Per gli ecologisti fu una strage. L'Onu: 4000 vittime
Le organizzazioni sanitarie: i casi di tumore aumentano
E' ancora un mistero il reale bilancio della tragedia nucleare ucraina
Governi e industrie studiano nuovi impianti. Più
sicurezza
http://www.sogin.it/index_sito.html
SOGIN
Gli indirizzi strategici e operativi sui quali
la società è chiamata a operare sono stati
formulati dal Ministro dell’Industria nel
Documento al Parlamento del 14 dicembre 1999, nel
DM Industria del 7 maggio 2001 e nel DM
Attività Produttive del 2 dicembre 2004. I programmi di attività di SOGIN sono
sottoposti alla valutazione dell’Autorità per
l’energia elettrica e il gas, che ne controlla
l’efficienza in attuazione del DM
Industria-Tesoro del 26 gennaio 2000, al fine del
riconoscimento dei relativi oneri economici.
Pic nic nucleare _______________________________ Oggetto: [rezo-nuke-info] Chernobyl Radiation Killed
Nearly One Million People: New Book
dal nostro inviato PIETRO DEL RE
Il ricordo di Cernobyl
Pochi mesi dopo, il Centro internazionale della ricerca sul cancro fornisce
altri dati: i morti salgono a sedicimila. Ma secondo recenti stime di
associazioni ecologiste, il bilancio in vite umane, passato e futuro, è molto
più pesante. Per l'Accademia delle Scienze di Mosca, solo in Bielorussia, verso
cui la notte della tragedia i venti spinsero enormi quantitativi di sostanze
tossiche, si registrerebbero attualmente 270mila casi di tumore attribuibili
alle radiazioni. Di questi, 93mila dovrebbero avere un esito fatale.
Sono cifre contrastanti, a volte contraddittorie, ma tutte raccapriccianti. E'
del resto impossibile fornire un computo preciso di chi si è ammalato
gravemente per via del disastro di Cernobyl, e di chi per quel motivo ha già
perso la vita o la perderà. "Ma le cifre dell'Onu sono assolutamente
false", dice Angelika Claussen, che presiede l'associazione tedesca dei
"Medici contro la guerra nucleare". La Claussen esamina una per una le
eventuali conseguenze della diffusione nell'atmosfera di circa 45 milioni di
curie di Xeno 133, di 7 milioni di curie di Iodio 131, e di un milione di curie
di Cesio 134 e 137. "L'Onu parla di 4000 casi di tumori alla tiroide: ma
secondo i nostri dati, sono già 10mila le persone colpite da questo male e
50mila quelle che lo saranno tra breve".
Eppure, a sentire Leonid Bolshov, direttore dell'Istituto per l'energia
atomica russa, Cernobyl è stato soltanto un incidente tecnico, di
sicuro non una catastrofe. Dice lo scienziato: "I dati parlano
chiaro: 47 persone sono morte quasi sul colpo, e nove bambini di tumore
alla tiroide". Opposto è il parere di Viaceslav Grishine, che in
quei fatidici giorni lavorò allo spegnimento dell'incendio della
centrale: "Degli oltre 600mila "likvidatory", ossia quei
tecnici, pompieri e soldati che dall'Ucraina, Russia e Bielorussia
furono spediti a Cernobyl per tentare di arginare il disastro, 45mila
sono morti e quasi 120mila sono rimasti gravemente invalidi".
Per la sezione russa di Greanpeace, lo scopo del rapporto Onu è quello
di sostenere il programma nucleare di Mosca che prevede la costruzione
di 40 nuovi reattori entro il 2030. Vladimir Ciuprov, responsabile
dell'organizzazione, cita i dati stilati da un centro di ricerca
dell'Accademia delle Scienze secondo cui, tra il 1990 e il 2004, la nube
radioattiva avrebbe ucciso 67mila persone solo in Russia.
Come districarsi tra questi numeri, queste valutazioni discordanti,
queste nefaste previsioni? Bisognerebbe anzitutto poter paragonare i
casi di tumore nelle regioni contaminate prima e dopo la catastrofe. Ma
la maggior parte di quei dati sono oggi sotto chiave negli archivi di
Mosca che li considera segreti di Stato. E quindi inaccessibili
all'Ucraina, teatro della tragedia, che nel 1991 divenne indipendente.
(
26 aprile 2006
)
ma tempi lunghissimi, rischi imprevedibili e scorie da smaltire
Torna la tentazione del nucleare
Blair pensa a un piano di rilancio, la Francia avvierà presto un nuovo
reattore
ma le incognite restano alte
Motivi ecologici ed economici dietro il rinnovato interesse per la fonte di
energia
di MAURIZIO RICCI
Sullo sfondo, l'impianto nucleare di Cernobyl
Ma la corsa del prezzo del petrolio e del gas ha cambiato lo scenario. In nome
dell'ecologia (una centrale atomica non produce effetto serra) e della
necessità di diversificare le fonti di energia, l'opzione nucleare è di
nuovo sul tavolo di governi ed industrie.
Anche in Italia, dove un referendum popolare ha bandito l'energia
atomica, il ministro uscente Claudio Scajola ha più volte
sottolineato la necessità di rivitalizzare quel che resta
dell'industria nucleare nazionale (a partire, ad esempio, da Ansaldo
Nucleare) per salvaguardarne, almeno, la competitività tecnologica.
Una preoccupazione realistica: quando è stata chiamata a costruire il
reattore finlandese, la francese Framatone ha dovuto consultare
freneticamente vecchi elenchi del personale, per rintracciare tecnici
che, nel frattempo, erano stati licenziati.
Finora, tranne la Finlandia, nessuno ha preso decisioni operative e il
dibattito sul nucleare è rimasto nel vago. In particolare, non hanno
ancora trovato risposta i principali dubbi che circondano l'esperienza
nucleare.
Eccoli.
Incidenti. Gli standard di sicurezza per nuove centrali
atomiche sono assai più stringenti di quelli delle vecchie centrali e
certamente di Cernobyl. La nuova centrale finlandese è progettata per
superare sia il caso Cernobyl (fusione del nucleo) sia quello 11
settembre (un attacco con i jet). A paragone, la possibilità di
incidenti in una centrale a gas è molto più alta. Ma il confronto è
mal posto. La differenza di impatto fra un incidente in una centrale a
gas e in una atomica è enorme. Una esplosione in una centrale a gas
può creare una palla di fuoco che incenerisce il territorio
circostante per 1-2 chilometri. Poi basta. In un incidente atomico è
difficile individuare i danni, contenerli geograficamente (una nube
radioattiva può spostarsi di continente in continente) e impedire che
si protraggano per anni.
Scorie. Il volume di scorie prodotte, ogni anno, da un singolo
reattore è modesto. Il problema è che si accumulano e occorrono
migliaia di anni per smaltirle.
La Finlandia le ha seppellite in un letto di granito a 500 metri di
profondità. Ma la Finlandia non è zona sismica. Il Mit di Boston ha
calcolato che, in caso di rilancio del nucleare, il mondo avrebbe
bisogno, ogni 3-4 anni, di un deposito grande come quello gigantesco
delle Yucca Mountains che, peraltro, il governo Usa non è ancora
riuscito a varare.
Tempi. La Finlandia ha cominciato a parlare di un nuovo
impianto nucleare nel 1997. La costruzione è cominciata nel giugno
2005. La scorsa settimana, il direttore Martin Landtman ha comunicato
che era già stato accumulato un ritardo di nove mesi nell'esecuzione.
Nell'ipotesi migliore, la centrale comincerà a funzionare nel 2010.
Totale 13 anni. Ammesso di tenere un ritmo finlandese, un Paese che
decidesse oggi un rilancio del nucleare, avrebbe la centrale operativa
all'alba del 2020, in uno scenario energetico oggi imprevedibile.
Costi. E' dibattito aperto fra gli esperti se, ai costi attuali
del gas, il nucleare sia più economico. Ma non è il dibattito
giusto. Il vantaggio di una centrale atomica è che il carburante
costa poco, più o meno il 5% del totale. Ma è anche il suo maggiore
svantaggio. L'altro 95% dei costi sono fissi, in larga misura per
ripagare il costo della sua costruzione. Per farlo, nota Steve Thomas
dell'Università di Greenwich, la centrale deve funzionare all'85%
della sua capacità, per i 60 anni di vita dell'impianto, ad un prezzo
stabile del chilowattora venduto. E se il prezzo di mercato scende? In
regime di monopolio, i consumatori saranno chiamati a pagare di più
la bolletta, per colmare la differenza. Ma in regimi liberalizzati,
come quelli di tutta Europa, Italia compresa, si aprirà la scelta: o
far pagare i consumatori più di quanto il mercato giustifichi o
adeguarsi al mercato, facendo fallire la centrale atomica.
Nel 2002, il governo inglese è dovuto intervenire a soccorso di
British Energy (che gestisce le centrali atomiche) che, per l'aumento
dei costi, stava per fare bancarotta.
(
26 aprile 2006
SOGIN è nata come società del Gruppo ENEL,
incorporando le strutture e le competenze
precedentemente applicate alla localizzazione,
alla progettazione, alla costruzione e
all’esercizio delle quattro centrali
elettronucleari italiane. Le azioni sono state
trasferite al Ministero del Tesoro il 3 novembre
2000.
http://www.espressonline.it/eol/free/jsp/detail.jsp?m1s=null&m2s=mon&idCategory=4793&idContent=1418329
UCRAINA / A VENT'ANNI DAL DISASTRO NUCLEARE
Business Chernobyl
Il sarcofago di cemento in cui è rinchiuso il reattore esploso nel 1986
non tiene più. Bisogna costruire una struttura di protezione permanente.
Sarà un lavoro ciclopico e un affare per decine di aziende. Anche italiane
di Margherita Belgiojoso
Nessuno ha mai creduto che la fascia di trenta chilometri istituita attorno
alla centrale per circoscrivere la radioattività fosse davvero
impermeabile. Nella 'zona zapretnaya', l'area vietata, nessuno potrebbe
entrare ma in pratica la gente locale ci va quando vuole. Ci abitano
centinaia di samosieli, 'coloro che vivono da soli', gente che in queste
terre di confine tra Ucraina e Bielorussia c'è nata e cresciuta, ed è
tornata alla spicciolata nei mesi seguenti al trasferimento coatto. Oggi si
vedono spuntare le loro teste tra le case abbandonate. Vivono di quel che il
loro orto produce, a Slavutich vanno solo per comprare lo stretto
indispensabile. Odiano quella città, per loro soltanto il simbolo della
forzata evacuazione. Slavutich è un borgo di sessantamila persone ai limiti
della zona vietata, lunghe strade di edifici dai tetti rossi, ordinate come
in un villaggio di Lego, aiuole fiorite d'estate, semafori a tutti gli
incroci. è qui che vivono gli ex abitanti di Pripyat, e lo scarso personale
straniero di organizzazioni internazionali e società multinazionali che
lavora a progetti per la centrale. La popolazione di Slavutich di radiazioni
non parla quasi: "La gente qui non è tanto preoccupata dalle
radiazioni quanto dalle prospettive di lavoro", spiega un ingegnere
italiano di stanza a Slavutich: "La definitiva chiusura della centrale
ha significato per molti di loro la perdita del posto".
Nel dicembre del 2000 il presidente dell'Ucraina, Leonid Kuchma, ha spento
definitivamente l'interruttore della centrale nucleare. Fino a quel momento
i reattori di Chernobyl sbuffavano ancora, poi il governo locale ha
accettato di chiudere tutto, a malincuore e solo grazie ai fondi dell'Unione
europea. Ma il rancore è grande. "È stato un enorme spreco di
risorse", dice una donna ingegnere nell'impianto nucleare: "La
centrale funzionava benissimo, è stato uno sbaglio disattivarla. Ora siamo
completamente dipendenti dalla Russia per il nostro approvvigionamento
energetico".
Questo corpo monco disteso tra le steppe di Bielorussia e Ucraina è
diventato il simbolo nell'immaginario collettivo della più grande tragedia
nucleare della storia, e la sua sistemazione definitiva rimane una questione
di cruciale importanza per tutto il mondo. Per un certo periodo si è
pensato addirittura di trasformare la centrale ferita in una pattumiera
nucleare, una gigantesca discarica posta strategicamente dove finisce
l'Unione europea e iniziano i paesi dell'ex Urss. Ma nel 1997, in occasione
del G7 di Denver, è stato fondato il Chernobyl Shelter Fund, incaricato di
definirne il destino. Il fondo ha raggiunto un capitale di quasi un miliardo
di euro, donati dalla Commissione europea e dal G7, con la recente
partecipazione di Ucraina e Russia; il suo amministratore è la Banca
Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (Bers). La sua missione
principale è assicurare lo smantellamento dei tre reattori dismessi e la
definitiva messa in sicurezza del quarto, quello racchiuso nel cosiddetto 'sarcofago',
un involucro costruito in fretta nelle settimane successive alla catastrofe,
mai pensato come soluzione definitiva. Sotto il sarcofago covano ancora
resti nucleari dal potenziale radioattivo praticamente invariato.
Secondo dati della Iaea, l'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica,
circa il 95 per cento del materiale radioattivo del reattore rimane sotto il
sarcofago, mentre solo il 5 per cento è stato disperso al momento
dell'esplosione. Le fotografie d'archivio mostrano nel cuore del reattore
esploso una montagna grigia, un mix di ferro, gomma, plastica, cemento
armato fuso, stronzio e uranio che gli ingegneri chiamano familiarmente
'zampa d'elefante'. Per disinnescarla e seppellirla sono stati impiegati
centinaia di migliaia di soldati, costantemente sostituiti perché si sapeva
che l'esposizione alla radiazione poteva essere fatale. Sono i cosiddetti 'liquidatori',
più di 600 mila ragazzi che per il loro lavoro hanno ricevuto un misero
compenso e medaglie all'onore. Oggi molti di questi sono sepolti nel
cimitero di Mitino, alla periferia di Mosca, in una lunga fila di tombe
ordinate sepolta nella neve di inizio primavera. A loro perpetua guardia
torreggia la statua di un gigante, con la schiera incurvata, le braccia
distese, le dita delle mani divaricate; dietro, una nube radioattiva che si
espande. Venti anni dopo il loro sacrificio, il sarcofago mostra chiari
segni di cedimento, e sotto la sua struttura si è formato un deposito di
acqua piovana contaminata. Gli esperti temono che il mantello di cemento
possa cedere nel caso di un terremoto o persino di una nevicata un po' più
forte del normale.
Il Chernobyl Shelter Fund ha da poco approvato il disegno della struttura
che garantirà la definitiva messa in sicurezza del reattore esploso: un
progetto che gli addetti ai lavori guardano con riverenza, un mastodontico
arco alto cento metri, largo duecentosessanta, che verrà costruito su una
piazzola adiacente alla centrale, e poi fatto scivolare con pattini di
teflon su rotaie specialmente costruite. La struttura di metallo sarà poi
calata, collegata e fissata alla base del sarcofago dalle braccia meccaniche
di computer sofisticatissimi che eviteranno il contatto di esseri umani con
l'atmosfera inquinata intorno al sarcofago. Si tratterebbe della più grande
struttura mobile mai costruita dal costo di un miliardo di euro che si
accollerebbero le potenze mondiali, e che dovrebbe essere completato per il
2008. Un boccone appetitoso per le aziende italiane del settore. Oggi è
l'Ansaldo Nucleare, braccio di Finmeccanica, a tenere alta la bandiera
italiana sul suolo di Chernobyl.
Due i progetti in cui è coinvolta. Il primo è un complesso sistema di
monitoraggio dello stato del sarcofago, dal livello di radioattività
interno al reattore esploso fino alla misurazione delle radiazioni che
filtrano attraverso le sue fessure, per un costo di 12 milioni di euro, da
terminare alla fine del 2007. Il secondo è una commessa da 32 milioni di
euro, assieme a un consorzio di aziende internazionali, per il recupero dei
rifiuti radioattivi conservati in serbatoi interrati all'interno della
centrale. I rifiuti saranno inglobati in fusti di cemento a schermarne la
radioattività e quindi inviati in un deposito definitivo. Si tratta di due
progetti importanti per una presenza che dura dal 1999 e che potrebbe
continuare anche nello Shelter Implementation Plan dove l'Ansaldo potrebbe
essere coinvolta come subfornitore. La gara per aggiudicarsi l'appalto è
oggi nella fase finale. Rimane da selezionare il vincitore tra un consorzio
americano e uno francese. L'arco avrà una vita di almeno un secolo,
sufficiente per assicurare la completa impermeabilità del reattore esploso
mentre si procederà al progressivo smantellamento del sarcofago. Si tratta
solo di una prima parte del lavoro necessario a risolvere i danni nati
dall'incidente di Chernobyl. Occuparsi della liquidazione delle scorie
sottostanti spetterà infatti alle generazioni future.
A Slavutich vivono 70 mila persone. Gli stranieri sono circa sessanta, di
cui sei italiani. Molti i francesi, vista la loro esperienza in materia, poi
belgi, tedeschi e americani. Tutti si occupano di progetti che riguardano lo
smantellamento della centrale e la sua definitiva messa in sicurezza. In
città ci sono tre ristoranti e qualche caffè, un cinema spesso chiuso: i
film in cartellone sono soltanto in russo. Non è allegra la vita a
Slavutich, e anche le trasferte a Kiev sono improbabili, visto che la
capitale ucraina è a 140 chilometri di distanza e d'inverno le strade
diventano impercorribili. Per gli stranieri visitare la centrale-simbolo è
un'impresa: due i posti di blocco della polizia. Per passarli ci vogliono
speciali permessi che ci si procura in quattro giorni di code nei corridoi
dei burocratici edifici del Ministero della Catastrofe di Chernobyl a Kiev.
Oppure si passa da un'agenzia turistica che per 418 dollari assicura una
gita con pic-nic radioattivo incluso: 400 dollari per i permessi, 18 dollari
il pranzo al sacco. I livelli di radioattività oggi a Slavutich sono
paragonabili a quelli di molte altre parti del mondo.
Ben diversa la situazione nella centrale, dove gli elementi radioattivi sono
ancora presenti, soprattutto nel sarcofago. È vietato entrarvi a meno di
casi eccezionali, e occorre comunque bardarsi con diversi strati di
protezione. La popolazione locale di radiazioni quasi non parla. Un italiano
che vive in città spiega che gli ucraini non hanno mai avuto un quadro
preciso di quanto è successo, soprattutto per quanto riguarda le radiazioni
successive all'incidente. Continuano a ignorare gli effetti e non prendono
precauzioni. Chi lavora in centrale è obbligato a portare al collo speciali
strumenti chiamati dosimetri, che hanno lo scopo di misurare sia la quantità
di radiazioni gamma presenti nei luoghi, sia la dose assorbita. Una volta
l'anno i lavoratori di Slavutich si sottopongono a un esame detto 'Total
Body', con cui si misura la concentrazione nel corpo di eventuali sostanze
radioattive. Di solito viene rilevata quasi sempre una presenza minima di
cesio, elemento chimico usato negli orologi atomici.
Chi lavora in zone a maggior rischio, come i lavoratori ucraini, viene
controllato molto più frequentemente. Gli operai solitamente lavorano a
turni: quindici giorni in centrale e quindici giorni a casa. Esistono dei
limiti di dose assorbita, giornalieri, settimanali, mensili e annuali: una
volta superati questi limiti, il lavoratore è spostato in zone pulite.
"Cernobyl
può fare altre vittime"
66mila in più della stima Onu
L'allarme
da uno studio inglese: aumenta il numero dei malati di cancro causato dalle
radiazioni del disastro nucleare di 20 anni fa
"Difficile
fare previsioni, ma i danni della catastrofe sono stati sottovalutati"
La
centrale nucleare di Cernobyl
LONDRA - A venti anni di
distanza dal disastro nucleare, Cernobyl fa ancora paura. Tanta. Soprattutto
perché potrebbe provocare la morte di altre 66mila persone. Tutti soggetti
malati di cancro causato dalle radiazioni emesse dopo il terribile incidente. A
lanciare l'allarme è uno studio britannico commissionato dai Verdi del
Parlamento europeo.
Secondo gli autori della ricerca, Ian Fairlie e David Sumner, il 26 aprile del
1986 la catastrofe di Cernobyl ebbe ricadute su un totale di 3,9 milioni di km
quadrati in tutta Europa. In Gran Bretagna, in particolare, oltre un terzo del
territorio è stato contaminato dalle ricadute delle radiazioni: ne sono rimasti
coinvolte 374 aziende agricole e oltre 200mila capi ovini.
E' lo stesso David Sunmer a fare un'analisi sulle conseguenze, forse
sottovalutate, di Cernobyl, che "si estendono in realtà su tutto
l'emisfero nord e sul mondo intero". Tuttavia "l'estensione completa
dei danni, le malattie indotti dall'esposione alle radiazioni non saranno forse
mai conosciuti", prosegue. "E' difficile determinare il numero esatto
dei tumori legati a Cernobyl: gli effetti delle radiazioni sono lente a farsi
sentire".
Gli autori provano quindi a
fare una stima del numero delle vittime di tumori che il disastro nucleare
potrebbe ancora provocare, e il quadro non è certo confortante: sarebbero
66mila in più di quanto previsto dall'Aiea e l'Oms, con un aumento 15 volte
superiore alle 4mila possibili vittime stimate dall'Onu.
Anche per questo motivo lo studio porta il titolo "L'altro rapporto su
Cernobyl"; la presentazione ufficiale è prevista per la prossima settimana
a Londra in occasione del 20 anniversario della tragedia nucleare.
Data: Tue, 27 Apr 2010 11:32:38 +0200
Da: <actu3@sortirdunucleaire.fr>
A: <rezo-nuke-info@sortirdunucleaire.org>
Chernobyl Radiation Killed Nearly One Million People: New Book
Environmental News Service, April 26, 2010/
http://www.ens-newswire.com/ens/apr2010/2010-04-26-01.html
*NEW YORK, New York*, April 26, 2010 (ENS) - Nearly one million people
around the world died from exposure to radiation released by the 1986
nuclear disaster at the Chernobyl reactor, finds a new book from the New
York Academy of Sciences published today on the 24th anniversary of the
meltdown at the Soviet facility.
The book, "Chernobyl: Consequences of the Catastrophe for People and the
Environment," was compiled by authors Alexey Yablokov of the Center for
Russian Environmental Policy in Moscow, and Vassily Nesterenko and
Alexey Nesterenko of the Institute of Radiation Safety, in Minsk, Belarus.
The authors examined more than 5,000 published articles and studies,
most written in Slavic languages and never before available in English.
The authors said, "For the past 23 years, it has been clear that there
is a danger greater than nuclear weapons concealed within nuclear power.
Emissions from this one reactor exceeded a hundred-fold the radioactive
contamination of the bombs dropped on Hiroshima and Nagasaki."
"No citizen of any country can be assured that he or she can be
protected from radioactive contamination. One nuclear reactor can
pollute half the globe," they said. "Chernobyl fallout covers the entire
Northern Hemisphere."
The Chernobyl nuclear reactor was destroyed by an explosion
and fire April 26, 1986. (Photo issued by Soviet authorities)
Their findings are in contrast to estimates by the World Health
Organization and the International Atomic Energy Agency that initially
said only 31 people had died among the "liquidators," those
approximately 830,000 people who were in charge of extinguishing the
fire at the Chernobyl reactor and deactivation and cleanup of the site.
The book finds that by 2005, between 112,000 and 125,000 liquidators had
died.
"On this 24th anniversary of the Chernobyl disaster, we now realize that
the consequences were far worse than many researchers had believed,"
says Janette Sherman, MD
<http://www.safe2use.com/drsherman/about-author.htm>,
the physician and
toxicologist who edited the book.
Drawing upon extensive data, the authors estimate the number of deaths
worldwide due to Chernobyl fallout from 1986 through 2004 was 985,000, a
number that has since increased.
By contrast, WHO and the IAEA estimated 9,000 deaths and some 200,000
people sickened in 2005.
On April 26, 1986, two explosions occured at reactor number four at the
Chernobyl plant which tore the top from the reactor and its building and
exposed the reactor core. The resulting fire sent a plume of radioactive
fallout into the atmosphere and over large parts of the western Soviet
Union, Europe and across the Northern Hemisphere. Large areas in
Ukraine, Belarus, and Russia had to be evacuated.
Yablokov and his co-authors find that radioactive emissions from the
stricken reactor, once believed to be 50 million curies, may have been
as great as 10 billion curies, or 200 times greater than the initial
estimate, and hundreds of times larger than the fallout from the atomic
bombs dropped on Hiroshima and Nagasaki.
Nations outside the former Soviet Union received high doses of
radioactive fallout, most notably Norway, Sweden, Finland, Yugoslavia,
Bulgaria, Austria, Romania, Greece, and parts of the United Kingdom and
Germany.
About 550 million Europeans, and 150 to 230 million others in the
Northern Hemisphere received notable contamination. Fallout reached the
United States and Canada nine days after the disaster.
The proportion of children considered healthy born to irradiated parents
in Belarus, the Ukraine, and European Russia considered healthy fell
from about 80 percent to less than 20 percent since 1986.
Numerous reports reviewed for this book document elevated disease rates
in the Chernobyl area. These include increased fetal and infant deaths,
birth defects, and diseases of the respiratory, digestive,
musculoskeletal, nervous, endocrine, reproductive, hematological,
urological, cardiovascular, genetic, immune, and other systems, as well
as cancers and non-cancerous tumors.
In addition to adverse effects in humans, numerous other species have
been contaminated, based upon studies of livestock, voles, birds, fish,
plants, trees, bacteria, viruses, and other species.
Foods produced in highly contaminated areas in the former Soviet Union
were shipped, and consumed worldwide, affecting persons in many other
nations. Some, but not all, contamination was detected and contaminated
foods not shipped.
The authors warn that the soil, foliage, and water in highly
contaminated areas still contain substantial levels of radioactive
chemicals, and will continue to harm humans for decades to come.
The book explores effects of Chernobyl fallout that arrived above the
United States nine days after the disaster. Fallout entered the U.S.
environment and food chain through rainfall. Levels of iodine-131 in
milk, for example, were seven to 28 times above normal in May and June
1986. The authors found that the highest U.S. radiation levels were
recorded in the Pacific Northwest.
Americans also consumed contaminated food imported from nations affected
by the disaster. Four years later, 25 percent of imported food was found
to be still contaminated.
Little research on Chernobyl health effects in the United States has
been conducted, the authors found, but one study by the Radiation and
Public Health Project found that in the early 1990s, a few years after
the meltdown, thyroid cancer in Connecticut children had nearly doubled.
This occurred at the same time that childhood thyroid cancer rates in
the former Soviet Union were surging, as the thyroid gland is highly
sensitive to radioactive iodine exposures.
The world now has 435 nuclear reactors and of these, 104 are in the
United States.
The New York Academy of Sciences says not enough attention has been paid
to Eastern European research studies on the effects of Chernobyl at a
time when corporations in several nations, including the United States,
are attempting to build more nuclear reactors and to extend the years of
operation of aging reactors.
The academy said in a statement, "Official discussions from the
International Atomic Energy Agency and associated United Nations'
agencies (e.g. the Chernobyl Forum reports) have largely downplayed or
ignored many of the findings reported in the Eastern European scientific
literature and consequently have erred by not including these assessments."
To obtain the book from the New York Academy of Sciences, click here
<http://www.nyas.org/Publications/Annals/Detail.aspx?cid=f3f3bd16-51ba-4d7b-a086-753f44b3bfc1>.
http://www.ens-newswire.com/ens/apr2010/2010-04-26-01.html