FISICA/MENTE

 

Per gli ecologisti fu una strage. L'Onu: 4000 vittime
Le organizzazioni sanitarie: i casi di tumore aumentano

Cernobyl, la guerra dei numeri
"La nube fece 100 mila morti"

E' ancora un mistero il reale bilancio della tragedia nucleare ucraina
dal nostro inviato PIETRO DEL RE


<B>Cernobyl, la guerra dei numeri<br>"La nube fece 100 mila morti"</B>
Il ricordo di Cernobyl


MOSCA - Un mistero aleggia attorno alla ventennale ricorrenza del più grande disastro nucleare civile della storia: quante furono le vittime provocate dall'esplosione del reattore della quarta unità di Cernobyl? E quante persone ancora moriranno per i veleni che nella notte fra il 25 e il 26 aprile 1986 si sprigionarono nell'atmosfera? Un rapporto Onu, pubblicato lo scorso settembre, parla di quattromila decessi.

Pochi mesi dopo, il Centro internazionale della ricerca sul cancro fornisce altri dati: i morti salgono a sedicimila. Ma secondo recenti stime di associazioni ecologiste, il bilancio in vite umane, passato e futuro, è molto più pesante. Per l'Accademia delle Scienze di Mosca, solo in Bielorussia, verso cui la notte della tragedia i venti spinsero enormi quantitativi di sostanze tossiche, si registrerebbero attualmente 270mila casi di tumore attribuibili alle radiazioni. Di questi, 93mila dovrebbero avere un esito fatale.

Sono cifre contrastanti, a volte contraddittorie, ma tutte raccapriccianti. E' del resto impossibile fornire un computo preciso di chi si è ammalato gravemente per via del disastro di Cernobyl, e di chi per quel motivo ha già perso la vita o la perderà. "Ma le cifre dell'Onu sono assolutamente false", dice Angelika Claussen, che presiede l'associazione tedesca dei "Medici contro la guerra nucleare". La Claussen esamina una per una le eventuali conseguenze della diffusione nell'atmosfera di circa 45 milioni di curie di Xeno 133, di 7 milioni di curie di Iodio 131, e di un milione di curie di Cesio 134 e 137. "L'Onu parla di 4000 casi di tumori alla tiroide: ma secondo i nostri dati, sono già 10mila le persone colpite da questo male e 50mila quelle che lo saranno tra breve".

Eppure, a sentire Leonid Bolshov, direttore dell'Istituto per l'energia atomica russa, Cernobyl è stato soltanto un incidente tecnico, di sicuro non una catastrofe. Dice lo scienziato: "I dati parlano chiaro: 47 persone sono morte quasi sul colpo, e nove bambini di tumore alla tiroide". Opposto è il parere di Viaceslav Grishine, che in quei fatidici giorni lavorò allo spegnimento dell'incendio della centrale: "Degli oltre 600mila "likvidatory", ossia quei tecnici, pompieri e soldati che dall'Ucraina, Russia e Bielorussia furono spediti a Cernobyl per tentare di arginare il disastro, 45mila sono morti e quasi 120mila sono rimasti gravemente invalidi".

Per la sezione russa di Greanpeace, lo scopo del rapporto Onu è quello di sostenere il programma nucleare di Mosca che prevede la costruzione di 40 nuovi reattori entro il 2030. Vladimir Ciuprov, responsabile dell'organizzazione, cita i dati stilati da un centro di ricerca dell'Accademia delle Scienze secondo cui, tra il 1990 e il 2004, la nube radioattiva avrebbe ucciso 67mila persone solo in Russia.

Come districarsi tra questi numeri, queste valutazioni discordanti, queste nefaste previsioni? Bisognerebbe anzitutto poter paragonare i casi di tumore nelle regioni contaminate prima e dopo la catastrofe. Ma la maggior parte di quei dati sono oggi sotto chiave negli archivi di Mosca che li considera segreti di Stato. E quindi inaccessibili all'Ucraina, teatro della tragedia, che nel 1991 divenne indipendente.

( 26 aprile 2006 )

 

Governi e industrie studiano nuovi impianti. Più sicurezza
ma tempi lunghissimi, rischi imprevedibili e scorie da smaltire

Torna la tentazione del nucleare
ma le incognite restano alte

Blair pensa a un piano di rilancio, la Francia avvierà presto un nuovo reattore
Motivi ecologici ed economici dietro il rinnovato interesse per la fonte di energia
di MAURIZIO RICCI


<B>Torna la tentazione del nucleare<br>ma le incognite restano alte</B>
Sullo sfondo, l'impianto nucleare di Cernobyl


Il nucleare? C'è, anche dopo Cernobyl. Nel mondo sono in funzione 439 centrali atomiche, che forniscono il 17% dell'elettricità globale, con il picco di oltre tre quarti del totale nazionale per la Francia. La differenza, dopo Cernobyl, è che si è praticamente smesso di costruirne di nuove, soprattutto in Occidente. In questo momento, nel mondo si stanno allestendo in tutto 24 nuovi impianti - per lo più in India, Cina, Giappone e Taiwan - ma, per sei di essi (uno su quattro), il lavoro sta andando avanti da vent'anni e non se ne vede la fine. Sulle due sponde dell'Atlantico, fra Europa e America, ce n'è in costruzione solo uno, ed è il primo da dieci anni. Il risultato è che, nel prossimo decennio, mano a mano che le centrali più vecchie vengono smantellate, la quota del nucleare sulla produzione mondiale di elettricità andrà diminuendo drasticamente.
Ma la corsa del prezzo del petrolio e del gas ha cambiato lo scenario. In nome dell'ecologia (una centrale atomica non produce effetto serra) e della necessità di diversificare le fonti di energia, l'opzione nucleare è di nuovo sul tavolo di governi ed industrie.

La Francia potrebbe presto avviare la costruzione di un nuovo reattore. In Gran Bretagna - dove un quarto dell'elettricità, oggi, è fornito da centrali atomiche che, nel giro di dieci anni, dovranno essere chiuse - Tony Blair si preparerebbe a varare, entro giugno, un piano di rilancio del nucleare. In Germania e Stati Uniti, le industrie stanno rimettendo mano a vecchi progetti.

Anche in Italia, dove un referendum popolare ha bandito l'energia atomica, il ministro uscente Claudio Scajola ha più volte sottolineato la necessità di rivitalizzare quel che resta dell'industria nucleare nazionale (a partire, ad esempio, da Ansaldo Nucleare) per salvaguardarne, almeno, la competitività tecnologica. Una preoccupazione realistica: quando è stata chiamata a costruire il reattore finlandese, la francese Framatone ha dovuto consultare freneticamente vecchi elenchi del personale, per rintracciare tecnici che, nel frattempo, erano stati licenziati.

Finora, tranne la Finlandia, nessuno ha preso decisioni operative e il dibattito sul nucleare è rimasto nel vago. In particolare, non hanno ancora trovato risposta i principali dubbi che circondano l'esperienza nucleare.
Eccoli.

Incidenti. Gli standard di sicurezza per nuove centrali atomiche sono assai più stringenti di quelli delle vecchie centrali e certamente di Cernobyl. La nuova centrale finlandese è progettata per superare sia il caso Cernobyl (fusione del nucleo) sia quello 11 settembre (un attacco con i jet). A paragone, la possibilità di incidenti in una centrale a gas è molto più alta. Ma il confronto è mal posto. La differenza di impatto fra un incidente in una centrale a gas e in una atomica è enorme. Una esplosione in una centrale a gas può creare una palla di fuoco che incenerisce il territorio circostante per 1-2 chilometri. Poi basta. In un incidente atomico è difficile individuare i danni, contenerli geograficamente (una nube radioattiva può spostarsi di continente in continente) e impedire che si protraggano per anni.

Scorie. Il volume di scorie prodotte, ogni anno, da un singolo reattore è modesto. Il problema è che si accumulano e occorrono migliaia di anni per smaltirle.

La Finlandia le ha seppellite in un letto di granito a 500 metri di profondità. Ma la Finlandia non è zona sismica. Il Mit di Boston ha calcolato che, in caso di rilancio del nucleare, il mondo avrebbe bisogno, ogni 3-4 anni, di un deposito grande come quello gigantesco delle Yucca Mountains che, peraltro, il governo Usa non è ancora riuscito a varare.

Tempi. La Finlandia ha cominciato a parlare di un nuovo impianto nucleare nel 1997. La costruzione è cominciata nel giugno 2005. La scorsa settimana, il direttore Martin Landtman ha comunicato che era già stato accumulato un ritardo di nove mesi nell'esecuzione. Nell'ipotesi migliore, la centrale comincerà a funzionare nel 2010. Totale 13 anni. Ammesso di tenere un ritmo finlandese, un Paese che decidesse oggi un rilancio del nucleare, avrebbe la centrale operativa all'alba del 2020, in uno scenario energetico oggi imprevedibile.

Costi. E' dibattito aperto fra gli esperti se, ai costi attuali del gas, il nucleare sia più economico. Ma non è il dibattito giusto. Il vantaggio di una centrale atomica è che il carburante costa poco, più o meno il 5% del totale. Ma è anche il suo maggiore svantaggio. L'altro 95% dei costi sono fissi, in larga misura per ripagare il costo della sua costruzione. Per farlo, nota Steve Thomas dell'Università di Greenwich, la centrale deve funzionare all'85% della sua capacità, per i 60 anni di vita dell'impianto, ad un prezzo stabile del chilowattora venduto. E se il prezzo di mercato scende? In regime di monopolio, i consumatori saranno chiamati a pagare di più la bolletta, per colmare la differenza. Ma in regimi liberalizzati, come quelli di tutta Europa, Italia compresa, si aprirà la scelta: o far pagare i consumatori più di quanto il mercato giustifichi o adeguarsi al mercato, facendo fallire la centrale atomica.

Nel 2002, il governo inglese è dovuto intervenire a soccorso di British Energy (che gestisce le centrali atomiche) che, per l'aumento dei costi, stava per fare bancarotta.

( 26 aprile 2006

http://www.sogin.it/index_sito.html   

SOGIN

SOGIN (Società Gestione Impianti Nucleari SpA) è stata istituita il 1° novembre 1999 in ottemperanza al decreto legislativo n. 79 del 16 marzo 1999. Lo stesso decreto assegna le azioni della società al Ministero del Tesoro (ora Ministero dell’Economia e delle Finanze) e il compito di fornire gli indirizzi operativi al Ministro dell’Industria (ora Ministro delle Attività produttive).  
SOGIN è nata come società del Gruppo ENEL, incorporando le strutture e le competenze precedentemente applicate alla localizzazione, alla progettazione, alla costruzione e all’esercizio delle quattro centrali elettronucleari italiane. Le azioni sono state trasferite al Ministero del Tesoro il 3 novembre 2000.

Gli indirizzi strategici e operativi sui quali la società è chiamata a operare sono stati formulati dal Ministro dell’Industria nel Documento al Parlamento del 14 dicembre 1999, nel DM Industria del 7 maggio 2001 e nel DM Attività Produttive del 2 dicembre 2004.

I programmi di attività di SOGIN sono sottoposti alla valutazione dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, che ne controlla l’efficienza in attuazione del DM Industria-Tesoro del 26 gennaio 2000, al fine del riconoscimento dei relativi oneri economici.


 

http://www.espressonline.it/eol/free/jsp/detail.jsp?m1s=null&m2s=mon&idCategory=4793&idContent=1418329 

UCRAINA / A VENT'ANNI DAL DISASTRO NUCLEARE


Business Chernobyl

 

Il sarcofago di cemento in cui è rinchiuso il reattore esploso nel 1986 non tiene più. Bisogna costruire una struttura di protezione permanente. Sarà un lavoro ciclopico e un affare per decine di aziende. Anche italiane

di Margherita Belgiojoso



C'è una stella rossa arrugginita sui lampioni spenti delle vie di Pripyat, ed è tutto ciò che resta della toponomastica originaria. Pripyat oggi vive solo su Internet: 'www.pripyat.com' è il suo nuovo indirizzo. Pripyat è la città satellite della centrale di Chernobyl, dove vent'anni fa, tra il 25 e il 26 aprile 1986 in uno dei suoi quattro reattori si verificò un incidente che sprigionò una reazione nucleare 400 volte superiore alla bomba di Hiroshima. Davanti a quel che rimane di Pripyat ora sta di guardia una pattuglia della polizia, e un cartello che indica il suo sito Internet. Alberi e arbusti selvatici stanno inghiottendo tutto ciò che è rimasto delle abitazioni, abbandonate vent'anni fa dai suoi abitanti, partiti credendo di star via solo tre giorni e mai più tornati. Lunghi casamenti vuoti, rotti i vetri di tutte le finestre, rubate tutte le porte. Nella scrivania dell'appartamento 215 della via Sovietskaya 122 ci sono ancora i quaderni con i compiti di Ania, che oggi è una signora e fa l'interprete ai visitatori della centrale, ma venti anni fa studiava, bambina, alla scuola elementare di Pripyat. "Non toccate niente, la polvere è radioattiva", avverte un funzionario della centrale che ci accompagna nel giro in città. Le case sono state saccheggiate: tutti gli oggetti di valore - ma anche indumenti, giocattoli, elettrodomestici - rivenduti sui banchi dei mercati di Kiev. Spargendo ulteriormente la radioattività.

Nessuno ha mai creduto che la fascia di trenta chilometri istituita attorno alla centrale per circoscrivere la radioattività fosse davvero impermeabile. Nella 'zona zapretnaya', l'area vietata, nessuno potrebbe entrare ma in pratica la gente locale ci va quando vuole. Ci abitano centinaia di samosieli, 'coloro che vivono da soli', gente che in queste terre di confine tra Ucraina e Bielorussia c'è nata e cresciuta, ed è tornata alla spicciolata nei mesi seguenti al trasferimento coatto. Oggi si vedono spuntare le loro teste tra le case abbandonate. Vivono di quel che il loro orto produce, a Slavutich vanno solo per comprare lo stretto indispensabile. Odiano quella città, per loro soltanto il simbolo della forzata evacuazione. Slavutich è un borgo di sessantamila persone ai limiti della zona vietata, lunghe strade di edifici dai tetti rossi, ordinate come in un villaggio di Lego, aiuole fiorite d'estate, semafori a tutti gli incroci. è qui che vivono gli ex abitanti di Pripyat, e lo scarso personale straniero di organizzazioni internazionali e società multinazionali che lavora a progetti per la centrale. La popolazione di Slavutich di radiazioni non parla quasi: "La gente qui non è tanto preoccupata dalle radiazioni quanto dalle prospettive di lavoro", spiega un ingegnere italiano di stanza a Slavutich: "La definitiva chiusura della centrale ha significato per molti di loro la perdita del posto".

Nel dicembre del 2000 il presidente dell'Ucraina, Leonid Kuchma, ha spento definitivamente l'interruttore della centrale nucleare. Fino a quel momento i reattori di Chernobyl sbuffavano ancora, poi il governo locale ha accettato di chiudere tutto, a malincuore e solo grazie ai fondi dell'Unione europea. Ma il rancore è grande. "È stato un enorme spreco di risorse", dice una donna ingegnere nell'impianto nucleare: "La centrale funzionava benissimo, è stato uno sbaglio disattivarla. Ora siamo completamente dipendenti dalla Russia per il nostro approvvigionamento energetico".

Questo corpo monco disteso tra le steppe di Bielorussia e Ucraina è diventato il simbolo nell'immaginario collettivo della più grande tragedia nucleare della storia, e la sua sistemazione definitiva rimane una questione di cruciale importanza per tutto il mondo. Per un certo periodo si è pensato addirittura di trasformare la centrale ferita in una pattumiera nucleare, una gigantesca discarica posta strategicamente dove finisce l'Unione europea e iniziano i paesi dell'ex Urss. Ma nel 1997, in occasione del G7 di Denver, è stato fondato il Chernobyl Shelter Fund, incaricato di definirne il destino. Il fondo ha raggiunto un capitale di quasi un miliardo di euro, donati dalla Commissione europea e dal G7, con la recente partecipazione di Ucraina e Russia; il suo amministratore è la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (Bers). La sua missione principale è assicurare lo smantellamento dei tre reattori dismessi e la definitiva messa in sicurezza del quarto, quello racchiuso nel cosiddetto 'sarcofago', un involucro costruito in fretta nelle settimane successive alla catastrofe, mai pensato come soluzione definitiva. Sotto il sarcofago covano ancora resti nucleari dal potenziale radioattivo praticamente invariato.

Secondo dati della Iaea, l'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica, circa il 95 per cento del materiale radioattivo del reattore rimane sotto il sarcofago, mentre solo il 5 per cento è stato disperso al momento dell'esplosione. Le fotografie d'archivio mostrano nel cuore del reattore esploso una montagna grigia, un mix di ferro, gomma, plastica, cemento armato fuso, stronzio e uranio che gli ingegneri chiamano familiarmente 'zampa d'elefante'. Per disinnescarla e seppellirla sono stati impiegati centinaia di migliaia di soldati, costantemente sostituiti perché si sapeva che l'esposizione alla radiazione poteva essere fatale. Sono i cosiddetti 'liquidatori', più di 600 mila ragazzi che per il loro lavoro hanno ricevuto un misero compenso e medaglie all'onore. Oggi molti di questi sono sepolti nel cimitero di Mitino, alla periferia di Mosca, in una lunga fila di tombe ordinate sepolta nella neve di inizio primavera. A loro perpetua guardia torreggia la statua di un gigante, con la schiera incurvata, le braccia distese, le dita delle mani divaricate; dietro, una nube radioattiva che si espande. Venti anni dopo il loro sacrificio, il sarcofago mostra chiari segni di cedimento, e sotto la sua struttura si è formato un deposito di acqua piovana contaminata. Gli esperti temono che il mantello di cemento possa cedere nel caso di un terremoto o persino di una nevicata un po' più forte del normale.

Il Chernobyl Shelter Fund ha da poco approvato il disegno della struttura che garantirà la definitiva messa in sicurezza del reattore esploso: un progetto che gli addetti ai lavori guardano con riverenza, un mastodontico arco alto cento metri, largo duecentosessanta, che verrà costruito su una piazzola adiacente alla centrale, e poi fatto scivolare con pattini di teflon su rotaie specialmente costruite. La struttura di metallo sarà poi calata, collegata e fissata alla base del sarcofago dalle braccia meccaniche di computer sofisticatissimi che eviteranno il contatto di esseri umani con l'atmosfera inquinata intorno al sarcofago. Si tratterebbe della più grande struttura mobile mai costruita dal costo di un miliardo di euro che si accollerebbero le potenze mondiali, e che dovrebbe essere completato per il 2008. Un boccone appetitoso per le aziende italiane del settore. Oggi è l'Ansaldo Nucleare, braccio di Finmeccanica, a tenere alta la bandiera italiana sul suolo di Chernobyl.

Due i progetti in cui è coinvolta. Il primo è un complesso sistema di monitoraggio dello stato del sarcofago, dal livello di radioattività interno al reattore esploso fino alla misurazione delle radiazioni che filtrano attraverso le sue fessure, per un costo di 12 milioni di euro, da terminare alla fine del 2007. Il secondo è una commessa da 32 milioni di euro, assieme a un consorzio di aziende internazionali, per il recupero dei rifiuti radioattivi conservati in serbatoi interrati all'interno della centrale. I rifiuti saranno inglobati in fusti di cemento a schermarne la radioattività e quindi inviati in un deposito definitivo. Si tratta di due progetti importanti per una presenza che dura dal 1999 e che potrebbe continuare anche nello Shelter Implementation Plan dove l'Ansaldo potrebbe essere coinvolta come subfornitore. La gara per aggiudicarsi l'appalto è oggi nella fase finale. Rimane da selezionare il vincitore tra un consorzio americano e uno francese. L'arco avrà una vita di almeno un secolo, sufficiente per assicurare la completa impermeabilità del reattore esploso mentre si procederà al progressivo smantellamento del sarcofago. Si tratta solo di una prima parte del lavoro necessario a risolvere i danni nati dall'incidente di Chernobyl. Occuparsi della liquidazione delle scorie sottostanti spetterà infatti alle generazioni future.

Pic nic nucleare


A Slavutich vivono 70 mila persone. Gli stranieri sono circa sessanta, di cui sei italiani. Molti i francesi, vista la loro esperienza in materia, poi belgi, tedeschi e americani. Tutti si occupano di progetti che riguardano lo smantellamento della centrale e la sua definitiva messa in sicurezza. In città ci sono tre ristoranti e qualche caffè, un cinema spesso chiuso: i film in cartellone sono soltanto in russo. Non è allegra la vita a Slavutich, e anche le trasferte a Kiev sono improbabili, visto che la capitale ucraina è a 140 chilometri di distanza e d'inverno le strade diventano impercorribili. Per gli stranieri visitare la centrale-simbolo è un'impresa: due i posti di blocco della polizia. Per passarli ci vogliono speciali permessi che ci si procura in quattro giorni di code nei corridoi dei burocratici edifici del Ministero della Catastrofe di Chernobyl a Kiev. Oppure si passa da un'agenzia turistica che per 418 dollari assicura una gita con pic-nic radioattivo incluso: 400 dollari per i permessi, 18 dollari il pranzo al sacco. I livelli di radioattività oggi a Slavutich sono paragonabili a quelli di molte altre parti del mondo.

Ben diversa la situazione nella centrale, dove gli elementi radioattivi sono ancora presenti, soprattutto nel sarcofago. È vietato entrarvi a meno di casi eccezionali, e occorre comunque bardarsi con diversi strati di protezione. La popolazione locale di radiazioni quasi non parla. Un italiano che vive in città spiega che gli ucraini non hanno mai avuto un quadro preciso di quanto è successo, soprattutto per quanto riguarda le radiazioni successive all'incidente. Continuano a ignorare gli effetti e non prendono precauzioni. Chi lavora in centrale è obbligato a portare al collo speciali strumenti chiamati dosimetri, che hanno lo scopo di misurare sia la quantità di radiazioni gamma presenti nei luoghi, sia la dose assorbita. Una volta l'anno i lavoratori di Slavutich si sottopongono a un esame detto 'Total Body', con cui si misura la concentrazione nel corpo di eventuali sostanze radioattive. Di solito viene rilevata quasi sempre una presenza minima di cesio, elemento chimico usato negli orologi atomici.

Chi lavora in zone a maggior rischio, come i lavoratori ucraini, viene controllato molto più frequentemente. Gli operai solitamente lavorano a turni: quindici giorni in centrale e quindici giorni a casa. Esistono dei limiti di dose assorbita, giornalieri, settimanali, mensili e annuali: una volta superati questi limiti, il lavoratore è spostato in zone pulite.


"Cernobyl può fare altre vittime" 

66mila in più della stima Onu

L'allarme da uno studio inglese: aumenta il numero dei malati di cancro causato dalle radiazioni del disastro nucleare di 20 anni fa 

"Difficile fare previsioni, ma i danni della catastrofe sono stati sottovalutati"


<B>"Cernobyl può fare altre vittime"<br>66mila in più della stima Onu</B> 

La centrale nucleare di Cernobyl

LONDRA - A venti anni di distanza dal disastro nucleare, Cernobyl fa ancora paura. Tanta. Soprattutto perché potrebbe provocare la morte di altre 66mila persone. Tutti soggetti malati di cancro causato dalle radiazioni emesse dopo il terribile incidente. A lanciare l'allarme è uno studio britannico commissionato dai Verdi del Parlamento europeo.

Secondo gli autori della ricerca, Ian Fairlie e David Sumner, il 26 aprile del 1986 la catastrofe di Cernobyl ebbe ricadute su un totale di 3,9 milioni di km quadrati in tutta Europa. In Gran Bretagna, in particolare, oltre un terzo del territorio è stato contaminato dalle ricadute delle radiazioni: ne sono rimasti coinvolte 374 aziende agricole e oltre 200mila capi ovini.

E' lo stesso David Sunmer a fare un'analisi sulle conseguenze, forse sottovalutate, di Cernobyl, che "si estendono in realtà su tutto l'emisfero nord e sul mondo intero". Tuttavia "l'estensione completa dei danni, le malattie indotti dall'esposione alle radiazioni non saranno forse mai conosciuti", prosegue. "E' difficile determinare il numero esatto dei tumori legati a Cernobyl: gli effetti delle radiazioni sono lente a farsi sentire". 
Gli autori provano quindi a fare una stima del numero delle vittime di tumori che il disastro nucleare potrebbe ancora provocare, e il quadro non è certo confortante: sarebbero 66mila in più di quanto previsto dall'Aiea e l'Oms, con un aumento 15 volte superiore alle 4mila possibili vittime stimate dall'Onu.

Anche per questo motivo lo studio porta il titolo "L'altro rapporto su Cernobyl"; la presentazione ufficiale è prevista per la prossima settimana a Londra in occasione del 20 anniversario della tragedia nucleare.

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Oggetto: [rezo-nuke-info] Chernobyl Radiation Killed Nearly One Million

People: New Book
Data: Tue, 27 Apr 2010 11:32:38 +0200
Da: <actu3@sortirdunucleaire.fr>
A: <rezo-nuke-info@sortirdunucleaire.org>



Chernobyl Radiation Killed Nearly One Million People: New Book


          Environmental News Service, April 26, 2010/


          http://www.ens-newswire.com/ens/apr2010/2010-04-26-01.html

*NEW YORK, New York*, April 26, 2010 (ENS) - Nearly one million people
around the world died from exposure to radiation released by the 1986
nuclear disaster at the Chernobyl reactor, finds a new book from the New
York Academy of Sciences published today on the 24th anniversary of the
meltdown at the Soviet facility.

The book, "Chernobyl: Consequences of the Catastrophe for People and the
Environment," was compiled by authors Alexey Yablokov of the Center for
Russian Environmental Policy in Moscow, and Vassily Nesterenko and
Alexey Nesterenko of the Institute of Radiation Safety, in Minsk, Belarus.

The authors examined more than 5,000 published articles and studies,
most written in Slavic languages and never before available in English.

The authors said, "For the past 23 years, it has been clear that there
is a danger greater than nuclear weapons concealed within nuclear power.
Emissions from this one reactor exceeded a hundred-fold the radioactive
contamination of the bombs dropped on Hiroshima and Nagasaki."

"No citizen of any country can be assured that he or she can be
protected from radioactive contamination. One nuclear reactor can
pollute half the globe," they said. "Chernobyl fallout covers the entire
Northern Hemisphere."


          The Chernobyl nuclear reactor was destroyed by an explosion
          and fire April 26, 1986. (Photo issued by Soviet authorities)

Their findings are in contrast to estimates by the World Health
Organization and the International Atomic Energy Agency that initially
said only 31 people had died among the "liquidators," those
approximately 830,000 people who were in charge of extinguishing the
fire at the Chernobyl reactor and deactivation and cleanup of the site.

The book finds that by 2005, between 112,000 and 125,000 liquidators had
died.

"On this 24th anniversary of the Chernobyl disaster, we now realize that
the consequences were far worse than many researchers had believed,"
says Janette Sherman, MD
<http://www.safe2use.com/drsherman/about-author.htm>, the physician and
toxicologist who edited the book.

Drawing upon extensive data, the authors estimate the number of deaths
worldwide due to Chernobyl fallout from 1986 through 2004 was 985,000, a
number that has since increased.

By contrast, WHO and the IAEA estimated 9,000 deaths and some 200,000
people sickened in 2005.

On April 26, 1986, two explosions occured at reactor number four at the
Chernobyl plant which tore the top from the reactor and its building and
exposed the reactor core. The resulting fire sent a plume of radioactive
fallout into the atmosphere and over large parts of the western Soviet
Union, Europe and across the Northern Hemisphere. Large areas in
Ukraine, Belarus, and Russia had to be evacuated.

Yablokov and his co-authors find that radioactive emissions from the
stricken reactor, once believed to be 50 million curies, may have been
as great as 10 billion curies, or 200 times greater than the initial
estimate, and hundreds of times larger than the fallout from the atomic
bombs dropped on Hiroshima and Nagasaki.

Nations outside the former Soviet Union received high doses of
radioactive fallout, most notably Norway, Sweden, Finland, Yugoslavia,
Bulgaria, Austria, Romania, Greece, and parts of the United Kingdom and
Germany.

About 550 million Europeans, and 150 to 230 million others in the
Northern Hemisphere received notable contamination. Fallout reached the
United States and Canada nine days after the disaster.

The proportion of children considered healthy born to irradiated parents
in Belarus, the Ukraine, and European Russia considered healthy fell
from about 80 percent to less than 20 percent since 1986.

Numerous reports reviewed for this book document elevated disease rates
in the Chernobyl area. These include increased fetal and infant deaths,
birth defects, and diseases of the respiratory, digestive,
musculoskeletal, nervous, endocrine, reproductive, hematological,
urological, cardiovascular, genetic, immune, and other systems, as well
as cancers and non-cancerous tumors.

In addition to adverse effects in humans, numerous other species have
been contaminated, based upon studies of livestock, voles, birds, fish,
plants, trees, bacteria, viruses, and other species.

Foods produced in highly contaminated areas in the former Soviet Union
were shipped, and consumed worldwide, affecting persons in many other
nations. Some, but not all, contamination was detected and contaminated
foods not shipped.

The authors warn that the soil, foliage, and water in highly
contaminated areas still contain substantial levels of radioactive
chemicals, and will continue to harm humans for decades to come.

The book explores effects of Chernobyl fallout that arrived above the
United States nine days after the disaster. Fallout entered the U.S.
environment and food chain through rainfall. Levels of iodine-131 in
milk, for example, were seven to 28 times above normal in May and June
1986. The authors found that the highest U.S. radiation levels were
recorded in the Pacific Northwest.

Americans also consumed contaminated food imported from nations affected
by the disaster. Four years later, 25 percent of imported food was found
to be still contaminated.

Little research on Chernobyl health effects in the United States has
been conducted, the authors found, but one study by the Radiation and
Public Health Project found that in the early 1990s, a few years after
the meltdown, thyroid cancer in Connecticut children had nearly doubled.

This occurred at the same time that childhood thyroid cancer rates in
the former Soviet Union were surging, as the thyroid gland is highly
sensitive to radioactive iodine exposures.

The world now has 435 nuclear reactors and of these, 104 are in the
United States.

The New York Academy of Sciences says not enough attention has been paid
to Eastern European research studies on the effects of Chernobyl at a
time when corporations in several nations, including the United States,
are attempting to build more nuclear reactors and to extend the years of
operation of aging reactors.

The academy said in a statement, "Official discussions from the
International Atomic Energy Agency and associated United Nations'
agencies (e.g. the Chernobyl Forum reports) have largely downplayed or
ignored many of the findings reported in the Eastern European scientific
literature and consequently have erred by not including these assessments."

To obtain the book from the New York Academy of Sciences, click here
<http://www.nyas.org/Publications/Annals/Detail.aspx?cid=f3f3bd16-51ba-4d7b-a086-753f44b3bfc1>.


 http://www.ens-newswire.com/ens/apr2010/2010-04-26-01.html



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