre a queste introduciamo il principio di esclusione
di Pauli il quale afferma che in uno stesso atomo non possono
trovarsi due elettroni precisamente simili.
Una tale descrizione è ampiamente verificata in tutti
i suoi dettagli da una quantità di esperienze.
Su
quest'atomo a più elettroni dobbiamo comunque dire qualcosa di più,
soprattutto in vista di quanto ci servirà» per la discussione delle molecole.
Modello
del campo self-consistent di un atomo a più elettroni.
Certo che l'atomo di idrogeno è veramente semplice da descrivere si deve
considerare solo l'interazione tra un nucleo (positivo) ed un elettrone
(negativo). Quando però intorno ad un nucleo vi sono più elettroni le cose
si complicano molto. Infatti,
oltre l'attrazione cui è soggetto
ogni singolo
elettrone da parte del nucleo, occorre considerare anche la reciproca repulsione
tra gli elettroni (che sono tutti carichi negativamente) e, conseguentemente,
non e' possibile considerare il moto di un elettrone se non in dipendenza
da quello di tutti gli altri oltre ché dal nucleo.
Questo problema, problema a molti-corpi (sul quale torneremo
parlando delle molecole), è, a tutt'oggi, insoluto. Per dare soluzioni che
siano
in accordo con i fatti sperimentali occorre far ricorso a metodi approssimati.
Uno di questi è il metodo del campo self-consistent, per la prima volta
introdotto dal fisico britannico D.R. Hartree nel 1928 e sviluppato negli anni
successivi dallo stesso Hartree e da altri (nel 1932,
con i lavori
di J.C.
Slater e J. Mc
Dougall; nel
1933 con due
articoli di Hartree; ancora nel 1933 con un articolo di Hartree e M.M.
Black; sempre
nel 1933 da altri lavori di F.W. Brown, J.H. Bartlett, C.G. Dunn; infine nel
1934 da un lavoro di C.C. Torrance). Vedremo ora questo metodo.
Consideriamo un elettrone di un atomo a più elettroni. Come abbiamo
detto esso è soggetto all'azione dei campi elettrici
di ciascun altro elettrone, oltre ché del nucleo. Ebbene, il metodo del campo
self-consistent consiste nel trattare l'elettrone in considerazione come se
fosse soggetto al campo elettrico del nucleo e a quello ottenuto come media di
tutte le possibili
posizioni degli altri elettroni. In definitiva, si considera l'elettrone
soggetto al campo del nucleo ed al campo originato come effetto medio di tutti
gli
altri elettroni (non ha più quindi importanza conoscere istante per istante le
coordinate spaziali degli altri elettroni). La cosa importante è che l'effetto
complessivo del campo del nucleo e di quello medio degli elettroni è, con buona
approssimazione, un campo che ha simmetria sferica (è come se si dovesse
trattare il moto di un elettrone intorno ad un unico nucleo, con una carica
elettrica opportuna). Quest'ultima eventualità comporta che si potranno
considerare gli orbitali atomici per un atomo a più elettroni proprio allo
stesso modo in cui abbiamo considerato gli orbitali atomici per l'atomo di
idrogeno (che è ad un elettrone). In particolare, si conserva la
classificazione di questi orbitali in s, p, d, f,
...
Le
regole di Hund ed il principio di aufbau
Dato allora un qualsiasi nucleo atomico, dovendo mettere intorno ad esso
degli elettroni per costruire l'atomo relativo, qual è il criterio con
cui, successivamente, gli elettroni debbono essere sistemati intorno al nucleo
dato ?
A questa domanda si può rispondere con il principio di aufbau
(la parola
«aufbau» è
tedesca e significa
ostruzione) integrato con le regole di Hund (dal nome del fisico tedesco
che le ricavò da studi spettroscopici nel 1925).
Cominciamo con il dire che, per quanto ci serve in questo paragrafo,
rappresenteremo un orbitale con un
quadratino (il quadratino sostituisce qui
i trattini che abbiamo incontrato nel diagramma di Grotrian) accompagnato
dall'indicazione relativa(1s, 2s, 2p,...) ed indicheremo un elettrone con
una piccola freccia
(diretta verso l'alto o verso il basso a seconda che lo
spin dell'elettrone valga, rispettivamente, + 1/2 e -1/2).
Con questo simbolismo il diagramma di Grotrian che abbiamo visto
diventa quello mostrato nella figura seguente:

Per costruirci un atomo a più elettroni la prima cosa che dobbiamo
fare è quindi il determinare quali sono gli orbitali che possono essere
occupati da elettroni (orbitali permessi), dovremo quindi introdurre tutti gli
elettroni che abbiamo a disposizione per un dato atomo in questi orbitali.
Come
?
.
Si
introducono uno alla volta i vari elettroni negli orbitali permessi a partire
dall'orbitale a più bassa energia (1s) e via. via riempiendo gli orbitali ad
energia crescente. Nel far questo si deve tener conto del principio di
Pauli e quindi in un dato orbitale (in un dato quadratino) al massimo vi possono
essere due elettroni con spin opposti (vi possono essere due freccette
una rivolta verso l'alto e l'altra rivolta verso il basso).
Fin qui il principio di aufbau. Le regole di Hund ci aiutano poi a
sistemare gli elettroni in orbitali di tipo p, d ed f che sono equivalenti dal
punto di vista energetico e diversi per orientazione spaziale (si pensi agli
orbitali 2p che consistono in un orbitale 2p)
Enunciamo
le due regole di Hund prima di passare a vedere il loro funzionamento con delle
esemplificazioni:
1) in
orbitali che differiscono per orientazione spaziale,
pur essendo equivalenti in energia, gli elettroni preferiscono
sistemarsi, quando è possibile, uno per orbitale (riempiti gli orbitali 1s e
2s, se si hanno per
esempio altri tre elettroni a disposizione questi si disporranno uno sul
2px , uno sul 2py
ed uno sul 2pz,
piuttosto che riempire prima, ad esempio,
il 2px
e quindi sistemare l'ultimo a disposizione nel 2py ); quanto
abbiamo
detto, in base al simbolismo introdotto per gli orbitali, equivale a dire che
gli elettroni, nelle condizioni
suddette, preferiscono
sistemarsi uno per
quadratino;
2) in
orbitali che differiscono per orientazione spaziale,
pur essendo equivalenti in energia, gli elettroni che in base alla regola
precedente hanno
preferito, quando possibile, distribuirsi uno per orbitale, hanno ancora la
preferenza a disporsi con spin paralleli (riempiti gli orbitali 1s e 2s i
tre elettroni successivi che, in base all'esempio precedente, si erano
distribuiti uno nel 2px , uno nel 2py
ed uno nel 2pz , li troviamo tutti disposti con lo spin
rivolto, ad esempio, verso l'alto come mostrato nel seguente disegno
Si osservi a parte che l'esempio fatto è quello relativo all'azoto che
ha,
per l'appunto, 7 elettroni).
Costruiamoci allora con aufbau, Pauli ed Hund, qualche atomo cominciando
dall'idrogeno, che ha un solo elettrone, fino ad arrivare al silicio (Si)
che ha 14 elettroni.


(si
osservi che il quinto elettrone è
stato messo nel 2px ma
poteva, indifferentemente trovar posto nel 2py o
nel 2pz ) .
Fino al Boro abbiamo applicato solo aufbau e Pauli. Dall'elemento successivo,
il carbonio, incominciamo a prendere in considerazione contemporaneamente le
due regole di Hund.



E' allora chiaro come si prosegue con il
fosforo che ha 15 elettroni fino all'uranio che ne ha 92. Ed è ovvio che quanto
qui detto è analogo a quanto visto nella Tavola 6 a cui, ora, è meglio ridare
un'occhiata.
E' utile riportare di seguito, a conclusione del capitolo sugli atomi, la tavola
periodica degli elementi:

E passiamo ora allo studio delle molecole e dei legami molecolari.