UNA BREVE STORIA DIVULGATIVA DELLA FISICA DELLE PARTICELLE ELEMENTARI DAL 1930 al 1984
Roberto Renzetti
(dispense ad uso degli studenti dell'ultimo anno del Liceo Scientifico)
Queste note sono nate su sollecitazione dei miei studenti nel 1984. L’occasione fu il Premio Nobel per la Fisica all'italiano Carlo Rubbia per l’anno 1984. Non capivano cosa aveva fatto ed ancora avevano la curiosità di chiederlo. Preparai delle dispense e feci un corso in proposito. Fu difficile perché io non sono un “particellaro” ma uno “strutturista”. Comunque i ragazzi così interessati meritarono un lavoro impegnativo e, per molti aspetti, affascinante.
Intorno al 1930 un atomo era descritto come un insieme neutro costituito da cariche negative, gli elettroni, che ruotano intorno ad un nucleo formato da cariche positive, i protoni.
Almeno da 20 anni ci si poneva un problema drammatico: come possono stare insieme in un nucleo delle cariche positive? La repulsione elettrica (legge di Coulomb) non dovrebbe allontanarle? Ed inoltre la legge in oggetto parla di repulsioni che dovrebbero essere violentissime a piccolissime distanze.
Proviamo a farci un conticino per vedere quanto dovrebbero valere le forze elettriche repulsive all’interno di un nucleo atomico.
Supponiamo che un nucleo atomico sia costituito da due protoni alla distanza di 10-15 m [il raggio R di un nucleo oscilla tra i seguenti valori: 2.10-15 m £ R £ 9.10-15 m]. Ricordando che la carica del protone (opposta a quella dell’elettrone) vale p = 1,6.10-19 coulomb ed applicando la legge di Coulomb, si trova che la forza repulsiva tra i due protoni vale:
![]()
Per capire l’ordine di grandezza di questa forza, confrontiamola con quella attrattiva che tiene legato, ad esempio, un elettrone ad un protone in un atomo di idrogeno (ad una distanza r » 5.10-11 m):
![]()
Facendo il rapporto tra Fn ed Fe , otteniamo:
![]()
Risulta quindi che la forza Fn repulsiva tra i due protoni dovrebbe essere più intensa di circa 2 miliardi di volte quella Fe che tiene un elettrone legato in un atomo di idrogeno: i due protoni dovrebbero schizzare via come due proiettili supersonici!!!
Se estendiamo il confronto con la forza gravitazionale Fg , troviamo qualcosa di sorprendente: la forza elettrica che si esercita tra elettrone e protone in un atomo di idrogeno è infinitamente più grande della forza gravitazionale che si esercita tra le due stesse particelle:
Fe » 1039 Fg !!!
Proviamo ora a calcolarci il valore della forza gravitazionale che si esercita tra due protoni in un nucleo (massa del protone, mp = 1,7 . 10-27 Kg):

Confrontando questa forza attrattiva con quella elettrica repulsiva, si trova:
!!!
Insomma, non c’è nulla da fare. Vi deve essere qualche altro meccanismo ben più forte delle forze elettriche (alle distanze in oggetto) che tiene legati insieme dei protoni in un nucleo (se poi i due protoni fossero a contatto nel nucleo, la forza repulsiva dovrebbe essere addirittura infinita).
D’altra parte questa forza non si fa sentire al di fuori del nucleo e, conseguentemente, deve avere un raggio d’azione dell’ordine di 10-15 metri e non più.
Nuove scoperte, nuove teorie
Nel 1932 due nuovi fatti sperimentali arricchirono il panorama delle conoscenze:
- James Chadwick, da alcune reazioni di fissione nucleare, scoprì l'esistenza di una nuova particella elementare costituente il nucleo: il neutrone, particella elettricamente neutra con una massa circa uguale a quella del protone.
- Anderson scoprì invece l'esistenza del positrone, elettrone con carica positiva, già previsto nella Teoria di Dirac del 1930.
Il neutrone è la prima particella instabile che viene scoperta. Essa, al di fuori del nucleo, decade in un tempo di circa 11 minuti (che è la sua vita media) secondo la reazione:
n => p + e- + ne
un neutrone origina cioè: un protone, un
elettrone ed un neutrino. Questa reazione fu data nel 1933/34 da Pauli e Fermi,
con essa veniva spiegata la radiazione b che veniva
emessa da materiali radioattivi (decadimento beta). Per far tornare la reazione
in termini di conservazione di energia fu necessario aggiungere l'ipotetica
particella ne, priva di massa e di
carica, avente solo energia (analoga al fotone, indicato con g,
che fu introdotto da Einstein come "quanto di luce" nel 1905). Alla
particella ne fu dato il
nome di neutrino dell'elettrone (essa fu trovata sperimentalmente solo nel 1956
da Reines e Cowan e, per la precisione, si scoprì che nel decadimento del
neutrone compare anziché un neutrino ne
, un antineutrino,
Al 1934 la posizione delle particelle note era, quindi, la seguente (quando si parla di massa è riferita all'elettone):
| PARTICELLA | SIMBOLO | MASSA | CARICA | SPIN | VITA MEDIA | |||||||
| fotone | g | 0 | 0 | 1 | stabile | |||||||
| elettrone | e- | 1 | - 1 | 1/2 | stabile | |||||||
| positrone | e+ | 1 | + 1 | 1/2 | stabile | |||||||
| protone | p | 1836 | + 1 | 1/2 | stabile | |||||||
| neutrone | n | 1839 | 0 | 1/2 | instabile (~11min) | |||||||
| neutrino (ipotesi) | ne | 0 | 0 | 1/2 | stabile |
Inoltre, poiché era stato scoperto il positrone, la prima particella di antimateria, al 1934 si poteva anche ipotizzare l'esistenza di: antineutrino, antiprotone, antineutrone.
Rimaneva, scoperto il problema delle forze che tendono legato un nucleo e queste
forze cominciarono a dare dei piccolissimi effetti esterni intorno al 1935.
Bombardando dei nuclei con dei protoni, questi ultimi, quando passavano nelle
vicinanze del nucleo, anziché essere respinti, venivano attratti.
Nel 1935 H.
Yukawa ipotizzò l'esistenza di una nuova particella che rendesse conto della
forza nucleare, il mesone. Allo stesso modo che in un campo
elettromagnetico gli intermediari della forza sono i fotoni, in un campo
nucleare gli intermediari della forza dovevano essere queste nuove particelle.
Dai calcoli Yukawa dedusse che questo nuovo quanto di energia (o
particella), agente a livello di nucleo, doveva, avere una massa circa 200 volte
più grande di quella dell'elettrone. Yukawa notò anche che il raggio
d'azione di una forza doveva essere inversamente proporzionale alla massa alla
massa della particella che la trasmette (ad esempio, il raggio d'azione
della forza elettromagnetica è infinito in accordo con il fatto che il fotone
è privo di massa). Questo quanto, il mesone, verrebbe scambiato tra un
protone ed un neutrone, tra un neutrone ed un neutrone, tra un protone ed un
protone, appartenenti al nucleo, senza appartenere né ad un protone né ad un
neutrone (forze di scambio). Vi sono immagini tratte dal mondo macroscopico che
possono far avvicinare alla comprensione di quanto detto: innanzitutto si può
pensare al fatto che due giocatori di tennis sono uniti da una palla che si
scambiano e che non appartiene a nessuno dei due (si può anche pensare a due
cani che restano fortemente legati tra loro mentre si disputano un osso molto
saporito). Per capire poi come sia possibile risalire teoricamente alla massa
del mesone, si pensi a due giocatori di rugby: una palla, leggera se la lanciano
a distanza, ma se la palla fosse di cannone se la dovrebbero passare stando
spalla a spalla.
Per svariati anni si cercò con tutti i mezzi questa particella
Furono Lattes, Occhialini e Powell che riuscirono ad individuare questa
particella ed a scoprirne i meccanismi di decadimento. Si scoprì poi che questi
particolari mesoni, detti anche pioni (p), esistono
Cerchiamo di capire perché servono tre tipi di mesoni p,
per
All'interno del nucleo vi sono generalmente neutroni e protoni
Un protone espelle violentemente da sé un p+
e nel far questo
In accordo con questo
modo di vedere, i neutroni ed i protoni di un nucleo si scambiano tra loro dei
mesoni p+ e, nel far questo, gli uni si
trasformano negli altri. Un nucleone è quindi alternativamente un protone ed un
neutrone.
Un analogo processo riguarda p- . In
questo caso il soggetto dal quale iniziamo è il neutrone: esso espelle un p-
diventando conseguentemente un protone; il p-
espulso viene catturato da un protone che diventa così un neutrone.
I p°
invece, vengono scambiati tra medesime particelle: essi agiscono tra protone e
protone e tra neutrone e neutrone.
E' importante
osservare che il mesone, nel suo rapidissimo tempo di volo, non può esistere
libero all'interno del nucleo. Si suole dire che esso ha una esistenza virtuale
o che è una particella virtuale.
Ritornando un
attimo al muone, dato che, come abbiamo detto, è una particella instabile,
resta da vedere il suo modo di decadimento:
![]()
Lo
zoo delle particelle aumenta.
A questo
punto disponiamo già di una certa varietà di particelle alle quali, ben
presto, lavorando con energie sempre più elevate (vedi più oltre), se ne sono
aggiunte delle altre.
Seguiamo le
tappe principali di queste scoperte e, nel farlo, si tenga conto che fino al
1947 il numero di particelle conosciute era di 14 (contando anche il neutrino).
Le energie di cui disponevano gli acceleratori (si veda più oltre) esistenti
non erano sufficienti a creare nuove particelle, soprattutto quelle con masse più
grandi. Per svariato
tempo i raggi cosmici restarono la fonte principale di particelle di alta
energia e questo fino a che non furono costruiti acceleratori via via più
potenti.
Nel 1952, con
l'entrata, in esercizio dell'acceleratore di Brookhaven (USA) da 3 GeV (1 GeV =
energia acquistata. da un elettrone nel passare attraverso una differenza di
potenziale di 109 Volt), si scoprirono svariate nuove particelle che,
in gran parte, erano già state osservate nella radiazione cosmica. Alcune di
queste particelle avevano delle caratteristiche che le distinguevano dalle
altre. Esse erano prodotte in tempi brevissimi (10-22 s), eppure,
contrariamente a tutte le altre, vivevano tempi lunghissimi (10-10
sec) rispetto al tempo necessario alla loro produzione. Quanto dello vuol dire
che, di due reazioni apparentemente simili e simmetriche, quella in un senso è
molto rapida
mentre quella in senso opposto è molto lenta.
Questo fatto
risultava strano e perciò, le particelle con questi comportamenti, furono
battezzate particelle strane o particelle dotate di stranezza (su
questo concetto torneremo più oltre).
Altre
caratteristiche che presentavano queste nuove particelle erano le seguenti:
1) Avevano una vita. media compresa tra 10-8 e 10-10 s.
2) Apparivano nel corso di interazioni di tipo nucleare.
3) Alcune si disintegravano in pione e protone e quindi dovevano risultare più
pesanti del protone (sono quelle che indicheremo con le lettere greche
maiuscole: lambda L, sigma S, csi
X, omega W).
4) Altre, più leggere delle precedenti, si disintegravano in pioni o in
elettroni o in muoni con i relativi neutrini; esse furono chiamate mesoni K.
E' utile, a
questo punto, organizzare in una tabella, tutte le particelle più importanti
con le quali avremo a che fare (vedi tabella seguente). Come si può vedere, le
principali particelle sono raggruppate in 4 famiglie a seconda delle loro
proprietà.
- La prima famiglia comprende il fotone ed il gravitone (ed ora, come sempre,
anche le rispettive antiparticelle), anche se quest'ultima particella, che
dovrebbe essere l'intermediaria delle forze gravitazionali, non è stata ancora
osservata.

- La
seconda famiglia è quella dei leptoni, cioè di particelle piccole.
-
La terza,
famiglia è quella
dei mesoni.
- La
quarta famiglia è quella dei barioni,
cioè di particelle pesanti;
Un'altra possibile classificazione delle particelle è in fermioni
e bosoni. Fermioni sono tutte quelle particelle che hanno
Riguardo alle classificazioni c'è solo da aggiungere che i
Le
leggi di conservazione.
Ancora riferendoci alla tabella, si può vedere che, nell'ultima colonna
a destra sono riportati i decadimenti delle particelle instabili. Questi
decadimenti sono regolati da alcune leggi dette leggi di
1)
Legge di conservazione della carica elettrica: la carica totale che
2)
Legge di conservazione della massa-energia: la massa-energia che si
3)
Legge di conservazione della quantità di moto.
4)
Legge di conservazione del momento angolare-spin: lo spin totale (somma di tutti
gli spin presenti) prima della reazione è uguale allo
5)
Legge di conservazione del numero barionico: alla fine di una reazione
6)
Legge di conservazione del numero leptonico: assegnando ad un leptone
7)
Legge di conservazione della stranezza (vale solo per l'interazione forte, vedi
oltre): tutte le particelle sono dotate
Le
quattro interazioni fondamentali della natura
Ogni tipo di interazione esistente in natura può essere ricondotta alle seguenti 4 fondamentali:
1) Interazione gravitazionale.
2)
Interazione elettromagnetica.
3)
Interazione debole.
4)
Interazione forte.
Se si chiedesse, ad esempio, che tipo di forza è quella di attrito, si
dovrebbe rispondere elettromagnetica. Allo stesso modo l'interazione della luce
con la materia è di tipo elettromagnetico, anzi,
La prima sintesi che fu fatta nella storia della fisica riguardava la
gravitazione: fu Newton che unificò le leggi che presiedono la caduta, di un
sasso con quelle che regolano il moto dei pianeti
La seconda sintesi fu quella che realizzò Maxwell: l'elettricità, il
magnetismo non sono altro che manifestazioni differenti di uno
Einstein tentò la suprema unificazione (per i suoi tempi): quella
tra forze gravitazionali ed elettromagnetiche. Non vi riuscì.
Nel frattempo venivano scoperte le altre due interazioni:
Cerchiamo di descrivere le caratteristiche delle varie interazioni.
Iniziamo con il discutere l'interazione
gravitazionale. Questo
In accordo con la quantizzazione dell'energia, anche il campo
La idiosincrasia di questa particella alla rivelazione può essere
spiegata nel modo seguente: la gravità è una forza estremamente
L'interazione elettromagnetica riguarda i fenomeni elettrici
E' vero che l'aspetto quantistico dell'elettricità non emerge quando si
ha a che fare con fenomeni elettromagnetici macroscopici
Per capire meglio riferiamoci all'atomo di Bhor: fino ad ora

Il fenomeno è accompagnato dall'assorbimento di un fotone hn e, viceversa, all'emissione di un fotone hn. L'usuale descrizione precedente può essere mutata nella seguente: quando un elettrone in un atomo acquista energia, esso si trasforma in un elettrone + un fotone:
e -> e1 + g
viceversa, quando un elettrone perde energia si ha:
e1 + g -> e
e questo è valido in generale, non solo nel caso discusso dell'atomo di Bohr.
Supponiamo di avere due elettroni che abbiano "traiettorie di collisione". Noi sappiamo che, da un certo punto, intervengono le forze elettromagnetiche a respingerli. Ebbene, il fenomeno può essere desscritto mediante lo scambio di un fotone al momento dell'interazione:

Quanto qui scritto e disegnato è la chiave elementare di quella branca della fisica che va sotto il nome di Elettrodinamica Quantistica (QED) ed il disegno ora fatto, del cui metodo ci serviremo ancora, va sotto il nome di diagramma di Feynman, dal nome del fisico statunitense che lo ha ideato.
Lo stesso diagramma è applicabile a qualunque particella carica e, ad esempio, nel caso di due protoni si ha:
p -> p1 + g
p1 + g -> p

L'intensità di queste interazioni è tale da farle classificare come relativamente deboli.
Osservo per completezza che il diagramma di Feynmann per l'interazione gravitazionale è il seguente:

L'interazione debole (o accoppiamento di Fermi o interazione universale di Fermi) si presenta quando interviene il neutrino o qualche altro leptone o nelle disintegrazioni lente delle particelle strane, nelle quali non intervengono leptoni.
L'esempio più tipico di interazione debole è quello che presiede il decadimento del neutrone (ricordiamo che in questo decadimento compare un antineutrino):
![]()
Il diagramma di Feynmann del decadimento è mostrato di seguito (da ora non disegnerò più gli assi coordinati x, t. Ma, si osservi che essi non sono necessariamente orientati allo stesso modo in cui io l' ho fatto nei diagrammi precedenti).

[(*) ho messo un punto interrogativo perché si tratta di capire qual è la particella intermediaria di questo tipo di interazione]
Un
neutrone si disintegra nel punto A originando,
tramite interazione debole, un protone, un elettrone ed un
Si deve da ultimo osservare che le interazioni deboli possono
L'interazione
forte.
Questo tipo di interazione e' tipica della forza di legame
Questa forza ha un raggio d'azione molto piccolo ed in questo
Un esempio è ciò che avviene all'interno del nucleo quando un
protone espelle un mesone p+ diventando un
neutrone (abbiamo già
Il
diagramma di Feynman dell'interazione tra. due nucleoni (N) è il seguente
(l'altro diagramma rappresenta una particolare interazione tra

Si
osservi, comunque, che le reazioni che abbiamo ora illustrato sono
- In
primo luogo vi è la profonda differenza esistente tra. le varie interazioni per
la parte relativa alle loro intensità.
Le
interazioni forti sono 1040 volte
più intense di quelle gravitazionali.
Le
interazioni forti sono circa 100 volte più intense di quelle elettromagnetiche.
Le
interazioni elettromagnetiche sono
1013 volte più intense di
Le
interazioni deboli sono 1035 volte
più intense di quelle gravitazionali.
- In
secondo luogo si è osservato che, quanto è più intensa una in
terazione, tanto minore è il numero di particelle che la subisce.
- Terza
connessione rilevata, è relativa al tipo di interazione osservata relazionato
alle leggi di conservazione.
L'intermediario
delle interazioni deboli: il bosone vettore intermedio
Abbiamo finito di vedere alcune delle caratteristiche delle
- Le
interazioni gravitazionali hanno come intermediario il bosone gravitone
(lo si sta cercando).
- Le
interazioni elettromagnetiche hanno come intermediario il bosone fotone g.
- Le
interazioni forti hanno come intermediario il bosone mesone p.
-
Qual è l'intermediario delle interazioni deboli ?
Salam, Weinberg e Glashow, tra il 1962 ed il 1967, hanno sviluppato una.
teoria (teoria elettrodebole) che prevede l'unificazione della forza
elettromagnetica con quella debole. Secondo la teoria l'intermediario in oggetto
deve essere un bosone intermedio con spin uguale ad 1
Ma se queste particelle sono così grandi, come mai ci sono voluti più
di vent'anni per scoprirle sperimentalmente (Rubbia nel 1983) ?
A margine è utile osservare che queste particelle sarebbero

Resta solo da osservare che i bosoni vettori intermedi W trovati
I
quarks
Se si procede ad un rapido confronto tra leptoni ed adroni si
Un team di quasi 100 fisici di tutto il mondo ha confermato l'ipotesi
secondo la quale la particella elementare nota come neutrino esibisce uno
comportamento oscillatorio caratteristico. La scoperta dimostra che il
Modello Standard, la teoria proposta negli anni settanta per descrivere le
forze fondamentali e le particelle che costituiscono la materia, è
incompleto. I risultati sono in accordo con le precedenti osservazioni
dell'oscillazione del neutrino e forniscono la misura più precisa fino a
oggi della sua massa.
AGGIORNAMENTO
18.07.2004
La massa del neutrino
Super-Kamiokande
conferma i risultati precedenti
"Queste scoperte - spiega James Stone dell'Università
di Boston - indicano che il Modello Standard dovrà essere modificato
e liberano il campo da tutte le altre possibili spiegazioni dei risultati
precedenti". Stone e colleghi fanno parte della collaborazione Super-Kamiokande,
un progetto con base in Giappone che coinvolge ricercatori provenienti da
più di 30 istituzioni in tutto il mondo. I risultati della collaborazione
saranno pubblicati il mese prossimo sulla rivista "Physical
Review Letters".
L'esperimento Super-K, al quale ha partecipato Stone, era incentrato
sull'analisi dei neutrini atmosferici, quelli prodotti dalle collisioni ad
alta energia dei raggi cosmici con gli strati superiori dell'atmosfera
terrestre. I neutrini oscillano fra tre tipi, o "sapori":
neutrini elettronici, neutrini muonici e neutrini tau. Questa oscillazione
è possibile teoricamente soltanto se i neutrini hanno una massa, mentre
il Modello Standard presumeva che i neutrini fossero privi di massa, come
i fotoni.
©
1999 - 2004 Le Scienze S.p.A.
Evidentemente
dovranno essere considerate anche le relative antiparticelle.
Nell'anno 1964 Zweig e Gell-Mann pensarono che questa, disparità di
numero fosse indizio di un qualcosa di più profondo: i leptoni
Vediamo quali sono questi quarks e che caratteristiche hanno.
|
TIPO DI QUARK
|
SIMBOLO | TRADUZIONE ITALIANA |
| Quark up | u | Quark su |
| Quark down | d | Quark giù |
| Quark strangeness | s | Quark stranezza (detto anche trasversale) |
| Quark charm | c | Quark incanto |
| Quark bottom | b | Quark basso (detto anche bellezza) |
| Quark top | t | Quark alto (detto anche verità) |
Notiamo
subito che, anziché dire 'tipo di quark', si usa dire 'sapore'.
Ciò vuol dire che
l'espressione corrente è 'che sapore ha quel quark ?', anziché
Assegnando opportune proprietà ai quarks, fino ad ora si è visto che tutti gli adroni possono essere ottenuti in due modi diversi:
1) Accoppiando tre quarks si ottengono i barioni [accoppiando tre antiquarks si ottengono gli antibarioni].
2) Accoppiando un quark ed un antiquarks si ottengono tutti i mesoni.
Vediamo allora quali sono le proprietà che vengono assegnate ai quarks, riservandoci di spiegare l'ultima colonna della tabella che segue (colore) più oltre.
| SAPORE | SPIN | CARICA ELETTRICA | NUMERO BARIONICO | STRANEZZA | INCANTO | COLORE |
| u | 1/2 | + 2/3 | 1/3 | 0 | 0 | rosso |
| verde | ||||||
| viola | ||||||
| d | 1/2 | - 1/3 | 1/3 | 0 | 0 | rosso |
| verde | ||||||
| viola | ||||||
| s | 1/2 | - 1/3 | 1/3 | - 1 | 0 | rosso |
| verde | ||||||
| viola | ||||||
| c | 1/2 | + 2/3 | 1/3 | 0 | + 1 | rosso |
| verde | ||||||
| viola | ||||||
| b | 1/2 | - 1/3 | 1/3 | 0 | 0 | rosso |
| verde | ||||||
| viola | ||||||
| t | 1/2 | + 2/3 | 1/3 | 0 | 0 | rosso |
| verde | ||||||
| viola |
A proposito del colore anticipiamo una cosa: a parità di tutte le altre proprietà, un dato sapore di quark, ad esempio u, può esistere dotato di colore o rosso o verde o viola (con il colore il senso della vista non c'entra nulla, così come con il sapore il senso del gusto). Ciò vuol dire che abbiamo tre diversi tipi di quark u. E così per tutti gli altri quarks. In definitiva, quindi, il numero dei quarks è di 18.
Vediamo ora quali sono le proprietà degli antiquarks in una tabella analoga alla precedente.
| antiSAPORE | SPIN | CARICA ELETTRICA | NUMERO BARIONICO | STRANEZZA | INCANTO | COLORE |
| _
u |
1/2 | - 2/3 | - 1/3 | 0 | 0 | antirosso |
| antiverde | ||||||
| antiviola | ||||||
| _
d |
1/2 | + 1/3 | - 1/3 | 0 | 0 | antirosso |
| antiverde | ||||||
| antiviola | ||||||
| _
s |
1/2 | + 1/3 | - 1/3 | + 1 | 0 | antirosso |
| antiverde | ||||||
| antiviola | ||||||
| _
c |
1/2 | - 2/3 | - 1/3 | 0 | - 1 | antirosso |
| antiverde | ||||||
| antiviola | ||||||
| _
b |
1/2 | + 1/3 | - 1/3 | 0 | 0 | antirosso |
| antiverde | ||||||
| antiviola | ||||||
| _
t |
1/2 | - 2/3 | - 1/3 | 0 | 0 | antirosso |
| antiverde | ||||||
| antiviola |
Anche qui, in totale, si hanno 18 antiquarks. Ma vediamo di dare qualche spiegazione, iniziando a costruirci qualche adrone con i quarks di cui disponiamo: prima un protone, poi un pione, quindi un antineutrone.
| PROPRIETA' | QUARKS COSTITUENTI | ADRONE | ||
| u | u | d | protone p | |
| Spin | -> | 1/2 | ||
| Carica elettrica | 2/3 + 2/3 + 1/3 -> | + 1 | ||
| Numero barionico | 1/3 + 1/3 + 1/3 -> | + 1 | ||
| Stranezza | 0 + 0 + 0 -> | 0 | ||
| Incanto | 0 + 0 + 0 -> | 0 | ||
| Colore | I tre quark devono avere colori diversi-> | Incolore | ||
| PROPRIETA' | QUARKS COSTITUENTI | ADRONE | |
| u | d | pione p+ | |
| Spin | -> | 0 | |
| Carica elettrica | 2/3 + 1/3 -> | + 1 | |
| Numero barionico | 1/3 - 1/3 -> | 0 | |
| Stranezza | 0 + 0 -> | 0 | |
| Incanto | 0 + 0 -> | 0 | |
| Colore | qualunque colore + rispettivo anticolore-> | Incolore | |
| PROPRIETA' | QUARKS COSTITUENTI | ADRONE | ||
| _
u |
_
u |
_
d |
_
antineutrone n |
|
| Spin | -> | 1/2 | ||
| Carica elettrica | - 2/3 + 1/3 + 1/3 -> | 0 | ||
| Numero barionico | - 1/3 - 1/3 - 1/3 -> | - 1 | ||
| Stranezza | 0 + 0 + 0 -> | 0 | ||
| Incanto | 0 + 0 + 0 -> | 0 | ||
| Colore | I tre antiquark devono avere anticolori diversi-> | Incolore | ||
E veniamo ora alle spiegazioni annunciate.
Da quanto si può intuire i quarks sono gli elementi fondamentali della fisica
degli adroni. Essi giocano un ruolo analogo a quello
Ritorniamo ora per un momento alle tabelle che riportavano tutti
Per quel che riguarda la stranezza, il fatto che negli esempi
| PROPRIETA' | QUARKS COSTITUENTI | ADRONE | ||
| u | s | d | lamda L° | |
| Spin | -> | 1/2 | ||
| Carica elettrica | 2/3 - 1/3 - 1/3 -> | 0 | ||
| Numero barionico | 1/3 + 1/3 + 1/3 -> | + 1 | ||
| Stranezza | 0 - 1 + 0 -> | - 1 | ||
| Incanto | 0 + 0 + 0 -> | 0 | ||
| Colore | I tre quark devono avere colori diversi-> | Incolore | ||
Per quel che riguarda l'incanto c'è solo qualcosa da dire.
| PROPRIETA' | QUARKS COSTITUENTI | ADRONE | |
|
c |
_
u |
mesone D° | |
| Spin | -> | 0 | |
| Carica elettrica | 2/3 - 2/3 -> | 0 | |
| Numero barionico | 1/3 - 1/3 -> | 0 | |
| Stranezza | 0 + 0 -> | 0 | |
| Incanto | 1 + 0 -> | + 1 | |
| Colore | qualunque colore + rispettivo anticolore-> | Incolore | |
Per quel che riguarda lo spin, osservando che esso è un vettore, i
risultati delle somme tra gli spin dei quarks dipendono dall'orientazione dei
vari spin. Questa orientazione sarà tale da fornire i risultati richiesti.
Sembrerebbe di dover concludere qui le considerazioni
Le considerazioni che seguono prendono spunto dal principio di
Una lettura più attenta del principio di Pauli ci fa scoprire
A questo punto sorge una
difficoltà. L'introduzione del colore
Per concludere sul colore, resta solo da osservare che questa
Per quel che riguarda i quarks bellezza e verità, c'è da dire
).
Si noti che rilevare i quarks presenta enormi difficoltà poiché essi
interagiscono assai fortemente tra loro e, essendo confinati
